La Fiorentina la ribalta dopo una buona mezzora dei rossoblù. Poi, il buio e i soliti limiti qualitativi e di personalità: “Non posso rimproverare niente ai ragazzi” ha detto Davide Nicola. La trasferta a Verona di lunedì deve dare il punticino utile alla corsa salvezza
Mario Frongia
Il pari con il Genoa, il 3-0 al Monza, gli schiaffi della Fiorentina. Senza Kean e dopo aver galleggiato due giorni tra Cagliari e Asseminello, per il rinvio del match e il lutto nazionale dopo la scomparsa di Papa Francesco: alla Domus tutti in piedi con il volto del Pontefice sul maxi schermo. Il risultato? I rossoblù sono sedicesimi - dopo il sorpasso del Parma vittorioso sulla Juve: la risposta a quanti dicono che “non sono queste le partite da vincere!” - a quota 30. Il distacco dal terzultimo posto, Empoli e Venezia, è di 5 lunghezze. A cinque partite dalla fine la quota salvezza, dicono esperti, scommettitori e analisti, è al ribasso. Per stare in A potrebbero bastare anche 33 punti. La squadra di Davide Nicola ("Non ho nulla da rimproverare ai ragazzi, abbiamo giocato per vincerla!" le parole del dopo gara) è attesa lunedì sera dal Verona, che sonnecchia a quota 32. Un punticino andrebbe bene a entrambe. Ma se il Cagliari si attrezza mentalmente per il pareggio è facile che alla lunga le buschi anche da una squadra che ha poco da chiedere al campionato. Per il tecnico, che dovrà fare a meno di Piccoli squalificato e di Mina rotto, con Gaetano in forse per il riacutizzarsi di un problema muscolare, la minestra è quella solita. Rosa corta, mai composta né rinforzata a dovere. Senza equivoci: non si è mai chiesto Rushford, De Bruyne o Ruben Dias. Ma se a gennaio cedi due difensori (Azzi e Wieteska) pur di risparmiare gli stipendi e non li sostituisci, è chiaro che appena in difesa uno ha un raffreddore sei alla canna del gas. Identico il discorso avanzato. Mancava una seconda punta, hai ceduto Lapadula e preso Coman, che arriva dai campionati arabi ed è un esterno. La chiusa è semplice: Nicola centrerà l’obiettivo, anche quello personale: stare dal via per un’intera stagione in panca. In coda i giochi sono quasi fatti, porterà la squadra in salvo, da quindicesima o sedicesima. Eppure, i dubbi sulla riconferma si perpetuano.
Il ko interno. Piccoli, nono gol in stagione, la sblocca. Il Cagliari nel primo quarto d’ora è bello vivo. La Fiorentina pare in gita. Poi riprende quota. Gosens la pareggia d’esterno sinistro, ma in mezzo Adopo e Prati non arginano Mandragora assistmen. E dietro Zortea è assente, Mina e Luperto escono disordinatamente incontro alla palla. Palladino incalza i suoi e il ritmo gara sale. Da segnalare un palo di Zortea e le proteste dei rossoblù per Luvumbo che cade in area. Marinelli indica il dischetto. Il Var gli fa fare marcia indietro: l’attaccante pare già in volo, la palla non c’è e Pongracic arriva solo dopo. Nel frattempo anche i viola prendono un palo (Mandragora) e Gosens impegna Caprile. Nel secondo tempo la Fiorentina affonda i colpi. Tre minuti e Beltran prende l’ascensore e beffa di testa Luperto e Caprile. Il 2-1 chiude il match. Dai cambi non arriva nulla di significativo. Forse, visto il resto, Marin dovrebbe giocare di più. E Augello, surclassato da Dodò, dovrebbe rifiatare. Così come Luperto, Zappa e Zortea. Citazione per Prati: pulito, tecnico ma ancora troppo molle se c'è da combattere. Ma adesso va siglata al meglio l’ennesima stagione in affanno e da ultime cinque del torneo. Per stare tranquilli, a Verona non si può toppare. A seguire, arriva l'Udinese, che pare in disarmo e quindi si va a Como. Poi, alla Domus arriva il Venezia. I titoli di coda sono previsti al "Maradona" con il Napoli, chissà, in piena corsa scudetto. Meglio incrociare le dita.
