Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Luna Rossa, buon vento da Cagliari!
Varata l’avveniristica imbarcazione che gareggerà a Barcellona per l’America’s cup. Elegante, potente, nata per lasciare il segno. L'entusiasmo di Max Sirena, Patrizio Bertelli, Miuccia Prada e Marco Tronchetti Provera. "Va creato e strutturato un comparto turistico e sportivo" dice Alessandra Todde
Mario Frongia
Il sole, la brezza, i sorrisi di una giornata difficile da scordare. L’AC75 varato sabato scorso nelle acque del molo Ichnusa andrà in Spagna per cercare di portare in Italia il trofeo sportivo più antico del mondo, l’America’s cup. La benedizione dell’arcivescovo Giuseppe Baturi, la bottiglia di Maximum Blanc de blancs Ferrari infranta dalla signora della moda e madrina dell’imbarcazione, Miuccia Prada, l’emozione del patron Patrizio Bertelli e del co-title sponsor, Marco Tronchetti Provera. Quindi, le parole di rito: “Io ti battezzo Luna Rossa”. Lo “squalo” color argento, linea avveniristica, le “ali” gialle, ha baciato il mare. Scocca affusolata, estetica, design e innovazione tecnologica senza confini e con pochi precedenti. A fine agosto, a Barcellona sarà l’ora giusta per la sfida delle sfide. “Non esagero ma è come la nascita di un bambino. Ogni dettaglio è stato curato al massimo. Adesso, come mi ripete spesso Patrizio Bertelli, dobbiamo andare per mare. Dobbiamo cambiare passo, questo è un sogno importante per tutti noi. Grazie anche a Cagliari” ammette Max Sirena, skipper e team manager. La presidente Alessandra Todde giunge al quartiere generale di Luna Rossa poco prima di mezzogiorno: “La loro è una presenza importante. L’occasione per impostare una nuova stagione di programmazione per un impatto che può avere riflessi positivi per tutto il territorio sardo. Vogliamo porci non in modo tattico, sfruttando lo spot di un grande evento, ma lavorare e programmare questa presenza per far sì che ci possano essere in futuro non soltanto grandi eventi di questo genere, ma che si crei un contesto strutturale per lo sport e per il turismo di quest'Isola”. È trascorso un quarto di secolo dal varo della prima Luna Rossa. La storia degli uomini, del mare, della tecnica. Il mix dell’AC75 foiling che andrà alla 37esima Coppa America del prossimo agosto.
Griffata Prada Pirelli, battezzata alle 13.20, esaltata dall’un’audace livrea metallica “Metal K”, lascia trasparire l’enorme sforzo progettuale che incorpora soluzioni progettuali, novità tecnologiche e materiali sperimentali testati negli ultimi due anni sul prototipo LEQ12”. Dietro Luna Rossa - costruita nei cantieri Persico Marine di Nembro - hanno “ballato coi lupi” i quaranta addetti del pool impegnati tra disegno e sviluppo. Un “ballo” di oltre 70mila ore di lavoro da parte di 35 boat builder (tra i tecnici del team e quelli del cantiere). Per la costruzione dello scafo e dei componenti in composito sono stati impiegati circa 3.500 mq di fibra di carbonio pre-impregnato. L’AC75 monta un albero alare, costruito nella base cagliaritana, di 26,5 metri con soft wing composta da due rande gemelle, più una vela di prua (fiocco), per una superficie velica totale di circa 220 metri quadri. Le vele? In Carbonio e Dyneema con tecnologia 3D North Sails. L’equipaggio è composto da due timonieri, due trimmer e quattro ciclisti. “ Luna Rossa è la più alta espressione dell’innovazione tecnologica applicata alla nautica. Grazie a tutte le aziende leader - italiane ed estere - che hanno scelto di affiancarla nella sfida alla 37^ Coppa America” spiegano dal team. Test e allenamento in mare inizieranno a breve nel golfo degli Angeli. A seguire la barca sarà trasferita a Barcellona. Nelle acque iberiche proseguirà la fase di training in vista delle regate di America’s Cup.
Novità e metodologie più avanzate sono la norma. Oltre mille persone accreditate, con gli inviati delle principali testate giornalistiche, hanno applaudito. Il varo, tra trombette da stadio, urla di giubilo, qualche lacrima, bimbi e fidanzate del gruppo guidato da Max Sirena (“Li ringrazio con affetto uno per uno. Abbiamo avuto coraggio nelle scelte riguardanti tutti gli ambiti della barca e nel metterci in gioco. È la mis sesta sfida, questa barca lascerà il segno!”), i commenti intensi dei “genitori”. Da Patrizio Bertelli “Mettiamo in acqua oggi il decimo scafo di Coppa America battezzato Luna Rossa. Una barca bella e radicale, che segna un passo in avanti dal punto di vista progettuale e tecnologico, frutto di un incredibile sforzo collettivo. Mi congratulo con il team a tutti i livelli. In questi 25 anni ho raggiunto il traguardo di formare un team di tecnici e velisti straordinari in grado di plasmare il futuro dello sport nel nostro Paese e di lasciare un'impronta per le generazioni future. Con questa Luna Rossa, spero di raggiungere anche il mio obiettivo sportivo: vincere l’America’s Cup”. Per Marco Tronchetti Provera, vice presidente esecutivo di Pirelli, “Luna Rossa è sinonimo di eccellenza tecnologica, competizione e italianità. Per noi è un onore affiancare il nome di Pirelli a un grande progetto che nasce dalla passione per la vela e per l’America’s Cup, trofeo che coniuga sfida sportiva e innovazione. L’imbarcazione e l’equipaggio hanno il potenziale per farci emozionare e per competere per la Coppa. Buon vento!”.
“Pensiamo a lottare fino in fondo”
Claudio Ranieri e la sfida all’Inter. “Loro sono quasi campioni d’Italia. Dobbiamo mostrare voglia e concentrazione anche al sold out di San Siro”
Mario Frongia
Sir Claudio mette le mani avanti. Segnala gli ovvi pericoli tecnici da mitigare in casa dei quasi campioni d’Italia. Mette nel mirino atteggiamento e concentrazione. C’è spazio anche per Riva e il 12 aprile 1970. “Intanto, dobbiamo stare con i piedi per terra. Non parlatemi di attributi, abbiamo giocato sempre con la volontà giusta. Non era strano che dicessi di essere contento della prestazione, ma eravamo smaniosi e distratti tatticamente. Adesso tutti si muovono bene e questo è meglio tatticamente per la squadra, facciamo quello di cui la squadra ha bisogno”. Claudio Ranieri a due giorni dall’Inter è sereno. Come sempre, d’altronde. “Serviva la scossa” dice sorridendo. Voglio la mentalità giusta, al di là del risultato. Alla squadra ho chiesto di lottare al di là dell’avversario. Solo così manterremo il focus sulla gara. L’Inter? Servirà una grandissima partita, al di là dei sistemi di gioco e di chi giocherà. Una gara perfetta sperando che loro non la facciano. Non offendo i miei se dico che i giocatori loro presi uno per uno sono più forti. Dobbiamo superarci e aiutarci l’uno con l’altro”. Ed ecco la forza del gruppo. “Non faccio nomi ma tutti mi mettono in imbarazzo. Si allenano con volontà e voglia di prendersi la maglia da titolare. Sono fortunato, ho una rosa di giocatori che mi permette di cambiare la faccia alla squadra. Con cinque cambi tutte le squadre si sono abituate e noi possiamo trovare la via del gol che ci ha portato a 30 punti. Ma il traguardo non è centrato, ci sarà ancora da soffrire”. Dall’infermeria poche news: Petagna e Pavoletti sono in personalizzato. “Devo valutare alcune situazioni che non vi dico. Lapadula gioca, si allena e si cura”.
Tra passato e presente. “L’Atalanta? Ho fatto un tifo sfrenato per loro, sapevo sarebbe stata dura. Hanno sofferto i primi quindici minuti, nonostante l’occasione di Pasalic. Poi c’è stata solo una squadra. Davvero bravi. Da italiano sono contento perché una squadra ha vinto 3-0 ad Anfield, sono soltanto quattro i club europei che ci sono riusciti”. Averla battuta non è un dettaglio. “L’euforia? Kipling dice che sconfitta e vittoria sono due impostori: l’uomo giusto deve restare nel mezzo. Mi auguro che la squadra abbia il miglior equilibrio. Con i probabili campioni d’Italia potremmo passare dalle stelle alle stalle in sette giorni. La settimana l’ho lasciata scorrere serenamente e probabilmente dovrò far scorrere serenamente anche la prossima”. Dalla Dea ai nerazzurri. “Le loro debolezze? Sono una macchina perfetta, settantacinque gol fatti, tredici subiti, usciti dalla Champions per degli episodi. Dobbiamo fare la nostra partita, consci - rimarca Claudio Ranieri - di chi affronteremo. Voglio la voglia di far bene davanti al soldout di San Siro”. Infine, spazio a Gigi Riva e al Cagliari dello scudetto. “Sono arrivato e sono tornato che era presidente onorario. Per onorarlo ci vuole la salvezza di questo Cagliari. Possiamo fargli questo regalo. Lo scudetto? La mia ultima partita con la Roma fu all’Olimpico contro il Cagliari. Vincemmo 2-0, marcavo Bobo Gori. Giocavano con Cera che veniva avanti, uno dei primi liberi moderni che non stava dietro e portava superiorità a centrocampo. C’erano Domenghini e Nené. Era una squadra che sapeva il fatto suo. Hanno vinto il titolo cinquantaquattro anni fa è stata una cosa meravigliosa per l’Isola. Tutti si sono sentiti coinvolti. Grazie ancora a tutti quei campioni che hanno portato fratellanza e gioia sull’Isola”
Gigi Riva, campione, amico e mito
Umberto Oppus e Mario Fadda presentano il volume su Rombo di tuono nel giorno della vittoria matematica dello scudetto del 1970. Ricordi in bianco e nero, emozioni a colori
Mario Frongia
L’obbligo morale e sportivo. Il suo essere più sardo di tanti sardi. Taciturno, tutto d’un pezzo, leale. Ricordare Gigi Riva, a neanche due mesi dalla scomparsa, Rombo di tuono se ne è andato il 22 gennaio, è semplice e complesso assieme. Umberto Oppus e Mario Fadda, con l’editore Carlo Delfino, l’hanno fatto. Con quel misto di garbo e rispetto che si deve agli immortali. Ma anche con una visione differente della nota epopea sportiva del più forte mancino di tutti i tempi. C’è il Cagliari del 1970, ma anche quello precedente e successivo. C’è una terra martoriata. Ci sono i tifosi, i pareri, gli umori che avvinghiano e non fanno prigionieri. Non mancano i compagni di squadra, gli avversari, quelli che l'hanno conosciuto da dirigente. Morale, sport e quotidianità, tecnica ed energie. Il leggiunese classe '44, era questo e altro. “Gigi Riva - Il campione, l’amico, il mito”, duecentotrenta pagine da deglutire in apnea. Con una storia di numeri che piace: presentata oggi, 12 aprile, la stessa data di una domenica indimenticabile che cucì matematicamente il tricolore sulle maglie dei Quattro mori. Ci sono le settanta interviste doc, in riferimento a quel 1970 che fece rimbalzare Cagliari e la Sardegna nel resto d’Italia e d’Europa. Forse, come dicono storici e sociologici, e grandi cronisti, da Gianni Brera a Giovanni Arpino, l’impresa che davvero sdoganò l’isola, nota per i sequestri, la pastorizia e, forse, il porchetto arrosto. “In quegli anni ci mandavano per punizione i militari e i dipendenti pubblici riottosi” è stata una delle frasi coniate proprio da Riva. Insomma, storia, luoghi e persone. Di pregio e qualità. Il duo Oppus-Fadda - da anni impegnato con rigore sulla narrazione degli sportivi sardi, tra successi e oblio, come nel caso del terzo bomber di sempre in seria A, Renato Raccis, mandarese doc - ha messo in fila settanta interviste. Con prefazione di Giancarlo Abete, si vola leggeri.
Un calcio d’altri tempi. Un contesto in bianco e nero. Ma le emozioni erano e sono a colori. Come quelle di Gianni Cadoni e Beppe Tomasini. Il presidente della Federcalcio sarda ha mostrato con orgoglio le foto del bomber nella sala conferenze: “La nostra è stata una stima nata negli anni. Riva rimane modello comportamentale per i tanti nostri piccoli calciatori”. Per il capitano dello scudetto, una considerazione chiave: “Ci siamo conosciuti a Grado. Facevamo le sabbiature. Il Brescia doveva vendermi, Gigi mi disse viene a Cagliari. Abbiamo vissuto assieme sei anni. La foresteria era la nostra università. Lui, prima ti studiava, poi si lasciava avvicinare”. Con la chiusura di Renzo Persico, il volume accoglie i ricordi di Albertosi e Altafini, Baggio e Zola, Lippi e De Sisti, Brugnera e Chiarugi, Graziani e Cera, Mazzola e Pulici, Baresi e Nesta, Gentile e Tardelli, Antognoni e Sacchi. Tra i cronisti, voce anche a Gianfranco Coppola, Guido Vaciago, Bruno Pizzul. In sala, applausi dai ragazzi dello scudetto, Reginato, Tomasini, Greatti e Brugnera. Al loro fianco, tra i tanti rossoblù, Riccardo Dessì, Gianluca Festa, Gianfranco Matteoli, Pino Bellini, Renato Copparoni, Lele Gattelli, Roberto Quagliozzi. Foto di gruppo che scomoda tante storie nella storia. Spogliatoi, trasferte, infortuni, vittorie e cadute. “Gigi Riva, il Campione, l’Amico, il Mito” arriva puntuale per il 54° anniversario della vittoria del titolo. “Umberto e Mario l’hanno chiuso in meno di due mesi, vi garantisco che non è usuale!” dice compiaciuto Carlo Delfino.
“Dal sogno al mito” ripetono gli autori. A ben vedere, è così. Riva “rappresenterà per sempre l’anima, lo spirito e il cuore non solo di una squadra, ma di un’intera isola”. Giusto per non dimenticare, Rombo di tuono aveva 79 anni. Al Cagliari ha giocato dal 1963-64 al 1975-76. Ha esordito in serie A, il 13 settembre 1964, in Roma-Cagliari, 2-1. Ha segnato 156 reti in 289 partite. Con l’Italia ha vinto gli Europei 1968 ed è stato vice Campione del mondo a Messico ‘70. Tuttora è recordmen di reti in azzurro, 35 in 42 gare. Numeri che scuotono. Il calcio che non perdona e va oltre le chiacchiere, dopo mezzo secolo dal ritiro agonistico del mancino più temuto al monto: "Guardatelo negli occhi quando parte palla al piede, mette paura" le parole di Pelè su Giggirriva, come si dice da Olbia a Pula. Buona letteura e finalista solidaristiche: parte del ricavato della vendita del libro sarà devoluto alla Missione Cattolica di Pawaga, fondata dai Missionari della Consolata nella Diocesi di Iringa (Tanzania, Africa). Volontari impegnati nel dare assistenza e servizi nei settori didattico-sco- lastico, medico-sanitario, ricreativo-sportivo. Sì, a Gigi sarebbe piaciuto.
Zola&Urgu, binomio vincente
Gianfranco e Benito assieme. Al Conservatorio di Cagliari la rimpatriata del cabarettista e l’abbraccio con il campione. Icone di una Sardegna talentuosa, pulita, schietta, umile
Mario Frongia
Il campione e l’artista, cornice che accomuna entrambi. Da Oliena a Oristano, profumo di una Sardegna che piace e conquista. La terra di Gianfranco Zola e Benito Urgu. Un concentrato di talento, fantasia, umiltà. E tenacia. Anche nei momenti meno facili, dello sport e della tv. All’ultimo spettacolo del superman della battuta e della scena, Magic box non è voluto mancare. Ed è stato un abbraccio caldo e affettuoso. All’auditorium del conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari, lo showman ottantacinquenne ha rispolverato le icone più applaudite di sessant’anni di carriera: “Ho iniziato a diciotto anni, giravo con un circo. È stata la mia università”. In sala, sold out le due serate e biglietti introvabili da tempo, si ride senza sosta. L’ex capitano del Cagliari, in compagnia della moglie Franca e di una coppia di amici, ha gli occhi lucidi: “Benito è unico. E rimane irresistibile!”. Insomma, nottata speciale. Dopo il bullo di Pirri e la mitica signora Desolina, con gag e baffoni, il comico si presenta. La sala applaude senza sosta. “Ieri ho avuto Claudio Ranieri, oggi sono con noi Nicola Riva e Gianfranco Zola”. Boato. Benito Urgu li cerca tra il pubblico. Il saluto degli spettatori è fragoroso. Per l’ex capitano del Cagliari, manco avesse smesso di giocare ieri, ci saranno gli straordinari per decine di selfie, foto, autografi. Per il cabarettista, compositore, di oltre seicento canzoni, e attore - indimenticabili le partecipazioni ai film “L’arbitro” e “L’uomo che voleva comprare la luna” - va più o meno allo stesso modo. Un piccolo grande delirio. Quello che accomuna i grandi. Sardi d’eccellenza, capaci di rialzarsi, di lavorare sodo senza scorciatoie né comodi piagnistei. Tra palco e realtà, canta Ligabue. Stessa filosofia se si parla di campo e spettacolo. I due a fine show sorrideranno a lungo. Nelle quasi due ore di spettacolo passa anche la clip dei Barritas con “Gambale twist” a RaiUno. Siamo nel 1964. Una gemma tra le gemme di Benito. Immagini in bianco e nero, emozioni a colori. Il balletto, che anticipa di mezzo secolo le mossette dance di Michael Jackson, è un azzeccato sguardo al futuro. Zola e signora se la ridono. E magari ricordano la spettacolare intervista-doppia, che ancora spopola sul web, che fece registrare visualizzazioni imponenti. Benito e Gianfranco, assieme. Sardi che conquistano. Con sincerità, abitudini, vezzi e atteggiamenti che avvicinano. “Grazie per le risate che ci hai dato” scrive Gianfranco su Instagram. Benito, che ha poi stregato gli spettatori al nuovo Teatro comunale di Sassari, gli ha risposto: “Mi hai fatto divertire, cosa non hai fatto con quel pallone!”. L’amicizia tra i due è solida e profonda. Tanto che, a proposito di pallone, hanno giocato assieme a calcio nel Sulcis in un match per beneficienza che ha coinvolto, nel 2007, anche giornalisti e autorità. L’olianese in regia, l’oristanese centravanti, in campo con lo scialle e la gonna della stra-amata Desolina. Per cinquemila spettatori, pomeriggio da cornice. Anche in galleria e platea dell’auditorium è febbre collettiva. Il medley delle hit dei Beatles e “Ti ritiri di lì!” è un filo di una colonna sonora che riporta con piacere indietro nel tempo. La barzelletta, tra le tante, della coppia cagliaritana a New York che a ristorante chiede “una bi-ste-cca cun to-ma-tiga affi-tta-ra fi-ni”per farsi capire dal cameriere inglese che dirà poi di essere di Quartu, è da urlo. Così come i video da Villa Pomodoro, campagna di Marrubiu e residenza del maestro della comicità isolana. Sì, proprio due belle persone. Delle quali essere fieri. Come cittadini e come sardi.
Il tennis dei campioni al Tc Cagliari
Il Sardegna Open 175 con Berrettini, Nardi e Fognini a caccia del detentore Humbert, quattordici al mondo. Dal 29 aprile al 5 maggio il super torneo a Monte Urpinu
Mario Frongia
Quando le cose vanno bene e tendono ad andare anche meglio. Scopiazzando Eddie Murphy, la frase veste a meraviglia la seconda edizione dell’Open Sardegna. Con il tennis tricolore che ha colto negli ultimi tre mesi quanto mai in passato, ha la Coppa Davis in cassaforte, nove italiani nei primi cento al mondo, Sinner proiettato verso scenari spaziali. Con il movimento che è passato da centoventimila tesserati a oltre un milione: “Siamo dietro al calcio” gongola Angelo Binaghi. Con un mezzo sorriso che la dice lunga, il presidente della Federazione tennis e padel, ha presentato il torneo che si terrà dal 29 aprile al 5 maggio sulla terra rossa del circolo di Monte Urpinu. I numeri sono schiaccianti. “Parliamo del secondo torneo in Italia dopo il Foro Italico, con presenze di alto livello: dal campione in carica, il francese Humbert che è diventato 14 del mondo, al canadese Shapovalov al belga Goffin, che è stato tra i primi dieci giocatori del mondo”. L’evento, perfettamente configurato tra i tornei di Miami e di Roma, si candida a battere qualsiasi record. Binaghi accelera: “Ci sono gli ingredienti perché sia indimenticabile. E completi la storia organizzativa del Tennis Cagliari, della mia città, della mia regione che ha organizzato sette incontri di Davis, tutti vinti, e una finale di Fed Cup, vinta. Oltre a decine di tornei internazionali di tutti i livelli e campionati nazionali, che ha permesso a generazioni di sardi e cagliaritani di conoscere il tennis e in alcuni casi di farne una prospettiva vincente della propria vita".
Disciplina in forte ascesa. Il presidente Fitp, con al fianco Paolo Lorenzi, direttore degli Internazionali Bnl, e Martin Vassallo Arguello, direttore Open Challenger 175, coglie l’attimo: "Viviamo un buon momento. Leggo su Repubblica lo studio Demos che certifica la crescita maggiore in Italia del numero di appassionati di tennis, che sono raddoppiati e hanno superato l'automobilismo. Il tennis italiano è in cima alla propria storia. Nei primi novanta giorni del 2024 abbiamo vinto uno Slam, un Masters 1000 e un Wta 1000, un Atp 500 e due Atp 250. Siamo campioni del mondo a squadre nel maschile e vice-campioni del mondo nel femminile. Qualche settimana fa Luca Nardi ha battuto Djokovic, numero uno del ranking. Abbiamo recuperato Matteo Berrettini, vittorioso a Marrakesh. Viviamo un momento straordinario, un problema di grande abbondanza che il nostro capitano Davis, Filippo Volandri, ha dimostrato di saper gestire. Un momento che si riflette sia sugli Internazionali sia sulle Nitto Atp Finals, che stanno battendo tutti i record di prevendita”. Insomma, il preludio di una grande festa. Sportiva, organizzativa e di pubblico: il Sardegna Open, sarà trasmesso in diretta su SuperTennis e SuperTenniX. Con Sinner fuori gioco (“Jannik non si può iscrivere e ha obiettivi più grandi di questo torneo”) ci saranno "i campioni della nazionale che ha vinto la Coppa Davis, Nardi, Darderi, Cobolli, Arnaldi, Musetti, Fognini. Adesso, aspettiamo per la conferma i primi due turni a Madrid. Infine - aggiunge Angelo Binaghi - mi piace pensare anche agli altri eventi sardi, dai tornei ospitati al Forte Village, che ai miei tempi non c’erano, e all'algherese Carboni, il sardo di maggiori prospettive, che avrà wild card per le qualificazioni”. Il torneo prevede anche il doppio (“Se Berrettini sarà dei nostri, giocherà con il fratello Jacopo”).
Lo sguardo al futuro. “Come dice Jannick, dopo tre mesi di grande intensità sportiva, in cui abbiamo girato il mondo a fare i tifosi, adesso dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare più di prima. Dopo Cagliari la nostra stagione avrà un'edizione record degli Internazionali d'Italia: i biglietti per semifinali e finali sono esauriti da due mesi, prevediamo richieste superiori del 35 per cento rispetto al 2023. Poi, andremo a Torino per il Piemonte Open, a Roma per il major di padel, di nuovo qui per gli Europei di padel, a Bologna per il girone di Coppa Davis dove difendiamo il titolo le Nitto Atp Finals, l'anno scorso la manifestazione sportiva indoor più grande d'Italia, avendo realizzato 15 sessioni sold out nel palazzetto più grande del Paese”. Il presidente saluta e ringrazia (“il Tennis club, il Coni, il comune di Cagliari”) e scherza: “Se sono ancora io il più forte tennista sardo, c’è qulcosa che non torna!”. In sostanza, Carboni sbrigati.
Il padrone di casa. Per Renato Arba, presidente del Tc Cagliari, gioia pura: "Siamo lieti di ospitare il Sardegna Open con i nostri migliori atleti e tanti stranieri di altissimo livello. Siamo all’opera con tutte le nostre risorse. Il ringraziamento? Al presidente Binaghi che ci ha sempre supportato”. Da Martín Vassallo Argüello, parole al miele: “Per noi è un onore e una grande responsabilità ospitare un torneo come questo. Al Tc Cagliari il tennis può essere vissuto con tanto amore e passione”. Inserito nel 2020 e nel 2021 nel circuito Atp Tour 250, dallo scorso anno il Sardegna Open è un torneo Atp Challenger 175, evento premium della categoria nata proprio dalla radicale riforma del circuito Challenger avvenuta nel 2023. Come accennato nel 2023 Humbert si è imposto su Shelton, Djere, McDonald, Nishioka e Schwartzman. L’Open ha un montepremi da 205 mila euro, un tabellone a 28 per il singolare e a 16 coppie per il doppio.
Claudio Ranieri: "Tre punti importanti, Ma penso già all'Inter"
Il tecnico promuove i suoi ma non molla. "La nave non è ancora in porto"
Mario Frongia
Li definisce "punti molto importanti. Ne abbiamo fatto 15 al girone d'andata, con questi ne abbiamo conquistato altrettanti. E mancano molte partite". Pragmatico e diretto. Claudio Ranieri si gode i 3 punti. E spiega: "Dietro la vittoria c'è stato spirito, abnegazione e sofferenza. Contro una squadra che fa della sua prestanza e del suo gioco arrembante la matrice migliore. Ma attenzione, abbiamo fatto tanto ma la nave non è ancora in porto". Il tecnico del Cagliari accelera. "Ho detto ai ragazzi, dndate a casa. Adesso ci aspetta l'Inter. Gli episodi e la bravura degli avversari fanno il resto. Anche con il Verona è andata così. L'Atalanta ha giocato e cercato di fare il secondo gol. Invece, l'abbiamo fatto noi".
Gruppo meraviglioso. "Ho la fortuna di lavoro con un organico che non si lamenta e lavora, non ci sono facce storte quando dico la formazione, né smorfie. Tutti lottano. Siamo la seconda squadra per reti segnate dai subentranti, vuol dire tanto" commenta Sir Claudio. "Sì, sono molto contento per la prova. Ma sono già con la testa all'Inter. Gasperini ha detto che il Cagliari l'ha vinta con al grinta?. Sì, lo spirito ha fatto la differenza. Gian Piero fa giocare la squadra in maniera meravigliosa e ha una potenza fisica che potrebbe annichilirti. I miei sono stati bravi a lottare, raddoppiare e triplicare. Ripeto, sono molto soddisfatto". Sulla tattica, poche storie: "Sono partito con un centrale e due esterni, pensavo di aggredirli. Ma ho dovuto riquadrare gli assetti, Sulemana ha seguito Lookman, anche se Gasperini l'ha spostato dall'altra parte ma non ci siamo cascati".
Battute e determinazione, Ranieri ride e risponde "alla Catalano. Ho capito che avevamo vinto quando l'arbitro ha fischiato la fine!". In sala stampa si ride. "La vittoria è figlia della squadra che non ha mai mollato e del pubblico che non ci ha mai mollato. L'Atalanta ha giocato contro sedicimila. Shomurodov? Sta bene. L'avevo tolto con il Verona per questioni tattiche. Lapadula non sta bene, avevo bisogno di gente di gamba, che giocassero l'uno per l'altro. Con Gaetano e Oristanio hanno fatto un gran lavoro". Il tecnico e l'uomo. In una piazza che lo stima. "Emozioni? Dopo il gol di Viola ho avuto conferma che la squadra sta rispondendo a ogni sollecitazione. Da quando siamo usciti dal trio delle retrocedenti ho detto che il destino era nelle nostre mani. Ma non possiamo sentirci sazi. Il calcio è bello e tremendo. Siamo soddisfatti ma sappiamo che anche le altre stanno lottando come stiamo lottando noi".
