Il 2-1 per i friulani, nona sconfitta in casa sulle diciotto stagionali, impedisce la salvezza matematica dei rossoblù. A tre dalla fine, la B riguarda le altre. Ma l'andazzo preoccupa i tifosi. E sabato si va a Como
Mario Frongia
Premessa: il Cagliari, 33 punti e tre partite da giocare, non avrà particolari problemi a salvarsi. Il Monza (15) da gennaio è in A solo per la matematica, Venezia (26), Empoli (25) e Lecce (27) arrancano da mesi: saranno probabilmente due di queste tre a far compagnia ai lombardi di Adriano Galliani. Ci sarebbero, a 32, anche Verona e Parma (sconfitte da Inter e Como). Tutto può accadere. Ma anche il calendario, e i bookmakers, vedono con più acqua alla gola le formazioni di Eusebio Di Francesco - comunque vivi con un punto preso in casa del Toro - e Marco Giampaolo. A conti fatti, i rossoblù con la prossima trasferta a Como - la squadra di Cesc Fabregas, ma soprattutto degli Hartono, patron più ricchi della A e tra i primi cinquanta miliardari al mondo per Forbes, è balzata nella parte sinistra della classifica - non dovrebbero correre rischi. A patto di non prendere imbarcate. Rischi che invece paiono quasi scontati per Davide Nicola. Ma ci torneremo dopo.
Il ko con i friulani. A inquadrare meglio il tutto serve un passo indietro. Precisamente al gol dell’1-0 di Pavoletti su disastro difensivo del Verona. La vittoria del Bentegodi, blindata al 93’ da Deiola, si candida a momento risolutivo di una stagione opaca e per niente esaltante. Ma questa, da dieci anni a questa parte con le eccezioni Rastelli, Maran, per un girone, e Ranieri, non è una novità. I 3 punti strappati alla squadra di Zanetti hanno determinato le otto lunghezze di vantaggio dei rossoblù dal terzultimo posto. Una piccola grande cassaforte. Poi, è arrivata l’Udinese. Il gruppo di Runjaic ha passeggiato per un tempo creando poco o nulla. Ha segnato - che svarione tra Luperto e soci! - con Zarraga, ha subìto il pari di Zortea (6 reti in stagione, lo scorso anno il capocannoniere del Cagliari è stato Viola con 5: c’è da pensare ancora al miracolo di Ranieri!). Ma ha poi deciso di smettere di corricchiare e si è preso il risultato pieno con Kristensen, che ha segnato di pancia su altra dormita colossale di Augello e compagnia. E il Cagliari? Per la prima volta Davide Nicola ha difeso i suoi con alcuni distinguo. Dalla troppa frenesia agli errori nei piazzamenti e nelle letture difensive, sino alla mancanza di cinismo dal limite e sotto porta. Poi, i cambi. Alla Domus la squadra è stata fischiata, dopo il primo tempo propositivo e un secondo sgonfio, passivo, con poco carattere e meno idee di gioco. Un gruppo senza leadership. I tifosi hanno contestato l’atteggiamento. E nulla è cambiato con gli ingressi di Coman, Gaetano, Deiola, Obert e Felici. Il convento passa questo. Ed è inutile meravigliarsi a meno che si scordi cosa è successo a gennaio o si sia in malafede. Fatto centro con Caprile, sono partiti Lapadula, Azzi e Wieteska. Serviva una seconda punta, è stato preso Coman, esterno in arrivo dai campionati arabi. Di difensori in grado di far rifiatare Luperto e Augello, o i prevedibili stop fisici di Mina, manco a parlarne. Per cornice l'Indice di liquidità a bloccare le operazioni in entrata. Mancano le risorse. E pensare che per riscattare Piccoli, Adopo e Caprile tra meno di un mese serviranno poco meno di trenta milioni di euro.
Nicola, più no che sì. Adesso ci sono 9 punti in palio. L’ultima è a Napoli, probabilmente in piena corsa scudetto, prima arriva il Venezia alla Domus e sabato prossimo si va al Senigallia. C’è poco da girarci attorno: con il Como, presumibilmente appagato ma al tempo stesso gasato dal buon momento e ricco di giocatori di talento, si deve provare a prendere almeno un punto. Poi, qualsiasi cosa accada alle altre coinvolte nella salvezza, diventa fondamentale battere i veneti. Il resto sono chiacchiere. E siamo al futuro di Davide Nicola. La sensazione è che anche con la salvezza, come da obiettivo, il tecnico piemontese non venga riconfermato. Per riuscirci dovrebbe fare almeno quattro, cinque punti. Che, per di più, dovrebbero nascere dal gioco! Tutto questo in 270’, con un gruppo che ha dal via doppioni, atleti a fine corsa per limiti d'età, deficit strutturali e tecnici. Perché non occorre un genio per sapere che sono i giocatori e le loro qualità, a fare la differenza. L’ex allenatore ha fatto il suo. Poi, si può discutere di formazioni e moduli cambiate di continuo, Prati e Marin, poco impiegati, di Gaetano fotocopia sbiadita del giocatore dello scorso campionato, dei tre mediani, di un atteggiamento diifensivista, del siparietto Scuffet-Sherri, di interpreti da accettare anche se non corrispondono ai desiderata, e così via. In casa Cagliari va così. E l’idea che prevale negli osservatori è che, con questa proprietà, non potrà andare diversamente. Chiunque si accomodi in panca.
