Cuore, orgoglio e coraggio: nella settimana dedicata a Gigi Riva i ragazzi di Davide Nicola mettono alle strette un Milan presuntuoso e spavaldo. Il 3-3 in rimonta dopo tre ko di fila è medicina perfetta per ripartire dopo la sosta, a Marassi con il Genoa
Mario Frongia
È giustamente orgoglioso Davide Nicola. E va ancora meglio l’umore della tifoseria. Il Milan che ha dato una lezione di calcio al Real Madrid supervincente di Carletto Ancelotti, per di più sul proprio santuario, è andato a sbattere niente di meno che su una doppietta di Zappa e un tiraccio di Zortea. Roba da album dei ricordi per entrambi. Ma i sedicimila della Domus hanno goduto e anche a lungo. Il 3-3 ha premiato equilibrio tattico, intelligenza palla su palla, cuore e spirito di squadra. Il gruppo, ha ragione il tecnico, non molla mai. Crede in quel che fa, si preoccupa poco o nulla dell’avversario e del cronometro. Makoumbou, tra i migliori dopo la pessima prova di Udine, e compagni hanno capito la musica: lotta per tutti i centimetri di campo, senza frenesie e con una gestione responsabile e consapevole. Poi, che il Milan di Leao (doppietta), Rejnders (testa e piedi da favola), Theo Hernandez (un po’ svogliato e supponente) e Maignan (portiere coi contro fiocchi, ma ne ha preso tre), faccia il suo percorso in campionato e in Europa è un’altra storia. Intanto, è stato messo alla prova dai penultimi in classifica. Con Fonseca e Ibrahimovic, smorfie e sorrisini in tribuna, piuttosto contrariati.
Pareggio d’oro. Il Cagliari prende un pari che vale e si porta a quota 10. In attesa delle altre gare della dodicesima d’andata, in cinque punti si pestano otto squadre. C’è da soffrire, come sempre. Ma dopo il filotto di sconfitte Udine-Bologna-Lazio, pur maturate in contesti, prestazioni e inciampi arbitrali al limite del grottesco, lo spiraglio è buono. Anche perché il ricadere all’indietro in classifica aveva messo a dura prova il gruppo. Lo stesso Davide Nicola pareva potesse addirittura giocarsi la permanenza in panca proprio sul filo del risultato della gara con il Diavolo. È andata. Ed è un bene. Perché da eventuali scelte societarie in panca, visti i precedenti, non c’è da aspettarsi meraviglie. Dunque, un Cagliari di grinta e coraggio. Attento e umile interprete della partita. “Non leviamo nulla al Milan ma noi possiamo solo crescere. Abbiamo creato gioco e occasioni, proprio come volevo” le parole del tecnico. Intanto, i dati certificano che i rossoblù sono buoni esperti nel riassestare le gare: in stagione sono 5 i punti in rimonta. Insomma, per chi vuole pensarlo, anche Gigi Riva, che avrebbe compiuto ottant’anni giovedì scorso, ha soffiato alle spalle di Piccoli e compagnia.
I singoli. Con la bocciatura di Scuffet, Sherri in campo con la benedizione del presidente. Il portiere algerino al debutto ne ha presi tre. Pochi, troppi, giusti? Ci sta. Ma forse pesa pensare che Davide Nicola abbia potuto perdere un centimetro di credibilità nei confronti del gruppo. Capita. Ma bisogna pesare sempre al meglio pro e contro. Cosa che in casa Cagliari, da almeno dieci anni, somiglia a una giostra umorale e senza buon senso. Tant'è. Nicola ha inserito Palomino e Deiola per Mina e Adopo, squalificati. Anche Viola - molto bene - dal via, Gaetano in panca con Prati e Marin. Per il Milan - senza Morata sostituito dal baby Camarda: 16 anni e 244 giorni, poca roba con il duo Luperto-Palomino - un Cagliari solido e operaio. Capace di stare sul pezzo. E di conquistare all’88’ un punto prezioso. Ottimo per preparare la trasferta post nazionali di Genova.
Notarelle
Dopo gli sfracelli firmati da Ayroldi all'Olimpico-fronte Lazio, ecco Fabbri di Ravenna. Che nel 2-1 con rigore contestato e una valigia di cartellini estratti dall'arbitro di Molfetta, era al Var. Ovvero, proprio nel posto ideale per chiamare il direttore di gara a vedere meglio il contatto tra Zortea e Pellegrini. La risposta dell’Associazione arbitri? Ayroldi fermo, un turno. Fabbri alla Domus. Con una direzione all’altezza. Meno male.
Strane e curiose ricorrenze. L’anno scorso, su precisa richiesta di Ranieri, sono arrivate le due punte da doppia cifra. Shomurodov e Petagna, quattro reti in due. Entrambi hanno patito una condizione a dir poco precaria. Con tanto di riatletizzazione completa o quasi prima di poter essere in gruppo. Stavolta accade una cosa simile. Gaetano, in misura minore Zortea - sgambettato ad agosto da un infortunio, sembra in ripresa, gol ai rossoneri incluso - e Palomino paiono dover ancora trovare la forma migliore. C'è da chiedersi: ma quando al calcio-mercato si aprono le trattative, ci si informa su quali siano le condizioni? Basti ricordare l’ingaggio e il contratto faraonico da quattro milioni di euro per Godin, affetto da una nota tendinopatia rotulea cronica. Com’è noto, i club cedenti inviano cartelle e schede tecniche e psicofisiche dei calciatori. Sarebbe buona norma leggerle. Ieri e oggi.
