Lunedì, 18 Maggio 2026 09:52

Cagliari, salvezza centrata

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Gli undici rossoblù dal primo minuto in campo Gli undici rossoblù dal primo minuto in campo

Il 2-1 sul Torino premia un gruppo, e i tifosi, che, tra alti e bassi, ha saputo resistere alle insidie di una stagione che in coda si chiude all’ultimo turno. Adesso, si apre un altro torneo: stadio, proprietà, scelte e programmazione. I supporter incrociano le dita

Mario Frongia

Sotto per una sassata di Obrador, pareggio di Esposito (sette gol in campionato), col vincente di Mina. Tra nuca e spalla, ma non importa. Il Cagliari di Fabio Pisacane blinda la salvezza (2-1) contro i granata dell’ex Prati - sostituito dopo un’ora da D’Aversa, tornerà alla base - con 40 punti a una gara dalla fine. Domenica si va a San Siro, sponda Milan, con i rossoneri a caccia di punti per la corsa Champions. Si vedrà. Intanto, l’allenatore campano sorpassa Claudio Ranieri e Davide Nicola, 36 punti entrambi nelle precedenti annate e sempre alla penultima giornata. In sostanza, un debutto mica male. I rossoblù - in attesa del match del Meazza - chiudono le 37 gare con  dieci vittorie, altrettanti pareggi e diciassette sconfitte. I gol segnati sono stati 38 quelli subiti 52. Il bilancio, con una trazione giovani - media anagrafica tra le più basse della serie A - e l’italianità evidente nel gruppo in un campionato in cui si fatica a trovare passaporti tricolori e anche per questo si sta a casa per la terza volta di fila dai Mondiali, è positivo. Ma anche stavolta ci sono quattro squadre (Pisa e Verona già condannate, una tra Lecce e Cremonese che le raggiungeranno) che hanno fatto peggio.

Organico da riassestare. Sulla rosa, poche storie: Caprile, e Palestra, pilastri della salvezza, sono destinati ai saluti. Di certo, l’esterno, rivelazione del campionato torna all’Atalanta che lo girerà, pare, in Premier. Ha salutato capitan Pavoletti: l’uomo assieme al cannoniere, 52 reti dal 2017 in 232 gare, mancherà molto allo spogliatoio: “Leo è stato mio compagno di stanza in ritiro e nelle trasferte. Il suo carisma e la sua personalità sono stati fondamentali” le parole del portiere Simone Aresti. Pavo lascia con ricordi indimenticabili: tra le tante, la rete che è valsa la A a Bari, le doppiette con Frosinone e Sassuolo. Ma si hanno dubbi sulla sua prosecuzione in ambito societario. Si vedrà. Ci sarà da capire il destino di Trepy e Mendy, giovanissimi dall’esordio interessante. Non si conosce il futuro di Belotti, reduce da un crociato, quello di Folorunsho, Sulemana, Dossena, Obert e dello stesso Mina: per ragioni di mercato, età, condizione, ingaggio e ambizioni, le carte andranno viste dai nuovi proprietari. E Pisacane? Ha un contratto che lo riconferma in caso di salvezza. Premesso che in casa Cagliari chi è rimasto dopo aver colto l’obiettivo (Rastelli, Semplici e anche Ranieri) non ha mai chiuso in bellezza per scelte della proprietà, la scelta dell’allenatore, assieme al direttore sportivo (Guido Angelozzi, autore di una campagna ottima, stante i mezzi a disposizione, è scomparso dai radar) è fondamentale per tracciare il domani.   

Il futuro, tra dubbi e ambizioni. Quel che rimane del mese di maggio e del prossimo di giugno è terreno che dovrebbe lasciar intuire cosa farà da grande il Cagliari. L’addio quasi certo del presidente - alle prese con le problematiche della casa madre, tra licenziamenti e bonifiche da effettuare -, l’ingresso in maggioranza del Fondo speculativo americano, l’interesse di altri partner stranieri, sono tra gli ingredienti da scoprire della minestra dei Quattro mori. Quella dell’immediato futuro ma, soprattutto, dei prossimi anni. I tifosi si augurano un progetto sostenibile, risorse certe, visione e ambizioni prossime alle potenzialità economiche. Ma in prima fila dovrà esserci una conduzione competente, allineata alle dimensioni del torneo e alle aspettative della tifoseria, oramai stufa di salvezze stentate. I sedicimila della Domus, anche contro il Toro hanno risposto presente. Il club dovrà tararsi, senza promesse inesaudibili o semplici manipolazioni del consenso, magari strumentalizzando figure simbolo come Gigi Riva e la sardità, con un campionato che richiede una managerialità al passo con i tempi. La stessa che dovrà condurre al nuovo stadio. Ed è questo lo step più delicato. A tutt’oggi, il Pef (il piano economico finanziario basilare per gestire la nascita della struttura - promessa per il 2020 e perfettamente toppata dalla società -, ha ancora degli snodi amministrativi da superare. E spiace che l’impianto, fondamentale per la città e per l’intera regione, non sia disponibile per ospitare altri eventi. Ci sarà da capire quando partirà il bando per poter pensare alla demolizione del Sant’Elia e a seguire l’apertura del cantiere per la nuova casa del Cagliari. Il tutto è stretto a doppia maglia al passaggio di proprietà. Con la corsa al poter correre per ospitare le gare dell’Europeo 2032. La speranza è l’ultima a morire. Ma lo stadio, che avrà il nome di Riva, è indispensabile per avere dignità sportiva in ambito nazionale e internazionale. Al di là della cessione del club e delle manovre che ne hanno fatto lievitare enormemente il valore.  

Ultima modifica il Lunedì, 18 Maggio 2026 10:01
Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi