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Il percorso di revisione e completamento del Piano Paesaggistico Regionale entra nel vivo della fase progettuale. L’incontro “I Paesaggi delle Comunità”, svoltosi oggi a Cagliari, ha restituito gli esiti dei nove appuntamenti territoriali promossi dalla Regione e dato avvio al lavoro successivo.

Il percorso, nella prima fase, ha coinvolto oltre 500 partecipanti e raccolto 120 contributi.

Oggi, a Cagliari, la conferenza ha visto coinvolte circa 300 persone tra sindaci, amministrazioni, tecnici, sindacalisti e rappresentanti delle associazioni, con 17 interventi nel corso della mattinata.

Dal confronto è emerso un interesse diffuso per i temi della tutela e, insieme, la richiesta di regole più aderenti alle caratteristiche dei diversi territori.

“Quello di oggi è un momento di cerniera”, sottolinea l’assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda.

“Dopo il lavoro svolto nei territori, iniziamo a ragionare su aspetti più marcatamente progettuali. Il confronto ha evidenziato una posizione positiva sul tema della tutela, ma anche la necessità di una disciplina capace di rapportarsi in modo più puntuale alle diverse realtà della Sardegna”.

L’aggiornamento del PPR deve inoltre misurarsi con un quadro profondamente cambiato rispetto al 2006: cambiamenti climatici, eventi estremi, transizione energetica e spopolamento, soprattutto nelle aree interne, impongono di ripensare gli strumenti con cui viene governato il territorio.

“Il nuovo Piano - conclude Spanedda - deve misurarsi con questi cambiamenti. Tutelare il paesaggio significa anche creare le condizioni per mantenerlo vivo, affrontando il rischio di spopolamento e governando le trasformazioni legate al clima e alla transizione energetica. La tutela, quindi, deve essere parte di una politica complessiva di governo del territorio”.

La prossima fase prevede laboratori territoriali, il cui obiettivo è identificare condizioni specifiche che consentano di adattare l'insediamento e il paesaggio alle condizioni di vita attuali.

Il confronto con i territori proseguirà parallelamente al lavoro tecnico e istituzionale.

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La Giunta regionale ha approvato la prima programmazione regionale delle strutture integrate sociali e sociosanitarie, definendo un nuovo quadro per governare la distribuzione sul territorio delle comunità rivolte agli anziani non autosufficienti, alle persone con disabilità e ai minori. La programmazione riguarda le strutture integrate previste dalla legge regionale n. 23 del 2005 e dal relativo regolamento di attuazione.

L'obiettivo è assicurare una distribuzione più equilibrata dell'offerta, facendo in modo che l'apertura di nuove strutture e l'ampliamento di quelle esistenti siano coerenti con gli effettivi fabbisogni delle diverse aree della Sardegna. La programmazione assume come riferimento la distribuzione delle strutture già autorizzate, i dati demografici e la capacità ricettiva presente nei diversi territori.

“Per la prima volta disponiamo di uno strumento che ci consente di programmare lo sviluppo delle strutture integrate sulla base dei bisogni reali delle persone e dei territori – dichiara la presidente della Regione e assessora ad interim dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza sociale, Alessandra Todde –. Non si tratta di limitare l'offerta, ma di governarla, indirizzando le nuove iniziative dove sono maggiormente necessarie ed evitando squilibri territoriali. La qualità dell'assistenza passa anche da una programmazione pubblica capace di tenere insieme domanda, offerta e sostenibilità del sistema”.

La ricognizione effettuata attraverso il Sistema Informativo del Welfare Regionale – SIWE censisce complessivamente 251 strutture integrate autorizzate: 233 comunità integrate per anziani non autosufficienti, 10 comunità integrate per persone con disabilità e per il “Dopo di noi” e 8 comunità socio-educative integrate per minori.

Per la programmazione 2026 il territorio regionale è stato suddiviso in macroaree ottenute aggregando gli Ambiti PLUS. Il fabbisogno è stato determinato sulla base della popolazione residente al 1° gennaio 2025, della popolazione target per ciascuna tipologia di servizio e della capacità ricettiva già autorizzata. Per le strutture rivolte agli anziani è stata quindi considerata la popolazione over 65, per quelle destinate alle persone con disabilità la fascia 18-64 anni e per le strutture dedicate ai minori la popolazione sotto i 18 anni.

Il provvedimento modifica inoltre il sistema con cui saranno autorizzate le nuove strutture. Dal 1° gennaio 2027 sarà ripristinato il parere espresso e preventivo di compatibilità da parte della Direzione generale delle Politiche Sociali: prima di una nuova apertura sarà quindi verificata la coerenza dell'intervento con il fabbisogno della macroarea interessata e con i vincoli finanziari delle Aziende sociosanitarie locali. Viene così superato il precedente meccanismo nel quale il parere di compatibilità poteva considerarsi acquisito automaticamente al ricorrere dei requisiti autorizzativi.

Per consentire il passaggio al nuovo regime ed evitare che nuove autorizzazioni modifichino nel frattempo il quadro sul quale è stata costruita la programmazione, dalla pubblicazione della deliberazione e fino al 1° gennaio 2027 saranno sospesi i procedimenti per l'apertura di nuove strutture residenziali integrate e quelli finalizzati all'aumento della capacità ricettiva delle strutture già autorizzate.

La delibera tutela, tuttavia, gli investimenti già concretamente avviati alla data della sua approvazione, purché documentabili attraverso atti o impegni oggettivamente riscontrabili, come l'acquisto o la locazione di immobili destinati ad attività sociosanitarie, progetti edilizi approvati, investimenti finanziari vincolati o titoli edilizi già rilasciati. Queste iniziative saranno progressivamente ricondotte al fabbisogno programmato e, ove necessario, salvaguardate attraverso un adeguamento della programmazione.

La programmazione avrà carattere dinamico e potrà essere rivista entro un anno, anche per includere eventuali strutture non ancora censite. Un ruolo centrale sarà svolto dal SIWE, attraverso il quale dovrà essere assicurato un flusso costante di informazioni tra strutture, Comuni e Regione su ospiti, personale e servizi erogati.

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Dalle risorse, alla progettazione degli interventi: l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, si è recato oggi a Lula per un sopralluogo negli edifici e negli spazi pubblici potenzialmente individuati dal Comune nell’ambito del programma di rigenerazione urbana collegato alla candidatura del sito di Sos Enattos per ospitare l’Einstein Telescope.

Il sopralluogo rappresenta un passaggio operativo per verificare direttamente le aree interessate e definire, insieme all’amministrazione comunale, le priorità di intervento. Un’attività che dà seguito allo stanziamento complessivo di 4,4 milioni di euro destinato ai Comuni di Lula, Bitti, Onanì e Orune, con una dotazione fino a 1,1 milioni di euro per ciascun territorio.

“Le risorse hanno senso se producono risultati visibili e duraturi - sottolinea l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda -. Per questo siamo qui, a Lula, insieme all’amministrazione comunale: per conoscere da vicino le esigenze del territorio e accompagnare le scelte che porteranno alla realizzazione degli interventi”.

I finanziamenti potranno essere destinati al recupero e alla valorizzazione di edifici e spazi pubblici, alla realizzazione di infrastrutture verdi, al rafforzamento dei luoghi di aggregazione e inclusione e al miglioramento della sicurezza, dell’accessibilità e della qualità urbana.

“La candidatura dell’Einstein Telescope è una prospettiva strategica per la Sardegna centrale, ma non possiamo aspettare il futuro per investire nei territori - aggiunge Spanedda -. La rigenerazione urbana serve innanzitutto a rendere più forti e attrattivi i centri che oggi vivono questa sfida, migliorando gli spazi pubblici e creando condizioni migliori per chi li abita”.

Il percorso coinvolge direttamente i quattro Comuni interessati e punta a fare della candidatura di Sos Enattos un’occasione capace di generare ricadute concrete già nella fase attuale, rafforzando infrastrutture, servizi e qualità urbana.

“Il ruolo della Regione è mettere in campo risorse, ma anche garantire che siano utilizzate nel modo più efficace - conclude Spanedda -. Il confronto diretto con i sindaci e la conoscenza dei luoghi sono parte di questo lavoro. È una scelta precisa: accompagnare i territori e costruire con loro gli interventi necessari, senza calare dall’alto le soluzioni”.

Sono in previsione sopralluoghi anche negli altri tre comuni interessati.

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La Giunta regionale, su proposta dell’assessora della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, ha approvato l’adozione del Piano del Parco naturale regionale di Gutturu Mannu. Il Parco, istituito con la legge regionale del 24 ottobre 2014, n. 20, si estende su una superficie complessiva pari a 18.029,36 ettari, nei territori dei comuni di Assemini, Capoterra, Domus de Maria, Pula, Santadi, Sarroch, Siliqua, Teulada, Uta e Villa San Pietro.
 
 
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Su proposta dell’assessora della Pubblica Istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, Ilaria Portas, la Giunta ha preso atto delle relazioni annuali per l'anno 2025 sull'attività didattica delle Università degli Studi di Cagliari e di Sassari. La delibera garantisce la prosecuzione del percorso di studio ai dieci studenti provenienti da Gaza (5 dell'Ateneo di Cagliari e 5 dell'Ateneo di Sassari) attraverso borse di studio del valore di 12 mila euro a valere sul contributo regionale 2026 relativo al Fondo Globale “Interventi regionali per l'Università”.
 
 
SANITÀ
La Giunta ha approvato la programmazione per la non autosufficienza, con 94,6 milioni dal Fondo nazionale 2025-2027 e 147,3 milioni di cofinanziamento regionale, per oltre 241 milioni complessivi. Le risorse sostengono anziani e persone con disabilità non autosufficienti e garantiscono la continuità di Ritornare a casa Plus. Nel triennio, 68,46 milioni sono destinati agli anziani e 18,61 milioni alle persone con disabilità. Previsti inoltre il rafforzamento dei PUA e delle UVT e il finanziamento dei progetti di Vita indipendente. La programmazione punta su domiciliarità, valutazione multidimensionale e progetti assistenziali personalizzati, in un sistema che coinvolge oltre 50 mila persone.
 
 
La Giunta approva la prima programmazione regionale delle strutture integrate per anziani non autosufficienti, persone con disabilità e minori, sulla base dei fabbisogni territoriali e dei dati SIWE. Sono 251 le strutture autorizzate: 233 per anziani, 10 per persone con disabilità e per il “Dopo di noi” e 8 per minori. Dal 1° gennaio 2027 le nuove aperture saranno subordinate a un parere preventivo di compatibilità con la programmazione regionale e con i fabbisogni delle macroaree. Fino a quella data vengono sospesi i procedimenti per nuove strutture e ampliamenti, salvaguardando gli investimenti già concretamente avviati. La programmazione, basata sui dati demografici e sulla capacità ricettiva esistente, potrà essere aggiornata entro un anno.
 
 
La Giunta regionale ha approvato con due delibere i Piani triennali del fabbisogno di personale 2026-2028 dell’AOU di Cagliari e della ASL Ogliastra, dopo l’istruttoria del Tavolo tecnico regionale sulla spesa e sui fabbisogni di personale. Per l’AOU di Cagliari il Piano tiene conto delle criticità della dirigenza sanitaria e del comparto e dei fabbisogni legati al potenziamento del San Giovanni di Dio e del Policlinico di Monserrato. Per la ASL Ogliastra le priorità riguardano l’incremento dell’organico medico, il rafforzamento di infermieri e tecnici di radiologia e il potenziamento dei servizi territoriali e distrettuali. Entrambe le delibere recepiscono inoltre l’orientamento della Corte costituzionale secondo cui i limiti statali alla spesa di personale non sono applicabili al SSR sardo.
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Quattro milioni e mezzo di euro in tre anni per aiutare i giovani sardi a sostenere i costi legati a competizioni, concorsi, selezioni e percorsi di alta formazione. L’obiettivo è ridurre uno degli svantaggi legati all’insularità: la necessità di affrontare spese spesso elevate per raggiungere il resto d’Italia o l’estero quando si presenta un’opportunità di studio, crescita professionale o confronto ad alto livello.
La maggioranza ha approvato la misura proposta dal gruppo del Movimento 5 Stelle, su iniziativa del consigliere regionale Emanuele Matta, che prevede l’istituzione del Fondo regionale per la mobilità delle eccellenze giovanili sarde.
Lo stanziamento previsto è di 1,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2026 al 2028, per un totale di 4,5 milioni.
Dai biglietti al soggiorno, cosa potrà essere finanziato
Il Fondo sarà destinato ai giovani residenti in Sardegna chiamati a partecipare a competizioni, manifestazioni, concorsi, selezioni, eventi e percorsi di alta qualificazione di rilievo regionale, nazionale o internazionale.
La platea potenziale comprende diversi settori: dallo sport all’arte, dalla cultura alla scienza e alla tecnologia, fino alle professioni e all’alta formazione.
I contributi potranno essere utilizzati per coprire le spese di viaggio e soggiorno, ma anche per il trasporto di strumenti, attrezzature e materiali necessari alla partecipazione e per gli altri costi direttamente collegati alla trasferta.
L’intento è evitare che la distanza geografica della Sardegna e i maggiori costi degli spostamenti possano trasformarsi in un limite soprattutto per i ragazzi provenienti da famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere autonomamente le trasferte.
Matta: «Il viaggio non può fermare il talento»
«Viaggi e trasferte possono diventare un ostacolo concreto per i giovani che vogliono valorizzare il proprio talento e cogliere nuove opportunità», spiega il consigliere regionale del M5S Emanuele Matta.
«Quando un giovane sardo parte per una gara, una rappresentazione ufficiale o un evento di rilievo – aggiunge – porta con sé non solo le proprie capacità, ma anche il talento, l’identità e il valore di un’intera terra. Per questo abbiamo ritenuto importante istituire questo fondo».
La misura punta quindi ad agire direttamente sul cosiddetto costo dell’insularità. Per chi vive in Sardegna, infatti, la partecipazione a un appuntamento nella Penisola o all’estero comporta inevitabilmente il ricorso all’aereo o alla nave, con spese che si aggiungono a quelle per pernottamenti, trasporti locali ed eventuale movimentazione di attrezzature.
Contributi sulla base di merito e situazione economica
L’accesso alle risorse non sarà automatico. I contributi saranno assegnati tenendo conto del merito, delle spese documentate, delle condizioni economiche e delle specifiche esigenze dei beneficiari.
Spetterà ora alla Giunta regionale stabilire nel dettaglio le modalità operative del nuovo Fondo, definendo le procedure per presentare le domande, ottenere i contributi e rendicontare le spese sostenute.
Con l’approvazione della misura vengono dunque stanziate risorse fino al 2028 per cercare di evitare che il costo di un biglietto, di un soggiorno o del trasporto di un’attrezzatura possa costringere un giovane sardo a rinunciare a un’occasione importante per il proprio percorso sportivo, artistico, accademico o professionale.

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Le problematiche relative alla mancanza di copertura mobile segnalate da ultimo dal sindaco di Bari Sardo per alcuni tratti della Strada Statale 125 e, in particolare, all'interno delle gallerie della principale direttrice della costa orientale, riportano all'attenzione un tema che interessa ancora diverse aree della Sardegna: la presenza di zone nelle quali il segnale telefonico è assente o insufficiente, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza, sull'accessibilità dei servizi e sulla qualità della vita di cittadini e visitatori.

Si tratta di una criticità che la Regione Sardegna aveva già individuato e affrontato attraverso una specifica misura di sostegno agli enti locali. Con la legge regionale n. 24 del 2025, è stato finanziato il primo milione di euro destinato alla concessione di contributi ai Comuni per la realizzazione di infrastrutture abilitanti, aeree o sotterranee, finalizzate a rendere disponibile il segnale telefonico nelle aree che ne risultano prive.

L'intervento, attuato dalla Direzione generale dell'Innovazione dell’Assessorato agli Affari generali, ha consentito di finanziare nove Comuni per un importo complessivo di circa 900 mila euro, attivando investimenti per oltre 1,08 milioni di euro grazie al concorso delle risorse comunali. Attualmente gli interventi risultano nella fase di realizzazione da parte degli enti beneficiari e la Regione ha già provveduto all'erogazione del 50 per cento dei contributi concessi, per lavori che dovranno essere conclusi entro il 2027.

«Le segnalazioni provenienti dai territori confermano che il tema delle telecomunicazioni e della copertura mobile rappresenta ancora una delle principali sfide infrastrutturali per molte comunità della Sardegna. La disponibilità del segnale telefonico non riguarda soltanto la possibilità di effettuare chiamate o utilizzare servizi digitali, ma incide direttamente sulla sicurezza delle persone, sulla tempestività delle comunicazioni di emergenza, sulla competitività delle attività economiche e sulla capacità dei territori di contrastare isolamento e spopolamento. Per questo motivo, la Regione ha deciso di rafforzare ulteriormente l'intervento. Con la recente variazione di bilancio approvata nel mese di agosto sono stati infatti stanziati ulteriori 3 milioni di euro per le annualità 2026 e 2027, destinati al potenziamento delle azioni rivolte alla realizzazione delle infrastrutture abilitanti alle telecomunicazioni», dichiara l’Assessore agli Affari generali, Sebastian Cocco.

Le nuove risorse consentiranno di dare continuità all'attività già avviata e di ampliare il numero dei territori interessati, intervenendo nelle situazioni che continuano a presentare criticità particolarmente rilevanti sotto il profilo della copertura telefonica e della connettività.

«La transizione digitale non può prescindere dalla disponibilità delle infrastrutture di base. Per questo la Regione continuerà a investire affinché anche le aree più periferiche e meno servite possano disporre delle condizioni necessarie per accedere ai servizi, garantire la sicurezza dei cittadini e cogliere le opportunità offerte dall'innovazione tecnologica. L'obiettivo è contribuire a ridurre il divario infrastrutturale ancora presente in alcune parti dell'Isola e favorire uno sviluppo più equilibrato del territorio regionale, attraverso interventi concreti capaci di rispondere alle esigenze manifestate dalle comunità locali» conclude l’Assessore.

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I dati sul sistema del lavoro regionale, così come emergono dal nuovo Rapporto realizzato dal Centro Studi della CISL Sardegna, evidenziano 21 mila occupati in più nell’Isola nel biennio 2023-2025. “Numeri – evidenzia l’assessora del Lavoro, Desirè Manca – che confermano una crescita dell’occupazione in Sardegna, in linea con quanto rilevato anche da altre fonti statistiche e amministrative, e che ci collocano al di sopra della media del Mezzogiorno. È un risultato importante, che dimostra che in questi anni il mercato del lavoro regionale è cresciuto. Resta, però, il tema dei salari: dal 2008 al 2023 le retribuzioni reali sono diminuite del 15,2%, con effetti pesanti sul potere d’acquisto delle famiglie. Su questo bisogna essere chiari: i salari si definiscono principalmente attraverso la contrattazione collettiva nazionale e in molti settori i contratti non hanno tenuto il passo con l’aumento del costo della vita, acuitosi anche a seguito della crisi energetica, lasciando livelli retributivi troppo bassi. Non è quindi sulla determinazione dei salari che la Regione può intervenire, ma sulle condizioni che permettono di creare più e migliore occupazione. Ed è proprio su questo fronte che abbiamo lavorato, mettendo in campo misure che hanno contribuito alla crescita dell’occupazione, come dimostrano i numeri”.
“Il nostro compito è continuare a lavorare su ciò che rientra nelle competenze regionali – prosegue l’esponente della Giunta – e, in questa prospettiva, guardiamo con favore e spirito di collaborazione alla proposta avanzata da Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna, di avviare un confronto per la definizione di un ‘Patto regionale per produttività, salari e qualità del lavoro’. Una proposta che incontra particolare attenzione da parte nostra, anche perché le strategie già messe in campo dalla Regione e quelle di imminente attuazione si muovono nella stessa direzione, con l’obiettivo di rafforzare qualità, stabilità e valore dell’occupazione”.
In questa prospettiva, sul fronte della contrazione dei salari e della perdita di potere d’acquisto, il prossimo 9 ottobre sarà presentato il Progetto VIA.MA.R.E., realizzato da ASPAL, che attraverso lo studio del fenomeno dei cosiddetti working poor punta alla costituzione di un osservatorio stabile sul lavoro povero nei territori di Sardegna, Liguria, Toscana, Corsica e Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
Allo stesso tempo, la Regione sta investendo sul rafforzamento delle competenze e dell’occupabilità, in particolare dei giovani, con l’imminente avvio del Piano NewGens, rivolto alla fascia 18-35 anni, e attraverso le azioni del Just Transition Fund 2021-2027, che nel Sulcis-Iglesiente sostengono la riqualificazione professionale e l’accompagnamento dei lavoratori nei processi di transizione industriale, insieme a interventi per le imprese e per la creazione di nuova occupazione. Una strategia che guarda anche alla dimensione territoriale, con la prevista costituzione degli Osservatori territoriali del lavoro (OTL) e dei Patti territoriali per il lavoro (PTL), a partire dall’esperienza avviata da ASPAL nel Medio Campidano, per intercettare e anticipare i fabbisogni professionali e occupazionali e rafforzare il raccordo tra formazione, lavoro e sistema produttivo. Il quadro trova ulteriore definizione nel DEFR – Documento di Economia e Finanza Regionale 2027-2029, che individua nel rafforzamento del Sistema Integrato Regionale del Lavoro e nei nuovi “distretti per il lavoro” strumenti per rendere le politiche attive sempre più aderenti alle specificità dei territori e ai bisogni di giovani, persone fragili, lavoratori coinvolti nelle crisi e imprese.
“In questo quadro – conclude l’assessora – la proposta di un Patto regionale per produttività, salari e qualità del lavoro può rappresentare un’importante opportunità per rafforzare una governance condivisa delle politiche del lavoro, valorizzando il contributo di tutti gli attori coinvolti e costruendo condizioni sempre più favorevoli alla crescita dell’occupazione e alla qualità del lavoro in Sardegna”.

 

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Si è svolta ieri mattina la Conferenza dei servizi per l’intervento di messa in sicurezza del tratto della strada statale 130 a quattro corsie tra Elmas e Decimomannu, la riunione ha recepito tutti i pareri degli enti e dei soggetti coinvolti, compresi quelli dei comuni interessati dal progetto. I sindaci di Elmas, Assemini e Decimomannu si sono espressi favorevolmente, così come tutti gli altri soggetti istituzionali. “È una giornata che possiamo definire storica – evidenzia l’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu – con i pareri positivi possiamo dare avvio all’iter dell’opera attesa da oltre dieci anni. Questo ci consente di definire anche il cronoprogramma che prevede entro dicembre di avere il progetto di fattibilità tecnico economia ed entro giugno 2027 la pubblicazione della gara. Inoltre, entro dicembre partiranno i lavori per la rotatoria di Decimomannu per mettere in sicurezza l’incrocio in attesa delle opere definitive”.

L'intervento riguarda la messa in sicurezza del tratto a quattro corsie tra i comuni di Elmas e Decimomannu, attraverso la realizzazione di una strada di tipo B con due corsie per senso di marcia. È inoltre prevista la realizzazione di svincoli a livelli sfalsati in corrispondenza delle attuali intersezioni a raso di Elmas, Assemini e Decimomannu e la eliminazione di alcuni accessi diretti. In corrispondenza dei nuovi svincoli, la SS130 sarà elevata in viadotto ed il collegamento con la viabilità locale avverrà tramite realizzazione di rampe dirette e rotatoria sottostante. Superata la zona di svincolo, la SS 130 riprenderà la quota dell'attuale tracciato.

Lungo il tracciato è prevista la realizzazione di 4 viadotti e 2 ponti per uno sviluppo totale di 1000 m circa oltre a un cavalcavia, opere minori e di sistemazione idraulica.

“In due anni abbiamo messo d’accordo quasi 40 soggetti coinvolti – evidenzia Piu - nell’iter sono stati fondamentali la costituzione della struttura commissariale, era attesa dal 2021, gli incontri al Ministero e la collaborazione di Anas e dei comuni. Oggi è una giornata da segnare nel calendario perché finalmente abbiamo il via libera all’opera. Ora abbiamo un progetto approvato e un orizzonte temporale”.

L’opera interessa un tracciato di 10 chilometri, per un valore complessivo di oltre 330 milioni di euro. Il cantiere sarà diviso in due lotti che saranno realizzati contemporaneamente così da ottimizzare i tempi.

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La Regione Sardegna, ha trasmesso al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica una nota sul progressivo degrado delle praterie di Posidonia oceanica nell'Arcipelago di La Maddalena, chiedendo un intervento su cinque fronti di competenza statale. Oltre 6.000 imbarcazioni al giorno si sono riversate nei picchi estivi sulle praterie dell'habitat prioritario 1120*. La Regione chiede la qualifica di polizia giudiziaria per il personale di vigilanza degli enti parco, sanzioni proporzionate al danno ecologico e il rafforzamento del presidio in mare della Guardia costiera.

La nota, firmata dall'assessora della Difesa dell'Ambiente Rosanna Laconi e dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, è stata trasmessa per conoscenza anche al Presidente dell'Ente Parco nazionale.

L'area interessata cumula tre regimi di tutela distinti: parco nazionale ai sensi della legge n. 394 del 1991; sito della rete Natura 2000 ITB010008 «Arcipelago La Maddalena», designato Zona speciale di conservazione con decreto ministeriale dell'11 gennaio 2022 e contestualmente classificato Zona di protezione speciale; porzione del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo, ratificato con la legge n. 391 del 2001. Ciascun regime genera obblighi autonomi e ciascuno, rileva la Regione, è oggi disatteso per la medesima ragione: l'assenza di un presidio di vigilanza effettivo.

Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità — Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio — e agisce lungo tre direttrici: l'ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l'erosione degli arenili; l'aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l'attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque.

Le misure di conservazione vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore.

Il personale dell'Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all'estensione dell'area.

Le sanzioni ordinariamente applicate all'ancoraggio su prateria si attestano su importi di poche decine di euro, percepiti dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione. In Francia, Paese parte del medesimo Accordo Pelagos, le violazioni sono perseguite dinanzi al tribunale marittimo, con sanzioni pecuniarie assai più elevate cui possono aggiungersi il divieto temporaneo di navigazione.

La Regione segnala inoltre di aver già avviato, per la parte di propria competenza, un percorso di cooperazione con l'Amministrazione marittima: con la deliberazione della Giunta regionale n. 36/21 del 15 luglio 2026 è stato approvato lo schema di Protocollo d'intesa con il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, che include espressamente la vigilanza sulle aree marine protette e sui siti Natura 2000. Il Protocollo offre una sede attuativa già costituita, nella quale si chiede al Ministero di sostenere l'inserimento di una specifica linea di attività dedicata al presidio dell'Arcipelago di La Maddalena.

“Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, scrivono nella nota la Presidente Todde e l’assessora Laconi. “Un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta”.

Le richieste al Ministero riguardano l’attribuzione al personale di vigilanza degli enti parco nazionali della qualifica di polizia giudiziaria e della potestà di accertamento e contestazione delle violazioni; la revisione e graduazione del regime sanzionatorio di cui all'articolo 30 della legge n. 394/1991 per i danni agli habitat prioritari e per la violazione delle misure di conservazione dei siti Natura 2000, con importi proporzionati al pregiudizio ecologico e alle caratteristiche dell'unità navale; il rafforzamento del dispositivo di controllo in mare della Guardia costiera nel Parco nazionale e nella ZSC/ZPS ITB010008, con incremento di unità navali e personale nella stagione di massima affluenza, in attuazione dell'articolo 13 dell'Accordo Pelagos; l’inclusione dell'habitat prioritario 1120 del sito ITB010008 tra le aree di intervento prioritario del Piano nazionale di ripristino della natura, di cui al regolamento (UE) 2024/1991; la valutazione dei presupposti per l'esercizio dell'azione di risarcimento del danno ambientale, ai sensi degli articoli 299 e seguenti e 311 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nei confronti dei responsabili di eventi accertati di danneggiamento dell'habitat 1120.

La Regione si dichiara disponibile a ogni approfondimento tecnico e alla partecipazione a un tavolo di lavoro dedicato, in raccordo con l'Ente Parco quale ente gestore del sito Natura 2000 e con le autorità marittime competenti.

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La Giunta regionale ha approvato i criteri per destinare 4,4 milioni di euro alla rigenerazione urbana di Lula, Bitti, Onanì e Orune, accompagnando così la candidatura di Sos Enattos con un investimento concreto sulla qualità dei luoghi e delle comunità.

Le risorse, previste dalla legge regionale di stabilità 2026, saranno ripartite in parti uguali tra i quattro Comuni, con un massimo di 1,1 milioni di euro ciascuno. I finanziamenti potranno essere utilizzati per recuperare edifici pubblici e spazi urbani, realizzare infrastrutture verdi, rafforzare i luoghi di aggregazione e inclusione e migliorare sicurezza, accessibilità e qualità urbana.

“L’Einstein Telescope è molto più di una grande infrastruttura scientifica: è una straordinaria occasione di sviluppo per la Sardegna - sottolinea l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda -. La candidatura stessa è un'occasione di rigenerazione dei territori: è giusto prepararli oggi poiché potrebbero accogliere una trasformazione dalle importanti ricadute scientifiche, economiche, occupazionali e sociali, rafforzando la qualità urbana e di vita di chi già abita il territorio così come per coloro che verranno”.

“La candidatura di Sos Enattos deve diventare anche un progetto di crescita territoriale e di sinergia istituzionale - prosegue Spanedda -. Con queste risorse la Regione sostiene concretamente i Comuni e li mette nelle condizioni di intervenire sui propri centri urbani, recuperare patrimonio e spazi pubblici e migliorare i servizi. È così che una grande sfida internazionale può tradursi in una ricaduta concreta per le comunità”.

L’intervento si inserisce nella strategia regionale a sostegno della candidatura, già accompagnata da una governance dedicata e dall’Accordo sottoscritto con i quattro Comuni direttamente interessati: Lula, Bitti, Onanì e Orune.

I progetti dovranno avere carattere organico e di interesse pubblico, essere coerenti con i caratteri ambientali e storico-culturali dei luoghi e rispondere ai bisogni delle comunità, intervenendo anche su situazioni di degrado, abbandono e perdita di funzioni urbane.

“Una grande infrastruttura può diventare davvero un’opportunità solo se cresce insieme ai territori che la ospitano. Per questo è fondamentale lavorare fianco a fianco con i Comuni, mettendo sullo stesso piano l’opera, le esigenze delle comunità e le prospettive di sviluppo dei territori. La collaborazione tra istituzioni è la condizione per costruire un progetto capace di avviare una crescita duratura in Sardegna”, conclude Spanedda.

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