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Venticinque edizioni, sette giornate, venti spettacoli, nove palcoscenici, tre laboratori teatrali con relativi esiti scenici, un incontro aperto al pubblico, due presentazioni di libri, una performance itinerante site specific.

Come da tradizione è ricco e variegato il programma della XXV edizione del Festival dei Tacchi, la manifestazione di teatro contemporaneo organizzata dalla compagnia cagliaritana Cada Die Teatro, che si terrà dal 2 all’8 agosto tra i tanto aspri quanto incantevoli paesaggi tra i comuni di Jerzu e Ulassai, ai piedi delle magnifiche pareti rocciose dei Tacchi d’Ogliastra, meta per gli appassionati di arrampicate e trekking.

Sarà un’edizione dedicata agli esseri sensibili, coloro che percepiscono le ferite o le gioie altrui come proprie «È una delle prime condizioni dell’essere artisti – spiega il direttore artistico Giancarlo Biffi - Ed è proprio su questo aspetto, su l’essere sensibile che vogliamo porre l’attenzione; è proprio da questo moto della coscienza che scaturisce la creatività dell’artista armonizzata alla personalità dell’essere umano. Si dice, più senti, più esprimi. Quante volte abbiamo sentito dire “È troppo sensibile!”, come se l’essere sensibili fosse una colpa e non una qualità. Proprio ora che ci sarebbe bisogno di tonnellate di sensibilità per rispondere a un mondo, a una società che, nonostante tutto quel che accade attorno a noi, ci sollecita sempre più a essere cinici, freddi, distaccati, disinteressati, imperturbabili».

GLI SPETTACOLI

Essere sensibile era Herman Melville che, nel suo Moby Dick, indagava il dilemma dell’ignoto nel senso di speranza, ovvero della possibilità per ognuno di noi di riscattarsi. Ed essere sensibile è Roberto Mercadini, narratore, autore, attore, scrittore, poeta e divulgatore, capace di ascoltare le storie del mondo e restituirle in forma di teatro, che accompagnerà il pubblico nell’essenza dell’opera dell’autore statunitense (3 agosto).

La vita, le imprese, le opere di un intellettuale straordinario saranno al centro del racconto scritto da Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno, Alessandro. Un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande. È la storia di un giovane che sceglie di tenere gli occhi aperti sulla realtà che lo circonda, di dedicare la propria vita a donare luce a quello che rimane oscuro e nascosto nei luoghi più terribili, di impegnarsi a smontare stereotipi e frasi fatte con cui allontaniamo da noi i drammi che percorrono il nostro presente, di stare sempre e comunque dalla parte degli ultimi. È una produzione Koreja e Ura teatro che vede sul palco Fabrizio Saccomanno, Barbara Petti, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic (3 agosto).

Sensibilità differenti sono quelle che hanno attraversato gli anni ‘70 di questo Paese. Nella narrazione collettiva si descrivono come gli “Anni di piombo”, ma non in quella individuale di Luca Radaelli (Teatro Invito) nel suo Lottavano così come si gioca. Quell’etichetta si è appiccicata addosso alla sua adolescenza fino quasi a farlo sentire in colpa di essere cresciuto proprio in quegli anni e di avere riso, amato e gioito in quegli anni, anni di morti ammazzati. Perché quel piombo richiama le pallottole. Un racconto che si svolge in una cittadina di provincia in quel decennio. La ricostruzione di vicende contraddittorie, a volte epiche, a volte tragiche. Un gruppo di ragazzini che “lottavano così come si gioca”, con l’illusione di poter cambiare il mondo (4 agosto).

Noi siamo quello che proviamo. E raccontarci agli altri significa raccontare le nostre emozioni. Ma come farlo, in un momento che sembra confondere tutto con tutto, perdendo i confini fra gli stati d’animo? Ci viene detto che siamo analfabeti emotivi, e proprio da qui parte Stefano Massini, lo scrittore noto al grande pubblico per i suoi racconti nel programma tv “Piazzapulita”. Lo spettacolo Alfabeto delle emozioni è un viaggio profondissimo e ironico al tempo stesso nel labirinto del nostro sentire e sentirci (4 agosto).

La vita e l’arte di uno dei più sensibili e anche contraddittori musicisti di questo Paese sarà protagonista dello spettacolo E bastava un’inutile carezza a capovolgere il mondo. Racconto anarchico e poetico di Piero Ciampi, artista complesso e incompreso, figlio “maledetto” della Livorno degli anni ‘60/’70. Per molti era solo un alcolizzato disperato con un carattere violento, per alcuni dei suoi amici più cari era “Il migliore di tutti noi”. Sul palco Arianna Scommegna, accompagnata alla fisarmonica da Giulia Bertasi, racconta un viaggio dentro il suo universo che indaga il percorso esistenziale e poetico della sua anima (5 agosto).

Ci ha accompagnato per anni, con le sue inchieste televisive, nei labirinti delle esistenze più ai margini della nostra società, quelle più fragili, ma anche spesso più ricche ed esemplari. Domenico Iannacone, con Che ci faccio qui. In scena trasferisce dal piccolo schermo al palcoscenico dal vivo storie straordinarie che spesso ci passano a fianco senza che ce ne accorgiamo. Il racconto televisivo neorealistico di Iannacone si cala nel teatro di narrazione e trasforma le sue inchieste giornalistiche in uno spazio intimo di riflessione e denuncia (5 agosto). La mattina seguente, sarà protagonista, assieme al direttore artistico del festival Giancarlo Biffi e a don Roberto Corongiu (parroco della diocesi e direttore artistico del festival Un filo bianco), di un incontro aperto al pubblico sul tema degli esseri sensibili.

La coppia Scommegna-Bertasi, tornerà sul palco del festival con Un albero di trenta piani, reading di letture e canzoni sul tema della natura. Poesie, racconti, canti e riflessioni che invitano a prendersi cura della natura, della madre Terra, degli alberi. Da Pablo Neruda a Mariangela Gualtieri, da Italo Calvino a Papa Francesco, questo reading nasce dalla necessità di dare voce a chi ci ricorda che la natura, l'ambiente, il nostro pianeta hanno bisogno di attenzione, protezione, amore (6 agosto).

Il racconto di Marco Paolini Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute sarà interpretato da uno dei più importanti protagonisti del teatro italiano, Renato Sarti che, in scena con Barbara Apuzzo, racconterà del primo sterminio di massa nazista ai danni di 300.000 persone sofferenti mentali, con disabilità varie e bambini affetti da malformazioni. Era solo l’inizio di quella che in alcuni ambienti veniva definito il perseguimento dell’igienizzazione razziale, con conseguenti sterilizzazioni prima ed eliminazioni fisiche dopo. Solo dopo arrivarono le persecuzioni di ebrei, omossessuali, rom e antinazisti in genere (6 agosto).

Con Mio padre e io, la compagnia La Bottega degli Apocrifi, con Fabio Trimigno, porta in scena la storia di un tradimento, quello delle aspettative: un padre che stava crescendo un professore di musica buono per dare lezioni si ritrova davanti un artista, che dell’artista ha tutte le qualità, anche il precariato, sposato sì (come certo lui gli aveva insegnato con la ferrea distinzione dei ruoli familiari), ma con un altro uomo. Un padre e un figlio che oggi hanno poco in comune e niente da dirsi, eppure continuano a ritrovarsi in teatro, uno sotto le luci del palco e uno al buio mescolato nel pubblico, a godere della musica che li unisce da sempre (7 agosto).

Il pluripremiato Apocalisse tascabile, per la produzione di Sardegna Teatro, con Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, catapulta lo spettatore in un supermercato alla periferia di Roma, dove a un certo punto compare Dio. A prenderlo sul serio c’è solo un giovanotto amorfo e sfibrato, da allora fatalmente destinato ad essere il profeta della fine dei tempi. Accompagnato da uno svogliato angelo dell’Apocalisse, il giovane apostolo si fa strada nell’abisso peccaminoso della città romana, per annunciare ai suoi abitanti la loro imminente fine. Il progetto apocalittico voluto da Dio sembra però fallire. Lo spettacolo tratta della fine del mondo vista da svariate prospettive, tra le quali preponderante è quella di due giovani “scartati”, liquidati e messi all’angolo perché inutili (7 agosto).

In questa XXV edizione del festival torna anche uno dei più cari amici e compagni d’arte del Cada Die Teatro: Ascanio Celestini con le Nozze di Antigone. Accompagnato alla fisarmonica da Gianluca Casadei, racconta una personale riscrittura dell’eroina tragica che qui diventa una figura quotidiana, ma degna di essere raccontata. Anzi no, perché a raccontare è lei e così l’attore romano dà voce a una donna che si prende cura del padre Edipo, un gran camminatore con tante scarpe spaiate in casa, ora divenuto infermo (7 agosto).

La straordinaria Beatrice Schiros, interprete di numerose produzioni televisive e cinematografiche, è la protagonista di Metaforicamente Schiros, un rito psicomagico di ritorno al teatro che diventa un racconto di vita appassionante, esilarante, commovente.
 Non vorrebbe, Beatrice, essere lì sul palco. eppure qualcosa accade. Un primo ricordo, un aneddoto, una risata, e il racconto di un’intera esistenza prende forma, passo dopo passo, senza soluzione di continuità, attraverso un ventaglio di episodi, personaggi, pensieri che toccano tutti i temi dell’umano.
 Un monologo personalissimo, fuori dai denti e sfacciato, delicato e amaro (8 agosto).

A chiudere la manifestazione, il divertente Scoop (Donna Sapiens) con Giobbe Covatta. L’obiettivo dell’artista tarantino è quello di dimostrare, col suo linguaggio irriverente e dissacratorio, la superiorità della donna sull’uomo. Per convalidare tale tesi il comico spazia dalla storia, alla sociologia, alla medicina e da ogni punto di vista il maschio della razza umana esce perdente e ridicolo rispetto alla donna. Non mancano interviste impossibili con personaggi importanti che supportano tale tesi: da Dio stesso che svela gli esilaranti retroscena della creazione dell’uomo e della donna, fino a un improbabile uomo del futuro che ci mette in guardia sui rischi di un mondo assoggettato all’arroganza maschile, passando per Nello, povero membro maschile, che chiede aiuto per le sue pessime condizioni di vita, schiavo dei ridicoli appetiti sessuali del suo padrone (8 agosto).

 

LE PRODUZIONI FIRMATE CADA DIE TEATRO

Non mancheranno, come da tradizione, gli spettacoli firmati Cada Die Teatro. Sarà proprio Silvestro Ziccardi, assieme ai 40 elementi della Banda comunale G. Verdi di Sinnai, ad aprire il festival con “I musicanti di Brema”. Quella guidata dal Maestro Lorenzo Pusceddu è tra le più interessanti bande sinfoniche italiane. A parlare sono un asino, un cane, un gatto e un gallo che, per sfuggire a un triste destino, decidono di andare nella città di Brema a suonare nella banda comunale. Durante la strada cambieranno i progetti, ma non la voglia di stare insieme, suonare e fare festa. (2 agosto).

La mattina seguente (per tre giorni consecutivi, 3, 4 e 5 agosto) Alessandro Mascia e Giorgio Del Rio saranno i protagonisti dello spettacolo “Benvenuto In”, liberamente tratto dal romanzo di Giovanni Casula Benvenuto in psichiatria. Sono storie tratte da esperienze vissute dall’autore come educatore all’interno del Servizio di Psichiatria (SPDC) dell’Ospedale SS. Trinità di Cagliari. Il libro raccontava frammenti di intensa umanità, le sorprese, l’empatia, le bellezze e le distorsioni che aveva visto e incontrato da quando aveva iniziato il suo lavoro di educatore. Si decise di dare vita a uno spettacolo, legato al libro di Giovanni, affidando a Giorgio Del Rio, musicista e complice, la sperimentazione di suoni e le musiche originali e a Pierpaolo Piludu la sensibile regia. 

Si tratta di un viaggio in cui si cerca di ritrovare la dignità della malattia mentale e di guardare con occhi diversi il disagio comune a tanti esseri umani: i due protagonisti dello spettacolo, Giovanni e Nino, nonostante mille difficoltà, trasmettono una grande, contagiosa voglia di vivere. Giovanni a volte si chiude, a volte sembra un fiume in piena. Nino invece non parla, sta bene quando riesce a registrare e a elaborare nuovi suoni o abbracciare tutte le persone che incontra.

L’ultima produzione dei padroni di casa vede salire sul palco il direttore artistico Giancarlo Biffi con l’amatissimo Gufo Rosmarino, il piccolo ma audace volatile protagonista dei dieci libri nati dalla penna dell’autore e attore lombardo di origine, sardo col cuore. Nate per il pubblico dell’infanzia, le avventure dell’intrepido gufetto sanno affascinare anche gli adulti tenendoli aggrappati alla storia fino all’ultimo istante. In questo racconto “Gufo Rosmarino e Corteccia il pipistrello”, incontrerà un nuovo amico, tanto differente dagli altri amici, così diverso da sembrare quasi un nemico, ma al tempo stesso così uguale da assomigliare a un fratello; perché nonostante l'apparenza è animato dagli stessi valori che animano il mondo dei gufi: amicizia, coraggio, sincerità e solidarietà (4 agosto).

JUST WALKING - PERFORMANCE ITINERANTE SITE SPECIFIC

Il tema della performance prodotta da Campsirago Residenza, a cura di Michele Losi, è il cammino: il cammino nell’evoluzione della storia dell’umanità e il cammino in relazione al tempo presente e alla società contemporanea. Lo studio è partito da una pratica ventennale e da un testo fondamentale: La storia del camminare di Rebecca Solnit, il principale tentativo di ricostruire in modo sistematico il ruolo del cammino nella civiltà e nella cultura occidentali (6 e 7 agosto).

LE PRESENTAZIONI DEI LIBRI

L’anteprima del festival, a Jerzu, è affidata alla presentazione del libro Rosso (Ars Artium Editrice) di Nino Melis con Piero Carta. La vicenda racconta la strage della notte di San Sebastiano compiuta 100 anni fa a Jerzu nella notte tra il 20 e il 21 gennaio 1925 che portò allo sterminio di un’intera famiglia, cinque persone adulte e tre bambini (2 agosto).

Il giorno seguente, a Ulassai, saranno tre i volumi da presentare:

Studi ogliastrini. Indici 1984 – 2022 di G. Cabizzosu (edizione Biblioteca privata “G. Cabizzosu”).
Nuovi modi e spazi dell’abitare - Uno studio del territorio dei Tacchi d’Ogliastra (edizioni Springer Verlag) di Gabriele Campus.

Solo col buio si vedono le stelle di Gian Piero Piras.

L’appuntamento è curato da Cabizzosu, le letture sono di Pierpaolo Piludu (Cada Die Teatro).

I LABORATORI E GLI ESITI SCENICI

Tra due popoli”
Dopo un laboratorio durato un anno scolastico a cura di Silvestro Ziccardi e Lara Farci del Cada die teatro, gli allievi della scuola primaria di Ulassai porteranno in scena un racconto scritto da Giancarlo Biffi. Si narra di due popoli, i verduzzi e i gialluzzi, di un ponte metà gialluzzo e metà verduzzo, di un bambino di nome Iso e di una bambina di nome Malika. Lo spettacolo è dedicato a tutti i costruttori di ponti e a tutti coloro che lavorano per unire.

Per far crescere in pancia lo stupore”
L’attore, regista e pedagogo teatrale Fabrizio Saccomanno, accompagnerà i Cuori di panna smontata, i giovani allievi della Scuola di Arti Sceniche La Vetreria, in una residenza artistica per tutta la durata del festival. Sarà un viaggio esplorativo nel mondo della sensibilità. Ci si focalizzerà sull’arte del racconto e sulla riscoperta del quotidiano, mettendo in luce come l’abitudine possa offuscare la nostra capacità di vedere la bellezza e la complessità della vita di tutti i giorni.

La scena sui tacchi” – Teatro e comunità
Anche per quest'anno viene confermato il progetto di Teatro e Comunità dedicato a tutta comunità Jerzese e a quella più estesa dei Tacchi d’Ogliastra. Il progetto che terminerà nel mese di dicembre con un esito scenico finale, sarà occasione per rendere sempre più forte e speciale la relazione con gli abitanti del territorio che ospita, ormai da tanti anni, il festival. Protagonisti saranno cittadini (anche senza alcuna esperienza teatrale), bambini, adolescenti e chiunque abbia voglia di mettersi in gioco.

IL FESTIVAL SECONDO GLI AMMINISTRATORI DI JERZU E ULASSAI

«A Jerzu si rinnova un appuntamento imperdibile per chi, come noi, continua a credere nella straordinaria forza e nell'immensa bellezza di quel grande strumento di educazione dell’anima che è il teatro. La nostra comunità crede nella sua straordinaria bellezza e nell'emozione unica che trasmette uno spettacolo dal vivo. Siamo consapevoli e orgogliosi di fare cultura e di riuscire a farla creando un’atmosfera unica che gli spettatori respirano nelle notti agostane in cui l’apprezzamento per la nobile arte enologica che da sempre ci contraddistingue, si somma e si fonda con la bellezza e la fama del suo, oramai storico, festival di teatro». Carlo Lai, sindaco di Jerzu

«Con grande piacere la comunità di Ulassai ospita anche quest’anno il Festival, in una stagione di grande rinnovamento per il nostro paese. L’impegno della nostra comunità insieme a quella di Jerzu e al Cada Die Teatro è quello di coinvolgere il territorio in eventi sempre più stimolanti per il pubblico. Non mancano certamente gli ospiti d’eccezione e performance di alto livello che ci condurranno a grandi riflessioni sul nostro tempo. Arriviamo anche alla seconda edizione dei laboratori teatrali partecipativi nelle scuole, iniziati nel 2023 anche grazie al grande impegno della Maestra Luisa Pilia, scomparsa prematuramente pochi mesi fa. Portare il teatro nelle scuole è una scelta di grande valore per iniziare i più piccoli a misurarsi con se stessi e con il prossimo sotto altre vesti e naturalmente per assicurare la continuità del festival nel tempo». Floriana Piras, consigliera comunale di Ulassai

Il Festival dei Tacchi è sostenuto da Comune di Jerzu, Comune di Ulassai, Cantina Antichi Poderi, Fondazione di Sardegna, Regione Autonoma della Sardegna e Ministero della Cultura.

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 Il progetto “Sotto lo stesso cielo”, sostenuto dalla legge regionale 19 del 1996,  che ha come capofila il comune di Musei e al quale collaborano anche A.se.con (Associazione Senza Confini, una organizzazione realizza progetti di solidarietà internazionale) e il Teatro impossibile, ha l’obiettivo di promuovere la biografia e gli insegnamenti di 10 donne sarde e marocchine, accomunate, come dice il titolo del progetto, dallo stesso cielo. Protagonisti del progetto 16 adolescenti del Marocco e del Sulcis Iglesiente che hanno organizzato dei laboratori dedicati all’astronomia, seguendo la metodologia didattica del coding. In questi 12 mesi saranno occupati in attività di sensibilizzazione e formazione con i bambini delle scuole elementari dei due Stati. Responsabili di questa attività Silvia Casu e Paolo Soletta dell’INAF, guidati in questo dagli attori della compagnia teatrale Teatro impossibile.

L’Istituto nazionale di astrofisica è uno tra gli istituti pubblici con più collaborazioni internazionali al mondo, e i suoi 17 osservatori sparsi per l’Italia ospitano centinaia di ricercatori con un grande bagaglio di scienza, ma anche di contatti personali che possono essere messi a disposizione delle comunità di appartenenza e della solidarietà internazionale.

“La Sardegna, ha dichiarato la presidente della Regione, Alessandra Todde, ha necessità di aprirsi al mondo esterno, di accogliere ragazzi e ragazze di altre nazionalità affinché questi scambi formativi generino nuova ricchezza culturale. I giovani sono il nostro presente e il nostro futuro ed è importante vedere l’unione e la collaborazione tra i ragazzi, che – ha concluso la Todde - deve andare oltre ogni forma di barriera.

“Sono felice di vedere - ha dichiarato l’assessora della cultura, Ilaria Portas - come i ragazzi del mondo sappiano collaborare tra di loro per costruire qualcosa di davvero speciale che nasce da uno scambio culturale. La Sardegna ha necessità di aprirsi al mondo esterno, di accogliere ragazzi e ragazze di altre nazioni affinché questo ha concluso Portas - generi nuova ricchezza e consapevolezza.

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Si è conclusa oggi a Torino, dopo cinque giorni molto intensi, la 36° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino che ha visto ospitare, nello stand della Regione Sardegna, numerose presentazioni di libri, incontri, laboratori per i bambini, tavoli tecnici organizzati con insegnanti, promotori culturali, librai ed editori. La giornata di oggi è stata caratterizzata dal ricordo della figura dell’intellettuale Maria Giacobbe affidata al prof. Duilio Caocci, docente di Letteratura italiana e Letteratura sarda e letterature regionali presso la facoltà di Studi umanistici dell'Università degli studi di Cagliari e presidente della locale sezione della Dante Alighieri.

Nata a Nuoro nel 1928 e trasferitasi in Danimarca all’età di trent’anni, Maria Giacobbe è stata una saggista, critica, narratrice e poeta “monumentale, di grande intelligenza”, ha ricordato Caocci evidenziando la sua attenzione per la libertà, declinata in molte forme, dalla quella politica e intellettuale, a quella di genere nell’ultima opera del 2011, a partire dal contesto drammatico in cui si trovò a vivere gli anni della formazione, in una Sardegna oppressa dal fascismo che perseguitò la sua famiglia.

Quello di Duilio Caocci è stato uno strutturato invito a riscoprire l’opera della Giacobbe, composta anche di pagine importanti di studi deleddiani, a cominciare dal “Diario di una Maestrina” nella Sardegna a metà degli anni cinquanta, tra Oliena, Fonni, Bortigali, Orgosolo, e “stazzi sperduti lungo la costa, villaggi aggrappati alle falde dei monti”, nel buio di un Destino immobile che appare senza riscatto.

 

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 Si terrà a San Sperate da giovedì 30 maggio a domenica 2 giugno la settima edizione di “Sant'Arte”, il Festival di arti visive e performative nato da un'idea dell'artista Pinuccio Sciola. Realizzata e coordinata dalla Fondazione Pinuccio Sciola, l’iniziativa si svolge con la direzione artistica di Maria Sciola e la direzione organizzativa di Elisabetta Villani.

 

Il Festival – che quest’anno si svolgerà quasi interamente al Giardino Sonoro di San Sperate - è organizzato dalla Fondazione Pinuccio Sciola e promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna, dalla Fondazione di Sardegna e dal Comune di San Sperate, con il patrocinio di numerosi partner.

 

La Fondazione Sciola, in linea con la mission di tramandare il messaggio d’arte dell’artista, presenta “Il tavolo del futuro”, tema che sarà il filo conduttore degli eventi in programma da fine maggio a inizio giugno a San Sperate.

 

Partendo dall’iconica immagine del “tavolo di lavoro” nell’atelier di Sciola, si viene catturati nel suo universo, spazio fisico e mentale, attraverso la presentazione dell’Archivio Pinuccio Sciola: una stratificazione di progetti, idee, pensieri, densi anche della convivialità - che attorno a quel tavolo si è consumata per circa 50 anni - che ci parla di Sciola, della sua filosofia e della sua arte accessibile. Un archivio innovativo e digitale che rappresenta la base solida per intraprendere riflessioni sulle azioni future: durante il Festival si parlerà della sua digitalizzazione, che procede grazie ad un progetto europeo, a testimonianza di un lavoro che non si è mai fermato in questi anni.

 

“Il tavolo è simbolo di condivisione e dialogo - afferma Tomaso Sciola, vicepresidente della Fondazione - e unisce le persone, sia in casa sia nel lavoro, per mangiare, discutere, raccontare storie e prendere decisioni. Molti progetti sono nati attorno al celebre tavolo nello studio di Pinuccio Sciola, grazie agli amici che lo hanno sempre frequentato. Oggi guardiamo al futuro, adottando le tecnologie più avanzate con l’Archivio digitale (finanziato con fondi del PNRR) per rendere accessibile l'opera di Sciola e il lavoro di ricerca della Fondazione, senza però trascurare i momenti di convivialità. Il Festival diventa quindi l'occasione per riunire le persone e mostrare quanto abbiamo realizzato, sempre con uno sguardo rivolto al futuro”.

 

“Il modo in cui Pinuccio Sciola accarezzava le sue pietre incise facendole suonare aveva qualcosa di magico, di atavico – ha detto Maria Delogu, segretaria particolare dell’assessore della Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Sardegna, Ilaria Portas - E ora si proietterà verso il futuro, a su benidore, grazie al “Tavolo del futuro”, tema del Festival di quest’anno. Grazie quindi alla Fondazione Sciola che porta avanti l’opera di Pinuccio Sciola che rimarrà per sempre nel novero degli artisti che hanno contribuito a dare lustro alla Sardegna in Europa e nel mondo”.

 

Ai ringraziamenti alla Fondazione Sciola si è unito il sindaco di San Sperate, Fabrizio Madeddu: “E’ particolarmente importante il lavoro per diffondere l’opera di Pinuccio Sciola che, partendo da San Sperate, ha superato tanti confini, rimanendo legato sempre alla sua terra. Il Festival è una importante occasione di approfondimento di tutto quello che ha fatto, e di quello che la Fondazione continua a fare nel suo nome”.

 

Una variegata proposta di appuntamenti, tra cinema, talk, concerti e presentazioni di libri, approfondirà in particolare il tema delle relazioni, delle connessioni con noi stessi e con

gli altri, con lo spazio che ci circonda, attraverso workshop di pratiche esperienziali legate al “sentire”.

 

Al tempo stesso, sul versante culturale, sarà presentato il volume di Silvano Tagliagambe Andrea Granitzio – dato alle stampe dalla Fondazione Sciola - dedicato al grande e indimenticabile lavoro fatto dall’artista per la messa in scena della Turandot.

 

Ci sarà spazio anche per un omaggio a Michela Murgia e Pinuccio Sciola con un’opera che sarà disvelata in via San Sebastiano a San Sperate, mentre a chiudere l’evento sarà la musica di Enzo Favata e Pasquale Mirra.

 

“Ed ecco che nasce l’Archivio digitale di nostro padre – commenta Maria Sciola, direttrice generale della Fondazione e direttrice artistica del Festival - Festeggeremo questo passo importante con i suoi grandi amici: da Gloria Campaner a Enzo Favata, da Pasqualino Mirra a Franco Origoni (Fondazione Origoni Steiner) senza dimenticare chi non c’è più. L’eredità che resta è, anche, di una produzione scultorea di per sé accessibile, di tutti e per tutti. Uno dei momenti più emozionanti sarà, in collaborazione con l’ENS Cagliari, la presentazione del documentario in lingua dei segni e del libro illustrato per bambini “Che cosa senti?”.

 

“Il Giardino Sonoro rappresenta il fulcro vitale delle iniziative della Fondazione – dichiara Chiara Sciola, Presidente della Fondazione -. Quest'anno celebriamo l'eredità poliedrica di Pinuccio Sciola attraverso un'ampia gamma di risultati, produzioni e collaborazioni nei diversi ambiti della cultura: dall'editoria al cinema, dai concerti ai videogiochi, passando per laboratori e convegni. Ogni evento è un'opportunità per coinvolgere il pubblico, consolidare la rete di contatti e diffondere arte e bellezza, fedeli allo spirito innovativo di Pinuccio Sciola”.

 

Nel linguaggio comune il tavolo rappresenta il luogo ideale di incontro, spesso per cercare un

accordo. E’ questa la visione che il visual di quest’anno suggerisce: lo spazio personale dell’artista, in senso concreto (il suo atelier, la sua casa) e mentale (i rapporti di relazione) diventa la testimonianza del completo rispecchiamento dell’autore nella sua opera.

 

Laddove l’artista ha vissuto il quotidiano, ha consumato pranzi e cene con la famiglia, ha costruito

scambi e dialoghi con centinaia di persone, facendo della sua vita e della sua arte un vero unicum, ora è possibile progettare un futuro di relazioni e di connessioni.

 

In questo senso, ciascun ospite del festival è invitato ad agire con spirito di apertura e condivisione, rispetto della natura e delle persone, che fu un valore caratterizzante di tutta

l’esistenza di Pinuccio Sciola. La settima edizione di Sant’Arte sarà caratterizzata da giornate tematiche, secondo il caratteristico processo di costruzione del fare esperienza dell’arte, in maniera accessibile e inclusiva.

 

“Il Giardino Sonoro si conferma come spazio ideale di scambio e sperimentazione artistica – spiega Elisabetta Villani, direttrice organizzativa del Festival - Museo che si trasforma in ogni giornata, da cinema sotto le stelle dopo essere stato set cinematografico (nel documentario “The heart of stone” e nel film “Clorofilla”) a luogo che  accoglie diverse proposte di workshop, che avvicineranno il pubblico alla scoperta di nuove relazioni con l’ambiente circostante (Pleasure Rocks), ma anche all’approfondimento delle relazioni interiori, della propria emotività (C#/SeeSharp - La palestra delle emozioni), oppure accompagneranno ogni partecipante in attività più creative (Bianco x Ps Museum) o in un viaggio studio (in Archivio d’artista di Ps Museum)”.

 

GIOVEDI’ 30 MAGGIO

Si comincia giovedì 30 maggio alle 16 con il laboratorio “C#/SeeSharp - La palestra delle emozioni” a cura di Gloria Campaner realizzato in collaborazione con l’Associazione PS Museum.

 

Alle 21 la proiezione del documentario “Pinuccio Sciola. The heart of stone” di Luca Scarzella, alla presenza di Gloria Campaner, infine alle 22 la prima proiezione regionale di “Clorofilla”, film di Ivana Gloria girato interamente in Sardegna.

 

Gloria Campaner è una giovane pianista italiana notissima in tutto il mondo, protagonista di un progetto – nato nel 2015 con Pinuccio Sciola e Leszek Mozdzer a San Sperate – che fonde con il suono delle pietre sonore la musica classica, il jazz e l’elettronica.

 

VENERDI’ 31 MAGGIO

La seconda giornata del festival – venerdì 31 maggio – si aprirà alle 17 con la presentazione del volume di Silvano Tagliagambe e Andrea Granitzio (con i contributi di Mauro Meli e Giulia Pilloni) “La Turandot di Pinuccio Sciola. La forza poetica di un’antinomia”, mentre alle 18 una tavola rotonda curata dalla Fondazione Sciola presenterà il progetto finanziato dall’Unione Europea (programma Next Generation EU) che sta dando vita all’Archivio Pinuccio Sciola Patrimonio digitale.

 

SABATO 1 GIUGNO

Sabato primo giugno alle 11 sarà presentato “Pietre, Sogni, Segni. Vita e arte di Pinuccio Sciola nella lingua dei segni italiana”, video in LIS, progetto finanziato dall’Unione Europea (programma Next Generation EU), con la partecipazione di Marco Spanu per Immediazione, Alessandra Mura e la collaborazione dell’Ente Nazionale Sordi (ENS) di Cagliari. Alle 14 “Pleasure Rocks”, laboratorio a cura di UltimaBaret, in collaborazione con Associazione PS Museum.

 

Al pomeriggio, alle 15 il laboratorio “Bianco x PS Museum” a cura di Bianco, alle 18 allo Spazio Antas (via Arbarei) la presentazione del nuovo disco “Arrogalla – Suite” con Giacomo Casti, Francesco Medda Carol Rollo, con la collaborazione di Antas Teatro.

 

A seguire, alle 19, in via San Sebastiano a San Sperate sarà disvelata l’opera “Omaggio a Michela Murgia e Pinuccio Sciola”, mentre alle 21.30 si terrà una conversazione con il fotografo Maki Galimberti “Scalzi nell’erba”. Alla stessa ora spazio alla musica, con Moses Concas e il suo “Armonica e libertà”.

 

DOMENICA 2 GIUGNO

Domenica 2 giugno alle 11.30 la presentazione del libro di Daniela Palumbo, con illustrazioni di Roberta Ragona (Tostoini) per L’albero delle matite “Che cosa senti?”. Alle 15 ancora Bianco con il Laboratorio “Bianco x PS Museum”, a seguire alle 16 il laboratorio sull’Archivio “Ma in realtà come lavora un archivista?” con Valentina Lixi, Giulia Pilloni e Maria Sciola.

 

Alle 18 spazio al videogioco di strategia che contiene i suoni delle pietre di Pinuccio Sciola.

“La musica delle Pietre Sonore nel videogioco Shadow Gambit: The Cursed Crew”, è il titolo della conversazione con Filippo Beck Peccoz, audio director e compositore della musica del game.

 

Gran finale alle 22 con la musica di Enzo Favata e Pasquale Mirra con “Stone Soul”.

 

Per tutte le info su ingressi e prenotazioni +39 3245875094

 www.santarte.it

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Al Lingotto Fiere di Torino si e aperta stamane la XXXVI edizione del Salone Internazionale del Libro. La Regione Sardegna è presente con un suo stand di 120 mq, nel quale sono esposti i libri di 15 editori. Nel corso della mattinata sono iniziate le presentazioni dei libri, alla presenza di autori ed editori. Nel pomeriggio alcune decine di giovani studenti hanno partecipato ad un laboratorio di tecniche di stampa "Ischire Lab" curato da Ciro Auriemma, Silvia Crobu e Alessi Schreiber.

"Ad un mese esatto dal giuramento - sottolinea l’assessora della pubblica istruzione Ilaria Portas - sono particolarmente contenta di essere presente a questa iniziativa che rappresenta la più grande vetrina dell'editoria italiana e non solo. La cultura, attraverso manifestazioni come il Salone Internazionale del libro di Torino - ha concluso l’esponente della giunta Todde - diventa un ponte ideale per condurre la Sardegna nell'Italia e nel Mondo".

Il programma dello stand della Regione Sardegna si arricchisce di due momenti “OFF”, uno dei quali si è svolto stamane, curato da Eleonora Carta; il secondo è in programma domani, con la partecipazione di una classe proveniente da Eboli. La seconda giornata del Salone, domani, prevede ancora i laboratori per i bambini, cinque presentazioni di libri, i ricordi di Michela Murgia ed Enrico Atzeni e la presentazione della candidatura Unesco.

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  Quarantacinque ospiti, dagli Stati Uniti alla Svezia, dalla Spagna all’Olanda, dall’Islanda alla Francia, dal nord al sud Italia: autrici, autori, illustratrici e illustratori, atelieriste/i con cui indagare
il tema della Fine. Si sono aperte le prenotazioni delle scuole al 19° Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi “E ADESSO? Racconti, visioni e libri sulle cose che finiscono”, dall’1 al 6
ottobre a Cagliari e in altri comuni dell’isola. Un intenso programma di incontri e laboratori, ideati e organizzati dalla Libreria per Ragazzi Tuttestorie, per le classi di tutta l’isola, dall’infanzia alla scuola secondaria di 2° grado. Sul sito www.tuttestorie.it può essere consultato il programma completo riservato alle scuole, con le modalità di partecipazione, l’elenco degli ospiti e i
suggerimenti di lettura.
Il festival esplorerà la Fine. Anzi, le Fini, che esistono e fluiscono, coi loro Frattempi (quelli in cui ci si chiede “e adesso?”) e i loro nuovi Inizi: tante, gioiose o tristi, dannose o feconde, importanti. Lo faremo con il contributo di idee e testi di Bruno Tognolini e sulle note della colonna sonora originale di Antonello Murgia. E con la semina dell’Ufficio Poetico del Festival, diretto dal
maestro Emanuele Scotto, che ha iniziato la sua raccolta di pensieri di bambine e bambini sul tema, coinvolgendo insegnanti da tutta l’Italia. Sono 260 le attività destinate alle scuole fra incontri e  laboratori. Di queste 150 si svolgeranno a Cagliari (EXMA, scuole, libreria Tuttestorie, Biblioteca Ragazzi della Città Metropolitana e Micibo Cat Caffè) e 110 fra istituti comprensivi e biblioteche di altri comuni (Gonnesa, Iglesias, Quartu S.Elena, Sanluri, Selargius, Monastir, Villanovaforru, Carbonia per lo SBIS, Isili per il Sistema Bibliotecario Sarcidano-Barbagia di Seulo e Assemini, Decimomannu, Elmas, Villasor, Decimoputzu, Siliqua, Vallermosa, Villaspeciosa per il Sistema Bibliotecario Bibliomedia).
Si parte con l’anteprima del 23 maggio: Gunnar Helgason famoso attore, conduttore, regista e scrittore islandese sarà a Cagliari con il romanzo Una mamma svitata, in collaborazione con
Bardunfula Festival e Uovonero. In arrivo ad ottobre dagli Stati Uniti il vincitore del Premio Strega Ragazzi 2023, Dan Gemeinhart, con L’imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise (Giralangolo), un romanzo on the road, ma anche un viaggio fra i ricordi e una fuga da un passato doloroso. André Bouchard, autore e illustratore francese, ci stupisce con i suoi finali ironici che smascherano l’egoismo, la menzogna e le prevaricazioni degli adulti verso l’infanzia. Ed è ancora uno sguardo ironico, sempre dalla parte delle bambine e dei bambini, quello che l’illustratrice e autrice svedese
Emma AdBåge porta nei suoi albi pubblicati da Camelozampa. L’autrice sarà al festival, intervistata da Emanuele Ortu, grazie al progetto Reading Diversity Co-finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, di cui Tuttestorie è partner. Edward Van De Vendel ci racconta di come si ricomincia a vivere in un paese diverso da quello di nascita. Il suo libro, Misha (Sinnos),
nasce dall’incontro con Anoush Elman, immigrato in Olanda dall’Afghanistan. Ed è una storia di immigrazione, accoglienza e rinascita anche quella narrata da Michele D’Ignazio in Fate i tuoni
(Rizzoli). Ellen Duthie, autrice di Così è la morte (Logos), ci conduce in un territorio che affascina e spaventa e in 38 domande (dei bambini) e risposte, invita a una sana riflessione sulla morte. Tema che torna nei libri di altri autori e autrici ospiti: nelle Cronache dell’Ade (Salani) di Mattia Corrente, che ci fa viaggiare in un aldilà pieno di personaggi e colpi di scena; nello Spiriti dello tsunami (Pelledoca), dove l’autore Daniele Nicastro, scrive di chi è intrappolato tra il mondo dei vivi e quello dei morti; nel Piccolo sonno, di Alessandro Riccioni (LupoGuido), una storia di amore e morte al confine tra sogno e realtà; in Caccia al tesoro con fantasma (Coccole Books), avventura di Sara Marconi.
Poesie di Inizio e Fine, di Bruno Tognolini e Silvia Vecchini, debutterà all’EXMA e festeggerà i 20 anni della casa editrice Topipittori. Due poeti hanno giocato a dire in versi gli Inizi e le Fini di
venti cose: sono nate quaranta poesie. Come nei giochi, scambiandosi di posto (“inizio io e fine tu, fine io e inizio tu”). A dire tutto questo per immagini, ci saranno le illustrazioni di Giulia Orecchia e un laboratorio di Francesca Amat. Ancora poesia nelle passeggiate di parole e rime delle Poesie del camminare di Carlo Marconi (Lapis).
In ogni fine un nuovo inizio. Maratona per un disegno infinito del mondo, sarà l’opera collettiva che coinvolgerà le scolaresche e tutto il pubblico del festival su una cornice narrativa di Bruno Tognolini che intreccia Piumini, Calvino e Borges: una grande sala tutta bianca per creare un mondo immaginario in cui ogni disegno inizia dove l’altro finisce. Con finale, naturalmente a
sorpresa.
La fine porta con sé anche trasformazione e crescita. Chiara Carminati esplora storie dentro la Storia con il romanzo Nella tua pelle (Bompiani): ispirandosi ai documenti custoditi nell'Istituto
San Filippo Neri di Portogruaro, racconta le seconde vite dei “figli della guerra”, separati dalle madri e accolti da religiosi che provano a dar loro una famiglia. Terremoti, la nuova collana Orecchio
Acerbo sarà presentata al festival da Mara Cerri, che illustra due storie di piccole grandi meramorfosi scritte da Nadia Terranova e Alice Rohrwacher. E “terremoti” familiari sono anche quelli narrati da Cristina Brambilla ne I ragazzi della fossa (Pelledoca), quando la morte di un nonno apre scenari inaspettati, e da Flavio Soriga in Signor salsiccia (Bompiani), quando in casa arriva un riccio scombussolato da un clima impazzito. Susanna Mattiangeli arriva in veste di traduttrice dei libri di Beverly Cleary pubblicati da Il Barbagianni: ancora bambine e bambini alle prese con le prime esperienze e col passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Stesso editore per La traccia di Tassi, un albo che con ironia e profondità dice del bisogno di lasciare il proprio segno nel mondo, ma anche di tornare in un luogo chiamato casa.
Spazio al fumetto con La mia strana amica (Tunuè) di Alice Coppini, che illustra anche le graphic novel della trilogia di Monte Quiete (Sinnos) e con Terry Time e la leggenda del drago d’argento (Tunuè) di Gud.
Bruno Zocca esplora le possibili molteplici identità nell’albo illustrato E se fossi qualcos’altro? (Lupoguido). Può anche accadere di svegliarsi un giorno ghirigoro, un giorno puntinato e un giorno tratteggiato: Sergio Olivotti lo ipotizza in Se fossi Ugo (Corraini). La sua ironia surreale ci propone in Ma che storia è questa? (Clichy) una spassosa carrellata fra i generi letterari.
Anche Marianna Balducci gioca con le narrazioni: in Una storia troppo corta (Giralangolo) sono proprio le storie a chiedere di essere allungate per allontanare i finali, mentre ne La principessa
nasona si lanciano i dadi per sorteggiare i diversi finali. Tra intreccio e fabula Lucia Giustini è autrice del giallo Cinque giorni (Pelledoca) in cui l’inizio della storia è la sua fine e viceversa, mentre sarà l’illustratrice Evelise Obinu a raccontare il giallo per i più piccoli La scomparsa di maresciallo (Albero delle Matite). Manlio Castagna ci riporta al classico the end cinematografico nell’avventura Dedalo e Dharma (Mondadori), appassionata dichiarazione d’amore per il cinema che muove i suoi protagonisti in uno slalom fra le pellicole.
La carrellata di possibili declinazioni del tema prosegue: fine di oggetti elettronici a cui restituire nuova vita, come ci insegnano Roberta Barzaghi ed Emanuele Breveglieri in Osserva,
smonta, ricicla. Ovvero l’arte dello smonting (Topipittori) e fine di materiali che trovano una seconda vita nel laboratorio di Simone Perra; fine geografica in Un mondo di isole di Serenella
Quarello (Editoriale Scienza) e nel laboratorio di Elena Iodice E non finisce mica il cielo; fine della scuola nei Compiti per le vacanze (Storiedichi edizioni) di Eva Rasano; fine dell’umanità ne La porta delle Apocalissi (Mondadori) di Fabrizio Altieri; forme infinite in Cerca Cerchi (Lapis) di Massimiliano Tappari; fine del giorno ne La notte (Camelozampa), silent book illustrato da
Veronica Truttero, al festival anche con I racconti di Ombraverde (Terre di Mezzo), magico luogo ai margini della città. Si può anche desiderare che finisca, ovvero sparisca, la sorellina minore che
attira su di sé tutte le attenzioni: è Nicoletta Gramantieri a immaginarlo in Le fate non esistono, che segna il debutto al festival della nuova collana dei Miniromanzi de Il Castoro assieme a 54 secondi di ritardo, di Chiara Carminati. La parola fine ci rimanda anche alle rivoluzioni, ai mutamenti di un sistema di regole. La protagonista del romanzo di Maddalena Vaglio Tanet capirà che un altro mondo è possibile in Rim e le parole liberate (Rizzoli). Nella grande e fitta giungla, di Arianna Tamburini (Fatatrac) sarà invece un temporale a rimescolare le relazioni fra gli animali. Che la vita nasce se qualcosa fa Crac ce lo raccontano Matteo Pompili e Lorenzo Monaco nel libro di Camelozampa in uscita a settembre, illustrato da Luogo Comune: fini e nuovi inizi dettano il ritmo
del mondo che avanza. I due fondatori di Tecnoscienza ci portando dentro Una cascata di elementi, un laboratorio dove scoprire cosa accade quando muoiono le stelle. Annalisa Masala, sotto il segno di Munari, propone un laboratorio che gioca con la varietà di creature marine.
Il 19° Festival Tuttestorie è sostenuto da:
 Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato Pubblica Istruzione)
 Fondazione di Sardegna
 Comune di Cagliari (Assessorati alla Cultura e alla Pubblica Istruzione)
 Sistemi Bibliotecari Interurbano del Sulcis, Sarcidano Barbagia di Seulo, Bibliomedia
 Comuni di Gonnesa, Iglesias, Monastir, Quartu Sant’Elena, Sanluri, Selargius,

Villanovaforru
 Unione Europea – Bando Creative Europe 2024/2025/2026
 42 Costruzioni, Nivea s.p.a. Lavanderia Industriale, Cooperativa Produttori Arborea
Partner programma scuole: Orientare, Cooperativa Progetto S.C.I.L.A., Cooperativa
Socioculturale, Agorà, Comes, Sistema Bibliotecario Monteclaro Città Metropolitana di Cagliari -
Centro CRDBR e Biblioteca Ragazzi, Micibo Cat Caffè, Bompiani, Camelozampa, Editoriale Scienza,
Clichy, Coccole Books, Il Barbagianni, Il Castoro, Giralangolo, Lapis, Logos, Lupoguido, Mondadori,
Orecchio Acerbo, Pelledoca, Piemme, Rizzoli, Salani, Sinnos, Terre Di Mezzo, Topipittori, Tunué

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Sono state rese note le date valide per l’iscrizione al “Premio Isio Saba per la creatività e l’innovazione nella musica jazz 2024”, edizione numero quattro. Chi volesse partecipare all’originale concorso jazzistico che mette in palio un premio in denaro di ben tremila euro potrà farlo iscrivendosi sull’omonima piattaforma a partire da martedì 30 aprile, fino al 30 giugno 2024. Il concorso, realizzato col contributo della Fondazione di Sardegna, ha lo scopo di premiare e promuovere i musicisti che, nel solco della figura e della storia di lsio Saba, dimostrino la loro spiccata personalità artistica e la loro eccellenza creativa. Pioniere del jazz in Sardegna, Isio Saba di cui lo scorso anno si è celebrato il decennale della scomparsa, per tutta la sua vita si è speso nella divulgazione della musica afroamericana in Italia promuovendo l’incontro tra i grandi del jazz mondiale - di cui era promoter in Italia - e sostenendo le nuove generazioni di musicisti

In fase di selezione, fondamentale la presenza di uno o più dei seguenti elementi: l’improvvisazione in qualità di solisti, compositori, arrangiatori e band leaders; la contaminazione tra generi musicali; l’originalità. Conquistato lo scorso anno dal Lorenzo Simoni Quartet, per la forte coesione e maturità artistica dimostrata, unita a un suono decisamente originale e contemporaneo, il Premio si attesta come un prezioso osservatorio a livello nazionale per capire quale sia attualmente la direzione della ricerca jazzistica e come si muovono le nuove tendenze. Un’opportunità importante anche per aiutare i tanti giovani musicisti che faticano a trovare la giusta ribalta e che mira a scovare progetti artistici creativi e innovativi.

ISCRIZIONI

L’apertura delle iscrizioni al Premio è fissata per martedì 30 aprile 2024: tutti coloro che intendono partecipare potranno farlo seguendo le indicazioni del regolamento fino al 30 giugno, data di chiusura delle iscrizioni. Sono ammessi al concorso musicisti che si presentino come singoli solisti o come band (max 6 elementi). L’iscrizione si effettua attraverso la compilazione del modulo di iscrizione, disponibile sull’apposito indirizzo web: https://www.jazzinsardegna.com/premio-isio-saba/

GIURIA

A valutare i partecipanti sarà una giuria presieduta dal compositore e pianista Paolo Carrus e composta da musicisti e addetti ai lavori presenti in occasione delle varie esibizioni. Saranno loro a decretare i premi previsti nell'ultima serata di live. La giuria è composta da membri incaricati direttamente dall’Associazione Festival Internazionale Jazz in Sardegna e dell’associazione culturale Il Jazzino. La composizione della Giuria verrà comunicata prima delle serate finali. Conquistato lo scorso anno dal Lorenzo Simoni Quartet, per la forte coesione e maturità artistica dimostrata, unita a un suono decisamente originale e contemporaneo, il Premio si attesta come un prezioso osservatorio a livello nazionale per capire quale la direzione della ricerca jazzistica e come si muovono le nuove tendenze.  Un’opportunità importante anche per aiutare i tanti musicisti di livello che faticano a trovare la giusta ribalta e che mira a scovare progetti musicali creativi e innovativi.

SELEZIONI

Una commissione coordinata dal direttore artistico del Premio Gianrico Manca avrà il compito di effettuare una preselezione di 12 candidati, i quali si esibiranno nelle varie fasi di selezione del Premio previste il 16, 23 e 30 ottobre 2024 sul palcoscenico del jazz club Il Jazzino di Cagliari. Le serate saranno aperte al pubblico e verranno trasmesse in diretta streaming sui canali social di Jazz in Sardegna/Jazzino. Ogni candidato avrà a disposizione al massimo 30 minuti. A conclusione di tutte le esibizioni, la giuria effettuerà la selezione di tre finalisti, che verranno proclamati entro la fine del mese di ottobre. L'elenco dei candidati che accederanno alle fasi finali e quello dei tre finalisti sarà pubblicato sulle pagine dell’omonimo sito. La serata finale di premiazione (finalissima) si svolgerà venerdì 22 novembre 2024 al Teatro Massimo di Cagliari.

