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Il risultato dice sconfitta, ma il campo racconta una storia più sfumata. Il Cagliari perde contro l’Inter, però esce dalla partita con la consapevolezza di aver messo in seria difficoltà una delle squadre più forti del campionato. E soprattutto con il rimpianto, grande e comprensibile, di non essere riuscito a completare una rimonta che, nel secondo tempo, sarebbe stata assolutamente meritata.

 

Dopo una prima frazione vissuta con qualche difficoltà, i rossoblù sono rientrati in campo con un altro spirito. Più aggressivi, più coraggiosi, più convinti. Il Cagliari ha iniziato a conquistare metri, a vincere contrasti e a spingere l’Inter nella propria metà campo. La squadra ha giocato con il cuore, sostenuta da una voglia evidente di riaprire la gara e regalare una gioia al proprio pubblico.

 

Il pareggio è sembrato possibile per lunghi tratti. E se fosse arrivato, non ci sarebbe stato davvero nulla da dire. Non sarebbe stato un regalo né un episodio fortunoso, ma il premio a una ripresa giocata con personalità, sacrificio e grande intensità. Il Cagliari ha costruito la propria reazione pallone dopo pallone, senza mai smettere di crederci.

 

A negare il gol, però, è stato un portiere in giornata straordinaria. Ogni conclusione dell’Inter verso la porta cagliaritana è stata respinta da un estremo difensore semplicemente magnifico. Parate difficili, interventi tempestivi, riflessi da campione: il portiere nerazzurro ha chiuso la porta in faccia alle speranze rossoblù, diventando il protagonista assoluto della partita.

 

È anche grazie a lui che l’Inter è riuscita a conservare il vantaggio. Il Cagliari ha insistito fino alla fine, cercando il varco giusto, la giocata capace di cambiare il destino dell’incontro. La rete del pareggio non è arrivata, ma la spinta rossoblù ha lasciato il segno e ha fatto capire quanto la squadra fosse viva e determinata.

 

Per una squadra che lotta su ogni pallone e che non si arrende davanti alle difficoltà, questa gara può rappresentare comunque un punto di ripartenza. Il Cagliari ha dimostrato di avere carattere, orgoglio e la forza per affrontare avversari di grande livello senza sentirsi sconfitto in partenza.

 

La classifica registra una battuta d’arresto, ma il secondo tempo racconta un Cagliari diverso: combattivo, intenso e capace di mettere paura all’Inter. È mancato soltanto il gol, quello che avrebbe potuto trasformare una sconfitta in una serata memorabile. Il pubblico rossoblù, però, ha visto una squadra lottare fino all’ultimo respiro. E quando il cuore c’è, anche una partita persa può lasciare una speranza.

Quattro milioni e mezzo di euro in tre anni per aiutare i giovani sardi a sostenere i costi legati a competizioni, concorsi, selezioni e percorsi di alta formazione. L’obiettivo è ridurre uno degli svantaggi legati all’insularità: la necessità di affrontare spese spesso elevate per raggiungere il resto d’Italia o l’estero quando si presenta un’opportunità di studio, crescita professionale o confronto ad alto livello.
La maggioranza ha approvato la misura proposta dal gruppo del Movimento 5 Stelle, su iniziativa del consigliere regionale Emanuele Matta, che prevede l’istituzione del Fondo regionale per la mobilità delle eccellenze giovanili sarde.
Lo stanziamento previsto è di 1,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2026 al 2028, per un totale di 4,5 milioni.
Dai biglietti al soggiorno, cosa potrà essere finanziato
Il Fondo sarà destinato ai giovani residenti in Sardegna chiamati a partecipare a competizioni, manifestazioni, concorsi, selezioni, eventi e percorsi di alta qualificazione di rilievo regionale, nazionale o internazionale.
La platea potenziale comprende diversi settori: dallo sport all’arte, dalla cultura alla scienza e alla tecnologia, fino alle professioni e all’alta formazione.
I contributi potranno essere utilizzati per coprire le spese di viaggio e soggiorno, ma anche per il trasporto di strumenti, attrezzature e materiali necessari alla partecipazione e per gli altri costi direttamente collegati alla trasferta.
L’intento è evitare che la distanza geografica della Sardegna e i maggiori costi degli spostamenti possano trasformarsi in un limite soprattutto per i ragazzi provenienti da famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per sostenere autonomamente le trasferte.
Matta: «Il viaggio non può fermare il talento»
«Viaggi e trasferte possono diventare un ostacolo concreto per i giovani che vogliono valorizzare il proprio talento e cogliere nuove opportunità», spiega il consigliere regionale del M5S Emanuele Matta.
«Quando un giovane sardo parte per una gara, una rappresentazione ufficiale o un evento di rilievo – aggiunge – porta con sé non solo le proprie capacità, ma anche il talento, l’identità e il valore di un’intera terra. Per questo abbiamo ritenuto importante istituire questo fondo».
La misura punta quindi ad agire direttamente sul cosiddetto costo dell’insularità. Per chi vive in Sardegna, infatti, la partecipazione a un appuntamento nella Penisola o all’estero comporta inevitabilmente il ricorso all’aereo o alla nave, con spese che si aggiungono a quelle per pernottamenti, trasporti locali ed eventuale movimentazione di attrezzature.
Contributi sulla base di merito e situazione economica
L’accesso alle risorse non sarà automatico. I contributi saranno assegnati tenendo conto del merito, delle spese documentate, delle condizioni economiche e delle specifiche esigenze dei beneficiari.
Spetterà ora alla Giunta regionale stabilire nel dettaglio le modalità operative del nuovo Fondo, definendo le procedure per presentare le domande, ottenere i contributi e rendicontare le spese sostenute.
Con l’approvazione della misura vengono dunque stanziate risorse fino al 2028 per cercare di evitare che il costo di un biglietto, di un soggiorno o del trasporto di un’attrezzatura possa costringere un giovane sardo a rinunciare a un’occasione importante per il proprio percorso sportivo, artistico, accademico o professionale.

Le problematiche relative alla mancanza di copertura mobile segnalate da ultimo dal sindaco di Bari Sardo per alcuni tratti della Strada Statale 125 e, in particolare, all'interno delle gallerie della principale direttrice della costa orientale, riportano all'attenzione un tema che interessa ancora diverse aree della Sardegna: la presenza di zone nelle quali il segnale telefonico è assente o insufficiente, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza, sull'accessibilità dei servizi e sulla qualità della vita di cittadini e visitatori.

Si tratta di una criticità che la Regione Sardegna aveva già individuato e affrontato attraverso una specifica misura di sostegno agli enti locali. Con la legge regionale n. 24 del 2025, è stato finanziato il primo milione di euro destinato alla concessione di contributi ai Comuni per la realizzazione di infrastrutture abilitanti, aeree o sotterranee, finalizzate a rendere disponibile il segnale telefonico nelle aree che ne risultano prive.

L'intervento, attuato dalla Direzione generale dell'Innovazione dell’Assessorato agli Affari generali, ha consentito di finanziare nove Comuni per un importo complessivo di circa 900 mila euro, attivando investimenti per oltre 1,08 milioni di euro grazie al concorso delle risorse comunali. Attualmente gli interventi risultano nella fase di realizzazione da parte degli enti beneficiari e la Regione ha già provveduto all'erogazione del 50 per cento dei contributi concessi, per lavori che dovranno essere conclusi entro il 2027.

«Le segnalazioni provenienti dai territori confermano che il tema delle telecomunicazioni e della copertura mobile rappresenta ancora una delle principali sfide infrastrutturali per molte comunità della Sardegna. La disponibilità del segnale telefonico non riguarda soltanto la possibilità di effettuare chiamate o utilizzare servizi digitali, ma incide direttamente sulla sicurezza delle persone, sulla tempestività delle comunicazioni di emergenza, sulla competitività delle attività economiche e sulla capacità dei territori di contrastare isolamento e spopolamento. Per questo motivo, la Regione ha deciso di rafforzare ulteriormente l'intervento. Con la recente variazione di bilancio approvata nel mese di agosto sono stati infatti stanziati ulteriori 3 milioni di euro per le annualità 2026 e 2027, destinati al potenziamento delle azioni rivolte alla realizzazione delle infrastrutture abilitanti alle telecomunicazioni», dichiara l’Assessore agli Affari generali, Sebastian Cocco.

Le nuove risorse consentiranno di dare continuità all'attività già avviata e di ampliare il numero dei territori interessati, intervenendo nelle situazioni che continuano a presentare criticità particolarmente rilevanti sotto il profilo della copertura telefonica e della connettività.

«La transizione digitale non può prescindere dalla disponibilità delle infrastrutture di base. Per questo la Regione continuerà a investire affinché anche le aree più periferiche e meno servite possano disporre delle condizioni necessarie per accedere ai servizi, garantire la sicurezza dei cittadini e cogliere le opportunità offerte dall'innovazione tecnologica. L'obiettivo è contribuire a ridurre il divario infrastrutturale ancora presente in alcune parti dell'Isola e favorire uno sviluppo più equilibrato del territorio regionale, attraverso interventi concreti capaci di rispondere alle esigenze manifestate dalle comunità locali» conclude l’Assessore.

Un paese di meno di 2.500 abitanti, una sala piena, artisti arrivati da fuori Sardegna, visitatori dentro le botteghe, il rumore antico di un telaio che si mescola ai linguaggi della danza contemporanea. Per un intero weekend Isili non ha semplicemente ospitato un Festival: è diventata il Festival.

È il primo bilancio di In Situ, la manifestazione organizzata dal Gruppo E-Motion e diretta da Francesca La Cava, che per il terzo anno consecutivo ha scelto il centro del Sarcidano per costruire un progetto artistico capace di partire dalla sua identità e portarla dentro i linguaggi contemporanei.

Il debutto dell’edizione 2026, sabato 29 e domenica 30 agosto, ha restituito l’immagine di un paese attraversato dall’arte: il pubblico ha riempito il Teatro Sant’Antonio per gli spettacoli, è entrato al MARATÈ – Museo per l’Arte del Rame e del Tessuto, ha scoperto i laboratori artigiani e si è avvicinato a gesti, materiali e storie che appartengono alla memoria più profonda di Isili.

Un risultato che va oltre i numeri e racconta soprattutto la risposta di una comunità a una scommessa culturale nata tre anni fa.

“Quando abbiamo scelto Isili per la prima volta sapevamo che la sfida sarebbe stata proprio questa: non portare semplicemente degli spettacoli in un paese, ma costruire qualcosa insieme al paese”, sottolinea la direttrice artistica Francesca La Cava. “Al terzo anno vedere il teatro affollato, gli artisti dialogare con gli artigiani e il pubblico lasciarsi incuriosire da linguaggi anche molto diversi tra loro è una grande emozione. Isili dimostra che non servono grandi città perché possa nascere un grande progetto culturale. Servono identità, apertura, curiosità e una comunità disposta a incontrare l’arte”.

Il Festival si è aperto sabato pomeriggio al MARATÈ con “Archeologie contemporanee – Trame del presente”, personale di Renzo Francabandera, presentata per la prima volta in Sardegna e visitabile fino al 27 settembre.

Per l’inaugurazione è arrivata a Isili anche Cristina Ricci, console onoraria dei Paesi Bassi, invitata dallo stesso artista.

Una presenza che ha accompagnato l’inizio di un percorso dedicato proprio al tema della memoria: quella custodita, quella dimenticata e persino quella gettata via.

Molte delle opere di Francabandera nascono infatti da ciò che altri hanno abbandonato: manifesti, materiali recuperati e vecchie fotografie di famiglia ritrovate nelle case svuotate dopo la morte dei genitori. Frammenti apparentemente destinati a diventare rifiuti che l’artista raccoglie e ricompone, restituendo loro una seconda vita.

La sera, il centro del Festival si è spostato al Teatro Sant’Antonio, dove una sala affollata ha accolto il Live Painting di Francabandera, “Moirai” di EgriBiancoDanza e il primo studio di “TEXTURE. Corpo in trama”, produzione del Gruppo E-Motion con concept di Francesca La Cava e Alessandro Olla.

Corpi, materia, immagini e tecnologia hanno portato sulla scena il tema della trama, trasformando uno dei gesti più antichi della cultura isilese in materia contemporanea.

Un filo ideale proseguito domenica con “Panta Rhei” della Compagnia Petranura Danza e “Il corpo danzante – Omaggio a Pasolini” della Mandala Dance Company, che hanno chiuso il primo fine settimana di spettacoli.

Ma In Situ ha scelto di non fermarsi sulla soglia del teatro.

Uno dei momenti più intensi del weekend è arrivato entrando nei laboratori di Daniela e Dolores Ghiani, dove il Festival ha portato gli artisti direttamente dentro il luogo in cui la tradizione continua a essere costruita, giorno dopo giorno.

Nel laboratorio di Dolores Ghiani è il battere del telaio a scandire il tempo.

Per realizzare appena un metro quadrato di tessuto può servire una settimana di lavoro, otto ore al giorno. Ma dentro quella superficie non ci sono soltanto fili. Ci sono storie, racconti, simboli, immagini e frammenti del paesaggio.

E soprattutto non esistono confini rigidi tra ciò che può e ciò che non può diventare tessitura.

Plastica, stracci, filo da pesca, rafia, lana e persino rame entrano nelle opere e acquistano un significato nuovo. Il rosso intenso del punteruolo diventa colore, ciò che arriva dall’ambiente circostante entra nella trama e il telaio diventa uno strumento attraverso il quale raccontare Isili.

Un sapere che continua ad attirare curiosità anche lontano dai giorni del Festival: durante l’anno il laboratorio riceve mediamente almeno una visita alla settimana.

In quelle botteghe In Situ trova forse la sua immagine più autentica: la tradizione non esposta come qualcosa di immobile, ma affidata alle mani di donne che continuano a cambiarla.

“Volevamo che gli artisti incontrassero tutto questo”, prosegue La Cava. “Il gesto di una tessitrice e quello di un danzatore possono sembrare lontanissimi, invece hanno molto in comune: disciplina, ripetizione, memoria, corpo, tempo. In Situ nasce esattamente in quello spazio di incontro. E quando vedi un pubblico che dopo uno spettacolo vuole conoscere una tessitrice, entrare in una bottega o capire come nasce un’opera, senti che il Festival sta facendo quello per cui è stato immaginato”.

A seguire passo dopo passo il primo weekend è stata anche Ilse Atzori, assessora alla Cultura del Comune di Isili, presente agli appuntamenti e agli spettacoli del Festival.

“Non ho voluto perdermi un solo momento perché In Situ va vissuto, non semplicemente raccontato”, afferma Atzori. “Vedere il teatro pieno, vedere persone arrivate per gli spettacoli entrare nei nostri luoghi, incontrare i nostri artigiani e scoprire Isili attraverso l’arte è un’emozione straordinaria. In questi giorni abbiamo visto concretamente cosa significa quando diciamo che la cultura può essere uno strumento di crescita e di valorizzazione di un territorio”.

Per il terzo anno Francesca La Cava e il Gruppo E-Motion hanno scelto Isili. Non una grande città, non un luogo costruito attorno ai grandi circuiti dello spettacolo, ma un piccolo centro del Sarcidano nel quale la contemporaneità può incontrare una cultura materiale ancora viva.

E il viaggio non è ancora finito.

Dopo il successo del primo weekend, In Situ tornerà sabato 5 e domenica 6 settembre, con nuovi appuntamenti tra Parco Asusa e Teatro Sant’Antonio. Sabato spazio anche alle famiglie con “Bianca e Rossa” di ASMED – CRID Sardegna, seguito in serata da “Sa Ballada” del Gruppo E-Motion, “Puzzle” di Resextensa – Porta d’Oriente e “Trilogia del Tempo Sospeso – Secondo Matteo” della Compagnia Francesca Selva.

Domenica il gran finale allargherà ancora una volta i confini di questo piccolo paese del Sarcidano: accanto al Gruppo E-Motion arriveranno EnclaveDanza dalla Spagna con “Terra Ferida” e il Teatr Tańca Zawirowania dalla Polonia con “In Pursuit Of…”.

Da Isili all’Europa e dall’Europa a Isili. Con un telaio, un pezzo di rame, un corpo che danza e una comunità che, per nove giorni, sceglie di diventare palcoscenico.

Il Festival In Situ è realizzato grazie al patrocinio e al contributo del Comune di Isili, del Ministero della Cultura, della Regione Sardegna – Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio e della Fondazione di Sardegna.

 

I dati sul sistema del lavoro regionale, così come emergono dal nuovo Rapporto realizzato dal Centro Studi della CISL Sardegna, evidenziano 21 mila occupati in più nell’Isola nel biennio 2023-2025. “Numeri – evidenzia l’assessora del Lavoro, Desirè Manca – che confermano una crescita dell’occupazione in Sardegna, in linea con quanto rilevato anche da altre fonti statistiche e amministrative, e che ci collocano al di sopra della media del Mezzogiorno. È un risultato importante, che dimostra che in questi anni il mercato del lavoro regionale è cresciuto. Resta, però, il tema dei salari: dal 2008 al 2023 le retribuzioni reali sono diminuite del 15,2%, con effetti pesanti sul potere d’acquisto delle famiglie. Su questo bisogna essere chiari: i salari si definiscono principalmente attraverso la contrattazione collettiva nazionale e in molti settori i contratti non hanno tenuto il passo con l’aumento del costo della vita, acuitosi anche a seguito della crisi energetica, lasciando livelli retributivi troppo bassi. Non è quindi sulla determinazione dei salari che la Regione può intervenire, ma sulle condizioni che permettono di creare più e migliore occupazione. Ed è proprio su questo fronte che abbiamo lavorato, mettendo in campo misure che hanno contribuito alla crescita dell’occupazione, come dimostrano i numeri”.
“Il nostro compito è continuare a lavorare su ciò che rientra nelle competenze regionali – prosegue l’esponente della Giunta – e, in questa prospettiva, guardiamo con favore e spirito di collaborazione alla proposta avanzata da Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna, di avviare un confronto per la definizione di un ‘Patto regionale per produttività, salari e qualità del lavoro’. Una proposta che incontra particolare attenzione da parte nostra, anche perché le strategie già messe in campo dalla Regione e quelle di imminente attuazione si muovono nella stessa direzione, con l’obiettivo di rafforzare qualità, stabilità e valore dell’occupazione”.
In questa prospettiva, sul fronte della contrazione dei salari e della perdita di potere d’acquisto, il prossimo 9 ottobre sarà presentato il Progetto VIA.MA.R.E., realizzato da ASPAL, che attraverso lo studio del fenomeno dei cosiddetti working poor punta alla costituzione di un osservatorio stabile sul lavoro povero nei territori di Sardegna, Liguria, Toscana, Corsica e Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
Allo stesso tempo, la Regione sta investendo sul rafforzamento delle competenze e dell’occupabilità, in particolare dei giovani, con l’imminente avvio del Piano NewGens, rivolto alla fascia 18-35 anni, e attraverso le azioni del Just Transition Fund 2021-2027, che nel Sulcis-Iglesiente sostengono la riqualificazione professionale e l’accompagnamento dei lavoratori nei processi di transizione industriale, insieme a interventi per le imprese e per la creazione di nuova occupazione. Una strategia che guarda anche alla dimensione territoriale, con la prevista costituzione degli Osservatori territoriali del lavoro (OTL) e dei Patti territoriali per il lavoro (PTL), a partire dall’esperienza avviata da ASPAL nel Medio Campidano, per intercettare e anticipare i fabbisogni professionali e occupazionali e rafforzare il raccordo tra formazione, lavoro e sistema produttivo. Il quadro trova ulteriore definizione nel DEFR – Documento di Economia e Finanza Regionale 2027-2029, che individua nel rafforzamento del Sistema Integrato Regionale del Lavoro e nei nuovi “distretti per il lavoro” strumenti per rendere le politiche attive sempre più aderenti alle specificità dei territori e ai bisogni di giovani, persone fragili, lavoratori coinvolti nelle crisi e imprese.
“In questo quadro – conclude l’assessora – la proposta di un Patto regionale per produttività, salari e qualità del lavoro può rappresentare un’importante opportunità per rafforzare una governance condivisa delle politiche del lavoro, valorizzando il contributo di tutti gli attori coinvolti e costruendo condizioni sempre più favorevoli alla crescita dell’occupazione e alla qualità del lavoro in Sardegna”.

 

Si è svolta ieri mattina la Conferenza dei servizi per l’intervento di messa in sicurezza del tratto della strada statale 130 a quattro corsie tra Elmas e Decimomannu, la riunione ha recepito tutti i pareri degli enti e dei soggetti coinvolti, compresi quelli dei comuni interessati dal progetto. I sindaci di Elmas, Assemini e Decimomannu si sono espressi favorevolmente, così come tutti gli altri soggetti istituzionali. “È una giornata che possiamo definire storica – evidenzia l’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu – con i pareri positivi possiamo dare avvio all’iter dell’opera attesa da oltre dieci anni. Questo ci consente di definire anche il cronoprogramma che prevede entro dicembre di avere il progetto di fattibilità tecnico economia ed entro giugno 2027 la pubblicazione della gara. Inoltre, entro dicembre partiranno i lavori per la rotatoria di Decimomannu per mettere in sicurezza l’incrocio in attesa delle opere definitive”.

L'intervento riguarda la messa in sicurezza del tratto a quattro corsie tra i comuni di Elmas e Decimomannu, attraverso la realizzazione di una strada di tipo B con due corsie per senso di marcia. È inoltre prevista la realizzazione di svincoli a livelli sfalsati in corrispondenza delle attuali intersezioni a raso di Elmas, Assemini e Decimomannu e la eliminazione di alcuni accessi diretti. In corrispondenza dei nuovi svincoli, la SS130 sarà elevata in viadotto ed il collegamento con la viabilità locale avverrà tramite realizzazione di rampe dirette e rotatoria sottostante. Superata la zona di svincolo, la SS 130 riprenderà la quota dell'attuale tracciato.

Lungo il tracciato è prevista la realizzazione di 4 viadotti e 2 ponti per uno sviluppo totale di 1000 m circa oltre a un cavalcavia, opere minori e di sistemazione idraulica.

“In due anni abbiamo messo d’accordo quasi 40 soggetti coinvolti – evidenzia Piu - nell’iter sono stati fondamentali la costituzione della struttura commissariale, era attesa dal 2021, gli incontri al Ministero e la collaborazione di Anas e dei comuni. Oggi è una giornata da segnare nel calendario perché finalmente abbiamo il via libera all’opera. Ora abbiamo un progetto approvato e un orizzonte temporale”.

L’opera interessa un tracciato di 10 chilometri, per un valore complessivo di oltre 330 milioni di euro. Il cantiere sarà diviso in due lotti che saranno realizzati contemporaneamente così da ottimizzare i tempi.

La Regione Sardegna, ha trasmesso al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica una nota sul progressivo degrado delle praterie di Posidonia oceanica nell'Arcipelago di La Maddalena, chiedendo un intervento su cinque fronti di competenza statale. Oltre 6.000 imbarcazioni al giorno si sono riversate nei picchi estivi sulle praterie dell'habitat prioritario 1120*. La Regione chiede la qualifica di polizia giudiziaria per il personale di vigilanza degli enti parco, sanzioni proporzionate al danno ecologico e il rafforzamento del presidio in mare della Guardia costiera.

La nota, firmata dall'assessora della Difesa dell'Ambiente Rosanna Laconi e dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, è stata trasmessa per conoscenza anche al Presidente dell'Ente Parco nazionale.

L'area interessata cumula tre regimi di tutela distinti: parco nazionale ai sensi della legge n. 394 del 1991; sito della rete Natura 2000 ITB010008 «Arcipelago La Maddalena», designato Zona speciale di conservazione con decreto ministeriale dell'11 gennaio 2022 e contestualmente classificato Zona di protezione speciale; porzione del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo, ratificato con la legge n. 391 del 2001. Ciascun regime genera obblighi autonomi e ciascuno, rileva la Regione, è oggi disatteso per la medesima ragione: l'assenza di un presidio di vigilanza effettivo.

Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità — Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio — e agisce lungo tre direttrici: l'ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l'erosione degli arenili; l'aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l'attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque.

Le misure di conservazione vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore.

Il personale dell'Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all'estensione dell'area.

Le sanzioni ordinariamente applicate all'ancoraggio su prateria si attestano su importi di poche decine di euro, percepiti dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione. In Francia, Paese parte del medesimo Accordo Pelagos, le violazioni sono perseguite dinanzi al tribunale marittimo, con sanzioni pecuniarie assai più elevate cui possono aggiungersi il divieto temporaneo di navigazione.

La Regione segnala inoltre di aver già avviato, per la parte di propria competenza, un percorso di cooperazione con l'Amministrazione marittima: con la deliberazione della Giunta regionale n. 36/21 del 15 luglio 2026 è stato approvato lo schema di Protocollo d'intesa con il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, che include espressamente la vigilanza sulle aree marine protette e sui siti Natura 2000. Il Protocollo offre una sede attuativa già costituita, nella quale si chiede al Ministero di sostenere l'inserimento di una specifica linea di attività dedicata al presidio dell'Arcipelago di La Maddalena.

“Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, scrivono nella nota la Presidente Todde e l’assessora Laconi. “Un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta”.

Le richieste al Ministero riguardano l’attribuzione al personale di vigilanza degli enti parco nazionali della qualifica di polizia giudiziaria e della potestà di accertamento e contestazione delle violazioni; la revisione e graduazione del regime sanzionatorio di cui all'articolo 30 della legge n. 394/1991 per i danni agli habitat prioritari e per la violazione delle misure di conservazione dei siti Natura 2000, con importi proporzionati al pregiudizio ecologico e alle caratteristiche dell'unità navale; il rafforzamento del dispositivo di controllo in mare della Guardia costiera nel Parco nazionale e nella ZSC/ZPS ITB010008, con incremento di unità navali e personale nella stagione di massima affluenza, in attuazione dell'articolo 13 dell'Accordo Pelagos; l’inclusione dell'habitat prioritario 1120 del sito ITB010008 tra le aree di intervento prioritario del Piano nazionale di ripristino della natura, di cui al regolamento (UE) 2024/1991; la valutazione dei presupposti per l'esercizio dell'azione di risarcimento del danno ambientale, ai sensi degli articoli 299 e seguenti e 311 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nei confronti dei responsabili di eventi accertati di danneggiamento dell'habitat 1120.

La Regione si dichiara disponibile a ogni approfondimento tecnico e alla partecipazione a un tavolo di lavoro dedicato, in raccordo con l'Ente Parco quale ente gestore del sito Natura 2000 e con le autorità marittime competenti.

La Giunta regionale ha approvato i criteri per destinare 4,4 milioni di euro alla rigenerazione urbana di Lula, Bitti, Onanì e Orune, accompagnando così la candidatura di Sos Enattos con un investimento concreto sulla qualità dei luoghi e delle comunità.

Le risorse, previste dalla legge regionale di stabilità 2026, saranno ripartite in parti uguali tra i quattro Comuni, con un massimo di 1,1 milioni di euro ciascuno. I finanziamenti potranno essere utilizzati per recuperare edifici pubblici e spazi urbani, realizzare infrastrutture verdi, rafforzare i luoghi di aggregazione e inclusione e migliorare sicurezza, accessibilità e qualità urbana.

“L’Einstein Telescope è molto più di una grande infrastruttura scientifica: è una straordinaria occasione di sviluppo per la Sardegna - sottolinea l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda -. La candidatura stessa è un'occasione di rigenerazione dei territori: è giusto prepararli oggi poiché potrebbero accogliere una trasformazione dalle importanti ricadute scientifiche, economiche, occupazionali e sociali, rafforzando la qualità urbana e di vita di chi già abita il territorio così come per coloro che verranno”.

“La candidatura di Sos Enattos deve diventare anche un progetto di crescita territoriale e di sinergia istituzionale - prosegue Spanedda -. Con queste risorse la Regione sostiene concretamente i Comuni e li mette nelle condizioni di intervenire sui propri centri urbani, recuperare patrimonio e spazi pubblici e migliorare i servizi. È così che una grande sfida internazionale può tradursi in una ricaduta concreta per le comunità”.

L’intervento si inserisce nella strategia regionale a sostegno della candidatura, già accompagnata da una governance dedicata e dall’Accordo sottoscritto con i quattro Comuni direttamente interessati: Lula, Bitti, Onanì e Orune.

I progetti dovranno avere carattere organico e di interesse pubblico, essere coerenti con i caratteri ambientali e storico-culturali dei luoghi e rispondere ai bisogni delle comunità, intervenendo anche su situazioni di degrado, abbandono e perdita di funzioni urbane.

“Una grande infrastruttura può diventare davvero un’opportunità solo se cresce insieme ai territori che la ospitano. Per questo è fondamentale lavorare fianco a fianco con i Comuni, mettendo sullo stesso piano l’opera, le esigenze delle comunità e le prospettive di sviluppo dei territori. La collaborazione tra istituzioni è la condizione per costruire un progetto capace di avviare una crescita duratura in Sardegna”, conclude Spanedda.

Arrivano le risorse per sostenere il ripristino dei territori colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici dei mesi di gennaio e febbraio 2026.

Dieci milioni di euro sono stati destinati ai Comuni con la variazione di bilancio per gli interventi di ripristino dei danni provocati dai cicloni Harry e Oriana che hanno colpito la Sardegna all’inizio dell’anno. A questi si aggiunge un altro milione di euro per le grandi aree industriali interessate dal maltempo.

Le risorse si inseriscono nel percorso avviato a seguito delle dichiarazioni dello stato di emergenza e delle ricognizioni effettuate nei territori interessati. La documentazione allegata alla norma richiama 1.438 segnalazioni comunali relative al patrimonio pubblico e un quadro dei danni di dimensioni largamente superiori alle risorse finora disponibili.

“L’emergenza non termina quando cessa l’allerta” dichiara l’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi. “Dopo la fase del soccorso resta quella, altrettanto importante, del ripristino delle condizioni ordinarie nei territori, delle infrastrutture e delle attività colpite”.

Un ulteriore milione di euro è destinato alle grandi aree industriali interessate dalle eccezionali mareggiate dei mesi di gennaio e febbraio, per il ripristino di infrastrutture, impianti e attrezzature e per il recupero dal fondale marino di materiali e beni trascinati dagli eventi.

La disposizione consente la concessione di contributi ai soggetti pubblici e privati danneggiati.

“La dimensione degli eventi estremi impone di lavorare contemporaneamente sulla prevenzione e sulla capacità di recupero. Investire sulla resilienza significa ridurre i rischi prima, intervenire durante l’emergenza e accompagnare i territori nel ritorno alla normalità” conclude l’assessora Laconi.

Oltre 12 milioni di euro per assicurare continuità e maggiore capacità operativa al dispositivo regionale di protezione civile, antincendio e salvamento.

Tra gli interventi approvati nella variazione di bilancio figurano 7,2 milioni di euro per il 2027 destinati al servizio di pilotaggio degli elicotteri medio-pesanti impiegati nella campagna antincendio boschivo.

Si tratta di mezzi che, grazie alla maggiore capacità di trasporto d’acqua e alle caratteristiche operative, integrano la flotta degli elicotteri leggeri e consentono un impiego più efficace negli scenari di maggiore complessità.

Altri 4 milioni di euro nel triennio 2026-2028 sono destinati al servizio di pilotaggio dei velivoli della Protezione civile, con l’obiettivo di garantire operatività nell’arco delle 24 ore durante tutto l’anno e concorrere alle attività di prevenzione e lotta attiva agli incendi. “Nelle emergenze il tempo e la capacità di intervento fanno la differenza - dichiara l’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi - Garantire continuità ai servizi aerei significa preservare una componente essenziale del dispositivo regionale, integrando mezzi differenti in funzione dello scenario operativo”.

Il pacchetto comprende inoltre 900 mila euro per il rafforzamento del sistema integrato di salvamento balneare: 300 mila euro per la collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nelle attività di presidio dei litorali e 600 mila euro destinati ai Comuni per il rimborso delle spese sostenute nel 2025 per i servizi di salvamento.

Ulteriori 70 mila euro incrementano le risorse destinate alla collaborazione con i Vigili del fuoco nella campagna AIB 2026, anche attraverso il presidio nell’area di Is Arenas, nell’Oristanese. “Boschi, coste e mare presentano rischi diversi, ma richiedono lo stesso principio organizzativo: preparazione, integrazione tra strutture e capacità di intervenire rapidamente”, conclude l’assessora Laconi.

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