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Tutti a guardare il prezzo della tazzina, mentre il vero conto salato per le famiglie arriva dal supermercato e dalle bollette. La polemica sul “caro-caffè” torna puntualmente al centro del dibattito, ma per Fipe Confcommercio Sud Sardegna i numeri impongono di rimettere le cose nella giusta prospettiva: dal 2020 l’aumento dei prezzi di alimentari ed energia ha determinato circa 60 miliardi di euro di maggiore spesa per le famiglie italiane, mentre i consumi al bar rappresentano appena il 2% della spesa familiare.

E anche quando si guarda alla tazzina, il quadro è molto diverso da quello di una corsa incontrollata dei prezzi. Secondo il Rapporto Ristorazione Fipe, a dicembre 2025 a Cagliari un espresso costava mediamente 1,52 euro. A livello nazionale, tra il 2020 e il 2026 i servizi al bar e il prezzo del caffè hanno registrato un incremento nell’ordine del 23%, sostanzialmente in linea con l’inflazione generale dello stesso periodo.

Ben diversa è stata la corsa delle spese essenziali: nello stesso arco temporale i beni alimentari hanno registrato aumenti superiori al 30%, mentre per abitazione ed energia l’incremento cumulato ha superato il 70%.

Una differenza che assume ancora più peso se si considera quanto queste voci incidano sul portafoglio: la spesa nei bar rappresenta circa il 2% dei consumi di una famiglia, contro il 16% degli alimentari e il 6% delle utenze energetiche. E sono proprio queste ultime due componenti, trattandosi in larga parte di spese difficilmente comprimibili, a colpire maggiormente i nuclei con minore capacità di spesa.

«Non vogliamo minimizzare le difficoltà delle famiglie, perché sappiamo bene che oggi anche pochi euro possono fare la differenza. Ma proprio per questo bisogna parlare dei numeri reali– sottolinea Emanuele Frongia, presidente Fipe Confcommercio Sud Sardegna –. Non sono i pochi centesimi di adeguamento della tazzina a svuotare il portafoglio. Negli ultimi anni le famiglie hanno dovuto spendere decine di miliardi in più per mangiare, pagare la luce, il gas e sostenere le altre spese essenziali. È lì che si è prodotta la vera erosione del potere d’acquisto.»

Il quadro più recente di Cagliari conferma quanto le spese legate alla casa e all’energia continuino a rappresentare un elemento rilevante. A luglio 2026 l’inflazione nel capoluogo sardo si attesta al +2,7% su base annua, mentre la voce relativa ad abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili registra un incremento del 7,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche segnano invece un +1,4%.

Ma le stesse dinamiche che incidono sui bilanci domestici si riflettono anche sui conti dei pubblici esercizi. Bar e ristoranti devono sostenere il rincaro delle materie prime, delle forniture energetiche e dei servizi, oltre ai costi del personale, degli affitti e della gestione quotidiana dell’attività.

«Quando aumenta la bolletta di una famiglia aumenta anche quella del bar. Quando salgono i prezzi delle materie prime, salgono anche per chi ogni mattina deve alzare la serranda – prosegue Frongia –. In questi anni molte imprese hanno assorbito una parte consistente dei rincari evitando di trasferirli integralmente sul cliente. Per questo parlare di speculazione sul caffè è profondamente ingeneroso nei confronti di migliaia di imprenditori.»

Per Fipe Confcommercio Sud Sardegna occorre quindi evitare che il dibattito sul costo della tazzina faccia perdere di vista le dimensioni economiche reali del fenomeno. L’adeguamento del prezzo del caffè si inserisce in un contesto generale nel quale i costi sostenuti dalle attività sono cresciuti sensibilmente, senza che tali aumenti siano stati scaricati nella stessa misura sui consumatori.

C’è poi un altro elemento che, secondo l’associazione, non può essere ignorato: il valore economico e sociale del modello italiano del bar. La tazzina consumata al banco continua ad avere in Italia un prezzo contenuto e rappresenta un’abitudine quotidiana che va oltre il semplice acquisto di un prodotto.

«In Sardegna il bar è ancora un luogo di socialità, incontro e comunità – conclude Frongia –. Dietro 1,52 euro non c’è soltanto il caffè nella tazzina: ci sono un’impresa che deve restare aperta, lavoratori da retribuire, energia, servizi e professionalità. Possiamo discutere di ogni aumento, ma facciamolo partendo dalle proporzioni: trasformare il caffè nel simbolo del caro-vita significa guardare alla voce che pesa il 2% e rischiare di dimenticare quelle che stanno realmente mettendo sotto pressione famiglie e imprese.»

La richiesta di Fipe Confcommercio Sud Sardegna è dunque quella di riportare il confronto sul costo della vita ai dati: non una battaglia tra esercenti e consumatori, che stanno subendo gli effetti della stessa crescita dei costi, ma un’analisi delle voci che negli ultimi anni hanno inciso maggiormente sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla sostenibilità delle imprese.

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Il taglio temporaneo delle accise sul gasolio rappresenta un primo segnale nella direzione giusta, ma non può essere considerato una soluzione definitiva al problema del caro carburanti. È la posizione condivisa di FNAARC Confcommercio Sud Sardegna e FIGISC Confcommercio Sud Sardegna, che accolgono con favore il provvedimento del Governo, pur evidenziando la necessità di interventi più ampi e strutturali per sostenere imprese, professionisti e famiglie.

Per gli agenti e rappresentanti di commercio, il costo del carburante continua infatti a incidere pesantemente sull’attività quotidiana, mentre i gestori degli impianti sottolineano l’importanza di garantire stabilità ai prezzi per evitare nuove tensioni sul mercato.

Giuliano Cadoni, presidente FNAARC Confcommercio Sud Sardegna, evidenzia come il beneficio della riduzione delle accise rischi di essere limitato dall’elevato costo di partenza del gasolio.

«Accogliamo favorevolmente qualsiasi misura che alleggerisca il costo del carburante, ma è evidente che uno sconto di 17 centesimi al litro ha un impatto molto limitato se il prezzo del gasolio supera già i due euro al litro. Il vero problema è la base di partenza: il costo del diesel resta eccessivo e continua a pesare in maniera insostenibile su chi ogni giorno percorre centinaia di chilometri per lavorare.

Gli agenti di commercio vivono sulla strada. Per noi il carburante non è una spesa accessoria, ma uno strumento indispensabile per raggiungere i clienti, sviluppare il mercato e sostenere l’economia dei territori. Lo stesso vale per il mondo dei trasporti, della logistica e per tante attività produttive.

In queste ore abbiamo sentito paragonare il mancato aumento delle accise sul tabacco con la riduzione sul gasolio. È un confronto che non condividiamo. Il tabacco è una scelta personale, mentre il carburante è uno strumento di lavoro. Sono due realtà completamente diverse e non possono essere messe sullo stesso piano.

Servono interventi più incisivi e duraturi, capaci di riportare il costo del gasolio su livelli sostenibili. Solo così si potrà dare un reale sostegno a chi ogni giorno contribuisce alla crescita dell’economia del Paese».

Più favorevole la valutazione di Salvatore Garau, presidente FIGISC Confcommercio Sud Sardegna, che vede nel provvedimento un segnale concreto per il mercato e per i consumatori.

«Accogliamo positivamente la decisione del Governo di intervenire sulle accise del gasolio. In una fase caratterizzata da forti oscillazioni dei prezzi e da un generale aumento dei costi, qualsiasi misura che contribuisca a ridurre il prezzo alla pompa rappresenta una buona notizia per cittadini e imprese.

È un intervento che può restituire un po’ di fiducia agli automobilisti e dare respiro a tutte quelle categorie che dell’auto fanno un utilizzo quotidiano per lavoro. Naturalmente auspichiamo che questo non resti un provvedimento isolato: il settore ha bisogno di stabilità, programmazione e di politiche energetiche capaci di contenere la volatilità dei prezzi, offrendo certezze sia ai consumatori sia ai gestori degli impianti di distribuzione.

L’obiettivo comune deve essere quello di garantire un mercato più equilibrato, con prezzi sostenibili e regole chiare, nell’interesse dell’intera filiera e dell’economia del territorio».

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Negli ultimi dieci anni la Sardegna ha perso quasi una imprese del commercio su sei, con il commercio al dettaglio che segna un calo superiore al 20%. Solo nel 2025 il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni nel settore resta negativo di oltre mille imprese. Una flessione che si concentra in particolare nei centri storici delle città sarde, dove negli ultimi tredici anni gli esercizi di vicinato — alimentari, abbigliamento, edicole, ferramenta — sono diminuiti di circa il 13%, mentre cresce il peso di bar e ristoranti, segno di una trasformazione del tessuto urbano che non garantisce gli stessi servizi essenziali ai residenti.

A pesare su questo scenario contribuiscono anche fattori strutturali: l'invecchiamento della popolazione sarda, con un tasso di natalità quasi dimezzato in vent'anni, e la crescita dell'e-commerce, che a livello nazionale ha più che raddoppiato il proprio valore in pochi anni, sottraendo ulteriori quote di mercato al commercio fisico di prossimità.

"Di fronte a numeri di questa portata, le risorse stanziate dalla Regione con il disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203) per i contributi alle imprese commerciali sono un segnale positivo ma del tutto insufficienti", dichiara Sandro Guiso Direttore Regionale "parliamo di poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che non è in grado di intervenire in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l'Isola".

Confcommercio Sardegna ha portato questi dati in audizione in Consiglio regionale, chiedendo un incremento della dotazione finanziaria e l'introduzione di criteri che premino in modo specifico le attività nei centri storici e nei comuni più piccoli, dove il negozio resta spesso l'unico presidio di servizio per la comunità.

"Non si tratta di assistenzialismo, ma di un investimento sul territorio", prosegue Emanuele Frongia componente l’Assemblea dell’Associazione e già Vice Presidente di Confcommercio Sud Sardegna "Ogni euro destinato al commercio di vicinato torna alla collettività in termini di occupazione, sicurezza e vitalità dei centri urbani. Continueremo a chiedere alla politica regionale un impegno più coerente con la gravità della situazione."

 

 
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Non è più un picco temporaneo, ma una tendenza che si consolida giorno dopo giorno. Anche nel Sud Sardegna il caro prezzi continua a incidere in modo trasversale su tutta la filiera, dai carburanti all’energia fino ai prodotti alimentari, con effetti diretti su imprese e consumatori.

 

A lanciare l’allarme è Mauro Spanu, imprenditore del territorio e delegato FIDA (Federazione Italiana Dettaglianti Alimentari) Confcommercio Sud Sardegna, che descrive una situazione sempre più complessa: aumenti diffusi, margini ridotti e famiglie costrette a rivedere le proprie abitudini di spesa.

 

“Abbiamo registrato un calo del 12% sui prodotti pasquali, come le uova di cioccolato. È un segnale evidente: le famiglie iniziano a tagliare anche sulle tradizioni”.

 

Parallelamente, si assiste a un aumento immediato e consistente dei prezzi, in particolare nel comparto ortofrutta:​+25% ortofrutta, +15/20% energia elettrica, +10% pane (previsto dalla prossima settimana)

 

Un effetto domino che non si fermerà qui. “I panificatori ci hanno già comunicato gli aumenti. Di conseguenza, anche i bar saranno costretti ad adeguare i prezzi: paste e tramezzini saliranno di circa il 10%”.

Le imprese, almeno per ora, stanno cercando di assorbire parte degli aumenti senza scaricarli immediatamente sui clienti. “Le aziende stanno facendo uno sforzo enorme: non trasferiscono subito i rincari sul prezzo finale, ma se li stanno accollando. Tuttavia, questa situazione non è sostenibile a lungo”, precisa l’imprenditore attivo nel settore bar, carburanti e distribuzione alimentare.

 

Il nodo più critico resta quello dei carburanti, con effetti diretti su tutta la filiera: Prezzo passato da 1,70€ a 2,10€ al litro. Con 50 euro oggi si acquistano circa 23 litri, contro i 30 litri precedenti. “l’aumento del prezzo del carburante è il vero moltiplicatore dei costi. Colpisce tutto: trasporti, agricoltura, distribuzione. Gli agricoltori devono usare gasolio e energia elettrica per lavorare, e questo si riflette inevitabilmente sui prezzi al consumo”.

 

Gli aumenti di carburanti, energia elettrica e ortofrutta rappresentano oggi gli impatti più evidenti, ma le conseguenze si stanno già estendendo a tutti i settori.

 

“Il tempo stringe. Se questa crisi dovesse continuare, le famiglie saranno costrette a rinunciare ancora: prima una colazione al bar, poi una gita fuori porta, poi un pranzo al ristorante. È un effetto a catena che rischia di colpire duramente l’intero sistema economico locale”.

 

Confcommercio Sud Sardegna lancia quindi un appello chiaro: “Servono interventi urgenti per contenere i costi energetici e sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, prima che la contrazione dei consumi diventi strutturale”.

 
 
 
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Nel Medio Campidano non si abbassa la serranda. In un territorio segnato da spopolamento e fragilità economiche, a tenere accese le luci dei centri urbani sono i negozi di vicinato, veri e propri presìdi sociali prima ancora che economici. È da qui che passa la tenuta del territorio, tra imprese familiari, relazioni quotidiane e servizi essenziali per le comunità locali.

A tracciare il quadro è Confcommercio Sud Sardegna attraverso l’analisi dei dati della Camera di Commercio di Cagliari Oristano, che evidenziano una realtà fatta di resilienza e radicamento. Sono 12.725 le localizzazioni complessive nel territorio, con il commercio che si conferma uno dei pilastri fondamentali dell’economia locale: 3.204 attività registrate e 2.942 imprese attive, nonostante una lieve flessione dell’1%.

“Il negozio di vicinato non è solo un’attività economica – sottolinea Alessandro Piu, dirigente e componente direttivo Medio Campidano– ma un presidio di sicurezza, socialità e dignità. Se oggi il Medio Campidano resiste, è grazie a quegli imprenditori che ogni giorno alzano la serranda”.

Un tessuto produttivo fatto soprattutto di piccole imprese e realtà familiari: ben 1.529 sono imprese individuali, segno di un legame profondo con il territorio.Nonostante le difficoltà, il comparto continua a reggere anche sul fronte demografico: a fronte di 9 nuove iscrizioni, le cessazioni sono state 20, con un saldo negativo contenuto che testimonia una capacità di tenuta superiore alle aspettative in un contesto complesso.

Dopo la pandemia, inoltre, il commercio locale ha saputo evolversi, puntando su qualità, fiducia e rapporto diretto con il cliente. “Gli esercenti si sono riorganizzati – prosegue Piu – offrendo un’alternativa concreta alla grande distribuzione, valorizzando prodotti e identità locali”.

Il settore si conferma anche motore di inclusione e opportunità: l’imprenditoria femminile raggiunge il 25,8%, ben al di sopra della media territoriale, mentre il 7,1% delle attività è guidato da imprenditori stranieri, a testimonianza di un sistema aperto e dinamico.

Un ruolo strategico lo gioca anche l’integrazione con l’artigianato: con 1.936 localizzazioni, il comparto contribuisce a costruire un’offerta sempre più orientata all’esperienza, tra produzioni tipiche e accoglienza. È il modello della “boutique del gusto”, che unisce commercio, tradizione e turismo, valorizzando le eccellenze del territorio. 

Restano però criticità importanti, a partire dalla dimensione ridotta delle imprese: la maggior parte conta meno di cinque addetti, rendendole più esposte ai costi logistici e alle difficoltà infrastrutturali.

 “Sostenere il commercio locale significa difendere la tenuta sociale del Medio Campidano – conclude Piu –. Ogni negozio che resta aperto non è solo un’attività economica, ma un presidio contro l’abbandono, un punto di riferimento per le comunità e un segnale di vita per i nostri centri. In un territorio dove oltre 11.000 imprese attive affrontano ogni giorno la sfida della distanza e della marginalità, il commercio continua a rappresentare molto più di un settore economico: è una rete di protezione sociale, una risposta concreta allo spopolamento e una leva strategica per il futuro”.

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Il nuovo aumento dei carburanti e delle materie prime sta mettendo in seria difficoltà anche gli agenti di commercio del Sud Sardegna. Una situazione che la Fnaarc Confcommercio Sud Sardegna definisce ormai insostenibile e che rischia di compromettere il lavoro quotidiano di una categoria che, per svolgere la propria attività, è costretta a percorrere centinaia di chilometri ogni settimana.

L’incremento del prezzo del gasolio pesa direttamente sulle spalle degli agenti, che sostengono integralmente i costi degli spostamenti necessari per raggiungere clienti e aziende. Negli ultimi mesi il prezzo del carburante è passato da circa 1,65 euro al litro a oltre 2,10 euro, con un aumento che sfiora il 30% delle spese operative.

Una dinamica che, come sottolinea l’associazione di categoria, non riguarda solo il territorio del Sud Sardegna ma si inserisce in un quadro nazionale che sta colpendo l’intero comparto.

Ma oltre ai numeri, cresce anche la frustrazione per le tante promesse che, al momento, non si sono tradotte in interventi concreti. Tra annunci di calmierazioni e dichiarazioni rassicuranti, gli agenti continuano a fare i conti con rincari quotidiani che incidono direttamente sulla possibilità stessa di lavorare.

“La situazione è davvero drammatica – afferma il presidente della Fnaarc Confcommercio Sud Sardegna, Giuliano Cadoni – perché il gasolio è completamente a carico dell’agente di commercio. Passare da 1,65 euro a 2,10 euro al litro significa un aumento di circa il 30% dei costi, che si somma al rincaro delle materie prime e alle difficoltà del mercato. È una realtà che stiamo vivendo qui nel Sud Sardegna ma che riguarda tutta Italia”.

“Si continua a parlare di possibili interventi e calmierazioni – prosegue Cadoni – ma la verità è che, ad oggi, gli agenti di commercio stanno pagando sempre di più. I proclami si moltiplicano, ma nei fatti i costi aumentano e restano interamente sulle nostre spalle. Per noi il carburante non è una voce accessoria: è uno strumento di lavoro indispensabile”.

Secondo la Fnaarc, l’aumento dei costi rischia di ridurre ulteriormente i margini di guadagno degli agenti di commercio, figura centrale per la distribuzione e la promozione dei prodotti sul territorio.

Per questo motivo l’associazione rivolge un appello alle istituzioni, affinché vengano individuate misure concrete e immediate per sostenere la categoria e contenere l’impatto dei rincari energetici.

“Chiediamo alla politica – conclude Cadoni – di intervenire rapidamente con strumenti reali, non annunci, che possano alleggerire il peso dei costi di carburante e garantire condizioni di lavoro sostenibili per gli agenti di commercio, che rappresentano un anello fondamentale della rete economica e commerciale del Paese”.

 

 

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La sicurezza non è un dettaglio burocratico ma un valore imprescindibile. Solo attraverso il rispetto rigoroso delle regole, i controlli e una vera cultura della prevenzione è possibile tutelare le persone e garantire che i luoghi dell’intrattenimento restino spazi di socialità e non di tragedia.

È il messaggio forte lanciato questa mattina da Fipe e Silb Confcommercio Sud Sardegna, al termine del convegno “Il valore della sicurezza” nella Sala Garzia della sede di Confcommercio Sud Sardegna, in via Santa Gilla 6 a Cagliari.

Un incontro partecipato, promosso da Fipe Confcommercio Sud Sardegna e Silb Confcommercio Sud Sardegna, che ha visto il confronto diretto tra operatori del settore e istituzioni, con la presenza del maggiore Simone Pietro Anelli, Comandante della Compagnia Carabinieri di Cagliari, Roberto Cilona Primo Dirigente della Polizia di Stato, Tiziano Melis, Ispettore vigilanza tecnica salute e sicurezza dell’Ispettorato del Lavoro e Claudia Piscitelli, Vice Direttore Comando Provinciale Vigili del Fuoco Cagliari insieme a Luca Manselli Comandante Provinciale Vigili del Fuoco Cagliari Dirigente superiore. 

Il pensiero condiviso è andato alla tragedia avvenuta durante i festeggiamenti di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera.

“Esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle vittime e alle loro famiglie – dichiarano Andrea Massa, presidente provinciale Silb, ed Emanuele Frongia, presidente Fipe Confcommercio Sud Sardegna –. In una circostanza così dolorosa non si può non ribadire che uno degli aspetti principali della nostra lotta all’abusivismo è proprio quello della sicurezza”.

“Mi unisco – ha detto Andrea Massa – anche a nome di tutti i nostri associati, al profondo cordoglio per le tante vittime, quasi tutte giovanissime, e al dolore dei loro familiari. Non tutti i gestori di pubblici esercizi prestano la stessa attenzione che caratterizza le discoteche e i locali associati a Silb. Parliamo di uscite di sicurezza adeguate, corretto utilizzo di materiali ignifughi, rispetto delle capienze autorizzate e delle normative antincendio, dalla presenza di estintori e naspi all’impiego di personale formato e certificato. Tutti elementi fondamentali per garantire un divertimento sicuro ai clienti”.

