Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Alla vigilia di Cagliari-Como il bilancio e le aspettative del tecnico: “Fenomenale l’attaccamento dei tifosi alla squadra. Mina e Palonimo? Sono pronti”

Mario Frongia

Il Cagliari in casa baldanzoso, anche se incompleto, e lo 0-0 con la Roma. Il Como travolto 3-0 dalla Juve di Thiago Motta a Torino. Il faccia a faccia alla Domus - domani, lunedì 26 agosto alle 18.30 - tra la neo promossa e quella che si è salvata alla penultima giornata, è un test per nulla banale. Davide Nicola sfodera filosofia e praticità: “L’entusiasmo è un dono di Dio. Energia e forza assieme, i sardi e i tifosi dimostrano attaccamento alla squadra”. E la praticità? Subito servita: “Preparo la squadra  per i requisiti, fisici e di gioco. Non amo l’allenatore che si lamenta della squadra che non sta bene fisicamente. La voglia di prendere punti è fondamentale, ma non può essere il fine: i punti sono conseguenza di quel che si vede in campo”. Concetto chiaro. Serve tempo e uomini. Cose che con il mercato ancora aperto poco si conciliano. Nicola gigioneggia (“Serve l’identità ma arriverà il momento in cui ci potremo concentrare solo sul risultato”) e accelera: “Contro il Como più difficile che con la Roma? È un luogo comune, in A non ci sono partite semplici. Si deve reagire, voglio la bramosia di accettare la competizione e desiderarla. Il Cagliari ha dimostrato che vuole essere competitivo e crescere. I risultati arrivano quando si è consapevoli di quel che si fa”.

Mercato, Como, individualità. Zortea ancora out, Makoumbou pure: dopo Di Pardo al Modena, il congolese è in partenza.  “Il mercato. Il 70 percento del lavoro è stato fatto prima del ritiro. Per fortuna manca poco alla chiusura”. Il tecnico ripete spesso che l’intesa con il club è perfetta. Ma che ci sia qualcosa da mettere a terra in entrata e in uscita, pare certa. Intanto, la sfida il Como: “L’amichevole in Aosta (vinta 3-1 dalla squadra di Cesc Fabregas, ndr) fa parte di un altro mondo. È difficile definirla neopromossa per ambizioni, potenzialità, identità e sviluppo di gioco. Ben orchestrato, ha un gioco dinamico con ali che vanno all’interno da trequartisti, terzini che a turno si bloccano per costruire a 3 o a 4. È ostico da affrontare per tutti. Costruiscono e nella fase di non possesso sono compatti. Dovremo essere abili per capire quanto siamo cresciuti da un mese fa a Chatillon”. Nicola si sofferma sui singoli: “Azzi? Può giocare nelle due fasce. Voglio che giochi sereno, darà una grandissima mano.  Viola è in gruppo: “Sarà con noi, non è al top della condizione ma è intelligente e ha un senso di appartenenza importante. Wieteska? Le voci di mercato non mi interessano. Un professionista lavora anche su questo, a prescindere che rimanga. Mentre Mina e Palomino hanno lavorato tutta la settimana, i carichi sono stati ben assimilati. Sono importanti, hanno personalità e caratteristiche che li rendono complementari. Li ho visti pronti”.

Mentalità, lavoro, progetto. Il mantra dell’allenatore è noto: “Saper lavorare sulle difficoltà, stimolare l’aggressività e il recupero palla quanto prima. Poi si studiano le caratteristiche dell’avversario, che si rispetta e si limita. Esprimere noi per limitare loro. I recuperi contro la Roma? Buoni numeri, a livello generale ma ogni gara va allenata sull’avversario”. Sul lavoro, la strada è segnata. “È bellissimo mostrare se stessi secondo il proprio valore. Riuscire a giocare come ci si allena porta ad esprimersi al meglio: vado alla ricerca di ciò che voglio dimostrare come identità, senza farmi sconti sul piano del lavoro”. Un lavoro anche mentale. “Non credo di poter allenare la testa dei singoli, ma fa piacere sentirlo dire. Mi piace - ammette Davide Nicola  - persuadere il giocatore e metterlo di fronte alle sue qualità, per convincerlo che possa fare la differenza. Ognuno ha il suo passo, non possiamo pretendere qualcosa di diverso. Rispettiamo l’unicità delle persone, dando il tempo giusto”. Sui tempi di crescita poche storie: “Ci vogliono dieci partite ufficiali per capire bene la crescita in base ai parametri che ti sei dato. In Coppa Italia con la Carrarese e in campionato con la Roma abbiamo dimostrato di essere cresciuti come collettivo e come singoli. Adesso, dobbiamo completare il processo identitario. Pensiamo ancora un po’ troppo. Tutto deve essere più fluido e automatico”. Parola al campo.

Mercoledì, 21 Agosto 2024 20:14

Marta Maggetti, regina olimpica del windsurf

“Sono fiera di essere sarda. L’oro a Parigi? Non ho ancora realizzato ma con la testa sono ai giochi di Los Angeles 2028”.  Modello ed esempio per tanti giovani: “Atleta e donna straordinaria” dice l’assessore regionale allo sport, Ilaria Portas

Mario Frongia

Sul caschetto bianco indossato tra le onde e i venti del golfo di Marsiglia, brilla il nome, in blu stampatello maiuscolo. Poco distante il fumetto che la ritrae, in rosso, circondata da fulmini e saette: “Sono io e i miei superpoteri” dice con un filo di dolce ironia. Marta Maggetti, ventotto anni di splendida modestia. La medaglia d’oro è poco distante. Con indosso la polo ufficiale dell’Italia griffata Armani, alle spalle il tricolore e il drappo dei Quattro mori: “Il mio rammarico? Non averlo potuto sventolare appena ho vinto la gara!”. Marta è quel genere di magia sportiva e umana che accompagna le persone per bene, sincere, riservate. Abili nel capire che sacrifici, lavoro, determinazione pagano. Un mix che ricorda un gigante dello sport, scomparso nel gennaio scorso, Gigi Riva. “Alle premiazioni mi è venuto spontaneo pensare a quanto avesse dato alla Sardegna, ai sardi, a Cagliari. Anch’io sono fierissima di essere sarda e di aver dato un po’ di emozioni ai miei corregionali. Ci tenevo a vincere per la mia terra”. Tutto perfetto, senza neanche una sbavatura.  Figlia del Windsurfing club di Cagliari, genitori assecondanti e motivanti, vittorie in serie dall’età di quindici anni. In breve, pane, nutella e Marina piccola, gioiello del golfo degli Angeli. Una storia che si racconta da sola. Con le luci della ribalta che la colgono quasi impreparata dopo l’oro nel windsurf. Il dettaglio? Il podio per l’Italia mancava dal 2000. Da Alessandra Sensini, oro alle Olimpiadi di Sidney. La cronaca ricorda la scritta che aveva sulla maglia da ragazzina: “Se mi vedi, sei dietro”. Marta sorride. E smorza: “Eravamo un bel gruppo, si scherzava. Nulla a che fare con la superiorità”. Nella acque di Marsiglia l’hanno vista idealmente l'israeliana Sharon Kantor, argento, e la britannica Emma Wilson, bronzo.

