Leonardo Pavoletti, dieci anni di una storia che sa di buono. Le scelte, spesso difficili, la disponibilità e il buon senso, i gol, dal campo alla quotidianità. Bomber e uomo tutto d'un pezzo
Mario Frongia
Ci sono atti quotidiani che celano determinazione e buon senso. Ci sono magie e magie che scomodano allenamenti, tecnica, talento. Quindi, sacrificio, rinunce, sudore. Ci sono momenti indimenticabili che nascondono postura etica e civica, garbo e comportamenti che, a dirla tutta, hanno a cuore la passione di tanti sportivi. Leonardo Pavoletti ha un po’ di tutto questo. Livornese, barba curata da bucaniere, felpe e jeans stralarghi da adolescente, sguardo e sorriso che vanno dritto agli occhi. Dell’interlocutore e di un mondo troppo spesso distratto e lontano da sentimenti sinceri. Lui dà e chiede proprio questi. Si presenta con un parterre du roi e ha per ambasciatori Giorgino e Brando. La regina arriva, elegante e alla mano. Ma non è mai un passo indietro: Elisa, simbiosi con l’uomo e il calciatore. Ma è meglio stringere le cinture, iniziano le curve. A breve darà a Pavoloso una principessa: auguri! E sarà ben altro che le marcature e le gomitate di Chiellini o Acerbi!
Passato, presente e futuro. Insomma, l’hai chiusa qui. Alla Domus, in un’umida domenica sera di maggio che è valsa la matematica permanenza del Cagliari in A. Di fronte a chi ti ha voluto bene. Con le ginocchia malconce che hanno regalato sogni ed emozioni. Per una tifoseria capace di coglierle nei modi di un toscano sincero. Disponibile e attento nel fare della correttezza stile e sostanza. Caro Leo, un po’ quello che ti accomuna ai poco meno di un milione e seicentomila residenti e ai loro congiunti sparsi ovunque, per lavoro, sfide e capacità. senza scordare la proverbiale solidità isolana: la schiena sta dritta, i concetti pure. Lasci l’erba e il centro area - dove sei stato tra i primi cinque migliori d’Europa nel far piangere di testa i portieri più quotati! - con i ricordi del tuo arrivo a Cagliari nel 2017 e della rete al Bari che è valsa, al 94’, la risalita in A. Ci sarebbero anche i gol pesantissimi a Fiorentina, Frosinone, Sassuolo e Verona, tanto per citarne alcuni. Giusto. Certi flash sono indelebili. E scrivono la storia. La tua e quella di tanti sardi sparsi per il mondo. Centravanti che ha sposato la maglia 30 e l'imperdibile spazzolio sulle spalle. Per chiudere in rossoblù con 52 reti in 231 gare: l’hanno già scritto e detto in mille. Ma va rimarcato perché anche dietro i numeri ci sono le persone, tra carattere e fragilità. Basti pensare a infortuni e malanni che non ti sei risparmiato. Ma tu “Ci sei sempre stato” per parafrasare Ligabue. E non sei scappato, neanche dopo Venezia. Adesso, ti abbracciano un po’ tutti. Ed è quel che meriti. Lasci pestoni e sportellate che ritroverai anche più spesso nelle riunioni dirigenziali. Il calcio dei veri o presunti manager e dirigenti sportivi pullula di angoli bui. Non ho dubbi che, se lo vorrai, ti saprai far valere. Suerte!
