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"Rendere il Sulcis Iglesiente un territorio dove sia più facile vivere e sostenere gli investimenti nell’innovazione tecnologica delle imprese. È questo l'obiettivo dei due nuovi avvisi pubblicati dal Centro Regionale di Programmazione, struttura dell'Assessorato della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio che gestisce l'attuazione del Programma Nazionale Just Transition Fund (JTF): 35 milioni di euro complessivi, destinati da una parte a sostenere ricerca, innovazione e diversificazione del sistema produttivo e dall'altra ad aumentare l'offerta di alloggi sociali e sostenibili, supportando così la trasformazione economica e sociale del territorio.

“Con il Just Transition Fund stiamo investendo per rendere questo territorio più forte nel tempo: imprese capaci di innovare, lavoro qualificato, servizi e una migliore qualità della vita” dichiara il vicepresidente della Regione e assessore della Programmazione, Giuseppe Meloni. “I due avvisi seguono questa strategia per sostenere le imprese che investono in ricerca e innovazione e, allo stesso tempo, per aiutare i Comuni ad aumentare l'offerta di alloggi accessibili, recuperando patrimonio pubblico e rispondendo ai nuovi bisogni delle comunità. Nel Sulcis Iglesiente è importante costruire un'economia più solida e meno dipendente da un unico modello di sviluppo. Per questo abbiamo avviato una programmazione di lungo periodo, capace di mettere in relazione sviluppo economico, locale e sociale, supportando questo territorio nella creazione di nuove specializzazioni produttive che lo rendano più competitivo”.

"L’avviso destinato al potenziamento e alla riqualificazione di alloggi accessibili e sostenibili nel territorio del Sulcis Iglesiente segna un passo importante verso una transizione che sia prima di tutto equa e inclusiva," dichiara Elisabetta Neroni, direttrice generale del Centro Regionale di Programmazione. "Sosteniamo i Comuni e gli enti locali del Sulcis Iglesiente nel recupero e nella rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio pubblico, coniugando l'efficientamento energetico con modelli innovativi di abitare condiviso. Questa azione riafferma il valore dell'edilizia pubblica come strumento di coesione sociale e di equità territoriale, garantendo soluzioni abitative stabili e accessibili per le fasce di popolazione che risentono di difficoltà nel reperimento di adeguate soluzioni abitative nel libero mercato”.

Il primo avviso, con una dotazione di 10 milioni di euro, è rivolto alle grandi imprese e alle micro, piccole e medie imprese già presenti nel Sulcis Iglesiente o che intendano insediarsi nell'area. L'obiettivo è sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo per il miglioramento o la realizzazione di nuovi prodotti, processi e servizi ma anche prevedere un supporto per le spese nell’ambito di consulenze in materia di innovazione e servizi di sostegno all’innovazione. L'avviso prevede inoltre la possibilità, per le imprese, di presentare proposte progettuali in collaborazione con gli Organismi di ricerca, valorizzando la collaborazione tra sistema produttivo e mondo della ricerca favorendo percorsi di innovazione e diversificazione economica del territorio. Particolare attenzione è riservata ai progetti nei settori della green economy, dell'economia circolare, della digitalizzazione, dell'agricoltura, del turismo sostenibile e dell'economia del mare. Le domande potranno essere presentate dal 15 luglio al 16 settembre 2026.

Il secondo avviso mette invece a disposizione 25 milioni di euro per aumentare l'offerta di alloggi accessibili e sostenibili nel Sulcis Iglesiente. Le risorse consentiranno ai Comuni di riqualificare, recuperare e ristrutturare immobili da destinare all'edilizia abitativa sociale, recuperare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente e dare una risposta più efficace ai nuovi bisogni abitativi delle comunità locali, in particolare delle persone e delle famiglie che incontrano maggiori difficoltà ad accedere a una casa. Le domande potranno essere presentate da oggi, 6 luglio, al 7 settembre 2026. Entrambi gli avvisi rientrano nel Programma Nazionale Just Transition Fund Italia 2021-2027, lo strumento europeo dedicato ai territori chiamati ad affrontare le conseguenze economiche, occupazionali e sociali della transizione ecologica.

“Con questa nuova fase di attuazione”, conclude l'assessore Meloni, “cerchiamo di trasformare le risorse europee in opportunità per il Sulcis, sostenendo una visione di sviluppo che accresce l'occupazione attraverso il rafforzamento tecnologico nei campi della ricerca, dell'innovazione, della digitalizzazione e della connettività digitale. Allo stesso tempo rispondiamo alle necessità dei cittadini con interventi che consentono a un numero sempre maggiore di persone e famiglie di vivere in alloggi dignitosi, sicuri e sostenibili, contribuendo a rendere il territorio più vicino alle esigenze di chi lo abita”.

 

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La Regione Sardegna rafforza l’impegno per la sicurezza digitale degli enti locali. A seguito dell’approvazione del programma di finanziamento dedicato alla sicurezza cibernetica da parte della Giunta regionale, l’Assessorato degli Affari Generali ha pubblicato l’Avviso, rivolto ai comuni, che può contare su una dotazione finanziaria complessiva di tre milioni di euro nel triennio 2026-2028.

L’intervento è finalizzato a sostenere i comuni nella predisposizione del Documento Comunale di Sicurezza Cibernetica, uno strumento operativo che consentirà di analizzare sistemi informativi degli enti locali, individuare la loro vulnerabilità, mappare i rischi e definire le prime azioni necessarie per innalzare il livello di protezione delle infrastrutture digitali e garantire la continuità dei servizi pubblici.

“Con questo avviso vogliamo offrire ai comuni un sostegno concreto per affrontare una sfida ormai decisiva per tutte le pubbliche amministrazioni”, dichiara l’assessore regionale degli Affari generali, Personale e Riforma della Regione, Sebastian Cocco. “La trasformazione digitale ha reso più efficienti i servizi ai cittadini, ma ha anche aumentato l’esposizione degli enti alle minacce informatiche. Per questo la sicurezza cibernetica non è più un tema tecnico o marginale, ma una condizione essenziale per tutelare dati, infrastrutture e fiducia dei cittadini”.

Particolare attenzione è riservata ai Comuni di minori dimensioni, che spesso dispongono di risorse e competenze limitate per affrontare autonomamente le sfide della cibersicurezza. Il programma prevede contributi fino a 10.000 euro per i Comuni sotto i 3.000 abitanti, fino a 15.000 euro per i Comuni sotto i 10.000 abitanti e fino a 20.000 euro per gli altri Comuni.

“Vogliamo che anche le amministrazioni più piccole possano avviare un percorso strutturato di analisi, prevenzione e pianificazione della sicurezza digitale, senza gravare sui bilanci comunali”, aggiunge l’assessore. “Una pubblica amministrazione più sicura significa una comunità più resiliente, più efficiente e più pronta ad affrontare le sfide future”.

A supporto degli enti locali, la Direzione generale dell’Innovazione e Sicurezza IT ha predisposto apposite linee guida operative, elaborate in collaborazione con la Polizia Postale e l’Università degli Studi di Cagliari, per accompagnare le amministrazioni nella redazione del Documento Comunale di Sicurezza Cibernetica.

Le domande potranno essere presentate esclusivamente tramite il portale SUS – Sportello Unico dei Servizi della Regione Sardegna, dalle ore 12 del 15 luglio 2026 alle ore 12 del 1° settembre 2026.

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 Lo sport come strumento di riscatto sociale, salute e uguaglianza. È questo l’obiettivo del bando regionale FAST (FAre Sport Tutti), la maxi-misura da oltre 12,5 milioni di euro complessivi – che servirà a coprire tre annualità – stanziata dall'Assessorato dello Sport della Regione Autonoma della Sardegna.

Il progetto, finanziato nell'ambito del Programma Regionale FSE+ 2021-2027, prevede l'erogazione di voucher per l'accesso gratuito alle attività sportive. I destinatari principali sono i minori, i giovani e i soggetti a rischio di esclusione sociale o in condizioni di vulnerabilità economica. L'obiettivo della misura è infatti quello di promuovere il benessere psicofisico e contrastare attivamente la povertà educativa e l'isolamento attraverso i valori della disciplina sportiva.

"Questo bando rappresenta un'opportunità straordinaria per abbattere le barriere economiche che allontanano ragazze e ragazzi dalla pratica sportiva", ha dichiarato Ilaria Portas, assessora dello Sport. "Come Regione siamo in prima linea per supportare le famiglie e garantire il diritto allo sport per tutte e tutti. Riteniamo infatti che sia uno strumento fondamentale per la socializzazione, la salute e la crescita dei giovani, e desideriamo che nessuno resti indietro".

La finestra per la presentazione delle domande partirà il 14 luglio alle ore 14 e resterà aperta fino al 15 settembre alle ore 23.59.

I beneficiari. Il bando prevede l'erogazione di voucher fino a un massimo di 500 euro, destinati a coprire le spese di iscrizione e frequenza. I beneficiari sono minori residenti in Sardegna di età compresa tra i 5 e i 18 anni. Ragazze e ragazzi con disabilità fino al compimento dei 26 anni.

La graduatoria verrà stilata in base all'attestazione ISEE 2026, che non dovrà superare i 20.000 euro, garantendo una corsia preferenziale e la priorità assoluta a bambine, bambini, ragazze e ragazzi con disabilità. Ciascun nucleo familiare potrà ricevere il voucher per un massimo di due minori; in caso di famiglie con più di due figli, i successivi potranno essere inseriti come idonei non beneficiari, restando in attesa di un eventuale scorrimento della graduatoria.

Modalità e utilizzo del voucher. Il contributo deve essere utilizzato per coprire le spese di iscrizione e frequenza delle attività sportive dilettantistiche all'interno della stagione 2026/2027. I corsi dovranno coprire l’intera stagione sportiva di riferimento per un periodo non inferiore a 6 mesi (ridotto a 3 mesi per le persone con disabilità).

Le attività dovranno svolgersi esclusivamente presso Società o Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD/SSD) con sede legale in Sardegna, regolarmente affiliate a Federazioni Sportive Nazionali (FSN), Discipline Sportive Associate (DSA) o Enti di Promozione Sportiva (EPS) riconosciuti dal CONI o dal CIP.

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Potenziare le attività di presidio del territorio, prevenzione e controllo, protezione civile, tutela ambientale e supporto tecnico-amministrativo alle strutture regionali impegnate nella gestione delle emergenze. Con questi obiettivi la Giunta regionale ha approvato l’aggiornamento del PIAO 2026-2028 nelle parti relative al fabbisogno del personale.

Il provvedimento dà attuazione alla possibilità prevista dalla normativa statale di procedere ad assunzioni a tempo determinato nel limite massimo di 32 milioni di euro per il triennio 2026-2028. In questo modo si potranno dunque programmare le assunzioni a tempo determinato necessarie a rafforzare i servizi essenziali di prevenzione e controllo del territorio, prevenzione incendi, lotta attiva agli incendi boschivi e protezione civile, nel quadro dell’Accordo di finanza pubblica tra Stato e Regione Sardegna.

“Con questa delibera – dichiara l’assessore degli Affari generali, Personale e Riforma della Regione, Sebastian Cocco – rafforziamo le strutture impegnate in funzioni essenziali per la sicurezza, la prevenzione e la tutela dei territori. È una risposta concreta ai fabbisogni rappresentati dalle Direzioni generali e dagli enti coinvolti, costruita attraverso una ricognizione puntuale delle esigenze organizzative”.

La programmazione prevede complessivamente 292 assunzioni a tempo determinato, di cui 243 riferite all’Amministrazione regionale, 36 a ENAS e 13 a Forestas, per un utilizzo complessivo del plafond pari a 31.884.666,99 euro. “Investire sul personale significa avere una maggiore tutela ambientale e di supporto tecnico-amministrativo alle strutture regionali per mettere l’Amministrazione nelle condizioni di lavorare meglio, garantire maggiore presenza sui territori e offrire risposte più efficaci ai cittadini e alle comunità locali”, conclude l’assessore.

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“Non è una questione di metri cubi, ma di regole”. L'assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, interviene sul dibattito relativo ai progetti di Cala Finanza e Villa Joy, ribadendo la posizione della Regione.
 
“Continuare a parlare solo di cubature – spiega l’esponente della Giunta – significa spostare il confronto dal punto centrale. Quando tutti gli enti competenti in materia di tutela del paesaggio, dell'ambiente e della pianificazione esprimono pareri negativi, non si può fare finta che non esistano. Il tema è il rispetto delle procedure e delle istituzioni. Che senso hanno conferenze di servizi e istruttorie se poi vengono ignorate? Le regole valgono per tutti, anche quando si tratta di grandi investimenti”.
 
Spanedda chiarisce inoltre che sul progetto che riguarda Cala Finanza in particolare “non risultano atti amministrativi depositati negli uffici regionali o comunali. Diverso è il caso di Villa Joy, sul quale il Governo ha deciso di imporre una variante urbanistica attraverso la procedura Zes”.
 
“La Sardegna – spiega – ha competenza primaria in materia urbanistica e non può accettare che il Governo scavalchi la pianificazione regionale e locale. Le varianti si possono fare, ma seguendo le regole previste dalla legge e senza corsie preferenziali. Per questo la Regione ricorrerà alla Corte costituzionale”.
 
“La Regione non è contro lo sviluppo”, sottolinea Spanedda. “Siamo a favore di uno sviluppo che rispetti il territorio, la pianificazione degli enti locali in coerenza con quella regionale, tutte le istituzioni e i diritti dei cittadini. Il rispetto delle regole, è il rispetto della Sardegna”.
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Con l'approvazione definitiva del Piano Casa 2026, il Governo conferma un'impostazione che la Regione Sardegna continua a non condividere. Restano infatti criticità che incidono sulle competenze regionali, sulla pianificazione urbanistica e sulla gestione del patrimonio pubblico.

“Pur prendendo atto delle modifiche introdotte durante l'iter parlamentare, rimangono elementi che comprimono il ruolo delle Regioni e degli enti territoriali nelle scelte che riguardano il governo del territorio”, dichiara l'assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda. “Ci preoccupano i poteri attribuiti alle strutture commissariali, il ridimensionamento della programmazione regionale e il ricorso a fondi e strumenti finanziari nella gestione del patrimonio pubblico. Le trasformazioni urbanistiche devono essere guidate dalla pianificazione e dall'interesse delle comunità, non da procedure straordinarie o da logiche finanziarie. Ancora più grave - prosegue Spanedda - è l'idea che il patrimonio pubblico possa essere utilizzato come leva per obiettivi definiti altrove. Per la Sardegna quei beni rappresentano una risorsa strategica per lo sviluppo dei territori e devono continuare a produrre valore per le comunità che li esprimono”.

Un altro aspetto che preoccupa la Regione riguarda l’approccio al diritto all’abitare sia in termini di metodo che di impegno finanziario: “Il Piano Casa del Governo è molto lontano dal rappresentare una soluzione anche solo accennata alla difficoltà di trovare un alloggio dignitoso – evidenzia l’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu - un problema che colpisce duramente le nostre comunità. Si presenta invece come un provvedimento totalmente estraneo ai bisogni reali dei cittadini e delle cittadine. La Regione Sardegna – prosegue Piu - ha a cuore questo tema e sta facendo la sua parte, tanto che le cifre stanziate raccontano un approccio all’abitare con pesi differenti rispetto al Governo che ha stanziato 1 miliardo di euro per l’intero Paese mentre noi abbiamo investito mezzo miliardo sul tema casa solo per la nostra Isola. Sarebbe opportuno – conclude - che il Governo aprisse il dialogo con chi amministra i territori e conosce i problemi attorno alla casa e che sa cosa significhi cercare di difendere il diritto all’abitare attuando politiche e fondi adeguati al problema”.

La Regione difenderà le prerogative riconosciute dallo Statuto, il ruolo della pianificazione urbanistica, la funzione pubblica del patrimonio collettivo e il diritto alla casa. Su questi principi la Sardegna non farà passi indietro.

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“Cogliamo con favore il fatto che la società incaricata di avviare il processo di reindustrializzazione dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu abbia proposto ipotesi di acquisizione da parte di soggetti industriali che sembrano essere solidi”. Lo ha detto l’assessore dell’Industria, Emanuele Cani, nel suo intervento in occasione dell’incontro convocato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare il punto sullo stato di avanzamento del processo di reindustrializzazione della società Bekaert Sardegna.

Nel corso del tavolo sono stati illustrati i tre progetti prioritari selezionati ricevuti dalle aziende proponenti, le cui generalità restano al momento riservate.

“Confermiamo la disponibilità della Regione Sardegna ad essere parte attiva nel favorire quanto più possibile l’acquisizione dello stabilimento, incentivando e facilitando le attività di insediamento del nuovo soggetto industriale attraverso tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dai contratti di sviluppo al supporto finanziario fino alla formazione”, ha sottolineato l’assessore.

Cani ha inoltre rimarcato la necessità di accompagnare la transizione mantenendo la fabbrica aperta fino alla cessione dello stabilimento: “È una richiesta che facciamo a Bekaert – ha spiegato - al fine di evitare situazioni di forte instabilità per i lavoratori e le loro famiglie, nelle quali, come esperienze analoghe ci insegnano, tutto il sistema diventa di più difficile gestione”.

Si apre ora la fase di negoziazione con i tre candidati, che sarà seguita dalla scelta del piano industriale e dall’avvio della negoziazione. L’accordo preliminare e la relativa attuazione sono attesi entro la fine dell’anno.

Il prossimo incontro ministeriale di aggiornamento è convocato per il 10 settembre prossimo alle ore 11.

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La Regione Sardegna ha raggiunto il target previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la formazione degli operatori sanitari sulle infezioni correlate all'assistenza, nell'ambito della Missione 6 Salute – Componente 2, Investimento 2.2, sub-investimento (b). Tutti gli operatori previsti dal target hanno conseguito gli obiettivi di frequenza fissati al 30 giugno 2026.

Ad oggi sono 12.308 gli operatori sanitari che hanno completato il percorso formativo, pari ad oltre il 90% dei professionisti ospedalieri, superando il target in anticipo rispetto alla data prevista per l’obiettivo finale.

Il percorso formativo è stato realizzato da ARES Sardegna quale soggetto attuatore esterno individuato dalla Regione. Il percorso, particolarmente complesso in quanto organizzato in moduli teorici e pratici dedicati alla prevenzione e al controllo delle infezioni ospedaliere, ha avuto l'obiettivo sia di rafforzare le competenze professionali e migliorare la sicurezza delle cure, sia di costruire un patrimonio di formatori che proseguiranno, anche dopo la conclusione del progetto PNRR, l’attività di prevenzione delle infezioni a livello dei presidi ospedalieri.

Il cardine di un progetto formativo così complesso, iniziato nel 2024 è quello di ridurre le infezioni che i pazienti ricoverati possono contrarre in ospedale in accordo con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e della letteratura scientifica.

Il raggiungimento del target rappresenta un importante risultato nell'attuazione degli interventi del PNRR in ambito sanitario e conferma l'impegno di tutte le Aziende sanitare del sistema sanitario regionale nel potenziamento delle competenze dei professionisti e nella diffusione delle migliori pratiche per la prevenzione delle infezioni ospedaliere, a beneficio della qualità dell'assistenza e della sicurezza dei pazienti.

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La Regione Sardegna compie un passo importante nelle politiche attive del lavoro e nella tutela dei lavoratori coinvolti in crisi aziendali e occupazionali. Su impulso dell'Assessorato del Lavoro è stata infatti approvata dalla Giunta una deliberazione che attua una norma innovativa finalizzata a sostenere il reinserimento lavorativo delle persone che hanno perso il lavoro a seguito di crisi aziendali, licenziamenti collettivi o individuali. L'intervento, finanziato complessivamente con 8 milioni di euro, prevede l'erogazione di un incentivo alle imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori appartenenti a tali categorie. Si tratta di un vero e proprio incentivo occupazionale una tantum destinato alle imprese operanti nei settori economici ricompresi nella classificazione ATECO 2025, con esclusione delle attività non ammissibili ai sensi della normativa europea in materia di aiuti "de minimis". “Dietro ogni crisi aziendale ci sono persone, famiglie, storie professionali costruite in anni di sacrifici e improvvisamente travolte dall'incertezza. Quando un lavoratore perde il proprio impiego spesso vede messa in discussione la propria serenità, la capacità di programmare il futuro, la dignità conquistata attraverso il lavoro – spiega l’assessora Desirè Manca - .Per questo abbiamo voluto fortemente questa misura. Non come un semplice incentivo economico, ma come uno strumento concreto di giustizia sociale e di vicinanza a chi sta attraversando uno dei momenti più difficili della propria vita. Vogliamo dare una nuova opportunità a lavoratrici e lavoratori che rischiano di essere espulsi dal mercato del lavoro. La Regione Sardegna, per la prima volta, sceglie di intervenire in modo strutturato per favorire il reinserimento occupazionale delle persone colpite da queste situazioni, mettendo al centro il valore del lavoro, la tutela delle professionalità e la salvaguardia di competenze che rappresentano un patrimonio prezioso per l'intera comunità regionale. Abbiamo inoltre voluto ampliare il più possibile la platea dei beneficiari perché nessuno deve sentirsi abbandonato. Troppo spesso chi perde il lavoro vive una condizione di solitudine e di smarrimento. Il nostro obiettivo è trasformare una situazione di crisi in un'opportunità di ripartenza, restituendo fiducia, stabilità e futuro a lavoratori e famiglie della Sardegna”. Potranno accedere all'intervento i lavoratori coinvolti in procedure di licenziamento collettivo ai sensi della Legge 223/1991 e i disoccupati da non oltre 24 mesi il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di licenziamento collettivo o individuale. Un ruolo centrale sarà svolto dall'Agenzia Sarda per le Politiche Attive del Lavoro (ASPAL), che provvederà alla verifica dei requisiti e dalle parti sociali che saranno coinvolte negli accordi di volta in volta stipulati con la Regione. "Questa misura rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche regionali del lavoro – evidenzia l'esponente della Giunta– perché interviene non soltanto nella gestione delle crisi, ma soprattutto nella costruzione di nuove opportunità occupazionali. Vogliamo trasformare situazioni di difficoltà in percorsi di ripartenza, favorendo l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e sostenendo la creazione di occupazione stabile".

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La Sardegna introduce nuove misure per tutelare i lavoratori dai rischi legati alle ondate di calore. La presidente della Regione, Alessandra Todde, ha firmato un’ordinanza urgente che limita le attività lavorative svolte all’aperto nelle ore più calde della giornata nei comparti maggiormente esposti alle alte temperature.

Il provvedimento, entrato in vigore con effetto immediato e valido fino al 31 agosto 2026, interessa i settori agricolo, florovivaistico, edile e impiantistico. Nelle giornate in cui la piattaforma Worklimate indicherà, alle ore 12, un livello di rischio “alto” per stress da calore, sarà vietato lavorare in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.

L’ordinanza si applica su tutto il territorio regionale e punta a prevenire malori, infortuni e situazioni di pericolo legate alle temperature elevate che caratterizzano sempre più frequentemente la stagione estiva.

Sono esclusi dal divieto gli interventi considerati indispensabili per la collettività, come quelli di pubblica utilità, protezione civile e tutela della pubblica incolumità. Potranno quindi proseguire le attività svolte dalle pubbliche amministrazioni, dai concessionari di servizi pubblici, dalle imprese incaricate e dall’Agenzia FoReSTAS. Resta comunque obbligatorio adottare tutte le misure di prevenzione e sicurezza previste dalla normativa vigente per la protezione dei lavoratori.

La Regione ricorda inoltre che il mancato rispetto delle disposizioni contenute nell’ordinanza può comportare l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 650 del Codice penale, salvo che il fatto costituisca un reato più grave.

Con questo intervento la Giunta regionale intende rafforzare la prevenzione e garantire condizioni di lavoro più sicure durante i periodi di caldo intenso, salvaguardando la salute di chi opera quotidianamente all’aperto.

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