Fatica, rinunce, obiettivi. “È stato un risultato un po’ inaspettato. L’obiettivo era quello di prendere una medaglia dopo che avevo sfiorato il podio alle Olimpiadi di Tokyo, tre anni fa”. Parole pesate con attenzione. Marta Maggetti rende tutto semplice, innanzitutto a se stessa. “Il primo posto è stato una ricompensa per tutti gli sforzi che ho fatto”. Ci sarebbe da fermarsi. Per incollare giorni, mesi, anni sulla tavola. Salsedine e freddo, pioggia e vento a scolpirti il viso. Tanta fatica a intorpidirti anima e corpo. La vita di chi va per mare. Lo rispetta, lo studia, va avanti. Come è successo tre settimane fa in Francia. “La vera difficoltà? L’ho affrontata durante le semifinali a dieci, in passato ho sofferto. Con questo nuovo formato è un attimo perdere tutto, visto che ne vanno avanti soltanto due”. Nella sala conferenze di Galleria progetti in via Milano, la voce si perde. Giusto un attimo. “Non ero partita benissimo ma sono riuscita a recuperare al secondo giro. Ho fatto una manovra particolare, ma avevo le gambe che mi tremavano, come una principiante a lezione di vela. Sono rimasta concentratissima ed è andata. Si, è stata  una grande emozione”. Le Olimpiadi francesi, sintesi e tesi di un percorso sportivo di eccellenza. I flash sono indimenticabili: “Sono stata a Parigi, a Casa Italia e a una festa bellissima. Ho visto alcune gare di ciclismo, poi sono dovuta ripartire”.

Profumo di Sardegna. Marta e gli altri. I super sardi di un’edizione dei Cinque cerchi indelebile. “Ho fatto i complimenti a Stefano Oppo, ci siamo incrociati in altre occasioni. Mentre non conosco Alessia Orro e conto di poterla sentire presto”. Quasi come se passasse per caso. Un oro che vale un’esistenza. Una vittoria che guarda lontano: “Adesso, mi riposo. È da due settimane che vado tranquilla ma non ho resistito e sono andata a fare un giretto in acqua con un surf da onda. Sarò qui a settembre per due manifestazioni di rilievo e poi aprirò il percorso che sto pianificando per le olimpiadi che si terranno a Los Angeles nel 2028. Intanto, prima sarà necessario qualificarsi”. Un panzer con canotta bianca e scritta ITA al centro, boxer da gara, occhiali e capellino. Con una corazza che poggia su tecnica, agonismo, temperanza e senso dello sport. Quindi, della vita. L’olimpionica sorride. E posa con l’assessora regionale allo sport, Ilaria Portas. Che spiega: “Marta il 3 agosto scorso ci ha fatto un regalo enorme. Il messaggio straordinario che passa per i nostri giovani è un inno alla forza d’animo, al non mollare mai, al saper reagire alle avversità”. La regina dell'Iqfoil, la nuova tavola a vela al debutto in Francia, prova a staccare la spina: “Dopo Tokyo non ho avuto più il modo di fermarmi. Ma adesso lo faccio con piacere". Si ripassa - con il tema medaglie di legno che ha visto l’Italia al top - dal quarto posto giapponese. “Alle Olimpiadi piazzarsi quarti è comunque un risultato eccezionale, visto il livello della competizione. Per alcuni è un incubo. Ma a me ha dato la carica”. Le ricordano che è entrata nella storia dello sport italiano e mondiale, quella con la esse maiuscola. “Faccio ancora fatica a capacitarmi” taglia corto. E sale con garbo in cattedra:  “Il movimento sardo ha tanti atleti e tanti giovani talenti, mi piace allenarmi con loro. Ho iniziato da piccolissima, non pensavo al risultato, mi piaceva stare in acqua. Un consiglio? Divertitevi, con meno stress il corpo risponde meglio". Il volto della campionessa delle Fiamme gialle è sereno. E sa di gioia e profonda soddisfazione. Più che meritata.  

Domenica, 18 Agosto 2024 22:43

Cagliari-Roma, pareggio che non dispiace

Battagliero, con la testa e le gambe giuste. Davide Nicola ha di già la squadra dalla sua. Per migliorare tecnica e qualità mancano due pezzi dal mercato

Mario Frongia

Un punto che pesa. E lo si capirà meglio più avanti. Lo 0-0 di Cagliari-Roma non è un pareggio banale. Per Davide Nicola la performance rende merito a un lavoro meticoloso sotto tutti i punti di vista. Solidità e tempra dei rossoblù hanno messo alle strette una Roma ancora a metà. Dal caso Dybala più fuori che dentro alla condizione approssimativa dei big. Ma sono stati i Quattro mori, assistiti da un pubblico encomiabile, a prendersi la scena con dedizione, spirito di sacrificio, attaccamento. Adesso, palla alla società: prima del 30 agosto almeno due pezzi, rifinitore e braccetto, sono attesi. Comunque sia. il Cagliari al debutto con la Roma parte forte. Nei primi cinque minuti, Luvumbo a tu per tu con Svilar che para, ma era in off off side. Ci prova Wieteska, alto di testa. Poi, gli ospiti si riassestano. Ma la manovra va a strappi, falli e falletti da entrambe le parti. Marinelli, chiamato last minute al posto di La Penna, fischia spesso. Piccoli, Marin e Luvumbo creano i primi grattacapi ai giallorossi. Nicola urla, chiede reparti vicini. Ma il Cagliari dà idea di aver capito che gara deve giocare. Soulé e Pellegrini mostrano tecnica e intesa, Augello e Prati cuore ed energia. Centrocampo affollato e a specchio, quasi uomo su uomo. Zappa soffre con Zalewski. Purtroppo si rivedono i lanci da dietro, facile presa di Celik e soci. Il ritmo è buono, la qualità meno. Anche la Roma, che recupera e riparte a memoria, manca nella rifinitura. Certo, che avere Dybala e tenerlo in panchina! Brivido alla mezzora: Scuffet, su innocuo passaggio all'indietro, lascia sfilare il pallone che riesce a rinviare sulla linea. Il Cagliari cresce in consapevolezza. Marin, Piccoli e Prati sono manovali e architetti di un equilibrio tattico e mentale. La Roma deve difendere e anche con attenzione. Al 40' proprio Marin impegna di sinistro Svilar. Sulla respinta arrivano sgangherati Piccoli e Deiola. Match vivo. E la differenza tra la sedicesima e la sesta del campionato scorso non si vede. Ci prova Piccoli, sassata da 25 metri di poco a lato. Fosse boxe, rossoblù in vantaggio ai punti.   

 

All'avvio del secondo tempo, la considerazione è obbligata: le gambe del Cagliari girano a dovere. Per il resto, specie per prendere un trequartista e un esterno di destra, c'è tempo. Intanto, Soulé di sinistro cerca e trova Scuffet sul primo palo. La Roma alza i giri. I 16.261 spettatori - quasi sold out - incitano. Miracolo di Scuffet su Pellegrini, a colpo sicuro su rigore in movimento. Zalewski batte di poco alto. Si rischia. Anche De Rossi sollecita i suoi. Luperto e compagni ribattono. Piccoli fa da solo, destro a lato. Luvumbo mette carne al fuoco, dribbling e cross, Marin in semigirata, fuori. Sì, dopo un'ora si ha la certezza che il mantra di Davide Nicola, coraggio-umiltà-organizzazione, è attecchito. Senza eccessivi proclami, con la giusta dose di rispetto per i tempi di gioco e degli avversari, l'identità e la personalità chiesta dall'ex allenatore di Crotone, Torino e Salernitana, è in perfetta lievitazione. C'è da fare, ma l'idea è robusta. Cristante spizza di un soffio fuori di testa. Luvumbo aggredisce la difesa, anche Mancini e Ndicka ballano. De Rossi rompe gli indugi, dentro Dybala. Il fantasista ha il trolley pronto per l'Arabia ma tutto può succedere. Davide Nicola risponde con Pavoletti, fuori Luvumbo. Debutta anche Adopo per Prati. Al 28' palla sulla barriera di Dybala su punizione. La traversa di Dovbyk, su cioccolatino di Dybala ammutolisce la Domus. Che si risveglia di rabbia: legno alto anche di Marin, con deviazione di Svilar. La Roma accelera su errore di Adopo, Dovbyk tira, Scuffet para, tap in di Pellegrini, in off side. Sempre 0-0. Ecco Lapadula per Piccoli. Al 90' El Sharawy e Abraham sono la risposta ospite. Ci prova Pavoletti, destro strozzato, fuori. Marinelli fischia dopo quattro minuti di extratime. Risultato giusto. Un punto che non guasta dalla prima delle quattro gare in casa su cinque.

Notarelle

Sarà un dettaglio che sette undicesimi della formazione che ha sfidato la Roma sono gli stessi che sono arrivati quinti in serie B. Per poi trovare, grazie a Claudio Ranieri, oramai ignobilmente sepolto da chi ha anche solo paura di doverlo ricordare, i play off e la risalita in A.

Il coach rossoblù al debutto in campionato: "Penso alla consapevolezza di coinvolgere la nostra gente. La rosa? Non siamo completissimi"

Mario Frongia

L'ha colpito l'accoglienza della Domus: "Dopo la Carrarese in Coppa si può parlare solo della nostra voglia di giocare in casa, sensazione piacevolissima. Ci siamo resi conto dell'aiuto che ci possono dare.i tifosi. A noi spetta coinvolgerli". Davide Nicola si appresta a staccare il primo ticket alla guida del Cagliari. Contro la Roma. "Troviamo una squadra forte e capace di prendersi gli spazi, ripartire, con grandi individualità. Dybala? Mi aspetto che giochi ma non dobbiamo pensarci. Il nostro compito è di mettere in pratica quel che abbiamo fatto sinora. Dobbiamo alzare l'asticella da subito: si deve stare sul pezzo con un'identità forte e la giusta  personalità. Per noi sarrà un match performante per capire chi siamo: servirà coraggio e umiltà, più un'applicazione maniacale". L'allenatore battezzato mister salvezza ("No, non mi arrabbio. Ma andate a vedere anche il resto che ho fatto") ripassa dai suoi: "Sono out Viola, Zortea, Jankto e Mina, squalificato. L'organico? Mi concentro su chi ho a disposizione. Con il direttore siamo in sincrono, abbiamo le idee e vorrei comunque che questo mercato finisse subito. Siamo completi ma non completissimi". Nicola non spreca parole. I concetti sono nitidi, anche su qualità e interpreti: "I centrocampisti si stanno impegnando molto. Marin l'ho avuto a Empoli, non è una sorpresa, lo stimo. Prati sta lavorando sul non possesso. Deve migliorare nei tempi e nello spazio. Ma è un 2003. Makoumbou e Adopo si allenano, Deiola, ha altre caratteristiche". Un dire e non dire comprensibile. I tifosi attendono sviluppi. Ma intanto, dopo la Carrerese, fanno il bis: alla Domus ci sarà il sold out o poco meno.

Capitan futuro, modulo e singoli. "L'amicizia con Daniele De Rossi? Spero non si arrabbi se dico che lo apprezzo e stimo, come allenatore e persona. Ripeto, la Roma è abile a interpretare gli spazi, ti mettono in difficoltà nella lettura. Questa partita ci aiuta a crescere, a stare sempre attenti, a relazionarti con i compagni". Il filo conduce a due pedine chiave."Luperto lo conosco, abbiamo una comunicazione immediata che cresce anche con altri. Luvumbo mi piace per come interpreta il ruolo, sa variare e ha una parte istintiva che deve conservare e intergare nello sviluppo del nostro gioco. Deve saper giocare con i compagni, tra istinto e interpretazione. Palomino? Può giocare a sinistr e a destra. Ha giocato a gennaio l'ultima partita, ma si è allenato fino ad aprile, è un professionista esemplare. Sarà in panchina con noi. Mentre Mina prosegue la sua preparazione".

