Martedì, 04 Febbraio 2025 09:33

Cagliari, il cuore non basta In evidenza

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Una fase di Cagliari-Lazio, ventitreesima stagionale Una fase di Cagliari-Lazio, ventitreesima stagionale

La Lazio passa alla Domus, la tenacia non basta. Irrisolti i problemi in attacco, manca almeno un difensore e ci si chiede del futuro di Marin e Prati. “Il mercato? Chiedete al presidente e al direttore” le parole di Nicola

Mario Frongia

Di nuovo diciassettesimi, a un punto dal terzultimo posto. Il campionato del Cagliari, i tifosi se ne facciano una ragione, è questo. E le speranze riposte nel mercato di riparazione, chiusosi ieri a mezzanotte, sono state frustrate senza appello. Sia chiaro: questo gruppo con Davide Nicola alla guida può salvarsi nonostante visione, gestione e programmazione insufficiente. Per non parlare della disponibilità economica. I rossoblù che perdono 2-1 in casa con la Lazio sono figli di un club che non solo non può spendere ma che quando lo ha fatto si è mosso male. Rivangare è poco utile, basta andare a vedere anche le ultime mosse. Sono partiti Azzi (dato, con Prelec, a Claudio Ranieri come rinforzo per risalire la china con la squadra al quattordicesimo posto in B!) e Wieteska, spacciato come “difensore internazionale” dal presidente. Ma il tecnico romano aveva parlato di “due centrali che conoscano la serie A”, cosa ben diversa. Hanno salutato Lapadula e Scuffet. Del portiere si è detto: la competenza del padrone ha voluto che in un colpo solo l’ex Udinese e l’albanese Sherri entrassero in rotta di collisione fino ad affondare. Per fortuna, è arrivato Caprile. Adesso, le chiacchiere stanno a zero. Domenica arriva il Parma, a una lunghezza dal Cagliari. L’approccio visto con la formazione di Baroni è stato positivo. Di certo, lontano da quel che si è visto a Torino con i granata. Con questa garra Luperto e soci possono schiantare gli emiliani. Servirà concentrazione, spirito di gruppo e cuore. Più la spinta della Domus: i tifosi sono sempre da sette in pagella.

I cambi e la tattica. Per il posticipo il Cagliari ha potuto lavorare per dieci giorni di fila. La Lazio aveva sulle gambe la partita di coppe, persa con lo Sporting Braga ma è prima nel girone di Europa League, giocata giovedì scorso. Eppure, tralasciando valori individuali (Isaksen, Guendouzi, Zaccagni, Castellanos…), il turn over ha permesso agli ospiti di prendersi il pallino. Nicola ha scelto la mediana robusta (“Makoumbou e Adopo? Troppo scolastici, poco propositivi in avanti con e senza palla” ha detto Ivo Pulga, capitano e mezzala, e anche tecnico, di un Cagliari indimenticato) con Viola dietro Piccoli. Ma il trequartista, subito pericoloso dal limite, si è pian piano perso nel fraseggio e nella fisicità della Lazio. E Gaetano, subentrato, non ha cambiato l’inerzia. Nella ripresa - in una serata dove Zortea, Mina, Augello e Zappa hanno sofferto - dopo una delle tante incursioni sulla fascia, Zaccagni l’ha sbloccata. La risposta è arrivata nella ripresa con Piccoli di testa, sesto gol in stagione, uno su rigore. Un bel gol, ottimo balsamo per il proseguo. La Lazio ha capito che non avrebbe potuto danzare sulle punte, come ad esempio ha fatto alla Domus il Milan, e ha accelerato. Castellanos ha punito Caprile, tradito dai compagni e da sé stesso su una palla che ha rimbalzato nell’area piccola. La sconfitta con i quarti in classifica ci può stare. Ma adesso la corsa si fa sempre più delicata. E Davide Nicola lo sa.

Mercato fallimentare. In conferenza pre Lazio, Davide Nicola è stato chiaro: “Sono partiti in quattro, arrivati in due. I conti sono facili”. Nel dopo gara, a mercato chiuso, il sunto: “Il mercato? Chiedete al presidente e al direttore”. A condire il tutto le incognite sul futuro di Marin e Prati, pezzi pregiati che non trovano spazio. Facile dare la colpa al tecnico per il mancato o frammentario utilizzo. Magari sarebbe stato meglio capire a luglio come e in che modo sarebbero stati utili tatticamente nel percorso stagionale. Ma questo pare utopia dalle parti di Asseminello. Quindi, l’attaccante: last minute dal campionato arabo è arrivato Coman. Un esterno, quindi a farla breve, ma sarà compito di Nicola assemblare al meglio, un doppione di Felici e Luvumbo. Al rumeno, con gol e presenze allo Steaua, si augura il meglio. Ma la A fa pochi prigionieri. E per Piccoli sarebbe stato utile un folletto che magari gli gironzolasse attorno, rapido, cinico, con il fiuto del gol. Uno da quindici reti, ideale per chiudere la stagione, magari a ridosso delle prime dieci e lontano dalle abituali salvezze dell’ultima giornata o giù di lì. Peccato che per avere un calciatore del genere (ma Pohjanpalo, e non Lewandovski o Lautaro Martinez, che da Venezia va a Palermo mostra che se hai un pochino di denari, tutto si può fare) occorrano risorse che il club conferma di non possedere. O di non voler mettere in gioco. Ma non solo. Dietro, e a destra, manca almeno un pezzo. E c’è da sperare che Mina e Luperto non abbiano neanche un raffreddore. Con quindici gare da giocare c’è da stringere i denti. Obert e Palomino, spesso alle prese con fastidi muscolari, danno garanzie. Ma non basta. Nicola fa l’allenatore non il mago.

Ultima modifica il Martedì, 04 Febbraio 2025 09:39
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi