La tifoseria dà una mano e applaude il 4-1 al Lecce in rimonta. Davide Nicola la ribalta cambiando la mediana in blocco. E la classifica, sempre precaria, sorride. Adesso, testa al Torino
Mario Frongia
Tredicesimi. Dal terzultimo posto con un balzo, nei numeri e nella condotta, che non era facile pronosticare. Il Cagliari che in meno di mezz’ora schianta il Lecce fa capire al torneo che ha le idee chiare. Almeno più nitide di quelle mostrate, per non andare lontano, dalla squadra di Marco Giampaolo. “Il maestro”, come l’ha chiamato Davide Nicola, alla Domus si è ritrovato a fare i conti con una rete di vantaggio allo scadere del primo tempo giocato con ordine e acume tattico. Eppure, l’1-0 di Pierotti è stato l’anticamera del tracollo. Con il ribaltamento della mediana (fuori Makoumbou, Adopo e Viola, dentro Gaetano Deiola e Marin), gli ospiti sono scomparsi, sia nel palleggio, sia nella gestione delle ripartenze. La furbizia di Mina, quasi la tela del ragno che prima o poi afferra la preda, ha fatto il resto: “Avevo avvisato i ragazzi, usando anche un video, che il colombiano poteva metterci in trappola”. Rebic doveva essere distratto o al cinema. Il Lecce in dieci ha perso il filo e la trama del match. Ma va detto che Gaetano e Luperto, per la gioia di Nicola (“Sono contento perché l’abbiamo rimontata in undici contro undici!”), avevano già battuto un ottimo Falcone. Poi, sono arrivate le ciliegine di Zorta (cinque reti in stagione) e Obert, sinistro a giro alla Dybala, o alla Del Piero per i tifosi più stagionati. La vittoria è stata netta, anche con la giusta padronanza nella gestione. Ma quel che non ha convinto la tifoseria - ancora una volta solida nel sostenere Felici e compagni - è stata la partenza. Il primo tempo ha mostrato la solita amnesia nel fraseggio, i tanti errori nella costruzione e nella finalizzazione. Poi, il gran ribaltone. I 3 punti e la testa giusta per la delicata trasferta di Torino, sponda granata. Se questa con i pugliesi è stata la gara della svolta e dell’abbandono della zona che porta in B, anche quella di venerdì alle 20.45 in Piemonte gli somiglia molto.
Classifica e mercato. La finestra di compravendita di gennaio, stando al presidente Giulini, dopo Caprile avrà poco altro. Ma in questi casi le parole contano davvero poco. Si parla da tempo di un attaccante, con Okereke in vantaggio sulla girandola di nomi. Ma la solfa è la stessa: prima bisogna vendere se non si vuol finire sotto la abituale mannaia dell’Indice di liquidità. Che, se non si iniettano capitali, impedisce al club mosse in arrivo. Dunque, i possibili partenti: Lapadula, Prati, Marin e Makoumbou sarebbero i pezzi con qualche attenzione esterna. Forse, si potrebbe ipotizzare anche Luvumbo. Ma l’angolano - assente da tre gare per infortunio, dovrebbe saltare anche Torino e sarebbe a disposizione di Nicola per la sfida alla Lazio in casa - pare aver perso lo smalto che lo mette nella lista dei colpi pregiati di mercato. Di certo, pare dover salutare Wieteska, inadatto alla causa come il greco Hatzidiakos, già ceduto: i due hanno confermato l'abbaglio di mercato estivo dato a Ranieri per stare in A! Insomma, da qui alla chiusura del 31 del mese, fari spenti o quasi in casa rossoblù. E siamo al tredicesimo posto. Il balzo è da giganti, a testimonianza di una classifica corta e altalenante. In attesa del Como - che prosegue con acquisti top e gioca oggi in casa contro l’Udinese e, da quota 19 potrebbe superare il Cagliari issatosi a 21 - i rossoblù si ritrovano alle spalle del Genoa e del Torino a 23. Ecco perché quella di venerdì può essere un’altra partita che vale doppio. Inoltre, Luperto e soci si sono lasciati alle spalle Empoli e Lecce a 20, Verona a 19, Venezia a 15 e Monza, che pare davvero spacciata, a 13. In sostanza, in dieci punti navigano dieci squadre. Per cui, lotta serrata e senza sosta. Per il tecnico rossoblù numeri interessanti anche dai gol fatti e subiti: 23 e 34 reti la squadra esce dalle peggiori cinque del campionato.
Signor capitano. l'episodio narrato da Davide Nicola in sala stampa nel post gara, la dice lunga sulle qualità dell'uomo, ancora prima che del capitano e del bomber che ha risolto partite entrate nella storia del Cagliari. Come, ad esempio, quelle vinte contro Bari, Sassuolo e Frosinone nell'era Ranieri. Leonardo Pavoletti è un gran signore. "Quando gli ho detto che doveva entrare al posto di Piccoli, mi ha detto: "No, Roberto lascialo ancora, deve segnare anche lui!". Chi conosce le dinamiche del calcio professionistico sa che si tratta di un gesto pregiato. Specie se viene da uno dei grandi cannonieri della A, in coda a una carriera importante. Un assist a favore di un collega di quasi quindici anni più giovane. Grande, Leo!
