Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Claudio Ranieri, “Ripartiamo dal secondo tempo di Udine”
Cagliari-Napoli, la partita dei ricordi, degli ex, delle recriminazioni. Ai rossoblù servono punti salvezza, agli ospiti il guizzo per la corsa Champions. Il tecnico romano torna sulla “scossa-dimissioni” nel post Lazio
Mario Frongia
“Il Napoli in crisi? L’ho vista con il Barcellona e direi di no. Non è la macchina perfetta dell’anno scorso ma sa il fatto suo”. Claudio Ranieri ha aperto la conferenza pre gara andando al bersaglio grosso. E rincara la dose: “Adesso le chiacchiere stanno a zero. Sarà il campo a dire se siamo all’altezza o meno della A”. Limpido e chiaro. E non manca l’acchito alle dimissioni post Lazio: “Non le ho usate per testare il polso della squadra. Dentro di me ero convinto al cento per cento. Le parole dei ragazzi mi hanno fatto capire di dover restare”. Il messaggio va anche ai tanti ricostruttori di notizie al contrario. Come se alterare la verità e negare nei resoconti i difetti congeniti del gruppo, abbiamo mai fatto salvare una squadra. “Non era un volermi tirare indietro o magari provocare un no dalla squadra. Questo genere di situazioni sono accadute molto raramente. Se è stato l’ultimo jolly non lo so. Ma è chiaro un concetto: da solo non posso fare nulla come non ho fatto nulla l’anno scorso. Adesso dobbiamo lottare per preservare la serie A. Non sarà facile, sono ripetitivo, lo so. Ma l’ideale di lottare sino in fondo è decisivo”. Il match di domenica, ventiseiesima di ritorno - alle 15, in tv su Dazn - è spartiacque come le partite da qui alla fine. E come, almeno per il Cagliari lo sono state quasi tutte fin dallo scorso agosto. La squadra, costruita male e rinforzata con un sufficienza risicata - la punta da doppia cifra invocata da Ranieri a giugno non si è vista -, stenta a trovare una dimensione lontano dagli ultimi tre seggiolini del campionato. Il campo ha detto che i 19 punti sono frutto di quattro vittorie, sette pareggi e tredici sconfitte. I gol fatti sono 23, il doppio quelli subiti: terzo peggior attacco e terza peggior difesa. Con buona pace dei difensori internazionali rilanciati dal presidente e attribuiti a scelte di Ranieri.
Da Udine al ko dell’andata. “In Friuli dovevamo rimettere a posto la nostra mentalità. Per evitare equivoci, quella di una squadra che deve salvarsi. Poi siamo pronti ad accettare tutto, ma prima sappiamo di dover lottare. Si deve sempre uscire dal campo con la consapevolezza di aver dato tutto. Il secondo tempo contro l’Udinese è una buona traccia da cui ripartire”. L’allenatore di Testaccio fa un passo al match dell’andata al “Maradona”. Il Napoli di Garcia e una prestazione con diverse recriminazioni. “Ci è mancata un po’ di determinazione e penso al gol di Kvaratskhelia, quando Osimhen è scappato via a tre giocatori in neanche un metro e mezzo Ma ricordo una buona gara, senza remore o timori reverenziali. La squadra si è espressa bene e vorrei che anche domenica si ripetesse, lo meritano i nostri tifosi”. Il Napoli di Calzona che muta pelle? Ranieri taglia corto: “Ha giocatori gagliardi che vorranno risollevarsi. Ma la nostra strategia non cambia. Di Calzona so che è di Vibo Valentia, è stato il secondo di Sarri, Spalletti e Di Francesco. Sa come toccare le corde giuste dei suoi”. Si passa dal Cagliari scarico contro le grandi. “Da qui in avanti si gioca senza guardare il nome dell’avversario, ogni gara ha punti importanti”.
Sui singoli. Il tecnico apre sul tema Viola. “Sta bene, non ha problemi, come Prati aveva bisogno di rifiatare. Sapete che non perdo di vista nessuno”. Su Mina, pagella piena: “Ha esperienza, qualità tecniche e caratteriali, di guida. Serviva uno con la sua personalità. Nandez e Petagna? Tutti sono fondamentali, chi mi convince gioca. Nahitan ha lavorato tutta la settimana al top, cosa che non aveva fatto prima di Udine”. Dall’infermeria le solite notizie: “Shomurodov piano piano sta riprendendo, idem Oristanio. Sulemana ha avuto un risentimento e sta facendo un lavoro differenziato”. Ci sarebbe da capire quale sarà il modulo, se Lapadula e Luvumbo cominceranno assieme con Gaetano falso nueve, se Nandez parte da terzino. Quesiti rimandati al match.
Volti noti. Ci sarebbero gli ex, in campo e fuori. C’è la ruggine tra tifoserie legata allo spareggio perso a Fuorigrotta nel ’97 con il Piacenza. Ci sarebbe anche la classifica. Cagliari-Napoli è palestra per ambizioni e rimpianti. Per dire, mai una squadra con lo scudetto sul petto si era trovata in una situazione come quella dei campani. Fatti loro, si dirà. Ma non basta: Lobotka e soci, reduci dal pari con il Barcellona, devono recuperare terreno per sperare l’aggancio al quarto posto che vale la Champions. Al terzo allenatore in stagione, Calzona da domenica scorsa al posto di Mazzarri, subentrato a Garcia, il gruppo è chiamato alla prova del nove. Sempre fatti loro. Che necessitano di una risposta pronta e sicura: diciamocela tutta, regalare, per atteggiamento e pro positività almeno, il primo tempo al Napoli come è accaduto a Udine, sarebbe folle.
Amarcord. Il fresco arrivato Gianluca Gaetano più Andrea Petagna e Leonardo Pavoletti sono gli ex di turno. Solo il primo, anche grazie alle due reti in tre presenze, potrebbe partire dal via. Già visti anche i due tecnici: Claudio Ranieri e Francesco Calzona. Sir Claudio è stato a Napoli nel ‘91/92, proprio dopo la trionfale scalata in rossoblù dalla C alla A. L’attuale neo allenatore del Napoli è stato il vice di Eusebio Di Francesco, al Cagliari nel 2020/21.
“Un brodino! Sì, molto prezioso!”
Claudio Ranieri la spiega così: “Con questo punto ripartiamo”. Il tecnico ha tenuto Nandez in panca dal via: “Non si è allenato in settimana”
Mario Frongia
Le aveva chiamate “libecciate”. Nel post Udinese, con la classifica che si muove dopo quattro turni, sono diventate “burrasca”. Claudio Ranieri ama i termini marinari. E tiene alta la barra. “Questo è un punto prezioso per ripartire. I ragazzi sono tenaci e non vogliono mollare. Non sarà facile, ma ci proveremo fino all'ultimo” è il mantra del tecnico. Una settimana dopo aver sbattuto sulla Lazio, l’1-1 di Udine dice tanto. Che poi la classifica rimanga drammatica è un’altra storia. “Sappiamo che la serie A è un campionato difficile. Ma i ragazzi sono tenaci e non mollano. Certo, non sarà facile, ma ci proveremo fino all'ultimo. Per come si allenano mi danno la motivazione che poi restituisco a loro. Si è vista fiducia e voglia di restare in A. Questo, mi carica. E così carico loro”. Ed ecco il mare mosso: “Eravamo in burrasca, ci siamo ripresi con due, tre partite fatte come sappiamo. Poi, siamo andati di nuovo sotto, a navigare in burrasca. Ma questo Cagliari è vivo”. Sul tema sir Claudio filosofeggia: “Sì, il bicchiere è mezzo pieno. Sapete che sono positivo ma è stato normale soffrire all’inizio. L’Udinese veniva dall’impresa di Torino con la Juventus. Erano in fiducia, mentre noi abbiamo faticato a trovare le giuste misure”.
Faccia a faccia. L’allenatore rossoblù la spiega con la solita flemma. Quella di chi ha la coscienza a posto e ne ha viste tante. Incluse le sgangherate e scorrette mosse presidenziali. Si entra in campo. “Si è visto che le squadre volessero vincere. Ma il pareggio l’hanno meritato entrambe”. Sui singoli, si parte da Gaetano, due reti in tre presenze, due dal via. “Si è inserito subito nel nostro scacchiere, è un ragazzo molto intelligente, pensa velocemente, vede il gioco. Il gruppo gli ha spiegato come giochiamo, lui è stato bravo a fare anche lavoro tanto sporco insieme a Lapadula. Nella prima mezz’ora quando erano in parallelo riuscivano a prenderci. Poi, li ho messi in verticale ed è andata molto meglio”. Si ripassa dalla sfida alla formazione di Cioffi: “Hanno trovato il gol della domenica. Per fortuna non ci siamo avviliti. Avevo chiesto di essere sempre compatti, il gol ci ha dato quella voglia di continuare. Nella ripresa siamo partiti a spron battuto, colpito la traversa con Lapadula. Abbiamo replicato a quello che l’Udinese ha fatto nel primo tempo. Se sono stati bravi in un paio di ripartenze, noi siamo stati bravi a chiudere i varchi”. Sull’esclusione di Nandez, Ranieri taglia corto: “Nandez e Mina non si sono allenati, ho deciso di rischiare Yerry dal 1’ perché è esperto, si conosce bene e si sa gestire. Nahitan è un generoso, se ha cento dentro ti vuole dare trecento. È abituato a scaricare troppo il suo contachilometri, così l’ho inserito nel secondo tempo”.
Modulo e atteggiamento. “Abbiamo giocato con un 4-4-2 che è diventato un 4-2-3-1. Jankto, ma ho dovuto spostarlo, stava soffrendo, e Luvumbo potevano aggredire i terzi di difesa dell’Udinese. I lanci lunghi per Lapadula senza avere un centravanti fisico? Faccio una battuta, chiederemo di giocare in dodici (ride, ndr). Sapete che la coperta è quella. Se tiro da una parte, dall’altra mi scopro. E prendiamo gol. Che l’Udinese fosse una squadra fisica e che dribbla, lo sapevamo. È normale che dopo quattro sconfitte i ragazzi fossero impauriti. Ho detto loro di stare compatti, se fossimo stati aperti ci avrebbero potuto fare più male”. Ed ecco il brodino. “Un punto che fa bene allo stomaco di un Cagliari malato? Sì, gli errori li commettiamo sempre. Avevo chiesto di far vedere a noi stessi che non vogliamo retrocedere. Poi, avremmo tirato la linea per capire quel che abbiamo fatto. Le somme si tirano alla fine, non oggi”. Il futuro è dietro l’angolo. “Sia chiaro, nulla è deciso”. Ranieri non si illude e non illude. “Siamo in piene sabbie mobili, ma abbiamo dimostrato a noi stessi che vogliamo stare in A. Voglio ringraziare ancora i nostri tifosi. Sono magnifici, non è facile essere ultimi o penultimi e avere questo sostegno. Finché ci staranno dietro avremmo il 30, 40 per cento in più di possibilità di salvarci. Ci giochiamo tutto in ogni partita”.
Cagliari, pareggio insipido
Mach da serie B, l’1-1 muove la classifica e interrompe la striscia di sconfitte. Ma lascia i problemi di sempre e il penultimo posto ai rossoblù. Domenica arriva il Napoli dell’ex Mazzarri
Mario Frongia
Un avvio come al solito passivo, molle e sotto scacco. Una ripresa sparagnina ma più energica e attenta. Il Cagliari porta via un punto all’Udinese e muove la classifica dopo quattro pesanti ko di fila. La sostanza cambia di poco, penultimi a 19 punti dietro Verona e Sassuolo (20), Empoli (22), Udinese e Frosinone (23). La lettura è semplice: la squadra è insicura e paga dazio nella manovra, nella qualità delle transizioni, nei duelli in mezzo al campo. Eppure, il pari, se certifica una rosa in affanno, trasmette un filo sottile d’aria. Insomma, Claudio Ranieri e i suoi riprendono fiato. Una sconfitta sarebbe stata la fine, il pareggino tiene tutti in vita. Ma rimane insipido. E domenica arriva il Napoli di Mazzarri, definito, almeno finora, la peggior squadra campione d’Italia negli ultimi decenni. Ma sarà meglio non fidarsi.
In campo. Nandez in panca, e Zappa da quarto dietro, è la sorpresa. Sir Claudio teme le verticalizzazioni e le imbucate da centrali e a Udine riparte da una scelta che lascia un tantino perplessi. Il tridente è forse quanto di meglio possa esprimere la rosa: Lapadula con alle spalle Luvumbo e Gaetano. In mezzo stanno fuori Prati e Sulemana, non ancora al top. Giocano Jankto e Deiola. Ma al di là dei singoli, nel 4-4-2, è il collettivo chiamato a far scordare le quattro sconfitte di fila. E a ripagare la richiesta di fiducia manifestata dal collettivo al tecnico che si era dimesso dopo il 3-1 casalingo subito dalla Lazio. Ma rimane da digerire il gigantesco rospo dopo le parole ingiuste, irrispettose e non vere del presidente sulla campagna acquisti. L’Udinese ha sulla pelle la vittoria allo Stadium con la Juve. si gioca una partita a scacchi, con il tecnico romano che deve avere conferma dal patto stilato con il gruppo. Cosa che però avviene solo a metà.
Un pareggio incoraggiante. Fin dai primi minuti sono sconsolanti gli errori di Jankto, Augello, Zappa e Deiola. L’Udinese controlla la partita, primo tiro al 7’. I Cagliari è impreciso nella gestione e nelle ripartenze. Lo 0-0 dura 13’: Zemura la apre, ma Zappa gli lascia troppo spazio, con un bel destro all’incrocio, l’ex Scuffet non ci arriva. La reazione allo svantaggio è blanda. Il pallone lo tengono i padroni di casa. Thauvin sembra Ronaldinho, Ehizibue pure. I rossoblù vengono schiacciati e sovrastati fisicamente e tecnicamente. Ci provano ancora Zemura e Samardzic, ribattuti. Lapadula e Luvumbo inesistenti o quasi. Lucca beffa Mina e di testa grazia Scuffet. Anche Lovric pare da Pallone d’oro. Ma Jankto - che Ranieri alla mezz’ora sposta a destra, chiamando Luvumbo a sinistra - e Zappa sono davvero sotto tono. Sugli esterni la squadra di Cioffi è incontenibile. Ed ecco Okoye, prima in presa alta, poi su rasoterra di Lapadula. Gaetano la pareggia di testa su pennellata di Augello: 1-1. Il Cagliari dà segni di vita, con ampi sprazzi di difficoltà. L’Udinese ha costruito tanto, con almeno una palla per il raddoppio, ma con poca precisione al tiro. Si chiude in parità. Un dato? Il Cagliari tira cinque volte, due nello specchio, i padroni di casa diciassette, tre in porta.
Un punto per parte. Si riparte senza cambi: chissà come sta Nandez? La traversa di Lapadula, su cross di Luvumbo dopo 3’ mette i brividi all’Udinese. Il dominio dei friulani non è più nitido. Per non parlare della qualità della gara. Le due squadre, con il pari, non sono a caso penultima e quindicesima. Lucca, servito da Thauvin, sfiora il 2-1 al volo. Anche Dossena e Deiola sprecano, i bianconeri riprendono il pallino. Cioffi cambia Ferreira per Ehizibue ed Ebozele per Zemura. Ma è Luvumbo ad arrivare un filo tardi sul rasoterra sottoporta di Gaetano. Il match è aperto. Mina prende il rimprovero dall’internazionale Mariani, troppa scena sui contrasti. Ci riprova Samardzic, di poco a lato. Thauvin ricama, Mina chiude. Su corner Makoumbou buca la palla ma Perez non controlla. A un quarto d’ora dalla fine Ranieri inserisce Pavoletti, Di Pardo e Nandez per Lapadula, Jankto e Zappa. Cioffi risponde con Success per Thauvin, il migliore in campo, e Brenner per Lucca. Mariani concede 5’ di recupero. L’Udinese perde in lucidità, il Cagliari è sul pezzo. L’argentino Payero entra per Lovric. Di Pardo ci prova dal limite, alto. I friulani hanno staccato la spina, i rossoblù ci credono.
Cagliari, cuore e testa per provare a salvarsi
Dopo le accuse ingiuste del presidente, Claudio Ranieri ingoia il rospo: “Non rispondo a domande sul dopo Lazio. Parliamo dell’Udinese”. Match ad alto rischio
Mario Frongia
Aveva dato le dimissioni. Proprio come abbiamo scritto su Repubblica e su questo sito, GolRossoblù. L’esatto opposto dalle altre ricostruzioni post Lazio, fantasiose, incomplete e comunque oltre il tempo massimo. In conferenza stampa Claudio Ranieri è stato chiaro: “Vi dico ciò che è successo dopo la gara con la Lazio. Ho detto ai ragazzi che ci sarebbe stato bisogno di un elettroshock, e che mi sarei dimesso. La squadra mi ha detto che non era giusto, che avevamo lottato tutti insieme per salire in Serie A e che dovevamo fare altrettanto per mantenere la A. Ho detto va bene, lavoriamo assieme compatti per portare a termine una missione difficile ma non impossibile. Allora ho detto va bene, andremo avanti tutti insieme. Proveremo a raggiungere questo difficilissimo ma non impossibile obiettivo”. La cronaca e le conferme nitide, testuali. Che aiutano a capire quali siano gli enormi problemi del Cagliari, del calcio e anche di chi lo racconta. Specie se si pensa a quel che ha detto il presidente dopo la quarta sconfitta di fila, la seconda in casa, la quattordicesima in stagione. Capace di addossare tutte le responsabilità ai giocatori e all’allenatore. Ma purtroppo, questa dello scarica barile del patron non è una notizia. Tanto che alla domanda “Ha parlato con il presidente negli ultimi giorni?” la risposta è stata lapidaria: “No, non ce n’era bisogno. Ma vi prego, parliamo di Udinese-Cagliari. Non risponderò a domande inerenti a quanto successo dopo la partita con la Lazio”. Un altro tassello che conferma il disagio e l’amarezza dell’allenatore di Testaccio, che magari come qualsiasi allenatore può non avere le risposte giuste dei suoi, fare un cambio al ’70 anziché all’inizio del secondo tempo, o partire a tre anziché a quattro dietro. Ma mai, e poi mai, mancherà in quello che è la trasparenza e la correttezza. Quell’umanità e quel rispetto che ha sempre mostrato ai sardi. E che altri mai potranno mostrare.
Umore e determinazione. “Come sto? Bene. Pochi allenatori hanno avuto il supporto dai giocatori che ho avuto io. Ero veramente giù di morale dopo la partita. Ma quando hanno detto che dovevamo lottare insieme fino in fondo, mi ha fatto pensare. Ecco perché voglio stare al loro fianco, andare con loro fino in fondo, difenderli e andare contro tutto e contro tutti”. Ma al di là delle apparenze di signorilità, quel che appare è un uomo, prima di un allenatore, stanco e svuotato. E deluso. E anche sconcertate dalle non veritiere ricostruzioni date dalla presidenza. E la sensazione è che se a Udine non andrà al meglio, potrebbe davvero salutare. Intanto, si ha anche certezza del ritiro anticipato: “Sì, l’hanno chiesto i ragazzi, dopo l’allenamento ci fermeremo qui”. Ed ecco l’Udinese. “Sarà una gara difficilissima, contro una squadra in grandissima condizione. Sono riusciti a battere una grande, sappiamo quanto valgono e valiamo noi. Cercheremo di fare il massimo per raggiungere il risultato positivo”. E ancora. “Sono molto compatti, dall’euforia alla fisicità, giocano per via verticale, sono i terzi per tiri dal limite dell’area”. E il Cagliari? “I ragazzi cercano sempre di dare il massimo. A volte sbagliano nel mettere troppo amore in questa squadra. Provedel sabato ha fatto grandi parate, ma noi poi abbiamo preso gol in contropiede. Dobbiamo cercare di attaccare, ma di non subire così, fa male. Più offensivi? Siamo la quarta squadra che tira verso la porta ma sbagliamo i gol o che non centriamo la porta. È vero che non riusciamo a gestire le partite, perché arriviamo a un certo punto in cui per la troppa voglia di fare perdiamo l’assetto tattico. Ma il modulo non centra nulla. A volte cambio perché perdiamo la bussola”. Si passa dagli errori, individuali e tattici: “Alcuni nascono dal voler fare tutto bene. L’anno scorso qualche sbavatura potevamo permettercela, in A come sbagli ti condannano”.
Tifoseria e singoli. Out Oristanio, Mancosu, Shomurodov, Sulemana e Hatzidiakos, Ranieri precisa “Oristanio sta rientrando a disposizione, presto sarà completamente disponibile. Gaetano ha buona velocità di esecuzione e anche Luvumbo ha le sue doti. Prati? Sta bene, ma un giovane alle prime in A può avere alti e bassi”. Poche storie su Sulemana: “Ha fatto ieri il primo allenamento totale con noi, non sta al cento per cento. Peccato per l’infortunio, stava sbagliando meno gli appoggi, era tornato quello di inizio campionato, ora lo aspetto a braccia aperte”. Sir Claudio ringrazia i tifosi: “Sono magnifici, al di sopra di tutto e di tutti. La squadra sa che ci stanno sempre dietro e che devono fare qualcosa che conta per il bene della squadra”. Dalla piazza attestati di fiducia. “Mi fa molto piacere, non leggo i social e mi da ancora maggior orgoglio: una vitamina per cercare di far rendere al meglio i miei giocatori”.
“Con tutto il cuore 2023”
Per la cardiologia pediatrica dell’Arnas Brotzu 152mila euro frutto della campagna promossa nell’isola e nata dall’intesa solidale tra l’Azienda ospedaliera di piazzale Ricchi e Conad Nord Ovest
Mario Frongia
La generosità dei consumatori sardi. La proficua collaborazione tra l’Azienda ospedaliera Brotzu e Conad nord ovest, principale struttura ospedaliera dell’isola e gruppo primario nella grande distribuzione. Il supporto agli oltre novemila piccoli pazienti che sono seguiti nel reparto di Cardiologia pediatrica della struttura. Un filo verde che lega professionalità, medicina di qualità, impresa e territorio. Con un destinatario che necessita di tecnologia avanzate, assistenza e cure di alto profilo. Con la campagna “Con tutto il cuore 2023” l’Arnas Brotzu e il Conad hanno colto il bersaglio. “La nostra intesa è oramai decennale e ha permesso di raccogliere fondi per circa un milione di euro. Sono molto contenta, innanzitutto per i nostri piccolo pazienti e le loro famiglie. Ma devo essere grata sia alla Conad sia ai tanti cittadini che hanno dato un segno tangibile: gli oltre centocinquantamila euro raccolti lo scorso anno ci permettono di rispondere sempre al meglio per quel che riguarda l’acquisto e la dotazione di attrezzature all’avanguardia” dice la direttrice generale, Agnese Foddis. Soddisfazione anche dalle parole del direttore sanitario, Raimondo Pinna: “L’intesa certifica la possibilità di innalzare gli standard operativi. La cardiologia pediatrica, con le altre specialità con cui è connessa direttamente e indirettamente, è un settore in forte evoluzione. Basti pensare alle patologie congenite, un ambito in cui la ricerca scientifica propone metodologie cliniche e apparecchiature in continua evoluzione”. Insomma, medicina di alto profilo e grande distribuzione hanno fatto breccia nel cuore dei sardi. A confermarlo un decennio di solidarietà dedicato ai pazienti della Cardiologia pediatrica e cardiopatie congenite. Arnas Brotzu e Conad hanno brindato idealmente alle dieci candeline di una collaborazione consolidata.
Un brindisi alla generosità dei sardi. Nella sala Ciccu dell’Azienda ospedaliera è stata rimarcata la donazione di oltre 152 mila euro. “Con tutto il cuore 2023 abbiamo percorso una strada virtuosa frutto di una grande adesione dei consumatori alla campagna natalizia. La Sardegna - precisa Michele Orlandi, direttore Rete regionale di Conad nord ovest - conferma una sensibilità di prim’ordine superiore anche a bacini densamente popolati e con disponibilità economiche superiori”. In definitiva, un brindisi alla generosità che si coniuga con una certezza: i fondi arrivano e vengono spesi con professionalità e perizia nell’acquisto di tecnologi fondamentali per salvare vite umane e dare assistenza ai piccoli malati di cuore. Alla consegna simbolica della donazione - tenutasi nel giorno di San Valentino, in occasione della Giornata mondiale delle cardiopatie congenite - hanno preso parte anche il direttore amministrativo del Brotzu, Ennio Filigheddu, medici, specializzandi e affiliati del gruppo Conad.
Una disciplina in continua evoluzione. “Trent’anni fa solo il 40 per cento dei bambini con problemi cardiaci importanti poteva avere decorsi positivi. Adesso, grazie alle innovazioni tecnologiche e alle professionalità sempre più avanzate, questa percentuale è quasi raddoppiata. La nostra disciplina - sottolinea Roberto Tumbarello, direttore del reparto di Cardiologia pediatrica dell’ospedale di piazzale Ricchi - ha uno sviluppo legato a doppia mandata ai macchinari e alla strumentazioni che necessitano di frequenti aggiornamenti. Proprio l’ambito in cui utilizzeremo i fondi provenienti dalla campagna di solidarietà. Peraltro, si tratta di un modello di cooperazione tra pubblico e privato che anche in altre zone del mondo è la norma: sono stato Clinical fellowship in Cardiologia pediatrica all’Hospital for Sick Children di Toronto, forse la migliore struttura esistente, che ha per sponsor principale una nota marca di birra!". Quel che trapela dai vertici del Brotzu è soddisfazione e gratitudine sul decennio di fattiva collaborazione. “Abbiamo potuto utilizzare una cifra importante che ci ha consentito di potenziare il sistema tecnologico di cui abbisogna il reparto che accoglie e cura i piccoli pazienti. Mi riferisco - rimarca la dottoressa Foddis - all'acquisto di nuove strumentazioni sanitarie”. Un quadro chiaro. Con il dottor Tumbarello che rimarca quanto “la tempestività, nella diagnosi e nella terapia, è cruciale per la cura dei pazienti. Le apparecchiature innovative consentono di eseguire interventi precoci e cure mirate, migliorando significativamente le prospettive di guarigione”.
Cagliari, delirio annunciato
Il patron riappare in sala stampa per autoassolversi e inchiodare Ranieri e la squadra in un festival di dimenticanze e omissioni. Il tecnico si sarebbe dimesso ma i suoi ragazzi l’hanno fatto recedere. La notizia vera? Tommaso Giulini sarebbe disposto a vendere. Non dovrebbe essere così difficile per un club che vanta lo scudetto, un patrimonio immateriale immenso e l’ottava tifoseria della serie A. Per dire, se un gruppo svizzero si è preso il 70 per cento dell’Olbia e un Fondo la Ternana, il Cagliari non è meno appetibile
Mario Frongia
All’andata la Roma passeggia alla Domus (4-1 con Lukaku che entra con la palla in porta). Qualche giorno prima il Corriere dello sport intervista Claudio Ranieri. Il direttore, Ivan Zazzaroni, chiede quale sia il rapporto con Tommaso Giulini. “Gli ho detto, presidente com’è che chiunque incontri mi parla male di lei!”. La risposta del tecnico disegna la semina fatta in questi anni dal patron. E conduce a una drammatica attualità. Quella del penultimo posto, della quarta sconfitta di fila, la quattordicesima in stagione, con media punti, difesa e attacco da retrocessione sparata. Tanto che la trasferta a Udine di domenica prossima, se non è da ultima spiaggia poco ci manca. L’incompetenza, il profitto a tutti i costi e gli yesman non pagano. E alla lunga si va a sbattere. Con quattordici gare da giocare, pur a morsi e gomitate, Ranieri potrebbe lasciarsene dietro tre peggiori. Ma c’è da stare in campana. Anche perché nell’immediato dopo partita, di fronte ai suoi ragazzi, l’allenatore di San Saba avrebbe detto: “Me ne vado”. E solo la veemente e riconoscente reazione dei senatori, con Pavoletti in testa, l’avrebbe fatto desistere. Si vedrà. Intanto, chissà se replicherà alle parole del presidente. Forse, a giugno.
Memoria obbligata. La premessa è d’obbligo: ieri Giulini ha detto di essere rimasto in silenzio dal dopo Venezia. In effetti, ha evitato il contradditorio con i cronisti ma le occasioni in cui ha parlato comodamente senza domande sono state più d’una e quasi sempre legate ad attività promozionali, di marketing e tese a catturare i consensi della tifoseria. Dall’inaugurazione di una tribunetta ad Asseminello, alle pressioni per avere i denari dalla regione, ai Giganti di Mont’e prama a Firenze. Ieri, per l’unico quesito puntuale sul mercato deificitario, ha alzato i toni. Pazienza. In questi casi, umiltà, trasparenza e gioco di squadra sarebbero una delle possibili medicine. Il presidente è apparso in sala stampa nel dopo Lazio, resuscitata e padrona del campo. Ha citato la vergognosa retrocessione di Venezia, quasi passasse per caso. Ma quell’anno ha cacciato Semplici dopo tre turni, preso Mazzarri a cifre stratosferiche, con una coda in tribunale e l’esonero a tre partite dalla fine. Ha poi chiamato Agostini, creato il corto circuito inimmaginabile tra quest’ultimo, fatto fuori anche dalla Primavera, e Conti. Ci sarebbero anche le perfomance legate agli acquisti di Godin e Caceres, fatti cacciare dal diesse Capozucca - allontanato a sua volta con il direttore Passetti e con Liverani - dopo averli presentati come fossero reduci dal Pallone d’oro. Ieri ha citato Fabio Caressa, al quale aveva dato dell’infame (!) in diretta tv: un orribile messaggio per chi vuol fare e fa questo mestiere. Tra l’altro, l’insulto al direttore di Sky era nato per aver dato una notizia verificata e plausibile: la trattativa di cessione del club. Su questo fronte, Giulini ha detto di essere pronto a farsi da parte: “Se si vuole una proprietà multimilionaria che faccia grandi acquisti, quello non sono io”. Se, per stare ad alcuni recenti passaggi, ci sono club - che, con rispetto, non sono il Real Madrid o il Man City - come l’Olbia, per il 70 per cento nelle mani di un gruppo svizzero e la Ternana, comprata da un Fondo, per il Cagliari dello scudetto, dell’ottava tifoseria, club di un’intera regione, con un patrimonio anche immateriale con pochi eguali, non dovrebbe essere così complicato avere estimatori che non promettano la Champions e lo stadio “per il Centenario”. E, a proposito di insulti, il patron ha detto di non curarsi degli attacchi dei leoni da tastiera sui social. Che su siti e blog hanno risposto compatti: "Abbiamo pagato l'abbonamento anche noi!"
Le bastonate sul gruppo squadra. “Con la Lazio li ho visti intimoriti, ma la paura devono averla in settimana. Non possono scendere in campo con il timore di dover retrocedere, devono essere uomini veri, determinati e cattivi per le prossime quattordici battaglie. Devono lavorare duro, senza permessi supplementari, i viaggetti con le fidanzate di due giorni o per portare i figli a scuola o altro. Alcuni stanno rendendo al di sotto delle aspettative ma Ranieri ha avuto quel che chiedeva, dai difensori internazionali agli attaccanti. E abbiamo lavorato anche sul futuro con Prati e Oristanio (che difficilmente rimarrà, ndr), tenendo d’occhio l’aspetto patrimoniale perché il Cagliari deve esserci anche fra tre o dieci anni” la sintesi del pensiero giuliniano. E ancora. “In ritiro? Deciderà il mister e se vogliono un premio salvezza, ma non credo sia questo l’intento dei capitani (Deiola, Pavoletti e Nandez, che non ha ancora rinnovato e, pagato 18 milioni di euro con ingaggio monstre, può andar via a zero a giugno: una delle perle gestionali del patron!). Comunque, lo chiedano a Bonato (direttore sportivo, ndr) e vedremo”. Sul mercato estivo, e di gennaio, la fake è bestiale: ci sono sul web immagini e frasi di Ranieri che nel dopo Bari dice di volere “due difensori centrali esperti della A e una punta che vada in doppia cifra”. Gli hanno preso due stranieri che la A l’avevano vista solo in tv. E attaccanti che lo scorso anno hanno segnato sei reti in due. Fatti e non propaganda. Che infanga il mister, reo però di aver avvalorato questa tesi. Ma non è tutto. “Ranieri è l’unico che può salvarci e non è e non sarà, anche se perdiamo a Udine, in discussione. Neanche se dovessimo retrocedere! E non lo dico per riconoscenza legata alla promozione dello scorso anno”. Il messaggio è chiaro: Ranieri non si tocca. Intanto, perché con questa rosa forse sarebbe dura, anche per Guardiola, Klopp e Ancelotti assieme. Poi, perché il tecnico di Testaccio e il suo staff costano. E non gli abbuonerebbero neanche un euro.
Popolo sardo. Il presidente del Cagliari cita spesso unione e unità d’intenti dei sardi: “L’ho detto anche per il funerale di Gigi Riva!”. Ma sarebbe opportuno lasciar riposare in pace Riva. E, soprattutto, come può parlare chi ha dato una mazzata alla carriera di Gianfranco Zola, sardo vero, stimato e apprezzato come uomo e campione in tutta Europa. Preso al posto di Zeman con promessa di rinforzi (Brkic, Diakite, Husbauer, Mpoku, Gonzalez… atleti usurati, infortunati e inesperti) e cacciato senza un ba. Per poi, dopo la recente partita vinta in casa con il Bologna, osannarlo per averlo in tribuna con il ragazzo che ai tempi del Parma pensava di sequestrarlo. Nel post ha ricordato che “Zola, con noi un anno fa, è tornato”. È vero che dodici mesi prima Magic box era stato alla Domus. Ma solo perché c’era il Como e l’aveva invitato Dennis Wise, suo capitano al Chelsea e neo dirigente dei lariani. E anche perché doveva salutare Ranieri, suo allenatore al Napoli e con i Blues, al suo primo match sulla panca del Cagliari. Ecco, il solito dire e non dire. Ma adesso, testa all’Udinese.
Cagliari, orribile tonfo casalingo
Cagliari, orribile tonfo casalingo
Alla Domus la Lazio la chiude 3-1. Rossoblù disordinati e imprecisi. la tecnica ospite decide la gara. Claudio Ranieri inerme, la qualità fa la differenza. Gol della bandiera di Gaetano. La prossima si va a Udine
Mario Frongia
Altre tre pappine sul groppone e potevano essere altrettante se la supponenza ospite non avesse avuto la meglio. La Lazio vince 3-1 alla Domus e del Cagliari non c'è traccia o quasi. Quarta sconfitta di fila, penultimo posto dopo il successo dell'Empoli a Salerno in attesa dei risultati di Udinese e Verona, innanzi tutto. L'atteggiamento, specie nel primo tempo, ha condizionato una perfomance insufficiente. Molli, imprecisi, confusionari, senza idee se non quelle di vecchia data: palla lunga e chissà che non si arrivi nei piedi di Lapadula, di suo abbastanza spento e fotocopia sbiadita del bomber della B. La differenza, anche nella seconda frazione si è visto qualche sprazzo di reazione, l'ha fatta la qualità tecnica di squadra e individuale. Una rosa con deficit di vecchia data, costruita male, rinforzata peggio in estate e con due acquisti invernali che non possono risolvere i mali di una gestione societaria mediocre. I miracoli difficilmente accadono per più di una volta. La prossima si va a Udine, faccia a faccia salvezza.
Novità e poco più. Mina e Gaetano in campo, con Viola a rimorchio di Lapadula, Petagna in panca. Dietro c'è Obert. Ma la sorpresa tra i primi undici è l'assenza di Dossena e l'ingresso di Deiola. A pensarci bene, non dev'essere stata una settimana facile per Claudio Ranieri. Il tecnico - reduce dall'orribile poker della Roma, terza sconfitta di fila - l'ha preparata quasi non avesse un domani. E per non sbagliare affida Luis Alberto a Makoumbou, Nandez va su Felipe Anderson e Deiola segue Guendouzi. Di Bello apre le sanze. Occasione Azzi, Provedel para, ma era in offside. Scuffet rischia sul primo angolo ospite, rimpallo velenoso di Gaetano dopo 5'. La Lazio è disordinata ma il Cagliari spazza e non costruisce. Male. La palla è nelle mani di Isaksen e soci. Nandez dà la carica ma non basta. Cataldi sbaglia l'appoggio, Lapadula scappa via imbeccato da Gaetano. Si intravede un brandello di palla manovrata, ma i passaggi sbagliati (Obert, Viola, Deiola, Azzi, Nandez), anche senza pressione, sono troppi. La Lazio pare giocare al gatto con il topo. Fraseggi lenti, manovra prevedibile, poche verticalizzazioni, tiri imprecisi. Il Cagliari regge. Viola al 18' impegna, centrale, Provedel. Primo tiro, fiacco, di Immobile. La squadra di Sarri controlla ma pericoli veri non ne crea. Poi, l'accelerata. Il disastro difensivo è multiplo: Isakesen crossa rasoterra, Azzi liscia la palla che sbatte su Deiola, Lazio in vantaggio al 26'. Immobile chiama Scuffet, ma è in fuori gioco. Dietro si balla, e non è una novità. Zappa e anche Mina nei disimpegni sono inguardabili. La reazione è blanda, timorosa: l'esatto contrario di quel che ha predicato Ranieri in settimana. La palla troppo spesso va all'indietro. Il pubblico fischia. Luis Alberto (stop e tiro alto) e compagni alzano i ritmi e giocano a un tocco pur sotto il diluvio. Eppure, il Cagliari ha la palla dell'1-1 nel minuto di extratime: punizione di Viola, spizzata di Lapadula sul filo del fuorigioco, Provedel si salva di piede. Si chiude con i laziali in vantaggio con il 62 per cento di possesso, 310 passaggi contro 177, 4 angoli contro uno.
Ennesimo tonfo. Ranieri lascia negli spogliatoi Azzi e inserisce Dossena. Luvumbo prende il posto di Viola, evanescente e ad autonomia limitata. La partenza rossoblù è veemente. Ci prova Luvumbo, crossano Nandez e Gaetano, Gila e soci ribattono. Poi, la ripartenza con il 2-0 di Immobile (200 reti in A) che al 4' firma il tap in su smanacciata di Scuffet sul sinistro di Isakssen. Un minuto e Gaetano la mette a giro all'incrocio: 2-1, prima rete con la maglia del Cagliari dell'ex Napoli, partita riaperta. Il match sale di tono. Immobile cicca davanti a Scuffet ma il passo dei rossoblù è diverso. Luis Alberto sfiora il 3-1 con sassata a fil di palo. Lazio sempre molto pericolosa. Risponde Makoumbou, Provedel respinge e fa il bis su Gaetano. La Domus soffia, Sarri replica: dentro Vecino e Castellanos per Luis Alberto e Immobile. Ranieri richiama Obert e inserisce Augello. Il Cagliari ha il pallino. Ma in contropiede al 20' la Lazio passa: Felipe Anderson, aiutato da una deviazione di Zappa, beffa Scuffet: 1-3. Tentativo Luvumbo da 25 metri, Provedel respinge. Ultime chance con Pavoletti per Lapadula e di Wieteska per Mina. Ci prova Augello, alto. Al 32' entra Kamada per Cataldi. la Lazio addormenta la gara e mostra un calcio a tratti molto incisivo. Ranieri incita i suoi. Sarri schiera Pedro per Isaksen. Gli ospiti giganteggiano, slalom in area e palo di Kamada al 41'. Si va quasi a senso unico. Il Cagliari boccheggia la Lazio maramaldeggia e spreca un'infinità di occasioni per dilagare. La sensazione, da uno sguardo alla classifica alla prossima a Udine, è da incubo.
“Per salvarci dobbiamo raspare il campo!”
Claudio Ranieri alla vigilia del match di sabato con la Lazio con un Cagliari terzultimo e reduce dalla scoppola di Roma. “Retrocedere sarebbe orribile per l’intera Sardegna”
Mario Frongia
La consapevolezza del momento iper-complicato è il minimo. Il voler cambiare registro, pure. Poi, ci sono i fatti e il campo. La determinazione e lo spirito indispensabile per fare la differenza, specie si ci si trascina criticità societarie, dalla programmazione agli acquyisti, di vecchia data. Qualità tecnica, manovra, impostazione e terzultimo posto ne sono la diretta conseguenza. In breve, al Cagliari che sabato riceve la Lazio, attesa dal Bayern in Champions e con squadra e Sarri contestati dai tifosi dopo la sconfitta (3-1) a Bergamo con l’Atalanta, c’è da augurare un gran bene. Claudio Ranieri in conferenza stampa parte da lontano. “Siamo consapevoli di vivere una situazione difficile, per salvarci c’è da raspare il campo. Accetto la sconfitta quando si lotta sino alla fine ed ecco perché non mi è piaciuta la reazione con la Roma. Contro il Torino abbiamo perso ma lottato. La Roma ha giocato bene, non voglio scusare i ragazzi ma quando prendi due gol così è difficile”. La tattica? “Volevamo prenderli alti, per questo ho detto la prestazione fisica c’è stata, però sono più bravi loro e non potevamo stare tutti dietro”. Pausa. “Dovevamo cercare il gol, non ci siamo riusciti. All’intervallo, sotto 2-0, ci siamo detti di provarci ed arrivato il terzo gol. Mi secca averne presi da calcio d’angolo”. Sir Claudio soffre e si vede. Esperienza e carisma non bastano a ribaltare la squadra. “Come stanno i ragazzi? Li avevo visti bene anche prima della Roma, il primo gol subito ha scioccato me e loro. In contropiede abbiamo preso il secondo. A uomo o a zona? Ci sono giocatori che non sono in grado di marcare e facciamo la zona. Quella mista non ha funzionato, ma la palla sul primo palo non sarebbe dovuta passare (pasticcio di Petagna, ndr). Però, non scordo che la Roma aveva due campioni del mondo in campo e tanti nazionali. Ma concordo: è stata una delle prove peggiori, dobbiamo cambiare registro”.
Dalla Roma alla Lazio. “Riparte consapevoli di aver fatto prova tecnica, di concentrazione e di determinazione. Con la Lazio sarà una partita delicata, è una grande squadra. Servono umiltà e le nostre armi: voglia e grinta: Dobbiamo morire per ogni pallone, questo è il messaggio”. Il tecnico rossoblù sfodera serenità. Ma la verità sullo stato d’animo di Ranieri non è quella che luccica. “Devo trovare soluzioni e giocatori giusti. In un gruppo hai giocatori con un carattere volitivo e altri che pensano di averlo. Posso stimolare i primi per avere il 100 per cento, con gli altri faccio lo stesso ma non arriveranno a quel livello. Sì, siamo compatti, lo spogliatoio è fantastico”. Il ritornello è quello solito: “Lotteremo fino all’ultimo secondo e lo vedo da come i ragazzi si allenano. Penso sempre positivo e non voglio fare il menagramo ma stare in A è troppo importante per l’intera Sardegna. In B sarebbe dura risalire”. Si ripassa dal match della Domus. “La Lazio gioca con un solo play, un 4-3-3 con gli esterni che si accentrano. Somiglia a Napoli e Bologna. Hanno ottime combinazioni, si trovano a memoria, giocano in verticale: dobbiamo essere concentrati su ogni azione perché sono veramente bravi”. Si ripassa dall’andata. “Come contro la Juventus, contro la Lazio la gara è stata buona. Pur con la distrazione di Hatzidiakos, giocando un’ora in dieci e con l’occasione di Pavoletti nel finale. Serve la partita perfetta per non soccombere. Poi, con un briciolo di fortuna si può anche vincere. Ma non possiamo perderla come è successo con tutte le grandi”. Infine, la chiosa: “Se la mettiamo sotto l’aspetto qualitativo loro sono più bravi, non possiamo competere sotto l’aspetto tecnico. Gli undici visti a Roma? Se li riconfermassi sarei scemo. Ma questo si può dire con il senno di poi”. (ride)
I singoli. Sul giostra dei primi undici, Claudio Ranieri spiega: “Non è un handicap. Anche in B ho schierato diverse formazioni e siamo arrivati in A. Ma quando le cose vanno male si può dire che non c’è un punto di riferimento. Come sempre tiro le somme la sera prima”. Per la Lazio sono in dubbio Sulemana e Hatzidiakos con i lungodegenti Oristanio, Mancosu, Rog e Shomurodov. Arruolabile Luvumbo: “Sta bene, è uno dei papabili. Gaetano? Ama giocare nella metà campo offensiva, dà una mano in difesa, ha un’ottima visione di gioco”. Probabile che l’ex Napoli parta dal via. Incertezze su Lapadula: “Non ha svolto la preparazione e ha avuto dei problemi. Più gioca e più cresce di condizione”. L’allenatore di Testaccio alza lo sguardo: “Dobbiamo cercare di portare a casa con queste grandi perché sono punti pesanti e alla fine te li ritrovi. La differenza con le altre squadre? Difficile dirlo. Abbiamo fatto buone partite ma non siamo riusciti a portare la barca in porto per demerito nostro”
Roma-Cagliari, poker imbarazzante
I Ranieri boys affondano malamente all’Olimpico. Male approccio, personalità, gioco e spirito di sacrificio. Dybala, doppietta, e soci dilagano. Bene Mina. Sabato la Lazio alla Domus
Mario Frongia
Terza sconfitta di fila con un passivo da incubo. La Roma che inchioda 4-0 il Cagliari all’Olimpico è una foto da brivido. E non si tratta di modulo o posizione dei singoli. E neanche di tempismo con i cambi da parte di Claudio Ranieri. A rincuorare il tecnico non può bastare lo striscione d'affetto esposto dalla curva Sud. Primo e secondo tempo registrano i gol dei padroni di casa appena si parte. Altra velocità, verticalizzazioni, presenza negli spazi senza palla. Le reti prese subito, più che un’attenuante pare un’aggravante. La squadra paga qualità tecniche ed esperienze inferiori alle attese. Una programmazione fallimentare, oltre a criticità di vecchia data. Inutile girarci attorno, all’Olimpico sfida quasi impari. Con Dossena e soci molli, poco reattivi, mai in partita. Tre vittorie di fila per Daniele De Rossi con vista sulla zona Champions, altrettante sconfitte per i rossoblù, piantati tra le peggiori tre del torneo. E sabato arriva la Lazio alla Domus. Ranieri parte con Scuffet; Dossena, Mina, Obert; Zappa, Makoumbou, Prati, Nandez, Azzi; Petagna e Lapadula. La sorpresa? Forse, il neoacquisto Gaetano e Viola in panca. La sfida ai giallorossi si mette subito in salita, zampata di Pellegrini a pochi passi da Scuffet con la difesa che dorme. A seguire, palo di Cristante su palla lunga di Angelino. Quindi il 2-0 di Dybala, velo di Lukaku. Ci provano ancora Pellegrini, Dybala ed El Sharawy. Il Cagliari si fa vivo con una mezza girata di testa di Petagna, molto impreciso nel tenere alta la squadra e cercare i compagni. Si registra un tiro insidioso di Lapadula, Rui Patricio para. C’è poco altro. L’arbitro Marcenaro assegna il rigore ai rossoblù per fallo di Llorente su Lapadula. Il Var lo chiama e annulla giustamente il penalty: il pestone è del centravanti sul difensore. Il 2-0 nei primi 45’ conduce a un’analisi è impietosa: la Roma domina e sovrasta. Ha il pallino, mostra un passo diverso, trova troppo facilmente sponde e palleggio, inquadra la trequarti e quando accelera si soffre. Una questione di qualità e temperamento. L’approccio è modesto. E qui, pur con l’attenuante del gol a freddo dopo una manciata di secondi, c’è da capire in che modo la squadra sappia capire come e in che modo piazzarsi. Se brilla Mina, Zappa e Azzi sono sovrastati sulle fasce da El Sharawy e Karsdorp. Anche i piedi, le sgommate e la velocità di Nandez sbattono su una manovra che è sempre a metà, intermittente e prevedibile. Il Cagliari mostra poche idee di gioco e finisce per perdersi nel fraseggio avversario. Mancano all’appello, oltre agli esterni, Petagna, Obert e Prati, insolitamente poco preciso. Un filo meglio Makoumbou, ma non può bastare. La buona nuova? Mina. Il centrale colombiano mostra personalità e imbavaglia Lukaku. La speranza dei tifosi è che sia sufficiente per stare in A.
Tracollo rossoblù. Il Cagliari prova a partire spedito, Nandez mette sul secondo palo ma Dossena arriva tardi. La Roma risponde con una sassata di Cristante, dopo un numero di Dybala. Poi, su corner, Cristante gira di testa e centra la mano di Petagna. Dybala dal dischetto non sbaglia: 3-0 e otto reti in campionato dopo 2’. Neanche un’ora e la squadra di Daniele De Rossi, cala il poker con il 2005 Huijsen. Il neo entrato segna di testa dal centro area, dove praticamente salta da solo. Sir Claudio inserisce Viola, Gaetano e Luvumbo (rientrato dalla Coppa d’Africa con i capelli biondi) per Azzi, Dossena e Prati. Scelte offensive per provarci ed evitare l’imbarcata. La sensazione è che sia troppo tardi. La partita si scalda, cartellini per Nandez e Paredes. Esce Mina, debutto individuale positivo un po’ meno l’intesa di reparto, per Wieteska. Con Hatzidiakos, Jankto, Shomurodov, gli stessi Petagna e Augello, gli acquisti della scorsa estate che dopo 23 gare paiono poco riusciti. Intanto, Luvumbo impegna Rui Patricio. Ci prova Viola da 30 metri, pretenzioso. Mentre Zalewsky ubriaca mezza difesa e Lukaku gira al volo, alto. La partita vive di rapidi capovolgimenti di fronte. La Roma è sazia, il Cagliari vorrebbe accorciare. Esce Nandez per Di Pardo. Il match diventa confuso, i giallorossi macinano calcio. La reazione di Scuffet (che si oppone bene al sinistro di Lukaku) e compagni è blanda e insipida. Marcenaro annulla la cinquina a Bove per offside. Si chiude con 20 tiri a 10 per la Roma. Uno strapotere da capogiro. Mala tempora.
Confagricoltura, cuore di Sardegna
In ballo oltre 49mila imprese di un settore strategico, inclusivo e fondamentale per l’economia isolana e non solo. Filiere, nuovi mercati, ricambio generazionale, politiche e formazione tra i capitoli chiave di una convention affollata e proficua
Mario Frongia
Quando le parole hanno dietro fatti concreti. E le risposte non sono più derogabili. A venti giorni dalle elezioni regionali il comparto agricolo bussa con forza alle porte dei candidati e delle coalizioni che li sostengono. Propone strade da percorrere e riassestare. Suggerisce percorsi indispensabili per essere al passo con i tempi. Indica soluzioni basate sull’esperienza e sulle dinamiche di un settore che ha un’anima antica ma è pronto ad accelerare. Con gambe e idee moderne e all’altezza dei tempi e dei mercati nazionali ed esteri. Temi delicati, con decine di argomenti subordinati che hanno alla base 47mila imprese legate alla produzione primaria e quasi duemila impegnate nella trasformazione e nella commercializzazione. Numeri con dietro centinaia di migliaia di operatori. Famiglie che chiedono innanzitutto attenzione e rispetto. E garanzie. D’altronde, se si produce poco meno del 6 per cento del Pil isolano, si deve avere spazio e voce per tutelare e difendere al meglio i propri diritti. E quelli delle comunità circostanti, oggi e domani. Dunque, relazioni garbate e dure al tempo stesso quelle tenute da Paolo Mele, Massimiliano Giansanti e Giambattista Monne, presidenti regionale, nazionale e direttore di Confagricoltura Sardegna.
Un ottimistico filo verde. La sala, gremita all’inverosimile, ha ascoltato e annuito ad auspici, indicazioni, nodi storici e programmi da rilanciare. Gli operatori, dal Campidano alla Gallura, sono legati da un filo verde che annoda tradizioni ed economie di scala, innovazione e mercati, concorrenza e ricambio generazionale, trasporti e servizi. “Coltiviamo il futuro della Sardegna” è stata l’azzeccata cornice dell’incontro curato dalla Confagricoltura regionale all’Hotel Caesars a Cagliari. “Occorre un Piano strategico per il futuro del sistema agroalimentare. Con l’allargamento dell’Unione Europea a 26 membri (arriva l’Ucraina, ndr) l’impatto sui mercati agricoli sarà incisivo. Logistica, integrazione delle filiere, valorizzazione della qualità e del legame dei prodotti con il territorio, presenze rafforzate sui poli internazionali, devono far parte di un procedere condiviso a livello nazionale con strumenti e iniziative definite localmente sulla base delle caratteristiche sociali ed economiche” ha sottolineato Massimiliano Giansanti. Alla lista della spesa vanno aggiunti sostenibilità, ambiente, transizione ecologica ed energetica, mondo rurale e relative attività di sostegno. Uno scenario che ha per sfondo “il giusto equilibrio tra uomo e natura, attività produttive agricole e fauna selvatica. Noi vogliamo ampliare anche gli ambiti di collaborazione con le istituzioni, gli enti e le comunità di governo del territorio, valorizzando sui diversi patrimoni rurali e migliorando le buone pratiche” rimarcano i vertici della Confagricoltura con applausi a seguire..
Formazione, capitale umano e ricambio generazionale. Si diceva della visione e delle prospettive. Dalla cucina di Confagricoltura le ricette non mancano. Ad esempio, il programma “Padri e figli” è uno degli obiettivi utili a curare e supportare il passaggio di conoscenze tra vecchie e nuove generazioni. Le esperienze vanno valorizzate anche con premialità previste nei bandi di sviluppo rurale. O magari, possono crearsi gli “Erasmus agricoli”, dedicati ai giovani laureati e al confronto con i sistemi agricoli stranieri. “Terra ai giovani” è un altro progetto avviato dall’associazione in collaborazione con le Agenzie Laore e Agris. E non manca una bozza che riguarda i più piccoli. Nella brochure dei lavori viene battezzata CampAgri, è prevista nel periodo delle vacanze estive e si riferisce ai bambini delle primarie e al complice coinvolgimento attivo dei genitori nella familiarizzazione con le campagne. Insomma, un “rilancio che si ottiene anche con investimenti immateriali, migliorando le competenze e immettendone di nuove. Con un accesso spedito e fluido del capitale umano ai percorsi formativi che migliorino e innovino competenze, attitudini relazionali e di collaborazione. Lo spirito di filiera e il supermento del nanismo delle imprese - segnalano - si supera anche con percorsi di learning by doing in altre regioni d’Italia. Mentre il ricambio generazionale va affrontato con politiche capaci di motivare i giovani alla cura e gestione delle campagne”. Un perimetro che richiama a un forte impegno le forze politiche regionali: per chiudere il cerchio occorrono risorse sufficienti a colmare il gap, dare certezze socioeconomiche e produttive. Di agricoltura si vive, senza si è destinati a sparire.
