Il Milan della Supercoppa pecca di presunzione e prevedibilità e va a sbattere contro i rossoblù. Testa, muscoli e concentrazione firmano un punto prezioso. Il terzultimo posto rimane preoccupante. Ma intanto, applausi per il neoarrivato Caprile che blinda l’1-1. Adesso serve una buona spalla per Piccoli e capire quale sarà il futuro di Marin, Lapadula, Zappa, Gaetano e Prati
Mario Frongia
Terzultimi prima e dopo San Siro. Ma la storia è diversa. Il Cagliari di Davide Nicola coglie 4 punti in due trasferte (Monza e Milan) e può avviarsi con fame e cattiveria allo scontro diretto casalingo con il Lecce. La serie A non concede pausa o gare facili. Proprio i pugliesi sono andati a prendersi i 3 punti a Empoli, mentre il Como - che sta mettendo a segno colpi di mercato manco fosse il Manchester City - ha messo spalle al muro la Lazio all’Olimpico. La formazione di Fabregas porta sul lago un punto ma avrebbe meritato anche di più. In attesa delle partite di Genoa (contro il Parma a Marassi), Venezia (aspetta l’Inter in laguna), Verona (al San Paolo contro il Napoli) e Monza (ospita la Fiorentina al Brianteo), l’1-1 dei rossoblù rimane comunque pregiato. Per come è maturato, per le abissali differenze di organico, storia, potenzialità e ambizioni dei due club, per il momento: il Milan di Conceicao - in tre giorni da coach con il trofeo in bacheca e il sigaro ben in vista - ha giocato a pieno organico, con i top player dal 1’ e con la certezza di poter condire il Cagliari a proprio piacimento con ripartenze supersoniche e tecnica individuale che non si discute. Invece, al Meazza Leão e Theo Hernàndez, Reijnders e Morata hanno ingioiato amaro. Se il centravanti spagnolo ha ribattuto su un ottimo Caprile, la replica di Zortea, agevolata da una papera di Maignan - capace nel primo tempo di negare il gol a Felici con un intervento da 7 in pagella - ha chiuso il match. La ricetta? Aver blindato con concentrazione, raddoppi e coraggio le catene laterali. Magari rischiando le imbucate centrali, ma non dando campo ai solisti del Diavolo, Nicola ha potuto gestire fino in fondo la gara. Tra l’altro, oltre a Scuffet, al Napoli, e Mina, fuori per infortunio, sono scesi in campo dal via gli stessi che hanno vinto a Monza. Dare continuità tattica, con compiti, movimenti, solidità e abitudini che consolidano il gruppo, aiuta a fare passi importanti.
Tra campionato e mercato. Arrivato Caprile, voluto fortemente da Davide Nicola che lo ha avuto a Empoli e senza scordare la deleteria gestione del duo Scuffet-Sherri, il mercato apertosi il 2 gennaio con chiusura il 31 di questo mese mette il club di fronte a un bivio. Se, l’Indice di liquidità condizionante per la mancata, per ora, iniezione di capitali freschi, determinerà le mosse in entrata e uscita, ci sarà da soffrire. Il destino dei pezzi che potrebbero avere richieste, da Marin a Lapadula, Zappa, Gaetano, Luvumbo, Makoumbou e Prati, era e rimane incerto. Ma solo dopo aver appurato chi rimane si potrà ragionare su chi vestirà il rossoblù negli ultimi cinque mesi di torneo. Il Cagliari viaggia nell’ottovolante di coda. Stare dentro il gruppo che lotta per la categoria è fondamentale. Ma Nicola non può fare miracoli alla Ranieri. E deve poter contare su un roster che sollevi anche l’asticella della qualità. E su pedine che nel 2025 non siano in odore di scadenza o di mancato rinnovo, come, ad esempio, Viola, gli stessi Zappa, Piccoli e Adopo (con diritto di riscatto), Mina, Palomino, Augello, Jankto, Azzi e Deiola. Anche per questo il faccia a faccia di domenica con il Lecce - che tra l’altro gioca bene - dell’ex Marco Giampaolo, ha un peso stratosferico. Dopo i pugliesi Luperto e soci nell’anticipo di venerdì 24 vanno a Torino, sponda granata, e lunedì 3 febbraio ospitano la Lazio. Con la squadra di Baroni i giochi di mercato saranno già stati fatti. Con la tifoseria che spera in uno sforzo economico preciso e duraturo. E comunque, teso a garantire la permanenza in serie A.
