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Detenuti in 41 bis, il presidente del Consiglio regionale richiama l’ordine del giorno approvato a febbraio: “Il piano non è stato concordato né condiviso ed è osteggiato dai territori”
Il Consiglio regionale della Sardegna aveva già espresso la propria contrarietà a un’ulteriore concentrazione nell’Isola di detenuti sottoposti al regime del 41 bis. A ricordarlo è il presidente dell’Assemblea sarda, Piero Comandini, che interviene sul piano di trasferimenti nelle carceri della regione.
Comandini richiama il pronunciamento arrivato lo scorso febbraio, quando il Consiglio regionale, al termine di un lungo dibattito, aveva approvato un ordine del giorno attraverso la procedura prevista dall’articolo 51 dello Statuto speciale. L’obiettivo era chiedere un intervento per evitare che gli istituti penitenziari sardi diventassero destinazione privilegiata per un numero crescente di detenuti sottoposti al regime speciale.
La procedura adottata prevede infatti la trasmissione del documento direttamente al Parlamento. Una scelta, spiega il presidente del Consiglio regionale, compiuta proprio per chiedere una modifica della normativa nazionale e, in particolare, della previsione contenuta nell’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario che individua nelle aree insulari una collocazione preferenziale per i detenuti sottoposti al regime speciale.
Nonostante l’iniziativa dell’Assemblea sarda, secondo Comandini il Governo avrebbe deciso di andare avanti con il piano di trasferimenti senza un confronto con il territorio.
«Con rammarico prendiamo atto che, malgrado il pronunciamento della massima assemblea sarda, che ha chiamato in causa l’assemblea legislativa nazionale, il Governo ha deciso di proseguire con un piano di trasferimenti non concordato né condiviso», afferma Comandini.
Una scelta che, sottolinea il presidente, incontra una crescente opposizione nell’Isola, non soltanto sul piano politico e istituzionale. Il progetto sarebbe infatti contestato dalle comunità interessate e dagli amministratori locali e registrerebbe contrarietà anche all’interno della popolazione carceraria.
La posizione della presidenza del Consiglio regionale resta dunque quella espressa dall’Assemblea già nei mesi scorsi: evitare che la condizione di insularità della Sardegna si traduca in un’ulteriore concentrazione di detenuti sottoposti al 41 bis negli istituti penitenziari dell’Isola.
Referendum, vince il “No”. Todde: “Difesa la Costituzione”. Comandini: “Ora stabilità e riforme”
La vittoria del “No” al referendum segna un passaggio politico rilevante per la Sardegna, rafforzando il quadro istituzionale e offrendo, secondo i vertici regionali, una prospettiva di maggiore stabilità. Un esito che si intreccia con la recente pronuncia della Corte d’Appello di Cagliari, che ha definitivamente escluso l’ipotesi di decadenza della presidente della Regione, Alessandra Todde.
A commentare la fase è il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, che sottolinea il valore della sentenza: “È certamente una buona notizia per i sardi e per la Sardegna, che ha bisogno di stabilità e continuità amministrativa. È senza dubbio un riconoscimento della buona fede della presidente Todde. Ora, insieme, dobbiamo proseguire nel mandato che i sardi ci hanno dato, liberare maggiori energie all’interno del Consiglio regionale e portare avanti le riforme avviate”.
Parole che si inseriscono in un contesto politico che, dopo settimane di tensioni e incertezze, sembra ora orientato a una fase più operativa. La decisione della Corte d’Appello, infatti, chiude definitivamente una vicenda che aveva alimentato il dibattito politico regionale, restituendo piena legittimità all’azione dell’esecutivo guidato da Todde.
La stessa presidente ha affidato ai social un messaggio dal tono netto, legando il risultato referendario a un principio più ampio: “La vittoria del No difende la nostra Costituzione. La Costituzione è e resta il faro del nostro agire. Orgogliosa del grande risultato raggiunto in Sardegna”.
Un’affermazione che richiama esplicitamente il valore della Costituzione italiana come punto di riferimento dell’azione politica e amministrativa, e che rafforza la lettura del voto come espressione di tutela dell’assetto istituzionale.
Il doppio binario – da un lato il pronunciamento giudiziario, dall’altro l’esito del referendum – contribuisce così a delineare una fase nuova per la legislatura regionale. Per la maggioranza, si tratta ora di tradurre il consenso in azione concreta, accelerando sulle riforme e sulle politiche già avviate.
Approvazione ordine del giorno 41bis, presidente Comandini dice no al trasferimento di massa nelle carceri sarde
“Con una votazione chiara, netta e supportata da quasi tutto il Consiglio regionale, è la Sardegna intera che oggi ha detto un no secco al trasferimento di massa di detenuti in regime di 41bis nelle nostre carceri”. E’ il commento del presidente Piero Comandini dopo l’approvazione dell’ordine del giorno che, sulla base dell’articolo 51 dello Statuto speciale della Sardegna, verrà inviato direttamente all’attenzione del Parlamento. “Una procedura rafforzata - sottolinea il Presidente -, che il Consiglio ha voluto esercitare come atto politico-istituzionale. L’ordine del giorno in premessa richiama al rispetto del principio di leale collaborazione, prevede che si proceda a modificare l’art 41 bis della legge 354 del 1975, laddove si individuano le zone insulari come collocazione preferenziale dei detenuti sottoposti a regime speciale, chiede al Parlamento di definire criteri omogenei di distribuzione dei detenuti sottoposti al 41bis, impegna il Governo a sospendere qualunque iniziativa volta a disporre la distribuzione straordinaria di ulteriori detenuti sottoposti a regime speciale. Siamo sicuri che il Parlamento e lo stesso Governo non ignoreranno questo pronunciamento, accompagnato da una fortissima e sdegnata reazione in tutta la Sardegna”.
Comandini: "Solinas deludente: riforme vuote, il suo ruolo è attaccare il governo"
Dalla riforma della sanità alla legge urbanistica fino ai provvedimenti per il Covid: il consigliere regionale all’opposizione, Piero Comandini, il più votato del Pd, si dice fortemente deluso dall’operato di quest’anno e mezzo circa della Giunta di Christian Solinas. “Sta facendo soltanto politica contro il governo nazionale. C’è una grande tensione. Non pensa ai problemi ma soltanto a svolgere questo ruolo politico contro il governo Conte”. La riforma sulla sanità invece per Comandini è solo un aumento di poltrone. “Non è stato fatto nulla per migliorare la qualità del servizio”, afferma.
Quale è il suo giudizio su un anno e mezzo circa della Giunta Solinas?
“Estremamente negativo e deludente: sono andati avanti con programmi e con fortissima contraddittorietà interna, senza portare a casa nessun risultato che in qualche modo era stato promesso ai sardi durante la campagna elettorale. Potrei fane tre di esempi: dal prezzo del latte a un euro sbandierato in piazza Palazzo dai leader della Lega, che i pastori stanno ancora aspettando, passando per riforme strutturali come quella degli enti locali, che ancora non vede la luce, fino alla legge sulla riforma sanitaria che non è altro che un aumento di poltrone che non risolve il problema delle liste di attesa e che non migliora la sanità dei territori. Oltre alla delusione politica c’è anche la presa d’atto dell’incapacità amministrativa di questa Giunta. Si è vista impugnare dal governo più leggi per vizi di incostituzionalità. Il che dimostra un’improvvisazione nel fare i legislatori che non promette nulla di buono per i prossimi anni”.
Come è la gestione dell'Aula da parte del presidente Michele Pais?
“A me dispiace dirlo, essendo vicepresidente, ma avendo conosciuto altri presidenti non ne ho mai visto uno scendere, dall’alto della posizione dell’Aula che occupa, e dirigersi verso la sua maggioranza per cercare di mettere d’accordo i suoi componenti. Questo significa che lui, più che un ruolo super partes da presidente del Consiglio regionale, sta cercando di mettere insieme i pezzi di maggioranza”.
Riforma della sanità: alla fine è passato il ritorno alle vecchie Asl...
“La parola riforma è sempre legata a un cambiamento strutturale di un settore della società. Quindi si mettono le basi per cambiare strutturalmente qualcosa da migliorare. Qui invece non cambia nulla. Sono state soltanto aumentate le Asl e i posti a disposizione per manager, sotto manager e pseudo manager. Quindi sono soltanto aumentate le poltrone. Non c’è nulla sullo smaltimento delle liste d’attesa, non c’è nulla sulla sanità territoriale e sugli investimenti degli ospedali. Non c’è nulla per migliorare la qualità del servizio, c’è soltanto la voglia di un taglio netto col passato e quella di aumentare le poltrone”.
Legge urbanistica, il governo ha impugnato l'interpretazione autentica del Ppr, cosa c'è da aspettarsi in questo settore da parte dell'Esecutivo?
“Le leggi devono avere un percorso di coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, lo dice la Costituzione e lo Statuto della Sardegna. Sulla legge urbanistica è stata fatta un’interpretazione che era una chiara violazione delle leggi nazionali del Piano paesaggistico regionale, che per poter essere modificato deve seguire un processo di coinvolgimento degli enti locali, delle associazioni. Questo invece non è stato fatto con quella ‘specie’ di norma di interpretazione inutile. Perché poi abbiamo visto che il Governo è intervenuto per quanto riguarda i problemi della Sassari-Alghero, che doveva essere il cavallo di Troia per intervenire sul settore. Però ripeto, questo è il modo di operare di questa Giunta sardo-leghista: improvvisazione a strappo e senza studiare, programmare e riformare veramente”.
Parlando invece della gestione dell’emergenza Covid, ci può dire cosa pensa in merito all’ordinanza di Solinas, sui test obbligatori, impugnata dal Governo?
“Solinas sta svolgendo il ruolo di presidente della Regione ed è un dirigente della Lega in veste sardista che opera all’interno di una logica di aumento della tensione contro il governo nazionale, in piena campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Quindi ogni occasione è buona - sia sul Covid, che sull’urbanistica che su altre materie -per dire che il Governo è incapace. Solinas sta facendo soltanto politica contro il governo nazionale. C’è una grande tensione. Non pensa ai problemi ma soltanto a svolgere questo ruolo politico contro il governo Conte. L’ultima ordinanza ne è la prova. Tutti hanno detto (costituzionalisti esperti) che era una ordinanza illegittima, lui l’ha fatta sapendo benissimo che il Governo l’avrebbe impugnata e quello era il suo vero obiettivo”.
I finanziamenti alle imprese invece sono arrivati?
“Abbiamo dato un grosso contributo sulla legge 22 approvata in Consiglio regionale per dare i finanziamenti alle imprese. Come opposizione abbiamo anche permesso che i tempi fossero più brevi possibili proprio per agevolare la possibilità che i bandi fossero emanati e che i soldi arrivassero in fretta. A oggi, purtroppo, ci risulta che è ancora tutto fermo per via della burocrazia”.
Come è il rapporto con i colleghi del M5s che a Roma sono alleati?
“Buono. Ma va costruito giorno per giorno perché c’è un’impostazione un po’ diversa dalla nostra che è più meditata e più organizzata e tiene conto di vari aspetti. Quella del M5s è un po’ più movimentistica, è più attenta alla notizia che a proporre soluzioni organiche. Tuttavia credo che ci siano tutte le condizioni per poter continuare a lavorare insieme e a migliorare. Governare insieme fa anche bene a noi (del Pd ndr) per essere più movimentisti e a loro per essere più riflessivi quando si fanno le cose”.
Solinas arriverà alla scadenza naturale del mandato?
“Purtroppo sì. I sardi meritano di meglio però considerando il numero di consiglieri di maggioranza e la voglia di continuare a governare ce lo porteremo fino alla fine della legislatura”.

