Lunedì, 27 Ottobre 2025 09:32

Cagliari, tra dubbi e cuore

Scritto da
Vota questo articolo
(4 Voti)
I primi undici rossoblù al Bentegodi I primi undici rossoblù al Bentegodi

Il 2-2 con il Verona in rimonta dice che la squadra non molla. Ma i campanelli suonano: assetto e turn over senza fine,  aridità offensiva, amnesie dietro, bocciatura di Luperto, Caprile miracoloso. E 2 punti in quattro gare non rallegrano i tifosi. Giovedì arriva il Sassuolo

Mario Frongia

Facile battezzare la trasferta al Bentegodi come “Strepitosa rimonta” o “Pareggio del cuore”. Consolatorio, e giusto, leggere i primi undici schierati da Fabio Pisacane come tra i più giovani della A, età media 23 anni. Gratificante battezzare il pari con due debutti under dal via, Idrissi e Liteta, con il primo che segna il gol che ha riaperto la gara. Poi, c’è la cronaca. Il Cagliari che in rimonta porta via un punto da Verona, squadra appena dopo il Lecce di una consistenza tattica e tecnica disarmante, mostra criticità da non trascurare. In prospettiva, specie dopo l’avvio top - 7 punti in quattro gare, ma 2 nelle successive quattro, quattordicesimo posto - la tifoseria viaggia tra sensazioni discordanti. Normale che l’umore possa variare, per i supporter è diritto e passione al tempo stesso. Sotto di due reti, con Caprile miracoloso, commentatori, social e blog demolivano i rossoblù, dal tecnico al presidente, senza appello. Dopo il pareggio di Felici ai titoli di coda, le opinioni positive sulla prova di Gaetano (imbronciato al cambio) e soci avevano raggiunto l’80 per cento. Nel merito la lettura è un tantino più complessa. Fabio Pisacane difende, e cos’altro potrebbe fare!, i suoi, le scelte, gli obiettivi avuti dal patron. Ma il percorso, come sempre in questa fase del campionato diventa tortuoso. Va bene il mantra sui giovani, la sosteniibilità, il fair play - ma se è vero come rimbalza dai siti qualificati che Belotti, portato a Cagliari fuori progetto tanto che è stato preso a neanche un’ora dalla chiusura di mercato, ha un ingaggio da oltre due milioni di euro, la storiella vacilla! - e il resto della propaganda. Però, dal campo si nota altro. L’obiezione scontata? Ci vuole tempo e pazienza. Nessuno ha fretta. La speranza è che non ne abbiamo neanche le altre invischiate negli ultimi sette posti.

La giostra. Vedere il bicchiere mezzo pieno trasmette ottimismo e tranquillità. Il Cagliari che porta a casa un punto da Verona, si tiene a +5 dal terzultimo posto, mette in cascina un altro passo utile con una diretta concorrente alla salvezza. Ma non sarebbe serio, cosa che accade spesso, nascondere le mattonelle screpolate. Ad esempio, la scelta tecnica di Luperto in panca, terza di fila. Con Mina fuori causa - “Molto utile e carismatico ma ha i muscoli di cristallo” Ranieri dixit - l’accantonamento del difensore, per esperienza e carisma riferimento arretrato prezioso, non convince. “Potrebbe voler andare da Davide Nicola a Cremona” le parole dell’ex rossoblù, Torino e Ascoli, Gianni Roccotelli. Rumors che da qui alla riapertura del mercato invernale saranno sempre più frequenti. Ma una cosa è certa: Ze Pedro non ha e dà le stesse garanzie. E anche Obert soffre senza Luperto. In mezzo, con Deiola out, Pisacane tiene fuori Adopo e promuove Liteta: esordio crudele in un match da trincea come quello del Bentegodi. A centrocampo le chiavi le ha ancora Prati, posto fisso con imprimatur presidenziale. Ma la risposta è ancora balbettante. Poca personalità, poche intuizioni, tanti passaggi all’indietro. In A non possono bastare due giocate - ottimo il lancio in avvio per Borrelli - per guadagnare la sufficienza. Infine, l’attacco. Intanto, Esposito fuori: ma non era il sostituto ideale per trovare i dieci gol di Piccoli? L’esclusione non può passare inosservata. Quindi, Borrelli. In gol a Udine, in panca nella successiva con il Bologna, al Bentegodi lavora come un matto e parte dal via. Profilo adatto alla gara ma la sostanza è un’altra e scomoda il collettivo: il Cagliari è tra le peggiori tre del torneo per tiri in porta. E siamo alla giostra: il calcio, di vertice o in coda, insegna che un’ossatura continua alla lunga è più conveniente. Tenere l’intera rosa in tiro coinvolge e promuove spirito di gruppo. Ma poi il campionato esalta le formazioni che propongono dal 1’ almeno sette undicesimi di quasi intoccabili, salvo infortuni o squalifiche. La rotazione tra i rossoblù lascia perplessi. E i tifosi tornano dove il dente duole: ma Mazzitelli che fine ha fatto? E nella mediana vista a Verona davvero Marin e Makombou, regalati per tre milioni, avrebbero faticato? Chissà. Intanto, giovedì arriva il Sassuolo alla Domus e lunedì la Lazio aspetta il Cagliari all’Olimpico.

Ultima modifica il Lunedì, 27 Ottobre 2025 09:42
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi