Lunedì, 12 Maggio 2025 21:15

Cagliari, sprofondo rosso sul lago

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I primi undici al Senigallia: pomeriggio da dimenticare per la tifoseria rossoblù I primi undici al Senigallia: pomeriggio da dimenticare per la tifoseria rossoblù

Il Como bastona 3-1 i rossoblù. Molli, quasi impauriti, incapaci di reagire e gestire, nonostante il vantaggio iniziale. Nicola, senza difensori dopo il mercato folle di gennaio, paga dazio, In coda, e anche in testa, si balla e non mancano sorprese. Domenica arriva il Venezia

Mario Frongia

Trentaseiesima da brividi. Per i tifosi del Cagliari e per quanti pensavano che i giochi fossero fatti. Sia chiaro, i rossoblù hanno messo quasi al sicuro la permanenza in A andando a vincere a Verona. Poi, ha vinto l’Empoli. A seguire, ecco il Venezia che batte 2-1 la Fiorentina. E la giostra salvezza si complica, con ombre e dubbi. Il vecchio refrain quando si pensa che possa piovere e invece diluvia, è attualissimo. La squadra di Davide Nicola è a +5 dal terzultimo seggiolino che porta in B. Lo occupa a quota 28 il Lecce. Poi, a 29 ci sono i lagunari dell’ex Di Francesco, a 32 il Parma di Chivu e a 33, alla pari con Caprile e soci, c’è il Verona. Allo stato, con 180 minuti più recupero da giocare, la formazione pugliese retrocederebbe con Empoli (29) e Monza (18). Ma i titoli di coda del torneo alla Dario Argento, in testa e in coda, paiono destinati a offrire sorprese. E siamo al Cagliari. Quelli visti in casa perdere con l’Udinese già sazia, capace dopo sette giorni di subire in Friuli la sconfitta dal Monza, e fare il bis avantieri con il Como, non danno indicazioni incoraggianti. Anche perché alla Domus domenica arriva proprio il Venezia.  

Rosa male assortita e scoperta dietro e avanti. Il tema è noto: per problemi evidenti di cassa, con l’Indice di qualità che ha bloccato le operazioni in entrata, a gennaio la società non ha preso una seconda punta dopo aver ceduto Lapadula, si è liberata di Azzi (tra i migliori nella Cremonese in corsa per la A) e Wieteska. Per risparmiare due stipendi hanno lasciato il tecnico senza ricambi. E appena Mina si è fermato, con Luvumbo acciaccato, ecco la frittata. Obert e Palomino hanno giocato per la prima volta assieme al Senigallia. Il 3-1 non è solo colpa loro. Ma l’obbligo del rattoppo, con Zappa, Zortea e Augello che necessitano da un pezzo di rifiatare, ha contribuito a creare un fine di stagione da incubo. Su blog e social, ma anche su media che dovrebbero essere meno inclini alle piroette lessicali per nascondere una rosa di qualità medio bassa e una programmazione societaria mediocre, la furia dei tifosi è feroce. E mette in croce, per l’ennesima annata fallimentare, la presidenza e il bersaglio più facile, l’allenatore. Davide Nicola non è immune da colpe. Ad esempio, il modulo e i primi undici, specie in mediana, cambiati senza sosta. Con un valzer che non ha aiutato, assieme ad alcuni cambi conservativi. Fino all’impiego con il contagocce di Marin e Prati. Il destino del tecnico pare segnato. Gli attribuiranno, salvezza o meno, il non gioco e tanto altro. I numeri, 21 turni nelle ultime tre piazze, reti fatte e subite tra le peggiori cinque, dicono che questo gruppo sarebbe destinato a soffrire con chiunque. Ma è meglio non dirlo alla proprietà.

Sprint finale. Domenica alla Domus il faccia a faccia con il Venezia, che pareva defunto e adesso si gode la vittoria con la Fiorentina, assume toni da spareggio o quasi. Il Cagliari ha l’obbligo di vincere. A tutti i costi, per convincere ci sarà tempo. Il match contro i lagunari ricorda una sanguinosa e vergognosa retrocessione in un’annata con Semplici cacciato dopo tre turni, Mazzarri a quattro gare dalla fine con la chiamata di Agostini per il suicidio collettivo. Eppure, la Salernitana perdeva in casa 3-0! Bastava un golletto. Invece è stato il dramma, con il tocco di classe del presidente che - dopo aver preso con la fanfara e a cifre folli Godin e Caceres, e averli fatti cacciare! - nel dopo gara dà dell’infame a Fabio Caressa. La storia è anche questa. In breve, tra sei giorni si cerca un risultato obbligato. Ed è meglio non contemplare il pari. Con un occhio alle altre pericolanti. Si giocano Verona-Como, Lecce-Torino, Monza-Empoli e Parma-Napoli. Complicato prevedere cosa accadrà. Lo stesso può dirsi per la lotta scudetto dopo il pari interno del Napoli. La formazione di Conte non potrà andare al Tardini in gita. Ma anche l’Inter, che ospita la Lazio, non troverà un pomeriggio di vacanza. Problemi loro. Quelli che tengono sulle spine la tifoseria rossoblù riguardano il come e il modo migliore per battere il Venezia. Servirà approccio, testa, muscoli e sudore. Inutile dire che determinazione e spirito di sacrificio dovranno condire il tutto. Per poter andare al Maradona, ultima di stagione, ad affrontare il Napoli che potrebbe già avere lo scudetto sul petto. Ma, conoscendo il tecnico e i sessantamila in festa, meglio non aspettarsi sconti. Le altre? L’ultima vede il Parma a Bergamo, l’Empoli che ospita il Verona, la Lazio che attende il Lecce e il Venezia che sfida la Juventus al Penzo. Ballano sei punti. E non c’è nulla di scontato.        

Ultima modifica il Lunedì, 12 Maggio 2025 21:40
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi