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Da Nord a Sud della Sardegna dalla costa occidentale a quella orientale: dilaga la Lingua blu in Sardegna. Sono ormai centinaia i casi conclamati e tanti altri sono in fase di accertamento. I focolai sono estesi in tutta la regione e dai pochi casi di qualche settimana fa, denunciati da Coldiretti, a oggi la lingua blu in Sardegna sta raggiungendo proporzioni devastanti per gli allevamenti che scontano gravi perdite di animali e ingenti danni ai fatturati. 
 
“Non sono serviti gli appelli che avevamo fatto già a inizio anno alla Regione per attivare tempestivamente un piano in vista di questa estate per la somministrazione dei vaccini e per sostenere gli allevatori per l’acquisto degli antiparassitari. Invece l’immobilismo degli assessorati dell’Agricoltura e della Sanità, in particolare, hanno portato a una situazione insostenibile per i nostri allevamenti, con gravi responsabilità”, sottolineano il presidente e il direttore di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu e Luca Saba. 
 
SITUAZIONE DRAMMATICA. Secondo un rilevamento Coldiretti Sardegna sul territorio regionale, ormai è tutta l’isola e con tutte le province, a essere interessata dall’espandere della malattia degli ovini con casi in forte aumento, giorno dopo giorno. Tra le situazioni più gravi quelle registrate nel cagliaritano dove la blu tongue non risparmia né la costa orientale né quella occidentale. Dal Sulcis, dove erano stati registrati i primi focolai, ormai sono colpiti gravemente gli allevamenti di iglesiente, dell'area di Guspini e di Arbus, per passare alla fascia del Campidano e arrivare sino al Sarrabus-Gerrei. Focolai in forte espansione anche nell’Oristanese colpito in particolare nelle zone da Ghilarza a Cuglieri, da Sedilo a Bonarcado, passando per Paulilatino, San Nicolò Gerrei, Uras e Marrubiu. Non è indenne nemmeno la provincia di Nuoro con una situazione in forte divenire con molti casi in via di accertamento anche nel Nuorese ma con casi già ampiamente conclamati in Baronia e in Ogliastra. Nel Nord Sardegna resta la Gallura la zona con più focolai che hanno messo in crisi anche il settore bovino da carne per via del blocco alle movimentazioni e anche qui più volte Coldiretti ha chiesto che venisse fornito il vaccino per evitare quello che puntualmete è avvenuto. Nonostante queste sollecitazioni ancora tutto è fermo. Ma sono tanti gli allevamenti ovini in grande difficoltà con forti preoccupazioni anche nel Sassarese dove si segnala più di un caso sospetto.
 
COLDIRETTI. Una situazione “inaccettabile considerati gli appelli e le richieste che avevamo fatto alla Regione quest’anno, a partire da febbraio evidenziando, già allora, come le alte temperature e la siccità ormai imminente stavano facendo crescere la preoccupazione per quanto si prospettava in estate - ricordano ancora presidente e direttore Coldiretti Sardegna - invece di avere pronto un piano efficace e un fondo apposito per queste situazioni, visto che da oltre vent’anni si ripete questa piaga, tutto resta irrisolto. Cambiano i colori politici al governo ma nulla cambia: questa situazione è imbarazzante - rilancia Coldiretti - bisognava consentire agli allevatori, oltre alle vaccinazioni, anche di poter avere gli aiuti per l’acquisto dei repellenti. Si è perso tempo e già oggi stiamo constatando le grandi perdite economiche delle aziende con riflessi attesi anche in previsione delle prossime campagne degli agnelli e del latte - concludono Cualbu e Saba - continuiamo a chiedere un intervento urgente alla Regione e auspichiamo che si attivi un dialogo costante tra gli assessorati di Agricoltura, Sanità e Ambiente affinché possano coordinarsi per risolvere questa situazione drammatica con un sostegno immediato alle imprese e ponendo in campo tutte le azioni che finora non sono state attivate per arginare una epidemia ormai di scala regionale“.
 
APPELLI. Da Coldiretti, quest’anno, sono stati lanciati numerosi appelli e comunicati per sensibilizzare le istituzioni sul problema a partire dal primo incontro alla Fiera di Cagliari con i candidati alla presidenza della Regione (lo scorso 9 febbraio). Da allora è stato un susseguirsi di moniti e richieste dal Nord Sardegna (comunicato stampa dell’11 febbraio) al quadro regionale sulla lingua blu (comunicato stampa del 6 aprile), passando per gli ultimi allarmi e richieste di intervento rilanciati, questa estate (comunicati stampa del 2 e 9 agosto da Sulcis e Gallura con i primi casi conclamati; comunicato del 13 agosto sulla richiesta di forniture antiparassitari e comunicato stampa del 24 agosto sui danni al settore bovino in Gallura).
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Sono state più di 22mila le presenze turistiche, italiane e straniere, che nel 2023 hanno scelto la montagna sarda come meta per le loro vacanze. Il 55% di queste, più di 12mila persone, è costituito da sardi mentre il restante 45%, 10mila presenze, ha raggiunto uno dei 34 comuni montani isolani dal resto d’Italia e del Mondo. Numeri in crescita rispetto al 2022 quando le presenze registrate furono poco più di 20mila.

Sono questi alcuni dei dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, attraverso il Rapporto “Economia e imprese della montagna della Sardegna: perimetri e tendenze”, che ha analizzato la struttura e la dinamica delle imprese artigiane nei comuni montani e nelle aree interne dell’isola, attraverso l’elaborazione dei dati ISTAT 2023.

Le presenze registrate in montagna rappresentano lo 0,2% di quelle censite nell’Isola, con un tasso di turisticità (rapporto tra numero di notti trascorse dai turisti ovvero le presenze, negli esercizi ricettivi come alberghieri o complementari, e i residenti) dell’1,1% mentre quello del resto della Sardegna è stato del 12,7%.

“Il turismo montano in Sardegna è un turismo di serie A e consente di ravvivare quell’economia legata alla montagna troppo spesso sottovalutata e relegata ad attività di rincalzo – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna - se gestito in modo sostenibile, ha il potenziale per aumentare i redditi delle comunità locali e aiutare a preservare le loro risorse naturali e culturali.

Soprattutto ha dimostrato di essere un’ancora di salvezza per molte comunità in difficoltà”. “I numeri delle presenze e delle imprese di quei territori – prosegue Meloni - ci dicono come si siano tante opportunità per ripensare questo tipo di turismo di montagna ma anche di gestirlo meglio e di sfruttare il suo contributo verso un ambiente più resiliente, inclusivo, e futuro sostenibile”. “Nel cuore delle nostre montagne – aggiunge - i piccoli borghi rappresentano un tesoro inestimabile di cultura, tradizione e bellezza naturale. Valorizzare il turismo in questi luoghi non significa solo promuovere una destinazione, ma anche preservare e celebrare un patrimonio unico che merita di essere scoperto e apprezzato”.

Allargando il perimetro anche alle zone collinari, secondo il rapporto di Confartigianato Sardegna, si scopre come siano ben 318 i comuni montani, e parzialmente montani, della Sardegna, i cui abitanti superano le 835mila unità, che ospitano oltre 104mila imprese, di cui quasi 26mila artigiane, con oltre 61mila addetti. Più di 11mila aziende sono situate in territori parzialmente pianeggianti, 13mila in collina e solo 1.200 in montagna. Il valore aggiunto delle produzioni supera gli 11miliardi, con un valore aggiunto per addetto di 34mila euro.

Attorno alle località montane o collinari di tutta l’Isola, infatti, vi è un elevato numero di piccole imprese artigiane, con altrettante figure professionali, che operano nei più svariati settori. Tantissime sono, infatti, quelle che, oltre all’alloggio e alla ristorazione, svolgono attività nei trasporti, nei servizi culturali e nello svago, nell’attività di manutenzione dei mezzi e degli immobili, nella vendita di abbigliamento e attrezzature, nella realizzazione e commercializzazione dell’artigianato tradizionale locale e dei prodotti dell’enogastronomia tradizionale senza contare il numeroso indotto di supporto e, non per ultimo, l’importante gettito economico che affluisce nelle sempre più asfittiche casse delle Amministrazioni Comunali.

Per Confartigianato Sardegna, anche l’arrivo dei turisti può aiutare i piccoli centri a fermare la lenta emorragia che sta portando le famiglie a trasferirsi verso centri più attrattivi. Il legame con la terra d’origine merita di essere preservato; il territorio ha tradizioni, cultura, storia e tipicità produttive che devono essere tutelate e valorizzate. Questo può avvenire le imprese artigiane con tutto il loro enorme potenziale di produzione e servizi.

“Sicuramente dobbiamo conoscere ancora meglio il flusso dei visitatori che si reca li per quel tipo di vacanze – aggiunge Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna – abbiamo necessità di dati ancora più approfonditi per controllare meglio l’impatto dei visitatori, sostenere un’adeguata pianificazione, migliorare la conoscenza dei modelli di turisti, costruire prodotti sostenibili in linea con le esigenze dei consumatori e creare politiche adeguate che promuovano lo sviluppo sostenibile e assicurino che le attività turistiche vadano a beneficio delle comunità locali. Un’efficace pianificazione e gestione del turismo di montagna richiede una migliore comprensione delle sue dimensioni e dei suoi impatti economici, sociali e ambientali.”

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Il turismo straniero porta nelle casse della Sardegna più di un miliardo e mezzo di euro: è record. E il 2024 si prospetta ancora migliore. Il 48% dei viaggiatori viene da fuori.
Meloni e Serra (Confartigianato Sardegna): “Appeal della nostra Isola ancora fortissimo: lavoriamo ancora di più su promozione e servizi”.

I viaggiatori stranieri si confermano fondamentali per far crescere il turismo della Sardegna. Nella “cassaforte” del sistema sardo dell’accoglienza e dello svago, grazie a queste presenze, nel 2023 è entrato 1milardo e 667milioni di euro, in crescita di 432 milioni di euro (+35%, secondo incremento in Italia) rispetto al 2022 quando i visitatori d’oltralpe portarono nell’Isola 1miliardo e 235 milioni di euro. La spesa degli stranieri che hanno visitato la nostra regione è cresciuta del 3,2% rispetto al 2022.

E’ questo, in estrema sintesi, ciò che emerge dal dossier dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, dal titolo “Verso l’estate  2024”, che ha rielaborato i numeri dell’Istat della passata stagione turistica.

“Con questi dati possiamo dire come lo scorso anno sia stato il migliore in assoluto per quanto riguarda l’arrivo degli stranieri e siamo certi che in questo 2024 raggiungeremo il record assoluto di spesa – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - dopo tre anni lunghissimi, il turismo estero è tornato finalmente a splendere recuperando arrivi, presenze e capacità di spesa”.

Il 48% delle presenze turistiche in Sardegna, infatti, è rappresentato da stranieri. L’Isola si posiziona al 9° posto Italia in una classifica nazionale che vede in testa la P.A. di Bolzano con il
70,5%, seguita dal Veneto con il 69,3% e il Lazio con il 63,7%, contro una media nazionale del 52,4%.

Nell’anno passato 810 milioni sono stati spesi dagli stranieri per l’alloggio, 353 per la ristorazione, 200 per lo shopping, 152 per il trasporto passeggeri e 150 per altri servizi.

Le previsioni per questo 2024 parlano di una ulteriore crescita di 9milioni sull’anno passato, che dovrebbe portare il totale a 1miliardo e 676milioni di euro, con una incidenza sul PIL regionale del 4,46%.
L’analisi dice anche come nel 2021 entrarono 813 milioni di euro, nel 2020 i milioni furono 590 mentre nel 2019 arrivò 1 miliardo e 108milioni. In totale il turismo straniero porta in Italia quasi 52miliardi di euro.

“E’ la dimostrazione che l’appeal della nostra terra è sempre fortissimo e che la promozione sui mercati esteri è fondamentale – prosegue Meloni - il turismo nostrano dimostra ancora una volta la sua resilienza e capacità di essere settore trainante per gran parte dell’economia ma bisogna continuare a sostenerlo anche offerendo servizi sempre più adeguati alle richieste”. “Non dimentichiamoci mai che il recupero delle presenze rispetto al pre-pandemia – sottolinea il Presidente – sta continuando ad avvenire in un contesto mutato e comunque difficile per le imprese, a partire dall’aumento del costo del denaro e dalle incertezze della domanda interna generate dall’erosione del potere d’acquisto”.

“Il successo del turismo sardo potrà continuare a esserci – aggiunge Daniele Serra, Segretario di Confartigianato Sardegna – ma dobbiamo puntare su chi arriva da oltreconfine, soprattutto nei mesi di spalla. I flussi stranieri non amano solo il mare: vogliono la cultura e la conoscenza del territorio e dell’enogastronomia. La digitalizzazione e l’evoluzione delle nostre strutture permetterà di avere turismo tutto l’anno”.

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Nuovi contratti full-time per 47 portalettere in servizio in Sardegna. Si tratta di dipendenti di Poste Italiane già assunti con un contratto part-time a tempo indeterminato, che a partire dal 1° agosto hanno visto trasformare il proprio orario di lavoro a tempo pieno.

Le trasformazioni attuate grazie alle Politiche Attive del Lavoro (ex accordo sindacale del 16/05/2024) hanno coinvolto l’intero territorio regionale e, nello specifico, 31 risorse sono state destinate alla Città Metropolitana di Cagliari e alla provincia del Sud Sardegna, 9 alla provincia di Sassari, 4 alla provincia di Oristano, 3 alla provincia di Nuoro.