Mercato e competitività. Davide Nicola ammette di essere un romantico ("La scomparsa dei raccattapalle un po'mi spiace") e torna sull'immediato futuro: "La Roma è un altro step per migliorare e sudare la maglia. Dobbiamo rafforzare la direzione verso la crescita. Cagliari competitivo? Tutto parte dalla testa e dalla conoscenza di quel che vuoi fare. Poi, si deve stare attenti. Piccoli? Può fare prima e seconda punta, dieci metri più largo non cambiano la nostra testa. Useremo anche le due punte, il trequartista e il doppio trequartista". Si torna sulla Roma. Davide Nicola taglia corto: "Dobbiamo giocare da Cagliari, essere organizzati e feroci, leggere le altezze di campo, capire che si muovono in velocità con giocate importanti. Sapete quando si è competitivi al di là dei singoli? Quando si ha equilibrio nelle due fasi. Solo così ti giochi le tue chance. Io voglio attaccare sempre con cinque o sei giocatori. La Roma sa ribaltare ma noi ci saremo Poi, si valuta. Intanto, si parte con i sette ottavi dei titolari che vengono dalla salvezza alla penultima giornata, diciotto sconfitte, ventitré turni tra le ultime tre in classifica, difesa e attacco tra le peggiori cinque. E non c'è sir Claudio Ranieri. Ci sarà da soffrire. 

Venerdì, 16 Agosto 2024 10:17

Rombo di tuono, icona e memoria

“Si muove la città” con Giorgio Porrà, Massimiliano Medda, Nicola Riva e Giuseppe Tomasini. Storie, calcio, passione, sana umanità. “Nel nostro cielo un Rombo di tuono”, applausi al Bastione per il film di Riccardo Milani

Mario Frongia

Il sarto di Siliqua che “veste” il Cagliari del secondo posto e dello scudetto. Il fratello di Niccolai, uomo-cannone al circo in Germania. La polenta friulana cucinata il giovedì sera dalla moglie di Cera agli scapoli. Il gommista di fiducia del gruppo rossoblù in viale Ciusa. Storie. Tra luoghi e persone. Ambizioni e rincorse. Riscatto e sollievo. Rughe e sorrisi, spesso sofferti. Brandelli e dettagli di una città e dei suoi eroi-non eroi. Quelli della porta accanto, si dice. Che trovavi al ristorante, in spiaggia, per le viuzze del centro. E magari hanno vinto il campionato. Nel 1970, più o meno come diventare presidenti degli Stati Uniti partendo da Escalaplano o Dolianova. Una storia che ne abbraccia tante. Il calcio, i tifosi, le anti-simpatie. Le criticità e il carro che vince, sempre al completo. Con la complicità di un giornalismo che oggi soffre e fatica a sopravvivere. Anche per demeriti propri, sempre tesi a non infastidire, a non chiedere, a non approfondire. Un mestiere che sa di polvere, di accantonamento, di perdita di valori e comportamenti, di convenienze, schiene chine. “C’è sempre qualcuno di noi che si mette in ginocchio ancora prima che il padrone di turno glielo chieda” diceva sornione Enzo Biagi. Per fortuna, in molti non mollano. E anche Biagi avrebbe applaudito il docu-film di Riccardo Milani.

“Nel nostro cielo”. La pellicola è un ottimo spunto per rimettere in fila una serata che gronda di umido. Tra i gamberoni di un pranzo infinito, le code per Santa Margherita e Villasimius. Il tutto, in un luogo catartico come il Bastione di Saint Remy. I tanti cagliaritani, con una vagonata di turisti multilingue, che spezzano, o sperano di farlo, l’incantesimo del Ferragosto afoso. Un film, dunque. Che non poteva che aprirsi con il Poetto e la Sella del diavolo. Gigi Riva e la sua passeggiata. In poltrona, nel tinello di casa. Con la sua “ombrosa anomalia” come la battezza con il tocco dell’artista, Giorgio Porrà. Le volute di fumo, quel mezzo sorriso tra timidezza e una rabbia che scollina un’infanzia complicata. Da quell’essere testone e sincero, diretto e senza mezze misure: pezzi di un puzzle che con la paranza del pallone attuale hanno poco a che fare. Il castello di carte che poggia i propri interessi tra business smaccato, poteri diretti e indiretti, incompetenza. Un mix che comunque sia, non scoraggia il fanatismo dei supporter. Ma non si sa per quanto. Intanto, Beppe Tomasini, pungolato da Massimiliano Medda, dipinge una squadra e un periodo che regala tuttora emozioni. Il libero dello scudetto e l’attore-front man dei Lapola intrecciano pensieri e ricordi. “Vivevamo nella foresteria, prima in via Aosta poi in via Sanna Randaccio, chiudeva alle dieci. Scopigno passava e vedeva chi c’era. Così a pranzo e a cena. Alle sette di sera si mangiava al Corallo. Gigi? Un ragazzo normale, come tutti noi. Sì, c’era il sarto ma mettevamo jeans, camicia e pullover”. Sul "filosofo", Tomasini va giù dritto: "Sapeva prenderci, prima c'era l'uomo, poi il calciatore".

L’addio del condottiero. I rossoblù con i Quattro mori sul petto. Tutto meno che rampanti e vanitosi. Eppure, nel 1969-70 hanno portato la Sardegna (“Per la prima volta unita per davvero all’Italia” come ha scritto Gianni Brera) nel resto del mondo. “Papà ci ha lasciato un’eredità pazzesca. Determinazione, sincerità, fiducia. Noi figli per primi - rimarca Nicola Riva - non dovevamo tradirla”. Giorgio Porrà ripassa dal via. Rombo di tuono se ne è andato una manciata di mesi fa in un letto dell’ospedale Brotzu. Sono le 19.50 del 22 gennaio. È un lunedì. Su Cagliari piove. “Niente mascelle serrate, voglio ricordarlo vestito di leggerezza come dopo la vittoria sul Bari che è valsa lo scudetto matematico” intreccia il volto iconico di Sky sport. “Era felice così come le eravamo noi: vincendo il titolo abbiamo reso contenta un’intera regione, dandole quel che meritava” ammette Tomasini. “Ancora adesso incontro tante persone che mi dicono: incontravo tuo padre ma non ho mai avuto il coraggio di chiedergli qualcosa” aggiunge Nicola Riva. “Trovarlo per strada, dalle parti di via Pola o da Giacomo, il suo ristorante-rifugio, era una sorta di apparizione messianica” tratteggia Porrà. Che aggiunge: “Se ne è andato da condottiero. È scomparso un capo popolo, un vuoto enorme che ha creato un profondo disorientamento”. Il film di Milani scorre leggero e pesante al tempo stesso. Il collegio, una famiglia che soffre, l’arrivo in Sardegna. Andrea Arrica, il manager della svolta. La Nazionale, quell’essere sempre “vertical”, come dettava Gianni Mura su Gazzetta prima e Repubblica poi. L’adozione, la sardità con le similitudini, a partire dalla poca loquacità. Ci sono i latitanti che, su richiesta di Riva ai carabinieri, vogliono vedere la partita all’Amsicora: “Un’ora in più prima di andare a Buoncammino non fa poi una grande differenza” dirà ai militari il numero 11 più forte di sempre. E se la frase è romanzata, pazienza. La pellicola, con la canzone di Piero Marras che scuce i cuori, i gol, le scorribande nei paesini dell’interno con la Dino Ferrari: “Una cosa è certa, non metterò mai più piede in una macchina che sia guidata da Riva!” racconta tuttora Roberto Boninsegna. L'amore per le nipoti, figlie di Nicola e Mauro. "Il mio corteggiamento è stato continuo. Poi, è nata un'amicizia di cui vado fierissimo. L'aneddoto? All'ultima ripresa a casa di Gigi - ripete spesso Riccardo Milani - siamo andati via, una troupe di quasi trenta persone, e ci siamo dimenticati il ciak in legno su una poltrona. Ho chiamato Nicola. "Papà, vuole tenerlo": è stato un gesto che non potrò scordare!" Al Bastione sono in centinaia. Tanti in piedi: “Ci dispiace, ma vedrete che la prossima volta metteremo sedie a sufficienza” spiega Massimiliano Medda. Maria Francesca Chiappe, neo assessora comunale alla Cultura, annuisce. Portano un saluto il direttore generale e sportivo del Cagliari, Stefano Melis e Nereo Bonato. Il filo è verde. E annoda anche la dedica di Marta Maggetti, oro fantastico alle Olimpiadi: “Gigi Riva era umile e timido come sono io”. Tombola. La piazza applaude. Anziani, famigliole, ragazze e bambini che sanno di Rombo di tuono solo per averne sentito parlare dai genitori e dagli zii. Avere memoria è capitale immenso. Il sarto, il gommista, la polenta. Nulla va sprecato. Se poi si scomoda dignità, fierezza, faccia e tempra utile a difendersi da imbonitori del pallone che si ergono a presunti salvatori della patria, meglio ancora. La magia prosegue. Grazie ancora, Gigi.

Lunedì, 12 Agosto 2024 23:10

Cagliari, 3-1 e avanti in Coppa Italia

Due reti nel primo tempo, con una manovra acerba, contro la Carrarese neo promossa in B. Ospiti rodati ma assenti in attacco. I rossoblù trovano la vincente di Cremonese-Bari

Mario Frongia

Ci sarà una tra Cremonese e Bari il 25 settembre. Poi, a dicembre, chi vince trova la Juve in due match. Il Cagliari batte la Carrarese 3-1 (Piccoli, Pavoletti e Marin, Panico per gli ospiti) e approda ai sedicesimi della coppa Italia. Indicazioni da prendere con cautela per Davide Nicola: i toscani da neopromossi in B hanno messo a nudo criticità di vecchia data. E domenica arriva la Roma. Il mercato chiude il 30 agosto. Con Palomino e, magari, Gaetano, è un passo avanti. Ma, per non soffrire come è capitato negli ultimi dieci anni, eccezioni con Rastelli e Maran, servirebbero ben altri investimenti. E Nicola lo sa.

La vecchia guardia. Più il rientrante Marin e i nuovi Luperto e Piccoli. Davide Nicola riparte da Su Connottu. E prima o poi qualcuno gli spiegherà cosa significa. Alla Domus, per i trentaduesimi di Coppa italia, per un test da dentro o fuori che a sei giorni dalla Roma vale molto più di quel che si può sbrigativamente pensare. Il tecnico che marcia a pane e grinta, mette i due capitani, Pavoletti e Deiola con freccia Luvumbo a innescare.

Rosa da rinforzare dietro, in mezzo e avanti. Con Zortea out, Viola e Mina, da ricondizionare - per il debutto con la formazione di De Rossi il colombiano è squalificato -, in panca gli acquisti Adopo e Felici. Più Lapadula, andrà al Pisa?, Prati, Obert, Jankto e Pereiro. Dunque, Cagliari tutto da scoprire. Contro una formazione neopromossa in B, ovvero due categorie di differenza. Che parte meglio, palla a terra, due tocchi, verticalizzazioni. Il Cagliari? Il tridente tiene in apprensione i toscani, Piccoli impegna di testa Bleve, ma il gioco è fermo per fallo di Pavoletti. Ci prova anche Cerri, Scuffet devia, ma era in off side. Nicola urla, la squadra pare ingessata, poco reattiva. Ci sta. Ma è quel che emerge nel primo quarto d'ora. Il primo squillo è di Luvumbo, piattone a lato. Schiavi, Panico e Zanon duettano a memoria, Marin e Deiola inseguono. Errori in manovra da entrambe le parti. Cicconi è duro su Luvumbo. Purtroppo, si rivedono i lanci lunghi, con Luperto e Wieteska. Il giro palla è lento e prevedibile, i controlli deficitari. Tanto che è dura capire chi delle due gioca in A. I 32 gradi e un'afa assurda complicano la gara. Su cross Pavoletti tenta lo "scorpione", palla alta. La Carrarese, da applausi per aver omaggiato ieri Gigi Riva con la sciarpa ufficiale al monumentale di Bonaria, muove bene la palla, sale e si abbassa in sincrono. Antonio Calabro ha oliato bene i suoi. Che tengono il pallino ma mancano nella rifinitura e il tiro. Marin e Luvumbo mettono un filo di qualità. Ma non basta. Pezzuto di Lecce ammonisce per gioco falloso Deiola. A 32' segna Piccoli. Sinistro a beffare Bleve non perfetto, su palla di Luperto:1-0. Ma gli ospiti lamentano un fallo dell'ex Sassuolo. Il Cagliari prova a conquistare campo ma la manovra è ancora acerba. Al 40', gol di Pavoletti che devia una girata  di Piccoli su punizione di Marin. Il 2-0 dà fiducia ai rossoblù. I 15.870 accorsi alla Domus sono soddisfatti. Ma la serie A è altra cosa. E sarebberio necessari almeno tre innesti pronti e adatti al gioco e alla mentalità del tecnico.

Chi sbaglia paga. La seconda frazione la inaugura Augello, destro deviato in corner. Ci prova Deiola di testa, a lato. Nonostante il vantaggio il Cagliari non parte mai da dietro, aveva ragione Claudio Ranieri. Al 7' Coppolaro cicca il gol da due passi. Poi, Cagliari horror - dalla mediana a Scuffet lettura da torneo amatori - e la Carrarese accorcia con Panico. Davide Nicola richiama Deiola per Adopo, Pavoletti per Lapadula. I toscani affondano veloci ma sono leziosi e sprecano molte palle in superiorità numerica. Marin e soci? Affaticati. Sintomi per nulla entusiasmanti in vista del campionato. Esce Piccoli per Prati. Riecco Marin, girata e Bleve che si esalta. La gara è un'altalena. Su corner proprio Prati, dopo un batti e ribatti, firma il 3-1, certificato dopo diversi minuti per un possibile fuorigioco. Al cooling break Nicola striglia la squadra. Anche la squadra di Calabro mostra cenni di cedimento e paga lo scotto del neofita: impreciso quando serve cinismo per punire l'errore altrui. Entra Capello, ex Cagliari nel 2014-15. Spazio per Kingstone e Obert, fuori Luperto e Luvumbo. Pezzuto indica sei minuti di recupero. In Coppa si va avanti.

Domenica, 11 Agosto 2024 22:34

Davide Nicola, ciack si gira!

Il Cagliari debutta domani in casa per la Coppa Italia. "Carrarese squadra che si è costruita nel tempo, ben organizzata. Noi dobbiamo mostrare entusiasmo e organizzazione per passare il turno" le parole del tecnico

Mario Frongia 

Davide Nicola e l'eredità pesantissima lasciata da Claudio Ranieri. Il tecnico debutta in casa con la Carrarese, vittoriosa sul Catania ("Si sono meritati quel che hanno conquistato!") per i trentaduesimi di Coppa Italia. Curiosità a quintali per capire la filosofia di gioco, i nuovi (ma Zortea non sarà della partita: botta a una spalla, out Viola e Mina), la risposta del collettivo e la spinta degli oltre tredicimila abbonati. Insomma, primo esame che vale i 3 punti. Meglio, il passaggio del turno (25 settembre contro la vincente di Cremonese-Bari) e agli ottavi nientemeno che la Juve nel doppio turno. In sostanza, quello di domani, lunedì 12 agosto a un mese dall'avvio della preparazione, fischio d'avvio alle 21.15, è un primo piccolo grande test.

 

Acquisti e cessioni: occorrono rinforzi. Il Cagliari che perde Nandez, Dossena e Sulemana, non ha riscattato Gaetano, ha dato l'addio a Petagna e Shomurodov, ha detto addio a Radunovic, Delpupo e Kourfalidis, si è ritrovato Marin (per Nicola da confermare), Pereiro e ha però il bilico la permanenza di Scuffet, Mina, lo stesso Marin e Lapadula. Davide Nicola sul tema taglia corto: "In pregara non parlo mai di mercato. Lo faccio nei post partita ma a sessioni già concluse, in genere lo trovo estremamente antipatico. I ragazzi sanno che dal venerdì per me inizia la preparazione alla partita, se parlassi di mercato sarei incoerente. Ne parleremo”. Emozionato per il debutto alla Domus ("Vivo di emozioni. Aumenta la convinzione in noi stessi. Adesso sono curiosità"), valuta la rosa: "Azzi, Felici e altri possono giocare al posto di Zortea". Il messaggio è nitido: "Voglio valutare coraggio, organizzazione ed entusiasmo. Dobbiamo superare il turno, non possiamo essere perfetti. Ragioniamo di squadra, gli errori arriveranno, ma non dovremo avere paura". Traduzione: la rosa va rinforzata.

 

La Coppa e gli avversari. “Mi aspetto una gara super combattuta, vale per tutte le squadre. C’è una grande motivazione, la Carrarese ha già affrontato un turno di Coppa Italia contro il Catania, squadra blasonata e strutture. Ha identità di gioco, gioca per attaccare, ha meritato quel che ha conquistato" dice Davide Nicola. Che accelera: "Cercheremo di esprimere noi stessi in entrambe le fasi”. Sui singoli si parte da Felici: “Ha le caratteristiche tecniche per il 3-5-2. La società ha investito su di lui per dargli una collocazione decisiva: è un esterno che può fare benissimo, può giocare sottopunta o esterno nella mediana a quattro". Con i nuovi in campo Luperto e Piccoli. Il tecnico rossoblù apprezza il calore dei tifosi ("Metto responsabilità in quello che faccio!") e sulla forma spiega: “Nella programmazione dei carichi di lavoro siamo in linea. Mina? Dovrà fare un bel po’ di lavoro, lo stimiamo per la personalità, ha caratteristiche uniche". La sintesi? Il Cagliari di Nicola deve passare i turno. Ma servono almeno tre innesti dietro, in mezzo e in attacco. La solita punta da doppia cifra dovrebbe essere la prima risposta. Ma le incertezze societarie nell'investire su profili pronti per la A, permangono.

Undici Olimpiadi, un'infinità di Mondiali e sfide narrate in carriera. Tra campioni, luoghi, valori. Inviata di Repubblica, penna di straordinaria bellezza al servizio del lettore. Appunti sparsi da Parigi. Con un saluto alla Sardegna e il ricordo di Gigi Riva

Mario Frongia

“Il bagno nella Senna? Appena lo fa Macron mi tuffo”. Emanuela Audisio a Parigi prende per mano i Cinque cerchi per l’undicesima volta. Sport, ma non solo. Mondi diversi, guerre, successi e tregue, record e diritti calpestati, tecnologia. “Sì, 40 anni e undici città, da Los Angeles ‘84, la prima sostenuta dai privati e senza i russi come a Parigi. Poi, Seul, Barcellona, Atlanta, Sydney, Atene, Pechino, Londra, Rio de Janeiro e Tokyo”. Inviata di Repubblica, scrittrice, un’infinità di premi - “Vazques Montalbàn”, “Estra-Ussi”, “Enzo Tortora”, “Gianni Brera”, “Sport media Pearl award”, “Ilaria Alpi” - autrice dei libri “Bambini infiniti”, “ Il ventre di Maradona”, “Tutti i cerchi del mondo”, “W Maria Montessori”, dei documentari “Mennea segreto”, “Heysel la notte del calcio” , “Le streghe della notte”, “Pasolini, maestro corsaro”, “La casa sul lungofiume”, “Il Giudice dei Giusti” e “Da Clay ad Ali, la metamorfosi”, è originaria di Roma ma da anni a Senigallia. Cittadina del mondo. Forma e merito del buon giornalismo. Sempre dritta al punto, sintassi che inchioda, notizie che si inseguono, chiare e senza tentennamenti. Al centro, attività sportive, immerse nel sociale, ma anche cronaca, politica, business. “Montreal ’76 ha lasciato ai cittadini debiti per 20 anni. Al presidente del Comitato, Peter Ueberroth, avvelenarono i cani. Eppure, gli impianti erano precari, i bus quelli gialli delle scuole e dei fumetti di Charlie Brown. Il ricordo? Nawal El Moutawakel vince i 400 ostacoli, prima donna islamica a cogliere una medaglia e primo oro del Marocco, e siamo andati al traguardo. Ha pianto di felicità sulla mia spalla”.

