Roberto Montesi narra un triennio d’oro del Cagliari che si piazza sesto in A. Una squadra che scomoda nostalgia e mette all’angolo i tempi attuali
Mario Frongia
Pare quasi di sentire il brusio festoso dei quarantamila del Sant’Elia. Ventimila presenze in più quando in campo c’erano le big. Pare quasi di capire quanto sia intenso il modo di narrare un pezzo indelebile di storia del Cagliari. La penna, le ricerche, i contatti e il coraggio sono di Roberto Montesi. Il coraggio, sì. Quello che serve per non sottomettersi a chi crede di poter dominare tutto e tutti. Il coraggio di chi sa che la professionalità non si vende inginocchiandosi. Il coraggio, o quel che gli somiglia, per ricordare un calcio diverso negli interpreti, nei presidenti, nei dirigenti, nei tifosi e nei giornalisti. “Corti, Lamagni, Longobucco...” è il titolo del volume che Roberto, defenestrato negli anni scorsi dall’ufficio stampa del Cagliari solo per aver fatto il suo decennale lavoro, con perizia e garbo. Tanto che il club ha poi dovuto riammetterlo nei ranghi, obtorto collo, solo dopo la sentenza del giudice del lavoro. Lo sport, la propria coscienza e il mestiere, anche quando si è scomodi perché si ragiona liberamente, con obiettività, sui fatti. Già questo un grande, e raro, merito.
Da Rombo di tuono a Cincinnato. Così, con i primi tre nomi di una formazione che nel tempo è stata recitata a memoria, e forse qualche tifoso se la ripete con entusiasmo ancora oggi, si apre una finestra che sa di buono. Tra sport, una città e un campionato che hanno cambiato pelle, giocatori maturi, all’apice della carriera o in crescita. Ma con una certezza: quella squadra è rimasta nel cuore della tifoseria rossoblù. Guidata da Mario Tiddia, il Cincinnato risolvi problemi di Sarroch, è stato l’artefice di un periodo da applausi. Capace di ottenere in tre anni una promozione dalla B, un ottavo e un sesto posto in Serie A. Banale sottolineare che di questi giorni quel piazzamento varrebbe l’accesso all’Europa League, quindi denari a montagne, visibilità, crescita del valore della rosa. Invece, allora giocavano la Coppa Uefa solo due italiane. Ma non è tutto. La cronistoria di Roberto Montesi mette in fila gli eventi. Si veniva dall’epopea scudetto - irripetibile a qualsiasi latitudine - e dei sei convocati ai mondiali con la Nazionale, della cometa Gigi Riva. Dunque, il retro della medaglia. Con Rombo di tuono che, dopo l’ennesimo grave infortunio (“Se non avessero fratturato Gigi contro l’Austria, avremmo vinto altri due scudetti! Ripete spesso Giuseppe Tomasini) e una condizione complessa da ritrovare, si ritira, lo scenario del gruppo e della società cambia. Il declino arriva rapido. Nel 1976 si retrocede in B. Ecco una buona ragione per accendere la luce su un triennio esaltante che ha avuto il merito di riaccendere emozioni ed entusiasmi. Ciascuna stagione viene ripercorsa con attenzione ai dettagli. Il respiro romanzato, gli aneddoti, per la gran parte poco noti, descrivono le questioni di campo e quelle esterne.
Il tripudio. Dal 3-0 nella partita promozione con la Sampdoria e il Sant'Elia nel delirio, al successo sulla Juve di Trapattoni: un match che pareva stregato con il risultato rimesso a posto con due reti negli ultimi dieci minuti. Il corredo di interviste ai giocatori completa e amplia memoria e passione. Roberto Corti, Roberto Quagliozzi, Oreste Lamagni, Franco Selvaggi, Alberto Marchetti, Francesco Casagrande, Pino Bellini, Gigi Piras, Pietro Paolo Virdis, Emanuele Gattelli e il capitano Mario Brugnera, signore della tecnica e della visione di gioco, si raccontano a cuore aperto. Parole mai banali anche dai componenti dello staff tecnico. Ricordi e sensazioni che scaldano il cuore arrivano dal secondo Tonino Congiu, dal vicepresidente Giorgio Di Matteo, da Enzo Molinas e dal presidente Mariano Delogu. Volti, firme e autori conosciuti e stimati. Ma in “Corti, Lamagni, Longobucco…” c’è lo spazio meritato anche da quanti hanno avuto meno spazio: dal barbaricino Luigi Natale, diventato un poeta lodato da Mario Luzi, ad Alessandro Cristiani, bomber della Nazionale parlamentari, Daniele Goletti, preparatore dei portieri della Nazionale Under 21, il compianto Roberto Sequi, già direttore sanitario del Brotzu. E non mancano i contendenti dell’epoca. Un capitolo speciale è riservato agli avversari. Compaiono Salvatore Bagni, Ivano Bordon, Sergio Brio, Claudio Sala, Gigi Delneri, Ciccio Graziani, Pietro Vierchowod e altri ex campioni che rievocano le sfide di quegli anni col Cagliari. A chiudere al meglio il cerchio, una ricca galleria fotografica e i tabellini di tutte le partite. Con l’apertura che non poteva non avere la prefazione di Gigi Riva. Il sinistro più letale del calcio mondiale, in quel gruppo è stato general manager e direttore sportivo. Ma anche supporter speciale.
Un mondo cambiato ma non in meglio. Insomma, il volume di Roberto Montesi - edito da Domus de Janas, presentazione venerdì 1° dicembre alle 17, Sala Fondazione di Sardegna, via Salvador Da Horta n.2 - annoda nostalgia e fatti. E dipana i fili di un tempo in cui si giocava sempre alla stessa ora di domenica pomeriggio. Le maglie andavano dalla 1 alla 11, si poteva schierare solo uno straniero, i cinque arbitri e il Var non c’erano, di mercato a gennaio non se ne parlava. Poi, ma questo forse importa meno ai tifosi, i cronisti in trasferta viaggiavano sul pullman della squadra, avevano rapporti diretti e “umani” con i giocatori. E non c’erano neppure le radio e le trasmissioni tv urlanti e fomentanti tifo, talvolta becero e violento. Per non parlare del marketing e del business esasperato, odierna stella polare di presidenti, troppo spesso manipolatori, arroganti e distanti da tradizioni e luoghi, all’arrembaggio dei diritti tv e della promo pubblicità. I rimpianti si sprecano. Ma si ha l’obbligo di guardare avanti e tenere la schiena dritta. Oggi e sempre.
