Martedì, 03 Febbraio 2026 21:11

Cagliari, mercato risicato

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Sebastiano Luperto Sebastiano Luperto

La cessione di Luperto scuote i tifosi. E sul fronte giovani le scelte non convincono. Ma il denaro e i 28 punti a quindici gare dalla fine, con diverse squadre messe peggio, possono questo e altro

Mario Frongia

Luperto, Prati, Luvumbo e Rog via. E hanno salutato Cagliari con formule diverse, anche Di Pardo, Pintus e Cavuoti. Ancora prima Radunovic. Tra gli arrivi, oltre alle scommesse o quasi - l’attaccante uruguaiano Albarracin classe 2005, il portiere già visto in rossoblù, Sherri, l’esterno Di Paolo e Raterink, olandese del 2006, terzino destro - gli ex Dossena e Sulemana. Fatti due conti, un mercato che lascia qualche inevitabile perplessità. L’addio più impattante riguarda Luperto. Protagonista con Davide Nicola, finito in panca per scelta tecnica, lasciando un vuoto dietro e punti agli avversari, l’ex Napoli viene ceduto proprio quando la difesa ha trovato un assetto solido. Reparto in cui ha sempre svettato per leadership e carisma. Ma anche chioccia per i debuttanti, come Rodriguez. Evidentemente, il ragionamento è stato tutto meno che tecnico. E non c’è poi tanto da sorprendersi. Nel segno del business, con la pancia piena dopo tre vittorie di fila, i 28 punti a +11 dal terzultimo posto e a 7 dai fatidici 35, soglia considerata utile per stare in A, Luperto viene dato alla Cremonese, che rimane una diretta avversaria per la salvezza. Ma con le ultime della A (Pisa, Verona, Lecce, Parma e Fiorentina, che se ne dovrebbe tirare fuori) che perdono e mostrano sempre più i segni di un torneo incerto e complicato più che in passato, la cessione di un trentenne per cinque milioni di euro è giustificabile. Ma va detto che gli stessi denari puoi recuperarli facendo più punti, anche grazie a una difesa solida, dai diritti tv. Tant’è. L’operazione non è da applausi, specie se si pensa di dare continuità al gruppo. Dove Luperto - definito incedibile da Pisacane dopo la vittoria contro la Juve! -, con Pavoletti e Deiola, ha avuto un ruolo preciso e importante specie nei momenti delicati. “Il calcio passa sopra le persone. Sarei stato messo da parte, è la realtà” ha commentato con toni duri l’ex difensore rossoblù.

Progetto regista ko. E pensare che in tanti hanno rimpianto Cigarini. Molti, anche Viola. Se poi si pensa a come quest’ultimo è stato trattato, c’è da stendere un velo pietoso. Comunque sia, si parla di piedi buoni, dalla giocata talentuosa e sorprendente per l’avversario. Se poi, si tratta del play, occorre ampliare il bouquet: personalità, tecnica, tempi di gioco, intuito e abilità nel verticalizzare. E non dovrebbe mancare il saper fare filtro e proteggere la difesa. Troppo per Matteo Prati. Forte, ma mai abbastanza. Scommessa persa dal club, che l’ha pagato quattromilioni e mezzo di euro, è stato ceduto al Torino. Imposto o quasi all’allenatore, dopo che è stato tra i motivi, più che altro pretestuosi, che hanno causato la cacciata di Nicola, reo di averlo impiegato poco, il centrocampista ha prima perso la maglia da titolare per poi uscire anche dalle rotazioni. La cessione è un colpaccio del direttore sportivo Guido Angelozzi e un flop, ennesimo, delle visioni societarie.   

Questione giovani, giusto la copertina. Intanto, una buona prassi rispetto ai vecchi tempi: nessuna figurina. Con i vari Dzeko, Cuadrado, Insigne e Zapata che sono rimasti dov’erano. I tempi di Srna e Asamoah, Caceres e Strootman, per non parlare di Godin, Andreolli, Thereau e Klavan, sono stati archiviati dal diesse Angelozzi. Buoni giocatori ma infortunati o a fine corsa, costati una valanga di denaro per ingaggi faraonici. Scansato il pericolo tipico del dna della proprietà, ecco un presente che può valere il futuro. Sono arrivati olandesi e uruguaiani di vent’anni, da cullare e preparare in prospettiva. Ma se si parla di prodotti locali, Cavuoti e Pintus, li spediscono in B. A farsi le ossa, si dice. Ma allora, se si crede - come è stato scandito in più conferenze stampa - nella cantera locale perché trovano fiducia e una maglia i ventenni provenienti dall’estero mentre quelli nostrani devono fare le valigie? La risposta potrebbe essere facile: qualità tecniche e fisico differenti. Ma la storia del Cagliari degli ultimi anni dice che in tanti, non sardi, hanno avuto una chance. Per poi finire nell’anonimato. Qualche nome? Tello, Cerri, Despodov, Han. Intanto, Vinciguerra va in gol a Pescara, e Tramoni, scaricato da ragazzino, è diventato un giocatore da serie A. Entrambi sono maturati ad Asseminello.     

Ultima modifica il Martedì, 03 Febbraio 2026 21:28
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi