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GRAZIA 100. Leggere, vivere, raccontare Deledda è un progetto dedicato alle giovani generazioni, promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna – assessorato della Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport – e progettato dall’APS Il Club di Jane Austen Sardegna. Questa mattina, durante una conferenza stampa a Cagliari nella sala dell’assessorato della Cultura, sono state presentate le varie fasi del programma in una conferenza stampa a cui hanno partecipato l’assessora Ilaria Portas, la presidente dell’APS Gabriela Podda e la direttrice artistica del Club, Giuditta Sireus.

“Siamo canne, e la sorte è il vento”. Ci vogliono libri aperti, immaginazione e la curiosità dei giovani lettori per esplorare quanto quelle parole abbiano ancora da dire. GRAZIA 100 ha dunque l’obiettivo di portare questa ricerca nelle scuole superiori dell’isola, accompagnando studentesse e studenti attraverso letture, laboratori e creazioni originali nell'anno del centenario dell'assegnazione del Premio Nobel a Grazia Deledda.

L’iniziativa coinvolgerà indicativamente 16 istituti, 32 classi e tra 640 e 800 studenti distribuiti in otto ambiti territoriali della Sardegna: Cagliari e area metropolitana, Sulcis, Campidano, Ogliastra, Oristanese, Nuorese, Sassarese e Gallura. Dai conflitti dei personaggi alle interpretazioni dei ragazzi, dalla lettura dei romanzi alla scrittura, alla fotografia, ai podcast e alle performance, le opere deleddiane diventeranno materia viva di confronto e invenzione.

“Come Regione Sardegna e come Assessorato abbiamo voluto mettere al centro del centenario del Premio Nobel una visione integrata e diffusa della figura di Grazia Deledda, promuovendo un insieme di iniziative, risorse e progetti che restituiscano alla nostra scrittrice il posto d'onore che merita nel panorama culturale globale”, dichiara l’assessora Ilaria Portas. “Tutto ciò che abbiamo realizzato e programmato in questi mesi nasce dalla volontà di non limitarci a cerimonie astratte, ma con la finalità concreta di lasciare un insegnamento duraturo. Con GRAZIA 100 portiamo il Nobel direttamente dentro le aule e tra le giovani generazioni, trasformando la memoria in un’esperienza viva e partecipata. È un investimento culturale coordinato che unisce scuole, musei, biblioteche ed enti locali in una rete regionale coesa, capace di valorizzare il patrimonio deleddiano e di trasmettere a ragazze e ragazzi la forza straordinaria, l'attualità e la dimensione universale della sua produzione letteraria”.

L'articolazione del percorso si svilupperà in diverse fasi. Si comincerà con la fase “Scoprire Grazia”, caratterizzata da incontri territoriali con studiosi ed esperti nei vari ambiti geografici della Sardegna per introdurre la figura dell’autrice, il significato del Nobel e il contesto storico-culturale delle sue opere. Successivamente, con “Vivere Grazia”, gli studenti entreranno nel rapporto diretto con i testi attraverso laboratori didattici basati su metodologie attive ed esperienziali, tra scrittura, immagini, gioco e immedesimazione. Nella fase “Raccontare Grazia”, ogni classe realizzerà la propria restituzione creativa sotto forma di video, podcast, reading, performance, installazioni artistiche o progetti grafici, facendo confluire le singole visioni in un racconto collettivo. Infine, il momento di “Incontrare Grazia” condurrà una rappresentanza delle scuole a Nuoro per attraversare i luoghi simbolo della scrittrice, dalla Casa Museo alla Chiesa della Solitudine, presentando le proprie creazioni in una giornata di confronto regionale.

“Quando abbiamo immaginato GRAZIA 100 – spiega la direttrice artistica del Club Jane Austen, Giuditta Sireus – siamo partiti da una domanda: come si celebra davvero una scrittrice a cento anni dal Nobel? La risposta, per noi, è stata: riportandola ai lettori. Grazia Deledda è parte profonda della nostra memoria culturale, ma un classico continua a vivere soltanto se nuove generazioni possono incontrarlo, leggerlo e sentirsi libere di interrogarlo con le proprie domande. Per questo abbiamo scelto di costruire un progetto che chiedesse ai ragazzi di entrare nelle sue storie e farne esperienza. I suoi personaggi parlano di identità, libertà, desiderio, appartenenza, conflitto ed emancipazione: questioni che, a distanza di un secolo, possono ancora dialogare profondamente con il presente”.

A garantire la continuità e l'eredità dell'iniziativa sarà la Rete Regionale GRAZIA 100, aperta a scuole, amministrazioni locali, biblioteche, musei, fondazioni e associazioni culturali, che consentirà anche ai soggetti non direttamente coinvolti nei laboratori di accedere a contenuti, metodologie e materiali condivisi.

La fase di avvio prevede ora la mappatura del sistema scolastico e culturale dei vari territori, la costituzione formale della Rete e l’apertura della manifestazione di interesse rivolta a tutti gli istituti secondari di secondo grado della Sardegna.

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Iglesias e Nuoro sono le città sarde finaliste per il titolo di Capitale italiana del libro 2027. La giuria del Ministero della Cultura ha selezionato i due centri tra le 31 candidature pervenute da tutta Italia, premiando la qualità dei lavori presentati. Oggi l’assessora regionale della Pubblica Istruzione e Beni Culturali, Ilaria Portas, è a Roma per assistere alle audizioni pubbliche al Ministero della Cultura. "Oggi ci troviamo a Roma al Ministero della Cultura, per assistere alle Audizioni per il Conferimento del Titolo di "Capitale Italiana del Libro 2027", ha dichiarato l'assessora dalla Sala Spadolini. "La presenza di due importanti centri della nostra isola tra le sette finaliste nazionali testimonia la straordinaria vivacità e la ricchezza del patrimonio culturale sardo. Nuoro, con la sua indiscussa vocazione letteraria, e Iglesias, con la capacità di far dialogare identità e memoria storica, rappresentano una Sardegna che produce cultura in maniera intelligente e guarda al futuro con grandi prospettive".

L'Assessorato ha accompagnato questo percorso sin dal principio, garantendo un supporto concreto ai progetti territoriali. "La Regione non lascia soli i territori e le amministrazioni in questo cammino ambizioso - ha aggiunto l’esponente della Giunta Todde -. Crediamo fermamente che investire nella lettura, nell'editoria e nella rete delle biblioteche, cuore vivo e pulsante delle nostre comunità, sia la chiave per la crescita sociale ed economica di tutta l’isola. Ora attendiamo fiduciose e fiduciosi il risultato".

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Un paese di meno di 2.500 abitanti, una sala piena, artisti arrivati da fuori Sardegna, visitatori dentro le botteghe, il rumore antico di un telaio che si mescola ai linguaggi della danza contemporanea. Per un intero weekend Isili non ha semplicemente ospitato un Festival: è diventata il Festival.

È il primo bilancio di In Situ, la manifestazione organizzata dal Gruppo E-Motion e diretta da Francesca La Cava, che per il terzo anno consecutivo ha scelto il centro del Sarcidano per costruire un progetto artistico capace di partire dalla sua identità e portarla dentro i linguaggi contemporanei.

Il debutto dell’edizione 2026, sabato 29 e domenica 30 agosto, ha restituito l’immagine di un paese attraversato dall’arte: il pubblico ha riempito il Teatro Sant’Antonio per gli spettacoli, è entrato al MARATÈ – Museo per l’Arte del Rame e del Tessuto, ha scoperto i laboratori artigiani e si è avvicinato a gesti, materiali e storie che appartengono alla memoria più profonda di Isili.

Un risultato che va oltre i numeri e racconta soprattutto la risposta di una comunità a una scommessa culturale nata tre anni fa.

“Quando abbiamo scelto Isili per la prima volta sapevamo che la sfida sarebbe stata proprio questa: non portare semplicemente degli spettacoli in un paese, ma costruire qualcosa insieme al paese”, sottolinea la direttrice artistica Francesca La Cava. “Al terzo anno vedere il teatro affollato, gli artisti dialogare con gli artigiani e il pubblico lasciarsi incuriosire da linguaggi anche molto diversi tra loro è una grande emozione. Isili dimostra che non servono grandi città perché possa nascere un grande progetto culturale. Servono identità, apertura, curiosità e una comunità disposta a incontrare l’arte”.

Il Festival si è aperto sabato pomeriggio al MARATÈ con “Archeologie contemporanee – Trame del presente”, personale di Renzo Francabandera, presentata per la prima volta in Sardegna e visitabile fino al 27 settembre.

Per l’inaugurazione è arrivata a Isili anche Cristina Ricci, console onoraria dei Paesi Bassi, invitata dallo stesso artista.

Una presenza che ha accompagnato l’inizio di un percorso dedicato proprio al tema della memoria: quella custodita, quella dimenticata e persino quella gettata via.

Molte delle opere di Francabandera nascono infatti da ciò che altri hanno abbandonato: manifesti, materiali recuperati e vecchie fotografie di famiglia ritrovate nelle case svuotate dopo la morte dei genitori. Frammenti apparentemente destinati a diventare rifiuti che l’artista raccoglie e ricompone, restituendo loro una seconda vita.

La sera, il centro del Festival si è spostato al Teatro Sant’Antonio, dove una sala affollata ha accolto il Live Painting di Francabandera, “Moirai” di EgriBiancoDanza e il primo studio di “TEXTURE. Corpo in trama”, produzione del Gruppo E-Motion con concept di Francesca La Cava e Alessandro Olla.

Corpi, materia, immagini e tecnologia hanno portato sulla scena il tema della trama, trasformando uno dei gesti più antichi della cultura isilese in materia contemporanea.

Un filo ideale proseguito domenica con “Panta Rhei” della Compagnia Petranura Danza e “Il corpo danzante – Omaggio a Pasolini” della Mandala Dance Company, che hanno chiuso il primo fine settimana di spettacoli.

Ma In Situ ha scelto di non fermarsi sulla soglia del teatro.

Uno dei momenti più intensi del weekend è arrivato entrando nei laboratori di Daniela e Dolores Ghiani, dove il Festival ha portato gli artisti direttamente dentro il luogo in cui la tradizione continua a essere costruita, giorno dopo giorno.

Nel laboratorio di Dolores Ghiani è il battere del telaio a scandire il tempo.

Per realizzare appena un metro quadrato di tessuto può servire una settimana di lavoro, otto ore al giorno. Ma dentro quella superficie non ci sono soltanto fili. Ci sono storie, racconti, simboli, immagini e frammenti del paesaggio.

E soprattutto non esistono confini rigidi tra ciò che può e ciò che non può diventare tessitura.

Plastica, stracci, filo da pesca, rafia, lana e persino rame entrano nelle opere e acquistano un significato nuovo. Il rosso intenso del punteruolo diventa colore, ciò che arriva dall’ambiente circostante entra nella trama e il telaio diventa uno strumento attraverso il quale raccontare Isili.

Un sapere che continua ad attirare curiosità anche lontano dai giorni del Festival: durante l’anno il laboratorio riceve mediamente almeno una visita alla settimana.

In quelle botteghe In Situ trova forse la sua immagine più autentica: la tradizione non esposta come qualcosa di immobile, ma affidata alle mani di donne che continuano a cambiarla.

“Volevamo che gli artisti incontrassero tutto questo”, prosegue La Cava. “Il gesto di una tessitrice e quello di un danzatore possono sembrare lontanissimi, invece hanno molto in comune: disciplina, ripetizione, memoria, corpo, tempo. In Situ nasce esattamente in quello spazio di incontro. E quando vedi un pubblico che dopo uno spettacolo vuole conoscere una tessitrice, entrare in una bottega o capire come nasce un’opera, senti che il Festival sta facendo quello per cui è stato immaginato”.

A seguire passo dopo passo il primo weekend è stata anche Ilse Atzori, assessora alla Cultura del Comune di Isili, presente agli appuntamenti e agli spettacoli del Festival.

“Non ho voluto perdermi un solo momento perché In Situ va vissuto, non semplicemente raccontato”, afferma Atzori. “Vedere il teatro pieno, vedere persone arrivate per gli spettacoli entrare nei nostri luoghi, incontrare i nostri artigiani e scoprire Isili attraverso l’arte è un’emozione straordinaria. In questi giorni abbiamo visto concretamente cosa significa quando diciamo che la cultura può essere uno strumento di crescita e di valorizzazione di un territorio”.

Per il terzo anno Francesca La Cava e il Gruppo E-Motion hanno scelto Isili. Non una grande città, non un luogo costruito attorno ai grandi circuiti dello spettacolo, ma un piccolo centro del Sarcidano nel quale la contemporaneità può incontrare una cultura materiale ancora viva.

E il viaggio non è ancora finito.

Dopo il successo del primo weekend, In Situ tornerà sabato 5 e domenica 6 settembre, con nuovi appuntamenti tra Parco Asusa e Teatro Sant’Antonio. Sabato spazio anche alle famiglie con “Bianca e Rossa” di ASMED – CRID Sardegna, seguito in serata da “Sa Ballada” del Gruppo E-Motion, “Puzzle” di Resextensa – Porta d’Oriente e “Trilogia del Tempo Sospeso – Secondo Matteo” della Compagnia Francesca Selva.

Domenica il gran finale allargherà ancora una volta i confini di questo piccolo paese del Sarcidano: accanto al Gruppo E-Motion arriveranno EnclaveDanza dalla Spagna con “Terra Ferida” e il Teatr Tańca Zawirowania dalla Polonia con “In Pursuit Of…”.

Da Isili all’Europa e dall’Europa a Isili. Con un telaio, un pezzo di rame, un corpo che danza e una comunità che, per nove giorni, sceglie di diventare palcoscenico.

Il Festival In Situ è realizzato grazie al patrocinio e al contributo del Comune di Isili, del Ministero della Cultura, della Regione Sardegna – Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio e della Fondazione di Sardegna.

 

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Tutto pronto per la partecipazione della Sardegna alla XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, uno degli appuntamenti più rilevanti a livello nazionale e internazionale per il mondo dell’editoria. La presenza dell’isola alla prestigiosa manifestazione nasce dalla collaborazione tra la Regione Autonoma della Sardegna, con l’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, e l’Associazione Editori Sardi, impegnate congiuntamente nelle attività di promozione e valorizzazione della cultura e della produzione editoriale sarda.

L’edizione 2026 si inserisce in un anno particolarmente significativo per la Sardegna, segnato da ricorrenze e riconoscimenti di forte valore simbolico e culturale: il centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda, il riconoscimento delle Domus de Janas come patrimonio dell’UNESCO e i quarant’anni di attività dell’AES (1986-2026), che rappresenta l’85% della produzione libraria regionale. “Andiamo a Torino con grande orgoglio per il traguardo storico raggiunto – ha dichiarato l’assessora della Pubblica Istruzione e Cultura, Ilaria Portas –: il riconoscimento delle Domus de Janas come 61° sito UNESCO italiano. Al Salone non portiamo solo libri, ma l’essenza stessa della nostra storia millenaria: la Sardegna come baricentro culturale del Mediterraneo, capace di trasformare il proprio passato in un’opportunità di sviluppo e conoscenza per il futuro. Quest’anno lo Spazio Sardegna celebra anche i 100anni dal Premio Nobel conferito alla scrittrice nuorese Grazia Deledda. Il programma ha volutamente uno sguardo che va oltre il Nobel e desidera raccontare la straordinaria modernità e attualità della scrittrice. Abbiamo deciso di passare attraverso il dialogo tra il cinema, la scrittura, la letteratura ed i laboratori pensati per le scuole, dimostrando così che la Deledda non è un’icona rigida e congelata nel passato, ma un’autrice capace di farci interrogare dentro le inquietudini del nostro tempo”.

Il programma predisposto dalla Sardegna si sviluppa lungo cinque giornate e raccoglie una pluralità di proposte organizzate entro una cornice tematica coerente, costruita attorno ai principali riferimenti culturali dell’edizione 2026 e alla ricchezza della produzione editoriale sarda. Al centro, due assi principali: le Domus de Janas, nel nuovo scenario aperto dal riconoscimento UNESCO, e Grazia Deledda, nel centenario del Nobel.

Il percorso attraversa, lungo un percorso articolato e coerente, letteratura, archeologia, storia, memoria, musica, ricerca e nuove tecnologie, fino alla importante presentazione di Sebina AI, che apre lo sguardo sulle trasformazioni digitali del settore editoriale. Ne emerge una Sardegna plurale e riconoscibile, che porta a Torino, attraverso i libri, una visione organica della cultura come conoscenza, impresa e progetto. L’editoria sarda continua, infatti, a esprimersi in lingua italiana, in lingua sarda e nelle diverse varietà linguistiche presenti nell’isola, mantenendo un forte legame con il territorio e sperimentando nuovi linguaggi e formati, anche multimediali.

“Celebriamo quarant’anni di lavoro condiviso – ha evidenziato la presidente AES, Simonetta Castia – da dove siamo partiti, assecondando la nostra intrinseca visione di associazione di categoria, di operatore culturale dalla marcata progettualità e di presidio professionale a tutela degli editori del territorio e di politiche editoriali che valorizzino il comparto e la filiera. Le nostre imprese producono cultura, generano occupazione e contribuiscono all’economia dell’isola. Se la partecipazione al Salone del Libro rappresenta un’opportunità strategica per valorizzare autori, produzioni e aziende editoriali in un contesto internazionale, la collaborazione con la Regione rafforza una rappresentanza unitaria e autorevole della Sardegna”.

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Il Festival Letterario Diffuso Entula e il Festival Rainbook rinnovano anche per il 2026 la loro collaborazione, proponendo un appuntamento culturale di grande interesse per il pubblico. In questa occasione sarà presentato in anteprima nazionale il libro Femmenella di Davide Piras, pubblicato da Piemme. Per il pubblico l’opportunità di scoprire in anticipo il nuovo lavoro dell’autore e di approfondirne i temi e la genesi. L’appuntamento è per domani, giovedi 12 marzo alle ore 18:00 presso la sede dell’Associazione ARC in via Falzarego 35 a Cagliari.

Il volume sarà presentato alla presenza dell’autore, che dialogherà con lo scrittore Ciro Auriemma. L’appuntamento si inserisce nel programma di iniziative che Entula e Rainbook dedicano alla promozione della lettura e della letteratura contemporanea. La collaborazione tra le due realtà si conferma così un punto di riferimento per la proposta di eventi culturali di qualità. Anche per il 2026 l’obiettivo è offrire al pubblico occasioni di incontro con autori e libri capaci di stimolare riflessione e dialogo.

 

FEMMENELLA È UN ROMANZO COMMOVENTE, UN INNO ALLA VITA CHE SI LEGGE COME UN’AMARA E SPLENDIDA POESIA.

 

Modesto Emanuele Minnai è nato in un paese maledetto, dove nascono pochi figli e muoiono pochi padri. 

La popolazione è condannata a non prosperare e a non scomparire, avanzando e ritirandosi come il mare. Insieme ai suoi genitori, siguadagna da vivere vendendo noci e castagne secche. La sua vita di adolescente è

noiosa, appena rischiarata dalla compagnia di una madre che conta i sorrisi, più bella della ginestra selvatica. 

Tutto cambia il giorno in cui i suoi occhi incontrano quelli diAndrea, che sono specchi azzurri. 

Senza sapere perché, si trova a sorridere, e il suo cuore fa un salto. 

I genitori dei due ragazzi si sono promessi assoluta fedeltà, sonocompari di fiori: hanno condiviso i dolori della Grande guerra e stretto un legame più forte del sangue. 

Si sono scelti come fratelli e hanno promesso di aiutarsi nella buona e cattiva sorte. 

I due adulti non sanno però che il patto più sacro lo hanno stretto idue adolescenti, che quel primo sguardo non lo dimenticheranno mai. Gli anni che seguono sono tremendi. 

Il controllo fascista raggiunge le campagne e le montagne dell’isola e non ha pietà per chi si sente diverso dagli altri, né sarà clemente il giudizio dei loro coetanei, agitati da un’epoca burrascosa. 

Ma Modesto e Andrea sapranno appellarsi a quel primo sguardo, persino nei momenti più bui.

 

Davide Piras

Davide Piras nasce nel 1981. Vive in Sardegna ed è laureato in lettere moderne. 

Ha collaborato col quotidiano de L’Unione Sarda scrivendo di cronaca e cultura. 

È stato docente di scrittura creativa presso le carceri di massima sicurezza e attualmente insegna all’Università della terza età.

 

Ingresso gratuito.

Per un’esperienza ancora più sostenibile, il pubblico è invitato a raggiungere il luogo dell’evento con i bus CTM (linee 1 e 9).

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E' "Aisha’s Story" diretto da Elizabeth Vibert & Chen Wang (Canada) che si è aggiudicato il premio perché "la cucina di una donna si trasforma in un archivio vivente di erbe, semi, colori e storie. Con l’aiuto del suo mulino a mano, sopravvissuto alla Nakba, trasforma le ricette in eredità" il miglior documentario lungo secondo la Giuria internazionale della XXII edizione di Al Ard Film Festival.
 
Un'edizione che si è contraddistinta per una ricchezza di contributi (oltre 300 film in concorso, 24 selezionati e proiettati in 5 serate, 2 film fuori concorso) e un successo di pubblico che, con grande interesse, ha assistito alle proiezioni, seguito le due tavole rotonde e il concerto finale. Nella sala gremita di spettatori del Teatro Massimo si è parlato, insieme con registi e autori, della questione palestinese ma non solo: anche di diritti umani, di rapporto con la propria terra di origine, di narrazione giornalistica, di esilio e di colonialismo, di cibo, poesia, ecologia e tante altri argomenti. 
 
Ad aggiudicarsi il premio migliore corto non documentario è stato invece Khaled and Nema di Sohail Dahdal (Palestina) "per aver saputo infondere un filo di speranza a un racconto sull'occupazione israeliana in Cisgiordania, e aver mostrato quanto la tutela della memoria collettiva possa diventare un baluardo contro i tentativi di cancellazione del presente e del domani". 
 
Miglior corto documentario è risultato, invece, secondo il giudizio della Giuria "What the Sand remembers" del regista palestinese Mahmoud Mohmed Abu Ghalwa nel quale, per un giovane di Gaza, una collinetta di sabbia è diventata lo scrigno di ricordi dei suoi cari. La camera del regista accompagna, spesso con inquadrature dal basso, la storia tragica di un legame sacro con la terra, muta testimone di una rigenerazione. 
 
Il premio del pubblico è andato invece a The Mission di Mike Lerner & Gaza Collective.
Infine, le menzioni speciali a: My Memory is Full of Ghosts, Free Words: A Poet from Gaza e Lullaby.
 
"Siamo molto soddisfatti per la riuscita di questa edizione, che ha registrato una grande partecipazione di pubblico che ha mostrato interesse ed empatia per il popolo palestinese - ha detto in chiusura di festival Fawzi Ismail, presidente dell'Associazione Amicizia Sardegna Palestina -. Abbiamo voluto dare un messaggio di speranza per tutta l'umanità, nonostante la brutalita negli ultimi due anni sia in Palestina dove è in atto un genocidio sia a livello mondiale. Noi come festival non vogliamo essere neutrali né restare indifferenti ma prendere una posizione e fare una denuncia nei confronti dei conflitti di tutto il mondo, esprimendo la nostra solidarietà. Ha vinto un film di una profuga palestinese in Giordania che ha saputo trasformare i sapori, gli odori e i cibi della campagna come messaggio per conservare il ricordo della Palestina". 
 
Al Ard Film Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV, con il contributo finanziario della Regione Autonoma della Sardegna, la collaborazione dell’Università degli Studi di Cagliari e della Società Umanitaria – Cineteca Sarda e il patrocinio gratuito del Comune di Cagliari.
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Sardegna terra di Festival, biblioteche, promozione della lettura e di cittadini che amano andare a visitare i musei. Il recente rapporto Federculture restituisce infatti la fotografia di un’isola molto dedita agli aspetti culturali: dai festival, ai musei, alle biblioteche, passando per la promozione della lettura e tutte le attività ricreative che hanno a che fare con l’arte e la cultura nella maniera più ampia.

Per citare alcuni dati e fare alcuni esempi concreti la Sardegna, con i suoi 187 festival, si colloca tra le prime 6 regioni italiane, preceduta solo da regioni del resto d’Italia come Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte. L’isola si colloca inoltre al 4’ posto anche per la spesa pro-capite dei Comuni per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. E i sardi non sfigurano neanche nella classifica della spesa media mensile familiare per le attività ricreative: i dati parlano di una media di spesa che si attesta 3,6% mentre il dato medio nazionale è del 3,8%.

Un dato che ci porta altissimi in classifica, 5’ posto nazionale, sono le biblioteche: il rapporto Federculture colloca la Sardegna tra le regioni con il maggior numero di biblioteche: 366 pubbliche e 20 private. I presidi sono inoltre particolarmente attivi nella realizzazione di attività di promozione della lettura. Le biblioteche impegnate in questo tipo di attività sono infatti l’86,5%, quindi la Sardegna è ben al di sopra della media nazionale che si attesta solo al 70,4%.

Le stesse biblioteche sono molto attive nell’organizzazione di attività collaterali come mostre temporanee, convegni seminari: 46,1% contro la media nazionale del 37,3%.

Quanto ai musei, nel 2024 sono cresciuti del 10% rispetto all’anno precedente le presenze e i visitatori dei siti culturali statali: la Sardegna fa registrare il terzo valore più alto tra le regioni italiane. Mentre per quanto riguarda i musei autonomi l’incremento di visitatori rispetto al 2023 è stato del 7,4%.

“Sono dati che accogliamo con piacere e anche con un pizzico di orgoglio – dichiara l’assessora della Cultura Ilaria Portas – i sardi rispondono bene alle politiche che abbiamo introdotto. I numeri infatti restituiscono davvero il lavoro fatto in questi anni con una fotografia positiva dell’isola che si misura con regioni che hanno altre dimensioni, altre risorse e in generale possibilità diverse: pensiamo solo agli spostamenti e ai contatti che per noi isolani sono più limitati e difficoltosi. I numeri ci stanno dando ragione – prosegue l’assessora Portas –: abbiamo dimostrato che investire in Cultura ha ancora un senso. Sono molto soddisfatta del dato dei festival e delle biblioteche, che sono dei veri e propri presidi culturali soprattutto nei centri più piccoli. La strada è quella giusta: noi proseguiamo in questa direzione perché la Cultura faccia sempre più parte del quotidiano dei sardi”.

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 La Regione investe sulla valorizzazione del patrimonio culturale identitario rappresentato dalle Domus De Janas. La Giunta regionale, su proposta della assessora alla Cultura Ilaria Portas, ha infatti approvato la ripartizione delle risorse pari a 15 milioni di euro di risorse FSC destinate alla Linea di azione “Arte e Architettura della Sardegna Preistorica. Le Domus De Janas. Interventi per candidatura UNESCO”, finanziata dal Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027 nell’ambito dell’Accordo per lo sviluppo e la coesione tra il Governo e la Regione Sardegna.

Inoltre, per finanziare interamente tutti i Comuni interessati dal percorso di riconoscimento, sono state stanziate ulteriori risorse regionali per 1milione 100 mila euro.

Le risorse saranno assegnate a tutti i 24 Comuni e i 28 siti inseriti nel sito tematico, individuati a seguito di un percorso condiviso con gli enti locali, le Soprintendenze competenti, il Ministero della Cultura e l’Ufficio UNESCO. L’intervento rientra nell’Area tematica Cultura – Patrimonio e paesaggio ed è finalizzato alla tutela, conservazione, messa in sicurezza, accessibilità e valorizzazione delle Domus De Janas, straordinario patrimonio archeologico che testimonia la storia più antica dell’isola. “È stato un anno davvero fortunato e intenso per le domus de janas – spiega l’assessora Portas –: il riconoscimento di Parigi (del sito seriale che comprende ben 18 monumenti) arriva dopo la prestigiosa presentazione delle domus all'Esposizione Universale di Osaka, dove abbiamo potuto raccontare al mondo la nostra storia più antica. Le domus de janas sono una testimonianza di valore inestimabile della Sardegna preistorica e devono essere valorizzate al massimo perché diventino un attrattore socioeconomico per l’intera isola. Con questo obiettivo il nostro Assessorato ha introdotto questo finanziamento che permetterà ai Comuni di realizzare interventi per garantire la messa in sicurezza, l’accessibilità e la piena fruibilità dei siti riconosciuti dall’UNESCO.

Il potenziale di questi beni è enorme e noi intendiamo tramandarli nelle migliori condizioni in modo che anche in futuro continuino a raccontare la nostra storia alle nuove generazioni. Voglio sottolineare che questo risultato è stato ottenuto grazie al lavoro di tantissime persone, ma mi preme ringraziare in maniera particolare l’archeologa Giuseppa Tanda, la vera anima di questo progetto, che ha dedicato tantissimi anni di studio alla protostoria e ha creduto fortemente in questa candidatura. Senza di lei tutto questo oggi probabilmente non sarebbe realtà. La vera missione del mio assessorato – sottolinea Ilaria Portas – è quella di creare le condizioni perché i beni culturali siano realmente fruibili dal pubblico. Il riconoscimento Unesco ha ufficialmente ricompreso solo 18 siti tra i 28 candidati, ma la Regione Sardegna e il CESIM intendono sostenere tutti i siti e tutti i Comuni che hanno partecipato a questo percorso virtuoso di sinergia e collaborazione iniziato nel 2017. Il nostro prossimo traguardo – conclude – è la verifica Unesco del 31 dicembre 2026”.

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Un solstizio d’estate sotto il segno della grande letteratura: da venerdì 20 a domenica 22 giugno torna a Cagliari il Marina Cafè Noir, il primo e più longevo tra i festival letterari della Sardegna. 

Tra gli appuntamenti più attesi di questa ventitreesima edizione il premio Pulitzer Nathan Thrall, Ali Millar dalla Scozia e la scrittrice taiwanese Lin Hsin-Hui, una delle prime uscite nazionali del nuovo romanzo di Giancarlo De Cataldo, la “trilogia del Novecento” di una grande narratrice come Viola Ardone, il sorprendente esordio di Rosita Manuguerra, lo sguardo sui conflitti nel mondo di Francesca Mannocchi, la sensibilità antropologica di Andrea Staid, l’immaginario beffardo dell’ultimo “maledetto” della canzone d’autore: Bobo Rondelli. E ancora: gli omaggi a Sergio Atzeni, Emilio Lussu, Andrea Camilleri, e una serie di produzioni originali che da sempre caratterizzano il Marina Café Noir, con l'obiettivo di portare i libri dalla pagina alla scena, nelle piazze, tra la gente, grazie al coinvolgimento delle eccellenze della musica e dello spettacolo made in Sardegna. 

 

Sullo sfondo la città di Cagliari vista da un osservatorio privilegiato: la terrazza del Bastione di Saint Remy, ponte sul Mediterraneo. 

 

Mappe dei tempi nuovi è il tema scelto dall’associazione culturale Chourmo che da oltre due decenni organizza il Festival. Spiegano Giacomo Casti, Donatella Mendolia e Francesco Scanu: «Bisogna capirli e interpretarli, questi tempi nuovi che stiamo vivendo, e se le mappe da sempre ci aiutano a trovare i tesori - stando attenti a tranelli, insidie e pericoli - noi del Chourmo pensiamo che utilizzare i libri come mappe, portolani e bussole - e le buone storie come strumenti per orientarsi nel mare magnum dei nuovi fenomeni, delle nuove narrazioni, dei nuovi scenari e dei nuovi dolori, sia la strategia più utile e necessaria per comprenderli e affrontarli questi tempi nuovi».

 

Le anteprime: WuMing1 e  Accademia popolare.

Ad anticipare la tre giorni del Festival sarà un’anteprima suddivisa in due tappe: giovedì 22 maggio appuntamento a San Sperate (spazio Antas) con WuMing1, per il suo ultimo romanzo Gli uomini pesce (Einaudi), in collaborazione con Antas Teatro a partire dalle 18. Mentre il 10, 11 e 12 giugno torna l’Accademia popolare, il ciclo di brevi lezioni informali condotte da docenti e ricercatori dell’Università di Cagliari. Una condivisione dei saperi caratterizzata da un approccio divulgativo con accompagnamento musicale. 

 

Gli ospiti internazionali.

Tra i grandi autori di questa ventitreesima edizione (sabato 21 giugno) lo statunitense Nathan Thrall, giornalista esperto di Medio Oriente con base a Gerusalemme. Il suo romanzo Un giorno nella vita di Abed Salama (Neri Pozza) - vincitore del premio Pulitzer 2024 - è uno sguardo sul feroce quotidiano di chi vive nella terra più contesa del pianeta e, pur privato dei più elementari diritti, cerca di mantenere intatta la propria umanità. Sul libro di Thrall si è espresso così il premio Nobel J.M. Coetzee: «Le migliori pagine sulla Palestina che abbia mai letto». A moderare l’incontro sarà una delle più autorevoli e apprezzate narratrici dai territori di guerra: Francesca Mannocchi. 

Arriva invece dalla Scozia Ali Millar, che dopo un memoir segnalato dal Guardian fra i migliori libri dell’anno, approda alla narrativa con Ava Anna Ada (Sur). Venerdì 20 giugno, in conversazione con la giornalista di Radio3 e conduttrice di Fahrenheit Florinda Fiamma, un viaggio all’interno di una favola dark, inquietante e sensuale, venata di humour nero. 

Arricchisce infine il parterre degli internazionali la taiwanese Lin Hsin-Hui (domenica 22 giugno). Intervistata da Sara Sanzi, voce di Radio3 e conduttrice de Il tuffo, la scrittrice pluripremiata presenta il suo Intimità senza contatto (Add), un romanzo che indaga i confini ambigui tra umano e non umano, e le intersezioni tra letteratura, tecnologia ed ecologia. 

 

Le autrici e gli autori italiani.

Le voci più autorevoli della nostra letteratura costituiscono l’altra colonna portante del Marina Café Noir, a partire da quella di Giancarlo De Cataldo, che, accompagnato da Alberto Ibba, sarà protagonista a Cagliari di una delle prime uscite pubbliche del suo Un cadavere in cucina (Einaudi Stile Libero), nelle librerie dal 17 giugno e sul palco del Bastione venerdì 20.

Ad aprire la giornata di sabato 21, invece, una delle migliori corrispondenti di guerra in Europa e non solo: Francesca Mannocchi. In conversazione con Gianmario Pilo, Mannocchi ripercorre le tappe del suo Lirica Ucraina, miglior documentario agli ultimi David di Donatello. Un racconto intenso e drammatico dalla Libia al Libano, dall’Iraq all’Ucraina. 

Ancora la grande narrativa poi con Viola Ardone, che dopo i due best seller Il treno dei bambini e Oliva Denaro, tradotti in tutto il mondo, completa l'ideale trilogia del Novecento con Grande meraviglia (Einaudi Stile Libero). Ad accompagnarla (sabato 21 giugno) sarà la storica Eva Garau. 

Mentre un prezioso ritorno al Festival è quello di Andrea Staid, antropologo e scrittore, con il suo nuovo libro Dare forme al mondo (Utet). In dialogo con Giancarlo De Cataldo (sabato 21), una riflessione profonda sul vivere contemporaneo, sul nostro modo di abitare orientato alle pratiche sostenibili, per superare una prospettiva antropocentrica a favore di una ecocentrica, che includa non solo le società umane, ma anche le comunità animali e vegetali.

Da sempre attento ai nuovi movimenti letterari, il MCN propone (venerdì 20) uno degli esordi più sorprendenti di questa stagione editoriale, quello di Rosita Manuguerra con Malanima (Feltrinelli), un romanzo di formazione luminoso che, a partire dall’ambientazione in una piccola isola - Favignana, è in grado di esplorare temi universali. Conduce l’incontro Marco Amerighi, scrittore e direttore di Book Pride.

 

La musica.

Nella natura di un festival meticcio, in continuo dialogo tra le arti, Marina Café Noir guarda alla musica d’autore come a una naturale prosecuzione di un discorso letterario. Sul palco del Bastione arriva quest’anno uno degli ultimi “maledetti” della canzone italiana, un artista che porta con sé la beffarda, dolente, orgogliosa eredità umana e politica della sua Livorno: Bobo Rondelli. Cagliari si aggiunge così alle tappe del suo Storie Assurde tour, una serie di concerti in cui il repertorio storico si intreccia con i brani dell’ultimo album. Insieme a Rondelli la band pop-swing Musica da Ripostiglio, che ha collaborato alle registrazioni del disco curandone anche gli arrangiamenti, per uno spettacolo all’insegna del lato più giocoso e spensierato dell’artista.

Ma la musica sarà il filo conduttore di tutto il Festival anche grazie alla fascia MCN Sonus. Ogni giornata sarà infatti introdotta da una voce femminile, a partire da quella di Irene Loche, eccezionale cantante, chitarrista e compositrice dall’anima blues; per proseguire con l’energia soul e funky di Azzurra Parisi, e chiudere infine con l’armonia vocale, e la grande originalità, del repertorio delle Balentes.

 

Letterature applicate.

Le storie fuori dai libri, sul palco, che prendono vita tramite musica e parole, dipanando il concetto di “letterature applicate” che fa parte da oltre vent’anni dello spirito Chourmo. Ogni sera un reading, una produzione originale MCN tratta da uno dei libri in cartellone, a partire da Killer food (venerdì 10), ispirato al romanzo di Giancarlo De Cataldo, con in scena il premio Ubu Valentino Mannias e le musiche dei Gras de pollo. Si prosegue poi (sabato 21) con Guerra infinita, tratto dalle parole di Nathan Thrall, con Felice Montervino e i Roundella.

 

Gli omaggi.

La dimensione performativa del festival si completa poi con una serie di omaggi, brevi tributi ai grandi della letteratura in occasione di anniversari speciali. Venerdì 20 giugno si comincia dal più amato, lo scrittore cagliaritano per antonomasia: Sergio Atzeni, che trent’anni fa moriva tragicamente nelle acque di Carloforte. 

Scrittore, partigiano, fervente antifascista, soldato, uomo politico e uomo morale: molte cose è stato Emilio Lussu: a cinquant’anni dalla morte sarà portato in scena nella serata di sabato 21 giugno.

Infine Andrea Camilleri, che in questo 2025 avrebbe compiuto 100 anni: il ricordo di un grande romanziere e intellettuale è in programma domenica 22. 

 

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Aperta ieri la 37ma edizione del Salone internazionale del libro di Torino. L’assessora della Cultura Ilaria Portas ha inaugurato lo Spazio Sardegna, dove si alterneranno diversi appuntamenti tra lettura, editoria e libri sardi, celebrazione dei personaggi illustri dell’isola, cinema e laboratori per i più giovani. “Lebias” è la parola scelta per interpretare in lingua sarda il tema del Salone “Le parole leggere”. A dare il via al fitto calendario di eventi il laboratorio di lettura “Anime in viaggio nel giorno del giudizio”, con Giuditta Sireus, Lia Caporin e Viviana Porru. L’appuntamento, curato dal Club Jane Austen, è dedicato a Il giorno del giudizio, il più celebre romanzo di Salvatore Satta: un omaggio all’autore per i 50 anni della sua scomparsa e un viaggio alla scoperta dell’autore nuorese.

“Negli anni lo stand Sardegna è diventato un punto di riferimento – commenta l’assessora Ilaria Portas – e questa inaugurazione così attesa non ha lasciato dubbi, tantissime persone si sono fermate e hanno partecipato alle nostre attività e ai nostri lavori. Quest'anno, grazie alla collaborazione di tanti soggetti coinvolti, siamo riusciti a mettere insieme un programma di grande livello e qualità e già dal momento dell’inaugurazione stiamo raccogliendo i frutti di questa unità e di questo fare squadra.

Celebriamo i tre personaggi illustri di cui ricorre l'anniversario dalla morte, Salvatore Satta, Emilio Lussu e Sergio Atzeni, e dei quali portiamo anche delle versioni cinematografiche partendo proprio dal film sulla vita di Lussu, delle loro opere negli eventi del Salone Off. La stessa immagine grafica che la Sardegna porta al Salone è un'opera di Jenny Atzeni, figlia del compianto Sergio”.

Nel corso della giornata inaugurale l’assessora ha partecipato alla presentazione del libro di Adriana Valenti Sabouret ha presentato Rivoluzionari sardi in Francia (Arkadia), una ricerca d’archivio che ripercorre, grazie a inedite fonti storiche, la figura di Giovanni Maria Angioy. Spazio anche alla presentazione libro le Verità, a cura di Giulia Giornaliste, con l'intervento dell'assessora Portas.

Nello stand della Regione si sono alternati, tra gli altri, Gherardo Gherardini, autore di L’isola (im)possibile (Edizioni Della Torre), Giulia Pizzolato e Francesco Pongiluppi autori di Non solo mamme (Abbà). Gli incontri al Lingotto si sono chiusi con L’ordito e la trama. Due esuli sardi nell’Europa di Napoleone (Aipsa) di Gianni Ibba, con Martino Contu, che torna sul tema della rivoluzione angioiana attraverso la storia romanzata di due patrioti sardi che raggiungono Parigi per unirsi all’Alternos.

In serata al Cinema Centrale il primo dei tre appuntamenti con la minirassegna cinematografica “Sardegna frame by frame”, in collaborazione con AES e FASI-Federazione delle Associazioni Sarde in Italia: la proiezione del film Emilio Lussu - il processo, di Gianluca Medas, con la partecipazione dell’attore protagonista Enrico Lo Verso e l’assessora Ilaria Portas.

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