Nel dettaglio, le trasformazioni hanno riguardato, nella Sardegna Meridionale, i Centri di Distribuzione di via Simeto a Cagliari (16 risorse), Pill’e Matta a Quartucciu (4), via Monastir a Ussana (2), via Convento a San Gavino M.le (5), piazza Rinascita a Carbonia (4).

Nella Sardegna Settentrionale, i nove passaggi a full time hanno interessato il Centro di via Carducci ad Alghero, con 5 risorse, e il CD di via Giordania a Olbia con 4 portalettere.

In provincia di Oristano sono stati coinvolti i Centri di via Marceddì e di via Liguria a Oristano, rispettivamente con 1 e 3 risorse. In provincia di Nuoro le trasformazioni hanno riguardato 2 risorse applicate presso il Centro di via Gramsci a Macomer e 1 risorsa applicata a Tortolì, presso il Centro di distribuzione della corrispondenza e dei pacchi di via Cedrino.

Le trasformazioni da part-time a full-time sono realizzate in continuità con gli interventi definiti per il triennio 2021-2023 con l’Accordo sindacale del 3 agosto 2021 e le successive intese in materia, ed in particolare con l’Accordo sindacale del 16 maggio 2024.

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Arriva una lista di consigli utili destinati ai cittadini della Regione Sardegna che sono in cerca di una vacanza dell’ultimo minuto e/o sono intenzionati a risparmiare il più possibile. A diffonderla il Codacons, Associazione tradizionalmente attenta alle spese estive e ai salassi subiti dai consumatori.

Alla luce dell’elevatissima quota di italiani costretta a rinunciare del tutto alle partenze, e dei rincari nel settore del turismo che stanno funestando le vacanze estive nel nostro Paese, si rivela infatti indispensabile condividere alcune soluzioni e buone pratiche per ridurre l’incidenza della vacanza estiva sul portafogli.

• Cogliere l’attimo - Le tariffe dei voli e degli hotel fluttuano in continuazione. È indispensabile monitorare il mercato in attesa dell’offerta giusta: saper intercettare le offerte vantaggiose nel momento in cui si presentano, visto che spesso hanno breve durata, è diventata una vera arte!
• Pronti, partenza.. – In genere, le offerte last-minute richiedono partenze rapide. È quindi fondamentale tenersi pronti alla partenza. Certo, spesso in questi casi è richiesto il saldo immediato dell’intera somma, ma in caso di risparmio sostanzioso può valerne comunque la pena.
• Documenti in regola – In caso di partenze dell’ultimo minuto, mantenere sotto controllo i requisiti di viaggio (visti, documenti, ecc.) è fondamentale per evitare spiacevoli sorprese.
• Flessibilità a ogni costo – Per spendere meno è indispensabile mantenere un atteggiamento flessibile, a partire dai giorni di viaggio. L’elasticità in fatto di date, orari (e non solo) premia chi vuole risparmiare: piano-ferie permettendo, ovvio..
• Destinazione aperta – La maggioranza dei portali consentono di inserire “ovunque” come modalità per la ricerca: in questo modo potremo sorprenderci visitando luoghi mai presi in considerazione prima, e insieme sfuggire agli effetti di una domanda elevata nelle località di punta!
• Località minori e.. piccoli Comuni! - Il modo più ovvio per risparmiare è ritoccare le proprie aspettative in fatto di destinazione, aprendosi a località estranee ai circuiti turistici tradizionali e – perché no – ai piccoli Comuni italiani.
• Approfittare delle offerte di fine stagione – Ciclicamente, alberghi e villaggi turistici propongono i posti ancora disponibili a prezzi scontati: tutto sta nella capacità di raccogliere e sfruttare queste offerte, particolarmente convenienti rispetto alle altre.
• Sfruttare la tecnologia – Ricorrere a siti e app di comparazione dei prezzi rappresenta una scelta oculata. Meglio confrontare diverse piattaforme e incrociare i risultati: in questo modo sarà più facile trovare la migliore offerta possibile. Ma attenzione a verificare l’affidabilità dei vari portali!
• Curare i dettagli – Bisogna evitare il più possibile spese impreviste e d’impulso: per farlo, è essenziale curare – prima della partenza - i dettagli essenziali (assicurazione, trasporto in loco, attività da svolgere..) e stanziare un budget “limitato” a questo scopo.
• Tagliare le spese accessorie - Alternative low-cost possono evitare spese accessorie niente affatto secondarie: usare i mezzi pubblici o noleggiare bici consentono sostanziosi risparmi rispetto all’auto a noleggio e ai servizi di transfer privati.
• Occhio alla trappola – Organizzarsi per evitare le trappole per turisti (come dover acquistare cibo o bevande nei pressi di popolari attrazioni turistiche) è cruciale: altrimenti, il portafogli si svuota in un attimo..
• Attività gratuite - Specie se la meta della vacanza è una grande città, ma anche altrove, molto probabilmente è possibile partecipare ad attività ed eventi gratuiti: e questi, spesso, sono più autentici di quelli a pagamento!
• Viaggiare leggeri – Come noto, i prezzi dei voli crescono portando con sé molti bagagli: meglio viaggiare leggeri, abituandosi a lavare i propri indumenti in viaggio, invece di sobbarcarsi extra-costi non necessari!
• Occhio alla mail – Una soluzione spesso trascurata, ma capace di garantire risparmi inattesi: ai propri iscritti, dalle compagnie aeree o dai portali specializzati arrivano promozioni riservate e convenienti. Iscriversi alla loro newsletter è quindi una scelta di assoluto buon senso, capace di garantire risparmi inattesi.
• Niente souvenir – Evitare acquisti inutili, specialmente di prodotti destinati al turismo di massa, è una regola apparentemente ovvia ma che rimane valida. Meglio portare con sé attività ed esperienze in loco piuttosto che riempire la valigia di oggetti di scarso valore!

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La Sardegna nel 2023 si è confermata tra le prime cinque destinazioni regionali in Italia per vacanze lunghe (4 giorni e più). L’Isola era, infatti, al quinto posto anche nel 2022. Per ciò che riguarda le presenze turistiche, l’Isola è 14esima in Italia, con 3,2% di tutte le presenze italiane. In testa il Lazio con il 10,2%, la Campania con il 4,6% e la Sicilia con il 3,7%. Nel paragone con il 2023 il nostro territorio registra un calo del 3,4% delle presenze rispetto al 2022 mentre rispetto al 2019 il calo è del 6,2%, contro il +17,2% del Lazio, il +8,9% della Puglia e l’8,8% della Sicilia, con una media nazionale del +2,4%. I dati del 2023 dicono anche che nell’Isola le presenze sono state 14milioni e 700mila, di cui 8milioni sardi e 6milioni e 700mila del resto d’Italia e stranieri.

Lo dicono i dati del dossier “Verso l’estate 2024”, predisposto dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, che ha rielaborato i numeri dell’Istat della passata stagione turistica.

“Il recupero rispetto al pre covid è ancora lento e i dati lo confermano – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna – ma c’è da dire che i tempi cambiano e l’offerta turistica si evolve in base alle richieste dei viaggiatori”. “I dati ci portano anche a fare una riflessione su quanto sia importante la destagionalizzazione e la diversificazione dell’offerta – prosegue Meloni – il turismo estivo non è più sufficiente per sostenere lo sviluppo economico e sociale delle nostre comunità. È fondamentale puntare a una diversa stagionalità degli arrivi per valorizzare anche le zone interne. Questo approccio non solo contribuirà a distribuire i flussi turistici lungo tutto l'arco dell'anno, ma permetterà anche di scoprire e promuovere le bellezze e le peculiarità dei territori meno conosciuti. Investire nella diversificazione dell'offerta turistica significa garantire un futuro più sostenibile e prospero per l'intero settore”.

L’analisi del turismo nel 2023 dice anche come nel “totale delle vacanze in Italia”, la regione più frequentata sia l’Emilia Romagna (12% dei turisti), seguita da Toscana (9%) e Trentino (8%). Tra quelle dove si trascorrono “vacanze lunghe 4 o più notti” la classifica è aperta sempre dall’Emilia Romagna (11%), seguita da Puglia (8,9%), Trentino (8,5%), Calabria (8,5%) e dalla nostra Isola al quinto posto con l’8,2%. Tra le mete per le “vacanze corte 1-3 notti”, apre l’Emilia Romagna con il 14,8%, seguita dalla Toscana con il 12,7% e il Veneto con il 10,4%.

Nelle presenze turistiche straniere, la Sardegna, con il 48%, occupa il 9° posto, con una media italiana del 52,4%. Apre la classifica Bozano con il 70,5%, il Veneto con il  69,3% e il Lazio con il 63,7%.

“Oggi la rotta delle vacanze sta cambiando con il turista che ha un occhio più consapevole e nella ricerca della meta preferita – prosegue Meloni – ovvero si tiene conto di diversi aspetti legati non solo alle solite località ma anche, e soprattutto, a quelle forme di turismo esperienziale, informato e rispettoso dei luoghi”. “C’è la necessità di disegnare un nuovo modello di sviluppo turistico sempre più diverso da quello convenzionale - aggiunge Daniele Serra, Segretario Regionale di Confartigianato Sardegna - meno stagionale e capace di offrire servizi in modo combinato alle intersezioni dei percorsi di diversi turismi esperienziali (collegati ai cinque sensi: culturale/artistico, sportivo, slow/green/wellness, enogastronomico, spirituale), passando dalla intermodalità logistica alla intermodalità esperienziale”.

Il turismo esperienziale, infatti, rappresenta un’evoluzione necessaria per un settore in continua trasformazione. Non solo un nuovo modo di viaggiare, ma un’occasione per valorizzare i territori, creare nuove opportunità lavorative e promuovere uno sviluppo sostenibile. Un’avventura resa possibile solo dalla sinergia di tutti gli attori del settore: enti locali, operatori turistici, comunità e viaggiatori. Insieme, creano un ecosistema di ospitalità autentica e sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e delle culture locali.

Secondo le ultime analisi dell’ENIT, il 75% dei circa 35 milioni di Italiani che viaggiano affermano di essere mossi da motivazioni turistiche non convenzionali, (culturali, sportive, enogastronomiche, spirituali e di benessere in generale) che generano un indotto importante, con una spesa media di circa mille euro per viaggio, che può durare tra i 2 e 6 giorni. Un contributo fondamentale per il settore turistico del nostro Paese, con enormi potenzialità di crescita e di ricadute benefiche per quei territori non inclusi nei circuiti del turismo di massa.

Secondo l’indagine ogni esperienza di turismo non convenzionale, il 60% della quale avviene in periodi diversi da quello estivo, corrisponde a una vacanza di 5-6 giorni per cui si è disposti a percorrere in media circa 350 km, spostandosi al di fuori dai confini della propria regione o di quelle immediatamente adiacenti, e a spendere mediamente oltre 850 euro. Quello che emerge è il profilo di un viaggiatore che fa della multidimensionalità la sua caratteristica distintiva. Un turista, insomma, che combina almeno 3,5 esperienze diverse l’anno e replica più volte questi viaggi perché è mosso da una molteplicità di motivazioni.

In media ogni turista si riconosce in almeno tre motivazioni differenti che lo portano a sperimentare varie tipologie di viaggio, tra cui spiccano il “dedicarsi a sé stessi” (47%), la possibilità di sperimentare esperienze mai provate e scoprire luoghi mai visitati (43%, in particolare per il turismo enogastronomico), e la socializzazione.

Dato ulteriormente significativo – e che rispecchia una sensibilità sempre più condivisa rispetto al turismo esperienziale – è l’esistenza di un 20% di viaggiatori potenziali interessato a questa nuova modalità di visitare luoghi e che trova spazio soprattutto tra i giovani.

 

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I dati Cirium sui tassi di puntualità nei maggiori aeroporti italiani confermano la compagnia spagnola al primo posto a Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Firenze. Vueling, parte del gruppo IAG, che quest’anno festeggia il ventesimo anniversario, continua a puntare sull’Italia: l’unico paese all’infuori della Spagna in cui la compagnia aerea ha più di una singola base internazionale (Roma Fiumicino e Firenze). Inoltre, è leader sulla rotta Italia-Barcellona, oltre che seconda compagnia sul corridoio Italia-Spagna.

Secondo i dati Cirium, società di consulenza internazionale specializzata in analisi nel campo dell’aviazione, nel primo semestre del 2024, Vueling ha registrato importanti risultati in alcuni dei principali aeroporti italiani. Guardando alla puntualità nelle partenze dagli aeroporti italiani, la compagnia è infatti risultata la compagnia low-cost più puntuale a Roma Fiumicino (con un tasso di puntualità dell’80%), Firenze (82%), Milano Malpensa (81%), Venezia Marco Polo (85,4%), Milano Linate (85,2%), Comiso (100%), Genova (89,7%), Cagliari (89,4%), Palermo (86,1%), Napoli (85,2%), Torino (81,7%) e Catania (81,1%).

Occupa invece la seconda posizione a Bologna (con un tasso di puntualità dell’88,2%) e la terza sia a Bari (82,5%) che a Olbia (70%). In Italia, Vueling serve un totale di 15 aeroporti (Roma, primo scalo italiano servito già a partire dal 2004, divenuto poi base internazionale, che in questi venti anni ha superato i 30 milioni di passeggeri; Firenze, la seconda base internazionale italiana aperta nel 2012; Milano Malpensa; Milano Linate; Torino; Genova; Venezia, scalo servito dal 2006 che quest’anno ha superato quota 5 milioni di passeggeri; Bologna; Napoli; Bari; Palermo; Catania; Comiso; Cagliari e Olbia) con un’offerta, per questa stagione estiva, di 39 collegamenti diretti verso 15 destinazioni in 6 paesi. Due le novità importanti da segnalare: la riapertura della Milano Linate - Barcellona (che è stata operativa fino al 2021) e l’apertura della Comiso-Barcellona.

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Taglio del nastro per l’Eco-ostello di Buggerru destinato ad accogliere i pellegrini e i viandanti che attraversano quest’angolo dell’Iglesiente.

La struttura ricettiva da 24 posti letto, affidata in comodato d’uso dal Comune alla Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara, è stata inaugurata stamane alla presenza della Sindaca, Laura Cappelli, e del presidente della Fondazione CMSB, Mauro Usai.

La “Posada” – la 7° gestita dalla Fondazione lungo le 30 tappe del Cammino minerario – è stata riqualificata e resa fruibile per l’utenza in appena due mesi dalla firma della convenzione, siglata nel maggio scorso, che ha previsto l’intervento della Fondazione sull’Ex Asilo infantile “Principe di Piemonte”.

I lavori, che hanno interessato una superficie utile di 480 mq, si sono concentrati sullo sviluppo di soluzioni innovative di risparmio per offrire servizi di qualità e per incoraggiare pratiche rispettose verso l’ambiente, minimizzando gli sprechi per una fruizione degli spazi ad impatto zero. L’Eco-ostello, infatti, è dotato di impianti che garantiscono il massimo efficientamento energetico (fotovoltaico, solare termico, cappotto termico) oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche.

DICHIARAZIONI

“L’inaugurazione della posada di Buggerru – ha detto il presidente della Fondazione CMSB, Mauro Usai – rappresenta un passo importante del Cammino Minerario di Santa Barbara nel percorso di rafforzamento delle strutture ricettive destinate ai pellegrini e, più in generale, nel consolidamento dell’offerta di servizi turistici che riguardano i Comuni attraversati dal Cammino e rappresentati nella Fondazione. In un momento in cui il turismo sostenibile e l’ospitalità responsabile assumono un ruolo sempre più centrale, l’apertura dell’eco-ostello, grazie all’impegno della Sindaca Laura Cappelli e dell’amministrazione comunale di Buggerru, si pone come un esempio virtuoso di riutilizzo di strutture esistenti per promuovere ancor più consapevolezza e rispetto dell’ambiente, della storia e delle comunità locali che abitano questi luoghi”

“Con l’apertura dell’Eco-ostello si chiude un’importante fase progettuale dell’amministrazione comunale e della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara che ha riportato, a nuova vita, l’Ex Asilo infantile “Principe di Piemonte”, ha sottolineato la Sindaca di Buggerru, Laura Cappelli. “La struttura, chiusa da anni, è stata finalmente riqualificata, in linea con quel più ampio progetto di riconversione delle aree minerarie dismesse e con l’obiettivo di valorizzare il nostro immenso patrimonio a fini turistici. La speranza è, nel prossimo futuro, di ampliare il numero dei posti letto (oggi sono 24) e offrire ai viandanti e camminatori l’edificio nella sua interezza e capienza”. 

 

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In riferimento ad un articolo uscito oggi, 25 luglio 2024, su un noto quotidiano sardo, per amore di verità e per riportare i dati alla realtà evitando falsi allarmi che hanno più a che fare con il sensazionalismo che con la volontà di informare i cittadini e le cittadine, occorre riportare alcuni elementi tecnici certi che consentano, senza possibilità di confusione, di verificare lo stato attuale dei volumi invasati. – riferisce l’assessore dei lavori pubblici Antonio Piu - Il rapporto che esiste fra la quota del lago ed i volumi contenuti dallo sbarramento è chiamato “curva di invaso”, ed è stata riportata (in parte) nell’articolo stesso. Nel testo pubblicato oggi vengono riportati i dati forniti da un privato cittadino, sedicente esperto, che sostiene che la quota attuale dell’invaso sia a 38.190, basandosi su misurazioni effettuate tramite un sistema GPS. Tralasciando il fatto che detti sistemi debbono essere correttamente tarati per dare misure affidabili, è invece sufficiente osservare il livello del lago rispetto a dei capisaldi fissi ed inamovibili posti a quota certa – evidenzia Piu - I dati progettuali dello sfioratore, cioè quella porzione di muro dove passa l’acqua quando, negli anni “fortunati”, l’acqua in eccesso viene fatta passare, ci dicono che la quota di riferimento della parte alta della soglia è posta a quota 35.50. Quote, che, indicate nei progetti e riportate nelle aste idrometriche fotografate, vengono misurate rispetto a capisaldi ufficiali della rete geodetica nazionale e validati dal ministero delle infrastrutture durante le visite di ispezione che vengono condotte ogni sei mesi. Le foto allegate ben mostrano che oggi il livello dell’acqua si trova sotto questa soglia e, precisamente, secondo le misurazioni effettuate da diversi soggetti non in collegamento fra loro (Consorzio di Bonifica, ENAS, ARPAS) esattamente a quota 33.31, a cui corrisponde, secondo la curva di invaso suddetta, un volume accumulato di 4.822 Milioni di metri cubi. È opportuno precisare inoltre che il parametro 33.31 è un numero di riferimento, quello che è incontrovertibile è che a quel parametro corrisponde il volume di metri cubi sopra indicato. Purtroppo quindi, devo ribadire che la situazione della diga è davvero in condizione critica e le restrizioni previste dalle autorità competenti ed i grandi sacrifici sostenuti da agricoltori e allevatori sono oltremodo necessari per permettere l’approvvigionamento idrico civile degli abitati. Quello che trovo grave e che con tutte le forze dobbiamo, a tutti i livelli, evitare – conclude l’assessore - è di creare falsi allarmi e alimentare un clima di sospetto e di tensione. Si tratta di una situazione già di suo delicata. Gli uffici del mio assessorato sono disponibili a fornire informazioni e delucidazioni laddove ci fossero domande e siamo come sempre a disposizione anche della stampa per chiarimenti su questo e altri temi di competenza.

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Indossa una divisa sui campi del FIP European Padel Championships, e la indossa anche quando è casa e vive la vita piena di impegni di donna e madre. Maria Rasmussen ha appena conquistato con la Danimarca i quarti di finale (domani affronta l'Italia)  e, mentre festeggia con la famiglia arrivata in blocco a Cagliari - il compagno, i tre figli e la madre sono tutti in Sardegna a tifare per lei - racconta come riesce a gestire una vita dalle mille sfaccettature. A partire dal suo impegno con la polizia del suo Paese: "Tra quello, la famiglia e il lavoro non ho tanto tempo per rilassarmi - racconta 'Marisse', che ad agosto compirà 46 anni - Ma il mio lavoro mi aiuta molto, richiede di essere concentrati tutto il tempo ed è necessario rimanere calmi e controllare le emozioni se succede qualcosa. Un aspetto che mi aiuta tantissimo sul campo". Oltre alla capacità di gestirsi emotivamente, il sostegno della famiglia è un altro punto fondamentale: "Non potrei fare nulla senza di loro. Oggi sono tutti qui per me ed è bellissimo". La sua storia con il padel parte più di 10 anni fa, quando era a Lanzarote e aveva momentaneamente lasciato il lavoro di poliziotta per uno da sport manager in un club del luogo. Per lei, a quel tempo tennista di un certo livello, l'impatto non è stato subito decisivo: "Giocare per la prima volta in un campo da padel è stato strano e ho pensato che non faceva per me". Una sensazione completamente cambiata quando Maria è tornata tra vetri e grate dopo aver conosciuto il suo compagno proprio a Lanzarote e aver costruito con lui una famiglia: "Ho scoperto la geometria del campo, come giocare bene e mi sono detta che volevo continuare. Anche per questo Lanzarote rimane per me un posto unico". 

I FIP European Padel Championships non sono il primo torneo di Maria con la nazionale: "Ho giocato anche i World Padel Championships nel 2021 in Qatar, avevo iniziato a giocare in modo serio da poco, ma mi sono subito detta che il mio obiettivo erano i Mondiali". Da giocatrice mancina, Rasmussen dice di prendere a esempio tutti i giocatori top che usano la mano sinistra: "Osservo come si muovono, come usano lo spin sulla palla. Perché ovviamente è un gioco diverso quando si è mancini". Sul padel in Danimarca Maria conferma che "come in tutta Europa i campi stanno spuntando ovunque. Capita di trovarne due o tre nuovi in posti dove la settimana prima non c'era nulla ed è un trend che continuerà anche nei prossimi anni". Infine le previsioni sul podio femminile dei FIP European Padel Championships: "Spagna, poi dico Portogallo e Italia. Ma giovedì saremo proprio noi a incontrare le 'azzurre', e se vinciamo dico Danimarca", conclude sorridendo.

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