A Los Angeles la musica è cambiata?

“Sì e no. Per capirci, si andava all’alba a inviare i pezzi per fax. Incontravi Muhammad Alì, senza scorta. E Rafer Johnson, ultimo tedoforo, campione del decathlon a Roma ’60: il 5 e il 6 giugno ’68, Bob Kennedy viene assassinato all’hotel Ambassador, Rafer disarma Sirhan Sirhan. Los Angeles di sera era deserta. Il collega Gianni Mura va al ristorante Rex, quello di Richard Gere che porta Julia Roberts in “Pretty Woman” a mangiare lumache. Si entra solo con giacca e cravatta. Non è più ripassato.

Poi, c’è stata la Corea.

A Seul gli studenti protestano per la democrazia. Il villaggio dei media è circondato da filo spinato, non potevi avere visite. Ben Johnson vince i 100 in 9”79, record del mondo. È la finale più drogata di sempre, sei su otto.

E i campioni dove sono?

A Sidney una sedicenne arriva seconda e mette il broncio. È Federica Pellegrini, diventerà la Divina. A Pechino ammiriamo il giamaicano Usain Bolt. A Londra applausi per il sudafricano Oscar Pistorius: biamputato, corre il giro di pista con protesi in carbonio dopo una lotta in tribunale.

Quindi, Atlanta, Rio, prima volta del Sudamerica, e Tokyo 2020 che si tiene l’anno dopo causa Covid.

Il Giappone non ci vuole, siamo untori. Controlli, tamponi, mascherina e guai a tossire. Brilla Tamberi e la staffetta con Jacobs e Tortu.

Ed eccoci in Francia. Sensazioni?

Alle Olimpiadi non ci si abitua. Parigi è un progetto ambizioso, lo sport esce dallo stadio per fondersi nella storia. Ma non può diventare l’Onu e sarebbe meglio se fosse al centro di tutto. Poi, mi preoccupa la comunicazione basata solo su app, login, Telegram. Devi stare attaccato al telefono. Spesso, la tecnologia toppa.

Passo indietro. Gli atleti che non si scordano?

Facile dire Mennea, meno Walter Bonatti, alpinista che ha messo il tricolore sul K2. Nadia Comaneci, quella del 10 nella ginnastica, l’ho rivista a Rio. Donna speciale.

Gente che ha vinto. E i tanti che perdono?

L’ha detto Mandela, o vinco o imparo. 

Giornalista. Come, con chi e perché?

Per crescere devi metterti sul ciglio della strada e vedere chi e come si pedala. Devo tanto a Mario Fossati, Mario Sconcerti e Gianni Mura, che racconto per Sky in “Mura-Am(o)ur. Le cartoline sentimentali di un grande giornalista". Gianni aveva il vostro sangue. Come ha testimoniato un altro grande collega sardo, Giorgio Porrà.

Nata nella culla di Barbapapà: qual è il ricordo di Eugenio Scalfari?

Un gigante. Una volta mi ha spedito in Amazzonia. Viaggio da incubo nella foresta, su un aereo grande quanto un’utilitaria, afa assurda e zanzare enormi. Mi chiamano al telefono. Il tuo direttore, dall’Italia. Mi dice che nell’Artico c’è la Banca dei semi, cassaforte nata per custodire varietà biologiche. Ci vado. Diciotto ore e non so più quanti fusi. Arrivo, mi danno un fucile: gli orsi qui non scherzano, spiegano seri. Lo sportello dopo firmo un modulo dove indico a chi mandare i miei resti.

Di calcio non ne parliamo?

Certo. Quando ho detto che Pelè era il futuro, abile pianificatore di sport, carriera e successi, con Messi, Mbappé e Ronaldo suoi cloni, qualcuno ha storto il naso. Ma il calcio di O’Rey ha segnato la storia.

Stiamo ai grandi. Quest’anno se ne è andato Gigi Riva.

Cuore tenero, viso da gladiatore. Gigi era forza e coraggio, sensibile, soffriva. Lo ricordo a Settebagni, dove L’Italia era in ritiro. Il giornale mi manda a intervistare Vialli, appuntamento alle 14.30. Aspetto. Alle 15 passa Riva, mi saluta. Chiede che ci faccio. Glielo dico. Torna indietro, un attimo ed ecco Gianluca, in imbarazzo. Gigi, un altro gigante di un mondo dai valori appannati.   

Emanuela, ha un messaggio per le donne?

Viviamo in un mondo di uomini e spesso sono loro a sceglierci. Non siano invisibili e non dobbiamo stare dietro. Dico alle colleghe: se andate a un evento chiedete chi c’è. Se siete la sola donna protestate e non andateci.

Chiudiamo con la Sardegna?

Terra magica. L’altra estate sono stata dalle parti di Villasimius. A Torre delle stelle ho incontrato persone meravigliose. Tornerò  molto presto. Adesso, vediamo se dopo la sindaca Hidalgo, Macron fa il bagno nella Senna.   

Domani e dopo, al piazzale del Lazzaretto tonnellate di pesce fresco, tra grigliate e frittura, pane, vino e musica. Il messaggio d’orgoglio del borgo storico alla città: “Ci siamo anche noi”. Le attenzioni dell'amministrazione comunale

Mario Frongia

Il mare, le tradizioni, la dignità. La sagra del pesce del quartiere sant’Elia compie quattordici anni e guarda lontano. Domani e dopo, dalle 19 in poi, in piazzale del Lazzaretto, il borgo mette sul tavolo un’identità preziosa. I pescatori e gli artigiani, la cifra di un quartiere pittoresco e caratteristico. Sì, l’effetto “cartolina” conquista. Abitudini, aromi e umori sono precisi. Ma la quotidianità racconta di un mix con ancora troppe fragilità e dimenticanze. “Siamo vicini alla manifestazione. Ogni anno migliaia di persone partecipano alla festa e nel corso della due giorni la città va a Sant'Elia con notevoli ricadute sociali su un quartiere al quale quest'amministrazione intende prestare sempre più attenzione". Maria Francesca Chiappe, neo assessore alla Cultura della giunta Zedda, non cerca scorciatoie. Le parole sono pesate e meditate. Frutto di una visione, rilanciata anche in campagna elettorale, che ha l’obbligo di non lasciare nessuno dietro. Ma deve saper valorizzare una delle aree più suggestive del capoluogo regionale. Politica, dunque. Con aspettative da rispettare, specie su un tema delicato. Quello delle attenzioni alle sofferenze e ai disagi dei residenti. Un impegno da soddisfare per una municipalità che ha ben chiare incombenze e priorità. Dunque, sagra sia. Con un menu dirompente, come non ci fosse un domani: poco meno di due tonnellate di pesce, muggini, spigole e orate. Una grigliata da acquolina che prevede anche altri 1.800 chili di calamari, occhioni e gamberetti destinati all’olio bollente. Il pane? Duemila chili, un migliaio di  anguria per chiudere. Si brinda con 800 litri di vermentino di Sardegna, griffato cantine di Monserrato. Cin cin,

Valori, spirito di squadra, condivisione. “Puntiamo come sempre a valorizzare il quartiere, in un piazzale che per la sua bellezza, di fronte al mare, ti fa innamorare”. Andrea Loi e Billo Vistosu sono anima e cuore dell’organizzazione battezzata Sagra del pesce sant’Elia. Il team conta di bissare e superare le ventimila presenze registrate l’anno scorso. “Siamo certi di dare un’opportunità anche ai turisti. Da noi si passa un weekend diverso, si gusta buon pesce, panini speciali e si ascolta musica dal vivo” aggiungono Loi e Vistosu, tra gli autori nel 2008 della rinascita dell’appuntamento che i residenti dedicavano al santo patrono. “La sagra - spiega l'assessore allo Sviluppo economico e settori produttivi, Carlo Serra - è un momento di forte richiamo turistico e culturale durante il quale Cagliari si avvicina al quartiere: quando una manifestazione va avanti per quattordici anni vuol dire che è entrata nella tradizione cittadina”. Insomma, la macchina è ben rodata. E da due settimane ha aumentato i giri. Con oltre cento volontari, gli organizzatori stanno curando in queste ore gli ultimi dettagli. Ma il conto alla rovescia riguarda l’intero borgo. Fierezza, laboriosità e inclusione reggono una sana determinazione che conduce al non mollare mai. A Sant’Elia mostrano attaccamento e ospitalità, per la sagra e tutti i giorni. Elementi indispensabili per promuovere le eccellenze del rione. Cittadini che non chiedono privilegi o corsie preferenziali. Ma solo la giusta, dovuta e continua considerazione.

I partecipanti alla fine del percorso innovativo, basato su metodiche avanzate dell’accoglienza alberghiera di alto profilo, trovano impiego appena sostenuta la tesi. Iscrizioni aperte per il corso del 2025. Un pezzo di pregio della Sardegna al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite

Mario Frongia

L’Hotel business school del Forte Village chiama a raccolta le nuove generazioni. Ragazze e ragazzi ambiziosi, ricchi di talento, propositivi e pronti a mettersi in gioco per entrare nel mondo del turismo internazionale a cinque stelle. Da ieri sono aperte le iscrizioni per la nuova edizione del master in Five stars hotel management che si tiene all’Hotel Business School del resort pluripremiato di Santa Margherita di Pula. Nato nel 2008 in collaborazione con la Luiss business school, il percorso formativo all’avanguardia ha messo tutti in fila: non solo si è riconfermato al 1° posto assoluto in Italia, ma anche nella rigorosa classifica Eduniversal, sorta di termometro del settore nei cinque continenti, ha colto il quinto posto. Ovvero, una pagella che conferma su scala continentale un elevato indicatore di eccellenza accademica e formativa.

Metodiche, tempi, opportunità nella Luxury hospitability. A febbraio dell’anno prossimo semaforo verde per il percorso formativo completo e innovativo. Allieve e allievi seguono una fase d'aula di cinque mesi. A seguire, altri cinque mesi di stage in strutture alberghiere di prestigio nazionali e internazionali. Le lezioni in lingua inglese coprono vari aspetti fondamentali per intraprendere una carriera nel settore della Luxury hospitality. Tra i moduli in calendario, molti dei quali prevedono il rilascio di una certificazione spendibile nel mondo del lavoro, si dibatte di General management, da Company organization a Strategic control fino a Business planning. Nel master si studia anche l’Hospitality management. Tra i capitoli chiave, Foo&beverage, Room division, Digital marketing and artificial intelligence, Spa, Human resources e Sustainability. Un puzzle perfetto per i futuri direttori d’albergo made in Sardinia.

Il Forte alle Nazioni Unite su ecosostenibilità e politiche ambientali. L’amministratore delegato del Forte, Lorenzo Giannuzzi, accompagnato negli States dal Resident manager, Magno Cristiani, ha colto un altro prestigioso traguardo: nei mesi scorsi il dirigente ha narrato alle Nazioni Unite il percorso su riciclo di acque piovane e reflue, uso di energie alternative, impiego di mezzi elettrici, riciclo, educazione e gestione improntata alla cura del verde e dell’ambiente. Giardino e pineta su 45 ettari, oltre duemila varietà di piante, un orto biologico a disposizione degli chef, da vent’anni al resort si corre verso il futuro. La lectio, tenuta da Giannuzzi al Palazzo di vetro di New York, di fronte a mille esperti e imprenditori del comparto turistico, ha evidenziato i passi da gigante della struttura al km 39,6 della statale 195. Il manager ha rivoluzionato la filosofia del resort di Santa Margherita, ha colto applausi e una sequela di riconoscimenti internazionali. E a New York ha svolto al meglio e con efficacia il ruolo di ambasciatore della Sardegna nella élite del turismo di alta qualità dei cinque continenti. Un’altra buona ragione per costruire la propria professionalità in una culla di successi e affermazioni.

Dalla Luiss alla Cornell University. Strategie e tecniche legate ad accoglienza e standard di qualità: il timone di un hotel, di un ristorante o di un centro benessere, richiede competenze ed esperienze sempre più sofisticate. L’Hotel business school prevede attività didattiche innovative come i Business game, proposti in collaborazione con una prestigiosa università americana, la Cornell. Percorsi che offrono un'esperienza pratica unica nella gestione alberghiera. I partecipanti prendono parte al modulo tenuto da esperti della International butler academy, la massima istituzione al mondo specializzata nella formazione di maggiordomi professionisti. Previste anche attività di Team building come l’Orienteering all’aperto e il corso Sicurezza nei luoghi di lavoro. “Il master - spiega il dottor Giannuzzi - garantisce un placement lavorativo del cento per cento. Tra i nostri punti di forza e di partenza per la costruzione di un solido network professionale grazie alle docenze di esperti qualificati”. Iscritte e iscritti potranno beneficiare della Formula on Campus che include vitto e alloggio al Forte Village con l'accesso a varie attività ricreative, quali tennis, bowling, go-kart. Per prendere parte alla selezione, occorre laurea di primo livello o diploma (con esperienza in Hotel), buona conoscenza dell’inglese, padronanza di Microsoft office. Informazioni sul Master su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e 070.9218097 - 338.6001266.

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