Sconfitta pesante, anche nei modi, per l’undici rossoblù. Di Francesco gode, Pisacane rosica, i tifosi sbraitano. Con Caprile e Palestra in serata no, al di là delle assenze, approccio molle e svagato. E sabato arriva la Lazio
Mario Frongia
Tutti giù per terra! La divertente filastrocca pare nata proprio per chi sogna e si stacca dalla realtà. Eppure, le avvisaglie di Roma avrebbero dovuto indurre a maggiore cautela. “Ho passato la settimana a dire che la salvezza è ancora tutta da conquistare” le parole di Fabio Pisacane. Non è bastato. E il Cagliari, sconfitto dall’uno-due di Gandelman e Ramadani, si è afflosciato dentro e per una gara che poteva valere l’aria delle prime dieci del campionato. Scontro diretto in casa toppato, comunque la si legga. La sintesi? I due più forti e decisivi, a conti fatti, per il destino del collettivo, sono incappati in una partita con il segno meno. Caprile non ha fatto i soliti miracoli, Palestra si è perso - per probabile scelta tattica? - nell’accentrarsi e nel chiedere palla, invano. Lasciando la fascia e rendendo più facile la marcatura di Gallo. Tra l’altro, se si gioca con Pavoletti si deve prendere il fondo per il cross. Palestra ne ha fatto due, e anche sporchi. A seguire, si può parlare anche della questione centrocampo muscolare. Troppo pesante e con poco pensiero. Senza Gaetano in mezzo hanno ragionato in pochi. E Sulemana al posto di Mazzitelli non ha fatto centro. Infine, la difesa. Con il senno di poi - ma lo si era detto anche per tempo di quanto fosse rischioso privarsene - il richiamo a Luperto è forte. Ma la storia, e la gestione del mercato, dice anche altro: Dossena, messo allo sbaraglio a Roma dopo un crociato rotto e neanche un minuto di campo e ovviamente distrutto da Malen, si è accomodato in panca. Ze Pedro e Mina si sono persi Gandelman, con mancato uscita di Caprile, sull’1-0. E il portiere, autore di una stagione memorabile che ha fruttato solo per le sue parate almeno 5, 6 punti, si è fatto beffare dal tiro di Ramadani. Ed ecco spiegato il solito Cagliari.
Acciacchi e infortuni. Poi, ci sono le assenze, la rosa corta, Kilicsoy che sta male alla vigilia e viene impiegato sul finire. Senza scordare il Lecce. Di Francesco è stato bravo nel tenere i reparti corti e la linea difensiva alta. Ha impedito le linee di passaggio e ha mandato i suoi a pressare il giro palla rossoblù. E aver imbrigliato per un tempo Cheddira non è stato sufficiente. Poi, i pugliesi hanno avuto tutt’altra fame. E non solo per lasciarsi dietro la Fiorentina, autrice del colpaccio sul lago di Como.
Il siluro. “Ci è mancato uno dei protagonisti delle tre vittorie di fila con Juventus, Fiorentina e Verona”. La sintesi nel dopogara di Fabio Pisacane è spietata. E di certo non passerà inosservata. Il riferimento a Luperto non è casuale. Il richiamo a una responsabilità collettiva, dalla presidenza all’ultimo dei ragazzi della Primavera, va da sé. Intanto, l’unico che si è scusato per la cessione di Luperto è stato Guido Angelozzi. Il diesse, nella conferenza stampa di chiusura delle compravendite, ci ha messo la faccia. Il solo. Per un film, con qualsiasi direttore sportivo passato negli ultimi quindici anni in città, già visto. I cinque milioni di euro per un quasi trentenne sono oro per il club. Ma forse, con Luperto - la conseguente solidità e quadratura della difesa, capace di imbavagliare Yldiz e Gudmunsson - a guidare Rodriguez e Obert o Idrissi, e fare da spalla a Mina, ci sarebbero stati da qui alla fine gli stessi denari, derivanti dai punti in più in classifica e dai conseguenti diritti tv. Hanno scelto il tutto e subito con la pancia piena, i 28 punti e il +10 dal terzultimo posto. Dovrebbe andare tutto bene, Verona e Pisa paiono quasi cotte. Ma mancano tredici gare, ovvero 39 punti a disposizione, il distacco dalla Fiorentina terzultima si è ridotto a sette lunghezze. Occorre barra salda, concentrazione e attaccamento. Senza scordare il messaggio che arriva da Cremona: in avvio di stagione capace di battere il Milan a San Siro, issarsi al nono posto per poi fare appena una manciata di punti nelle ultime dieci partite. Con la Lazio, sabato alle 20.45 alla Domus, non potrà essere mai facile. Ma il Cagliari deve superare se stesso e farsi perdonare dalla tifoseria. A seguire si va a Parma: inutile dire quanto siano delicate queste due gare. Occorre la cattiveria giusta, la consapevolezza di chi sa di giocarsi tanto, quel genere di sofferenza e rabbia collettiva che la squadra ha già mostrato. Senza ci sarà da soffrire.
