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Si è riunito nella sala riunioni dell’ufficio di Gabinetto dell’Assessorato dell’Agricoltura, il Tavolo blu con le associazioni di categoria della pesca. Un confronto operativo sui principali dossier aperti del comparto, a partire dagli indennizzi per i danni causati dai cormorani, dalla gestione della pesca del riccio di mare e dalle prime stime sugli effetti del ciclone Harry. Al centro dell’incontro, l’illustrazione del decreto che definisce le direttive per il nuovo bando sugli indennizzi dei danni provocati dai cormorani nelle lagune della Sardegna. Il provvedimento utilizza il nuovo sistema di censimento rivisto nelle scorse settimane dalla Giunta regionale e recepisce le richieste avanzate dagli operatori del settore. L’obiettivo dell’Assessorato dell’Agricoltura è rendere il meccanismo di ristoro più aderente ai danni reali registrati ed effettivamente subiti dagli operatori nelle lagune causa della presenza dei cormorani. “Mettiamo a disposizione più risorse e, soprattutto, costruiamo un sistema che risponda meglio alla situazione effettivamente registrata dai pescatori”, spiega l’assessore Francesco Agus. “L’obiettivo è superare le criticità del passato e garantire indennizzi più equi, basati su dati aggiornati e su un metodo di rilevazione condiviso con gli operatori. Era un passaggio importante, ora procederemo per dare risposte immediate e concrete a un problema che da anni incide sulla sostenibilità economica delle attività produttive lagunari della nostra isola”. Il bando, la cui pubblicazione è prevista per il prossimo 10 aprile, subito dopo la conclusione dei censimenti del 2026, riguarderà le due annualità ancora da erogare (2024-2025 e 2025-2026). Rispetto all’erogazione di 900 mila euro dell’ultimo bando, l’Assessorato ha previsto oggi una dotazione complessiva di almeno 3,6 Milioni di euro per gli indennizzi delle due annualità. Nel corso del Tavolo blu sono stati inoltre illustrati e analizzati i dati parziali relativi alla pesca del riccio di mare. Durante l’incontro si è discusso della necessità di trovare dei percorsi praticabili da mettere in campo al fine di tutelare gli operatori della pesca e consentire il recupero graduale della risorsa ittica. “Dobbiamo tenere insieme tutela dell’ecosistema e salvaguardia del lavoro”, prosegue Agus. “I percorsi che stiamo valutando insieme alle associazioni di categoria hanno come obiettivo quello di superare gli ostacoli che negli scorsi anni hanno impedito di concretizzare una soluzione che soddisfi gli operatori della pesca e la necessità di recupero del riccio di mare, da tempo in forte sofferenza”. Spazio anche all’analisi delle principali emergenze che stanno interessando il comparto, a partire dai danni causati dal ciclone Harry sino alle ripercussioni economiche legate ai recenti sviluppi dei conflitti in Medio Oriente. “Con le associazioni condividiamo una forte preoccupazione per gli effetti economici di quanto sta accadendo nello scenario internazionale”, evidenzia Agus. “L’aumento del costo del gasolio rischia di tradursi in un ulteriore aggravio per tutti i settori produttivi dell’Isola, colpendo in maniera ancora più significativa l’agricoltura e la pesca, già messe a dura prova da mesi di maltempo tra piogge e mareggiate. Monitoreremo con attenzione l’evoluzione del quadro nazionale ed europeo, valutando eventuali interventi regionali integrativi per sostenere le imprese in questa fase particolarmente complessa”.

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 È stato presentato a Cagliari, nella sede del Parco naturale regionale Molentargius-Saline (Sala Helmar Schenk dell’edificio Sali Scelti) il Piano del Parco, strumento operativo fondamentale per la gestione e la pianificazione di una delle zone umide più rilevanti del Mediterraneo. “Con questo Piano consegniamo allo straordinario patrimonio del Molentargius una visione e un orizzonte condiviso. Non un semplice strumento di governo, ma un progetto che tiene insieme tutela e sviluppo, memoria e futuro. È il risultato di un lavoro paziente e rigoroso dell’Ente Parco, che ha saputo costruire una proposta solida, fondata sulla conoscenza e capace di dialogare con il territorio e le sue comunità.”

Così l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, che ha aperto la presentazione ufficiale del Piano del Parco naturale regionale Molentargius–Saline, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 66/15 del 17 dicembre 2025. L’incontro si è svolto alla presenza del Presidente del Parco Stefano Secci, dell’assessore degli Enti locali Francesco Spanedda e dei rappresentanti dei Comuni del Parco - Cagliari, Quartu Sant’Elena, Selargius, Quartucciu — insieme ai progettisti e ai referenti tecnici che hanno contribuito alla definizione del Piano.

“Il sito di Molentargius - ha dichiarato l’assessore Spanedda - può essere preso a esempio per un modo diverso di pianificare, fondato sulla capacità di leggere e accompagnare le trasformazioni. Qui più che altrove è evidente come l’intreccio tra processi naturali e antropici rappresenti un aspetto ormai irrinunciabile della pianificazione. Il nostro obiettivo è valorizzare questo equilibrio dinamico, superando l’idea di un paesaggio statico e costruendo strumenti capaci di guidare lo sviluppo senza snaturare i luoghi. È così che restituiamo al territorio il suo valore, mettendolo al centro delle politiche pubbliche presenti e future.”

Il Piano del Parco rappresenta lo strumento fondamentale di governo e pianificazione di uno dei sistemi umidi più rilevanti del Mediterraneo: un compendio ambientale di circa 1.600 ettari che integra ecosistemi di acqua dolce e salata, habitat di eccezionale valore naturalistico e un patrimonio storico-culturale di grande rilievo. Il Parco di Molentargius, riconosciuto a livello internazionale nell’ambito della Convenzione di Ramsar, è uno dei principali siti europei per la sosta e la nidificazione dell’avifauna: ospita oltre 120 specie e una presenza stabile del fenicottero rosa. Nel corso della presentazione sono stati illustrati gli elementi qualificanti del Piano: la nuova organizzazione territoriale, la zonizzazione, le misure di tutela e le azioni per la valorizzazione delle saline e per una fruizione sostenibile del Parco. Il documento disciplina in modo organico vincoli, destinazioni d’uso, accessibilità e servizi, riconducendo a un quadro unitario una realtà storicamente complessa sotto il profilo gestionale.

La pianificazione approvata introduce una struttura territoriale chiara e funzionale, articolata in tre macro-ambiti: aree di rilevante interesse naturalistico, dedicate alla tutela più stringente degli habitat; aree di fruizione sociale, orientate all’accoglienza e alla valorizzazione; aree di connessione, in cui sono ammesse attività compatibili con l’equilibrio ecosistemico.

Particolare rilievo è stato attribuito al lavoro svolto dall’Ente Parco e dal gruppo di progettazione, che ha consentito di superare criticità storiche, rafforzando la coerenza tra obiettivi, zonizzazione e norme tecniche e garantendo un’impostazione fondata su solide basi scientifiche e su un articolato processo di valutazione ambientale.

“Non si tratta soltanto di un atto di pianificazione, ma di una vera strategia di sistema: il Piano coniuga tutela della biodiversità e sviluppo, valorizza le vocazioni del territorio e crea le condizioni per nuove opportunità economiche compatibili, dalla filiera del sale al turismo ambientale, fino alla ricerca scientifica. Il Molentargius è un’infrastruttura ecologica strategica per l’area vasta cagliaritana. Con questo Piano rafforziamo il suo ruolo, rendendolo un modello avanzato di integrazione tra ambiente, città e sviluppo, capace di generare valore per i territori e per le comunità”, ha concluso l’assessora Laconi.

“Oggi – spiega Stefano Secci, presidente del Parco naturale regionale Molentargius-Saline – disponiamo finalmente di un quadro unitario, certo e condiviso per il governo di un sistema ricco, articolato e complesso come quello di Molentargius, dove intervengono diversi livelli di tutela ambientale e di competenze amministrative.

“Il Piano fa proprie e valorizza le esperienze e le attività portate avanti in questi anni, ricomponendole in un quadro unitario. In pratica consentirà di dare nuovo slancio ai numerosi progetti già in corso, mettendoli a sistema all’interno di una visione organica e rafforzandone l’efficacia.

“Con i prossimi strumenti, come il Regolamento del Parco e il Piano di sviluppo economico si aprirà una fase operativa che permetterà di orientare e sostenere attività compatibili, valorizzando le vocazioni del territorio e contribuendo alla sua sostenibilità anche sul piano economico”.

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Si è svolto questa mattina, in videoconferenza, il Tavolo Verde convocato per fare il punto sugli indennizzi alle aziende agricole colpite dal ciclone Harry e dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato l’Isola tra gennaio e febbraio 2026.

Nel corso dell’incontro è stato esaminato il quadro degli interventi previsti dal Decreto-legge n. 25, con cui il Governo ha disposto misure urgenti per fronteggiare l’emergenza causata dagli eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio scorso, hanno interessato Sardegna, Sicilia e Calabria. Per la ripresa dei settori dell’agricoltura, pesca e acquacoltura il provvedimento nazionale ha stabilito uno stanziamento complessivo di 108 milioni di euro a valere sul Fondo di solidarietà nazionale, da ripartire tra le tre regioni coinvolte.

“Per la Sardegna era fondamentale che venisse riconosciuta la reale durata dell’emergenza – ha dichiarato l’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Agus –. Gli eventi straordinari non si sono limitati al passaggio del ciclone Harry tra il 19 e il 21 gennaio: il nostro territorio ha continuato a subire senza sosta condizioni meteorologiche avverse, con vento intenso e precipitazioni persistenti fino al 20 febbraio e che hanno danneggiato gravemente le produzioni. Nel decreto-legge è stata accolta la richiesta della nostra Regione di estendere la finestra temporale degli eventi, un passaggio necessario per garantire alle aziende colpite il pieno riconoscimento dei danni subiti durante tutto il periodo emergenziale”.

Nel corso del Tavolo Verde si è discusso del sistema di segnalazione dei danni attivato da Agea, che prevede da parte delle aziende colpite l’invio di segnalazioni del danno, subito durante l’emergenza con fotografie georeferenziate attraverso un’applicazione per smartphone. Il sistema consentirà all’agenzia nazionale di acquisire in tempo reale le segnalazioni e aggiornare contestualmente il quadro delle esigenze di indennizzo per ciascuna regione coinvolta. Per questi motivi durante la riunione si è concordato con le associazioni di categoria di invitare tutte le aziende colpite a utilizzare l’applicazione, scaricabile dal portale AGEA (www.agea.gov.it), nella sezione “Servizi” e cliccando il tasto “APP per ciclone Harry”. L’ assessorato dell’Agricoltura e l’Agenzia Laore hanno manifestato la disponibilità alle associazioni di categoria per un eventuale supporto tecnico sull’utilizzo dell’app.

Parallelamente prosegue l’attività di ricognizione dell’Agenzia Laore che, attraverso i sopralluoghi dei propri tecnici, sta effettuando la perimetrazione di dettaglio dei danni segnalati dalle aziende agricole, con l’obiettivo di affiancare alla raccolta digitale delle segnalazioni richiesta da AGEA, una verifica puntuale sul campo nelle aree interessate. “Si tratta di un’attività di campo preziosa che porteremo avanti come sempre con Laore – ha proseguito Agus - sia perché da parte del Governo è richiesta una declaratoria del territorio elaborata ed approvata da ciascuna Regione colpita, sia perché ci consente di stimare con precisione i danni delle imprese agricole. Ad oggi sono circa 1.500 le segnalazioni pervenute all’Agenzia da parte delle aziende”.

Il confronto quindi è costante. “È fondamentale che ogni segnalazione venga raccolta e tradotta in strumenti concreti di sostegno per le aziende colpite, che spesso devono rispettare impegni pluriennali presi nell’ambito della PAC. La segnalazione con il geotag di Agea sarà utile anche per inserire nel fascicolo aziendale i dati necessari per richiedere le deroghe agli impegni pluriennali che a causa degli eventi avversi non sono sarà possibile rispettare”, ha concluso l’assessore Agus.

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La Giunta regionale, su proposta dell’Assessora della Difesa dell’Ambiente, d’intesa con l’Assessore della Programmazione, ha approvato il nuovo Atto di indirizzo sulla gestione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi e della relativa addizionale, aggiornando in modo organico la disciplina vigente dal 2015. Il provvedimento rappresenta un passaggio strutturale di modernizzazione del sistema di gestione dell’“ecotassa”, istituita dall’articolo 3 della legge n. 549 del 1995, adeguandolo al nuovo assetto organizzativo regionale e alle più recenti riforme tributarie.

“Con questo aggiornamento - dichiara l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi - l’ecotassa viene allineata al nuovo quadro normativo e al ruolo oggi svolto dall’Agenzia Sarda delle Entrate, diventando uno strumento più semplice da applicare e più chiaro nelle regole. La digitalizzazione dei pagamenti e la definizione puntuale delle procedure rafforzano trasparenza, tracciabilità e certezza amministrativa, rendendo al tempo stesso più rigorosi i controlli. Si consolida così una misura fondamentale di tutela ambientale, garantendo equità nei confronti dei cittadini e dei soggetti che operano nel rispetto delle norme”.

Centralizzazione delle competenze e maggiore certezza amministrativa Tra le principali novità vi è il recepimento formale del trasferimento, operativo dal 1° gennaio 2023, delle funzioni di accertamento, riscossione e irrogazione delle sanzioni all’Agenzia Sarda delle Entrate (ASE). Con il nuovo assetto:

  • l’ASE gestisce in modo unitario accertamento, riscossione e recupero coattivo;
  • i flussi finanziari risultano pienamente tracciabili;
  • la Regione incassa tributo, interessi e sanzioni in un sistema centralizzato e più trasparente. Si supera così il precedente modello frammentato, garantendo maggiore uniformità applicativa e chiarezza nei rapporti con i soggetti obbligati.

Digitalizzazione integrale dei pagamenti Il nuovo Atto di indirizzo recepisce in modo strutturale il pagamento tramite PagoPA, sistema non previsto nella disciplina del 2015. Questa innovazione consente: • tracciabilità completa dei versamenti; • riduzione degli errori materiali; • semplificazione delle procedure; • piena coerenza con il percorso di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Rafforzamento dei controlli e contrasto all’illegalità ambientale Un ulteriore elemento qualificante è il rafforzamento delle modalità di controllo e accertamento, in particolare nei casi di discarica abusiva e abbandono di rifiuti. Il provvedimento:

  • disciplina in modo esplicito i poteri e i provvedimenti adottabili da ASE;
  • introduce criteri chiari per la determinazione della base imponibile anche in assenza di dati puntuali;
  • coordina l’attività dell’Agenzia con le autorità di vigilanza ambientale. Si tratta di un rafforzamento concreto degli strumenti di contrasto all’evasione e alle condotte illecite, con un effetto diretto sulla tutela del territorio.

Adeguamento alle riforme tributarie Il nuovo atto recepisce inoltre le recenti riforme nazionali, in particolare il D.Lgs. n. 173 del 2024 (Testo unico delle sanzioni tributarie amministrative e penali), aggiornando la disciplina del ravvedimento operoso, delle sanzioni e del contenzioso. Viene altresì introdotta una disciplina organica e più chiara della rateizzazione, con regole certe su durata, garanzie e cause di decadenza. Il nuovo Atto di indirizzo entrerà in vigore dalla pubblicazione sul BURAS e sostituisce integralmente quello allegato alla deliberazione n. 34/12 del 7 luglio 2015.

Con questo aggiornamento la Regione consolida il ruolo dell’ecotassa come strumento di politica ambientale, orientato alla riduzione del conferimento in discarica e alla promozione di comportamenti coerenti con i principi dell’economia circolare.

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Con la trasmissione del progetto operativo di bonifica, messa in sicurezza e mitigazione del rischio ambientale dell’area mineraria dismessa di Montevecchio Ponente, inizia il percorso di risanamento del Sito di Interesse Nazionale del Sulcis Iglesiente Guspinese. Il costo complessivo dell’intervento è stimato in circa 40 milioni di euro. Attualmente sono disponibili 26,8 milioni di euro nell’ambito dell’Accordo per la Coesione, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027. A tali risorse si aggiungono stanziamenti regionali pari a 1,2 milioni di euro, destinati alle prove di pompaggio necessarie alla definizione delle soluzioni per la gestione della fuoriuscita a giorno in località Casargiu. “Il risanamento delle aree minerarie – sottolinea l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi – non è soltanto un adempimento tecnico, ma una scelta di responsabilità verso le comunità locali e verso il futuro del territorio. La bonifica di Montevecchio Ponente rappresenta un intervento strategico, sia per la riduzione dei fattori di rischio ambientale, sia per la possibilità di restituire valore a un’area di straordinaria importanza storica e paesaggistica”.

L’intervento, predisposto da IGEA S.p.A., riguarda in particolare la matrice suolo e ha come obiettivo prioritario la riduzione e l’eliminazione dei rischi per la salute e per la qualità dell’ambiente, attraverso azioni mirate sui principali centri di pericolo individuati dall’analisi di rischio: scavi minerari a cielo aperto, discariche minerarie e abbancamenti fini.

Anche l’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani dichiara: “La trasmissione del progetto operativo costituisce il risultato concreto di un lavoro interassessoriale che conferma la capacità della Regione di operare in modo unitario sui dossier strategici. Risanamento ambientale e rilancio industriale sono parti di una medesima visione: garantire sicurezza, certezza amministrativa e nuove prospettive di sviluppo a un territorio che ha contribuito in modo determinante alla storia produttiva della Sardegna. L’intervento su Montevecchio Ponente si inserisce in una strategia più ampia di riqualificazione delle aree minerarie dismesse, orientata a coniugare tutela dell’ambiente, attrattività per gli investimenti e valorizzazione delle competenze locali”.

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“La Regione Sardegna è impegnata, insieme ad altre Regioni che hanno espresso nelle dovute sedi forti critiche, a contrastare un’impostazione della nuova classificazione dei Comuni montani che riteniamo inadeguata e ingiusta. Non è una battaglia solitaria, né una rivendicazione campanilistica: è una presa di posizione politica e istituzionale a tutela di territori fragili e del principio di giustizia territoriale. Pensiamo che tutti i territori montani debbano essere riconosciuti dalla norma”.

Lo dichiara l’assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, intervenendo nel dibattito nazionale sulla proposta del ministro Calderoli, di cui l’esponente della Giunta ha restituito un resoconto anche oggi, in occasione della seduta del Consiglio delle Autonomie locali.

“Una classificazione costruita prescindendo da criteri socio-economici e basata su criteri esclusivamente geometrici, pensati per contesti profondamente diversi da quelli appenninici e insulari, rischia di dividere il Paese e cancellare territori fragili dalle politiche pubbliche, senza che sia venuto meno il loro svantaggio reale”, sottolinea l'assessore.

In Sardegna, spiega Spanedda, “l’applicazione di questi criteri determinerebbe una riduzione drastica dei Comuni montani, con conseguenze dirette sull’accesso alle risorse per la montagna attraverso i fondi FOSMIT, sui servizi essenziali e sulle politiche di contrasto allo spopolamento. Un esito che non corrisponde alla reale geografia della Sardegna e di parte d’Italia, col rischio che perdano lo status di comune montano alcuni tra i comuni che ogni inverno si ammantano di neve. Oltre a ciò, si tralascia apertamente la condizione strutturale di insularità, richiamata dalla Costituzione e dalla stessa legge”.

“Per questo abbiamo avanzato una proposta tecnica che dia sostanza a quest’impegno politico, fondata su un adeguamento dell’elenco esistente sulla base di parametri fisici e geomorfologici, applicabile su scala nazionale, senza introdurre deroghe arbitrarie o regionalizzazioni. È una proposta che dimostra come sia possibile cambiare la proposta attuale e migliorare il DPCM, rendendolo coerente con i principi di equità e coesione”.

L’assessore rivendica anche il metodo scelto dalla Regione: “Abbiamo chiesto confronto, trasparenza sui dati e rispetto del principio di leale collaborazione. È un segnale importante che altre Regioni abbiano sollevato analoghe perplessità, anche ieri di sede di Commissione politica per la montagna: significa che il problema non è la Sardegna, ma un’impostazione che non regge alla prova dell’uguaglianza sostanziale”.

“La Sardegna - conclude - continuerà a lavorare, insieme alle altre Regioni, per difendere i territori che rischiano di essere resi invisibili e per affermare una visione delle politiche pubbliche che non misuri i diritti in metri di quota, ma nei bisogni reali delle comunità”.

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 Si è svolto nella Sala Riunioni del Comune di Tortolì, l’incontro tecnico finalizzato alla definizione delle azioni operative e delle relative tempistiche per il prosieguo delle attività di cattura e traslocazione dei mufloni presenti nella borgata marina di Arbatax.

All’incontro, oltre ai rappresentanti del Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna, hanno partecipato i rappresentanti del Comune di Tortolì, dell’Agenzia FoReSTAS (Servizi Territoriali di Lanusei e Sassari), della Direzione Generale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (Servizio Territoriale Ispettorato Ripartimentale di Lanusei), e dell’ASL Ogliastra (Servizio Veterinario) e dell’Istituto Zooprofilattico di Tortolì.

Nel corso della riunione è stato effettuato un sopralluogo congiunto per l’individuazione di un’area idonea e adeguatamente recintata da destinare al contenimento temporaneo degli animali. È stata inoltre definita la composizione della task force tecnica che, sotto il coordinamento dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente, curerà il prosieguo delle attività di cattura e traslocazione.

Sono state condivise le procedure operative relative alle diverse fasi dell’intervento che comprendono il monitoraggio del branco, l’individuazione dei siti di cattura, le attività di foraggiamento attrattivo, la cattura mediante gabbie-trappola, la valutazione dello stato sanitario degli animali, il prelievo e la lavorazione dei campioni biologici per la tipizzazione genetica, l’identificazione degli esemplari e la successiva traslocazione nei siti individuati. Il Sindaco di Tortolì Marcello Ladu ha espresso soddisfazione per l’esito dell’incontro, evidenziando l’importanza della collaborazione istituzionale per la gestione di una situazione che interessa il contesto urbano e la sicurezza della popolazione locale.

Il Direttore del Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali, Andrea Dessy, ha sottolineato come l’incontro abbia consentito di definire un quadro operativo condiviso, con ruoli e tempistiche chiaramente individuati, al fine di garantire un intervento coordinato nel rispetto delle normative vigenti e dei criteri di tutela della fauna selvatica. L’iniziativa si inserisce nel percorso già avviato nelle precedenti riunioni tecniche e rappresenta un ulteriore passo verso una gestione strutturata e responsabile della presenza dei mufloni nell’area di Arbatax, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza dei cittadini, il benessere degli animali e l’equilibrio ambientale del territorio.

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“L’emergenza neve è iniziata nella giornata di ieri e ha provocato diverse criticità, in particolare sulle linee elettriche: l’interruzione della corrente è proseguita fino alla scorsa notte nella zona di Seulo. Enel è intervenuta attivando gruppi elettrogeni, ma questa mattina si è verificato un nuovo crollo delle linee elettriche e si sta lavorando al ripristino completo del servizio.
La Regione sta coordinando tutte le attività attraverso la Protezione Civile: la Sala operativa ha supportato in particolare i comuni di Seui, Fonni, Esterzili, Sadali, Seulo, Aritzo, Sorgono, Tempio e Santulussurgiu, in stretto raccordo con ANAS, E-distribuzione e le province. Ai territori colpiti sono stati messi a disposizione mezzi spazzaneve e spargisale delle locali Organizzazioni di volontariato e di Forestas. 
 
Continuiamo a monitorare la situazione. Al momento il quadro più critico riguarda il Comune di Seulo: invieremo ulteriori mezzi e squadre per lo spargimento del sale per evitare che le strade ghiaccino, un’eventualità che renerebbe ancora più difficili le operazioni.
Quanto accaduto nelle ultime ore ci fa capire quanto sia importante l’organizzazione degli Ambiti territoriali di Protezione civile. In questa emergenza sono coinvolti due Servizi di Forestas e diversi territori provinciali: Nuoro, la Città Metropolitana di Cagliari e l’Ogliastra, oltre alla Comunità montana Barbagia di Seulo.
Martedì a Cagliari la Sardegna sarà la prima regione a sottoscrivere i protocolli d’intesa con Prefetture e ANCI per l’attivazione degli Ambiti territoriali, che serviranno proprio a dare una risposta più rapida, efficace e omogenea su tutto il territorio interessato in situazioni come questa".
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La Giunta regionale, su proposta dell’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, ha approvato la delibera che conclude positivamente la verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale “ex post”, comprensiva di Valutazione di Incidenza Ambientale, per gli interventi di sistemazione idraulica del canale coperto “Codula de Gustui”, nel Comune di Dorgali, presentati dal Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico della Regione Sardegna.

Il provvedimento consente la prosecuzione dell’iter tecnico-amministrativo e l’avvio dei lavori di messa in sicurezza idraulica dell’abitato di Cala Gonone, lungo un tratto di circa 2 chilometri del canale, incanalato e tombato per circa 1.000 metri fino allo sbocco a mare. L’intervento, articolato in tre lotti funzionali, prevede la sostituzione delle condotte esistenti con nuove sezioni in calcestruzzo armato prefabbricato, progettate per contenere portate di piena con tempo di ritorno di 200 anni, e l’inserimento di griglie trasversali per la captazione e la regolazione dei deflussi.

“La messa in sicurezza del canale Codula de Gustui - sottolinea l’assessora Laconi - è un intervento atteso da tempo, fondamentale per proteggere il centro abitato di Cala Gonone e garantire la sicurezza delle persone e delle infrastrutture. È il risultato di un lavoro tecnico complesso, ma anche della collaborazione costante tra Regione, Commissario di Governo e Comune di Dorgali.”

Gli interventi non dovranno essere sottoposti a ulteriori procedure di valutazione ambientale, a condizione che vengano rispettate le prescrizioni ambientali e paesaggistiche indicate nel provvedimento. Tali prescrizioni comprendono misure di tutela della flora e della fauna, interventi di rinaturalizzazione delle aree di cantiere, limitazioni stagionali per proteggere la fauna nidificante e specifici obblighi di monitoraggio ambientale in fase di realizzazione e post operam.

Il progetto, inserito nel programma della Linea d’Azione 2.5.1 “Interventi strutturali di mitigazione del rischio idrogeologico”, mira a risolvere le criticità storiche del sistema idraulico di Cala Gonone, migliorando la gestione delle acque di deflusso e riducendo il rischio di allagamenti in un’area di elevata valenza paesaggistica e turistica.

Il provvedimento rientra nella strategia regionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, parte integrante delle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e di tutela del territorio, e rafforza il ruolo della Regione come garante della sicurezza e della sostenibilità ambientale delle opere pubbliche.

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La Giunta regionale, su proposta dell’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, ha approvato il Provvedimento unico regionale in materia ambientale (P.A.U.R.) per la realizzazione della nuova strada di collegamento tra Tempio Pausania e la provinciale per Aglientu.

 

«Con l’approvazione del P.A.U.R. – ha dichiarato l’assessora – diamo impulso a un’opera strategica per la viabilità dell’Alta Gallura. È un’infrastruttura attesa da anni che migliorerà mobilità e connessioni, realizzata nel rispetto delle prescrizioni ambientali».

 

L’opera, dal valore di circa 48 milioni di euro, prevede l’adeguamento della SS 133 per un tratto di 5,2 chilometri, con viadotti e opere di contenimento. Sono già stati realizzati poco più di 1,3 chilometri; con questo atto viene autorizzata la prosecuzione dei lavori. Il provvedimento include le autorizzazioni paesaggistiche e idrogeologiche e fissa in cinque anni il termine per la conclusione dei lavori.

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