Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Cagliari, tre punti d'oro
Quarto risultato utile di file e seconda vittoria consecutiva: Con il 4-2 sulla Salernitana Ranieri blinda un pezzo importante di salvezza. E domenica trasferta a Monza
Mario Frongia
Partita chiusa. Con cuore, testa e determinazione, meno un quarto d'ora thriller nella ripresa. Il Cagliari si prende i 3 punti e inchioda la Salernitana dell'ex Fabio Liverani. Dopo i pari di Udine e con il Napoli e la vittoria di Empoli arriva il poker con i campani. In un mese che con gli scontri diretti vale metà stagione. Il 4-2 vale un'enormità in ottica salvezza. Claudio Ranieri ha avuto ancora una volta ragione. Gli ospiti sono separati dalla B solo dalla matematica. I rossoblù sono padroni del loro destino, fin da domenica a Monza. A seguire, il Verona alla Domus.
La cronaca. Due traversoni nei primi 10'? Sono della Salernitana e non dei padroni di casa. Ma gli ospiti non sono ultimi per caso e non creano problemi a Scuffet. Al 10' ecco Lapadula: rinvio di Zappa, rete con doppio dribbling del numero 9. L'1-0 è con suspense: prima Fourneau annulla per off side poi convalida grazie al Var. Per l'attaccante peruviano alla Domus c'è anche una troupe da Lima. Il match va in discesa ma il gioco latita: il lancio lungo da Mina e Dossena è la norma. La Salernitana annaspa, il Cagliari accelera. Jankto spara a lato ma era in offside. Su corner, Mina incorna, alto di poco. La palla sta poco a terra, partita da serie B. Ma, d'altronde, tra terzultima e penultima, se non si vuol dare la colpa al maestrale o alle scie chimiche, c'è da aspettarsi poco altro. Anche perché i primi undici rossoblu dal via rivelano una strategia sparagnina: Lapadula unica punta, Gaetano appena dietro. Oristanio? In panca. E Prati? Giocano Deiola e Jankto che non brillano certo per qualità. Claudio Ranieri la prende larga: è in casa, deve vincere per forza, la Salernitana è ultima e alla canna del gas ma ci va cauto. Candreva e soci provano a ragionare. Ma i traversoni sono fuori misura. Poi, ci prova Tchaouna, Scuffet devia. Il Cagliari risponde con i cross di Zappa e Gaetano, le deviazioni sfumano. L'ex Liverani - che hanno costretto dentro un abito con cravatta! - urla. Il tecnico tiene la linea alta, Manolas e Fazio sono lenti ma la tattica regge. Risponde Kastanos di testa, Makoumbou intercetta. In contropiede Nandez serve Gaetano che batte Ochoa di destro, annullato. Al 40' l'ex Napoli controlla e firma il 2-0. La Domus salta per aria. Le risposte di Candreva e Weissman sono deboli. La Salernitana ha il 66 per cento di possesso palla, gioca 218 palloni, il Cagliari si ferma a 97. ma i campani, al momento, hanno un piede e mezzo in B.
Vittoria fondamentale. Fastidio muscolare per Gaetano, Ranieri inserisce Shomurodov. Liverani risponde con Pirola per Manolas. Il Cagliari parte bene, gli ospiti boccheggiano. Nandez è incontenibile anche se paga in esuberanza. Maggiore lo ferma la limite. Sulla punizione Zappa e Deiola ciccano la palla del 3-0. Che non sbaglia Shomurodov, fuga, tiro e tap in su parata precaria di Ochoa. La Salernitana risponde con una buona manovra, poi Maggiore, Scuffet blocca. Ma nulla può su Kastanos pescato nell'area piccola da Zanoli: 3-1. Un minuto e arriva il 3-2: angolo di Candreva e Maggiore insacca sul primo palo. Rossoblù molli e con la convinzione di avere i 3 punti in classifica. Brivido per i sedicimila della Domus. L'inerzia della gara è cambiata. I bianchi manovrano e tessono, non si capacitano di ritrovarsi di nuovo in corsa. E assediano l'area di casa. Esce Weissman per Simy, Liverani ha annusato aria di remuntada. Al 20' Sir Claudio intuisce il pericolo: dentro Viola, Azzi e Oristanio per Lapadula, Nandez e Jankto. Bradaric a sinistra e Coulibaly in mezzo crescono e tengono un ritmo che funziona. Liverani inserisce Sambia per Zanoli e Gomis per Coulibaly. Poi, ci pensa Fazio. Il centrale regala la palla a Shomurodov che in due tempi batte Ochoa: 4-2. Esce Augello, ammonito, per Wieteska. La gara si incattivisce. La Salernitana accusa il colpo. Azzi impegna Ochoa, Shomurodov viene rimpallato. La Salernitana chiude con il 71 per cento di possesso palla. Il Cagliari si prende la posta, vola a quota 26 e lascia, in attesa delle altre pericolanti, la zona calda.
Enduro, a Capoterra in gara i migliori
Domenica le tenute Cantine Nuraghe Antigori ospitano la Sardinian race. Specialisti esperti su bici supertecnologiche per un viaggio pregiato tra natura, territorio, sport e tessuto produttivo
Mario Frongia
Track, Slash, Canyon, Duotts, Cube, Merida. Ma anche Canyon, Santa Cruz, Ktm Lycan, StumpJumping e Wolfking. Potrebbero essere i sopranomi di una squadra di rugby o football americano. Solidi, tosti, capaci di resistere a qualsiasi sollecitazione. Invece parliamo di bici. Superevolute, in carbonio, leghe, gomma. Sospensioni e assi di alto profilo tecnologico. Ciclismo, dunque. Meglio, sempre due ruote, con sella, raggi e freni. Ma da Enduro. Borracce e tubolari sono roba da museo. Gli specialisti dello sterrato e delle colline, bardati come i portieri da hockey su ghiaccio o quasi, vanno su missili che sfiorano in discesa i cinquanta orari. Un motivo in più per rendere suggestiva e affascinante la quarta tappa regionale del Sardinian enduro race. Domenica, giornata da leoni o meno, l’appuntamento è alle 8 all’agriturismo Baccalamanza. Ma la sveglia in casa di quelli che saranno i circa sessanta partecipanti provenienti da mezza isola, sarà messa molto prima. “No, non si tratta di tensione. Ormai ci siamo abituati. Ma è meglio esserci con il giusto anticipo” spiega Sandrino Mazzei, appassionato in sella a un piccolo grande mostro che pesa poco più di quindici chili e costa sugli ottomila euro. Gli scenari? I tracciati, su zone rivisitate che meriterebbero una vetrina puntuale e costante, si snodano in agro di Capoterra. Per la precisione, con il festoso supporto dell’imprenditore Carlo Scano, le quattro tappe in programma avranno per cornice proprio le sue tenute. Ovvero, l’oasi delle Cantine Nuraghe Antigori. Tra storia, tradizione di famiglia e una visione che sposa scelte biologiche e vini di classe. Dunque, sport e territorio. Economie proficue, fertili e rivisitate, come quelle dei vitigni e dei vini di pregio.
La regione che piace e conquista. Una Sardegna sorprendente che, a una manciata di chilometri da Cagliari, inforca le due ruote, indossa l’abito e le emozioni della festa. Condivisa e avvicinante. Curata dall’associazione CapoTrail, con il supporto di Pedroni, Maxxis, Sardinia Encuro, Topeak, Campa Bros, Ethic sport, Grimaldi lines, la manifestazione è una sorta di festival che abbraccia emozioni forti e performance sportive. La gara precedente, tenutasi sui pendii del Monte Arci, è stata dominata da Davide Longu dell’Olbia racing team. A seguire, Gianluca Cara (Olbia), Alberto Olla (Crossbike Sinnai), Edoardo Torre (Ciclobottega Sassari) e Federico Mongittu (CapoTrail, Capoterra). Ed è probabile che il terzetto sia tra i protagonisti anche dell’evento che si apre tra 48 ore. Con la supervisione dei giudici e dei cronometristi della Federazione italiana ciclismo, la Sardinian enduro race mette le luci su un’attività che si sbaglia a definire di nicchia. “In Sardegna siamo in circa cinquecento e il numero lievita. Le gare si svolgono una volta al mese con la formula dei 40 chilometri in quattro tappe in cui si affrontano dislivelli che vanno sino ai milleduecento metri. La preparazione? Se non si esce almeno tre volte la settimana per due orette ciascuna, si fa fatica” aggiunge Sandrino Mazzei. Gli iscritti non temono la carta d’identità. Per dire, sugli strappi che fiancheggiano l’azienda di Carlo Scano si sfidano bikers dai diciassette ai sessant’anni. Insomma, gara aperta. In un contesto naturalistico dalle caratteristiche differenti che scomoda tenuta, coraggio, pro positività agonistica. Il settore, con bici in carbonio e alluminio che costano da millecinquecento ai diecimila euro, si gode Monte Arcosu, Le aree attorno al Parco scientifico e tecnologico, Poggio dei pini, Monte Arci, i Sette fratelli: “Gareggiare dalle parti di Burcei è particolarmente impegnativo. Lasci la macchina e ti trovi di fronte montagne impossibili da scalare. Così come è dura anche dalle parti della caserma di Funtana Bona, ad Orgosolo”.
Un movimento in crescita. Intanto, Campidano e Gallura, con Olbia che ospita il prossimo appuntamento ad aprile, paiono le zone con più specialisti. A Capoterra le regole per salire sul podio sono quelle solite: “Vince chi fa i tempi migliori nella percorrenza delle quattro tappe. Si tratta di prove speciali, piccoli percorsi lunghi dai mille ai milleottocento metri. La somma dei tempi totali premia chi ci mette di meno” rimarca Sandro Mazzei. La curiosità? Per arrivare da un percorso all’altro c’è un’ora di tolleranza. Chi la supera incorre in penalità. La scaletta prevede verifiche e conteggi di gara, pranzetto e premiazioni non necessariamente in quest’ordine. Comunque vada, e con un sospiro di speranza per le condizioni meteo che si annunciano virare al grigio, il party è servito. E saranno applaudi per CapoTrail con gli infaticabili Feffo e Matteo in prima fila. Il brindisi? Carlo Scano non avrà dubbi: tra Spantu, Bovale, Cardile e Pedra Scritta c’è solo l’imbarazzo della scelta. E adesso, non resta che pedalare.
Claudio Ranieri: “Occhio alla Salernitana!”
“Gara molto importante. Li ho visti a Udine, vivono un momento particolare: serve concentrazione e sacrificio” dice il tecnico del Cagliari
Mario Frongia
Premessa obbligata. “Non bisogna mai mollare”. Il seguito è una sinfonia griffata Claudio Ranieri: “Quando le cose non vanno hai due possibilità: o molli e sprofondi. Oppure, non ci stai e reagisci. Ecco, i ragazzi stanno reagendo, ma abbiamo diverse insidie davanti”. La vittoria in trasferta in Toscana, il faccia a faccia con la cenerentola del campionato: “Ogni partita è decisiva, ti può dare sorriso o tristezza. Si deve dare tutto, voglio che i miei giocatori dicano più di questo non potevo fare. La Salernitana? L’Ho vista a Udine, ha giocato una bella partita, veloci, pratici, con qualità. Non si arrendono e hanno impensierito l’Udinese. Mi aspetto una gara insidiosa. Ho avvertito i ragazzi, spetta a noi fare una buona gara”. La conferenza a 48 ore dal match della Domus riannoda i fili. “La vittoria di Empoli ci ha dato la consapevolezza che se si lotta fino all’ultimo secondo si è fatto il proprio lavoro. Gli episodi in questo finale di stagione sono ancora più importanti. Sarebbe fondamentale battere la Salernitana. Ma so quali siano le insidie, attraversa un momento particolare. Si deve essere concentrati a mille. Poi, il risultato è figlio di molti episodi. Liverani? È propositivo, qui non è riuscito ma può capitare di fare bene in alcuni luoghi e in altri meno”.
Tattica e determinazione. Neanche la perfidia del regista più cinico avrebbe potuto innescare Cagliari-Salernitana. Meglio, tra Ranieri e Liverani. Quest’ultimo, esonerato nel dicembre 2022, imputato anche di colpe non sue, a furor di popolo. Sir Claudio capace di rimettere in carreggiata un club preso a +3 dai play out per la C e -4 dalle migliori otto in corsa per la A. Tanto da riportarla miracolosamente nel massimo campionato con un rincorsa pazzesca. Il calcio e lo sport, tra magie e misteri. Ma anche tanto lavoro e competenza. La ventottesima giornata è anche questo. Un faccia a faccia salvezza con i rossoblù che devono affondare gli ultimi della classe. Dopo la prima vittoria esterna stagionale a Empoli, c’è poco o nulla da sbagliare. “Adesso stiamo giocando in questa modo - una punta e due trequartisti - con alcuni giocatori in buona forma. Ma non ripudio quello fatto durante questo mio anno e più. Sono sempre sereno, questa squadra ci ha insegnato che ci prova sempre”
Sui singoli. Si parte dalla difesa: “Mina e Dossena? Della loro crescita ha beneficiato la squadra. Jerry ha dato sana cattiveria, fisicità e serenità quando abbiamo la palla. Giocoforza migliorano tutti quanti. Scuffet? Si è preso il posto e lo sta difendendo molto bene. Se siamo compatti gli arrivano meno palloni, domenica è stato bravo a neutralizzare le insidie”. Parole al miele anche per Lapadula, Luvumbo e Oristanio: “Giocatori importanti, Lapa si sta riavvicinando al gol. Speriamo che Zito possa rientrare al più presto. Oristanio si sta allenando bene, vedrò quando poterlo mettere in campo. Shomurodov e Kingstone? Possono essere tutti protagonisti. Shomurodov ha recuperato, King mi piace perché non si dà per vinto, sta facendo bene con la Primavera”. Sulla tempra, l’assist è noto: “I giocatori mi stanno dando il massimo, devo continuare con loro. Prati ha avuto una flessione ma magari sabato parte titolare. Viola? Ha tirato la carretta e sta ritrovando il suo standard”.
Amarcord e tifoseria. Claudio Ranieri fa un passo all’indietro lungo tre decenni. “Lo speravo dall’inizio di poter salvare la squadra. Sapevo che sarebbe stato un campionato difficile per noi, per questo dicevo che lotteremo fino alla fine”. Poche storie, sui tifosi: “La loro presenza non è importante, è vitale. Hanno capito che sono stati loro a spingerci l’anno scorso e sanno che solo con la loro presenza abbiamo una chance per salvarci. Per questo abbiamo fatto tanti punti in casa e meno in trasferta. E ringrazio chi ci supporta in trasferta”.
Il girone delle dannate. Dai 25 punti di Empoli e Lecce ai quattordici della Salernitana passando per i 24 di Udinese e Frosinone, i 23 di Verona e Cagliari e i 20 del Sassuolo. La giornata non risparmia il fiatone con, oltre a quello di sabato alle 15 alla Domus, gli scontri diretti Sassuolo-Frosinone e Lecce-Verona. Pare più in salita per l’Empoli a San Siro contro il Milan e per l’Udinese ospite della Lazio. Insomma, un’occasione che Makoumbou e soci non possono toppare.
"Bistecca a Empoli? No, pappa al pomodoro: siamo terzultimi"
Claudio Ranieri si gode la vittoria e scomoda le specialità toscane. Ma il profilo è basso, l'umiltà e la forza del gruppo sono gli elementi chiave
Mario Frongia
Per la prima volta in stagione gli stessi primi undici che hanno affrontato, e pareggiato, con i campioni d'Italia del Napoli. Un segno del destino? Chissà. Dopo Torino, a Empoli è arrivato il secondo clean sheet fuori casa. "Partita difficilissima, non bella, altre volte abbiamo giocato meglio senza raccogliere nulla. Nel primo tempo sofferto troppo, non abbiamo trovato gli spazi, per merito dell'Empoli. Nel secondo tempo, siamo stati più puntigliosi e determinati. Tre punti preziosi ma siamo ancora in zona retrocessione" attacca Claudio Ranieri. Dopo "i brodini" con Udinese e Napoli, ecco "la pappa al pomodoro: ho visto la classifica, siamo ancora lì. Ho detto ai ragazzi che questo sarebbe stato un mese decisivo che dirà cosa potremo fare in futuro". Cinque punti in tre partite. Il tecnico di Testaccio annuisce. "I ragazzi si sacrificano, tatticamente hanno fatto quel che avevo chiesto. L'Empoli? A buon punto, dall'arrivo di Nicola la loro marcia è cambiata. Sapevo delle loro ripartenze, ho avvisato la squadra che sarebbe stato così. Dopo un corner sono ripartiti a mille, mi è venuto un brivido!". Una questione di applicazione e testa. "Gara gagliarda, entrambe volevamo vincere. Anche se l'Empoli l'ha dimostrato di più, l'abbiamo vinta noi. Ci siamo ripresi quel che ci siamo persi in precedenza".
La ruota della fortuna. Otto formazioni nella giostra che vale la poltrona nel primo campionato italiano. Da Lecce ed Empoli a 25, fino a Udinese e Frosinone (24), Verona e Cagliari (23), Sassuolo (20) e Salernitana (14). Una coda di stagione, che dopo 27 gare, si annuncia emozionante e ad alta tensione. Sir Claudio ripassa da Luvumbo: "Si è fermato subito, speriamo sia una contratturina. Mina e Deiola stanno bene, hanno lottato e corso. Il gruppo? Non mi piace la metafora con la politica, meglio quella con il cibo. Oggi bistecca? Ma neanche per sogno, ripeto, pappa al pomodoro!". Claudio Ranieri afferra l'osso. E spiega: "Il gruppo è la cosa più importante in una squadra. Magari la risolve il singolo, ma la sostanza, e la differenza, la fa anche chi non gioca. Do a tutti il massimo dei voti". L'eurogol di un allenatore che ha qualità umane che fanno il paio con competenza e atteggiamento.
