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Oltre 56,8 milioni di euro della variazione di bilancio regionale sono destinati al sistema delle aree protette, alle infrastrutture verdi e blu dei Comuni e alla gestione delle coste.

Il primo grande intervento riguarda i parchi naturali regionali di Gutturu Mannu, Molentargius-Saline, Porto Conte e Tepilora, ai quali sono complessivamente destinati 23.295.061 euro per rendere operativi gli interventi previsti dalla relativa pianificazione.

” Dopo la fase della pianificazione occorre dare ai parchi gli strumenti per tradurla in interventi – dichiara l’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi –. La tutela non significa chiudere un territorio, ma gestirlo bene, recuperare ciò che esiste, proteggere gli habitat e rendere compatibile la fruizione con la conservazione della natura”.

Gli interventi potranno riguardare, secondo le previsioni dei rispettivi strumenti di pianificazione, il recupero e la messa in sicurezza di accessi e percorsi, la riqualificazione di edifici esistenti a servizio dei parchi, il recupero degli habitat e strutture leggere per una fruizione sostenibile. La ripartizione delle risorse fra i quattro parchi sarà definita con un successivo provvedimento della Giunta regionale.

Inoltre, 3,5 milioni sono destinati alla gestione della Rete Natura 2000, 300 mila euro alle oasi permanenti di protezione faunistica e 100 mila euro al programma Man and Biosphere dell’Unesco.

A queste risorse si aggiungono 4,5 milioni di euro per il 2026 destinati al Parco naturale regionale di Tepilora, per i lavori di completamento delle infrastrutture destinate ad attività di educazione non formale e outdoor education giovanile, educazione ambientale, divulgazione scientifica, formazione permanente e promozione del turismo sostenibile, fondate sulla vita all’aria aperta e sulla vita di comunità. Allo stanziamento si affiancano 100 mila euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 per le relative spese di gestione.

Un secondo intervento, da 8 milioni di euro, riguarda le infrastrutture verdi e blu. Le nuove risorse consentono l’ulteriore scorrimento della graduatoria dell’azione FESR 3.7.2 a favore dei comuni ammessi.

Si tratta di interventi su parchi urbani, boschi, filari alberati, corsi d’acqua, zone umide e connessioni ecologiche capaci di produrre benefici ambientali ma anche di aumentare la resilienza dei centri abitati alle ondate di calore e agli eventi meteorologici intensi.

Sul fronte costiero sono inoltre previsti 7,456 milioni nel triennio per la Conservatoria delle Coste, destinati a rafforzarne la capacità operativa e di programmazione pluriennale, e 1,3 milioni per la gestione della posidonia depositata sui litorali, con interventi che ne favoriscano una gestione compatibile con la protezione delle spiagge e il contrasto all’erosione.

Alle Aree marine protette sono destinati inoltre 5 milioni di euro nel triennio (1 milione nel 2026 e 2 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028) per l’adozione di soluzioni per l’approvvigionamento energetico e per la gestione della risorsa idrica e del sistema fognario e depurativo compatibili con la valenza ambientale dei siti, ai fini del superamento delle carenze infrastrutturali negli insediamenti delle isole minori.

Sempre sul fronte costiero, è incrementato di 2 milioni di euro per il 2026 il fondo di rotazione destinato alla concessione di finanziamenti in favore degli enti locali per la progettazione di interventi di difesa costiera e di riqualificazione, previsto dalla legge regionale n. 1 del 2023.

La manovra assicura poi la continuità del Progetto NEPTUNE, con 350 mila euro l’anno nel triennio 2026-2028 a favore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Cagliari, per la ricerca scientifica finalizzata allo sviluppo di strumenti innovativi per la pianificazione e la gestione sostenibile delle aree costiere.

“Parchi, verde urbano e coste non sono politiche separate, sono parti della stessa infrastruttura naturale della Sardegna, dalla quale dipendono biodiversità, qualità della vita, sicurezza dei territori e possibilità di uno sviluppo coerente con le caratteristiche dell’Isola” conclude l’assessora Laconi.

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L'Assessorato regionale della Difesa dell'ambiente, ANCI Sardegna e l'Unione delle Province Sarde hanno trasmesso oggi ai Prefetti di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari un'informativa congiunta sulle gravi criticità che interessano la gestione dei rifiuti di imballaggio in plastica nell'Isola.

La lettera, firmata dall'Assessora regionale della Difesa dell'ambiente Rosanna Laconi, dalla Presidente di ANCI Sardegna Daniela Falconi e dal Presidente dell'Unione delle Province Sarde Mauro Usai, ricostruisce il progressivo aggravarsi della situazione determinato dall'irregolarità e dall'insufficienza dei ritiri assicurati da COREPLA. Una condizione che ha provocato la saturazione delle piattaforme di selezione e stoccaggio, prima nel nord e successivamente nel sud della Sardegna, facendo emergere il rischio di rallentamenti o interruzioni dei servizi comunali di raccolta.

L'Assessorato ha promosso nelle scorse settimane il confronto con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, CONAI e COREPLA e, d'intesa con ANCI e UPI Sardegna, ha avviato un'attività straordinaria di coordinamento con gli enti territoriali, i gestori, le piattaforme di selezione e i consorzi industriali. Questo lavoro ha consentito di individuare nuove superfici da destinare temporaneamente allo stoccaggio e di accompagnare il trasferimento verso impianti del territorio continentale di ulteriori quantitativi di materiale disposto da COREPLA.

Si tratta, tuttavia, di soluzioni che non rimuovono le cause della crisi. Il progressivo esaurimento delle capacità disponibili potrebbe determinare nuove sospensioni dei conferimenti, con conseguenze sulla continuità dei servizi di raccolta e possibili ricadute ambientali, igienico-sanitarie e organizzative.

Nella comunicazione congiunta viene richiamata la necessità che COREPLA assicuri il pieno e tempestivo adempimento degli obblighi di ritiro e di avvio a riciclo o recupero dei materiali conferiti, previsti dall'Accordo quadro nazionale ANCI-CONAI 2026-2029, dai relativi allegati tecnici e dalle convenzioni conseguenti.

Ai Prefetti è stato rappresentato un quadro aggiornato della situazione affinché possano valutare, nell'ambito delle rispettive competenze, l'opportunità di portare all'attenzione delle amministrazioni centrali e del Governo la gravità delle criticità in atto e i rischi connessi a un loro ulteriore aggravamento. Particolare rilievo è attribuito alla condizione di insularità della Sardegna, riconosciuta dall'articolo 119 della Costituzione, che limita le alternative logistiche immediatamente disponibili e accresce l'esposizione del territorio alle conseguenze di eventuali rallentamenti o interruzioni dei flussi.

L'incontro con Province e Città metropolitane

Questa mattina l'Assessora Laconi ha inoltre incontrato i Presidenti delle Province, i Sindaci delle Città metropolitane della Sardegna e la Presidente di ANCI Sardegna. Nel corso della riunione è stata condivisa la forte preoccupazione per il possibile aggravarsi dell'emergenza nelle prossime settimane e la necessità di assumere, nel rispetto delle rispettive competenze, tutte le iniziative possibili e necessarie. Tra queste, l'immediata ricognizione di ulteriori spazi idonei da destinare temporaneamente allo stoccaggio di eventuali nuove eccedenze di rifiuti di imballaggio in plastica.

«Le soluzioni attivate con urgenza consentiranno di alleggerire la pressione immediata, ma restano temporanee e di capacità limitata. La crisi può essere superata soltanto attraverso il ripristino di ritiri regolari, adeguati e continuativi da parte di COREPLA e un coordinamento nazionale che tenga concretamente conto degli svantaggi logistici derivanti dall'insularità. L'Assessorato continuerà ad assumere tutte le iniziative di propria competenza, ma le misure contingenti non possono sostituire le responsabilità proprie della filiera.»

— Assessora Rosanna Laconi

«I Comuni stanno garantendo con grande senso di responsabilità un servizio essenziale per le comunità e non possono essere lasciati soli a fronteggiare le conseguenze di disfunzioni che non dipendono dalle loro scelte. Occorre assicurare continuità ai conferimenti e ai ritiri, tutelando i cittadini e gli enti locali da ulteriori disagi. La collaborazione istituzionale è piena, ma deve essere accompagnata da risposte certe e tempestive da parte di tutti i soggetti responsabili.»

— Presidente di ANCI Sardegna Daniela Falconi

«Le Province e le Città metropolitane hanno confermato la piena disponibilità a concorrere al coordinamento territoriale e alla ricognizione di ulteriori aree che dovessero rendersi necessarie. È un impegno assunto nell'interesse delle comunità e per prevenire conseguenze più gravi. Lo stoccaggio temporaneo, tuttavia, non può trasformarsi in una soluzione strutturale: occorre rimuovere le cause della crisi e ripristinare flussi di ritiro certi, adeguati e continuativi.»

— Presidente di UPI Sardegna Mauro Usai

L'Assessorato regionale della Difesa dell'ambiente, ANCI Sardegna e UPI Sardegna proseguiranno congiuntamente le attività di monitoraggio e raccordo con le istituzioni territoriali, mantenendo costantemente aggiornate le Prefetture sull'evoluzione della situazione.

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Le nuove aree di stoccaggio temporaneo individuate a Macchiareddu da CACIP (Consorzio Industriale Provinciale di Cagliari) e Tecnocasic saranno operative a partire dalle ore 7 di domani, mercoledì 12 agosto. L’avvio avverrà con un giorno di ritardo rispetto alla data inizialmente stabilita.

Dalle ore 7 di domani SO.MA. Ricicla inizierà a trasferire il materiale eccedente verso i nuovi spazi individuati e predisposti in tempi eccezionalmente rapidi da CACIP e Tecnocasic. Contestualmente, la società riprenderà a ricevere nuovi quantitativi di imballaggi in plastica provenienti dai Comuni convenzionati, secondo un ordine progressivo e programmato.

I Comuni, pertanto, non conferiranno direttamente presso Tecnocasic, ma riprenderanno gradualmente i conferimenti presso SO.MA. Ricicla, man mano che il trasferimento delle eccedenze consentirà di liberare capacità operativa nel piazzale della società.

Poiché le operazioni avranno inizio soltanto domani mattina, non è ancora disponibile un dato relativo ai quantitativi che verranno trasferiti nelle nuove aree né al numero dei Comuni che potranno riprendere i conferimenti nella prima giornata. Un primo quadro attendibile potrà essere definito dopo la giornata iniziale di operatività e sulla base dell’effettiva progressione del programma predisposto da SO.MA. Ricicla.

La nuova capacità immediatamente disponibile a Macchiareddu è pari a circa 1.000 tonnellate. Parallelamente, è stato avviato l’iter autorizzativo per rendere disponibile un ulteriore volume di stoccaggio, stimato in altre diverse migliaia di tonnellate, che si auspica possa diventare operativo nei primi giorni di settembre.

L’apertura dei nuovi spazi non produrrà, tuttavia, una normalizzazione immediata del servizio in tutta la Sardegna. Numerosi Comuni continuano a incontrare difficoltà nella gestione dei quantitativi accumulati, nella rimodulazione dei calendari e nell’organizzazione dei flussi. La ripresa sarà necessariamente graduale e la situazione continuerà a essere monitorata quotidianamente insieme ai gestori e agli enti territoriali.

Un primo segnale positivo riguarda, invece, i flussi in uscita. Sulla base delle interlocuzioni intercorse con i soggetti della filiera, risulta che COREPLA (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli Imballaggi in plastica) abbia disposto l’assegnazione di materiali ai centri di selezione situati nel continente. Ciò consentirà l’avvio fuori dalla Sardegna di circa 600 tonnellate di imballaggi in plastica e la conseguente liberazione di un corrispondente volume di capacità di stoccaggio a vantaggio dei conferitori regionali.

Questo primo trasferimento è necessario, ma non ancora sufficiente a garantire la stabilità del sistema. La durata effettiva dei nuovi spazi di Macchiareddu non può infatti essere calcolata considerando soltanto i quantitativi in ingresso: dipenderà soprattutto dalla regolarità e dalla consistenza dei flussi in uscita, la cui programmazione rientra nelle competenze di COREPLA. Senza un calendario continuativo di ritiri, con volumi e destinazioni adeguati alla quantità di materiale raccolto, qualsiasi previsione sulla durata della capacità disponibile sarebbe tecnicamente inattendibile.

La Regione esprime piena gratitudine ai sindaci e ad ANCI Sardegna per il prezioso impegno con il quale, insieme ai consorzi industriali, alle Province, alle Città metropolitane e agli uffici regionali, stanno contribuendo a fronteggiare una situazione particolarmente complessa. Una collaborazione concreta, che riguarda la gestione dei servizi, l’informazione ai cittadini, il coordinamento con gli operatori e la ricerca di soluzioni temporanee nei diversi territori.

“Il ringraziamento ai sindaci non è formale – dichiara l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi –. Sono in prima linea nella gestione delle conseguenze di una crisi che non hanno provocato e che non possono risolvere da soli. La Regione condivide l’esigenza di una regia unitaria e continuerà a operare con ANCI, Province, Città metropolitane e consorzi industriali affinché ogni iniziativa sia coordinata e sostenuta da condizioni amministrative, tecniche e ambientali certe. Le eventuali misure locali possono avere soltanto carattere residuale e temporaneo e non possono tradursi nel trasferimento sui sindaci delle responsabilità derivanti da una disfunzione nazionale”.

La crisi, infatti, non nasce in Sardegna. La filiera nazionale del riciclo degli imballaggi in plastica risente da mesi della contrazione del mercato dei materiali riciclati e del rallentamento dei flussi verso gli impianti di recupero. Il 29 giugno i vertici di CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e COREPLA hanno confermato alla Conferenza delle Regioni che le criticità riguardano l’intero Paese. Nell’Isola il problema si è manifestato prima nel nord e successivamente nel sud, dove l’insufficienza dei ritiri e dei relativi buoni emessi da COREPLA ha progressivamente saturato gli spazi disponibili.

La condizione di insularità aggrava ulteriormente gli effetti della crisi: limita la possibilità di ricorrere rapidamente a impianti alternativi, aumenta tempi e costi di trasporto e rende più complesso trasferire il materiale verso strutture situate fuori dall’Isola.

La Regione ha rappresentato ripetutamente la gravità della situazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, chiedendo una regia nazionale, la regolarizzazione dei ritiri e misure capaci di impedire che i maggiori costi e le conseguenze della crisi ricadano sui Comuni e sui cittadini. Le nuove aree di stoccaggio e l’avvio delle prime 600 tonnellate verso il continente consentono di recuperare un margine operativo, ma non sostituiscono l’intervento che compete al Governo e al sistema consortile.

“L’emergenza non è rientrata – conclude Laconi –. Lo sarà soltanto quando saranno ripristinati flussi in uscita regolari, continuativi e adeguati. Finché il Governo non porrà rimedio alle criticità della filiera nazionale e COREPLA non garantirà una programmazione certa dei ritiri, il problema non soltanto resterà aperto, ma rischierà di aggravarsi. La Sardegna sta facendo tutto ciò che rientra nelle proprie possibilità, ma non può essere lasciata sola ad assorbire gli effetti di una crisi che riguarda l’intero Paese”.

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L'assessora regionale della Difesa dell'Ambiente, Rosanna Laconi, ha convocato e presieduto questo pomeriggio, alle 16, una videoconferenza urgente con i sindaci della Sardegna per condividere il quadro aggiornato delle criticità nella raccolta degli imballaggi in plastica e le misure immediate attivate per evitare interruzioni del servizio. Hanno partecipato oltre 170 sindaci, tra i quali i sindaci metropolitani Massimo Zedda e Giuseppe Mascia. Presenti anche la presidente di ANCI Sardegna, Daniela Falconi, il presidente del CACIP, Beniamino Garau, l'amministratore unico di Tecnocasic, Sandro Anedda, il direttore generale del CIPNES Gallura, Aldo Carta, e i tecnici dell'Assessorato.

CACIP e CIPNES Gallura hanno confermato il completamento degli adempimenti antincendio necessari per le nuove aree di stoccaggio temporaneo. La piattaforma CACIP sarà disponibile da martedì 11 agosto e quella del CIPNES Gallura da mercoledì 12 agosto, per una capacità complessiva di circa 2.000 tonnellate. A queste si aggiungono circa 700 tonnellate presso il sito di Scala Erre, rese disponibili dall'ordinanza già adottata dal Sindaco metropolitano di Sassari.

Gli interventi consentiranno di alleggerire la pressione sulle piattaforme e sostenere i conferimenti nelle prossime settimane.

Ai Comuni è stato chiesto di verificare, ricorrendone i presupposti di legge e nel rispetto delle necessarie condizioni tecniche e ambientali, la possibilità di adottare ordinanze contingibili e urgenti ai sensi dell'articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006, individuando aree idonee al deposito provvisorio. Alcune amministrazioni hanno già provveduto e altre stanno completando le valutazioni. Sono misure eccezionali e temporanee, dirette a impedire che il rallentamento dei ritiri blocchi la raccolta.

Il punto decisivo resta la velocità con cui COREPLA (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) ritirerà e avvierà a recupero il materiale accumulato. Le nuove superfici offrono un margine operativo, ma non sostituiscono la regolarità dei ritiri che il sistema convenzionale nazionale deve assicurare ai Comuni e ai gestori. Senza flussi in uscita adeguati ai quantitativi raccolti, anche queste capacità saranno rapidamente esaurite. Regione, consorzi industriali e sindaci stanno contenendo gli effetti della crisi, ma non possono farsi carico stabilmente di una disfunzione nazionale.

La Regione segue la crisi sin dalle prime difficoltà emerse nel nord dell'Isola e poi estese al sud. Il problema riguarda da quasi un anno tutte le Regioni ed è aggravato in Sardegna dall'insularità. All'origine restano la contrazione del mercato dei materiali riciclati e il rallentamento dei flussi verso gli impianti di recupero.

Il 29 giugno l'Assessora Laconi, coordinatrice della Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni, ha promosso l'audizione dei vertici di CONAI e COREPLA, che hanno confermato la dimensione nazionale del problema. L'8 luglio la questione è stata posta al viceministro Vannia Gava, chiedendo il coinvolgimento delle Regioni nel tavolo ministeriale; il confronto è proseguito il 20 e il 24 luglio con i Consorzi e nelle riunioni tecniche con gli enti titolari degli impianti.

Con la lettera al ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, resa nota il 25 luglio, l'assessora ha chiesto un intervento urgente del Governo per assicurare continuità e regolarità dei ritiri. La richiesta resta pienamente attuale: una crisi nazionale non può essere trasferita su Regioni e Comuni, né affrontata moltiplicando i depositi provvisori. La Sardegna ha attivato tutte le leve disponibili; ora il Governo assicuri la necessaria regia nazionale e il sistema consortile renda effettivi gli impegni assunti.

“Ringrazio i sindaci, ANCI Sardegna, CACIP, Tecnocasic e CIPNES Gallura per la rapidità e il senso di responsabilità dimostrati. Le 2.700 tonnellate di capacità di stoccaggio temporaneo ci consentono di guadagnare tempo, ma non sono la soluzione: questo argine può reggere soltanto se COREPLA ripristina subito ritiri regolari e adeguati ai quantitativi conferiti”, dichiara l'Assessora Rosanna Laconi.

“Non è accettabile – conclude l’assessora Laconi – che una crisi nazionale venga scaricata sui Comuni e sulla Sardegna, più esposta per l'insularità. La Regione ha agito per tempo, ma le misure locali non possono supplire indefinitamente alle insufficienze del sistema nazionale. Il Governo intervenga ora e il sistema consortile rispetti i propri impegni: i costi e i rischi della crisi non possono ricadere sui Comuni e sui cittadini sardi”.

Nel corso della videoconferenza l'assessora e gli uffici hanno inoltre chiarito che, allo stato, non emergono le paventate criticità nella raccolta del secco residuo, allarme generato da informazioni inesatte. La crescita della raccolta differenziata e la conseguente riduzione del residuo rappresentano l'esito atteso della pianificazione e della gerarchia europea dei rifiuti, non un'emergenza né una ragione per ridurre la differenziata al fine di alimentare gli impianti.

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Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha disposto la conclusione negativa della Conferenza di servizi relativa al progetto "Ittiri BESS", l'impianto di accumulo elettrochimico da 470,4 MW previsto in località Su Dragone, nel territorio comunale di Ittiri.

La decisione conferma la posizione assunta dalla Regione Sardegna con la deliberazione del 21 luglio scorso, con cui la Giunta aveva negato il rilascio dell'intesa regionale, ritenendo il progetto incompatibile con il territorio e con gli indirizzi della programmazione energetica regionale. Il provvedimento ministeriale richiama, infatti, i principali elementi già evidenziati dalla Regione: la mancata intesa regionale, le carenze progettuali e documentali, l'assenza del benestare di Terna e le modifiche apportate al progetto nel corso dell'istruttoria.

"Le nostre valutazioni trovano oggi piena conferma", dichiara l'assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda. "La Regione ha svolto fino in fondo il proprio ruolo istituzionale, costruendo un'istruttoria solida, basata su valutazioni tecniche e giuridiche, e non su posizioni pregiudiziali. Il provvedimento del Ministero dimostra che la tutela del territorio, del paesaggio, delle aree agricole e del patrimonio culturale può e deve poggiare su atti amministrativi rigorosi e motivati".

Un esito che, sottolinea l'assessore, è anche il risultato del lavoro svolto da tutta la Regione accanto al Comune di Ittiri e alla comunità locale durante l'intero iter autorizzativo.

"Fin dall'inizio abbiamo scelto di affiancare il Comune, coinvolgendo tutti gli uffici regionali competenti attraverso un'azione coordinata tra gli assessorati. È così che intendiamo esercitare l'autonomia speciale: mettendo le competenze della Regione al servizio dei territori, affinché le comunità locali non siano lasciate sole di fronte a procedimenti complessi e strategici".

L'attività istruttoria ha coinvolto i diversi servizi regionali competenti, che hanno esaminato il progetto sotto i principali profili amministrativi e tecnici, contribuendo a definire il quadro delle criticità dell'intervento, oggi richiamato nella determinazione conclusiva del Ministero.

"Questa vicenda dimostra che la transizione energetica non può essere affidata all'improvvisazione. Servono programmazione, qualità progettuale, rispetto delle regole e confronto con i territori. La Sardegna continuerà a sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili, ma pretenderà sempre che gli interventi siano coerenti con le vocazioni dei luoghi e con l'interesse pubblico. È questa la linea che continueremo a seguire, con serietà, equilibrio e senso delle istituzioni".

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La Giunta regionale ha approvato, su proposta della Presidente della Regione d'intesa con l'assessora della Difesa dell'Ambiente, lo schema di Protocollo d'intesa tra la Regione Autonoma della Sardegna e il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera, rafforzando la collaborazione istituzionale per la tutela del mare e della fascia costiera dell'Isola. L'intesa nasce dalla consapevolezza che il sistema costiero della Sardegna, con oltre 1.890 chilometri di coste distribuite lungo 72 comuni, rappresenta uno dei principali patrimoni ambientali, paesaggistici, sociali ed economici della Regione e richiede un'azione sempre più integrata tra le istituzioni chiamate a garantirne la salvaguardia e la valorizzazione.

“La Sardegna possiede uno dei patrimoni costieri più estesi e preziosi del Mediterraneo. La sua tutela richiede una collaborazione stabile tra tutte le istituzioni competenti. Con questo Protocollo rafforziamo il rapporto con la Guardia Costiera, una presenza fondamentale sul territorio, per sviluppare un'azione ancora più efficace nella difesa dell'ambiente marino e costiero, nella sicurezza delle attività che si svolgono in mare e nella valorizzazione sostenibile delle nostre coste” sottolinea l’assessora Rosanna Laconi.

L'accordo definisce un quadro organico di collaborazione che interesserà numerosi ambiti strategici: dalla tutela ambientale e del demanio marittimo alla protezione della fascia costiera, dalla sicurezza della navigazione e delle attività balneari e portuali alla pesca e all'acquacoltura, fino al monitoraggio delle aree marine protette, dei fenomeni erosivi, alla raccolta e condivisione dei dati, all'educazione ambientale e alla promozione della cultura del mare. Il Protocollo costituisce una cornice generale di cooperazione che sarà resa operativa attraverso uno specifico documento attuativo, elaborato con il coinvolgimento delle Direzioni marittime di Cagliari e Olbia e delle rispettive articolazioni territoriali, nel quale saranno definite le attività concrete e le modalità di collaborazione tra le parti.

“L'obiettivo - dice ancora la Laconi - è mettere a sistema competenze, conoscenze e capacità operative – spiega l'Assessora della Difesa dell'Ambiente – affinché il patrimonio marino e costiero della Sardegna possa essere tutelato con strumenti sempre più efficaci, attraverso un costante scambio di informazioni, il monitoraggio del territorio e iniziative condivise di prevenzione, controllo e sensibilizzazione. Questa intesa rappresenta un investimento nella qualità della cooperazione istituzionale. La tutela del mare e delle coste non riguarda soltanto la conservazione dell'ambiente, ma anche la sicurezza delle persone, il sostegno alle attività economiche legate al mare e la crescita sostenibile delle comunità costiere. La collaborazione con la Guardia Costiera consentirà”. Il Protocollo avrà durata triennale, rinnovabile previo accordo tra le parti. La deliberazione non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale: eventuali interventi che richiederanno risorse finanziarie saranno oggetto di successivi specifici provvedimenti.

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 L’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi ha illustrato i principali contenuti della Campagna antincendio boschivo e le attività introdotte dal Sistema regionale antincendio al termine dei lavori della riunione dove sono stati invitati tutti i Sindaci, strutture operative tra le quali, Prefetture, Protezione civile regionale, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco, Agenzia Forestas e la rappresentanza del Volontariato. L’incontro si è reso necessario dopo l'eccezionale andamento meteoclimatico che sta caratterizzando l'inizio dell'estate, con temperature elevate e condizioni favorevoli all'innesco e alla propagazione degli incendi e contemporaneamente, anche avvisi di criticità per rischio idrogeologico per temporali. Un quadro che ha imposto il massimo livello di attenzione da parte dell'intero Sistema regionale antincendio, rendendo particolarmente impegnativa la campagna AIB 2026.

“Intanto è un piano che nasce anche qui dalla condivisione del lavoro. Si è appena concluso un incontro importante, fondamentale tra tutti i componenti del sistema di protezione civile e del sistema di lotta contro gli incendi. Abbiamo voluto questo incontro per condividere intanto la pianificazione, il piano che abbiamo approvato per il 2026 e condividere quelle che possono essere anche le novità che questo piano ha comportato. Per garantire e dimostrare anche a tutti i Sindaci che sono stati coinvolti in questo incontro, sia la nostra disponibilità, la nostra vicinanza e come sempre dimostrare quella che è la componente multilivello di questa pianificazione.” Ha detto l’assessora Laconi che ha aggiunto che attualmente i mezzi aerei schierati sono sufficienti per garantire gli interventi.

“Servono- ha aggiunto la Laconi – più mezzi terrestri con la necessità di potenziare ulteriormente quelli che sono gli operatori a terra, non solo del Corpo Forestale che va potenziato, ma Forestas, che ha già messo in campo delle nuove assunzioni tra la fine del 2025 e il 2026 e ulteriori assunzioni entro quest'anno”.

“Un sistema che si muove non perché c'è un unico soggetto che lavora ma perché ci sono tanti soggetti che lavorano insieme, quindi tante istituzioni, tanti assessorati, tanti anche soggetti che lavorano. Soltanto se si crea questo spirito di squadra noi possiamo pensare di poter affrontare con determinazione questo grande rischio che è quello degli incendi per la nostra Regione.”

“ Una componente importante è sicuramente l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini, perché molto spesso sono coloro che poi per primi avvistano un incendio. Ecco che quindi è partita una campagna proprio di informazione, di sensibilizzazione dei cittadini, una campagna regionale come tutti gli anni, che quest'anno abbiamo modificato e speriamo sia il più incisiva possibile. Speriamo che questa campagna possa essere il più incisiva possibile.”

Sono tante le forze in campo che stanno lavorando. Il Corpo Forestale è in azione con tutti i propri uomini, mezzi aerei o mezzi a terra. I direttori delle operazioni di spegnimento antincendi, sono capillarmente diffusi. La macchina operativa sta già lavorando a pieno regime. Dal primo di luglio lo schieramento dei mezzi aerei è al completo con 12 elicotteri, due elicotteri con l'appalto FES della protezione civile, gestito dalla protezione civile, 10 elicotteri gestiti dal corpo forestale, capillarmente diffusi, con una prontezza di 7 minuti dalla chiamata del direttore delle operazioni di spegnimento, che è il primo che arriva in campo con il grado più alto del corpo forestale.

Da inizio anno in Sardegna si sono registrati 903 incendi. In cenere oltre quattromila ettari di territorio. Il maggior numero di incendi si è sviluppato nel mese di giugno, 670 circa, mentre nei primi giorni di luglio sono già 33.

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 Coniugare la crescita professionale dei cittadini con la tutela dell'inestimabile identità culturale dell'isola: è questo l'obiettivo strategico della nuova misura dell’Assessorato del lavoro. In quest'ottica si inserisce un'iniziativa sperimentale di ampio respiro che unisce le politiche attive per l'occupazione alla salvaguardia della nostra storia e del nostro paesaggio.

“Con questo progetto vogliamo dare una risposta concreta e di prospettiva a tanti giovani diplomati e laureati che hanno scelto di investire la propria vita e i propri studi nella cultura e nella bellezza della nostra terra. Penso, ad esempio, a chi sogna di fare la guida archeologica, a chi ha studiato per valorizzare la nostra storia e troppo spesso si scontra con la mancanza di opportunità immediate.

La Sardegna – osserva l’assessora del Lavoro Desirè Manca - offre un patrimonio immenso che tutto il mondo ci invidia, ma questo patrimonio ha bisogno di gambe, competenze ed entusiasmo per essere raccontato e protetto. Non stiamo semplicemente attivando un cantiere occupazionale della durata di due anni: stiamo offrendo a questi ragazzi la possibilità di fare un'esperienza sul campo altamente qualificata, radicata nel proprio comune e nel proprio territorio. È un modo per dire loro, con i fatti, che lo sbocco occupazionale che cercano è possibile qui, a casa nostra, trasformando una straordinaria vocazione culturale in una reale e dignitosa opportunità di lavoro”.

L’Assessorato regionale del Lavoro della Sardegna ha pubblicato l’Avviso rivolto ai Comuni.

Grazie a uno stanziamento di 25,5 milioni di euro (24,5 milioni regionali e 1 milione di cofinanziamento PR FSE+, Programma Sardegna del Fondo sociale europeo plus), i Comuni sardi potranno assumere da 1 a 8 disoccupati (diplomati o laureati) con contratti di 24 mesi. I lavoratori saranno impiegati direttamente nei progetti comunali per il recupero e la valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico del territorio.

L'iter per l'accesso ai finanziamenti si sviluppa in due momenti principali. Nella prima fase, che si apre oggi 1° luglio e si concluderà il 30 ottobre 2026, i Comuni interessati devono inviare tramite PEC la propria proposta progettuale e il piano occupazionale alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente per territorio, che avrà il compito di valutarne la conformità e dichiararne la congruità rispetto alla tutela del bene. Successivamente, le amministrazioni che avranno ottenuto il via libera formale dalla Soprintendenza potranno passare alla seconda fase, quella della candidatura telematica vera e propria. Le domande dovranno essere trasmesse esclusivamente online attraverso il portale Sardegna Lavoro, all'interno del sistema SIL, in una finestra temporale molto precisa: dalle ore 10:00 del 1° dicembre fino alle ore 23:59 del 18 dicembre 2026.

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La Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, di concerto con l’assessore della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio, le linee di indirizzo per l’educazione all’ambiente e alla sostenibilità della rete regionale INFEAS (Informazione, Formazione e Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità) per il triennio 2026–2028, destinando risorse complessive pari a 5 milioni e 530 mila euro per tre azioni: il potenziamento della manifestazione “CEAS Aperti”, il finanziamento di progetti educativi ai Centri CEAS e il presidio della comunicazione della rete. La rete INFEAS opera attraverso i CEAS, istituzioni pubbliche a titolarità di Comuni, Parchi e aree marine protette, che svolgono attività di educazione e sensibilizzazione in tutto il territorio regionale. Le linee di indirizzo approvate identificano tre priorità tematiche, urgenti nel contesto sardo e radicate negli obiettivi della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) e della Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC): la prevenzione degli incendi, l’uso consapevole della risorsa idrica con riferimento ai fenomeni siccitosi e la gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti con il contrasto all’abbandono incontrollato.

Le risorse, 5 milioni e 500 mila euro finanziano tre azioni distinte. L’Azione 1 destina 750 mila euro (250 mila euro per annualità) alla manifestazione “CEAS Aperti”, coordinata da un ente pubblico capofila: nel triennio 2026–2028 si terranno la sesta, la settima e l’ottava edizione, ciascuna con un evento finale residenziale che include azioni formative per gli operatori dei CEAS. L’Azione 2 destina 4 milioni e 750 mila euro al finanziamento diretto di progetti educativi ai CEAS sulle tre tematiche prioritarie (1 milione e 750 mila euro per il 2026, 1 milione e 250 mila euro per il 2027, 1 milione e 750 mila euro per il 2028; contributo per CEAS nel 2026: 30.170 euro). Ogni progetto deve includere un laboratorio realizzato con la partecipazione del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (CFVA) o delle agenzie regionali ARPAS o Forestas, la cui collaborazione strutturata con la rete INFEAS rappresenta il valore qualificante della programmazione. I destinatari prioritari sono gli studenti delle scuole primarie e secondarie. L’Azione 3 destina 30 mila euro per il 2028 alla proroga semestrale del contratto di comunicazione della rete INFEAS, già avviato per il biennio 2026–2027 in attuazione della DGR n. 35/69 del 4 luglio 2025.

Sottolineando come l’educazione ambientale sia un investimento strutturale sulla coscienza collettiva sarda: “Incendi, siccità e abbandono dei rifiuti sono sfide che richiedono non solo interventi operativi, ma anche consapevolezza e responsabilità diffusa. Con queste risorse rafforziamo la rete INFEAS e investiamo nell’educazione ambientale delle nuove generazioni e delle comunità locali, perché la tutela dell’ambiente si costruisce prima di tutto attraverso la conoscenza”, ha dichiarato l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi.

Precisando come la regia pubblica e la collaborazione istituzionale costituiscano il valore aggiunto della programmazione: “Il valore della rete INFEAS risiede nella collaborazione tra CEAS, Corpo Forestale, ARPAS e Forestas. Mettere in rete competenze, esperienze e presenza sul territorio significa rendere più efficace l’educazione ambientale e rafforzare il legame tra cittadini, istituzioni e territorio”, ha concluso Laconi.

Con questa delibera la Regione Sardegna conferma la centralità dell’educazione ambientale nella propria politica di tutela del territorio. Il triennio 2026–2028 porterà nelle scuole e nelle comunità sarde progetti educativi strutturati su incendi, acqua e rifiuti, attraverso una rete di Centri pubblici in raccordo con le strutture tecniche regionali.

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Prosegue il progressivo dispiegamento del sistema aereo antincendio della Regione Sardegna in vista della fase più intensa della campagna AIB 2026.

La flotta aerea regionale schierata in assetto completo sarà composta da 12 elicotteri: 9 elicotteri leggeri, con capacità media di carico pari a 900 litri d'acqua, un elicottero medio-pesante AB412 con capacità di 1.200 litri e 2 elicotteri pesanti Super Puma, in grado di trasportare fino a 4.000 litri.

A supporto del dispositivo regionale opererà anche il Concorso Aereo Nazionale, che conferma le stesse risorse assegnate alla Sardegna nella scorsa stagione: tre Canadair basati a Olbia e due elicotteri pesanti AW139 dell'Esercito Italiano e dell'Aeronautica Militare schierati negli aeroporti di Decimomannu ed Elmas. Il primo assetto nazionale entrerà in servizio a Olbia il prossimo 15 giugno.

Il rischieramento della flotta avviene in modo modulare e progressivo sulla base delle previsioni del rischio incendi e dell'andamento meteorologico stagionale. Attualmente sono operativi tre elicotteri regionali leggeri nelle basi di Fenosu, Pula e Villasalto.

Tra il 10 e il 15 giugno il dispositivo sarà ulteriormente potenziato con l'attivazione di un elicottero pesante Super Puma presso la base di Fenosu e con l'impiego di altri quattro elicotteri regionali. Il completamento dell'intero schieramento è previsto entro la fine del mese di giugno, quando saranno pienamente operativi tutti i 12 mezzi regionali e i 5 velivoli del Concorso Aereo Nazionale.

L'obiettivo è garantire la massima capacità di intervento sul territorio regionale durante il periodo di maggiore rischio, assicurando tempi di risposta rapidi e una più efficace azione di contrasto agli incendi boschivi e di interfaccia.

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