Lunedì, 09 Giugno 2025 21:58

Cagliari, ennesimo bivio ad alto rischio

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Davide Nicola, l'uomo salvezza lascia Cagliari a testa alta Davide Nicola, l'uomo salvezza lascia Cagliari a testa alta

Dubbi, incertezze, pause. Una gestione sul filo del rasoio, come negli ultimi dodici anni, tra mercato sgangherato, poche risorse, intromissioni e decisioni folli. Nicola mandato a casa per Pisacane, Bonato dimissionato, la piazza che incrocia le dita   

 Mario Frongia

Sciolto, al peggio e con poco raziocinio, il nodo Davide Nicola, adesso viene il bello. E per i tifosi più accorti riparte il film che dal 2014 propone il club rossoblù: l’uomo solo al comando, pochi denari, spesi pure male, programmazione sgangherata e a spanne, legata mani e piedi a operazioni last minute, politica che poco ha a che fare con il voler crescere provando a scansare la corsa al diciassettesimo posto. La sfilza di salvezze e retrocessioni spiega meglio. Comunque, serie A doveva essere e serie A è stata. Lo scudetto del Cagliari è la permanenza nel massimo campionato. Poi, si può parlare di ambizioni e passioni. Di un progetto che deve essere ben diverso, per storia, tradizioni e tifoseria, da quello di club come Empoli o Venezia. Ma nel frullatore, azionato ad arte e accompagnato da decisioni occasionali e un marketing tanto ossessivo quanto remunerativo, di anno in anno gira di tutto. Errori, omissioni, convinzioni e interferenze tecnico tattiche, già viste e messe in scena in passato. Dalle “figurine”, Godin su tutte, ai big persi a zero, Nandez, a direttori sportivi - adesso se ne andrà Nereo Bonato, equilibratore lodato e scaricato in un amen dal patron: in ascesa Antonio Romei, attuale legal advisior - allenatori presi e cacciati non solo senza riconoscenza ma con logiche smentite dai fatti. Basti pensare a Massimo Rastelli, Leonardo Semplici e Rolando Maran. Per fortuna, vista la conoscenza specifica della proprietà, è andata meglio con i portieri: la gestione autolesionista e fallimentare di Vicario, Cragno, Olsen, Radunovic, Scuffet e Sherri rimarrà da manuale del management calcistico. Adesso, ci sarà probabilmente il colpo da leggenda con Caprile. Dita incrociate.

L’allenatore, tra passato e presente. Davide Nicola ha scelto la dignità. In campo e fuori. Ma, al contrario di quanto asseriscono i soliti noti, non rescinde né accetterà di essere pagato a rate. Magari, troverà squadra, si parla del Lecce, e se la merita. Gli va un grazie per aver salvato un gruppo con forti criticità in tutti i settori. Ha sopportato pressioni durante l’anno, tenuto la schiena dritta alla fine. In misura, status e prospettive diverse, è arrivato e ha seguito il solco di indipendenza e profilo avuto da Claudio Ranieri. Il tecnico ha compiuto l'ennesimo miracolo a Roma e adesso rischia di dover risollevare la Nazionale. "Al presidente del Cagliari ho chiesto perché chiunque incontrassi mi parlasse male di lui", la chicca di una storica intervista rilasciata a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport.  Per inciso, difficile dire che i rossoblù della risalita e della prima salvezza giocassero meglio di quelli attuali. Ma sir Claudio è stato l’airbag di una presidenza detestata e messa all’angolo dopo la vergognosa retrocessione di Venezia, peraltro mai spiegata del tutto a parte per l’“infame” lanciato dal presidente in diretta tv a Fabio Caressa. Il calcio non permette la controprova. Chiunque, dal divano o dagli skybox della Domus, può dire che Obert, Kingstone, Prati, Gaetano e Marin avrebbero fatto meglio di Makounbou, Adopo, Deiola e Augello. E che, con loro, il Cagliari sarebbe arrivato tra le prime dieci. Poi, c’è il campo. Nicola ha perso venti partite, impossibile dire che non abbia sbagliato formazioni, approccio, cambi. Ma con le dirette concorrenti è stato un killer. Ed è rimasto in A. Poi, c’è il club. Mercato estivo e invernale, da acquisti non fatti (una punta per Lapadula, è arrivato Coman!) a cessioni non rimpiazzate (Azzi e Wieteska, non Sergio Ramos o Rio Ferdinand ma due cambi!). Con l’Indice di liquidità a testimoniare una proprietà che non può, non vuole o non sa investire. Si parla di denari freschi del gruppo Abbi-Crai - ma Giangiacomo Ibba e la sua famiglia sono troppo in gamba per cedere alle lusinghe -, di un Fondo che potrebbe rilevare il club ma solo appena se ne saprà di più sulla questione stadio. Adesso, anche per osservatori, terzi e non omologati, il bivio è nitido: Fabio Pisacane pare in vantaggio su Vanoli, ex Toro. Ma sono rimbalzati, ad arte, Gilardino, D’Angelo e altri. Pisacane con la Primavera ha vinto la Coppa Italia. Nulla contro la persona, che era stata indirizzata dall’attuale presidente verso l’Olbia a 80mila euro l’anno dopo 160 partite e cinque gol in A! Ma, mentre ci si augura il contrario, va tenuto conto che ad Asseminello le lezioni non servono. La quotidianità, come ai bei tempi di Zeman, Zola, Di Francesco e Zenga, come nei tempi passati pare ben farcita da intromissioni e interferenze tecniche. Purtroppo, l’ennesimo salto nel vuoto pare assicurato.

Ultima modifica il Lunedì, 09 Giugno 2025 22:10
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi