Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Rossoblù corsari contro il Milan a San Siro. Prova quasi perfetta con Gaetano, Esposito e Mina su tutti. Un 2-1 che tiene fuori i rossoneri dalla Champions. In attesa del closing con il Fondo speculativo americano, dubbi e incognite sul domani del club

Mario Frongia

Gli ultimi due gol della stagione hanno la firma di Borrelli e Rodriguez. Debuttanti entrambi, il primo veniva da 14 reti in due anni in C, mentre l’uruguaiano è un 2005. Fanno parte delle scelte di Guido Angelozzi, il direttore sportivo scomparso dai radar in questo fine stagione nonostante abbia messo su un gruppo a trazione italiana, una notizia nella A attuale, che ha garantito la salvezza, plusvalenze, giovani su cui credere, asset tecnici importanti e redditizi. Se ne riparlerà a breve, anche i precedenti sulla prosecuzione dei diesse in casa Cagliari non regalano ottimismo. Il bersaglio è pesante: americani o meno, allenatore nuovo o da riconfermare, ci sarà da progettare seriamente il cammino della società. In maniera professionale e senza intrusioni, giusto per uscire dalle secche di salvezze stentate o retrocessioni annunciate. Intanto, la cronaca da piazza Duomo sorride ai Quattro mori. Il Cagliari ha sconfitto 2-1 il Milan nella Scala del calcio, per Allegri una botta mica male, con 70-80 milioni di euro che senza Champions si volatilizzano. Padroni di casa in vantaggio con Salemaekers dopo neanche due minuti con incertezze da spartire tra Obert e Mina, che poi si è riscattato con una buona prova, sponda per Borrelli inclusa. A seguire, la remuntada e una serie di occasioni nitide, Mendy su tutte a tu per tu con Maignan, che avrebbero persino potuto ingrassare il bottino. La vittoria ha proiettato Caprile e soci al quattordicesimo posto con 43 punti. Bottino di pregio dopo un campionato in altalena, con passaggi di gioia e di mestizia. Le tre vittorie contro Juve, Fiorentina e Verona, da un lato. I due punti in otto gare e la pessima sconfitta di Pisa, con i toscani già retrocessi e un uomo in meno per un’ora. I tifosi - che alla salvezza matematica giunta alla penultima dopo la vittoria casalinga contro il Torino, per la prima volta non hanno festeggiato nel Largo Carlo Felice - sono stati il jolly di un cammino spesso opaco. E per questo meritano un plauso. Lo merita anche Fabio Pisacane e il suo vice ed esperto consigliere Giacomo Murelli: anche per lui, tanti anni alle spalle di Stefano Pioli sulla panca dei rossoneri, la vittoria a San Siro sa tanto di ottimo bottino. Adesso, c’è da capire chi parte e chi resta. Kilicsoy, mistero dell’anno, è già tornato a Istanbul mentre Pavoletti ha chiuso con il pallone giocato e Palestra è rientrato all’Atalanta. Paiono difficili i rinnovi di Folorunsho, Mina, Belotti e Caprile. Per il resto, si deve attendere.

Il futuro. Dal via libera con il Pef e gli altri step per lo stadio, alla cessione della maggioranza delle quote al Fondo speculativo americano per tornare di nuovo allo stadio. Con un punto interrogativo: progetto, programmazione, direttore sportivo, allenatore e mercato sono inevitabilmente connessi al punto numero uno: il nuovo impianto, albergo stellato, Spa e terme, lounge bar e altre appendici, la conduzione della società. Senza, nulla può essere affrontato con professionalità, serietà e buon senso. Il Cagliari calcio, Cagliari e l’intera isola, assieme ai 120mila sardi sparsi per il mondo, hanno nei colori rossoblù qualcosa che va oltre il tifo spicciolo, una domenica dopo l’altra. Il patrimonio immateriale dell’ottava tifoseria italiana merita rispetto, passi seri e ben meditati. Ci si chiede un domani che non sia legato, o peggio, alle bizze di chi ha altri interessi da tutelare o operazioni strettamente legate al proprio tornaconto. Il Cagliari, cosa che pare sfuggire troppo spesso, va oltre la serie A e le pallonate del torneo. Associa visibilità, presenze, tessuto imprenditoriale e commerciale, territorio, qualità della vita e rispetto per l’ambiente. Con il nuovo stadio, al di là della corsa verso Euro 2023 - che ha in saccoccia sessanta milioni di euro pubblici oltre ai  circa trenta milioni di euro della finanziaria regionale Sfirs, e avrà per mezzo secolo tutta una serie di abbuoni e franchigie fiscali e amministrative - si deve necessariamente cambiare passo. Per etica e consapevolezza di gestione, seria e programmata, i sardi si aspettano, e meritano, legittimamente di più.   

GolRossoblù, nel ringraziare i lettori, si prende una pausa. Buon proseguimento!

Mercoledì, 20 Maggio 2026 10:38

Super Pavoloso, grazie!

Leonardo Pavoletti, dieci anni di una storia che sa di buono. Le scelte, spesso difficili, la disponibilità e il buon senso, i gol, dal campo alla quotidianità. Bomber e uomo tutto d'un pezzo

Mario Frongia

Ci sono atti quotidiani che celano determinazione e buon senso. Ci sono magie e magie che scomodano allenamenti, tecnica, talento. Quindi, sacrificio, rinunce, sudore. Ci sono momenti indimenticabili che nascondono postura etica e civica, garbo e comportamenti che, a dirla tutta, hanno a cuore la passione di tanti sportivi. Leonardo Pavoletti ha un po’ di tutto questo. Livornese, barba curata da bucaniere, felpe e jeans stralarghi da adolescente, sguardo e sorriso che vanno dritto agli occhi. Dell’interlocutore e di un mondo troppo spesso distratto e lontano da sentimenti sinceri. Lui dà e chiede proprio questi. Si presenta con un parterre du roi e ha per ambasciatori Giorgino e Brando. La regina arriva, elegante e alla mano. Ma non è mai un passo indietro: Elisa, simbiosi con l’uomo e il calciatore. Ma è meglio stringere le cinture, iniziano le curve. A breve darà a Pavoloso una principessa: auguri! E sarà ben altro che le marcature e le gomitate di Chiellini o Acerbi!

Passato, presente e futuro. Insomma, l’hai chiusa qui. Alla Domus, in un’umida domenica sera di maggio che è valsa la matematica permanenza del Cagliari in A. Di fronte a chi ti ha voluto bene. Con le ginocchia malconce che hanno regalato sogni ed emozioni. Per una tifoseria capace di coglierle nei modi di un toscano sincero. Disponibile e attento nel fare della correttezza stile e sostanza. Caro Leo, un po’ quello che ti accomuna ai poco meno di un milione e seicentomila residenti e ai loro congiunti sparsi ovunque, per lavoro, sfide e capacità. senza scordare la proverbiale solidità isolana: la schiena sta dritta, i concetti pure. Lasci l’erba e il centro area - dove sei stato tra i primi cinque migliori d’Europa nel far piangere di testa i portieri più quotati! - con i ricordi del tuo arrivo a Cagliari nel 2017 e della rete al Bari che è valsa, al 94’, la risalita in A. Ci sarebbero anche i gol pesantissimi a Fiorentina, Frosinone, Sassuolo e Verona, tanto per citarne alcuni. Giusto. Certi flash sono indelebili. E scrivono la storia. La tua e quella di tanti sardi sparsi per il mondo. Centravanti che ha sposato la maglia 30 e l'imperdibile spazzolio sulle spalle. Per chiudere in rossoblù con 52 reti in 231 gare: l’hanno già scritto e detto in mille. Ma va rimarcato perché anche dietro i numeri ci sono le persone, tra carattere e fragilità. Basti pensare a infortuni e malanni che non ti sei risparmiato. Ma tu “Ci sei sempre stato” per parafrasare Ligabue. E non sei scappato, neanche dopo Venezia. Adesso, ti abbracciano un po’ tutti. Ed è quel che meriti. Lasci pestoni e sportellate che ritroverai anche più spesso nelle riunioni dirigenziali. Il calcio dei veri o presunti manager e dirigenti sportivi pullula di angoli bui. Non ho dubbi che, se lo vorrai, ti saprai far valere. Suerte!

Lunedì, 18 Maggio 2026 09:52

Cagliari, salvezza centrata

Il 2-1 sul Torino premia un gruppo, e i tifosi, che, tra alti e bassi, ha saputo resistere alle insidie di una stagione che in coda si chiude all’ultimo turno. Adesso, si apre un altro torneo: stadio, proprietà, scelte e programmazione. I supporter incrociano le dita

Mario Frongia

Sotto per una sassata di Obrador, pareggio di Esposito (sette gol in campionato), col vincente di Mina. Tra nuca e spalla, ma non importa. Il Cagliari di Fabio Pisacane blinda la salvezza (2-1) contro i granata dell’ex Prati - sostituito dopo un’ora da D’Aversa, tornerà alla base - con 40 punti a una gara dalla fine. Domenica si va a San Siro, sponda Milan, con i rossoneri a caccia di punti per la corsa Champions. Si vedrà. Intanto, l’allenatore campano sorpassa Claudio Ranieri e Davide Nicola, 36 punti entrambi nelle precedenti annate e sempre alla penultima giornata. In sostanza, un debutto mica male. I rossoblù - in attesa del match del Meazza - chiudono le 37 gare con  dieci vittorie, altrettanti pareggi e diciassette sconfitte. I gol segnati sono stati 38 quelli subiti 52. Il bilancio, con una trazione giovani - media anagrafica tra le più basse della serie A - e l’italianità evidente nel gruppo in un campionato in cui si fatica a trovare passaporti tricolori e anche per questo si sta a casa per la terza volta di fila dai Mondiali, è positivo. Ma anche stavolta ci sono quattro squadre (Pisa e Verona già condannate, una tra Lecce e Cremonese che le raggiungeranno) che hanno fatto peggio.

Organico da riassestare. Sulla rosa, poche storie: Caprile, e Palestra, pilastri della salvezza, sono destinati ai saluti. Di certo, l’esterno, rivelazione del campionato torna all’Atalanta che lo girerà, pare, in Premier. Ha salutato capitan Pavoletti: l’uomo assieme al cannoniere, 52 reti dal 2017 in 232 gare, mancherà molto allo spogliatoio: “Leo è stato mio compagno di stanza in ritiro e nelle trasferte. Il suo carisma e la sua personalità sono stati fondamentali” le parole del portiere Simone Aresti. Pavo lascia con ricordi indimenticabili: tra le tante, la rete che è valsa la A a Bari, le doppiette con Frosinone e Sassuolo. Ma si hanno dubbi sulla sua prosecuzione in ambito societario. Si vedrà. Ci sarà da capire il destino di Trepy e Mendy, giovanissimi dall’esordio interessante. Non si conosce il futuro di Belotti, reduce da un crociato, quello di Folorunsho, Sulemana, Dossena, Obert e dello stesso Mina: per ragioni di mercato, età, condizione, ingaggio e ambizioni, le carte andranno viste dai nuovi proprietari. E Pisacane? Ha un contratto che lo riconferma in caso di salvezza. Premesso che in casa Cagliari chi è rimasto dopo aver colto l’obiettivo (Rastelli, Semplici e anche Ranieri) non ha mai chiuso in bellezza per scelte della proprietà, la scelta dell’allenatore, assieme al direttore sportivo (Guido Angelozzi, autore di una campagna ottima, stante i mezzi a disposizione, è scomparso dai radar) è fondamentale per tracciare il domani.   

Il futuro, tra dubbi e ambizioni. Quel che rimane del mese di maggio e del prossimo di giugno è terreno che dovrebbe lasciar intuire cosa farà da grande il Cagliari. L’addio quasi certo del presidente - alle prese con le problematiche della casa madre, tra licenziamenti e bonifiche da effettuare -, l’ingresso in maggioranza del Fondo speculativo americano, l’interesse di altri partner stranieri, sono tra gli ingredienti da scoprire della minestra dei Quattro mori. Quella dell’immediato futuro ma, soprattutto, dei prossimi anni. I tifosi si augurano un progetto sostenibile, risorse certe, visione e ambizioni prossime alle potenzialità economiche. Ma in prima fila dovrà esserci una conduzione competente, allineata alle dimensioni del torneo e alle aspettative della tifoseria, oramai stufa di salvezze stentate. I sedicimila della Domus, anche contro il Toro hanno risposto presente. Il club dovrà tararsi, senza promesse inesaudibili o semplici manipolazioni del consenso, magari strumentalizzando figure simbolo come Gigi Riva e la sardità, con un campionato che richiede una managerialità al passo con i tempi. La stessa che dovrà condurre al nuovo stadio. Ed è questo lo step più delicato. A tutt’oggi, il Pef (il piano economico finanziario basilare per gestire la nascita della struttura - promessa per il 2020 e perfettamente toppata dalla società -, ha ancora degli snodi amministrativi da superare. E spiace che l’impianto, fondamentale per la città e per l’intera regione, non sia disponibile per ospitare altri eventi. Ci sarà da capire quando partirà il bando per poter pensare alla demolizione del Sant’Elia e a seguire l’apertura del cantiere per la nuova casa del Cagliari. Il tutto è stretto a doppia maglia al passaggio di proprietà. Con la corsa al poter correre per ospitare le gare dell’Europeo 2032. La speranza è l’ultima a morire. Ma lo stadio, che avrà il nome di Riva, è indispensabile per avere dignità sportiva in ambito nazionale e internazionale. Al di là della cessione del club e delle manovre che ne hanno fatto lievitare enormemente il valore.  

I rossoblù dominano nel primo tempo ma l’Udinese passa alla Domus. La Cremonese vince, il Lecce perde, la Fiorentina pareggia. I tifosi soffrono, si aspetta la sfida interna con il Torino

Mario Frongia     

La Cremonese la chiude 3-0 con il Pisa, a lungo in nove. La Fiorentina non va oltre lo 0-0 con il Genoa ed esce dal Franchi sommersa dai fischi. Il Lecce perde 1-0 in casa con la Juve. Terzultima di campionato con diversi affanni e qualche sbadiglio. Scudetto assegnato all’Inter, si gioca per le coppe e la salvezza. E siamo al Cagliari: l’Udinese passa 2-0, Buksa e Gueye. E a fare notizia è anche la coda orribile denunciata dal club friulano per gli insulti razzisti che sarebbero stati rivolti da Dossena a Davis. La società e il centrale hanno negato con forza. Al lavoro ispettori e delegati di campo. Dove è meglio stare: Pisacane (che stranamente diserta la conferenza pre gara!) la imposta bene. Gioca con Mendy terminale offensivo, Esposito e Folorunsho a rimorchio. Dietro c’è il forfait di Mina (pensa ai Mondiali con la Colombia?), i soliti Gaetano, Adopo, Palestra, Ze Pedro: tra i migliori. La cronaca non mente: 22 tiri totali (quattro in porta) il Cagliari, sette e cinque l’Udinese, 63 per cento di possesso palla e 516 passaggi i padroni di casa, 37 e 246 i friulani. Numeri chiari. Ma il calcio lo decide, quasi sempre, la qualità tecnica, l’organizzazione e la voglia di non mollare. Caprile (“In A se non la chiudi e commetti errori, ti puniscono” le parole del portiere nel dopo gara) e soci ne hanno avuta meno di Zaniolo e compagnia. Poi, se si vuol parlare di sfortuna o di arbitri contro, il salotto parolaio è aperto.

A meno due dalla fine. Torino in casa e Milan a San Siro. Il Cagliari, diciassette sconfitte, 36 gol fatti e 51 subiti, si ferma a quota 37, sedicesimo. E aspetta il Toro prima di chiudere il campionato al Meazza, il 24 maggio. La Fiorentina sale a 38: salva matematicamente. Il Lecce è fermo a 32, la Cremonese si issa a 31, Verona e Pisa sono in B. Al gruppo di Pisacane manca un punticino per chiudere una stagione di troppe delusioni e poche gioie. Il tutto nel momento che vede la quasi completata cessione societaria a un Fondo speculativo in un percorso che ha nello stadio la pepita. Difficile dire cosa potrà accadere. L’impianto sportivo multifunzionale e a norma Uefa è indispensabile per il capoluogo e l’isola. Ma è complicato intuire il contesto, tra tanti soldi pubblici, alberghi e Spa a cinque stelle, centro congressi e bar con lounge immensa. Intanto, l’affannarsi della proprietà uscente non promette nulla di buono, anche per le riemerse condizioni scricchiolanti della casa madre. Senza scordare il futuro del club tra allenatore, cessioni e riscatti con il diesse Angelozzi che pare sia stato già salutato. Momento non facile ma prevedibile se il dna è da anni lo stesso. Il pensiero e la solidarietà va alle maestranze e ai tifosi, ai residenti di Capoterra, Uta e Assemini vicini al conglomerato industriale di Macchiareddu.

Un viaggio tra quotidianità, dialoghi, ironia. E dolore. La malattia, l'abisso, sino al non riconoscere i propri cari. Il racconto teatrale di Sara Balistreri viaggia su rituali, confessioni e splendidi affreschi d’amore

Mario Frongia  

 

Sara Balistreri sa scavare. E mettere a nudo tormenti e riflessioni. Quelle di un tinello, dalle luci opache e scandito dai ritmi giornalieri. Ma anche quelle del rapporto, del dialogo, spesso serrato e crudele, tra madre e figlia. Poi, c’è la malattia. Brandelli di ricordi, sprazzi di lucidità. E il resto rimane da scoprire. “In te” scritto, diretto e interpretato da Sara Balistreri e Sveva Contu - in scena al Teatro Adriano di via Sassari a Cagliari, domenica 24 maggio alle 19 - prende per mano e accompagna verso sentieri di introspezione. Delicati, genuini, sovrapponibili. “Un racconto teatrale intimo e dolorosamente umano che attraversa il confine fragile tra memoria e perdita, mettendo al centro il legame profondo tra una madre e una figlia. La drammaturgia - scrive la regista - si costruisce attraverso frammenti di vita quotidiana: dialoghi ironici, ricordi luminosi, piccoli rituali domestici e confessioni sospese nel tempo. Dettagli apparentemente minimi diventano custodi di un’identità che lentamente si sgretola.

Il tempo sospeso. “Parallelamente ai ricordi prende forma il “tempo sospeso” della malattia: la dimenticanza che all’inizio sembra distrazione, poi crepa invisibile, infine frattura irreversibile. La madre perde i nomi, gli oggetti, gli spazi, fino a non riconoscere più la figlia. La figlia – si legge nella nota stampa - raccoglie ciò che cade: parole, gesti, abitudini, memorie. Cerca di custodire l’essenza della madre anche quando la madre stessa non riesce più a trovarla”. Insomma, un guardarsi allo specchio. Forse, alla ricerca del non detto, di quel che si affronta senza essere per nulla preparati, pronti, attenti. “Lo spettacolo affronta il tema della degenerazione della memoria senza retorica, alternando leggerezza e devastazione emotiva, ironia e silenzio. La relazione tra le due protagoniste si trasforma progressivamente: la figlia diventa rifugio della madre, memoria viva del loro amore, ultimo luogo sicuro contro l’oblio. In una scena attraversata da immagini evocative, musica e momenti di forte sospensione emotiva, “In te” racconta ciò che resta quando tutto sembra scomparire: l’amore. “Una riflessione poetica sulla cura, sull’identità e sulla paura di dimenticare e di essere dimenticati ma soprattutto è una dichiarazione d’amore assoluta: quella che continua a esistere oltre la memoria stessa. Da non perdere. Si è detto che in scena ci sono Sara Balistreri e Sveva Contu. Mentre la direzione tecnica è affidata a Emanuele Mocci. Roberto Balistreri è il sound design. Info e prenotazioni 351.6428357.

Lunedì, 04 Maggio 2026 22:25

Cagliari, punto salvezza al Dall’Ara

A quota 37, agganciata la Fiorentina, in attesa dell’Udinese: Pisacane si salva e fa meglio di Ranieri e Nicola. Adesso, c’è da capire quale sarà il futuro del club. Intanto, va messa in freezer la permanenza in A

Mario Frongia     

La salvezza matematica, se tutto fila per il verso giusto, si potrà festeggiare solo sabato prossimo, con l’Udinese alla Domus. Per ora, basta e avanza un punticino senza reti a Bologna. Partita opaca e scialba, quasi da restituzione del biglietto per il poco calcio che si è visto. Ma sono scampoli di fine stagione e nessuno ha osato per non rischiare di farsi male. Certo, sarebbero dovuti essere più coraggiosi i padroni di casa. Con il Cagliari pronto a colpire di rimessa. Invece così non è stato. Vincenzo Italiano - stranamente inerte per gran parte dell’incontro! - e i suoi sono stati fischiati dai trentamila accorsi a mezzogiorno e mezzo per la gara che, dati alla mano, poteva, in caso di vittoria, portare a -4 dall’Atalanta. E quindi, all’ottavo o al settimo posto della classifica, seggiolini buoni per l’Europa. In più, se l’Inter, oltre lo scudetto, si dovesse prendere anche la Coppa Italia, ci sarebbe un posticino utile da coprire. È andata diversamente. E la cronaca è scarna. Il primo tiro, con parata di Caprile, è stato di Bernardeschi. Un gol è stato annullato a Deiola per fuorigioco. A ben guardare, c’è poco altro. Forse il rientro tra i titolari di Dossena e di Palestra, dopo l’esclusione strategica contro la “sua” Atalanta. O la prosecuzione dei trequartisti/esterni (Esposito e Folorunsho) travestiti da punte. Ovviamente, si prolunga il castigo dell’unica punta, Kilicsoy. Lo 0-0 è la naturale e indigeribile conseguenza. Il Cagliari prende un punto, sale a quota 37 e aggancia la Fiorentina, travolta dalla Roma. Mentre la Cremonese parte bene in casa con la Lazio ma viene poi rimontata e sconfitta dall’uno-due di Isaksen e Noslin. Per Marco Giampaolo il Lecce è sopra di quattro punti. L’identikit dei lombardi somiglia sempre più alla terza formazione che andrà in B con Pisa e Verona.

La corsa salvezza. L’Udinese, capace di sfruttare solidità, forza fisica e aggressività, ma anche qualità tecniche, approda sabato alle 15 alla Domus. Un campionato, quello dei friulani, che non si è mai acceso. Ma il recente 3-0 a San Siro contro il Milan di Max Allegri ricorda cosa può fare la squadra di Runjaic. A seguire, arriva il Toro alla Domus. Poi, si va a San Siro sponda rossonera. In palio ci sono dodici punti e le avversarie non paiono particolarmente “calde” e motivate. In sostanza, si può chiudere rimpinguando il bottino. La tifoseria è pronta a festeggiare la salvezza conquistata alla terzultima di campionato, Fabio Pisacane ha fatto meglio di Claudio Ranieri e di Davide Nicola, che hanno chiuso a 36 le ultime due stagioni. Ma è rimane distante e resiste il record dei 47 punti e l’undicesimo posto colto da Massimo Rastelli, debuttante in A, con uno spogliatoio complicato e ingerenze societarie come da copione. Una storia di pregio e serietà, troppo spesso volutamente nascosta. Adesso, si può provare a delineare uno spicchio di futuro. Il progetto giovani e l’italianità sono le chiavi positive. Ma le incertezze non mancano tra passaggio di proprietà, peso dell’azionariato, progettualità e programmazione, stadio, tecnico e gruppo. Per ora, quel che conta è la permanenza in A. Per il resto, si deve essere fiduciosi. Magari con le dita incrociate.

Martedì, 28 Aprile 2026 09:12

Cagliari, obiettivo centrato

I rossoblù inchiodano l’Atalanta e sono a un filo dalla matematica permanenza in A. Fabio Pisacane coglie il traguardo. Adesso quattro gare per consolidare il percorso salvezza

Mario Frongia

È fatta o poco ci manca. L’obiettivo salvezza è stato colto. E pazienza se occorrerà attendere la matematica. Il Cagliari che passa 3-2 sull’Atalanta, stesa in casa dopo le big Juve e Roma, mette il naso a quota 36. Con quattro gare da giocare, a +8 dal terzultimo posto, Cremonese e Lecce che perdono o pareggiano, c’è davvero un niente per confermare la permanenza in serie A. Sedicesimi o diciassettesimi? Si vedrà. Atteso domenica dal Bologna, alle 12.30, con Torino e Udinese alla Domus, e l’ultima stagionale al San Siro contro il Milan, Caprile e compagnia possono trovare anche altre soddisfazioni.

Altalena. L’Atalanta che prende due gol in neanche otto minuti (“Siamo andati sotto che eravamo ancora negli spogliatoi” le parole del tecnico bergamasco, Raffaele Palladino) per mano del classe 2007, Paul Mendy, stupisce un po’ tutti. Le scorie dell’eliminazione dalla Coppa Italia di giovedì scorso con la Lazio hanno lasciato il segno su De Roon e soci. Ma è il Cagliari ad andarsi a cercare e prendere la partita. Tonico, abbastanza preciso nelle ripartenze, attento a non dare spazi al fraseggio e alle imbucate degli ospiti. Il 2-0 è strameritato anche per almeno un’altra palla gol costruita da Gaetano. Ma la gara è di quelle che vanno chiuse. Tanto che Scamacca - divincolatosi da Mina (“Fa wresting più che calcio ma lo rispetto” il commento post gara del centravanti bergamasco) – la pareggia alla fine del primo tempo. Fuori Mendy per fastidi muscolari, dentro Borrelli. Ed è stato proprio l’ex Brescia ad approfittare di una parata corta di Carnesecchi e riportare il Cagliari avanti. Il 3-2 l’avrebbe potuto rimpinguare Belotti - ancora lontano da una buona condizione - che a tu per tu con il portiere della Nazionale non è riuscito ad andare in rete. Da rimarcare anche due prodezze di Caprile che ha negato il pari a Scamacca e Samardzic.

Plauso per l’allenatore. Fabio Pisacane ha centrato il bersaglio. Sulla riconferma ci sarà da aspettare. Ma l’ha meritata. Il gruppo è dalla sua, ha schierato una delle formazioni più giovani del campionato, con un numero di italiani che di questi tempi fa la differenza. Su gioco, identità della squadra, scelte tattiche, lettura e cambi in corso di gara ed equilibrio con le istanze del club, ci sarà da migliorare. Ma era al debutto. E con una qualità tecnica da ultime cinque, e una serie di infortuni spesso concomitanti, c’è davvero poco da rammaricarsi. Adesso, va chiuso al meglio il torneo. Poi, tra cessione della maggioranza del club e desiderata dei nuovi proprietari, questione stadio - che entra di dritto e rovescio nella programmazione e negli obiettivi futuri in A -  ci sarà da capire quali siano gli scenari. La riconferma dell’allenatore di Napoli è scontata. La storia gestionale degli ultimi quindici anni dice che chi è rimasto dopo aver centrato l’obiettivo, Massimo Rastelli e Claudio Ranieri, ha visto le proprie richieste disattese. Ed è stato - dopo campagne acquisti e cessioni fallimentari - esonerato o ha lasciato per palese discordanza con la presidenza. Fabio è sveglio, saprà come muoversi.    

Martedì, 21 Aprile 2026 10:45

Cagliari, corsa salvezza thriller

Il ko con l’Inter, sedici sconfitte, i pareggi di Cremonese e Lecce, in coda si soffre. Dal terzultimo posto il distacco si è ridotto a 5 punti. E lunedì arriva l’Atalanta

Mario Frongia     

La corsa salvezza è stata spesso complicata. Ma negli ultimi dieci anni ci si è salvati anche con 32 punti. Stavolta va diversamente. Per il Cagliari, 33 punti a cinque turni dalla fine con tre gare in casa (Atalanta, Udinese e Torino) e due fuori (Bologna e Milan), non ci dovrebbero essere problemi. Certo, ci si aspettava ben altro epilogo. E dalla tifoseria la rabbia sale. La contestazione di Reggio Emilia dopo la sconfitta con il Sassuolo, secondo tempo orribile, è stato un segnale che il club farebbe bene a non trascurare. La tempesta di commenti maturata su siti, social e blog nel dopo 3-0 ingoiato a San Siro, ha avuto toni epici. Ma adesso c’è da blindare la serie A. Dunque, testa innanzitutto alle prossime in casa: Atalanta, Udinese e Torino.

San Siro, capitombolo previsto. Undici con Borrelli, Gaetano e Sulemana dal via. La sorpresa? Nessuna o quasi. Il Cagliari è questo. Magari si pensava a Deiola dal via: quando provi a giocarti anche il punticino, fame, grinta e lotta possono essere vitali. Invece il capitano entra nella ripresa, con Folorunsho e Mendy: impalpabili. Si rivede anche Belotti: fin dalle prime falcate si intuisce che il Gallo non è ancora pronto per la serie A. Non appare Kilicsoy. Nel post gara Pisacane spiega: “Non ho le risposte e l’atteggiamento giusto in allenamento”. In breve, l’unica punta del Cagliari, con Borrelli encomiabile per l’impegno ma ancora distante da un rendimento utile per la categoria, è in punizione. Che poi il Besiktas abbia alzato il tiro, e i probabili gettoni a gara giocata, è solo una supposizione che circola. Un’altra mancata presenza va segnalata: Dossena. Il centrale, preso per rimpiazzare Luperto, sta fuori. Così come non toccano palla Raterink e Albarracin, giunti per rimpinguare il gruppo dopo le cessioni di Prati e Luvumbo. Pura e semplice realtà. Poi, chi vuole e per convenienza, può edulcorarla come meglio crede.  Insomma, primo tempo orgoglioso - in 8’ i rossoblù tengono il pallino: quattro angoli e due tiri, Palestra e Gaetano - seconda frazione da incubo. Nessuna competizione su seconde palle, marcature preventive, raddoppi, ripartenze - sulle poche palle perse da Barella e soci - pulite. Il 3-0 è la normale conseguenza.

Futuro in chiaroscuro. Nella corsa salvezza Genoa e Parma vincono e salutano le pericolanti issandosi a quota 39. La Fiorentina pareggia a Lecce, un punto per parte, 36 e 28. La Cremonese sbatte sul Toro, 0-0, e sale a 28. Verona e Pisa chiudono a 18: difficile intuire miracoli. Il Cagliari a 33 è padrone del proprio destino. Alla 34esima si giocano Parma-Pisa, La Cremonese va a Napoli, il Lecce è in trasferta a Verona, la Fiorentina ospita il Sassuolo. La giostra si scalda. E l’arrivo dell’Atalanta, impegnata nella corsa Coppe e stoppata all’Olimpico dalla Roma, non promette panna e fragole. Ma si deve essere, almeno parzialmente, ottimisti. Nonostante una sciagurata presenza al mercato di gennaio, appena la società ha visto i dollari fumanti per Luperto e con i punti dovuti al tris di successi con Juve, Fiorentina e Verona, il passaggio attuale rimane delicato ma possibile. Il Cagliari deve stare in A: la categoria è troppo pregiata per venire dilapidata ancora una volta con politiche del prendi e scappa. Peraltro, con la questione proprietà che passa di mano - le responsabilità e le scelte effettuate sinora sono precise e ricostruibili - e la questione stadio, basilare per poter quotare la società a cifre ingenti proprio grazie al pacchetto “nuovo impianto” con corollario di albergo, terme, sala congressi eccetera, rende l’intero quadro preoccupante. Ma adesso occorre fare quei 3, meglio 4, punti che quasi certamente garantiscono il torneo di serie A anche per il 2026/27.      

“Le Aziende sanitarie non possono diventare un sistema di porte girevoli. Occorre una governance che possa programmare” dice Alberto Urpi

Mario Frongia

La qualità dell’assistenza e delle cure sanitarie. La tempestività e la vicinanza, specie se si pensa alle categorie fragili, fasce pediatriche e adolescenziali più terza età, alle prestazioni mediche e ai luoghi di analisi ed esami strumentali. Infine, l’accesso alle strutture e ai professionisti della salute. La lista non si esaurisce ma dà un’idea di quali siano le problematiche di un’assistenza equa e di livello degno di un paese occidentale. Senza scordare quanto sia drammatico l’accesso alle varie appendici sanitarie. Da quest’insieme, vera e propria croce delle zone dell’interno e delle periferie, quasi fossero aree destinate a cittadini di serie B, nasce la rabbia del sindaco di Sanluri e consigliere regionale all’opposizione, Alberto Urpi. “Quattro direttori generali in due anni non sono un fatto fisiologico, ma il segnale evidente di una criticità nella governance della nostra Asl. In queste condizioni diventa difficile garantire programmazione, efficienza e qualità dei servizi ai cittadini”. Lo spunto è nato dall’ennesimo cambio alla direzione generale della Asl 6. “La continua alternanza ai vertici rischia di rallentare i processi decisionali e di indebolire la capacità del sistema sanitario territoriale di rispondere con efficacia ai bisogni reali delle comunità. La sanità, per funzionare, ha bisogno di stabilità, visione e responsabilità”. Colpisce, e non poco, il silenzio della maggioranza di governo regionale presente nel Medio Campidano. Un silenzio così composto e disciplinato da far quasi pensare a una nuova forma di presenza politica invisibile. Viene da chiedersi se i rappresentanti del territorio siano semplici spettatori di decisioni prese altrove, magari a Cagliari, oppure se intendano prima o poi far sentire la propria voce”.


Situazione critica. L’assenza di un dibattito aperto e libero su temi nevralgici come assistenza e cure mediche, preoccupa l’onorevole Urpi. “In un contesto complesso che ferisce troppo spesso la dignità delle persone e non garantisce una filiera sanitaria degna di questo nome, assistiamo a un continuo via vai di dirigenti, provenienti da tutta la Sardegna e ora anche da fuori regione, senza che su questo si apra un confronto pubblico degno di questo nome. Ma è tutto normale e condiviso? Oppure va bene così, purché si decida altrove?”. Ma non solo. Il consigliere regionale richiama la maggioranza regionale a un’assunzione precisa di impegno. “Su un tema così delicato non può prevalere il silenzio. I rappresentanti del territorio hanno il dovere di esprimere una posizione chiara e di contribuire a garantire scelte coerenti e nell’interesse dei cittadini. Il mio è un richiamo istituzionale, non una polemica. È necessario uscire da una logica di continua discontinuità e assicurare finalmente una guida autorevole e stabile alla Asl. Solo così sarà possibile rafforzare la fiducia dei cittadini e dare risposte concrete al territorio. I cittadini meritano risposte, non silenzi. Il territorio merita rappresentanti che rappresentino davvero”.

Sabato, 18 Aprile 2026 11:32

Gianfranco Zola, sempre lui!

Sergio Mattarella l’ha nominato commendatore, martedì riveve la Stella d’oro dal Coni. Un pregiato riconoscimento civico che va oltre le immense doti tecniche e un talento impareggiabile. Per il vice presidente della Lega Pro e autore della Riforma che porta il suo nome, tesa a dare forza al calcio giovanile, un altro gol da leggenda  

Mario Frongia

Sempre lui. Il ragazzino che a Oliena calciava senza fine un pallone sdrucito su un muro poco distante dal bar di famiglia. Sempre lui. Il ragazzotto che ha fatto innamorare Nuoro e Sassari con i colori di Nuorese e Torres. In particolare un maresciallo, che gli permetteva di lasciare la caserma per andare agli allenamenti all’Acquedotto. Sempre lui. Premiato dal Napoli di Diego Maradona, dal Parma di Faustino Asprilla e dal Chelsea che con Magic box ritrova qualche trofeo e lo elegge tra i migliori di sempre. Sempre lui. Che proprio agli inglesi a Wembley, con la maglia azzurra, rifila gol e sconfitta. Sempre lui. Capace di lasciare la Champions con i Blues allenati da José Mourinho per tornare in Sardegna. In quel Cagliari, sognato da bambino, che l’aveva bocciato dopo un provino. In quel Cagliari che doveva risalire dalla B e l’ha portato a giocare anche al “Manconi” di Tempio.

Sempre lui. Lo sguardo a metà tra la sorpresa e l’imbarazzo. Al Quirinale. Con il Capo dello Stato che gli va incontro. Gianfranco Zola, commendatore della Repubblica. Un riconoscimento che Sergio Mattarella gli trasmette con una forte stretta di mano e lo sguardo dritto negli occhi. Da siciliano a sardo. Un bel momento per fermare la storia. La storia che premia uomini, luoghi e scelte. Ma anche sacrifici, rinunce, determinazione. Per non parlare dei comportamenti e dell’onestà intellettuale, in campo e fuori. Tra arazzi, quadri e tappeti nei saloni del primo italiano con i corazzieri poco distanti, Gianfranco dona al presidente un pallone e una maglia. Ad assisterlo la moglie Franca, stella polare incoraggiante e positiva. Sempre lei, decisiva e attenta. Attorno a loro l’immensa aurea dei Palazzi quirinalizi. I dipinti di Guido Reni e Giorgio De Chirico, le tessiture Gobelins, i Dioscuri nel cortile. Aurea, più complicata e affascinante di un pallone, il dribbling e le marcature di Giggs o Bisoli! Ma questa è un’altra storia. Che scomoda tempi, postura, responsabilità. Il Baronetto della Regina ha chiuso il 2025 con la nomina ad Ambasciatore dello sport italiano nel mondo, dalle mani di Inigo Lambertini, numero uno d’Italia nella capitale inglese. “La sua passione continua a ispirare e ad avere un forte impatto, soprattutto per le nuove generazioni” si legge nella motivazione. E martedì al Salone d’onore del Coni, il presidente Luciano Buonfiglio, dopo la scelta della Giunta dello scorso dicembre, lo insignirà con la Stella d'oro. Talento e disciplina. Mostrate con garbo, genuinità e umiltà: ingredienti chiave dell’attuale vice presidente della Lega Pro. Ingredienti irrinunciabili per vivere in un mondo migliore. Gianfranco Zola, sempre lui. Buon tutto, capitano!  

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