Martedì, 05 Novembre 2024 10:57

Lazio-Cagliari, vince Ayroldi!

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Una fase di Lazio-Cagliari Una fase di Lazio-Cagliari

La squadra di Baroni si è imposta sui rossoblù anche grazie a una direzione arbitrale farcita con decisioni discutibili. In coda corrono in otto in un fazzoletto di punti. Adesso, testa al Milan

Mario Frongia

Insufficiente e inadeguato. Una partita in totale controllo, senza particolari isterie individuali né atteggiamenti scorretti, deviata sui binari del poco buon senso e della scarsa comprensione. Elementi che un arbitro esperto, e in qualsiasi disciplina specie se di contatto, dovrebbe mettere subito in evidenza. Invece all’Olimpico il campionario sciorinato dal direttore di gara è stato sconfortante. Con la serie A che perde sempre più in credibilità proprio e anche per direzioni non all’altezza. E che sia il piagnisteo di chi ha perso a far lievitare la questione, non porta lontano. Piccole e grandi si lamentano. Spesso anche quando vincono. La risposta giunge da sola: lo sport più apprezzato dagli italiani – giochi di potere, business e campanili o meno a distorcere troppo spesso la realtà - è finito dentro un tunnel. Vittimismo? Incapacità del sistema tifosi-club-luoghi-istituzioni-media di elaborare e maturare una cultura sportiva sana ed equilibrata? Può darsi. Ma il nodo rimane. E ieri sera Giovanni Ayroldi è stato un plastico esempio di come non dovrebbe andare la conduzione di una partita né agonisticamente cattiva, né legata a particolari obiettivi se non quelli, differenti e legittimi, di Cagliari e Lazio. Tra l’altro, l’undicesima d’andata è stata anche quella di Feliciani a dirigere Monza e Milan: un altro disastro con bocciatura solenne. Ma il male degli altri non aiuta la formazione di Davide Nicola. Anzi. E siamo a noi. Figlio e nipote d’arte, 33 anni, originario di Molfetta, Ayroldi mastica pane a fischietto fin dalla culla. Debutta in D a 22 anni. A 29 in A. In passato può aver arbitrato anche peggio, ma ieri ha deluso praticamente tutti. Certo, la tifoseria laziale, Baroni, Lotito e la squadra hanno incassato. Di sicuro avranno dormito bene per essersi portati a tre punti dal Napoli in vetta e a due dall’Inter, terzi a quota 22 in condominio con Fiorentina e Atalanta. Ma sanno che della Lazio macina avversari all’Olimpico nel posticipo vinto 2-1 si è visto poco. Sanno che il Cagliari ha mostrato orgoglio e reazione. Ha avuto per un tempo la certezza di potersela giocare. Ed è poi andato a sbattere su decisioni fin troppo discutibili.

 

Cercasi buon senso. Senza analizzare organici, tradizioni e obiettivi di Lazio e Cagliari, un dato è certo: Ayroldi ci ha messo del suo. Anche dal vantaggio laziale, gol nato dalla papera di Scuffet, a seguito di una valutazione arbitrale esageratamente generosa da cui è scaturita la punizione dell’ex Pellegrini, la non parata del portiere rossoblù, il tap in firmato da Dia. Il tutto dopo neanche tre minuti. Ma non solo. Il tanto richiamato buon senso da parte del designatore, Gianluca Rocchi, è scomparso dal posticipo. Giovanni, il super protagonista della serata, ha sventolato un totale di sei cartellini gialli, due tramutati in rosso ai danni di Mina e Adopo. Certo, le proteste non servono e vanno evitate. E va detto che tre cartellini li hanno beccati anche i padroni di casa. Tant’è. Nel frattempo, ha concesso un rigore, trasformato da Zaccagni, che anche i commentatori neutrali hanno giudicato scandaloso: il piede a martello di Pellegrini su Zortea è inoppugnabile. Forse tra un mese quasi tutti si saranno scordati delle valutazioni di Ayroldi, bocciato da tutte le redazioni. Con le chiacchiere a zero, il Cagliari deve affrontare un passaggio piuttosto insidioso. Il Milan - oggi in Champions a Madrid con il Real – arriva sabato alla Domus. Con la classifica che vede i rossoblù distanti appena un punto dall’ultimo posto e a -3 dal dodicesimo in un’anticamera di inferno che comprende in quattro punti otto squadre. La corsa salvezza è dura, manca sempre un bomber e, senza bocciare Prati, anche un regista che regga la categoria, Gaetano e Zortea sono lontani parenti di quel che valgono. Ma non solo. Se c’è un tecnico che lavora bene su aggressività e si nota spirito e attaccamento, il gioco e la manovra sono talvolta figli di una qualità tecnica modesta. Se a questo si aggiungono arbitraggi da protagonista, la situazione diventa preoccupante.

   

Ultima modifica il Martedì, 05 Novembre 2024 11:10
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi