Mercoledì, 20 Novembre 2024 12:22

Arrdia, progetto internazionale tra medicina e ambiente In evidenza

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Squadra vincente. Dall'alto in basso e da sinistra a destra: Massimiliano Santoru, Matteo Pinna Susnik, Paolo Albino Ferrari, Laura Riva, Sabrina Sarais, Francesco Corda, Roberto Cherchi, Giulia Grimaldi. Del team fa parte anche Alessandro Murenu Squadra vincente. Dall'alto in basso e da sinistra a destra: Massimiliano Santoru, Matteo Pinna Susnik, Paolo Albino Ferrari, Laura Riva, Sabrina Sarais, Francesco Corda, Roberto Cherchi, Giulia Grimaldi. Del team fa parte anche Alessandro Murenu

Amianto e patologie pleuro-polmonari, diagnosi precoce e professionalità. Roberto Cherchi, già primario di Chirurgia toracica all’Oncologico, è il direttore scientifico di un team che lavora per aiutare i lavoratori che inalano sostanze tossiche. In Sardegna la triste presenza, oltre alle aree minerarie, di oltre 2.200 edifici con presenza di amianto

Mario Frongia

“Era tempo di voltar pagina!” Roberto Cherchi adora la medicina. E c’è da scommetterci: il giuramento a Ippocrate non è stato un mero adempimento burocratico e professionale. Passione e pensiero lungo. Come per il progetto che apre prospettive di sviluppo scientifico non solo di interesse scientifico e clinico. Ma, soprattutto, di forte attenzione per i pazienti. Arrdia, acronimo di Asbestos related respiratory diseases in industrial area, è l’asticella che sale. Medica, clinica, assistenziale. A ben guardare, gambe della stessa idea: essere al servizio della comunità. Prevenire, curare e assistere. Con metodiche all’altezza di un paese industrializzato.  E dinamiche operative chiare e trasparenti. Ed ecco l’addio al reparto dell’ospedale Businco: “La mia scelta di lasciare dopo dieci anni il primariato è stata ponderata. E deriva dal fatto che in questi anni si è formato un gruppo di lavoro molto efficiente an che di fronte alle problematiche affrontate quotidianamente. Un’équipe che è cresciuta costantemente ed è stata capace di raggiungere parametri di operatività straordinari. Una squadra. che negli anni in cui sono stato primario. non ha mai avuto un contenzioso medico legale, e oggi, con le situazioni di cui si sente parlare, è veramente una cosa eccezionale”. La realtà, l’ospedale, i contesti, sempre più complessi e articolati. Il dottor Cherchi ne ha viste tante. Ma sui propri collaboratori, da Laura Riva a Massimiliano Santoru, Matteo Pinna Susnik, Paolo Albino Ferrari, Sabrina Sarais, Alessandro Murenu, Francesco Corda e Giulia Grimaldi. Il progetto, dunque. Patrocinato dall’assessorato regionale della Programmazione e dal Crs4, completa un percorso nato due anni fa al Businco. Dal primo ottobre scorso il direttore scientifico è Roberto Cherchi. Che precisa: ¨Siamo partiti con un reparto che ha fatto 146 interventi l’anno e oggi supera i 430. La parte amministrativa è migliorata del 340 per cento, passando da 800mila a tre milioni di euro. Direi che i dati sono interessanti! E ne sono orgoglioso perché nell'ultimo ranking della Società italiana di Chirurgia toracica siamo al decimo posto in Italia”.

Assist di pregio. Con una premessa: “Dal 2014 abbiamo applicato tecniche avanzate nei settori endoscopico e chirurgico toracico puro”. In definitiva, un quadro propedeutico per poter guidare Arrdia. “Il progetto, nato nel mio reparto, è legato all'ambiente e alla biomedicina, settori di cui mi sono sempre occupato. Da trent’anni sono perito del Tribunale di Cagliari sulle problematiche legali legate a questi temi. Provengo dal Sulcis, un'area della Sardegna che ha avuto un impatto, da questo punto di vista, fortissimo. Luoghi dove un tempo si viveva di miniere e industria. La ragione per cui si è arrivati a fare questo progetto, sta proprio nell'impegno verso i lavoratori che sono stati esposti all'inalazione di sostanze tossiche”. La storia siamo noi, canta Francesco De Gregori. La storia della Sardegna è anche quella dei grandi insediamenti industriali. Del business minerario, delle false promesse, dell’inquinamento, delle bonifiche mai fatte. Roberto Cherchi fa una lieve smorfia. “Stiamo ancora raccogliendo le scorie e i danni che sono rimasti in vari territori dell'isola, specie nel Sulcis Iglesiente. Sono stato incaricato di partecipare al Tavolo tecnico per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti all'amianto: l’idea di proporre ai lavoratori e alle organizzazioni che li seguivano un progetto che andasse anche oltre, è nata così”. Arrdia passa microRna, le piccole molecole endogene di Rna non codificate. “Sono riscontrate nel trascrittoma di piante, animali e alcuni virus a Dna che sono deputate all'immunità locale dei nostri organi. Solo dieci anni fa nessuno le conosceva, oggi invece, è stato attribuito ai loro scopritori il premio Nobel con la relativa validazione scientifica internazionale di quella intuizione”. Il progetto cresce e vola leggero. Con la Giunta regionale che lo sostiene. L'amministrazione precedente, con l’assessore della Programmazione Giuseppe Fasolino, e il suo successore attuale, Giuseppe Meloni, credono nel progetto. Il bersaglio? Individuare con la raccolta della parte liquida del respiro, le sostanze che provengono dagli organi che sono poi interessati dalle malattie che l'amianto può determinare e che quindi dovrebbero essere molto più presenti”. In breve, le cose che funzionano grazie a una professionalità che va dritta al punto.

Il plauso internazionale. Il progetto ha debuttato al congresso mondiale della Società di epidemiologia, tenutosi a Mumbai nel 2022. “Il gruppo di oncologi indiani è rimasto colpito ci ha contattato. Adesso, lavorano con noi e a breve stipuleremo una convenzione perché possano entrare a far parte del progetto a cui collaborano anche le Università di Cagliari e Milano ed il Crs4”. La ricerca del team di Roberto Cherchi ha per riferimento un campione di 450 operai che in gran parte fanno parte di Aiea, l’Associazione italiana degli esposti all’amianto, e di un'altra organizzazione dell'Oristanese: “Un’area con una grossa incidenza di presenza di residui di manufatti altamente tossici. Da qui, l’appello alle istituzioni: in Sardegna c'è ancora troppo amianto da bonificare. E sbaglia chi pensa che il problema interessi solo i lavoratori dell’industria”. Anche perché in Sardegna il Comitato nazionale dell'amianto ha censito 2.200 edifici e nel mondo della scuola il rischio esposizione è stato quantificato in ambito nazionale per circa 350mila studenti. Molte strutture hanno ancora coperture interne, specie le palestre, dove docenti, personale scolastico e i ragazzi sono ovviamente esposti alla presenza di queste strutture che emettono piccole frazioni di materiali che tendono ad indovarsi nei nostri tessuti, a livello dell'apparato digerente e respiratorio. “Il progetto, oltre alla visione positiva da parte della Giunta regionale, può essere diffuso anche alla ricerca di altri fattori grazie alla continua serie di prelievi che noi facciamo. Tutto serve per migliorare l'identificazione e la definizione della malattia di cui è affetto l'operaio, l'ex operaio e i suoi congiunti. Occorreranno altri fondi. Inoltre, non scordiamo gli ex esposti all'amianto e il singolo cittadino che vuol farsi controllare. Noi facciamo un test ogni sei mesi per tre anni a quanti vogliono partecipare allo sviluppo del progetto e anche a coloro che hanno avuto una diagnosi di malattie di questo tipo, soprattutto tumore del polmone, mesotelioma e interstiziopatie”. Il messaggio è evidente: i pazienti vengono seguiti dagli specialisti. Ma occorre ampliare i finanziamenti. La Regione copre Arrdia per trentasei mesi.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Novembre 2024 12:36