 

PREMI

Per il vincitore assoluto della finalissima è previsto un premio in denaro di tremila euro. Il vincitore sarà ospite della 44ma edizione del Festival internazionale Jazz in Sardegna-European Jazz Expo. Inoltre, sarà assegnata una Menzione Speciale al concorrente la cui proposta musicale abbia mostrato un evidente carattere innovativo. Anche il vincitore della Menzione parteciperà al Festival Internazionale Jazz in Sardegna-European Jazz Expo.

 

ISIO SABA

Fotografo e promotore musicale di statura internazionale, Isio Saba è nato ad Ozieri il 24 febbraio del 1942 ed è morto ad Amantea, in Calabria, il 29 marzo del 2013. A metà degli anni ‘60, poco più che ventenne, si trasferì a Roma dove svolse la sua attività per quasi cinquanta anni diventando punto di riferimento per tantissimi musicisti. È stato amico fraterno di grandi jazzisti, da Don Cherry a Nanà Vasconcelos, ma è agli Art Ensemble of Chicago che il suo nome rimane ancora oggi collegato in virtù di una lunghissima frequentazione. Saba è stato tra i soci fondatori del festival Jazz in Sardegna con Alberto Rodriguez ed è stato ideatore e collaboratore dei più importanti festival sardi. Profondo conoscitore del jazz americano e indimenticabile animatore di molte rassegne in tutta Italia, nei primi anni ‘70 grazie al rapporto speciale che lo ha sempre legato a Lester Bowie, all’Art Ensemble of Chicago e ai maggiori esponenti della musica creativa americana che si raccoglieva attorno all’Association for the Advancement of Creative Musicians, divenne pioniere e principale protagonista della sua diffusione in Italia e in Europa. La sua instancabile attività votata al rischio, all’innovazione, alla promozione di giovani artisti e alla sperimentazione di audaci contaminazioni di genere lo ha consacrato come uno dei maggiori protagonisti della diffusione della musica jazz in Italia. Nei primi anni Duemila decise di trasferire la sua residenza ad Amantea, in Calabria, per stare vicino alla sua famiglia. È morto all’età di 71 anni.

 

 

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Ci sarà tempo fino alle 12 del 6 maggio 2024 per presentare la manifestazione di interesse per la nomina di Componente esterno delle Commissioni giudicatrici delle domande di contributo per Manifestazioni culturali e di spettacolo, annualità 2024.

Gli interessati, in possesso dei requisiti previsti dall'Avviso pubblico (disponibile sul portale istituzionale del Comune di Cagliari nella sezione “Documenti e dati/Bandi e Avvisi/Altri Bandi e Avvisi”) dovranno inviare la proposta di candidatura, completa dei documenti richiesti e indirizzata al Comune di Cagliari - Servizio Sport Cultura e Spettacolo, esclusivamente via PEC all'indirizzo: protocollogenerale@comune.cagliari.legalmail.it

 

 

 

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 Quest’anno, per la prima volta, alla Biennale di Venezia, la prestigiosa istituzione culturale tra le più note e antiche al mondo, sarà esposta un’opera dello scultore sardo Costantino Nivola.
Un significativo riconoscimento per l’artista, per il Museo di Orani, che conserva la più importante collezione al mondo delle sue opere, ma anche per l’intera Sardegna che da sempre vede nell’artista e nelle sue opere una forte testimonianza identitaria.
“Siamo particolarmente felici - ha sottolineato l’assessora della cultura, Ilaria Portas - che un’opera di Costantino Nivola, a più di 25 anni dalla sua morte e per la prima volta, sia presente a Venezia, in questa importantissima vetrina internazionale. Il tema scelto per l’edizione 2024 è: “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere” e rappresenta – precisa l’assessora - un tema particolarmente significativo, dal punto di vista culturale, politico, etico e sociale, alla luce delle tragiche guerre che in questo momento coinvolgono diverse nazioni e ci ricordano che siamo tutti stranieri ovunque".
 
La Biennale aprirà i battenti a Venezia sabato 20 aprile e si concluderà il 24 novembre.
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La Commissione Nazionale UNESCO ha accolto la proposta di candidatura delle Domus de janas a Patrimonio Mondiale dell’umanità. Primo obiettivo centrato per il comitato promotore guidato dal Cesim - Centro Studi Identità e Memoria, e sostenuto dalla Regione Sardegna e dalla Rete dei comuni delle Domus de janas, che coinvolge 37amministrazioni con Alghero capofila. 

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano: «Sono lieto che la Commissione Nazionale UNESCO abbia accolto la proposta del Ministero della Cultura e abbia deciso di presentare le Domus de janas per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale. I 26 siti custodiscono una testimonianza storico-culturale di eccezionale valore universale che ben illustra la ricchezza del patrimonio sardo». 

Il dossier passa ora all’esame degli organismi consultivi del Comitato del Patrimonio Mondiale, con sede a Parigi, per una valutazione sulla conformità dei criteri proposti alle linee guida UNESCO. Il verdetto definitivo è atteso per i primi mesi del 2025

A tracciare un primo bilancio di questo percorso anche la professoressa Giuseppa Tanda, presidente del Cesim a guida del comitato promotore: «Il cammino verso il riconoscimento UNESCO sta procedendo spedito. È stato un lavoro lungo ma ricco di soddisfazioni, reso possibile dalle sinergie operative tra entità diverse: il ministero italiano della Cultura, le Università di Sassari e Cagliari, i Comuni,  associazioni no-profit, piccole e medie imprese».

Per Alessandro Cocco, assessore alla Cultura del comune di Alghero, capofila della Rete dei comuni, «La candidatura UNESCO del patrimonio archeologico preistorico sardo è sempre stata una scelta ambiziosa, un'opportunità di sviluppo e promozione per tutta la Sardegna. Come comune capofila siamo davvero orgogliosi dell'accoglimento del dossier. In questi anni abbiamo lavorato tanto per raggiungere questo momento, che è stato possibile anche grazie alla vicinanza del Ministero della Cultura».

La particolarità della proposta è quella di un sito seriale formato da 26 componenti, che identifica un’epoca particolarmente importante per la storia dell’isola al centro del Mediterraneo, compresa tra il V e il III millennio a.C. Le componenti individuate si riferiscono ai monumenti più rappresentativi di questo periodo storico, che va dal Neolitico medio all’Età del rame, e riferibili ai due grandi fenomeni dell’ipogeismo e del megalitismo. Entrambi diffusi nelle coeve civiltà europee, assumono in Sardegna aspetti e connotazioni peculiari, che testimoniano gli scambi con il mondo esterno, ma allo stesso tempo le originali rielaborazioni locali.

Attraverso elementi legati alle funzioni civili, funerarie, culturali e religiose, sottolineate in molti casi dalle importanti ed elaborate manifestazioni artistiche, è possibile ricostruire la vita quotidiana delle comunità che abitarono la Sardegna in quell’epoca. Particolarmente note sono le Domus de janas, strutture funerarie spesso riccamente decorate, che sono nei secoli diventate parte comune e identitaria dell’immaginario dell’isola. 

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