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Dalla scuola alla palestra, fino alle gite e alle attività extrascolastiche: per i bambini e i ragazzi con diabete di tipo 1 in Sardegna arriva un sistema di assistenza pensato per accompagnarli anche fuori dall’ambiente familiare. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la prima legge regionale in Italia interamente dedicata alla tutela e all’inclusione dei minori con questa patologia.

Il provvedimento punta a risolvere uno dei problemi che più pesano sulla quotidianità delle famiglie: la necessità, in alcuni casi, che siano proprio i genitori a intervenire o ad affiancare i figli durante le ore trascorse a scuola, nello sport o nelle altre attività per garantire la corretta gestione della malattia.

La nuova legge introduce per questo una formazione specifica e continuativa destinata a insegnanti, personale scolastico, educatori e operatori sportivi. L’obiettivo è creare adulti di riferimento preparati a riconoscere e affrontare situazioni come ipoglicemie e iperglicemie e a garantire la continuità della terapia, senza trascurare gli aspetti psicologici, educativi e relazionali legati alla malattia.

La Sardegna costruirà inoltre una rete regionale della diabetologia pediatrica, con un Centro diabetologico specialistico di riferimento e organismi multiprofessionali a livello territoriale. Nascerà anche un Registro regionale dei minori con diabete di tipo 1, collegato al Fascicolo sanitario elettronico, per migliorare il monitoraggio e la programmazione dell’assistenza.

Il tema assume un peso particolare nell’Isola, dove l’incidenza del diabete di tipo 1 in età pediatrica è particolarmente elevata. Proprio questa specificità ha contribuito negli ultimi anni a portare al centro del confronto non soltanto la cura della patologia, ma anche la possibilità per bambini e adolescenti di vivere con maggiore autonomia la propria quotidianità.

La legge arriva al termine di un percorso politico trasversale. Il testo approvato dall’Aula nasce infatti dall’unificazione di due proposte presentate nel 2025, provenienti da maggioranza e opposizione, ed era già stato approvato all’unanimità dalla commissione Sanità.

Per mettere in funzione il nuovo sistema sono previste risorse superiori a 1,2 milioni di euro per il 2026. Tra gli investimenti principali, 549mila euro sono destinati alla realizzazione o all’adeguamento del centro pediatrico specialistico e altri 549mila allo sviluppo della piattaforma informativa. Alla formazione vengono riservati 30.500 euro. Dal 2027 sono inoltre previsti 82.350 euro l’anno per la manutenzione della piattaforma.

Il principio alla base del provvedimento è quello dell’inclusione: fare in modo che la gestione del diabete non diventi un ostacolo alla partecipazione alla vita scolastica, sociale e sportiva.

La Sardegna prova così a trasformare una propria particolare fragilità sanitaria in un modello di tutela: non soltanto curare il diabete di tipo 1, ma creare intorno ai minori una rete capace di consentire loro di frequentare la scuola, praticare sport e partecipare alle attività quotidiane con maggiore sicurezza e autonomia.

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La Regione compie un nuovo passo verso l’attivazione della Terapia Intensiva Pediatrica (TIP) della Sardegna. La Giunta regionale ha assegnato all’ARNAS G. Brotzu 1 milione e 605 mila euro per la realizzazione e l’attivazione di una struttura da sei posti letto presso l’ospedale San Michele di Cagliari.

Le risorse saranno destinate all’acquisizione delle dotazioni tecnologiche, degli arredi e agli allestimenti necessari per rendere operativa la nuova struttura. Il finanziamento trova copertura nel Bilancio regionale 2026-2028 e sarà erogato secondo il cronoprogramma procedurale e finanziario dell’intervento.

La nuova Terapia Intensiva Pediatrica sarà dedicata alla gestione completa del bambino in condizioni critiche, dalla stabilizzazione iniziale al trattamento intensivo e, quando necessario, al trasferimento verso altre strutture specialistiche. Tra le funzioni previste figurano la gestione delle principali patologie critiche pediatriche, il supporto alle attività chirurgiche ad alta complessità e la continuità dei percorsi di emergenza-urgenza.

“Con questo passo – dichiara la presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde – diamo gambe ad un progetto strategico per la sanità sarda. La Terapia Intensiva Pediatrica consentirà di rafforzare in maniera significativa la capacità di assistenza per i bambini che necessitano delle cure più complesse, costruendo percorsi specialistici sempre più completi e integrati”.

L’attivazione della TIP si inserisce nel più ampio progetto dell’“Ospedale dei Bambini”, individuato dal Programma regionale di sviluppo 2024-2029 come polo pediatrico altamente specializzato, destinato ad aggregare le competenze dell’area materno-infantile e a svolgere una funzione di coordinamento della rete pediatrica regionale.

L’obiettivo è costruire al Brotzu un polo pediatrico regionale capace di concentrare professionalità, tecnologie e percorsi ad alta complessità. “Vogliamo che le famiglie sarde possano trovare nell’Isola risposte assistenziali sempre più avanzate, riducendo per quanto possibile la necessità di rivolgersi a strutture fuori dalla Sardegna”, spiega ancora la Presidente Todde.

Il percorso per la TIP è stato definito attraverso diversi atti di programmazione regionale: nel febbraio 2024 la Giunta ha riassegnato al Brotzu i sei posti letto, scelta confermata nel luglio 2025 con l’aggiornamento della rete ospedaliera. Nel dicembre 2025 il progetto è stato quindi ricondotto all’obiettivo strategico “Ospedale dei Bambini”.

Con il progetto trasmesso alla Regione nel luglio 2026, l’ARNAS Brotzu ha definito gli interventi necessari per la realizzazione della struttura, che consoliderà il ruolo dell’azienda come principale polo regionale per l’assistenza pediatrica specialistica e ad alta complessità.

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La Giunta regionale ha approvato l'atto di programmazione del sistema integrato delle politiche sociali rivolto alle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza e alle persone anziane non autosufficienti, definendo l'utilizzo integrato delle risorse del Fondo nazionale per le non autosufficienze 2025-2027 e del Fondo regionale per la non autosufficienza 2026-2028.

La programmazione può contare su 94,6 milioni di euro di risorse nazionali nel triennio, ai quali la Regione affianca 147,3 milioni di euro di cofinanziamento regionale, pari a 49,1 milioni l'anno, per un volume complessivo di risorse superiore a 241,9 milioni di euro.

“Con questa programmazione diamo stabilità e prospettiva alle politiche per la non autosufficienza, mettendo insieme risorse nazionali e un importante investimento della Regione – dichiara la presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità e dell’Assistenza sociale, Alessandra Todde –. L'obiettivo è garantire alle persone e alle loro famiglie una presa in carico sempre più integrata, personalizzata e vicina ai luoghi di vita, rafforzando i servizi territoriali e sostenendo, ogni volta che è possibile, la permanenza a domicilio”.

Il Fondo nazionale assegna alla Sardegna 30,4 milioni per il 2025, 29,4 milioni per il 2026 e 34,8 milioni per il 2027. Le risorse finanzieranno in particolare il programma Ritornare a casa Plus, gli interventi di Vita indipendente e il rafforzamento del personale dei Punti unici di accesso (PUA), attraverso i quali vengono garantiti i percorsi assistenziali integrati.

Una parte centrale della programmazione riguarda direttamente l'assistenza alle persone. Nel triennio sono destinati 68,46 milioni di euro agli anziani non autosufficienti e 18,61 milioni alle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza. Le risorse finanziano, tra gli altri interventi, l'assistenza domiciliare sociale e integrata con i servizi sanitari, i servizi sociali di sollievo e quelli di supporto.

La programmazione conferma inoltre il modello regionale di presa in carico, basato sull'accesso attraverso i PUA, sulla valutazione multidimensionale del bisogno, sulla definizione del budget di progetto e sulla predisposizione di un programma sociosanitario personalizzato. Il sistema integra l'assistenza professionale domiciliare, l'attività di cura assicurata dal caregiver familiare e i servizi di sollievo e supporto.

Particolare attenzione viene riservata al rafforzamento della rete territoriale. Per il personale con professionalità sociale destinato ai PUA sono previsti 2,12 milioni di euro l'anno di risorse nazionali, per complessivi 6,36 milioni nel triennio, cui si aggiungono 16,5 milioni di risorse regionali nel 2026-2028 per il potenziamento del personale PUA e delle Unità di valutazione territoriale (UVT).

Prosegue anche il programma Vita indipendente, finalizzato alla costruzione di percorsi personalizzati per favorire l'autonomia e l'inclusione delle persone con disabilità. Sono previsti 400 mila euro l'anno di Fondo nazionale, mentre la Regione destina al programma ulteriori 6,6 milioni di euro nel triennio 2026-2028, garantendo la continuità degli interventi nei diversi Ambiti PLUS.

La nuova programmazione consolida un sistema che in Sardegna consente già di favorire la permanenza a domicilio di oltre 50 mila persone non autosufficienti, con disabilità grave e gravissima, attraverso specifici piani personalizzati. Nel solo programma Ritornare a casa Plus, inoltre, la Regione aveva già assicurato la continuità di oltre 5.800 piani assistenziali individuali attivi alla fine del 2025, anticipando risorse proprie nelle more dell'approvazione della nuova programmazione nazionale.

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I Buoni Servizi Sanitari della Regione Autonoma della Sardegna diventano uno strumento ancora più efficace per sostenere il diritto alla salute dei cittadini economicamente più fragili. La principale novità approvata dalla Giunta riguarda l’estensione delle prestazioni gratuite: mentre nella fase iniziale il beneficio era riservato alle persone in possesso di una prescrizione con priorità Urgente (U) o Breve (B), ora l’accesso viene esteso a tutte le classi di priorità previste dal sistema regionale di prescrizione specialistica.

Una modifica che amplia significativamente la platea dei potenziali beneficiari e rafforza l’efficacia di una misura che, nei primi mesi di attuazione, ha già dimostrato di funzionare, aumentando progressivamente l’accesso alle cure e sostenendo concretamente le persone che, per condizioni economiche difficili – con ISEE pari o inferiore a 10 mila euro - rischiano di rinunciare a visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni sanitarie fondamentali.

“Con i Buoni Servizi Sanitari vogliamo affermare un principio semplice ma fondamentale: la salute è un diritto e non può dipendere dalle condizioni economiche delle persone”, sottolinea l’assessora regionale del Lavoro Desirè Manca. “Questa misura, finanziata con 10 milioni di euro attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus nell’ambito del PR Sardegna FSE+ 2021-2027, nasce proprio con questo obiettivo: garantire a tutti il diritto alle cure, sostenendo concretamente le famiglie che oggi fanno più fatica. Penso a chi ha bisogno di fare una risonanza magnetica urgente, o una gastroscopia, una colonscopia, solo per fare qualche esempio, perché il catalogo delle prestazioni è ampio”.

Con l’adeguamento del Catalogo delle strutture sanitarie aderenti e l’estensione del beneficio a tutte le classi di priorità delle prescrizioni specialistiche, i Buoni Servizi Sanitari compiono oggi un ulteriore passo avanti. La gestione dell’intervento è affidata ad ASPAL, che ha curato la costituzione del Catalogo e l’avvio operativo della misura, attiva per i cittadini dal 16 marzo 2026.

“Scegliamo così di rafforzare concretamente il nostro impegno contro le disuguaglianze nell’accesso alle cure perché nessun cittadino deve essere costretto a rinunciare alla propria salute a causa delle difficoltà economiche”, conclude l’assessora del Lavoro.

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Il finanziamento del Registro Tumori della Sardegna non è mai stato interrotto ed è stato costantemente assicurato dalla Regione attraverso le risorse previste dal Piano Regionale della Prevenzione (PRP), a partire dall'edizione 2014-2019.
In attesa dell'approvazione del nuovo Piano Regionale della Prevenzione 2026-2031, attualmente in fase di elaborazione, la Regione ha disposto la proroga per l'intero anno 2026 del PRP 2020-2025, confermando integralmente le attività già programmate e le relative coperture finanziarie.
 
Nell'ambito del programma PP09 "Ambiente, clima e salute" del Piano Regionale della Prevenzione 2020-2025, è infatti prevista l'azione "Miglioramento della sorveglianza epidemiologica della popolazione residente nelle aree interessate da elevate criticità e pressioni ambientali", che comprende il sostegno alle attività del Registro Tumori. Anche per il 2026 tale intervento è stato finanziato con 360 mila euro, in continuità con gli anni precedenti.
 
Le risorse vengono ripartite tra i tre Registri Tumori Locali operativi presso le ASL di Sassari, Nuoro e Cagliari, che rappresentano l'infrastruttura territoriale di supporto al Registro Tumori Regionale della Sardegna (RTRS).
A tali finanziamenti si aggiunge inoltre il contributo statale previsto dal Decreto Ministeriale del 12 agosto 2021, pari a 37.320,43 euro annui, assegnato ad ARES Sardegna e destinato specificamente all'implementazione informatica del Registro Tumori Regionale e alla sua interconnessione con il Registro Nazionale Tumori.
 
L'attenzione della Regione su questo tema è massima e si concentra in particolare sul completamento del percorso di informatizzazione del sistema, sul recupero e la validazione dei dati storici e sulla classificazione delle informazioni secondo gli standard previsti dalla normativa nazionale. Si tratta di un lavoro complesso e strategico che coinvolge diversi servizi dell'Assessorato, ARES, le aziende del Servizio sanitario regionale e i Registri Tumori Locali, con l'obiettivo di assicurare una base informativa sempre più solida, aggiornata e affidabile a supporto della programmazione sanitaria e delle attività di prevenzione.
La Regione conferma quindi l'impegno a rafforzare ulteriormente il sistema di sorveglianza epidemiologica oncologica, considerato uno strumento essenziale per la tutela della salute pubblica, la conoscenza dei fenomeni sanitari e la definizione delle politiche di prevenzione e cura sul territorio regionale.
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La Giunta regionale ha approvato la ripartizione, per l'anno 2026, dei 5 milioni di euro del Fondo per le Indennità Regionali Aggiuntive (IRA), destinato a sostenere l'operatività dei presìdi ospedalieri situati nelle aree caratterizzate da particolare disagio demografico e geomorfologico e da elevata carenza assistenziale. Viene introdotto un nuovo criterio di riparto delle risorse che tiene conto, oltre che della continuità rispetto alle assegnazioni precedenti, anche della pressione assistenziale registrata nei Pronto Soccorso aziendali. La distribuzione del fondo è stata infatti parametrata agli accessi registrati nel 2025, applicando un meccanismo di gradualità volto a evitare squilibri tra le Aziende e garantire la prosecuzione delle misure già avviate.

Con questo provvedimento la Regione continua a sostenere concretamente gli operatori che garantiscono ogni giorno l'assistenza sanitaria nei territori più complessi della Sardegna, attraverso un criterio di riparto che valorizza il reale carico di lavoro dei Pronto Soccorso, senza penalizzare la continuità degli interventi già in essere. Viene rafforzata così la tenuta del sistema nelle aree più esposte alla carenza di personale, riconoscendo il valore di chi assicura servizi essenziali ai cittadini anche nelle situazioni più difficili.

Col nuovo riparto, le risorse vengono assegnate alle Asl sulla base del fabbisogno assistenziale, con un incremento delle quote destinate ai territori che registrano la maggiore attività di emergenza-urgenza, mantenendo al contempo un equilibrio complessivo tra tutte le realtà del sistema sanitario regionale.

Le risorse del fondo saranno destinate al personale sanitario della dirigenza e del comparto operante nei presìdi interessati. La misura e le modalità di corresponsione delle indennità saranno definite nell'ambito della contrattazione collettiva, mentre alle Aziende sanitarie viene demandato il compito di ripartire le risorse tra dirigenza e comparto sulla base delle effettive criticità assistenziali presenti nei rispettivi territori.

La deliberazione dà inoltre mandato alle Aziende sanitarie di trasmettere alla Direzione generale della Sanità gli accordi sottoscritti in sede di contrattazione, necessari per l'attuazione della misura e la successiva erogazione delle indennità.

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La presidente della Regione e assessora della Sanità ad interim, Alessandra Todde, è intervenuta oggi davanti alla VI Commissione del Consiglio regionale durante l'esame del Disegno di legge n. 217 sull'Assestamento di bilancio 2026-2028. Al centro dell'audizione anche il Piano regionale per la riduzione delle liste d'attesa e la proposta del nuovo Piano regionale dei servizi alla persona.

Sul tema delle liste d'attesa, la presidente ha spiegato che la proposta trasmessa alla Commissione nasce dall'analisi dei dati raccolti attraverso la piattaforma nazionale di monitoraggio e punta a concentrare gli interventi sulle prestazioni che registrano le maggiori criticità. "Il monitoraggio ci restituisce particolari indici di sofferenza su alcune prestazioni, come colonscopie, gastroscopie e cataratte. Questo non significa trascurare le altre prestazioni, ma utilizzare nel modo più efficace le risorse disponibili, partendo dalle situazioni di maggiore criticità", ha affermato Todde.

La presidente ha inoltre confermato la piena disponibilità della Giunta a mettere a disposizione della Commissione tutta la documentazione tecnica e i dati utilizzati per la definizione della proposta. "Abbiamo sempre lavorato in leale collaborazione con il Consiglio regionale e continueremo a farlo. La Commissione svolgerà le proprie valutazioni sulla base delle prerogative che le competono, mentre il nostro dovere è quello di fornire evidenze oggettive e trasparenti a supporto delle decisioni", ha aggiunto.

Ampio spazio è stato dedicato al nuovo Piano regionale dei servizi alla persona, uno strumento che vale complessivamente un miliardo e mezzo di euro e che punta a rendere più coordinata ed efficace la rete degli interventi sociali e sociosanitari. "Sono molto soddisfatta del confronto di oggi. Parliamo di un Piano ambizioso, costruito attraverso otto incontri territoriali e un ampio percorso di ascolto con amministratori, associazioni, operatori e stakeholder. L'obiettivo è offrire ai cittadini una rete di servizi più chiara, omogenea e facilmente accessibile, superando le differenze che oggi esistono tra le diverse aree della Sardegna", ha spiegato la presidente. Tra le misure previste figurano il rifinanziamento del programma Ritornare a Casa, con ulteriori 15 milioni di euro nella variazione di bilancio, e la creazione di un fondo dedicato al sostegno delle rette nelle comunità integrate. "Vogliamo dare un supporto concreto ai sindaci, che ogni giorno si confrontano con i bisogni di una popolazione sempre più anziana. Per questo è fondamentale accompagnare i territori con strumenti adeguati e garantire servizi sempre più uniformi in tutta l'Isola", ha sottolineato Todde.

Nel corso dell'audizione la presidente si è soffermata anche sulle misure per la sanità contenute nell'assestamento di bilancio, evidenziando la necessità di rafforzare la capacità di programmazione delle aziende sanitarie. "Uno dei temi che dobbiamo cambiare è il fatto che, ogni anno, con l'assestamento vengano riallineati i bilanci delle ASL. È un meccanismo che va superato. Stiamo chiudendo il 2023 e lavorando contemporaneamente sul 2024 e sul 2025 proprio per consentire alle aziende di ricevere preventivamente la ripartizione delle risorse. Solo così potranno fare una vera programmazione", ha dichiarato. La presidente ha infine ricordato che la variazione di bilancio consentirà non solo di rafforzare il finanziamento delle aziende sanitarie, ma anche di sostenere il potenziamento degli organici del Servizio sanitario regionale. "Vogliamo creare le condizioni per introdurre nel sistema sanitario regionale le nuove figure professionali già programmate: mille infermieri, cinquecento medici e la possibilità di inserire medici stranieri. L'obiettivo è dare finalmente alla sanità sarda gli strumenti per affrontare le sfide future con una programmazione stabile e una capacità di risposta sempre più efficace ai bisogni dei cittadini".

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Un Piano straordinario di assunzioni per rafforzare in modo strutturale il Servizio sanitario regionale della Sardegna: 1.000 infermieri e 500 medici, da reclutare a tempo indeterminato attraverso concorsi e procedure di mobilità a carattere extraregionale. È il cuore della delibera approvata dalla Giunta regionale, che dà mandato ad ARES Sardegna di avviare le procedure per l’ingresso di 1.500 nuovi professionisti nel sistema sanitario dell’Isola. Un intervento straordinario per potenziare gli organici, sostenere la rete ospedaliera e territoriale e dare una risposta concreta alle carenze di personale che interessano il sistema sanitario regionale.

“Abbiamo sempre detto che, per affrontare davvero le criticità del nostro sistema sanitario, occorresse superare le ‘dosi omeopatiche’ nell’immissione di nuovo personale negli ospedali e nei servizi. In questi mesi abbiamo lavorato per dare un segnale realmente forte e concreto: dopo il superamento del sistema dei gettonisti, oggi dimostriamo con i fatti che stiamo investendo sul Servizio sanitario regionale e sul suo futuro”, dichiara la Presidente della Regione e Assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde.

“La risposta che diamo con questa delibera è chiara: non vogliamo spostare le carenze da una parte all’altra del sistema, ma rafforzarlo nel suo complesso. Per questo diamo mandato ad ARES di procedere con l’assunzione a tempo indeterminato di 1.500 professionisti. Un intervento di questa portata mancava da molto tempo in Sardegna”, prosegue la Presidente.

Il provvedimento si inserisce nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale previsto dal DM 77/2022 e punta a garantire personale adeguato alle Case della Comunità, agli Ospedali di Comunità e alle altre strutture del territorio, oltre che alla rete ospedaliera e ai servizi di emergenza-urgenza. La ricognizione regionale ha infatti evidenziato un fabbisogno complessivo superiore alla disponibilità di professionisti oggi reperibili attraverso le sole procedure ordinarie.

“Con questo Piano diamo anche una risposta chiara a una delle principali preoccupazioni dei cittadini: il rafforzamento della sanità territoriale previsto dal DM 77 non avverrà sottraendo personale agli ospedali o ai servizi esistenti. Al contrario, stiamo creando le condizioni perché Case della Comunità, Ospedali di Comunità e rete ospedaliera possano crescere insieme grazie all’ingresso di nuove professionalità”, evidenzia la Presidente Todde.

“L’obiettivo è potenziare la medicina di prossimità, assicurare il pieno funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunità e, attraverso una rete territoriale più forte, ridurre la pressione sugli ospedali. Vogliamo inoltre intervenire sulle liste d’attesa, rafforzando anche la presenza di professionalità specialistiche, a partire dai medici radiologi e dai tecnici di radiologia, e garantire una maggiore copertura delle zone disagiate e dei territori che soffrono maggiormente la carenza di personale”, sottolinea Todde. La delibera prevede che ARES attivi le procedure di reclutamento a tempo indeterminato attraverso concorsi e mobilità extraregionale. Per i medici saranno considerate anche le discipline equipollenti e affini, con una programmazione finalizzata a rispondere alle necessità della rete territoriale, ospedaliera e della prevenzione.

Accanto al Piano straordinario delle assunzioni a tempo indeterminato, la Regione attiva inoltre una misura complementare e temporanea per fronteggiare le situazioni di maggiore urgenza e le difficoltà di reperimento di personale sul territorio nazionale. La Centrale regionale di Committenza sarà incaricata di avviare una procedura di gara per individuare un operatore specializzato nelle attività di supporto tecnico-istituzionale, organizzativo, formativo e linguistico finalizzate alla cooperazione internazionale e alla mobilità di professionisti sanitari provenienti da Paesi extra UE.

Il canale di reclutamento internazionale riguarda complessivamente 450 professionisti: 200 medici, 200 infermieri e 50 tecnici di radiologia medica, da destinare prioritariamente alle strutture territoriali delle aree con maggiori criticità e ai pronto soccorso individuati dal provvedimento.

“La nostra priorità resta valorizzare le professionalità sarde e attrarre in Sardegna medici e infermieri provenienti dal resto d’Italia attraverso le procedure ordinarie di assunzione. Il reclutamento internazionale rappresenta uno strumento complementare e straordinario per coprire le carenze residue e garantire continuità assistenziale nei territori più esposti alla mancanza di personale”, sottolinea la Presidente.

“Accanto alle 1.500 assunzioni a tempo indeterminato, attiviamo un canale straordinario e complementare di reclutamento internazionale con 450 professionisti sanitari, che saranno impiegati con contratti a tempo determinato nel biennio 2027-2028 e con la possibilità di una futura stabilizzazione nel rispetto della normativa vigente. Nel complesso parliamo quindi di quasi 2.000 nuovi operatori tra medici, infermieri e tecnici che entreranno a supporto del sistema sanitario regionale. Sono numeri che possono cambiare radicalmente la capacità di risposta della sanità pubblica sarda e testimoniano in modo concreto la volontà della Regione di investire sul diritto alla salute e sul rafforzamento dei servizi in tutti i territori dell’Isola”, conclude la Presidente.

Il ricorso al reclutamento internazionale è configurato dalla delibera come uno strumento eccezionale, secondario e complementare rispetto alle procedure di assunzione gestite da ARES, necessario per colmare nell’immediato il divario tra il fabbisogno assistenziale e la disponibilità di professionisti, in particolare nei territori meno attrattivi e nelle discipline caratterizzate dalle maggiori carenze.

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La Giunta regionale ha approvato l'utilizzo di 3 milioni di euro derivanti dalle economie maturate nel Fondo per le Indennità Regionali Aggiuntive (IRA) del triennio 2023-2025, destinandoli a un piano straordinario di valorizzazione del personale del Servizio sanitario regionale impegnato nei Pronto soccorso e nelle altre strutture maggiormente in sofferenza.

Il provvedimento rappresenta un tassello fondamentale della strategia introdotta dalla Regione per rafforzare stabilmente il sistema sanitario pubblico e accompagnare la conclusione del ricorso ai medici "gettonisti", cessato in Sardegna con la scadenza del 30 giugno, in attuazione della normativa nazionale che non prevedeva ulteriori proroghe.

La delibera prende atto delle economie complessivamente maturate nel Fondo IRA nel triennio 2023-2025, pari a circa 13 milioni di euro, e dispone un primo utilizzo di 3 milioni per incrementare le retribuzioni del personale già strutturato, con particolare attenzione ai servizi di emergenza-urgenza, attraverso specifici incentivi economici destinati ai dirigenti medici e al personale del comparto sanitario impegnati nei Pronto soccorso e, in base alle esigenze organizzative delle aziende, anche nelle altre unità operative maggiormente in sofferenza.

"La Regione sta portando avanti una scelta di sistema: investire sulle professionalità del nostro sistema sanitario pubblico e creare le condizioni affinché siano i professionisti già presenti nelle nostre strutture a garantire la continuità e la qualità dell'assistenza, uscendo dalla logica emergenziale", dichiara la Presidente della Regione e assessora ad interim dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza sociale, Alessandra Todde. “Andremo quindi ad incentivare le retribuzioni del personale strutturato dei Pronto Soccorso di 42 euro all’ora per quanto riguarda la dirigenza medica, di 23 euro all’ora per il personale del comparto”, spiega la Presidente. “Tali somme andranno ad aggiungersi al compenso orario percepito con il normale orario di lavoro. Infine- prosegue la Presidente- i fondi saranno ripartiti fra le varie ASL in base agli accessi al Pronto Soccorso registrati nell’arco dell’annualità 2025”

La misura si inserisce in un percorso avviato dalla Regione nelle ultime settimane per garantire una transizione ordinata verso un modello fondato sulla progressiva reinternalizzazione delle professionalità sanitarie e del comparto all'interno del Servizio sanitario regionale.

Ne fanno parte anche due ulteriori provvedimenti strategici: l'istituzione dell'Albo unico regionale delle professioni sanitarie in regime libero-professionale, predisposto da ARES e aperto anche a medici specialisti e specializzandi, e l'introduzione della Tariffa unica regionale per le prestazioni aggiuntive intra ed extra aziendali, che uniforma le tariffe orarie su tutto il territorio regionale.

"Abbiamo costruito un sistema organico di strumenti che consentirà alle aziende sanitarie di affrontare con maggiore efficacia questa fase di transizione", prosegue la Presidente. "La valorizzazione economica del personale, insieme all'Albo unico e alla tariffa regionale uniforme per le prestazioni aggiuntive, offre alle aziende sanitarie nuovi strumenti per organizzare i servizi facendo leva sulle risorse del sistema pubblico."

La delibera stabilisce inoltre che gli incentivi saranno attribuiti in funzione delle effettive esigenze organizzative delle aziende sanitarie, privilegiando il rafforzamento dei Pronto soccorso ma consentendo anche il sostegno alle altre unità operative caratterizzate da particolari criticità assistenziali. È previsto inoltre un monitoraggio trimestrale sull'utilizzo delle risorse assegnate.

Contestualmente, la Giunta ha dato mandato alla Direzione generale della Sanità di avviare un'istruttoria per valutare il successivo impiego delle ulteriori economie residue del Fondo IRA, pari a circa 10 milioni di euro (al netto degli eventuali impegni già assunti dalle aziende e non ancora contabilizzati), per affrontare altre criticità del sistema sanitario regionale, sulla base delle sofferenze riscontrate in vari ambiti, ulteriori a quello dell’emergenza-urgenza.

“Dopo questo primo intervento da 3 milioni di euro, proseguiremo il lavoro per destinare progressivamente anche le ulteriori economie del Fondo alle tante esigenze del sistema sanitario regionale", assicura la Presidente Todde.

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La Regione Sardegna ha raggiunto il target previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la formazione degli operatori sanitari sulle infezioni correlate all'assistenza, nell'ambito della Missione 6 Salute – Componente 2, Investimento 2.2, sub-investimento (b). Tutti gli operatori previsti dal target hanno conseguito gli obiettivi di frequenza fissati al 30 giugno 2026.

Ad oggi sono 12.308 gli operatori sanitari che hanno completato il percorso formativo, pari ad oltre il 90% dei professionisti ospedalieri, superando il target in anticipo rispetto alla data prevista per l’obiettivo finale.

Il percorso formativo è stato realizzato da ARES Sardegna quale soggetto attuatore esterno individuato dalla Regione. Il percorso, particolarmente complesso in quanto organizzato in moduli teorici e pratici dedicati alla prevenzione e al controllo delle infezioni ospedaliere, ha avuto l'obiettivo sia di rafforzare le competenze professionali e migliorare la sicurezza delle cure, sia di costruire un patrimonio di formatori che proseguiranno, anche dopo la conclusione del progetto PNRR, l’attività di prevenzione delle infezioni a livello dei presidi ospedalieri.

Il cardine di un progetto formativo così complesso, iniziato nel 2024 è quello di ridurre le infezioni che i pazienti ricoverati possono contrarre in ospedale in accordo con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e della letteratura scientifica.

Il raggiungimento del target rappresenta un importante risultato nell'attuazione degli interventi del PNRR in ambito sanitario e conferma l'impegno di tutte le Aziende sanitare del sistema sanitario regionale nel potenziamento delle competenze dei professionisti e nella diffusione delle migliori pratiche per la prevenzione delle infezioni ospedaliere, a beneficio della qualità dell'assistenza e della sicurezza dei pazienti.

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