Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Il trio atomico Zola-Suazo-Esposito, i bomber Acquafresca e Pavoletti e le Glorie rossoblù a Domus de Maria. La Sardegna che piace e conquista esaltata dall’Ussi nel nome di un telecronista indimenticabile

Uniti nel ricordo di un grande telecronista. Giampiero Galeazzi se ne è andato il 12 novembre del 2021. Il 18 maggio scorso avrebbe compiuto 78 anni. Voce storica dello sport italiano, appassionato, aggressivo, di una simpatia includente e indimenticabile. “È stato unico, la sua era una narrazione precisa, competente, attenta” ha detto Giovanni Malagò. Il presidente del Coni ha sposato dal via la manifestazione che ricorda il giornalista nato a sport, pane e Rai. Anche i figli Gianluca e Susanna,  cronisti a La7 e Canale 5, non hanno dubbi: “Nostro padre era straripante, ti teneva aggrappato alla tv. Sulla barca degli Abbagnale e Di Capua, in quella mitica medaglia d’oro olimpica, aveva fatto salire a bordo mezza Italia”. Quel podio di Seul, settembre 1988, è solo una delle tante perle giornalistiche di “Bisteccone”, soprannome appiccicatogli dal capo dello sport Rai, Gilberto Evangelisti. “Nel 1990 segue Italia-Svezia di Davis al Tc Cagliari. Canè batte Wilander, allora 3 al mondo. Il match epico, finisce il lunedì. La telecronaca di Giampiero è da cineteca. Torna in redazione il martedì. Nessuno di noi gli dice nulla. Lui, gironzola un po’. Poi, va via. Sulla porta sussurra: “Vabbè, che ce sto a fa! Tanto la mia cronaca di ieri la daranno nelle scuole di giornalismo!” l’aneddoto emozionato di Iacopo Volpi, direttore di RaiSport. Per Gianfranco Coppola, presidente Ussi, l’esempio è nitido: “Un perfetto tramite tra pubblico, cultura popolare e sport di qualità. Giampiero è stato maestro di cronaca”. Tino Demuro, imprenditore e fondatore di Vigne Surrau lo ha ricordato così: “Era una furia, trascorreva da noi in Gallura le vacanze estive. Quanto abbiamo riso! Lo voglio ricordare felice che canta Battisti accompagnato dai Gatti di vicolo miracoli”.

Inclusione, territorio, cronaca, professione. La terza edizione del Memorial, curato fin dal 2022 da Mario Frongia, consigliere nazionale Ussi, si svolge con la preziosa collaborazione di Gianni Aramu, Alberto Borsetti, Vincenzo Girau e Gianfranco Perseu, alla guida di CraRegione, Msp Sardegna, Aiace e Mediterranea, prevede corso di formazione professionale, contest letterario. L’evento Ussi-Odg-Msp con il supporto di Regione Sardegna, Fondazione di Sardegna, Coni, RaiSport, Sardegna Ricerche, Sport e salute, comune di Domus de Maria, CraRegione e vari sponsor (Crai-Abbi, Garanzia Etica, Autovamm, Entel-Mcl, Ctm e altri) si tiene al Chia Laguna resort, da domani, giovedì 30, a sabato 1 giugno. La splendida struttura diretta da Marco Pedna attende accolto cronisti e celebrità con il consueto garbo. Atteso il kick off con Glorie rossoblù ed ex dello scudetto. In campo anche Gianfranco Zola, David Suazo, Mauro Esposito, Robert Acquafresca, Leonardo Pavoletti e Massimo Rastelli. In scaletta i video-saluti di Adriano Panatta, Danilo Gallinari, Max Sirena, Paola Pezzo, Fabio Aru, Christian Brocchi, Gigi Casiraghi, Dalia Kaddari, Filippo Tortu. I contributi di Gianluca e Susanna Galeazzi, Giorgio Porrà (Sky), Simona Rolandi (Domenica sportiva Rai), Leonardo Metalli (Tg1 Rai), Stefano Meloccaro (radio Capital-Sky) e Iacopo Volpi. In scena anche gli Special Olympics di Stefana Rosas. In scaletta anche un torneo di padel con giornalisti, autorità, celebrità di sport, tv, ecc, ed è patrocinato da Regione Sardegna, Coni, Odg, Ussi, Figc-Lega Pro, Sport e salute, Msp Sardegna, Sardegna Ricerche, Fondazione di Sardegna, Movimento cristiano lavoratori-Entel, comune di Domus de Maria con partnership di RaiSport. L’evento - sostenuto fin dalla prima edizione dall’assessore della Giunta regionale precedente, Gianni Chessa - curato da Mario Frongia (consigliere nazionale Ussi) è stato presentato il 16 maggio al Coni da Iacopo Volpi e Simona Rolandi, con il presidente Giovanni Malagò, Gianluca e Susanna Galeazzi, Gianfranco Coppola, i dirigenti Borsetti e Aramu autorità, sportivi, cronisti. Al Memorial hanno aderito Zola, Esposito e Suazo: tridente atomico della risalita in A nel 2003/04, i bomber Acquafresca e Pavoletti, l’allenatore che ha vinto la B, undicesimo in A da debuttante, Massimo Rastelli. La manifestazione è in mediapartner con la Rai.

Formazione e inaugurazione. Domani, giovedì 30 maggio, alle 15 si apre con il corso Ussi-Ordine dei giornalisti: “Sardegna e sport. Tra innovazione e sviluppo socioeconomico del territorio. Il ruolo dei media e della ricerca”. Moderato da Giuseppe Deiana (caporedattore Unione Sarda), prevede i saluti di Luigi Almiento (Odg), Marco Pedna (dg Chia Laguna) e Gianfranco Coppola, relazioni di Maria Assunta Serra (dg Sardegna Ricerche), Gianfranco Fancello e Salvatore Melis (Università Cagliari e Sardegna ricerche), Riccardo dei Rossi (canottiere olimpico e imprenditore), Andrea Mentasti (manager sport&turismo), Enrico Gaia (banchiere), Michele Cutolo (vicepresidente nazionale Mcl-Entel) e Mario Zaccaria (presidente Consulta Ussi, già direttore Ansa Campania). Alla cerimonia - dalle 17.30 alle 20, attese le autorità regionali e locali - con l’assessore regionale turismo in carica, Franco Cuccureddu, sono attese diverse autorità locali e regionali. Previsti video, commemorazione, ospiti e testimonial, presentazione torneo, contest letterario, esibizione degli Special Olympics con campioni dello sport. L’organizzazione annunica diverse presenze a sorpresa.  

La Fiorentina vince 3-2 nell'extratime. In gol Deiola e Kingstone, prima rete in A. I rossoblù chiudono la stagione con 36 punti. La piazza freme, il futuro senza sir Claudio ridiventa incerto

Mario Frongia

Addio triste. La Fiorentina si prende i 3 punti vola a quota 57, il Cagliari si ferma a 36 e attende i risultati delle altre pericolanti. Il 3-2 si concretizza su calcio di rigore per fallo di Di Pardo su Beltran. Lo vede il Var, Prontera indica il dischetto. Arthur fulmina Aresti. Ma dopo oltre 11' di recupero. gestiti male dai rossoblù. Ma ormai è andata. Male. Anche per quel che poteva essere e non è stato. E siamo a Claudio Ranieri e al suo addio. Poteva proseguire? Sì, e non solo per l'altro anno di ingaggio a contratto. Ma se ne è andato. I motivi veri si sapranno più avanti. Intanto, poteva proseguire. Magari, non in panca. ma da manager all'inglese. Con compiti di supervisione tecnica, di campo, gestionale. d'intesa con un vero e autonomo direttore sportivo. E con un allenatore di sua fiducia. Ad esempio, Dionisi. Claudio Ranieri e una voragine che si avverte buia e tempestosa. Il signore di Testaccio ha vuotato l'armadietto di Asseminello. E ha preso la via per lo scalo di Elmas. Senza tentennamenti. Come potrebbe, d'altronde. Quando non si impara, e non si vuole imparare, scappano anche i migliori. Prima di ritrovarsi addosso responsabilità non dovute. Invischiati in mezze bugie, finzioni, piagnistei. Tutti di facciata. Perché, è risaputo, anche se cambiano i fattori, il prodotto rimane uguale. Ottimo per rose inadeguate, ingaggi sbagliati, salvezze risicate. Cagliari-Fiorentina è anche questo. L'addio di un allenatore che ha poco da spartire con la proprietà e un andazzo che vira in basso. "Eterna riconoscenza per un grande uomo. Grazie mister" è il saluto della Nord su un drappo da cinquanta metri. La tifoseria è calda, attenta, passionale. Ma ha capito. Il Cagliari merita ben altro. I sedicimila applaudono. Tutti in piedi, dall'arbitro Prontera ai ventidue in campo. Lui, ringrazia, commosso e quasi incredulo: "Klopp per l'addio al Liverpool ha pianto? Chissà se riuscirò a trattenere le lacrime!". Non ci è riuscito. Conoscendo il patron, c'è da augurarsi clemenza sull'imminente futuro. Dita incrociate. Sul maxischermo appaiono le foto di Davide Astori e Joe Barone. Rip.

Si gioca. Per tanti potrebbe essere l'ultima in rossoblù. Nandez, ad esempio, va via a zero. La Fiorentina è attesa dalla meritata finale di Conference contro l'Olympiakos. Il Cagliari si è salvato al Mapei con il Sassuolo. I ritmi sono modesti. Le ambizioni diverse, ma entrambe provano a pungere. Al 13' palla ferma e omaggio a capitan Astori. Due minuti e Viola cerca la porta con il sinistro al volo, su sponda di Lapadula, palla in curva. Miracoloso Scuffet su incornata di Belotti, prima vera occasione del match. La Fiorentina manovra palla a terra, il Cagliari cerca Lapadula con i lanci lunghi, troppo spesso imprecisi. "Giulini pretendiamo rispetto, programmi e chiarezza. Non basta la salvezza" è lo striscione degli ultrà. Chissà se servirà a qualcosa. Intanto, Deiola si divora l'1-0 di testa. a seguire, occasioni rossoblù: traversa scheggiata da Luvumbo e carambola che Terracciano salva sulla linea. Al 33' Zito, servito da Viola, può punire gli ospiti ma Terracciano intercetta. Ranieri è soddisfatto. Italiano meno. La Fiorentina passa al 39'. Azione alla mano, Bonaventura, ottava rete in stagione, punisce Scuffet con un sinistro liftato: 1-0. Nandez migliore in campo, poca roba da Viola, Prati e Lapadula, molli Obert, Augello e Zappa. Mina? Anche troppo duro. Scuffet nega il 2-0 a Castrovilli, in gran forma. I 18 punti di differenza tra le due squadre non mentono. Nel recupero segna Lapadula, ma è in fuorigioco. I toscani prevalgono per possesso palla (68 per cento) e passaggi a buon fine (84 vs 729. I rossoblù svettano nei tiri (7 vs 6).

L'addio a Ranieri. Si riparte con il Cagliari all'attacco. Zappa svirgola il cross senza disturbo. La pressione c'è, l'imprecisione nel controllo pure (Mina, Obert, Zappa). Italiano fiuta la trappola, dentro i titolari Nico Gonzales e Arthur. Al 13' ci prova Deiola, di testa a lato. Il duello Dodo-Luvumbo strappa applausi. Terracciano blocca facile una girata di Zappa. Segna Deiola, gioco fermo per off side. poi, il Var conferma. 1-1. La Fiorentina reagisce. Lapadula sbaglia l'assist di Viola, occasione che sfuma. Entrano Nzola e Beltran per Belotti e Bonaventura. Ma è il Cagliari a spingere. Arthur ci prova da 30 metri, alto. Ranieri inserisce Sulemana e Kingstone per Luvumbo e Deiola. Cross di Nandez, palo esterno, altro traversone, ci prova Viola, alto. Idem Martinez Quarta. La partita si sveglia. La sassata di destro di Kingstone è imprendibile: 2-1. Prima rete in serie A per lo zambiano classe 2003. Nico Gonzalez la pareggia su cross di Biraghi: 2-2. Lapadula insacca dal limite, rete annullata per fuorigioco. Nandez esce con la Domus che lo chiama: tornerà da avversario. A meno che dall'Arabia...Si rivedono Aresti (che chiude con il calcio a 38 anni) e Mancosu. Il Var, all'11' di recupero, richiama Prontera. Calcio di Di Pardo a Beltran, rigore. Arthur non sbaglia. Cagliari-Fiorentina 2-3. Si chiude con capitan Pavoletti, speaker, signore e bomber senza tempo. La passerella strameritata di Claudio Ranieri e l'applauso con la squadra sono la giusta cornice. 

Realtà a confronto con i presidenti Gabriele Gravina, Matteo Marani, Urbano Cairo e Fabrizio Corsi. Assieme per il Premio Inside the sport tenutosi al Centro tecnico Figc, promosso da Unione Stampa Sportiva Italiana e Movimento Cristiano Lavoratori. A Coverciano applausi anche per un apprezzato cronista figlio di Sardegna, Giorgio Porrà

 Mario Frongia

Le partitelle dei ragazzini, quello che ha i piedi del 10, l’altro che avrà la statura di Bastoni, la classe di Maldini o le mani di Buffon. Magari, il più minuto, dal fisico nervoso, ritroverà le magie di Zola, Totti e Del Piero. O il fiuto del gol di Inzaghi e Riva, Vieri e Toni. Pallonate, epoche, luoghi, uomini e futuro a confronto. Campanili e scienza, tifo e colori sociali. Un gioco, con interessi miliardari, che ancora appassiona. Con scenari che scomodano la regina delle opportunità, l’Intelligenza artificiale. Il calcio e l’Ia, un dibattito che si apre e non potrà chiudersi. Un po’ come la scoperta del fuoco o della ruota. Dopo, piaccia o meno, non si torna indietro. “Perdonatemi. È vero, con un computer e un’applicazione in pochi minuti di immagini vedi scorrere e puoi giudicare tanti calciatori di mezzo mondo. Ma credo che vedere dal vivo i giovani che giocano, sia fondamentale” dicono in coro Totò Di Natale e Oscar Damiani. Sì, al corso di formazione per i giornalisti curato dall’Ussi e supportato dalla Federcalcio, con il presidente Gabriele Gravina in prima fila, il parterre è stato di prim’ordine. Per la gioia del patron dell’Unione stampa sportiva italiana, Gianfranco Coppola, da settimane al lavoro per costruire un appuntamento, formativo e divulgativo, che si è rivelato di alto profilo. Per gli addetti ai lavori, per i protagonisti attuali e del recente passato. Applausi ai tecnici Renzo Ulivieri e Vincenzo Italiano, al nazionale Mattia Zaccagni, al portiere Wladimiro Falcone, al ds Claudio Fenucci. Tante le penne di pregio. Tra queste, anche il cagliaritano Giorgio Porrà: “Sì, sono una sorta di Indiana Jones, mi piace cesellare la notizia, approfondire, incuriosirmi. È un giornalismo datato ma funziona e per adesso me lo tengo stretto. L’Intelligenza artificiale? Sono qui per capirne di più” sottolinea l’apprezzato autore e conduttore di Sky. “Il calcio tra antica passione, Intelligenza artificiale e alta tecnologia” è stato crogiuolo di idee, conoscenze, confronto. “L’apprezzamento per l’Ussi e per questo incontro è per me motivo di soddisfazione. Assieme possiamo capire meglio e prima le evoluzioni tecnologiche che riguardano anche il nostro universo” dice compiaciuto Gabriele Gravina. Matteo Marani, numero uno della Lega C e abile direttore del Museo del calcio, non ha dubbi: “Siamo di fronte a varie opportunità, sta a noi riflettere sui modi, i tempi e la qualità culturale giusta per affiancarle”. Gianfranco Coppola, con al fianco il presidente e il vice del Movimento cristiano lavoratori, Alfonso Luzzi e Michele Cutolo, osserva: “Nascono e si sviluppano opzioni su cui dobbiamo riflettere. Un po’ ricorda il passaggio dai dimafonisti, i pezzi dettati al telefono, all’avvento dei pc e dei cellulari. Un contesto complicato e forse irripetibile. Anche con l’Intelligenza artificiale ci faremo trovare pronti”. Coordinata magistralmente da Simona Rolandi, la giornata - con i crediti formativi dell’Ordine giornalisti e i saluti del presidente di Odg Toscana, Giampaolo Marchini - si è sviluppata sugli “Scenari del calciomercato: intelligenza artificiale nuova sfida alla competenza?”, capitolo curato da Pina Debbi, vice direttore di La7. A seguire, “Il riflesso economico dell’intelligenza artificiale nel calcio” con Marco Bellinazzo (Sole 24 Ore). Punto centrale del corso il Video Ikm gen AI con l’intervento di Marco De Paoli, colosso K2k Shabaka. Sullo studio, che ha appassionato la sala, è arrivata la conferma di allenatori e calciatori, unanimi nel confermare la grande importanza della tecnologia e della sue applicazioni pratiche. Insomma, voglia di conoscenza. A chiudere, sul Ruolo della IA nel racconto dello sport è intervenuto Massimo Corcione (UniCattolica, Milano e già direttore di Sky sport).

 

Premi e abbracci. La Casa del calcio tricolore ha ospitato anche la quarta edizione di Inside the sport. Maturato dal binomio Unione stampa sportiva-Mcl, con i consiglieri Ussi Riccardo Signori, Mario Zaccaria, Giuliano Veronesi, Guido Lo Giudice e Mimma Calligaris,  ha avuto in apertura La Panchina d’oro consegnata da Gravina a Emiliano Del Duca, Ct dell’Italia beach soccer, vice campione del mondo e campione europeo in carica. Il presidente della Federcalcio, con il capo delegazione del club Italia, Ferdinando Arcopinto, ha poi donato la coppa dell’Europeo vinto nel 2023 a Matteo Marani. Il Premio alla carriera è andato a Renzo Ulivieri, presidente Aiac. Su etica, deontologia e metodiche professionali, si sono alternati volti e voci di grande notorietà. Esperti di calciomercato e dei linguaggi: scritto e radio-televisivo. A seguire, i Racconti di passione legati a fattori economici nell’epoca della IA. Un passaggio centrale con contributi dei cronisti Carlo Laudisa, Sara Meini, Sandro Sabatini e Ciro Venerato. Dalle buone pratiche ai premi. Per Calcio e organizzazione riconoscimento per Claudio Fenucci (ds Bologna), per Il presidente del calciomercato, Fabrizio Corsi (Empoli). Sulle Dinamiche del calciomercato, premio per Mauro Pederzoli (ds Parma), per il Procuratore-alla carriera, Oscar Damiani, per Calcio e valori, Mattia Zaccagni (accompagnato dal ds Angelo Fabiani). Infine, applausi per Calcio tra antico e moderno, Wladimiro Falcone (Lecce), per Il racconto del calcio, Giorgio Porrà, per l’Allenatore emergente, Vincenzo Italiano (Fiorentina), per il Calciatore bandiera, Totò Di Natale. La notarella è d’obbligo: le presenze sono state tutte preziose e di forte valore, istituzionale e di cronaca. Ma i presidenti Corsi (con l’Empoli che si gioca la salvezza), Cairo e il suo Toro che fiuta ancora aria d’Europa, lo stesso Fenucci, con il Bologna in campo contro la Juve a poche ore dall’intervento in aula magna, Italiano, atteso a Cagliari e con in mente la finale di Conference, sono stati esempio di professionalità e rispetto. Per l’Ussi e per tutti i giornalisti.

Mercoledì, 22 Maggio 2024 09:36

Suerte, sir Claudio!

