Svilar, che sventa almeno tre palle gol rossoblù, è l'eccellenza di una Roma stanca e lenta. Più Ranieri e il fattore Q, alla sesta vittoria di fila in casa, creano l'1-0 all’Olimpico. I punti dal terzultimo posto sono 4 ma scappa il Verona. Dopo la sosta c'è il Monza alla Domus
Mario Frongia
Il Cagliari perde in casa giallorossa ma non demerita. Il pari sarebbe stato il risultato giusto. E senza Svilar non sarebbe stato esagerato portare a casa i 3 punti. Ma il calcio dei se e dei ma non ha mai dato salvezze, scudetti o coppe. Né tanto meno quello insufflato da gruppi di potere mediatico e politico. La rosa del Cagliari è questa, da alti e bassi e, fatti due conti, male assortita. Con una qualità tecnica che non a caso vale 26 punti in 29 gare con 15 sconfitte, gol presi e segnati da ultime cinque del torneo. “In questa fase del campionato la classifica conferma i valori del campo” ha detto in settimana Gigi Cagni, uno che di calcio ne sa. Di fatto, l’1-0 romano non nasce da un sorteggio, un maleficio sciamanico o una congiunzione astrale. Claudio Ranieri ha lasciato il club, dopo risalita in A e salvezza, per ragioni personali nonostante il rinnovo scontato. Ma è andato via anche per una oramai congenita incapacità della proprietà a programmare adeguatamente, lasciare a tecnici, manager, staff e medici autonomia e libertà di manovra. Poi, a monte, viste le recenti performance di mercato e un Indice di liquidità che non lascia scampo, c’è l’evidente mancanza di risorse finanziarie indispensabili per stare in A. Premesso che Davide Nicola salverà il Cagliari, magari a fil di sirena - anche se a gennaio non gli hanno preso la seconda punta e venduto due difensori senza rimpiazzarli - la riflessione è da anni la stessa: le fragilità del club non permettono un sorriso, ottimismo e ambizioni ai tifosi.
A testa alta. Dietro, nessuna molla. L'unica che vince nella ventinovesima giornata è il Verona. Perdono Lecce ed Empoli, pareggiano Monza, Parma e Venezia, gagliardo con il Napoli. Insomma, pur con la sconfitta, la classifica regge. Con una Roma lenta e prevedibile, sulle gambe l’eliminazione di Bilbao in Coppa di tre giorni addietro, i big a scartamento ridotto e Dybala, in campo nella ripresa e subito out per infortunio, il Cagliari ha fatto la sua partita. È mancato solo il gol, che Piccoli avrebbe meritato, così come Zortea se su assist di Prati non avesse calciato in curva da buona posizione. Poi, ci sono state le super parate di Svilar. Insomma, dall’Olimpico tenuta e buone cose anche senza difensori e l’assenza di un altro attaccante. Oltre a chi - pur con Palomino sul pezzo - è in riserva, come Mina, Viola, Luperto e Zortea. E neanche Coman, a casa infortunato, è un risolutore d’area. Insomma, gli ingrendienti sono modesti e non consentono amalgami vincenti e solidi. Dare le colpe a Davide Nicola sarebbe inutile e sciocco. Il tecnico tiene la barra dritta, lavora sodo, si assume responsabilità che oggettivamente non può avere. Ed è comunque a più quattro dall’Empoli terzultimo a nove partite dalla fine. Proprio contro i toscani - ma prima c’è il Monza alla Domus dopo la sosta per le nazionali - il Cagliari sarà chiamato alla prova che non ammette replice: 6 punti che valgono doppio. Chance da non toppare per mantenere la categoria.
