La sconfitta con il Bologna nasce da una formazione spuntata e poco coraggiosa. Pisacane deve riflettere su un assetto continuo e pedine pronte. Il trittico Verona-Sassuolo-Lazio per capirne di più
Mario Frongia
Verona fuori, Sassuolo in casa e Lazio all’Olimpico: per misurare la temperatura al Cagliari proviamo a passare dai prossimi tre turni. Con una premessa: 8 punti in sette gare sono il cammino in equilibrio di un gruppo che ha per obiettivo la salvezza. Ma, da adesso in poi, incluso il doppio confronto con il Napoli per la Coppa Italia - e sarebbe sciocco snobbare del tutto l’appuntamento - l’indice di difficoltà si solleva. E i margini d’errore andranno ristretti il più possibile. Questo contesto conduce a un’analisi meno urgente sul 2-0 patito in casa dal Bologna. E sono almeno due i punti chiavi, approfonditi dalla tifoseria sui social nel dopopartita. Il primo riguarda la sorpresa legata ai primi undici: Belotti non c’è, e non ci sarà fino ad aprile. Si riparte a Udine da un debuttante, Borrelli, che la butta dentro tanto che alla fine il gol risulta decisivo per lasciare la Bluenergy arena con un punto. Alla Domus, contro gli emiliani di Vincenzo Italiano - squadra organizzata con individualità di pregio, da Freuler a Odgaard passando per Ferguson, Cambiaghi, Castro e Orsolini - gioca da terminale offensivo Esposito. A rimorchio Folorunsho e Felici, un po’ sugli esterni, un po’ a filtrare la manovra avversaria. Risultato? Il Cagliari del primo tempo ci ha capito poco o nulla. Da segnalare la traversa di Prati, ma a gioco fermo, e comunque il play ancora non incide come dovrebbe. Sintesi: nella ripresa, con alcuni cambi, Borrelli, Kilicsoy, Luvumbo e Gaetano, la musica è leggermente cambiata. Ma il Bologna ha avuto spunti tecnici e tattici superiori. L'altro aspetto post secondo ko interno riguarda la difesa. Su calcio da fermo, nonostante Sant’Elia Caprile, Mina&co soffrono. Il gol di Holm a due passi dalla linea di porta è la testimonianza di varie criticità. “Quei gol si devono evitare. In area piccola devi tenere d’occhio palla, avversario e porta” le parole di uno che se ne intende, Vittorio Pusceddu.
La giostra dei primi undici. Fabio Pisacane studia, sa di calcio, si prepara. Ma un altro aspetto sul quale, con il vice Murelli, starà riflettendo è la scelta del modulo e degli uomini da piazzare in campo dal via. Anche qui, premessa obbligata: lui vede i suoi in settimana, li compulsa alla vigilia e fino all’entrata in campo. Dunque, si ha voglia a immaginare dal divano o al bar con gli amici, il debutto di Kilicsoy assieme a Borrelli. Magari, Luvumbo in fascia e Folorunsho, atteso da qualcosa di più concreto che gli oltre dieci chilometri percorsi a match. Tanti perché che fanno capo all’assetto: una punta di movimento, Esposito, esterni, regista e due mezze ali. Due punte e un falso nueve, Gaetano. Oppure, una boa alta, Borrelli, e un attaccante che gli ronza attorno. Idee e suggestioni non mancano. Ma la quadra ancora non si trova. Le vittorie su Parma, un’altra squadra tecnicamente valida ma senza qualcuno che la butti dentro, e Lecce, inguardabile in casa propria, possono aver annebbiato le prospettive. Ma rimangono capitoli chiave e valgono il doppio dei punti, presi a due concorrenti per la permanenza in A. Detto questo, infortuni e forma permettendo, Pisacane è chiamato a ragionare con la propria testa, meglio se distante dalle solite pressioni e dalle ottiche societarie, nel costruire un’intelaiatura che sia continua almeno nei primi otto, nove undicesimi. L’alternanza e il turn over pagano. E in questo Pisacane è abile nel tenere tutti in tiro e far ruotare il gruppo. Ma l’intesa, adesso che il campionato entra nel vivo, va cementata. Anche perché a beneficiarne sarebbero sia la propositività e l’efficienza nelle ripartenze, sia le marcature e la concentrazione dalle parti di Caprile. Ecco, perché i compiti per casa alla vigilia della trasferta di Verona - reduce dallo 0-0 colto a Pisa, 4 punti contro gli 8 del Cagliari, quattordicesimo alla pari di Torino e Lazio - sono impegnativi. Facile intuire che al Bentegodi maturi una partita sporca, indirizzata dalla conquista delle seconde palle, contrasto su contrasto. Una ragnatela che potrebbe premiare i rossoblù, vista la scarsa attitudine al gol dei padroni di casa (2 reti all’attivo e 9 al passivo, 6 e 8 il Cagliari) e la rapidità nel contropiede se affidato ai velocisti di Pisacane. Ma qui entrano in ballo scelte, condizione, motivazioni. Parafrasando Humphrey Bogart, “è la serie A, bellezza!”.
