Il ko con l’Inter, sedici sconfitte, i pareggi di Cremonese e Lecce, in coda si soffre. Dal terzultimo posto il distacco si è ridotto a 5 punti. E lunedì arriva l’Atalanta
Mario Frongia
La corsa salvezza è stata spesso complicata. Ma negli ultimi dieci anni ci si è salvati anche con 32 punti. Stavolta va diversamente. Per il Cagliari, 33 punti a cinque turni dalla fine con tre gare in casa (Atalanta, Udinese e Torino) e due fuori (Bologna e Milan), non ci dovrebbero essere problemi. Certo, ci si aspettava ben altro epilogo. E dalla tifoseria la rabbia sale. La contestazione di Reggio Emilia dopo la sconfitta con il Sassuolo, secondo tempo orribile, è stato un segnale che il club farebbe bene a non trascurare. La tempesta di commenti maturata su siti, social e blog nel dopo 3-0 ingoiato a San Siro, ha avuto toni epici. Ma adesso c’è da blindare la serie A. Dunque, testa innanzitutto alle prossime in casa: Atalanta, Udinese e Torino.
San Siro, capitombolo previsto. Undici con Borrelli, Gaetano e Sulemana dal via. La sorpresa? Nessuna o quasi. Il Cagliari è questo. Magari si pensava a Deiola dal via: quando provi a giocarti anche il punticino, fame, grinta e lotta possono essere vitali. Invece il capitano entra nella ripresa, con Folorunsho e Mendy: impalpabili. Si rivede anche Belotti: fin dalle prime falcate si intuisce che il Gallo non è ancora pronto per la serie A. Non appare Kilicsoy. Nel post gara Pisacane spiega: “Non ho le risposte e l’atteggiamento giusto in allenamento”. In breve, l’unica punta del Cagliari, con Borrelli encomiabile per l’impegno ma ancora distante da un rendimento utile per la categoria, è in punizione. Che poi il Besiktas abbia alzato il tiro, e i probabili gettoni a gara giocata, è solo una supposizione che circola. Un’altra mancata presenza va segnalata: Dossena. Il centrale, preso per rimpiazzare Luperto, sta fuori. Così come non toccano palla Raterink e Albarracin, giunti per rimpinguare il gruppo dopo le cessioni di Prati e Luvumbo. Pura e semplice realtà. Poi, chi vuole e per convenienza, può edulcorarla come meglio crede. Insomma, primo tempo orgoglioso - in 8’ i rossoblù tengono il pallino: quattro angoli e due tiri, Palestra e Gaetano - seconda frazione da incubo. Nessuna competizione su seconde palle, marcature preventive, raddoppi, ripartenze - sulle poche palle perse da Barella e soci - pulite. Il 3-0 è la normale conseguenza.
Futuro in chiaroscuro. Nella corsa salvezza Genoa e Parma vincono e salutano le pericolanti issandosi a quota 39. La Fiorentina pareggia a Lecce, un punto per parte, 36 e 28. La Cremonese sbatte sul Toro, 0-0, e sale a 28. Verona e Pisa chiudono a 18: difficile intuire miracoli. Il Cagliari a 33 è padrone del proprio destino. Alla 34esima si giocano Parma-Pisa, La Cremonese va a Napoli, il Lecce è in trasferta a Verona, la Fiorentina ospita il Sassuolo. La giostra si scalda. E l’arrivo dell’Atalanta, impegnata nella corsa Coppe e stoppata all’Olimpico dalla Roma, non promette panna e fragole. Ma si deve essere, almeno parzialmente, ottimisti. Nonostante una sciagurata presenza al mercato di gennaio, appena la società ha visto i dollari fumanti per Luperto e con i punti dovuti al tris di successi con Juve, Fiorentina e Verona, il passaggio attuale rimane delicato ma possibile. Il Cagliari deve stare in A: la categoria è troppo pregiata per venire dilapidata ancora una volta con politiche del prendi e scappa. Peraltro, con la questione proprietà che passa di mano - le responsabilità e le scelte effettuate sinora sono precise e ricostruibili - e la questione stadio, basilare per poter quotare la società a cifre ingenti proprio grazie al pacchetto “nuovo impianto” con corollario di albergo, terme, sala congressi eccetera, rende l’intero quadro preoccupante. Ma adesso occorre fare quei 3, meglio 4, punti che quasi certamente garantiscono il torneo di serie A anche per il 2026/27.