Cagliari, la Dea paga dazio alla Domus
Con l'Atalanta i rossoblù vanno sotto, tengono botta, combattono allo spasimo. E la ribaltano con Augello e Viola. Il tris con le big si apre al meglio. Tre punti d'oro in vista della trasferta in casa Inter
Mario Frongia
Il trittico Ata-Inter-Juve si apre come meglio non si potesse prevedere. Il Cagliari batte la Dea, risponde colpo su colpo, soffre, si gode 3 punti d'oro. Gasperini mastica amaro, Ranieri gli ha dato una lezione. Certo, calcio sporco, di ribattute e seconde palle. Ma anche consapevolezza e umiltà. Con pochi fronzoli e nessun leziosismo. Una vittoria insperata che dà animo e coraggio. Un balzo importante per la corsa salvezza. E adesso, testa alla trasferta di San Siro con i primi della classe
Tonici e combattivi. Si parte con Luvumbo e Lapadula in panca, Shomurodov, Gaetano e Oristanio in campo. Il primo squillo atalantino lo firma dopo 5' Ederson, palla a scheggiare la traversa. A seguire brivido Mina che rilancia e nel rimpallo mette nei guai Scuffet. La Dea tiene palla e ghirigoreggia, i rossoblù pressano alto e contengono. In ripartenza Shomurodov innesca Oristanio. L'Atalanta accelera, tre tocchi e Scamacca con lo scavetto beffa Scuffet: 0-1 al tredicesimo. Il palleggio degli ospiti non necessita di presentazione, e non si vede granché. Ma la qualità dei sesti in classifica, attesi dal Liverpool in Champions giovedì, è al di là del pur buon arrembaggio di Nandez e soci. La costruzione e le idee di gioco del Cagliari sono e rimangono modeste. A cascata, al ventesimo, finalizzazione e tiro non sono prevenute. E se Gaetano non si accende, giusto uno spunto con palla lunga, Oristanio soffre nella morsa Kolasinac-De Roon. Alla mezzora ci prova Sulemana, destro in angolo. Makoumbou conferma di avere buona tecnica con il consueto tocco in più. Ed è un male. Si registra un tentativo di Lookman, Mina sventa. La sensazione è che la squadra di Gasperini abbia la piena consapevolezza di poter gestire, non solo il vantaggio ma anche gli strappi dei padroni di casa. Che ci provano. Su cross di Nandez Mina vola in area. L'arbitro Rapuano fa giocare, il Var conferma: no penalty. I rossoblù protestano anche per un successivo contatto in area tra Gaetano, stretto tra Kolasinac e Toloi, si gioca. Toni e ritmo salgono. Ma la qualità della manovra rimane modesta. Il Cagliari, almeno agonisticamente, cresce. Gasperini passeggia nervoso con le mani in tasca. I segnali sono quelli giusti: al 42' Shomurodov difende bene una palla a destra e l'appoggia su Augello, piattone sotto la traversa: 1-1. I sedicimila della Domus spingono la squadra. Si chiude con un batti e ribatti in mediana, Lookman che in area perde il controllo della palla a tu per tu con Scuffet e un Cagliari che mostra qualche segno di fatica. l'Atalanta matura in 45' il 56 per cento di possesso palla, gioca 180 palloni contro i 122 dei rossoblù. Ranieri può essere soddisfatto: per un tempo ha messo la colla agli ospiti e trovato il pareggio in contropiede.
Remuntada. Si riparte con la testa giusta e un corner, Nandez batte, Dmisiti spazza. L'Atalanta ricomincia a tessere gioco, il Cagliari morde caviglie. La manovra ospite è avvolgente. Sulemana mura De Roon. Gasperini pensa anche al Liverpool, fuori Scamacca e Koopmeiners dentro De Keteleare e Touré. Ci prova Dossena di testa, alto. Tourè impegna Scuffet sul ribaltamento di fronte. Si combatte. Toloi ribatte il destro di Gaetano. Il match rimane aperto. Entrambe, per atteggiamento non mollano. Sir Claudio inserisce Luvumbo per Shomurodov. Holm prende il posto di Zappacosta. Ci prova Lookman, Sulemana si immola. la partita si incattivisce. Giallo per Nandez (era in diffida, salterà la Juve), Luvumbo e Toloi. al 33' entrano Zappa, Viola e Azzi, fuori Nandez, Augello e Gaetano. La volata di Zappa coast to coast si chiude con la rimessa di Carnesecchi. Si va a mille. Imprecisa anche l'Atalanta. Ranieri spedisce Luvumbo a destra: il destro di Zito impegna Carnesecchi. Al 43' Viola incorna a fil di palo su cross di Luvumbo. Il 2-1 conferma il Cagliari last minute. La rete fa saltare per aria la Domus. Anche perché da Verona si ha conferma che il Genoa è sempre in vantaggio. Rapuano dà 5' di recupero. I tre fischi finali sono la manna dal cielo. E adesso pronti per San Siro.
Claudio Ranieri, testa alla Dea
Il Cagliari ospita l’Atalanta. Il fattore casa e il recupero di Gaetano tra le chiavi di un match molto delicato e una classifica che piange: “Dobbiamo provare a fare punti con tutti” dice il tecnico
Mario Frongia
A 24 ore da Cagliari-Atalanta ci sarebbe da intuire la formazione. Ma Claudio Ranieri è il maestro della pretattica. Ad esempio, Gaetano. Out con il Verona, potrebbe tornare domani dal via. Oppure, no. “Non si è allenato per l’intera settimana con tutti. Ma ha lavorato molto bene sull’aspetto fisico e negli ultimi tre allenamenti è stato con la squadra. È a disposizione” dice il tecnico. La presenza del trequartista del Napoli è una delle poche capace di far salire il livello tecnico della squadra, dando fantasia e finalizzazione, come testimoniano le due reti in tre presenze e 208 minuti totali. Nella conferenza stampa si ripassa dal centrocampo. Con il Verona, dopo un primo tempo pessimo e gli ospiti in vantaggio, sir Claudio ha tenuto fuori Deiola e Makoumbou per Sulemana, in gol, e Prati. “Devo decidere. Si possono ipotizzare conferme e turn-over. Per dire, Makoumbou contro il Verona è apparso giù di tono ma non era stato bene prima della partita e non l’ho detto. Vedo quel che accade in settimana e mi regolo. Ho giovani che stanno facendo bene, mi sono sentito sicuro di poter cambiare entrambi i centrocampisti”. Inevitabile un passaggio sull’assetto. “Sì, abbiamo bisogno del trequartista. Il Verona è una squadra difficile, avevo paura per le loro ripartenze e per l’aggressività. L’Atalanta è ancora più forte, dovremo avere le antenne ritte per captare ogni segnale”. Sulla formazione di Gasperini, la prima del trittico che a seguire vede Inter (San Siro) e Juve (Stadium), Ranieri taglia corto. “Abbiamo tre gare difficili e lo saranno tutte le ultime otto. L’Atalanta è una corazzata, fisica, tecnica, a volte perfetta. Dopo di noi affronterà il Liverpool. Dovremo fare la nostra partita per fare punti, con loro e dappertutto”.
Dramma attacco. Sul fronte avanzato, quello, anche al netto degli infortuni, peggio costruito e meno rinforzato dal club, poche storie. “Lapadula va solo ringraziato, gioca con un problema al tendine rotuleo. Pavoletti lo stiamo seguendo, vedremo come evolverà. Petagna dovrebbe rientrare la prossima settimana e Mancosu vedremo come progredisce”. Insomma, Caporetto o quasi. E Shomurodov e Luvumbo? Sul primo no news. Su Zito, Ranieri spiega: “Ha fatto passi da gigante. Dal debutto in B alla A. Talvolta dovrebbe essere più riflessivo, ma perderebbe in imprevedibilità. Crescerà giocando. Ora va a corrente alternata, ma è una bella pedina”.
Tifosi e arbitri. “Il pubblico? Ci fa sentire sicuri. Alla Domus abbiamo fatto più punti, ma anche fuori i tifosi ci sono stati. Nel nostro fortino sappiamo di avere sempre il supporto e ci sentiamo più sicuri. Avremo una grande squadra davanti, pesiamo bene ciò che c’è sulla bilancia”. Claudio Ranieri, la scorsa notte all’Auditorium del conservatorio ad applaudire Benito Urgu, affronta il tema delle decisioni arbitrali: “Gli arbitri, e lo sa anche il signor Rocchi, adesso che si lotta per salvezza ed Europa, sono chiamati alla super concentrazione. Gli errori ci saranno sempre, molti con il Var sono stati attenuati o cancellati. I ventidue in campo, la panchina, tutti, cercano di aiutare l’arbitro. Noi siamo i primi a determinare il corso di una partita. Mi piace l’arbitro che ha la sua autorevolezza, poi gli errori ci saranno sempre”. Intanto, con il Sassuolo rimontato in trasferta dalla Salernitana e il Lecce schiantato dal Milan, in attesa delle altre pericolanti, non si può pensare di gestire una gara in modalità difensivistica.
Ranieri: "Non andiamo dietro ai nomi degli avversari"
"Il Verona? Abbiamo preso un buon punto, siamo stati bravi a contrastare una squadra forte. Il rigore su Luvumbo? Doveri ha arbitrato benissimo"
Mario Frongia
La prende larga, come al solito: "Nel primo tempo non abbiamo fatto male ma il Verona ha determinato il risultato". Claudio Ranieri non teme smentite: "Abbiamo trovato una formazione molto fisica e determinata. Nel primo tempo siamo stati masochisti. Ma non posso rimproverare la squadra, Loro hanno grande dinamismo, se l'avessimo giocata palla a terra a centrocampo, sarebbe stato rischioso perché loro prendono palla e ripartono. In più, i loro difensori hanno preso tutto. Ma nel secondo tempo siamo stati bravi. I cambi? Ho preferito mettere Viola per Shomurodov, che aveva fatto bene, mi serviva uno sulla trequarti. Dovevamo scavalcare il centrocampo, perché loro sono molto solidi. E non ho rischiato Gaetano, avrebbe potuto sentire fastidi all'adduttore". Sir Claudio fa i complimenti agli avversari. E ai suoi. "I tre ragazzini (Sulemana, Prati e Oristanio, ndr) mi hanno sorpreso. Sono ripartiti al meglio. Sapevo che con Nandez, reduce da due gare in nazionale, avrei potuto inserire Oristanio. Sapevo che sarebbe partito a mille. Capisce subito la partita. Sulemana? Sta diventando giocatore. Peccato, perché si è fatto male nel suo momento migliore. L'abbiamo preso perché ruba palla e smista bene. Sono felice per averlo con noi". Sul dubbio clou, poche storie: "Il metro dell'arbitro è quello. Doveri ha diretto benissimo, forse, Zito è caduto troppo facilmente".
Classifica e avversari. "Non andiamo dietro al nome delle squadre che affrontiamo, il Verona è una signora squadra, ha dato fastidio anche alle grandi. Hanno un motore e una struttura eccezionale. L'ho pareggiata contro una squadra compatta, determinata, brava nel gestire la palla e ripartire. Sono contento". Si ripassa dalle incertezze della vigilia. "Da ieri, avevo Mina, Lapadula e Nandez con il punto interrogativo. Mina prima dell'allenamento era da non convocare. Poi, è stato meglio". Il mister che cuce e rammenda. con un gruppo che risponde. Con una previsione ottimistica sul finale di stagione. "Sono fiducioso. Adesso, dirò ai ragazzi che non ci sarà da disperarsi se ci aspettano tre partite molto difficili. Il campionato, per la lotta alla retrocessione, è bellissimo. Lotteremo fino all'ultimo secondo. Vedremo alla fine se abbiamo i punti per stare in A".
Cagliari, pareggio che non aiuta
Il Verona passa in vantaggio, i rossoblù la rimettono in piedi. In coda, dopo il pari tra Sassuolo e Udinese, cambia poco. in vista di Atalanta, Inter e Juve, occasione sfumata per tenersi lontano dai meandri
Mario Frongia
Primo tempo modesto, ripresa incoraggiante. Con tanto di rete del pari. Ma non basta. Per scappare dallo sgabuzzino della serie A, serve altro. Specie se devi vedertela in rapida successione con Atalanta, Inter e Juve. La trentesima stagionale non permette brindisi in casa Cagliari. Il Verona passa in vantaggio ma se la gioca. Regge al pari rossoblù e porta via un punto. Che serve a poco a entrambe.
Ospiti superiori. Il primo tiro, Lapadula, arriva dopo dodici minuti: chi annunciava una partita fisica, sulle seconde palle, di studio reciproco, è stato accontentato. Avvio di lanci lunghi e duelli individuali, la manna per il perfezionista Doveri, sempre molto vicino ai duelli. Claudio Ranieri l'ha preparata per il colpo grosso: Lapadula, Shomurodov e Luvumbo dal via. Nandez galleggia sul centrodestra. Dietro Mina è stato recuperato e se la vede con Folorunsho, dato per assente. Pioviggina, Pasquetta da dimenticare, il match è tosto. Ci prova Shomurodov in scivolata, risponde il Verona dello squalificato Baroni con Noslin, sempre insidioso ma Scuffet c'è. Il Cagliari c'è con la testa e la determinazione, ed è già qualcosa. Ma manca la costruzione, la palla va sempre indietro, mancano gli automatismi e gli inserimenti. E si ridà fiato all'avversario. La manovra, affidata a Makoumbou e Deiola, è frammentaria, impossibile contare quattro passaggi di fila. Per dire, il Verona, stessi punti dei rossoblù, 26, parte dal basso con Montipò che se la gioca con Serdar e Cabal. In avanti, senza gli strappi di Nandez e Luvumbo, imprecisi, si naviga a vista. Gli ospiti tengono botta. E pian piano crescono. Palla a terra, fraseggi, con Bonazzoli, Serdar e Tchatchoua che crescono. Si combatte ma le certezze sono minori dell'incertezza: proprio Bonazzoli - quarto gol in carriera al Cagliari - alla mezz'ora punisce i rossoblù con una stoccata aerea, su cross di Noslin, in vantaggio su Augello. L'1-0 è frutto di un'azione manovrata. Ranieri incrocia le braccia, il convento gli ha dato questo. Il suo Cagliari è sotto nel primo degli scontri diretti che valgono la permanenza in A. Ma se Mina e Dossena devono lanciare palloni da sessanta metri, lunghi, e Makoumbou non sa a chi darla e sbaglia e tentenna di suo anche su palle comode, c'è poco da rimuginare. E Magnani dietro giganteggia. Intanto, Folorunsho - di proprietà del Napoli - si divora il 2-0 a tu per tu con Scuffet con difesa e centrocampo in letargo. La reazione è blanda. E con i lanci su Lapadula - che riesce miracolosamente a stoppare un pallone ai limiti dell'area e poi viene fermato - si conclude davvero poco. Si chiude con il Verona in leggero vantaggio: 58 contro 42 per cento di possesso palla, 5 e 3 tiri, 131 e 109 passaggi.
La grinta c'è, ma non basta. Si riparte con Viola per Shomurodov, inesistente o quasi.Il primo guizzo è di Luvumbo, rimpallato. E il Verona va in gol dopo 3': palla persa da Zappa, fraseggio veronese al limite, Lazovic subentrato a Mitrovic, segna. Ma Doveri annulla per offside. Il Cagliari reagisce. Ci provano Nandez e Viola, gli ospiti reggono. Rabbia e cuore rossoblù. Si accende Luvumbo, strattonato in area, Doveri fa giocare. Zappa stoppa male a centro area. In ripartenza Scuffet salva su Dawidowicz e tiene a galla i rossoblù. Suslov subentra a Bonazzoli. Viola impegna Scuffet su punizione. Sulemana, Prati e Oristanio dentro al posto di Nandez, Deiola e Makoumbou. Ed è proprio Sulemana, dopo un batti e ribatti assurdo con Doveri che fa giocare, a pareggiarla con un destro sporco che beffa Montipò. A un quarto d'ora dalla fine, la lotta per stare in A si anima. Viola e Luvumbo giocano a calcio. Il Verona soffre. Montipò in uscita la svirgola di testa. Pare il momento buono per graffiare. Ranieri inserisce Azzi per Augello. Zampata di Folorunsho, a lato. Swiderski sostituisce Noslin. L'ultimo spunto, per il Cagliari, questo sconosciuto. Luvumbo in scena: prima impegna Montipò, su errore di Magnani, poi calcia a lato di sinistro. Doveri dà sei minuti di extratime. Si chiude 1-1, un po' meglio per il Verona. Poca roba per i padroni di casa.
Notarelle
Sir Claudio, ci sei? Pasquetta da subalterni per Jankto, quello che "sta rendendo meno di quanto ci aspettassimo", Prati, l'investimento importante per il futuro, e Oristanio, il tuttocampista che "chissà se riusciremo a tenere". Tra i papabili, fuori anche Sulemana, non al top, Viola, benzina già finita?, Azzi e i due difensori di "valore internazionale". Il campo dirà altro. Con i virgolettati presidenziali che spiegano metà di quel che dice la formazione iniziale. E l'atmosfera del club. Il timore è che anche Claudio Ranieri si fidi meno, del capo e dell'entourage, e sappia bene che siamo agli sgoccioli. Il timore che venga lasciato da solo con il cerino in mano, vale qualunque sia l'epilogo. La sensazione? Se ne lascerà tre dietro. Dovremo fargli un monumento, almeno i tifosi per bene. Poi, andrà via senza guardarsi indietro.
