Alla Domus l’Inter passa 2-0, Belotti si rompe il crociato. Notte orribile per i rossoblù. Pisacane tiene fuori Gaetano e Prati e lancia Ze Pedro. Prevale la qualità tecnica ospite. Domenica a Udine si riparte
Mario Frongia
L’Inter la apre dopo 9’. Lautaro di testa beffa Caprile con Luperto che non salta e Obert che non disturba il campione del mondo. L’argentino ce l’ha con il Cagliari: 12 reti in 12 partite. Un cecchino non farebbe meglio. Il raddoppio lo firma nella ripresa Pio Esposito, fratellino dell’Esposito rossoblù, su rasoiata di Di Marco. Nel frattempo, due pali ospiti (Mkhitaryan e Calhanoglu) e uno di casa, Folorunsho di testa. Poi, si viaggia su ritmi e frequenze dettate dalla qualità interista. Ma un dato appare certo: i due mediani schierati da Fabio Pisacane, Deiola e Adopo, soffrono con il centrocampo ospite, Barella, Mkhitaryan e Calha. L’allenatore rossoblù, conoscendo la squadra di Chivu, ha scelto di presidiare gli esterni a discapito della corsia centrale. Scelta premiata a metà. L’Inter ha condotto, il Cagliari ha provato a ripartire. Senza mai pungere e senza mai impegnare Martinez. Il match stato grosso modo questo. L’incornata di Folorunsho sotto di un gol avrebbe potuto cambiare la musica. Ma lo stesso Pisacane ha ammesso: “L’Inter ha meritato. Ma non ho nulla da rimproverare ai ragazzi. L’infortunio di Belotti? Adesso conta la sua salute. La sua uscita non ha influito sul nostro atteggiamento”. Insomma, i 3 punti vanno con merito a Barella e soci. A proposito, quali problemi si possono mai avere se si ha la testa per fischiare senza motivo il cagliaritano, diventato tra i più forti centrocampisti al mondo?
La doppia tegola. Il Cagliari le becca dall’Inter e interrompe il filotto di tre vittorie di fila, Parma, Lecce e Frosinone, in Coppa Italia. Ci sta. Troppo differenti ambizioni, investimenti, qualità tecnica e mentalità del gruppo nerazzurro. I rossoblù hanno comunque confermato di seguire la cifra chiesta da Fabio Pisacane: verticalità, pressione alta, almeno a tratti, fraseggio rapido, ricerca della profondità, agilità nelle ripartenze, forze il tasto meno proficuo. Poi, la perdi. Ma soprattutto, perdi il centravanti. Andrea Belotti salta su un rilancio di Mina, Martinez esce e prende la palla. Il Gallo si accascia e porta le mani al viso. Gli esami strumentali di stamani non mentono: lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Dai quattro ai sei mesi di stop. Una brutta botta. L’ex bomber del Toro, 165 reti in carriera - appena venti gol negli ultimi passaggi con Fiorentina, Roma, Como e Benfica - al Cagliari è partito alla grande. La doppietta al Lecce, diciannovesima in carriera, aveva riaperto la storia di uno dei cannonieri più prolifici della A. Il crac di sabato notte chiude momentaneamente i sogni dei tifosi e le aspirazioni dell’attaccante di Calcinate. Classe ’93, abituato a stringere i denti, il Gallo saprà nei dettagli, da altri esami strumentali, e a breve quale sarà il percorso riabilitativo. A partire dal quasi invitabile intervento chirurgico. Per il gruppo di casa la botta è forte. Pisacane deve preparare il match in trasferta in casa Udinese, domenica alle 12.30. Esposito - “con noi ha giocato il fratello sbagliato” ha ironizzato un tifoso riferendosi al 2-0 firmato da Pio Esposito - riferimento offensivo, con Folorunsho e Gaetano alle spalle, potrebbe essere la risposta. Si vedrà. Comunque vada, niente drammi per una sconfitta con i vice campioni d’Europa. Così come andavano tenuti i piedi a terra dopo i 7 punti in quattro gare.
