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“Zero partiti. Siamo un’opzione per gli elettori quartesi, per chi è stanco dei partiti”. Lo afferma Alberto Grimaldi, uno dei sei candidati sindaco alle elezioni amministrative per il Comune di Quartu del 25 e 26 ottobre.  Grimaldi è consulente del lavoro con oltre 30 anni di esperienza e ha deciso di voler offrire il suo contributo e la sua esperienza professionale alla terza città della Sardegna.  “Ci proponiamo come un’alternativa. Ho un programma elettorale scritto da un cittadino che vive le problematiche tutti i giorni". L’aspirante sindaco ha presentato, la sua lista ‘Grimaldi per Quartu’, composta da 20 candidati. “Ci siamo scelti insieme perché tutti viviamo direttamente i problemi della città. Ho dato priorità a delle donne molto in gamba”, continua.  Secondo Grimaldi a Quartu è necessario gestire correttamente le risorse: “Sono poche. Chi conosce il bilancio sa perfettamente che non ci sono soldi. Occorre fare delle scelte precise, investiamo su quelli che sono veramente i problemi di Quartu”, spiega. Ripartendo dalle piccole cose. “Strade, buche, marciapiedi, ottimizzazione del cantiere comunale. Se non investiamo denari nella formazione dei dipendenti, nelle risorse umane non si riesce a stare sul mercato”. 

Grimaldi, perché ha deciso di presentare la sua candidatura come sindaco? 

“La mia candidatura nasce anche per un evento casuale. Cinque anni fa un mio amico mi disse: ‘Vuoi venire a teatro?’.  Non sapevo che a Quartu ci fosse un teatro. Mi portò ad assistere a una seduta del consiglio comunale. Mi trattenni fino a oltre la mezzanotte perché era veramente un teatro, una recita. Mi colpì in particolare modo l’alzata di mano generale dei consiglieri che ribattevano l’uno con l’altro, invocavano questo ‘per fatto personale’.  Mi chiesi cosa fosse e andai a cercarlo nel regolamento del Consiglio comunale e lo trovai. Il ‘per fatto personale’ era una norma che prevedeva che il consigliere comunale potesse ribattere a un altro consigliere, in deroga alla tempistica, perché si sentiva offeso personalmente. Mi si aprì un mondo. Mi son detto: ‘Ma veramente queste persone amministrano la terza città della Sardegna? Passano ore a litigare e sono anche pagati per questo. È incredibile’.  Da lì iniziai a studiare e a documentarmi - anche con difficoltà perché il Comune di Quartu come trasparenza non è il massimo - e nacque una passione. I bilanci, le delibere di Giunta, i verbali del Consiglio comunale.

Passione strana...

"Già. Ma pian piano nacque in me questa voglia di dare il mio contributo, di partecipare, anche gratuitamente. Anche grazie alle mie competenze, alla mia professione. Sono consulente del lavoro e  sono stato facilitato, grazie alla professione che svolgo, nel comprendere tanti atti complessi come il bilancio e  le delibere di Giunta. Sono andato a vedere i vari programmi elettorali che furono scritti negli anni precedenti, alla fine erano copia e incolla, sempre le stesse cose. Allora da lì l’idea di dare un contributo come cittadino e intraprendere un percorso giuridico che è quello che poi ti porta a fare una raccolta firme, fare una lista civica e presentarti come candidato. Io oggi sono qui. Faccio parte dei 6 candidati sindaci e ho un programma scritto da un cittadino che vive le problematiche tutti i giorni. Ci proponiamo come un’alternativa, non capita spesso che un cittadino si candidi come sindaco, è una cosa rara. Quindi noi siamo un’opzione per gli elettori quartesi, per chi è stanco dei partiti. Lo slogan di Grimaldi per Quartu è ‘Zero partiti’”.

Non avete nessun orientamento politico?

“Assolutamente no. Io ho avuto un’esperienza nel 2015 come candidato a Cagliari. Presi 30 voti dagli amici di una vita, ormai vivevo a Quartu da tanti anni, ma nella mia inesperienza politica volevo con umiltà partire dal basso e vivere una campagna elettorale dall’interno.  Mi è stata molto utile, ha arricchito il mio bagaglio culturale, ho visto come si fa una campagna elettorale, come si mette su una lista civica. Ho visto anche che si litiga quando ci sono tanti partiti in coalizione. Tutti vogliono fare le prime donne, tutti vogliono essere i candidati sindaco, si fanno i passi indietro e gli accordi qualora venga eletto tizio.  Questo è solitamente il sistema di lottizzazione che avviene all’interno di un Comune, penso che ci conosce la politica sappia perfettamente di cosa sto parlando.  Ecco quindi l’importanza di fare una scelta consapevole, perché negli ultimi anni a Quartu - per chi non lo sapesse - è accaduto proprio questo. Un sindaco è stato eletto dal Pd, da una coalizione di Centro sinistra, poi tutte queste persone non si sono accontentate di un caffè al bar o di una colazione pagata, ma hanno preteso debito di riconoscenza.  Il sindaco si è girato, li ha salutati dicendo: ‘Io non vi do proprio un bel niente’”. 

Da dove deve ripartire Quartu? 

“Da chi liberamente, senza partiti politici alle spalle, può decidere come utilizzare le risorse finanziarie senza essere ricattato in continuazione, soprattutto in sede di approvazione del bilancio che è il momento più cruciale, perché se non si approva si va tutti a casa e nessuno vuole lasciare la poltrona. Quindi assistiamo al depauperamento delle risorse finanziarie  perché occorre accontentare troppe persone. E non si riesce a concentrare le risorse su poche cose, le risorse sono poche. Chi conosce il bilancio di Quartu sa perfettamente che non ci sono soldi.

Se dovesse entrare in via Eligio Porcu, che situazione si aspetta di trovare?

"Il sindaco uscente Delunas dice che sta lasciando una Ferrari con il pieno in eredità al suo successore.  Questa Ferrari non l’ha vista nessuno. Ma se andiamo a vedere esattamente di cosa sta parlando, si riferisce a immobili che vengono inseriti nel cosiddetto piano triennale delle alienazioni, è un obbligo di legge inserire gli immobili in vendita del Comune. Ma è un gratta e vinci, perché non si sa se si venderanno. Gli unici immobili che sono stati venduti, quelli più appetibili erano il Bar del Parco e la Collina a Margine Rosso. Gli altri non lo so, chi se la compra una piscina a Quartu a poco meno di tre milioni di euro? Io no sicuramente.  Poi alla fine assisteremo anche a chi gestisce attualmente la piscina che se ne andrà da Quartu. Andrà in altri Comuni dove gli offriranno di gestire la piscina comunale. Come abbiamo visto associazioni calcistiche sportive dilettantistiche che sono andate via dal Comune di Quartu perché i campi non davano la possibilità di giocare". 

Ma i soldi come si recuperano? 

"Da queste vicende si comprende  l’importanza di poter scegliere liberamente cosa fare dei denari, che sono pochi. Investirli in poche cose: strade, buche, marciapiedi, ottimizzazione del cantiere comunale che attualmente è incredibile: terza città della Sardegna, da anni il deposito comunale è bloccato per una tettoia in amianto, pochi dipendenti, di età avanzata. Una macchina amministrativa inefficiente. Do due numeri giusto per rendervi conto dell’idea in che condizioni siamo.  Il rapporto dipendenti comunali cittadini è di uno a 126.  Il Comune di Quartu dovrebbe avere almeno 563 dipendenti per 71mila abitanti, invece ne ha meno di 300.  Ogni anno 10 di questi se ne vanno in pensione, è veramente una situazione tragica.  Se non investiamo denari nella formazione dei dipendenti, nelle risorse umane non si riesce a stare sul mercato. Io parlo da consulente del lavoro, sono 30 anni che faccio questa professione e so perfettamente che se i dipendenti non vengono formati, incentivati e valorizzati non c’è impresa che tenga.  Occorre fare delle scelte precise, i denari sono pochi, investiamo su quelli che sono veramente i problemi di Quartu, l’orologio si è fermato 30 anni fa. Dobbiamo solo copiare quello che hanno fatto gli altri decidendo cosa fare”.

Da chi è composta la sua lista ‘Grimaldi per Quartu’?

“Sono in tutto 20 i componenti della lista, di cui 11 donne e 9 uomini. Abbiamo iniziato la presentazione e ho dato priorità a delle donne molto in gamba. Saranno loro a parlare, perché mi fa piacere che i candidati parlino. Non son attori, non sono teatranti, sono cittadini comuni. Ci siamo scelti insieme perché tutti viviamo indirettamente i problemi della città. Anche la presentazione della lista, così come il programma, ha seguito dei criteri da cittadino che vive i problemi”.

 

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“La mia voglia di entrare in politica nasce per poter dare voce a tutti i cittadini, nessuno escluso. In modo che tutti possano ottenere la stessa parità di diritti”. Sono questi i motivi che hanno spinto Sandro Pani, 39 anni, a candidarsi come consigliere alle elezioni comunali di Uta.  Pani fa parte della lista “Uta per tutti” a sostegno della candidata sindaco Barbara Loche.  “Abbiamo scelto una figura femminile come capolista perché le donne hanno una marcia in più”, spiega l’aspirante consigliere. “Barbara con il suo lavoro è la persona più adatta per poter rappresentare al meglio le idee di tutti”.  “Uta per tutti” punta a rappresentare i cittadini senza escludere nessuno. Pani - infatti - rimprovera all’attuale amministrazione comunale di non essere stata attenta ai bisogni di tutti i cittadini. “Per poter parlare con il sindaco è necessario prendere un appuntamento. Questo non dovrebbe esistere”, afferma.  Uta - secondo Pani - ha tanto da migliorare, a partire dal rischio idrogeologico fino alle problematiche sociali.  “La mia figura potrebbe dare un contributo al paese in quanto sono una persona molto attenta ai bisogni delle famiglie”, aggiunge.

Chi è Sandro Pani?

“Sono un ragazzo di 39 anni e nella mia vita ho avuto a che fare con il sociale. Ho fatto del volontariato, mi sono sempre occupato di aiutare le famiglie bisognose con dei progetti che sono stati attivati qualche anno fa”. 

In che modo la sua figura potrebbe dare un contributo al paese?

“Sono una persona molto attenta ai bisogni delle famiglie, delle persone disagiate, ma anche dei disabili. Ho già avuto a che fare con queste figure, me ne sono occupato durante il mio volontariato”. 

Ha un orientamento politico?

“No. Momentaneamente appartengo a una lista civica. Nessuno di noi ha un orientamento politico”.

Perché ha scelto di candidarsi con Barbara Loche?

“Perché la candidatura di una donna è stata molto voluta dal paese. È la prima volta che capita, è molto importante avere una donna perché ha una marcia in più. Le donne hanno quello spirito in più. È questo che ci ha portato a scegliere fortemente una figura femminile come capolista.  Abbiamo identificato una persona che fosse molto vicina a delle realtà particolari del nostro paese, Barbara con il suo lavoro era la persona più adatta per poter rappresentare meglio le idee di tutti. Le sue idee, il suo modo di pensare e di agire sono molto forti". 

Invece come nasce la sua idea di candidarsi? 

“È stato un gruppo di amici a chiedermi di entrare a far parte della politica comunale. Servivano delle persone che avessero avuto a che fare con una certa fetta del paese alla quale non è stato dato il giusto peso fino ad oggi.  La mia voglia di entrare in politica nasce per poter dare voce a tutti i cittadini, nessuno escluso. In modo che tutti possano ottenere la stessa parità di diritti”.

Qual è il suo obiettivo?

“Voglio entrare in un’amministrazione per poter rappresentare chiunque ed essere vicino e riuscire ad ascoltare i cittadini. Non soltanto un gruppo.  Se non tendiamo l’orecchio verso ogni cittadino, allora non stiamo facendo bene il nostro lavoro di amministratori”.

Ha qualcosa da rimproverare all’attuale amministrazione comunale?

“Sicuramente a questa amministrazione bisogna rimproverare il fatto che in 5 anni non sia stata molto presente a livello di ascolto verso il cittadino.  Il sindaco non dedica - per esempio - un giorno ai cittadini per ascoltare quali sono le loro problematiche. Se qualcuno vuole andare a parlare con il sindaco deve obbligatoriamente prendere un appuntamento. Questo secondo me non dovrebbe esistere. Il primo cittadino dovrebbe essere al servizio di tutti per poter rappresentare tutti al meglio”.

Cosa c’è da migliorare a Uta?

“Tantissimo, a partire dal sociale, ma ci sono anche altre problematiche. Abbiamo il problema del rischio idrogeologico dell’HI4.  La nuova amministrazione dovrà affrontare queste problematiche in modo molto più determinato. In cinque anni non sono riusciti a farlo.  Bisogna poi stare molto più vicini ai cittadini cercando di rappresentare tutti al meglio, stando attenti a tutte le esigenze”. 

Cosa ci dice in merito allo slogan Uta per tutti?

“Lo slogan nasce proprio dal fatto che - come già detto - tutti i cittadini devono essere rappresentanti allo stesso modo.  Tutti devono avere lo stesso metro di giudizio. Se tutti siamo considerati uguali, insieme possiamo migliorare il nostro paese”.  

Perché votare Uta per tutti?

“Siamo una squadra di ragazzi che hanno voglia di creare un rapporto con tutti i cittadini.  Uta per tutti nasce proprio per essere di risposta, conforto, di ascolto e di azione per tutti”.

 

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La campagna elettorale di Christian Stevelli è già partita. È lui a guidare una coalizione di dieci liste del centrodestra per la conquista del municipio di Quartu: di fede Psd'Az, il candidato sindaco conta anche sul sostegno  di Riformatori Sardi,  Lega, Forza Italia, Fratelli D’Italia, Sardegna Forte, Udc-Podeus-Uds, Noi Per Quartu, Sardegna Venti20. Da poco si è aggiunto un gruppo di giovani con Io Sono Quartu. Si vota il 25 e 26 ottobre. E Stevelli è già in pista. 

Stevelli, quali sono le ragioni che l’hanno spinta a presentare la sua candidatura?

Vivo da 20 anni in questa città, in tutto questo tempo ho notato un aumento importante di problemi e criticità che avevano necessità di un azione diversa e più efficace, ho scelto di mettermi in gioco per provare a dare questa spinta propulsiva.

 Qual è il vostro programma elettorale?

Difficile descriverlo in poche parole:  oltre che sul  decoro urbano e puntiamo sulla sistemazione di strade ed illuminazione, abbiamo un progetto di rilancio della città. E sulla valorizzazione del nostro straordinario litorale.

 Ci parli delle sue liste

Dieci liste tra partiti e civiche che mettono a correre le rappresentanze di tutte le categorie di cittadini e tutte le realtà del vastissimo territorio di Quartu che daranno la garanzia di rappresentanza e di supporto necessario per governare bene. Con questa coalizione, molta ampia, plurale e unita vogliamo far tornare protagonisti i quartesi

È ancora presto ma, quali sono le sue aspettative?

Essere ricordato come un sindaco che ha lasciato il segno in positivo di una città che lo merita.

Cosa ha da migliorare una città come Quartu?

Quartu è come Cenerentola: bella dentro ma trasandata fuori, se miglioriamo l’aspetto esteriore il risultato è garantito. 

Cosa è pronto a fare il centrodestra?

A portare avanti con convinzione e caparbietà il programma che presenterà agli elettori

 State definendo il vostro programma di rilancio della città. Cosa ci dice in merito?

A breve sarà pubblicato sul sito e sarà cliccabile e scaricabile tutto il programma aperto anche suggerimenti dei cittadini. Stiamo scrivendo il programma di Governo insieme ai cittadini, le associazioni, i settori produttivi. Non sarà un libro dei sogni ma lo strumento concreto per rilanciare Quartu.

 Ha qualcosa da rimproverare all’attuale amministrazione comunale?

La mancanza di un progetto preciso, il resto è una conseguenza.

Come coordinerà il suo ruolo di consulente del presidente della Regione con quello di sindaco?

Pur essendo un vantaggio importante anche per la città, ricoprire dei ruoli che necessitano di un impegno a tempo pieno è estremamente difficile: rimetterò il mandato nelle mani di chi quella fiducia mi ha concesso,  che deciderà al meglio.

 

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A quasi vent’anni dal suo ultimo mandato, Graziano Milia riscende in campo per Quartu. Era il 2001 quando salutava la città da sindaco e lasciava le chiavi del municipio di via Eligio Porcu al commissario Piergiorgio Portas, prima dell’arrivo di Davide Galantuomo. Poi l’esperienza alla provincia di Cagliari, come presidente, e l’incarico al Consiglio delle Autonomie locali della Sardegna. Ma, nel cuore, è rimasto sempre fedele alla sua città: così a marzo, appena prima del lockdown per l’emergenza sanitaria, ha ufficializzato la sua candidatura, in vista delle elezioni che si svolgeranno tra ottobre e novembre.

Perché la scelta di ricandidarsi?

È stata una scelta molto sofferta e pensata. Mi è stato chiesto di rifletterci, così ho iniziato a fare delle verifiche su ciò che si potrebbe fare per la città e ho trovato delle possibilità molto confortanti. Dall’altra parte, però, dovevo capire quali fossero oggi le mie capacità per ricoprire un ruolo di questo genere: non sono più un ragazzo, non è una cosa nuova per me e quindi non sono spinto dalla curiosità, come spesso accade. Tra l’altro, nella mia vicenda politica, ho avuto anche una condanna di abuso d’ufficio. Gli aspetti positivi, alla fine, hanno prevalso: ho più esperienza, sono maturato, ho un bagaglio di relazioni istituzionali che prima non avevo. Ma ciò che forse mi ha convinto di più è che non sono un politico in carriera, quindi sono libero di poter fare il sindaco senza essere distratto dalla mia carriera.  Quartu deve chiudere un percorso che negli anni ’90 aveva iniziato chi c’era prima di me di definitiva trasformazione di un grande borgo agricolo in città. All’inizio del nuovo millennio eravamo ad un passo, ma quel processo si è arenato e bisogna riprenderlo e portarlo a compimento.

Quali sono i punti chiave del suo programma elettorale?

Riqualificare, ricostruire, rigenerare. Tutto ciò che inizia con “ri-”. Questo perché bisogna puntare a una città che abbia un ruolo in un ambito più ampio, a partire da quello della città metropolitana, ma io dico anche in tutta la Sardegna. Non può una città che per numero di abitanti è la terza della Sardegna da parecchi anni non svolgere un ruolo più generale: questo significa attrarre servizi di interesse più generale, far vivere a Quartu esperienze che siano utili alla Sardegna e quindi anche al rilancio della città. Insieme a questo l’altra grande sfida è trasformare Quartu in una città di mare, cioè in qualcosa che storicamente non è mai stata: forse per farlo bisognerebbe tornare agli insediamenti nuragici.

Cosa farebbe, da sindaco, per rendere Quartu una città turistica?

Che si debba intervenire in molteplici punti è chiaro, lo direbbero tutti: migliorare la città, valorizzare 25 km di costa, Molentargius. Ma quello che bisogna fare in più questa volta è creare gli strumenti che rimarranno anche per il futuro. Prima ho fatto riferimento alla trasformazione da borgo agricolo a città: quello che è mancato allora, quando si era arrivati a un passo dall’obiettivo, sono proprio gli strumenti. Faccio un esempio: un consorzio turistico in comune con le altre città che hanno la costa.

Ci sono tre parole nello slogan del suo piano di rinascita: Quartu, Sardegna e futuro. Come immagina il futuro della città?

Immagino una città che pensa a se stessa ma che allo stesso tempo è inserita a pieno nelle dinamiche della Città metropolitana. E la immagino soprattutto con una grande proiezione verso il futuro, per renderla una città più agile. Credo che sia un luogo dove si possano sperimentare processi di smart city e fare un grande sforzo sulle energie rinnovabili. Tutto ciò all’insegna dell’innovazione.

Nella sua campagna elettorale sta puntando sulla partecipazione dei cittadini. Quali sono le richieste più frequenti e ciò che gli abitanti percepiscono come più urgente?

Il percepito spesso non risponde alla realtà. Quello che bisogna fare è puntare su una mobilitazione collettiva, perché un sindaco da solo non può fare nulla. Io ho detto “la Quartu che vogliamo”, che significa anche “i cittadini che vogliamo”. Non ci si può limitare a dire: “Risolviamo il problema delle buche”, perché quello va fatto e basta. Ma lo sforzo collettivo deve andare nella direzione della rinascita della città. Ecco perché ho deciso di assumere un profilo politico assolutamente civico: non perché io disprezzi i partiti anzi, ma penso che, in questo momento particolare, sia necessaria una mobilitazione che tocca tutti. E mi auguro che anche gli altri candidati alla carica di sindaco ragionino così: io per primo dico sin d’ora che se negli altri programmi ci saranno progetti o idee utili li farò miei e dirò da dove provengono. Se davvero vogliamo far rinascere Quartu bisogna iniziare a pensare in modo diverso da ciò a cui eravamo abituati.

Trasporti e collegamenti. Quali idee?

È la base dello sviluppo della città. La prima necessità è di completare tutto il piano della viabilità, dentro Quartu e ai confini. La seconda è svolgere una battaglia per far arrivare la metropolitana di superficie al Poetto. Perché senza questa non ha alcun senso realizzare da via Brigata Sassari un altro tratto di metropolitana che va a Margine Rosso. Quel tracciato da solo sarebbe inutilizzabile. Corriamo il rischio di mettere sottosopra Quartu per una linea che - vista la scelta di passare da Quartucciu-Selargius-Monserrato - ci porterebbe in piazza Matteotti in 50 minuti: io temo che non la userebbe nessuno. Diverso invece è se si chiude l’anello con il Poetto: questa è la nostra proposta. E pensiamo anche a un collegamento veloce con mezzi elettrici veloci e corsie apposite in viale Marconi che colleghi così Cagliari e Quartu.

Quartu anche città dello sport?

Si può fare molto. A partire dalla zona di Is Arenas: riprendere il vecchio piano integrato d’aria, ma non solo. Bisogna anche aggiungere qualcosa che trasformi quell’area in una zona d’accesso al parco: servizi adeguati prima di tutto.  Il parco di Molentargius si sviluppa in gran parte nel comune di Quartu ma purtroppo è anche la parte meno utilizzata. Ora è il momento di pensare a valorizzarla: creare i servizi per poter accedere al parco è fondamentale. Ma penso anche alle strutture sportive nelle scuole: c’è tutto un lavoro da riprendere e oggi abbiamo gli strumenti per farlo al meglio.  Ciò che mi ha impressionato di Quartu negli ultimi anni è stata la distrazione nel richiedere finanziamenti, pubblici o privati che siano. Il nostro grande impegno ora dev’essere quello di recuperare quanto più possibile.

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Chiedo al Psd’Az la candidatura a sindaco di Quartu”. Lucio Torru, il consigliere comunale più votato della città, è pronto a una nuova sfida. La corsa alle prossime elezioni amministrative, se il partito darà l’ok, la farà da candidato sindaco. Niente di ufficiale ancora, ma l’esponente del Partito sardo d’azione quartese è certo delle sue possibilità e vorrebbe mettersi in gioco. “Sono il più votato da dieci anni - dice Torru - questo vuol dire che mi viene riconosciuta lesperienza, la capacità e i titoli. Forse oggi sono lunica persona adatta a stare con la gente - continua il consigliere - e a far camminare la macchina burocratica, perché ne conosco ogni angolo. Ho anche il favore dei cittadini, in tanti mi hanno chiesto di candidarmi”.

Per Torru, da ormai vent’anni al Comune, la “vera sfida sarebbe quella tra me e Milia: nelle piazze e nei bar, se si fa un giro per Quartu, si fanno solo i nostri nomi”.

Nessun commento sul lavoro fatto in questi anni dal sindaco Stefano Delunas, ma solo una presa di coscienza: “A Quartu in questi 5 anni è mancata la forza politica, da parte di tutti i partiti - spiega Torru - Ora bisogna darsi da fare per le opere pubbliche e per la ricerca di finanziamenti europei”.

È una lotta con la burocrazia”, confessa, “Quartu ha le sue potenzialità ma bisogna progettare alternative di tipo turistico-economico che possano creare ulteriore sviluppo che, al momento, non offre niente”.

Le idee, in parte, ci sono già: “Completare almeno la 554, finanziata da 10 anni ma per cui non si è ancora mosso un coccio”, attacca il consigliere sardista, “fare il proseguo di via della Musica e risolvere i problemi del cimitero ancora fermo”. Ma anche “rilanciare l’edilizia, con la nuova legge regionale, perché ormai le maestranze non ci sono più”.

E poi un sogno: “Chiamare Cellino e dirgli di comprare una squadra e portare il Quartu in Serie A.

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