Fipe e Silb, la tragedia di Crans-Montana deve rappresentare un monito anche per il nostro territorio, rafforzando l’impegno delle istituzioni e delle associazioni di categoria nel contrasto agli eventi organizzati in luoghi non idonei e privi dei requisiti di sicurezza previsti dalla legge.

A due mesi dal rogo che in Svizzera ha provocato 41 vittime e 115 feriti, Confcommercio Sud Sardegna ha fatto il punto sulle principali norme da rispettare per poter lavorare senza rischi.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Luca Manselli, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Cagliari:“Il numero delle uscite di sicurezza, il tipo di materiale che può essere installato, gli impianti che devono essere presenti in un locale: ciò che spesso riscontriamo è il mancato rispetto del progetto approvato”. 

Fondamentale anche il rispetto dei limiti di capienza: “Spesso si ottengono autorizzazioni per meno di cento persone e poi si esercita come fosse una discoteca da centinaia di presenze, mettendo a rischio l’incolumità delle persone”, aggiunge Andrea Massa. 

Per sostenere gli imprenditori, Confcommercio offre assistenza e corsi di formazione, anche tramite gli enti bilaterali.

“Stiamo andando avanti su un impulso del Governo e della Prefettura – ha sottolineato Emanuele Frongia – per informare attraverso incontri come quello organizzato oggi. In Italia esiste un’attenta applicazione delle norme, ma è fondamentale ricordare cosa il datore di lavoro deve fare nei luoghi di lavoro: quali corsi attivare, quali strumenti mettere in campo. Il principio di legalità deve diventare un valore fondante dell’impresa e non essere percepito come un costo. Le associazioni di categoria sono al fianco degli imprenditori anche per fornire gratuitamente formazione e supporto”.

Il convegno “Il valore della sicurezza” si è concluso a fine mattinata con un appello condiviso: riportare la sicurezza al centro dell’impresa, come cardine imprescindibile per tutelare lavoratori, clienti e comunità.

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La visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi arriva in un momento cruciale per la città di Cagliari e per tutto il Sud Sardegna, dove commercianti e cittadini chiedono da tempo più sicurezza, più controlli e una presenza più incisiva dello Stato nelle aree più esposte alla criminalità e al degrado urbano. Per Confcommercio Sud Sardegna, l’impegno annunciato dal ministro e l’estensione della zona rossa rappresentano un passaggio decisivo: un’occasione per restituire fiducia agli operatori economici e riportare ordine nelle zone più delicate della città.

Durante il confronto sono stati affrontati diversi temi strategici per il territorio, dal centro per migranti di Monastir alle nuove misure di contrasto agli assalti ai portavalori, alla pedopornografia e alla prostituzione. Il ministro ha inoltre assicurato l’arrivo di nuove dotazioni di personale per le forze dell’ordine, rispondendo a una richiesta avanzata da tempo dal mondo economico locale.

Al vertice il sindaco Massimo Zedda ha annunciato la proroga e l’estensione della zona rossa, da piazza del Carmine fino alla stazione e a viale La Plaia, come strumento per prevenire fenomeni legati alla microcriminalità e allo spaccio.

“Accogliamo con piacere la visita del ministro Piantedosi. Sappiamo che sono stati trattati diversi temi, ma come associazione di categoria ci concentriamo in particolare sulla proroga e sull’estensione della zona rossa”, ha detto Marco Mainas, presidente di Confcommercio Sud Sardegna, “ci siamo sempre schierati dalla parte della legalità e il fatto che vengano garantite nuove forze dell’ordine – cosa che chiediamo da tempo – è un segnale importante per la città e per le imprese anche in vista delle festività natalizie”.

 

“Vediamo l’allargamento della zona rossa come uno strumento che merita tutta la nostra attenzione. Il messaggio di controllo e sicurezza deve essere chiaro, ma anche trasmesso con serenità: quando il messaggio è sbagliato, il commercio ne risente”, ha aggiunto il presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna Emanuele Frongia, “se è vero che in certi luoghi alcuni fenomeni non possono essere tollerati, bisogna anche preoccuparsi che non si spostino altrove. L’attenzione, inoltre, è sulle tempistiche: è fondamentale capire per quanto tempo durerà questa misura”.

 

Confcommercio Sud Sardegna continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione delle decisioni istituzionali, ribadendo la propria disponibilità a collaborare per garantire sicurezza, legalità e un contesto urbano favorevole al commercio e alla vita delle comunità.

 

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La ristorazione continua a rappresentare una delle colonne portanti del turismo italiano e, in particolare, di quello sardo. I dati elaborati dalla FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi evidenziano che il valore economico generato dai turisti stranieri nel comparto della ristorazione ha raggiunto 11,3 miliardi di euro, con una crescita del +16,7% rispetto al 2019.

Un segnale chiaro: senza ristorazione non c’è turismo.

Il cibo e l’esperienza gastronomica sono ormai diventati la seconda voce di spesa dei turisti, con un valore complessivo di 23 miliardi di euro. Ma, oltre al dato economico, la ristorazione è anche un valore immateriale: è la porta di accesso alla cultura, alle tradizioni e allo stile di vita italiani.

In Sardegna, la forza di questo binomio assume un significato ancora più profondo. Dalle coste alle zone interne, i ristoratori raccontano ogni giorno il territorio attraverso i piatti, promuovendo prodotti locali e identità. L’enogastronomia diventa così motore di sviluppo territoriale e ambasciatrice della qualità sarda nel mondo.

Emanuele Frongia, presidente di FIPE Confcommercio Sud Sardegna, sottolinea:

“La ristorazione non è solo un servizio: è un’esperienza culturale che contribuisce in modo determinante alla percezione della Sardegna come destinazione autentica e accogliente. Oggi più che mai dobbiamo sostenere le imprese del settore, valorizzando la filiera agroalimentare locale e creando sinergie con il turismo. Investire nella qualità dell’offerta gastronomica significa investire nel futuro economico dell’Isola.

Oggi dobbiamo spingere il motore verso il futuro. La Sardegna, con la sua cultura enogastronomica che affonda le radici nelle più antiche tradizioni, dal vino al grano, ha tutte le carte in tavola per essere uno degli attori principali del futuro turistico italiano. Abbiamo eccellenze e maestrie da far conoscere e promuovere.”

 

FIPE Confcommercio Sud Sardegna rinnova il proprio impegno al fianco delle imprese della ristorazione, convinta che cibo, territorio e ospitalità rappresentino il cuore pulsante di un turismo sostenibile e competitivo.

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La cucina italiana compie un passo decisivo verso il riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Questa mattina l’UNESCO ha pubblicato la valutazione tecnica positiva del dossier di candidatura, consigliando l’iscrizione della cucina italiana nella prestigiosa lista.

Si tratta del primo sì ufficiale, che sarà sottoposto alla decisione finale del Comitato intergovernativo dell’UNESCO, in programma a New Delhi dall’8 al 13 dicembre 2025. Qualora venisse confermato, la cucina italiana sarebbe la prima al mondo, nel suo complesso, a ottenere tale riconoscimento.

 

L’Italia vanta già diversi riconoscimenti UNESCO in ambito immateriale, tra cui la Dieta Mediterranea, l’arte dei pizzaioli napoletani, la Transumanza e il Canto a tenore sardo, simbolo dell’identità culturale dell’isola.

A commentare la notizia è anche Emanuele Frongia, presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna, che sottolinea il valore strategico di questo riconoscimento per l’Isola:


“Questa è per noi una grande occasione. Sempre più l’enogastronomia è tra i protagonisti della scelta turistica di chi pensa a livello internazionale la propria meta. La Sardegna può dare tanto e noi come Fipe ci siamo attivati per promuovere e spingere in questa direzione. La Regione Sardegna ha una grande occasione per fare un salto di qualità e per noi il 2026 è importantissimo per allinearci con quanto, a livello nazionale, le regioni più virtuose stanno facendo e come ovviamente altre realtà internazionali stanno puntando”.

 

Per Frongia, il riconoscimento UNESCO sarebbe anche un traino per il turismo enogastronomico sardo, un settore in forte crescita che può diventare uno dei pilastri del rilancio dell’economia locale. “La cucina è cultura, identità e accoglienza – conclude Frongia – e la Sardegna ha tutte le carte in regola per essere protagonista nel racconto mondiale del gusto italiano.”

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