Cagliari, colpaccio a Empoli
Tre punti pesantissimi per la corsa salvezza, Ranieri ritrova un successo di squadra con cuore e determinazione. La prima vittoria in trasferta conduce con ottimismo alla Salernitana, sabato alla Domus
Mario Frongia
I 3 punti, mai visti prima in stagione lontano dalla Domus, arrivano al "Carlo Castellani-Computer gross arena". Il Cagliari operaio l'ha spuntata sull'Empoli, più tecnico ma poco abile sotto porta. Un match giocato con umiltà e attenzione. Le sole variabili in mano a Claudio Ranieri. Il balzo a quota 23 è un balsamo spettacolare. Raggiunto il Verona e lasciato il penultimo posto al Sassuolo, la giostra è apertissima. La corsa salvezza si rianima e i rossoblù ci sono. Per Davide Nicola pareva in discesa. Ma non è stato così. Sir Claudio ha costruito in maniera logica, magari sporca e battagliera, la propria partita. Stare in campi sino all'ultimo secondo, senza timori e a testa alta. In Toscana senza Pavoletti e Petagna che si sono aggiunti a Mancosu, Sulemana e Hatzidiakos, con a disposizione Shomurodov. e Oristanio. Opta per Lapadula con Gaetano e Luvumbo a rimorchio. In panca Prati, dentro Deiola. L'Empoli parte con Destro, l'ex Cerri fuori, mentre ci sono Marin e Walukiewicz. L'altro, ex, Grassi, è acciaccato. Il pallino è dei padroni di casa. Il Cagliari sta coperto. ci provano Cancellieri e Kovalenko, Scuffet non rischia. In mezzo incomprensioni Makoumbou-Nandez. Imprecisi anche Deiola e Luvumbo. Dietro si spazza. Errori in impostazione da entrambe le parti: con il Verona che ha battuto il Sassuolo, i punti pesano triplo. In due minuti, dal 15' al 17' accade di tutto: Gaetano impegna Caprile da 25 metri, sulla ripartenza palo di Cambiaghi e parata successiva di Scuffet su Maleh. La difesa rimpalla, ma si soffre. Con Mina e Dossena che cercano Lapadula con lanci di 50 metri, tutto si complica. La squadra non ha la serenità per manovrare. E forse neanche una qualità tecnica sufficiente, ma questa è storia vecchia. Al 25' Ranieri sposta Luvumbo a destra. Dura poco, anche perché alla mezz'ora un problema muscolare costringe il tecnico al cambio con Zappa. Nandez sale. L'arbitro Rapuano non ha problemi. Ma la sostanza in palleggio e personalità non cambia: la palla da dietro è sempre un piattello, utile alla difesa toscana. Augello trova un buon traversone basso, Cacace spazza. Il match è farraginoso. La parola d'ordine pare essere provare a non perderla. L'Empoli prende le fasce ma non punge. E questa sarà la sua condanna. Poi, Destro sfiora il palo di testa. Il Cagliari ci prova, la difesa azzurra non sembra invulnerabile. Si intravede un germe di azione manovrata, ma Zappa la chiude crossando in fallo laterale. Lapadula ci prova in sforbiciata, sulla respinta Jankto centra Caprile da tre metri. Ma il gioco è fermo. Altro guizzo rossoblù con Lapadula che di testa prende il tempo a Luperto e impegna il portiere di casa. Il Cagliari c'è, firma il 52 per cento di possesso palla, tira due volte, come l'Empoli. Finisce 0-0.
Vittoria super lusso. Si riparte con l'Empoli che chiede il rigore per fallo di mano di Makoumbou su cross di Cambiaghi. Rapuano aspetta il Var e indica l'angolo. La musica non cambia: Ranieri vuole stare in partita e aspettare per la zampata last minute. La tattica è rischiosa. Ma altre carte non ce ne sono. Nicola richiama Destro e inserisce Niang. L'Empoli tiene il pallino, il palleggio è solido. Ma non incide. Al 12' incornata di Walukiewicz, sì, proprio lui, paratona di Scuffet, tap in in rete di Cacace. Rapuano annulla per offside. Mentre è d'oro la rete, al 21', di Jankto che riprende una parata di Caprile su Nandez. Il Cagliari è in vantaggio. Nicola richiama Cancellieri, Kovalenko e Cacace per Fazzini, Gyasi e Pezzella. La reazione degli azzurri è perentoria. Ma dietro Dossena, che mura Niang, e soci reggono l'urto. Escono Jankto e Augello per Azzi e Wieteska. I rossoblù mettono il bus di fronte a Scuffet. Fuori Walukiewicz, dentro Cerri: da Cagliari a Cagliari. Gyasi e Niang sprecano. I contatti sono al limite, Rapuano fischia e ammonisce (Mina, Scuffet). Ranieri butta nella mischia Mutandwa e Shomurodov per Gaetano e Lapadula. Sono otto i minuti di recupero. Miracolo di Scuffet al 95' su Pezzella. La ciliegina di una torta mai così saporita.
Notarelle
La sorpresa. Se un marziano avesse dovuto esprimersi al pronti, via, avrebbe dato di certo uno sguardo alla classifica e all'ultimo trend. L'Empoli di Davide Nicola ha incamerato 12 punti nelle ultime sei gare e ne ha messo 5 sopra il terzultimo posto. Il Cagliari di Claudio Ranieri nello stesso periodo ne ha colto 2 ed è penultimo a 20 lunghezze. Facile pronosticare una vittoria della squadra di casa. Invece, va al contrario. Forse, senza mostrare un gran calcio, con una buona dose del fattore Q. Ma vincenti.
Quello che deve dare di più. "Vorrei rivedere Jankto come l'hp visto con la Samp e a Udine. deve darmi di più, lo sa". Claudio Ranieri in settimana ha tirato la volata alla mezzala ceca. IL gol partita, una perla che ha determinato un balzo di umore e convinzione per il tecnico e per il gruppo. Ma anche per i 400 tifosi accorsi a Empoli. Forza, Jakob!
Ranieri, trenta giorni di fuoco
Il tecnico avverte: "A Empoli troviamo una squadra in gran forma. Si apre un ciclo di quattro partite che diranno molto del nostro futuro"
Mario Frongia
Marzo, per il Cagliari, è una sorta di Mezzogiorno di fuoco. Con i tanti se, ma, perché che hanno contrassegnato, e lo faranno sino in fondo, l'ennesima stagione di mediocrità societaria, operativa, programmatica e gestionale. Mix che si traduce in un doppio mercato deficitario nonostante le indicazioni di Claudio Ranieri dopo la miracolosa risalita in A. E, soprattutto, nel penultimo posto dopo 26 gare, con un attacco che staziona tra i peggiori tre del campionato e una difesa nella lista nera delle cinque squadre più perforate. I numeri non mentono: 20 punti frutto di quattro successi, otto pareggi e la bellezza di quattordici sconfitte con 24 gol segnati e 47 subiti. Il calendario, dopo Empoli, riserva la Salernitana in casa, sabato 9 marzo, trasferta a Monza e il Verona alla Domus il 1° aprile. Quattro gare da brivido.
Il plauso all'Empoli. I tifosi continuano a sperare e attendono dal campo le risposte che meritano. "Marzo determinerà molto probabilmente il nostro futuro. Serve concentrazione e umiltà. A Empoli troviamo una squadra in gran forma. Con Nicola, che sta facendo un altro capolavoro dopo Crotone, Genoa e Salernitana, si è tirata fuori dai guai ed è vicina alla meta". E ancora. "In sei partite - precisa Sir Claudio - hanno fatto 12 punti. In contropiede sono micidiali, chiudono bene gli spazi e sono compatti. Servirà una grande partita”. Si passa alla tattica da attuare al Castellani: "Non ho gerarchie. L'Empoli ha giocato a tre, un 3-4-2-1 che in fase difensiva diventava un 5-4-1, ma anche, con la Fiorentina, con il 4-3-3, visto anche con il Sassuolo. Cambiare sistema di gioco è normale, stare fermi a determinati concetti non paga“.
Tra acciaccati e ripartenza. A lenire i dolori di classifica i pareggi con Udinese e Napoli. Claudio Ranieri torna sul match con i campioni d'Italia: "Il gol al 96’ di Luvumbo ci ha dato consapevolezza, sino a quel momento avevamo fatto una bella partita, di sostanza e sacrificio. Il Napoli ci ha fatto vedere cosa può fare nel recupero col Sassuolo, 6-1". Intanto, il tecnico perde Petagna, out per tre settimane: "Perdiamo in fisicità ma guadagniamo in velocità con Oristanio e Shomurodov. I gol di Lapadula? Ci siamo quasi, lo vedo determinato, è molto importante per noi, non si dà mai per vinto". Sulle scelte, poche storie: "Valuto per ciascuna gara, solo così possiamo provare a salvarci”. Inevitabile il passaggio sui singoli. "Non ho i social ma mi dicono che Deiola viene crocifisso: ha dei difetti ma a noi serve tutto e se lo gioca significa che mi serve il suo equilibrio e la sua forza. Se sbaglia un pallone non mi interessa, voglio gente che dia tutto per salvarsi. Se poi qualcuno vuole Messi o Dybala, cambi squadra" l'affondo di Ranieri. “Nandez può giocare in due posizioni, da centrocampista di centro destra e da terzino, come lo fa giocare Bielsa lo fa giocare terzino destro e anche da braccetto. Nahitan gioca e trascina anche gli altri”. Su Jankto il quadro è a metà: "Si sta riportando sui livelli che conoscevo. Trova la porta con facilità, sia a Udine che alla Samp. Spero che in questo finale ci dia qualcosa in più. Ci conto molto"
A Cagliari gli Europei di padel 2024
Dal 22 al 28 luglio al Tc Cagliari i migliori al mondo si sfidano nel capoluogo sardo. L’evento si svolge per la quarta volta in Italia con la Spagna nazionale da battere. La soddisfazione del presidente della Fitp, Angelo Binaghi
Mario Frongia
I fenomeni della bandeja e del “per quattro”. Gli acrobati dei recuperi impossibili fuori campo e delle volée mozzafiato. Il padel dei giganti, insomma. Ed è quello che sbarca a Cagliari da lunedì 22 a domenica 28 luglio. La manifestazione - curata dalla Federazione internazionale Fip in collaborazione con la Federazione tennis e padel - si tiene in Italia per la quarta volta. La prima edizione, debutto degli Europei, è stata quella del 1995 a Lido di Savio, frazione del comune di Ravenna, in Emilia-Romagna. A seguire, Bologna 2005 e Roma 2019. Nelle dodici precedenti edizioni, la Spagna ha conquistato dieci volte il titolo nella categoria maschile e nove in quella femminile. L’evento, anche se manca l’ufficialità, si disputerà sui campi del Tennis club a Monte Urpinu. Si annuncia un'edizione da record. Un trend che ha visto via via aumentare il numero delle squadre partecipanti, con 29 team in campo nell'edizione di Marbella, nel 2021, 16 maschili e 13 femminili. “Ringrazio la Federazione internazionale padel. Siamo felici e orgogliosi che - dice Angelo Binaghi, presidente della Fitp - abbia scelto l’Italia e Cagliari per ospitare una manifestazione internazionale tanto prestigiosa. Nel nostro Paese, nessun altro sport è cresciuto quanto il padel negli ultimi anni. Una crescita, peraltro, che non accenna a fermarsi, anche grazie al nostro impegno. Ancora una volta metteremo in campo insieme alla Fip tutte le nostre capacità organizzative perché il prossimo Campionato europeo si riveli un successo e un’ulteriore affermazione internazionale del padel”. Il presidente cagliaritano coglie l’attimo. Dopo l’annata strepitosa del tennis, ecco i padellisti in continuo aumento. Lievitano campi, circoli e iscrizioni. A seguire, tornei, meeting, tour dei grandi della padella che in Sardegna sono seguiti e apprezzati dagli sportivi.
Sette giorni di spettacolo e sport. Dal 22 al 28 luglio si fa sul serio sui campi del Tennis club. La tredicesima edizione dei Fip European Padel Championships è la chicca sportiva internazionale di mezza estate. Con l’Italia che si conferma strategica per la crescita ad alto livello della disciplina. La competizione continentale approda nella terra dello sport di alto profilo. Basti dire che l’isola nel 2023 ha ospitato 43 eventi internazionali e ce ne sono in cartellone per l’anno in corso quasi sessanta. Almeno, è questa l’agenda e la linea seguita, coordinata e supportata dall’assessorato regionale al Turismo guidato da Gianni Chessa. La Sardegna, e Cagliari, hanno confermato di possedere, oltre alle rinomate qualità ambientali e climatiche, doti organizzative senza eguali. Un’Isola dello sport che ha conquistato decine di migliaia di sportivi professionisti, dilettanti e amatori. Dal motocross agli scacchi passando per arti marziali, surf, vela, motonautica, calcio, atletica, ginnastica, equitazione, rugby, hockey e tante altre discipline che hanno avuto nella nostra regione la location ideale per le massime competizioni iridate e del Vecchio continente.
L’Isola del padel. Cagliari è stato un dei primi capoluoghi italiani a scommettere fin dagli albori sul padel. La disciplina si è poi pian piano imposta ed è avanzata con numeri spaventosi. Le straordinarie potenzialità sono state intuite anche da manager e imprenditori abituati e investire sulle strutture sportive. Il resto è attualità: Cagliari ha ospitato con successo e il plauso del pubblico, degli osservatori e degli atleti, una serie di prestigiosi eventi di livello internazionale. Tra gli ultimi, lo scorso settembre, il Fip Platinum, tappa del Cupra Fip Tour promossa dalla Regione, con l’assessorato del Turismo, artigianato e commercio, e il patrocinio del Comune di Cagliari. Adesso, l’asticella sale. A luglio con gli Europei 2024 tornano i maestri e le nazionali dei Paesi europei. In palio c’è il titolo continentale. Luigi Carraro, presidente della Fip, non ha dubbi: “Sarà un Europeo speciale, che saprà rappresentare la crescita del padel a livello internazionale e il grande lavoro delle federazioni nazionali nello sviluppo del nostro sport. Ringrazio quanti hanno contribuito in questi anni alla diffusione del padel, dai giocatori professionisti ai seniors, gli juniores, gli amatori, i tecnici, gli arbitri, i dirigenti. A Cagliari abbiamo vissuto grandi eventi di padel e di pubblico e siamo certi che l’Italia, Paese strategico per il movimento, sarà protagonista nell’organizzazione di un Europeo che saprà esaltare un orizzonte agonistico al quale teniamo particolarmente: le competizioni a squadre con la maglia della Nazionale. Un ringraziamento speciale va alla Fitp che ha lavorato per raggiungere grandi risultati sportivi e di pubblico”.
Arnas Brotzu, in ricordo di Alessandro Ricchi e del suo team
La commemorazione dell’Azienda ospedaliera per i vent’anni da una delle più grandi tragedie della cardiochirurgia e della medicina
Mario Frongia
Quella sensazione che non lascia scampo. E inchioda al ricordo, alla memoria, al riguardo. Sono trascorsi vent’anni da un lutto impossibile da digerire. Eppure, pare ieri. Anche a quanti conoscevano nulla o poco le vittime. Ma quello che è accaduto alle prime luci dell’alba del 24 febbraio del 2004, è e rimarrà una voragine di dolore. E non solo per i familiari, i colleghi, gli amici. Alessandro Ricchi, Alberto Carta e Giam Marco Pinna, direttore, specialista e perfusionista della cardiochirurgia del Brotzu, si schiantano su a Punta Baccu malu, monte Cresia, catena de Sette fratelli. Sono originari di Reggio Emilia, Ghilarza e Sassari, hanno 52, 36 e 47 anni. Sul Cessna 500, che da sempre veniva noleggiato per trasportare gli organi da impiantare, ci sono i piloti austriaci Helmut Zullner, Thomas Giacomuzzi e Daniele Giacobbe, messinese, 35 anni, in volo di perfezionamento. La tragedia è enorme. E tuttora scuote gli animi. I tre erano in rientro da Roma. Avevano prelevato al San Camillo-Forlanini il cuore di una quarantaquattrenne da impiantare su un paziente dell’ospedale Brotzu. Le cronache ricordano che l’organo era diretto inizialmente a Catania ma le condizioni del malato si erano aggravate. Da qui, l’offerta ai medici cagliaritani. La chiamata del Forlanini arriva a Cagliari alle 23.50 di lunedì 23 febbraio. Al Brotzu la macchina si attiva. Dopo dieci ore di consueta sala operatoria, Ricchi e Carta sono sul pezzo. Quando si dice il destino: non sarebbero dovuti partire, ma avevano dato il cambio a dei colleghi. Tutto fila liscio. Nella capitale viene eseguito l’espianto del cuore. Intorno, alle 5 il velivolo riparte da Ciampino. Al rientro, intorno alle 5.45 si registra l’ultima comunicazione alla torre di controllo: abbiamo iniziato la discesa di avvicinamento.. Ma nei minuti successivi il Cessna esce dai radar dello scalo di Decimomannu. I controllori di volo lanciano l’allarme, i soccorsi sono tempestivi. Il resto è dolore e sangue. Un elicottero del Sar (Search and rescue, Aeronautica militare) individua il relitto. Ed è una squadra del Soccorso alpino a ritrovare la carcassa del velivolo. E quel che rimane delle vittime: “L’aereo nell’impatto con il costone roccioso è esploso. Tanto è stato violento l’impatto che il cuore da impiantare è inutilizzabile” la sintesi del Corriere della sera. Viene aperta un’inchiesta. L'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) apre un'inchiesta sull'incidente: si appura che l’aereo volasse a una quota troppo bassa e che ci fosse scarsa visibilità.
Ricordo e donazione. “I nostri colleghi sono morti sul lavoro per dare la vita a chi sta per perderla. La medicina - dice Agnese Foddis, direttore generale dell’Arnas - ha questi grandi esempi. E il dono degli organi è segno di enorme generosità”. La voce che si fa rocca. Ma nella cappella dell’ospedale lo sconforto è palese. La messa celebrata da don Marcello, poi, a seguire, le testimonianze di quell’orribile martedì. Occhi lucidi e amarezza segnano la cerimonia. “Nel 2004 ero alla Asl 7 di Carbonia. La notizia ci fece sprofondare in una tristezza tremenda. Tutti conoscevano la cardiochirurgia del Brotzu, un’eccellenza, ieri e oggi” aggiunge la dottoressa Foddis. “Fui chiamato alle sei del mattino: in ospedale c’erano tanti cantieri aperti, pensai a un infortunio. Poi, mi spiegarono. E tutto non è più stato come prima. Sandro guidava un’équipe di valore: è stata - rimarca Franco Meloni, allora manager del Brotzu - la pagina più nera della cardiochirurgia. Abbiamo perso medici straordinari, persone amabili sotto tutti i punti vi dista”. La sala “Atza” applaude. Per il direttore sanitario Raimondo Pinna “quello è stato il nostro 11 settembre. Il patrimonio specialistico e umano avuto in eredità da Sandro, Antonio e Gian Marco, è immenso. Con un insegnamento: credere nel proprio agire sempre per fare del bene al prossimo”. In prima fila, amici e colleghi annuiscono. Tra questi, Emilio Floris, cardiologo, Antonio Manti, capo del Centro trapianti, Ennio Filigheddu, direttore amministrativo, Carlo Carcassi, genetista, Gianni Cossu, neurologo, Emilio Montaldo, presidente Ordine dei medici, Roberto Demontis, medico legale. Volti affranti. La cronaca ricorda che Nel 2004 il presidente della Giunta regionale era Mauro Pili, Ivan Capelli era subentrato a Giorgio Oppi all’assessorato alla Sanità, il ministro competente era Girolamo Sirchia mentre alla guida di Cagliari c’era Emilio Floris. Frammenti di storia. Politica, sanitaria e clinica. A segnare i tempi arriva la commemorazione di Valentino Martelli. Il cardiochirurgo è stato tutor e maestro di Alessandro Ricchi. “Venne a Londra, era specializzato in endocrinologia. Mi raccontò di aver fatto anche il medico di famiglia. Un giorno mi chiese di poter seguire un mio intervento. Poco dopo mi disse che avrebbe voluto fare trapianti”. Il decano dei cardiochirurghi italiani, a lungo nella capitale inglese in tandem con Donald Ross, luminare della materia, fa una pausa. L’emozione è palpabile. “Qualche anno dopo arrivai al Brotzu per dirigere il Dipartimento cuore. Lo chiamai e lo inviai un anno a Londra. Quando tornò capii di aver vinto la scommessa: avevo al fianco un collega di alto pregio medico e umano”.
Umiltà e tolleranza. In un’intervista del 1997 al Bollettino dell’Ordine dei medici della provincia di Cagliari, Sandro Ricchi, anche da figlio di medico, richiama alcuni valori chiave della professione: “L’umiltà è poco diffusa in sala operatoria. E in generale, credo nella lealtà, nell’onestà e nella tolleranza”. All’Arnas è un sabato in salita. La platea sussulta alle slide - realizzate dallo staff di comunicazione dell’Azienda ospedaliera con Stefania Frigau e Rita Loffredo - che riproducono immagini, foto e titoli dei giornali. “Sound of silence” di Simon&Garfunkel va in sottofondo. L’atmosfera è carica di mestizia. Il disastro ha scossoe il Paese. I media in quei giorni celebrano “gli eroi del Brotzu”. Ugo Storelli nel 2004 è alla guida del Centro trapianti: “Sandro? Aveva una marcia in più. Quella sera era come tante: quando dal San Camillo ci comunicano del cuore disponibile, ho informato subito la cardiochirurgia. Non potrò mai scordare le prime ore del giorno seguente: avevo il telefono staccato, lo riaccesi intorno alle 8: c’erano decine di chiamate!”. Le parole si smorzano. Il ricordo è toccante. “Sento spesso la signora Palmira, mamma di Antonio: è distrutta dal dolore come se l’incidente fosse di poche ore fa” aggiunge il dottor Storelli. Emiliano Cirio è stato allievo di Sandro Ricchi. Ed è l’attuale responsabile della cardiochirurgia dell’Arnas. Lo specialista parla lentamente, pesa vocaboli e tono. L’intervento lo scuote. “Sono arrivato qui e ho incontrato Sandro. Persona e collega squisita. Sì, abbiamo perso colleghi eccezionali, capisaldi del Progetto cuore. Un percorso che necessita di risorse, energie e coraggio. Proprio nel ricordo del loro sacrificio dobbiamo proseguire e avere quel che serve per tenere alta la qualità, i trapianti e l’assistenza”. La direttrice annuisce. Le difficoltà di gestione, tra medici che, specie in sala operatoria, non ci sono o scappano appena possono, sono enormi. La sala Atza rivela e annoda anche un’agenda fitta di commemorazioni. Tra queste, brilla il motoraduno curato da Paolo Manca, cardiochirurgo amico di Antonio Carta. Il giro del Guilcier, nel cuore dell'Oristanese, è una sorta di rito laico: “Facciamo una passeggiata in moto, scooter e motorini. Antonio amava le auto d’epoca ma era complicato metter su un raduno. Con le due ruote ci riusciamo e lo ricordiamo con un giro nella sua zona. Siamo certi che gli sarebbe piaciuto”. Applausi. In sala c’è anche un altro cardiochirurgo legato a Sandro e Antonio, Giovanni Lixi: il volto sfinito svela più di mille parole. Il clima della sala, quella sala operatoria!, lo riaccende Anna Oggiano. La signora, ferrista di quel dream team, legge una poesia di Paolo Deriu dedicata alle vittime della tragedia di Monte Cresia. Una ferita che sanguina. Giuseppina Lorenzoni, presidente Associazione sarda trapianti, cita un passo di Giuseppe Maccioni, trapiantato dal dottor Ricchi: la rima “sorriso-paradiso” coglie l’attimo. In chiusura, Agnese Foddis scopre una targa che andrà nella hall del Brotzu. Riporta una frase di Sant’Agostino tratta dalle Confessioni. All'ingresso, un Libro bianco viene vergato dai pensieri di chi ha conosciuto le vittime. Il silenzio è feroce e violento. Quasi quanto la voragine tuttora profondissima lasciata da Sandro, Antonio e Gian Marco.
Ranieri, ennesima mission impossibile
Solo il tecnico, nonostante le divagazioni presidenziali, ha le chiavi per tenere a galla il Cagliari. Domenica a Empoli match da non toppare
Mario Frongia
“Se ho chiesto un giocatore A e poi mi hanno fatto scegliere tra B e C, sono io il responsabile del mercato?”. La domanda retorica, che anche al tifoso del Cagliari più distratto suona molto familiare, non è di Claudio Ranieri. No, sono le parole pronunciate da Maurizio Sarri. Il tecnico della Lazio chiarisce un aspetto che non necessita di disegnini esplicativi: il mercato va concordato tra proprietà, diesse e allenatore. Ma poi, chi chiude il cerchio è il patron. Sia che ti giochi la salvezza, sia che corri per un posto in Champions, con denari veri in palio. Adesso, in casa rossoblù c’è da stringere i denti come non mai. Il pareggino al penultimo minuto di recupero di san Luvumbo ha evitato l’ennesima sconfitta interna. E, a essere sinceri, il Cagliari non avrebbe meritato la sconfitta. Che poi Politano e Simeone abbiano sciupato per egoismo e troppa disinvoltura il gol del 2-0 è un’altra storia. Con le altre che frenano - l’unica in salute pare l’Empoli di Nicola, prossima avversaria di Mina e soci, con una marcia da coppe europee - la congiuntura è incoraggiante. Nonostante una costruzione della rosa asfittica e piena di criticità, parzialmente rimediata a gennaio, sir Claudio ha preso la rincorsa. “Se le dimissioni le ho usate come l’elettrochoc, adesso devo dargli corrente pura!” ha scherzato nel post Napoli con un sorriso fiducioso. In questo genere di rincorse occorrono principalmente due cose: cercare di fare punti ovunque, con i migliori e più sani, se non basta con la qualità con un approccio feroce. E poi, avere quella cattiveria agonistica e una mentalità che unisca determinazione e spirito di squadra. Elementi che sono da decenni nello zaino del tecnico di Testaccio.
Un mese di fuoco. Ci sarebbe anche un altro fattore che può e deve fare la differenza nel computo finale: la totale mancanza di interferenze, dirette e indirette, della società. Dopo l’orribile scaricamento di responsabilità su Ranieri, c’è da aspettarsi di tutto. “Gli abbiamo preso i due difensori internazionali, come ci ha chiesto!” le parole al limite dell’oltraggio del numero uno del club. Ma il tecnico aveva chiesto che i centrali fossero esperti della serie A: con tutto il rispetto, Hatzidiakos e Wieteska il massimo campionato italiano l’hanno visto solo dalla tribuna o in tv, esattamente come il presidente. E si può essere certi che uno che ha allenato John Terry, Desailly, Chiellini, Blanc, Cordoba e Mexes, sappia quel che serve in difesa quanto ti devi salvare. Intanto, nonostante i vari servitori al seguito, pronti a negare ad oltranza che il mister nel post Lazio si sia dimesso, pur di fiancheggiare le uscite temerarie del presidente, c’è da stringere i denti. Le prossime quattro gare, a partire dalla trasferta di Empoli, con al seguito la Salernitana alla Domus, la trasferta a Monza e il Verona in casa alla vigilia di Pasqua, sono platealmente decisive per giocarsi la permanenza in A. Dodici punti in palio, con la quota salvezza che pare abbassarsi ma proprio per questo non tollera sbavature. Ipotizzando che per organico, qualità tecnica e gioco Sassuolo e Udinese c’entrino poco con la zona retrocessione, il discorso oltre a Makoumbou e soci, pare riguardare Verona, Frosinone e anche il Lecce. Al quartetto, va aggiunta la Salernitana, in quasi caduta libera. Insomma, un mese da brivido. Con Ranieri che assapora il ritorno al gol di Luvumbo, la ripresa di Oristanio e la buona condizione di Nandez. Ma mastica amaro per aver perso Pavoletti: due mesi di stop per una frattura al piede. Una botta pesante, per forza tecnica, fiuto del gol, personalità e leadership. Il centravanti delle remuntade, dal via e in coda di gara, è riferimento che impensierisce qualsiasi difesa. Ma intanto, è meglio concentrarsi sulla sfida di domenica al Castellani: l’Empoli è una brutta bestia.
Cagliari, pareggio last minute!
Una prodezza di Luvumbo al 96' tiene a galla i ragazzi di Ranieri. Il Napoli domina ma non passa. I rossoblù raggiungono Verona e Sassuolo, domenica match salvezza a Empoli
Mario Frongia
Pareva segnata e invece ecco la specialità della casa: il colpaccio nel recupero. Ma stavolta la firma non è di Pavoletti, ci pensa Luvumbo a castigare un Napoli che nell'ultimo quarto d'ora ha giocato in punta di piedi. E ha pagato dazio. Alla Domus finisce 1-1. Il Cagliari, formato per forti di cuore, sale a quota 20, penultimo seggiolino assieme a Sassuolo - una gara in meno - e Verona. E domenica si va a Empoli, rimesso in corsia da Davide Nicola. Ci sarà da soffrire.
Testa e coraggio. Si parte con il corpo a corpo Mina-Osimhen, pare Pairetto è uno dei duelli più caldi. Poi, il break targato Augello-Luvumbo, sospinto dai tifosi. Lapadula-Luvumbo con l'ex Gaetano a rimorchio. Claudio Ranieri cerca di superare se stesso con quel che ha. Schiera un 4-4-2 compatto e da battaglia. Incolla Mina a Osimhen e Nandez a Kvaratsckhelia. L'ex vice di Eusebio Di Francesco al Cagliari, Francesco Calzona ha più scelta: tridente Raspadori-Osimhen-Kvaratsckhelia, con Politano e Lindstrom in panca. Poi, riecco Zielinski. Il Napoli alza i giri e trova superiorità non solo nei duelli individuali ma negli inserimenti senza palla. Lobotka è di nuovo sui livelli dello scudetto, Anguissa pure. Makoumbou e Deiola faticano nel filtrare e nel mettere la palla a terra. Il Cagliari recupera e spazza, troppo poco per pensare di fare la partita. L'energia, e la concentrazione, è quella giusta ma non basta. Jankto c'è e la mette fuori di testa. L'idea? Mazzocchi in crisi su Luvumbo. I contatti al limite del cartellino aumentano da entrambe le parti. Il primo angolo è rossoblù. Nandez e soci crescono, il Napoli incespica. Lapadula impegna debolmente Meret. Riappare Raspadori, crolla in area ma non c'è fallo. Gli ospiti riprendono il pallino. Evidente la qualità tecnica di molto superiore. Il fraseggio corto a caccia dell'imbucata e la manovra di prima fanno la differenza. Ma manca la finalizzazione. Raspadori impegna Scuffet. La partita è dura, combattuta e non dispiace. Il Cagliari corre bene, è attento, pressa alto, limita la ragnatela ospite: sir Claudio, piaccia o meno, l'ha studiata così. Al 31' il vantaggio, autogol di Rrahmani su punizione di Augello. Pairetto, chiamato dal Var, annulla per offside di Lapadula. Al 43' l'occasione clou: Meret esce, respinge di pugno e crolla a terra, Luvumbo di testa la mette fuori a porta vuota. E nell'extratime sbaglia l'assist in area per Lapadula. Il pari'- anche se il 75 per cent del possesso palla e 283 passaggi contro 78 - sta stretto ai rossoblù. Decisivi, dopo un tempo, i confronti positivi di Mina, ben supportato da Dossena, e Nandez su Osimhen e Kvaratsckhelia.
Pari da infarto. Si riparte con il Napoli che detta i tempi. Ma il Cagliari è sul pezzo. Lobotka e Zielinski non trovano lo spunto, il tridente rossoblù, con Dossena che cresce, non riceve palle giocabili. Lapadula duetta con Luvumbo ma è in fuorigioco. Ranieri toglie Lapadula, Jankto e Gaetano inserisce Pavoletti, Zappa e Viola. I tifosi mugugnano ma è questo che passa il convento. La giostra asfissiante in manovra dei campani lievita. Osimhen impegna Scuffet. Al 20' il Napoli passa. Augello perde un contrasto, Raspadori si invola e pennella per Osimhen: 1-0. Poi, accade uno schetch unico: sempre Osimhen va a tu per tu con Scuffet, scavetto e palla sul palo, ancora palo sul tap in. Ma il gioco è fermo per off side. Ranieri si infuria, la reazione si traduce in un cross nelle braccia di Meret. Pavoletti si intreccia con Rrahmani al limite dell'area - botta alla caviglia, dovrà uscire per Petagna - polemica dura e giallo per Nandez. Calzona inserisce Politano per Kvaratsckhelia. Ci prova Deiola dal limite, debole. Fuori Augello per Oristanio. Escono Raspadori e Zielinski per Cajuste e Lindstrom. Il Cagliari cerca il guizzo per il pari. La squadra risponde con il piglio giusto. Osimhen lascia coi crampi, dentro Ostigard. L'ex Simeone subentra a Mazzocchi. La partita si incattivisce, giallo per Deiola per fallo su Anguissa. Politano in contropiede si divora il raddoppio. Il Cagliari combatte ma non basta. Pairetto concede sei minuti di recupero. Simeone impegna Scuffet. Mentre Lobotka sfiora l'incrocio dal limite, rossoblù paiono all'inferno. Ma c'è Luvumbo, con Juan Jesus che dorme, stop e sassata all'incrocio: 1-1. Finisce così, con la rimonta last minute che tiene in vita i ragazzi di Ranieri. Il tecnico? Ha messo il punticino con umiltà e modestia: la motivazione, la voglia di non mollare di Dossena e soci, nasce così.