 

Il tecnico lascia a testa alta dopo aver compiuto il secondo miracolo in diciotto mesi. Nonostante la distanza siderale dai modi e dalle vedute del patron, con una rosa modesta Ranieri ha scritto un’altra pagina indelebile di storia rossoblù

 

Mario Frongia

 

Game over. Sir Claudio dà una sistemata agli occhiali e solleva le braccia al cielo. Il saluto arriva domani, nel post Fiorentina. Impossibile ci sia un dietro front: il video postato ieri dal tecnico di Testaccio è esaustivo. La notizia colta da chiunque? Neanche un cenno alla società, meno che mai al presidente. Va via a testa alta. Ringraziando e senza ripensamenti. Adorato dalla tifoseria. La scelta è tosta. Umanamente difficile e comprensibile: “Lasciare adesso è giusto” dice nella clip da tre minuti e qualcosa. Ranieri non ha avuto bisogno di tirare la monetina. A Cagliari ha scritto la storia, meglio non sciuparla. Rischiando di ripartire tra interferenze, spifferi, caccia al business, soluzioni senza logica e last minute. Che, meglio ricordarlo proprio quando in tanti si prodigano nel dimenticare - ben insufflati sul tema -, ha portato a un organico di qualità tecniche modeste, tra infortunati cronici e da riabilitare. Peggio, male assortito e lontano dai suoi desiderata. Ovvero, l’incipit della scorsa estate. Meglio chiamarsi fuori per tempo. Con un sorriso e l’ennesima magia. Lontano dalle manovre di una proprietà che non è riuscita a stare distante e a dare le risposte giuste. “Abbiamo preso i giocatori che voleva, compresi i due difensori internazionali” le parole scombinate di Tommaso Giulini. Quel giorno il Cagliari perde 3-1 in casa con la Lazio. La prestazione è sconcertante. L’allenatore spiazza l’entourage e il capo supremo. Si dimette. Saranno i veterani, con in testa capitan Pavoletti, a farlo desistere. Il patron gli appioppa la fallimentare campagna estiva, un filo rattoppata a gennaio con Mina e Gaetano. Ranieri stringe i denti, si riparte. Si soffre e tanto. Eppure, l’allenatore della leggenda Leicester non molla. Rintuzza il fuoco amico, blinda la squadra. Ma la trama è chiara: la rosa del Cagliari è modesta. Ventisette gare tra le ultime tre, difesa e attacco tra le peggiori cinque. Un dna preciso, ieri e oggi: come si è visto, la salvezza è arrivata solo sull’orlo del baratro. Come quasi sempre nei dieci anni di proprietà giuliniana. Fanno eccezione le annate con Massimo Rastelli - tuttora recordmen da debuttante in A con 47 punti e l’undicesimo posto - e Rolando Maran.  Ranieri sa il suo.  Aveva chiesto due centrali che conoscessero la A e un attaccante da doppia cifra. Hanno toppato in entrambi i casi. “Ho indicato il calciatore A. Mi hanno fatto scegliere tra B e C. Sono io il responsabile del mercato?” La frase è di Maurizio Sarri. Ma non si sbaglia di molto a sovrapporle comodamente sul Ranieri pensiero. Troppo educato ed elegante per dibattere con il patron. Un vero sir. Capace di chiamare e portare il presidente di fronte ai tifosi al Mapei, dopo il 2-0 salvavita di domenica scorsa: regalo inaudito ma signorile.

 

Abissale divario di vedute e di comportamenti. Insomma, una storia con un solo vincitore, il tecnico di San Saba. Che lascia con orgoglio e rispetto verso i tanti sostenitori “che ci hanno sempre soffiato dietro, anche quando le cose andavano male!” Coraggio, onestà e mestiere, merce rara per tanti. Anche perché a tutto c’è un limite. Sa che, proseguendo, potrebbe anche perdere la pazienza di fronte a strategie velleitarie, opache, messaggi, incursioni. Così, dice basta all’essere mantello buono per coprire inadeguatezze e insufficiente disponibilità finanziaria: non a caso il patron in queste ore ha dettato la possibilità di poter lasciare. Parafulmine per la tifoseria - forse anche per le attività industriali esterne - Ranieri chiude da gran signore. Ha sempre detto che a Cagliari, dove è iniziata, si sarebbe chiusa la sua carriera. Magari, potrebbe ripensarci per la panchina di una Nazionale. Ma è dura. Lo attende la moglie Rosanna, la figlia Claudia - sposata con l’attore Alessandro Roja (il Dandi della serie Romanzo criminale) - che gli ha dato il nipotino Orlando. L’uomo, cittadino onorario di Cagliari, è stato unico. Ha protetto i suoi ragazzi. Li ha messi nella condizione di superare asticelle inimmaginabili. È stato un mostro nel creare spirito di squadra, mentalità, sacrificio, motivazioni. Lascia i Quattro mori tra le migliori venti d’Italia. Esce alla sua maniera. Vedute troppo diverse, modi e approcci distanti anni luce dal già consigliere d’amministrazione dell’Inter.

 

Feeling impossibile da costruire. “Presidente, perché chiunque incontri, tutti mi parlano male di lei?” è stata la risposta durante un’intervista al direttore di un quotidiano. I sassolini sarebbero tanti. Claudio Ranieri va oltre. Nel video manda un abbraccio a tutti i sardi, tifosi e sportivi. Gli sfugge di certo anche qualche lacrima: “Mi sento uno di voi, fin dalla prima volta”. Lontano 1988, chiamato da quel gran signore di Tonino Orrù, presidente vero, usato per imbonire la piazza, come Gigi Riva, da chi non se lo può permettere. Porta i rossoblù dalla C alla A. Firma la salvezza nel massimo campionato: un’impresa epica. Torna lo scorso anno. Subentra a Liverani, con Giulini messo spalle al muro dall’ambiente. Ranieri tentenna, sa e non si fida. Poi, cede, per un mix di affetto e riconoscenza verso una città e una terra da cui ha preso il volo, dopo aver allenato la Puteolana. A gennaio del 2023 sbarca ad Asseminello. Trova la squadra quattordicesima, stordita, a un passo dai play out Ma ha da subito le idee chiare. E le ha sempre avute. Chiede rinforzi, arrivano Azzi e Prelec. Coglie comunque i play off da quinta. La rete di Pavoletti a Bari nell’extratime è la cornice di un sogno che diventa realtà. Riparte in A, chiede pedine adeguate e per tempo. Non arrivano e si ritrova in mezzo al guado. Ma coglie comunque la permanenza, e i tanti denari per il club, nella massima serie. Al Cagliari chiude qui e così. Con un miracolo forse ancora più impattante e complicato di quello della scorsa stagione. Miracolo e condotta esemplare. I saluti sono commoventi, dal ricordo di Riva alle “libecciate”. Ha 72 anni. “Grazie a voi, nelle rimonte in casa siete stati decisivi” è la sintesi dell’addio. La società si affanna con un sontuoso quanto scontato post di riconoscenza. Chi gioca sul filo dell’abisso monta il toto allenatore (Juric?). Il mondo dello sport fa quel che deve e gli invia un gigantesco e sincero tributo. La tifoseria più attenta aveva capito da un pezzo. Suerte, Claudio. I dettagli? Pochi. Ma si scopriranno tra meno di 24 ore, nella pancia della Domus. The end.

 

 

Domenica, 19 Maggio 2024 14:42

Cagliari, salvezza in Emilia

Prati e Lapadula, su rigore, firmano il colpo che vale la serie A al Mapei contro il Sassuolo. Adesso, c’è da resettare una condotta societaria inefficiente. Domenica si chiude alla Domus con la Fiorentina

Mario Frongia

Serviva cuore, energia, testa. Più tanta concentrazione e aggressività. Il Cagliari si salva a un turno dalla fine, con il supporto dei circa quattro mila tifosi, al Mapei stadium. Il 2-0 della squadra di Claudio Ranieri, che timbra la salvezza isolana per la seconda volta a distanza di 33 anni, chiude una stagione con più ombre che luci. Oltre al doveroso monumento che merita e si è conquistato sul campo il tecnico - che firma un miracolo forse più grande della promozione dalla B lo scorso anno - la società dovrebbe farsi un serio esame di coscienza. Ma ci sarà tempo per i bilanci. Con due risultati su tre a disposizione, i rossoblù blindano il torneo con 90’ d’anticipo. La vittoria emiliana vale la salvezza matematica. Con il Sassuolo dell’ex Davide Ballardini che precipita tra i cadetti. Sir Claudio si è goduto la gioia della tifoseria. E domenica cala il sipario alla Domus con la Fiorentina, orientata soprattutto alla finale di Conference.

Pazienza e responsabilità. Claudio Ranieri parte dalle certezze. Dossena e Mina, non al meglio, al centro della difesa. Due mediani, Deiola e Sulemana. Gaetano, al rientro dopo la squalifica, come Augello, nella terra di mezzo. Shomurodov e Lapadula in attacco. Luvumbo in panca. Ed è questa la scelta che colpisce di più in avvio. Il tecnico punta a reggere l’assalto scontato dei padroni di casa. Per poi ripartire. Ma se c’è Nandez, manca Zito. La partita ha un avvio da incubo. Palla che scotta, tamburello osceno in serie A. Esce  Erlic, botta al costato, dentro Kumbulla. Tresoldi che manca la palla in area ed entra in collisione con Lapadula. Il contatto non convince l’internazionale Doveri e neanche il Var. I rossoblù controllano e aggrediscono, gli emiliani paiono terrorizzati. Il calcio? Un’altra cosa. Di interesse agonistico il duello Nandez-Doig. Nella prima mezz’ora manca all’appello Gaetano. Senza Makoumbou, pur con i troppi tocchi, si soffre. La palla scavalca la mediana, Deiola e Sulemana fanno il poco che possono. Palle insidiose? Una, con Pinamonti che di testa mette a lato di poco. I neroverdi crescono. Laurentie sale di tono. Primi sulle seconde palle e nei contrasti. Si combatte. Racic e Matheus Enrique prendono il sopravvento. Ma il ritmo è blando. E di precisione nelle rifiniture non se ne parla. Di tiri, meno che mai. Meriterebbero entrambe la retrocessione in B d’ufficio. Il primo segnale rossoblù è di Lapadula, sinistro a lato su rilancio approssimativo di Dossena. Mina? Una buona, una meno ma la presenza si sente. Il Sassuolo tiene il pallino. Il Cagliari chiude avanti nel recupero, tiro di Gaetano rimpallato in angolo. Doveri indica gli spogliatoi.

Strike con Prati e Lapadula. Ranieri accelera con Luvumbo per Shomurodov, evanescente o poco più. Ballardini risponde con Defrel, a seguire Obiang e Boloca. Ma la qualità e la gestione della palla sono davvero conformi al penultimo posto in classifica. Il Sassuolo rischia in contropiede, Nandez spreca il tocco finale. Ci prova Zappa, Consigli blocca. Entrambe le situazioni nascono da Gaetano che in mezzo, da “falso nueve”, dà pochi riferimenti. E da un avversario piazzato male, “malattia” che, con l’assenza infinita di Berardi, sta condannando la formazione prima di Dionisi, adesso dell’ex tecnico rossoblù. In ogni caso, bisognerebbe approfittarne. Ma il Cagliari sciupa e ha poca qualità nella misura sotto porta e al limite. Sulemana combatte e giganteggia. Doveri non fischia, conduzione all’inglese. Poi, Prati la sblocca al 20’. Piattone su punizione del subentrato Viola - out Deiola - , complice un bel lavoro in area di Dossena su tap in al tiro di Lapadula. L’1-0 promuove il Cagliari, che vola a 36 punti. E boccia il Sassuolo. Che prova a reagire. Giallo per Dossena, era in diffida, salterà l’ultima con la Fiorentina. I quattromila si accendono. La salvezza è a un passo. Nandez giganteggia per corsa e aiuto ai compagni. Sir Claudio inserisce Obert per Augello. Sulemana sfiora il palo, su percussione di Nandez. Poi, c’è san Kumbulla: palla innocua in area, fallo ingenuo su Lapadula, Doveri indica il dischetto. Mina chiede di batterlo, lo scacciano, non la prende bene. Batte Lapadula, Consigli va dalla parte giusta, la palla passa sotto: 2-0. La serie A, all’ultima spiaggia, dopo un campionato orribile e con mille sofferenze, viene confermata al 1’ del recupero.               

 

Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, scava, annoda, mette assieme fatti, luoghi e persone per narrare una morte irrisolta

Mario Frongia

Si naviga in un’oscurità pungente, precisa. Condita da fatti, fonti, ricerche. Buon giornalismo, oggi per ieri e viceversa. Utile a scavare e riandare su GiacomoMatteotti e la sua uccisione. Uno dei primi ciak-si gira del regime fascista. Concetto Vecchio non cerca scorciatoie. Prende per mano con cura una delle menti più fervide e antagoniste. Narra una morte orribile e vigliacca. Fotografa il Polesine. Tra miserie e nebbia. Con un filo di mestizia che affonda nella notte dei tempi. E ci racconta l’omicidio “trauma”. L’avvio del Ventennio, tarantola che ingoia onore, bugie, dignità. “Io vi accuso - Giacomo Matteotti e noi”, non lascia scampo. Lo si legge veloci, 228 pagine, Utet, prima edizione polverizzata. Obbliga a prendere posizione. O di là, o di qua. Pochi margini per manovre demagogiche e comode ambiguità. Passato e presente, visti tempi ed esempi del potere attuale. L’autore conduce alla casa natale del socialista anomalo. Fratta, la famiglia, le scuole, il cimitero. Villamarzana, dove è stato sindaco. Pare quasi di sentire il rimestio delle posate e quell’aria spessa, gonfia di incognite e dubbi. Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, indica luoghi e persone. Mette in fila testimonianze, carte, interventi parlamentari. Definisce slanci e perimetro dell’illuminato Matteotti. Che piace a Filippo Turati ma è scomodo a tanti. Nel rendergli complicata l’ascesa politica, storica e sociale, ci sarà anche il fuoco amico. “Si diverte a sfidare, e volere, l’impopolarità”. Tre anni di feroce servizio militare in Sicilia, la laurea in Giurisprudenza, i viaggi europei, le litigate in consiglio provinciale, il confino. Sono anche gli anni dell’amore per Velia Titta, toni intensi, quasi allenati al peggio. Le nozze a Roma in Campidoglio, i figli Giancarlo, Matteo e Isabella, un’irrequietezza pulsante. Intorno, i vagiti, e qualcosa di più, del Duce e dei suoi. Concetto Vecchio leva il velo all’Italia che diventa dittatura, violenta e spavalda. Benito Mussolini è nato nel 1883, due anni prima di Matteotti. Il Paese è povero, frustrato, indeciso. Una distesa in cui curiosità e speculazione intellettuale del figlio di Gerolamo e Isabella, entrano a piedi uniti. Senza riserve. Le diseguaglianze, gli ultimi, i figli di un Dio minore, sono al centro del Matteotti politico, visionario e realista al tempo stesso.

La giustizia riparatrice. L’autore indaga, approfondisce con chi ne ha scritto e parlato. Ci sono le lettere di Giacomo e Velia, raccolte da Stefano Caretti. Cinema, Franco Nero con Florestano Vancini nel ‘72, e teatro, Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Le parole, tra gli altri, di Giorgio Bocca e Leo Longanesi. La proposta di Liliana Segre per il centenario dalla morte e l’incontro di Vecchio con la nipote, Laura Matteotti. Cronaca pura e maledetta. Tutt’ora indigesta. Pedinamenti, minacce, angherie: per Velia è l’inferno. Amerigo Dumini e un drappello di sgherri sul Lungotevere uccidono Giacomo Matteotti. È il 10 giugno 1924. Ha 39 anni. Gli assassini parcheggiano la Lancia K nera al Viminale. “La storia siamo noi”, canta Francesco de Gregori. Quella narrata da Concetto Vecchio ha una frase cult: “Senza pace attende il giorno della giustizia riparatrice”. Nel 1950 prefetto e questore di Rovigo l’hanno cassata. Solo nel 2011 è stata aggiunta alla lapide in piazza a Fratta Polesine. Ricorda Giacomo Matteotti.

Che ha messo e mette paura.

 

Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, scava, annoda, mette assieme fatti, luoghi e persone per narrare una morte irrisolta

Mario Frongia

Si naviga in un’oscurità pungente, precisa. Condita da fatti, fonti, ricerche. Buon giornalismo, oggi per ieri e viceversa. Utile a scavare e riandare su GiacomoMatteotti e la sua uccisione. Uno dei primi ciak-si gira del regime fascista. Concetto Vecchio non cerca scorciatoie. Prende per mano con cura una delle menti più fervide e antagoniste. Narra una morte orribile e vigliacca. Fotografa il Polesine. Tra miserie e nebbia. Con un filo di mestizia che affonda nella notte dei tempi. E ci racconta l’omicidio “trauma”. L’avvio del Ventennio, tarantola che ingoia onore, bugie, dignità. “Io vi accuso - Giacomo Matteotti e noi”, non lascia scampo. Lo si legge veloci, 228 pagine, Utet, prima edizione polverizzata. Obbliga a prendere posizione. O di là, o di qua. Pochi margini per manovre demagogiche e comode ambiguità. Passato e presente, visti tempi ed esempi del potere attuale. L’autore conduce alla casa natale del socialista anomalo. Fratta, la famiglia, le scuole, il cimitero. Villamarzana, dove è stato sindaco. Pare quasi di sentire il rimestio delle posate e quell’aria spessa, gonfia di incognite e dubbi. Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, indica luoghi e persone. Mette in fila testimonianze, carte, interventi parlamentari. Definisce slanci e perimetro dell’illuminato Matteotti. Che piace a Filippo Turati ma è scomodo a tanti. Nel rendergli complicata l’ascesa politica, storica e sociale, ci sarà anche il fuoco amico. “Si diverte a sfidare, e volere, l’impopolarità”. Tre anni di feroce servizio militare in Sicilia, la laurea in Giurisprudenza, i viaggi europei, le litigate in consiglio provinciale, il confino. Sono anche gli anni dell’amore per Velia Titta, toni intensi, quasi allenati al peggio. Le nozze a Roma in Campidoglio, i figli Giancarlo, Matteo e Isabella, un’irrequietezza pulsante. Intorno, i vagiti, e qualcosa di più, del Duce e dei suoi. Concetto Vecchio leva il velo all’Italia che diventa dittatura, violenta e spavalda. Benito Mussolini è nato nel 1883, due anni prima di Matteotti. Il Paese è povero, frustrato, indeciso. Una distesa in cui curiosità e speculazione intellettuale del figlio di Gerolamo e Isabella, entrano a piedi uniti. Senza riserve. Le diseguaglianze, gli ultimi, i figli di un Dio minore, sono al centro del Matteotti politico, visionario e realista al tempo stesso.

La giustizia riparatrice. L’autore indaga, approfondisce con chi ne ha scritto e parlato. Ci sono le lettere di Giacomo e Velia, raccolte da Stefano Caretti. Cinema, Franco Nero con Florestano Vancini nel ‘72, e teatro, Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Le parole, tra gli altri, di Giorgio Bocca e Leo Longanesi. La proposta di Liliana Segre per il centenario dalla morte e l’incontro di Vecchio con la nipote, Laura Matteotti. Cronaca pura e maledetta. Tutt’ora indigesta. Pedinamenti, minacce, angherie: per Velia è l’inferno. Amerigo Dumini e un drappello di sgherri sul Lungotevere uccidono Giacomo Matteotti. È il 10 giugno 1924. Ha 39 anni. Gli assassini parcheggiano la Lancia K nera al Viminale. “La storia siamo noi”, canta Francesco de Gregori. Quella narrata da Concetto Vecchio ha una frase cult: “Senza pace attende il giorno della giustizia riparatrice”. Nel 1950 prefetto e questore di Rovigo l’hanno cassata. Solo nel 2011 è stata aggiunta alla lapide in piazza a Fratta Polesine. Ricorda Giacomo Matteotti.

Che ha messo e mette paura.

 

Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, scava, annoda, mette assieme fatti, luoghi e persone per narrare una morte irrisolta

Mario Frongia

Si naviga in un’oscurità pungente, precisa. Condita da fatti, fonti, ricerche. Buon giornalismo, oggi per ieri e viceversa. Utile a scavare e riandare su GiacomoMatteotti e la sua uccisione. Uno dei primi ciak-si gira del regime fascista. Concetto Vecchio non cerca scorciatoie. Prende per mano con cura una delle menti più fervide e antagoniste. Narra una morte orribile e vigliacca. Fotografa il Polesine. Tra miserie e nebbia. Con un filo di mestizia che affonda nella notte dei tempi. E ci racconta l’omicidio “trauma”. L’avvio del Ventennio, tarantola che ingoia onore, bugie, dignità. “Io vi accuso - Giacomo Matteotti e noi”, non lascia scampo. Lo si legge veloci, 228 pagine, Utet, prima edizione polverizzata. Obbliga a prendere posizione. O di là, o di qua. Pochi margini per manovre demagogiche e comode ambiguità. Passato e presente, visti tempi ed esempi del potere attuale. L’autore conduce alla casa natale del socialista anomalo. Fratta, la famiglia, le scuole, il cimitero. Villamarzana, dove è stato sindaco. Pare quasi di sentire il rimestio delle posate e quell’aria spessa, gonfia di incognite e dubbi. Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, indica luoghi e persone. Mette in fila testimonianze, carte, interventi parlamentari. Definisce slanci e perimetro dell’illuminato Matteotti. Che piace a Filippo Turati ma è scomodo a tanti. Nel rendergli complicata l’ascesa politica, storica e sociale, ci sarà anche il fuoco amico. “Si diverte a sfidare, e volere, l’impopolarità”. Tre anni di feroce servizio militare in Sicilia, la laurea in Giurisprudenza, i viaggi europei, le litigate in consiglio provinciale, il confino. Sono anche gli anni dell’amore per Velia Titta, toni intensi, quasi allenati al peggio. Le nozze a Roma in Campidoglio, i figli Giancarlo, Matteo e Isabella, un’irrequietezza pulsante. Intorno, i vagiti, e qualcosa di più, del Duce e dei suoi. Concetto Vecchio leva il velo all’Italia che diventa dittatura, violenta e spavalda. Benito Mussolini è nato nel 1883, due anni prima di Matteotti. Il Paese è povero, frustrato, indeciso. Una distesa in cui curiosità e speculazione intellettuale del figlio di Gerolamo e Isabella, entrano a piedi uniti. Senza riserve. Le diseguaglianze, gli ultimi, i figli di un Dio minore, sono al centro del Matteotti politico, visionario e realista al tempo stesso.

La giustizia riparatrice. L’autore indaga, approfondisce con chi ne ha scritto e parlato. Ci sono le lettere di Giacomo e Velia, raccolte da Stefano Caretti. Cinema, Franco Nero con Florestano Vancini nel ‘72, e teatro, Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Le parole, tra gli altri, di Giorgio Bocca e Leo Longanesi. La proposta di Liliana Segre per il centenario dalla morte e l’incontro di Vecchio con la nipote, Laura Matteotti. Cronaca pura e maledetta. Tutt’ora indigesta. Pedinamenti, minacce, angherie: per Velia è l’inferno. Amerigo Dumini e un drappello di sgherri sul Lungotevere uccidono Giacomo Matteotti. È il 10 giugno 1924. Ha 39 anni. Gli assassini parcheggiano la Lancia K nera al Viminale. “La storia siamo noi”, canta Francesco de Gregori. Quella narrata da Concetto Vecchio ha una frase cult: “Senza pace attende il giorno della giustizia riparatrice”. Nel 1950 prefetto e questore di Rovigo l’hanno cassata. Solo nel 2011 è stata aggiunta alla lapide in piazza a Fratta Polesine. Ricorda Giacomo Matteotti.

Che ha messo e mette paura.

 

Passivo esagerato ma la sostanza non cambia: in attesa delle altre pericolanti, domenica la squadra di Ranieri si gioca quasi tutto a Reggio Emilia con il Sassuolo 

Mario Frongia

Il Cagliari affonda al Meazza come nessuno si aspettava. Molle, passivo, raramente incisivo. Un film, con rare eccezioni,  quasi consueto in trasferta. Far bene, benino, alla Domus non può bastare. Il 5-1 del Milan penalizza eccessivamente Dossena e compagnia. Però, a ben guardare la sfida, opaca e senza emozioni, ha visto in campo un Milan appena più concreto, e con mezzi tecnici enormemente superiori, contro un avversario sgonfio e modesto anche per fame e spirito agonistico. Male. Toppare con questo risultato nella partita che ne vale tre, può avere risvolti pesanti. A san Siro, tempio del calcio, nei cento minuti da non sbagliare, si è sbagliato troppo. Adesso, testa al Sassuolo, domenica al Mapei Stadium alle 12.30.

Subito sotto. Claudio Ranieri sceglie Shomurodov e il rientrante Luvumbo per tenere in allerta Gabbia e Kalulu. Stefano Pioli, in tv con la faccia da funerale: già si parla del sostituto (Fonseca, Conte?), lascia in panca il poker Leao, Hernandez, Calabria e Tomori. Lo stadio è in silenzio, il Milan non vince da sei turni. Inutile sottolineare quanto pesino i 3 punti. Il Cagliari gioca con i cognomi delle mamme sulla maglia. Arbitra Sozza, Irrati e Chiffi al Var. Il primo squillo dei padroni di casa arriva dopo 7’ di possesso palla, destro di Florenzi, Scuffet non blocca.  Ranieri tiene i reparti stretti, il match potrebbe decidersi in mezzo. Il ritmo è blando. Mina trova il pane giusto, Giroud, e deve cambiare la maglia squarciata sul davanti.  Il Diavolo va troppo piano per impensierire la difesa rossoblù. Il Milan traccheggia, prende palla Luvumbo scappa ma l’assist per Shomurodov viene intercettata al limite dell’area. Sempre Luvumbo accelera, tiro centrale. Anche Musah arriva al tiro ma cincischia e perde l’attimo, deve ringraziare lo sciopero del tifo! La partita è da sbadigli. Nandez leva l’aria a Pulisic. Match inguardabile. Il Cagliari non si scopre, gioca a cinque dietro, pressa abbastanza bene.  Al 35’ il Milan passa. Segna Bennacer su azione innescata da Rejinders, proseguita da Pulisic, con prima parata di Scuffet in uscita su Chukwueze. L’1-0 non scatena la reazione rossoblù. Ranieri chiede pazienza e ragione. La risposta è blanda. Intanto, ci provano Florenzi e Bennacer. Il tempo si chiude con il Diavolo in controllo. Errori banali da una parte e dall’altra. I primi 45 minuti si chiudono con un’incursione di Prati, tiro debole, Sportiello blocca. La sintesi? Il Cagliari somiglia più a quello sonnolento, da approccio molliccio, poco combattivo, visto con il Genoa, che alla squadra che ha battuto l’Atalanta e pareggiato con Inter e Juve. Male, la classifica non permette passaggi a vuoto. E in trasferta si conferma un trend orribile, da retrocessione piena.  

La cinquina. Ranieri tiene in campo Luvumbo, che lamenta fastidi muscolari. Sarebbe meglio preservarlo, vista la prossima con il Sassuolo a Reggio Emilia. Tant’è.  Pioli inserisce Leao (che dopo 4’ colpisce la traversa con Nandez che lo guarda), Okafor, Theo Hernandez e Tomori. Nandez costruisce, Shomurodov conclude, Sportiello para: tutto fermo, l’uruguaiano era in off side. Ancora Prati impegna Sportiello. Il Cagliari ci prova. Ma il Milan raddoppia con Pulisic su strappo di Leao, con Sulemana debole nel primo contrasto. Risponde Deiola, su punizione, e Shomurodov: Sportiello c’è. Ma nulla può, al 19’, su Nandez, con Musah imbambolato. che spizza di destro il traversone di Zappa: 1-2, partita riaperta. La partita si accende, Mina prende un giallo, Nandez si becca con Leao, Reijnders segna il 3-1, stecca da 25 metri, Scuffet non ci arriva. Ranieri cambia. Ci sono Azzi, Oristanio, Lapadula. Oristanio impegna Sportiello da corner, deviazione sul palo. Sulla ribattuta Shomurodov colpisce la trasversa. Un minuto e il 64esimo gol subito dal Cagliari in stagione lo segna Leao, cinquanta metri palla al piede, Scuffet dribblato e appoggio in rete: 4-1. Il 65esimo lo segna Pulisic, con tentativo di salvataggio di Mina. Il 5-1 descrive male una prestazione di certo insufficiente. Notte da incubo.

Venerdì, 10 Maggio 2024 16:58

Test Milan delicato per il Cagliari

Claudio Ranieri: “A San Siro non sarà decisiva, l’ultima con la Fiorentina sì. Ma pensiamo una gara per volta. Tre mesi fa avrei messo la firma per questa classifica”

Mario Frongia

 Vigilia carica di suspense, voglia di capire quale Cagliari possa impensierire il Milan. Intanto, a tre turni dalla fine, sarebbe un errore dare il Diavolo per arreso, pur con la tifoseria in fermento, i problemi societari, Pioli in bilico. Il tecnico, per capirci, in conferenza taglia corto: “Vogliamo vincere per il secondo posto e per i tifosi”. Ad addolcire il tutto “Ranieri è uno dei miei maestri”. Nulla di nuovo, a ben vedere. Ma la gara di San Siro - domani, sabato, alle 20.45 - è un bel bivio. Il Cagliari con il punticino post Lecce è passato da +4 a +3 dal terzultimo posto. Ma tra scontri diretti e direttissimi, stanno peggio e di molto Sassuolo, Udinese, Frosinone ed Empoli. Basterà aspettare per tenere i due piedi in A? Neanche per sogno. A San Siro servirà compatezza, fame di punti e pallone, acqua alla gola. Più un filo di coraggo. E ci si dovrà allenare mentalmente anche per la successiva trasferta di Reggio Emilia con il Sassuolo. Ecco, questo di guardare in casa d’altri è uno dei pericoli da scansare. Testa a Calabria (recuperato) e soci senza alcuna esitazione. “Sappiamo che ci giochiamo la serie A. Abbiamo tre partite difficili ma siamo pronti” l’asciutta cartolina da Asseminello di Claudio Ranieri. Il tecnico dovrà rinunciare a Viola, Jankto, Mancosu e forse, a Makoumbou. Fuori per squalifica Augello e Gaetano, ci saranno Petagna, Shomurodov, Pavoletti e Lapadula: “Non sono al meglio ma averli è una buona cosa. Mina? Sta come sempre, si è allenato con solo una volta. Penso solo a schierare  gli undici migliori giocatori che ho in questo momento. Quelli che mi possono far fare bella figura”. Sull’aspetto psicologico poche storie: “I ragazzi stanno bene. Tre mesi fa avremmo firmato per avere questa classifica, sopra le pericolanti”.

.Il Milan e il resto. “Affrontiamo una grande squadra, poco condizionata da critiche o fattori esterni. Ha tanti campioni che possono può risolvere la gara in qualsiasi momento, dovremo fare una partita eccelsa”. Sir Claudio tira un sospiro. E spiega: “Turno decisivo per la salvezza? No, lo sarà semmai l’ultimo. Spero che la Lega ci faccia giocare tutti allo stesso orario. E non come succede per questa giornata”. Si ripassa dal Milan. “Sarà una gara complicata, segnano tanto e sono bravi su azioni da calcio d’angolo. Dovremo stare molto vigili” rimarca l’allenatore rossoblù. Vigili e pronti a tutto. In una bagarre che dai 29 punti del Sassuolo, con la Salernitana già retrocessa, ai 37 del Lecce, quasi salvo, ballano Verona (34), Cagliari (33), Frosinone ed Empoli (32), Udinese (30). Con gli emiliani di Ballardini a chiudere il girone infernale.  Dita incrociate.

Il pari con il Lecce. “Undici contro undici stavamo facendo una grande gara. Abbiamo l’amaro in bocca perché contro il Lecce abbiamo anche rischiato di perdere ma ci ha salvato il carattere, quello che ci ha permesso di salire dalla B. La squadra ha senso di abnegazione e una preparazione psico-fisica importante. E adesso, la testa conta tanto”. Difficile spiegare per ché il Cagliari in vantaggio abbia sciupato troppe chance. “Non lo so, anche perché ci è capitato di essere stati sotto e abbiamo rimontato o vinto. In A le partite sono aperte fino all’ultimo, nei quindici minuti finali ci sono più cambi di scenario. Di certo voglio andare in vantaggio, poi Dio vedrà e provvederà”. Si passa all’attualità. “La Fiorentina in finale di Confederation cup? Tifo per tutte le italiane e sono felice per loro. Adesso, penso al Milan, potremo dire se è in difficoltà solo alla fine della partita. Non si possono fare previsioni visto il loro parco giocatori. Noi dobbiamo fare tatticamente bene, aiutarci ed essere determinati”. L’auspicio è scontato: “Spero di fare una gara come con Atalanta, Juventus e Inter”. Il Sassuolo è lontano. Ma il dente batte anche lì: “Penso partita dopo partita, ora c’è il Milan. Sappiamo come gioca e le loro qualità. Poi, il risultato che viene è anche figlio di vari episodi”.

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