Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Coni, 2023 con il segno più
Il bilancio di Bruno Perra, presidente del Comitato olimpico regionale
Mario Frongia
Il 2023 che saluta è stato l’anno dei trionfi. Olimpici e non solo. Ovunque ci si giri e si faccia memoria si innesta il tricolore, il volto scavato da fatica, sacrifici, rinunce. Facce che piacciono. Anche perché sanno di eroico. E, come canta Francesco Guccini, “gli eroi sono tutti giovani e belli”. Ecco un’altra buona ragione, con un pensiero alle eccellenze sportive isolane, da Dalia Kaddari ad Alessandro Oppo, Lorenzo Patta o Filippo Tortu, per un fecondo brindisi di fine stagione. “Veniamo da grandi risultati, andiamo verso l’annata olimpica e auspichiamo vada anche meglio. L’obiettivo? Bissare e magari superare il record id partecipazione e risultati conseguito a Tokyo”. Bruno Perra pesa le parole. Ma l’auspicio, e l’ottimismo, del presidente del Coni regionale è nitido. L’appuntamento di Parigi è l’evento degli eventi per il Comitato olimpico. Un appuntamento che anche per gli atleti sardi è bersaglio professionale, agonistico ed epico. Olimpiadi, successi e percorsi regionali e perimetro nazionale. “Sarebbe bello se si ripetessero i successi del Cagliari, della Dinamo, dell'hockey, del baseball, del Raimond. E non scordo che anche nel 2024 la Sardegna ospiterà decine di eventi sportivi internazionali come il Rally, la tappa di Riola del motocross, tantissimi appuntamenti di pregio per gli sport acquatici con in primis la vela” rimarca il manager. Alla guida di quarantotto federazioni, quindici discipline associate, quattordici enti di promozione sociale, dodici associazioni benemerite, il Coni marcia spedito anche su altri ambiti. Territori con risvolti sociali, occupazionali, inclusivi e civili. Lo sport, medaglia e prisma di valori aggreganti.
Eventi e manifestazioni. “Nel 2023, il 26 maggio, abbiamo curato l'ottava Conferenza regionale dello sport, tenutasi a Tempio. L’abbiamo chiamata 'Lo sport sardo senza confini' e ha abbracciato temi chiave quali l'importanza dell'attività fisica per la salute, il benessere e la coesione sociale. Rimarco - sottolinea Bruno Perra - la verifica del Piano triennale degli interventi e la valenza del progetto Giovani Vispi (Voucher iscrizione sport per l'inclusione), con la collaborazione della Regione, per i giovani fra i 14 e i 19 anni, residenti in comuni con popolazione inferiore ai 30mila abitanti e un reddito Isee familiare inferiore a 12mila euro”. Tra le altre attività curate e narrate nella conferenza bilancio di fine anno, la Scuola regionale dello sport, i centri Coni e il progetto nazionale che ridisegna il modo di fare sport durante il pomeriggio. Ma non solo. Spazio anche per Educamp, centri sportivi multidisciplinari rivolti a giovani tra i cinque e i 14 anni che, nel periodo estivo, possono sperimentare varie attività motorie, pre-sportive e sportive con metodologie e strategie di formazione innovative. Insomma, un bouquet fertile, attrattivo e capace di fungere da assist per le nuove generazioni. Da valorizzare e indirizzare lasciando spazio a ingegno, pulsioni e autonomie gestionali. Fattori base per arricchire e dare qualità elevata alla quotidianità. Un’officina utile a sviluppare abilità e competenze per i nativi digitali di qualsiasi ceto sociale, cultura, formazione, etnia e provenienza territoriale: e sarebbe propria questa la madre di tutte le battaglie se si vuole contribuire a creare una classe dirigente abile nella guida del Paese.
Formazione e norme. Il Coni ha curato anche la Giornata nazionale dello sport, il Trofeo Coni, le Benemerenze. Momenti di applausi e congratulazioni. Ma ci sarebbe da affrontare anche la questione strutture e impianti e l’accesso reale agli stessi. Così come il supporto sempre più incisivo alle società medio piccole, al dilettantismo e alle attività amatoriali, ai trasporti e ai costi di gestione. Senza scordare la formazione dei dirigenti, dei tecnici e degli operatori con un riguardo speciale per gli uffici e gli addetti stampa: un fronte che viene supportato dall’Ussi. In chiusura di conferenza, la Riforma dello sport, entrata in vigore il 1° luglio 2023. “Gli enti sportivi possono costituirsi in associazioni sportive con o senza personalità giuridica, società di capitali e cooperative, enti del terzo settore iscritti al Runts (Registro nazionale terzo settore). Ed è stata estesa - ha concluso Bruno Perra - la figura del lavoratore sportivo e sono mutati gli adempimenti legati ai rapporti di lavoro sportivo”.
“Gol annullato ed espulsione hanno cambiato la partita”
Nel dopogara la rabbia di Claudio Ranieri, protagonista di un vivace confronto con Daniele Orsato. La rete di Goldaniga e il rosso a Makoumbou decisivi per la vittoria del Verona
Mario Frongia
Le domande, mentre l’allenatore del Cagliari è alle prese con le interviste tv, sono tante. La prima riguarda l’extracampo: ma è possibile che nell’Italia del 2023 ancora per una settimana, ci sia spazio per animali che insultano per il colore della pelle? Sì, è possibile. È accaduto a Verona. E non si tratta della prima volta. Ci sarebbe da vergognarsi, si spera che chi deve non si scansi. Intanto, arriva Claudio Ranieri: “I cori razzisti su Antoine Makoumbou sono stati vergognosi. E sta diventando un’usanza”. Il pallone e gli uomini. Nella serata che ha visto il Cagliari perdere e ripiombare al terzultimo posto, superato dai veneti e dall’Udinese.
Il Ranieri furioso. “Gol annullato e cartellino rosso hanno cambiato l’inerzia della partita”. L’indice va verso uno dei migliori arbitri del mondo, Daniele Orsato. E dire che alla vigilia, in conferenza stampa alla Domus, sir Claudio aveva ammesso: “Lo stimo tantissimo. Rocchi ha capito che la partita è delicata e ci ha mandato il migliore. In passato mi è capitato di non essere d’accordo con alcune sue decisioni. Poi, le ho riviste in tv e ho capito che aveva visto giusto”. Ma ieri, al Bentegodi, la storia è andata diversamente. Tanto che in mezzo al campo, ripreso dalle telecamere, al consueto giro di strette di mano tra tecnici e arbitri, il faccia a faccia tra il fischietto di Schio e l’allenatore di Testaccio è stato molto intenso. "Cosa gli ho detto? Buon Natale!" Insomma, gli episodi non vanno giù al coach del Cagliari. Ma il passo indietro è obbligato: “Makoumbou? Gli ho chiesto se l’ammonizione lo condizionava, mi ha detto no e mi sono fidato. Ripeto, sono stati una vergogna i cori razzisti contro di lui. Mi auguro che chi ha potere si faccia sentire”. Sulla rete di Goldaniga, annullata per offside millimetrico, poche storie: “Aveva il braccio in fuorigioco, ma nel calcio non mi sembra che si possa segnare di braccio...». L’ironia è raffinata, ma stavolta anche un gentlemen come Ranieri ingoia amaro.
Avvisaglie. Certo è che Antoine Makoumbou non stava facendo benissimo. Oltre ai due gialli, evitabilissimi, la prestazione del centrale congolese andava a sprazzi. Toglierlo sarebbe stato un bel colpo. Specie dopo la prima ammonizione: “Mi sono fidato e non l'ho cambiato, gli farò vedere i due falli che ha fatto”. Al tecnico la tifoseria rimprovera la difesa a tre e le scelte Viola, Zappa e, soprattutto, Hatzidiakos. Il greco è stato a tratti imbarazzante. Si ripassa dal via. “Peccato per quei due episodi. L'espulsione ha cambiato l'inerzia della gara e il Verona è stato bravo a trovare la via del gol. La rete annullata a Goldaniga? Nell'immagine che abbiamo noi c'è il braccio in fuorigioco. Ripeto, se si può segnare col braccio è giusto annullarlo, altrimenti no: se sbaglio voglio capire bene. Col Sassuolo siamo stati fortunati perché c'era la punta della scarpa dell'avversario, che ci ha evitato di subire un altro gol, oggi no”. Onesto, come sempre. Anche sull’andamento del match. “Nel primo tempo siamo andati vicini a sbloccarla più volte, prima per il palo e poi per il gol annullato. Volevamo chiudere la partita in maniera positiva: peccato, torniamo a casa con una buona prestazione fino all'espulsione. Dopo, facciamo i complimenti al Verona”.
Il Cagliari affonda a Verona
Rosso per Makoumbou, in dieci i ragazzi di Ranieri soccombono dopo aver giocato alla pari e colpito un palo con Prati. Con l’Empoli, sabato alla Domus, ci si gioca mezzo campionato
Mario Frongia
Era un jolly da non sprecare. Contro il Verona, dietro in classifica, modesta, in crisi di gioco e punti. Più la Guardia di finanza in sede, con il sequestro delle quote del presidente Setti. Ma il tutto non ha impedito al Verona di battere 2-0 (Ngonge e Djuric) il Cagliari e prendersi 3 punti pesantissimi. Dopo un primo tempo combattuto, ragionato e più occasioni dei padroni di casa, dal palo di Prati all’occasione di Goldaniga, gol annullato, i rossoblù, con Makoumbou, sono rimasti in dieci. E la storia si è chiusa. Adesso, Ranieri il rianimatore è atteso da una missione nella missione: vincere sabato prossimo contro l’Empoli alla Domus. La corsa salvezza è sempre aperta. Il rammarico e l’amarezza sono enormi. Ci sarà da stringere i denti.
Ottima partenza. Esperienza e stato di grazia, più imprevedibilità e tecnica. Per le prime c’è Pavoletti, quindi Oristanio, libero di muoversi tra le linee, e Viola. Claudio Ranieri sceglie un mix d’avvio che pare ben assortito. Rispolvera il greco Hatzidiakos, tiene in panca Lapadula, Petagna, Jankto e Wieteska. Il primo brivido lo crea Saponara, incursione in area, corner. Quindi, palla preziosa per Nandez, a lato. Le squadra partono cercando il palleggio ma si avverte quanto siano pesanti i 3 punti in palio. Quindi, la stecca di Prati sul palo. Orsato ammonisce Makoumbou: si rivelerà una mazzata. Accade tutto nei primi 10’. Match nervoso, sentito, feroce per la posta in palio: il pari non serve al Verona e il Cagliari deve prendersi il primo successo pieno fuori casa. Ci riprova Nandez, ottima ripartenza su imbucata di Viola, palombella fuori. Il Verona si spaventa e cresce. Ranieri si sbraccia, Dossena annulla una palla gol a Dawidowicz. Mentre Ngonge spreca in superiorità numerica. La risposta? Di Oristanio, sinistro a giro alto. La partita è sporca ma lievita. I tre rossoblù dietro non soffrono, la pressione sul giro palla del Verona dà i suoi effetti. I numeri? Nei primi 25’ il Cagliari tira cinque volte, i padroni di casa una. Ed ecco Scuffet perfetto nel deviare il sinistro di Suslov. Di fronte alla difesa qualche spazio di troppo lasciato da Makoumbou e Prati, mentre Nandez e Augello si disimpegnano. La qualità? A sprazzi. La gara è combattuta ma a tratti ricorda una sfida da metà classifica in B. Su punizione di Viola, colpisce Goldaniga di testa, gol annullato per un fuorigioco di pochi centimetri. Terracciano e Ngonge sono i peggiori in campo. La sensazione dopo i primi 45’ è nitida: il Verona si può battere. Ma serve molta attenzione.
La rabbia di Ranieri. Nella ripresa Baroni mette Djuric per Henry, impalpabile. Ma la prima chance dell’ex Salernitana in area è fallimentare. La manovra è frammentaria, il Cagliari aspetta: Ranieri vuol colpire in ripartenza. Poi, Makoumbou entra in ritardo su Duda e prende il secondo giallo, Orsato estrae il rosso. Dopo 6’ rossoblù in dieci. Un minuto e il pessimo Ngonge segna l’1-0. Ma la difesa lo guarda entrare in area: errore molto grave. In vantaggio il Verona gestisce e rallenta i ritmi. Sir Claudio toglie Viola (ammonito, prova insufficiente) e Augello, così così. In campo Sulemana e Luvumbo. Duda la piazza alta su punizione. Goldaniga e soci accusano svantaggio e uomo in meno. Il Bentegodi sale di tono e incita. I circa trecento tifosi rossoblù rispondono con cuore e orgoglio. Ci prova Oristanio, corner. Risponde Djuric, alto. Luvumbo mette pressione. Hatzidiakos pasticcia, Ngonge entra in area, Goldaniga spazza. Il Cagliari tiene la linea alta, guadagna un corner, Luvumbo batte male: in queste situazioni si deve crescere anche nella scelta delle giocate. Hatzidiakos è inguardabile. Lazovic fallisce l’aggancio a tu per tu con Scuffet. Si balla e non potrebbe essere altrimenti. Il Verona spinge. Ranieri ragiona: fuori Oristanio, dentro Zappa e Azzi, per Hatzidiakos. Questo è quel che passa il convento. Intanto, il Verona - che non vince dal 26 agosto - non la chiude. Entra Lapadula per Goldaniga: Sir Claudio ci crede. Ma è Scuffet a 4’ più recupero dalla fine a tenere i suoi a galla: parata importante su incornata di Djuric. Il portiere rossoblù si ripete su Mboula: ma era in offside. Poi, il piattone di Djuric la chiude al novantesimo. Verona che risale, Cagliari che deve riflettere. Claudio Ranieri la chiude con un veemente colloquio con Orsato: la performance del miglior arbitro al mondo non gli è piaciuta.
Ad Alghero la coppa Davis conquistata da Sinner e soci
Il Trophy tour parte dalla Sardegna, terra di tanti successi per l’Italia del tennis, con gli applausi dell'Ussi. L’Insalatiera vinta a Malaga dalla squadra di capitan Volandri contro l’Australia, brilla nell'esposizione della Torre di Porta Terra
Mario Frongia
Un viaggio per l’Italia che sa di sport e condivisione, di tifo sincero e passione. Il tennis dei grandissimi, con la coppa Davis conquistata a Malaga da Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego, Matteo Arnaldi e Simone Bolelli, sbarca in Sardegna. Il Trophy Tour parte dalla nostra regione, farà il giro dell’Italia e si concluderà a settembre a Bologna. Così, da oggi, si può ammirare l’Insalatiera alla Torre di Porta in piazza Porta Terra n° 9, sino a martedì 2 gennaio 2024. Gli appassionati di Alghero e del nord dell’isola avranno l’opportunità di ammirare la Coppa anche domani, il 23 e il 24 dicembre, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. A seguire, dal 27 al 31 dicembre e il 1° gennaio, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Il 2 gennaio accesso - gratuito come per l’intera durata del tour espositivo - dalle 10 alle 13. Dunque, nel tour coordinato dalla Fipt, con uno sguardo speciale da parte del presidente federale, il cagliaritano Angelo Binaghi, si attraversa lo Stivale per ultimare il Tour alla Unipol Arena di Casalecchio di Reno. Il dettaglio? La gita nazionale dell’Insalatiera si chiude a Bologna in concomitanza con lo svolgimento del Group Stage della Coppa Davis 2024. "Dopo aver narrato questa vittoria straordinaria, ci siamo puntualmente congratulati con la squadra, lo staff e la dirigenza della Fitp. Siamo orgogliosi, rivedere la Coppa in Italia è motivo di orgoglio per noi giornalisti e di avvicinamento per migliaia di praticanti" dice Gianfranco Coppola, presidente nazionale dei cronisti sportivi dell'Ussi.
Trophy tour, tra sogno e realtà. Dopo il prologo milanese, con l’esposizione del trofeo ai SuperTennis Awards del 4 dicembre scorso e a Palazzo Marino, il semaforo verde per il resto del Paese. A 47 anni dal fenomenale successo in Cile con Nicola Pietrangeli capitano, Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, il bis di pregio in Spagna. Il prestigioso trofeo è tornato in Italia grazie all’indimenticabile trionfo di Malaga. Un successo marchiato Jannik Sinner. Con il numero 4 delle classifiche mondiali, protagonista di una stagione entusiasmante, a griffare indelebilmente il secondo trionfo in Coppa Davis della storia della Nazionale di tennis. Sulla superficie veloce di Malaga la squadra di Filippo Volandri ha conquistato un titolo che permette di chiudere in bellezza un percorso ricco di ostacoli. Dallo scorso settembre con la fase a gironi, superata a Bologna contro Canada, Cile e Svezia. Sino alla settimana delle meraviglie in terra spagnola. Un percorso feroce, senza sconti. Dal successo contro l’Olanda ai quarti alla semifinale, sofferta e combattuta, ai danni della Serbia del numero 1 del mondo Novak Djokovic. Quindi, la finale vinta sull’Australia. Con uno score che chi ama il tennis non scorda: il primo punto di giornata lo ha colto Matteo Arnaldi, forte di audacia, coraggio e personalità. Il ventiduenne sanremese si è imposto su Alexei Popyrin 7-5 2-6 6-4. Quindi è stata la volta di Sinner. Recente finalista delle Atp Finals opposto al numero 12 del ranking, Alex de Minaur, Jannik è partito con i favori dei pronostici: 5-0 per l’azzurro i precedenti. Sinner ha fatto tutto bene. Spinta con entrambi i fondamentali, l’avversario costretto a fare il tergicristallo: 6-3 6-0 per il ventiduenne di San Candido. Italia batte Australia 2-0. E la festa può cominciare. Adesso, gli applausi, i ricordi, le emozioni e le suggestioni degli sportivi sardi e dei visitatori nell’ammirare la Coppa alla Torre di Alghero.
Verona-Cagliari, match insidioso
Claudio Ranieri: “Partita delicata per noi e per loro. Con Vanoli hanno cambiato modulo e ritrovato gioco e risultati. Ma siamo pronti”
Mario Frongia
Ci sarebbe l’arbitro degli arbitri, l’internazionale Orsato, la Guardia di finanza negli uffici del presidente Setti, patron del Verona, ci sarebbe una partita da non sbagliare. Verona-Cagliari è la prima del trittico che potremo definire a “portata di mano”. Dopo i veneti, i rossoblù giocano in casa con l’Empoli quindi, il giorno della Befana, volano a Lecce. Nove punti in palio, pesantissimi. Si parte dalla sfida di sabato al Bentegodi: “La gara vale molto per noi e per loro, sì, è una partita diversa, entrambe stiamo bene. Ma sia chiaro, faremo del nostro meglio”. Claudio Ranieri la prende larga. E precisa: “Il Verona da quando ha cambiato sistema di gioco sta facendo ottime cose. Le insidie? Juric. È un riferimento molto importante, quando sono pressati cercano lui, le ali e il trequartista si inseriscono. È una squadra che corre, da cinque partite sta crescendo. Vanoli ha scelto di giocare a quattro, sappiamo che sarà una gara difficile”. Il passaggio all’attualità con l’inchiesta della Gdf è scontato: “Dai problemi societari il gruppo squadra non verrà intaccato. Quando mi è capitato abbiamo creato una bolla impermeabile. Loro giocheranno come sanno”. E il Cagliari? Sir Claudio sfodera la battuta: “Ci sarebbe da piangere ma mi viene da ridere: dietro, come cambio cambio, e prendiamo sempre gol. La squadra sa giocare a tre e a quattro dietro. Prendiamo dei gol per demerito nostro ma altre volte, come con il Napoli, ci sono i campioni che fanno la giocata”.
I singoli, il caso Petagna. “No, non ho parlato con Andrea. Parlo sempre o quasi a tutta la squadra. Petagna si impegna, è un professionista, è smaliziato, sa che quando non si gioca bene le critiche arrivano. Ha giocato ovunque, conosce le regole: quando non si rende per quanto gli riconoscono, si deve reagire in modo positivo”. L’allenatore di Testaccio gestisce e ammorbidisce. “ Pavoletti? Non ho toccato nessun tasto. Quando subentra fa gol e a Napoli mi ha dato la risposta segnando anche quando parte dal via. È un professionista stupendo, anima di un gruppo che tira e si impegna. Gioca. Vi do una notizia: gioca Scuffet!”. In sala stampa alla Domus si sorride. Si passa per Nandez, con le sirene che lo darebbero all’Inter da gennaio per rimpiazzare Cuadrado. Ranieri glissa: “Nahitan deve arrivare ancora al cento per cento, fino a un certo punto ti da tutto. A Napoli si è messo a terra e mi ha detto “mister, non ne ho più più!”. Luvumbo? Non scordate che è giovane. Due anni fa giocava nella Primavera e all’inizio con noi dribblava molto ed era inconcludente. Gli ho detto che quando è in area o lì vicino deve decidere in fretta ed essere più pratico”. L’attaccante partirà a gennaio per la coppa d’Africa. “La partenza di Zito per la coppa mi toglie una pedina importante. Ma la rosa è a posto”.
Il campionato e i 18 punti all’andata. “Il Frosinone che batte 4-0 il Napoli? Capita. Con le grandi a noi è mancato il gol e qualcuno di troppo l'abbiamo subito. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e penso: ci sono riusciti loro, deve riuscirci anche a noi”. Si ripassa dal “Maradona” e dal 2-1 per la formazione di Mazzarri. "Con il Napoli ho schierato due centravanti pesanti. Dovevamo stare compatti e non far giocare Lobotka. Poi, quando si saliva, Petagna avrebbe dovuto tenere palla. Abbiamo avuto diverse occasioni ma i gol non sono arrivati. Sentiamo la pressione di dover togliere il tappo? No, abbiamo la volontà e la consapevolezza di sapere che giocando e allenandoci così, il tappo salta. L’umore? Ottimo. Non stiamo a guardare cosa è successo a Napoli, lo vediamo per migliorarci e analizzare pro e contro. Ma pensarci e recriminare non serve. Dagli inglesi ho imparato che cosa fatta e capo ha: non ci si piange addosso, si reagisce e si pensa alla gara successiva”. Sulla tabella di marcia, poche storie: “Ai ragazzi ho detto: cerchiamo di girare a 18, ne facciamo altrettanti al ritorno e con 36 ci si potrebbe salvare. Peccato che le grandi stiano perdendo punti con le seconde linee. Vedremo”.
Il calcio moderno. Sui cinque cambi Claudio Ranieri avverte: “Le squadre top hanno campioni anche in panchina. Dobbiamo sperare che il campione che subentra sia amareggiato e non renda al massimo. Ma noi dobbiamo esserci sempre. Con i cinque cambi hai un margine di manovra molto ampio, ad esempio, se hai un ammonito. Il calcio è cambiato, è più pratico e veloce, anche gli arbitri fanno correre di più. Tutti cambiano in corsa e sfruttano la panchina. Hai più libertà di movimenti. Io ho ragazzi d'oro, chi entra si adatta. E quando cambio non lo faccio perché l'interessato stia facendo male. In genere, spesso date meriti a me ma vanno ai ragazzi che si fanno trovare pronti”.
Dall’arbitro alla SuperLega. “Stimo molto Orsato. Anni fa gli dissi che non ero d'accordo con alcune decisioni che aveva preso. Poi, riguardando la partita in tv mi ritrovai d'accordo con lui. È un grande arbitro, Rocchi ha capito l'importanza della gara e ha mandato il migliore”. Infine, la SuperLega. Il tecnico rossoblù spiega: “Chi cavalca quell'onda farà di tutto per metterla in pratico. Ma saranno i tifosi a decidere se sarà la strada giusta. Però, non sarà più il calcio che conosciamo e non so se sarà meglio o no, anche per lo spettacolo. Immagino tante belle partite ma poi se non c'è classifica e non conta vincere o perdere, non so cosa diranno i tifosi”.
Donna e lavoro, una Sardegna che cresce e matura
I premi a Sa Manifattura con la ministra Marina Calderone e l’assessora Ada Lai. Quindici riconoscimenti ad altrettante figure femminili di eccellenza. Tra le premiate la magistrata Anna Maria Pelegatti, suor Anna Cogoni, l’editrice Caterina Cosseddu, Roberta Celot, Lucina Cellino, Pasqua e Giovanna Palimodde
Mario Frongia
Donne speciali, ma guai a dirglielo. Donne toste, determinate, abituate a sgomitare il doppio del normale. Nella quotidianità, in famiglia e nelle loro imprese. Capaci di stringere i denti, celare fatiche e scalate. “Donna e Lavoro”, premio regionale istituito per la valorizzazione delle migliori esperienze operative in Sardegna, è sintesi e visione utile e riformulare un mondo troppo spesso al maschile. A Sa Manifattura, profumo di Natale e di energie. Al femminile, con quel prezioso e sano connubio di idee, intuito e grinta. La manifestazione rientra in un’agenda che contiene una serie di interventi a supporto del lavoro femminile. La scaletta ha una particolare attenzione ai temi della parità di genere e punta alla costruzione di un mercato del lavoro più equo per opportunità di carriera, competitività e flessibilità. Un insieme di priorità trasversali per la promozione dell'empowerment femminile così come per il contrasto alla discriminazione di genere e il sostegno allo sviluppo e al miglioramento continuo dell'imprenditorialità femminile. Capitoli chiavi di un contesto sociale, economico e imprenditoriale che necessita di urgenti manovre di riassestamento.
Impegno e appartenenza. “Il premio va alle donne che si sono distinte in Sardegna. La testimonianza di quanto sia importante il loro impegno, un simbolo dell’importanza del loro lavoro. La Regione - ha detto l’assessora regionale al Lavoro, Ada Lai - continuerà a sostenere la formazione e l’occupazione femminile, nei settori dell’istruzione e della ricerca, della cultura, del sociale, dell’imprenditoria e dell’economia identitaria”. Foto, abbracci, interviste. Con la certezza che c’è ancora molto da fare. “Quest’occasione è importante per dare valore e riconoscere la professionalità delle donne che contribuiscono, talvolta silenziosamente, alla crescita del Paese. La valorizzazione e la condivisione delle migliori esperienze lavorative, professionali e imprenditoriali è uno stimolo per dare impulso al mercato del lavoro. Modelli, esempi ai quali ispirarsi” ha concluso Ada Lai. Con le note del Coro femminile di Orani Marianna Bussalai, la cerimonia ha preso il volo. In prima fila, donne e uomini delle istituzioni, generali, comandanti, figure di rilievo dal mondo delle professioni tra ricerca, sanità, cultura, istituzioni e sociale. La fotografia di un’isola che si è rimessa in marcia. Con le creazioni di Mara Damiani ad accompagnare i quindici premi, suddivisi per categoria. L’applauso all’eccellenza del lavoro femminile nei vari ambiti del tessuto economico, sociale e culturale, tra senso di appartenenza alla propria terra, professionalità, innovatività e intraprendenza.
Le eccellenze in rosa. Il riconoscimento “Donna e Lavoro” dell’anno è stato conferito alla ministra Marina Calderone. Per la categoria Istituzioni il premio è andato a Maria Alessandra Pelagatti, prima donna a guidare la Procura di Cagliari. Mentre nel Sociale il riconoscimento è stato per suor Anna Cogoni che gestisce l'Oasi di San Vincenzo, casa di accoglienza per bambini e ragazzi in difficoltà. I premi per Didattica e ricerca, Sanità e Turismo applausi per Stella Piro Vernier (docente Analisi matematica, università Cagliari), per la chirurga senologa, Rita Nonnis (Aou Sassari) e per Pasqua e Giovanna Palimodde (hotel-ristorante Su Gologone, Oliena). Riconoscimenti anche per l'Editoria network e comunicazione per l’intraprendenza, un filo di meditato coraggio e il fiuto imprenditoriale a Caterina Cosseddu (editrice Telesardegna, Nuoro). Per l'Imprenditoria, il Giornalismo e le Professioni sul palco Lucina Cellino (Ad Gruppo Cellino, farine e pasta), Roberta Celot (responsabile Ansa, Cagliari), Maria Sias (ingegnera). I premi per Scrittura, Arte e spettacolo e Comunicazione e sociale sono stati assegnati a Cristina Caboni (autrice), Lia Careddu (attrice) e Maria Francesca Chiappe (giornalista e scrittrice). Applausi, Artigianato e Agroalimentare a Wilda Scanu (tessitrice) e Luisa e Giulia Mura (imprenditrici vitivinicole). La mattinata, in una sala gremita all’inverosimile, si chiusa con i riconoscimenti alla carriera per le giurate, le giornaliste Carmina Conte e Susi Ronchi (Giulia giornaliste) e l'imprenditrice del settore florovivaistico Rosina Zuliani Sgaravatti. La prima edizione del Premio “Donna e Lavoro”, istituita in attuazione di una delibera della Giunta regionale, adottata di recente, è stata intestata a Francesca Sanna Sulis, imprenditrice, stilista e filantropa sarda. Nata a Muravera nel 1716, nota per la sua attività imprenditoriale nel campo dell’agricoltura, del welfare e soprattutto dell’abbigliamento e della seta è stata una donna affermata tra le personalità più importanti della sua epoca, sostenitrice delle donne e dei giovani nel campo delle conquiste sociali, didattiche e del lavoro. “Il lavoro è l'inizio e la fine di tutto e lo dimostra il fatto che sia nell'articolo 1 della nostra Costituzione. La storia, lontana nel tempo ma idealmente vicina, di Francesca Sanna Sulis a cui è intitolato questo premio è un esempio da ammirare e seguire perché dimostra quanto lavoro e politiche sociali siano strettamente legati e camminino di pari passo. Lo ricevo - ha commentato Marina Calderone - con la consapevolezza dell'urgenza di operare perché i talenti speciali delle donne, e delle giovani donne soprattutto, trovino spazi e modi per la giusta partecipazione e valorizzazione del loro potenziale nel mondo del lavoro. Lavoriamo, con un approccio di sistema, per far sì questo accada”.
Cagliari, da Napoli con zero punti
Rossoblù in gara sino alla fine, sconfitti 2-1. Gara viva e alla pari con i campioni d’Italia. Rete del pareggio di Pavoletti su assist di Luvumbo. La decidono Osimhen e Kvaratskhelia. Adesso, testa al Verona, sabato 23 dicembre in trasferta
Mario Frongia
Belli vivi anche nei sei minuti di recupero. Il Cagliari non porta via almeno un punto dal Maradona ma conferma di poter giocare alla pari con tutti e sino alla fine, extratime incluso. Claudio Ranieri sa di averla vista giusta. Il ko per 2-1 nasce dalla strapotente fisicità di Osimhen e da una legnata palo-rete di Kvaratskhelia. Poi, c’è il solito Pavoletti, inserimento preciso su cross radente di Lubumbo. Insomma, sconfitta amara. Ma gli osservatori che ipotizzavano un facile 4-0 per i campioni d’Italia hanno da riflettere. Adesso, testa al Verona, sabato prossimo alle 18.
L’avvio e il pre-gara. A Napoli si parte con mezz’ora di ritardo. Si gioca dalle 18.30 per una questione di ordine pubblico legata alle condizioni meteo. Sir Claudio propone il carico da 90, Petagnone e Pavoloso. Gioca Oristanio. Il 4-4-2 lo vede esterno a destra. Il compito principale ricade su Prati e Jankto, sguardo speciale per Lobotka, regista che nei cinque principali campionati europei, per palloni toccati viene superato solo da Kroos, metronomo del Real Madrid di Ancelotti e della Germania. Altro compito da non toppare per Goldaniga, aiutato sulle palle alte anche da Dossena, che se la vede con Osimhen. Mentre Nandez deve sbattersi su Kvaratskhelia.
Mosse azzeccate. Ranieri ha incartato il primo tempo della partita da maestro. Anzi, se è vero che il Napoli, specie a destra, entra come il burro con Politano fa ammattire Augello, colpisce il palo con Rrahmani e tira 15 volte, il Cagliari ha una palla gol con Nandez. Ed è bravo Meret in uscita. Nella prima frazione si contano anche due buone incursioni di Oristanio e un tiro, deviato, di Augello. Insomma, i rossoblù l’hanno preparata bene. Reparti corti, poche linee di passaggio, filtro sui portatori di palla, con Anguissa, Cajuste e la mediana che non hanno spazio e giocano sulle imbucate in profondità. Poi, c’è la differenza tecnica e una manovra che a tratti è figlia dei campioni d’Italia griffati Spalletti. Ma il lavoro di Mazzarri è nitido. Il tecnico - che contro Ranieri vanta quattro pareggi e sei vittorie - ha riportato un filo di serenità,e i punti, al Maradona. In campo, il movimento di Ktvara su Nandez è ben studiato. A destra mancano Jankto e Augello, sotto tono anche Prati, schiacciato in mezzo, a sprazzi Makoumbou, inesistente Petagna. I primi 45’ si chiudono con quattro cartellini gialli: Pavoletti, Goldaniga, Rrahmani e Osimhen. Ai punti, l’avrebbero vinta i padroni di casa, che escono tra i fischi e hanno manovrato spesso con troppa superficialità. Il possesso palla non dà sempre i 3 punti. E nel calcio vince chi segna un gol in più.
Tattica e uomini. Fuori Petagna e Jankto, dentro Deiola e Obert. A cascata, Oristanio va su Lobotka. La prima occasione è del Cagliari è proprio di Obert. Il match si incattivisce. Il pubblico fischia, anche perché Pavoletti e soci stanno meritando il pareggio. E se hanno chiuso con una pressione corale tempestiva, ripartono dalla stessa frequenza. Intanto, Anguissa spara alto dal limite. Nel primo quarto d’ora si viaggia attorno al 77 per cento di possesso palla degli azzurri. Un palleggio comunque troppo lento e prevedibile. Cajuste e Natan lasciano spazio a Raspadori e Mario Rui. Il Napoli accelera, il Cagliari regge bene. Una tenuta tattica, agonistica e mentale. La squadra ha preso consapevolezza dello spirito e della determinazione. Kvarat impegna Meret. Escono Nandez e Oristanio, dentro Luvumbo e Zappa, pare sempre un 3-5-2. Dopo 67’ Ranieri la legge lunga e ci prova. Il turn over, dalla cintola in su, è una delle sue carte. Poi, a 20' più recupero dalla fine, la sblocca volando in cielo Osimhen, su cross al bacio di Mario Rui. I cinquantamila balzano per aria per l’ottava rete in stagione, quarto gol contro il Cagliari, del centravanti Pallone d’oro africano. Un minuto e Pavoletti la pareggia, con un movimento da attaccante puro con Juan Jesus che dorme, su ottimo sprint e assist di Luvumbo: il primo gol di Pavoloso non da subentrato! 1-1 meritato. La risposta del Napoli è rabbiosa. Prima Politano, poi, Osimhen che si porta a spasso in area in palleggio volante Deiola, Goldaniga, Dossena e Augello. La fisicità è mostruosa, il cross pure con Kvaratskhelia che segna con una stecca di destro il 2-1. Ranieri chiama Lapadula - operato al naso tre giorni fa - per Goldaniga. Mossa che la dice lunga sulla visione ottimistica dell’allenatore di Testaccio. Gol di Politano annullato per fuorigioco dubbio passivo - di rientro - di Osimhen. Grande occasione per Dossena che la mette di un soffio alto su punizione di Augello. Ci prova Luvumbo, alto, nei 6’ + 2’ di recupero decisi dall’arbitro Marcenaro.
Ranieri: "Il Napoli? Sfida da alta concentrazione"
Per il Cagliari prova ad alzo zero al Maradona: "Mi auguro che la vittoria sul Sassuolo ci dia la giusta consapevolezza"
Mario Frongia
Gli allibratori che danno il Napoli super favorito non lo scuotono. Il Sir del calcio italiano ha imparato ovunque, specie in Inghilterra, che un conto sono le aspettative dei tifosi e degli scommettitori, un conto il campo e il lavoro settimanale. "Mai come ora - attacca Claudio Ranieri - dobbiamo trovare una concentrazione speciale che duri cento minuti. Pensiamo al primo quarto d'ora con il Sassuolo e resettiamolo". Punto e a capo. Con un bersaglio e un auspicio: "Spero proprio che la vittoria in rimonta contro il Sassuolo ci dia la giusta consapevolezza" tratteggia il tecnico di San Saba a Testaccio Inutile negarlo, la storia è questa: un Cagliari reattivo, con l'animo e il piglio giusto, magari disordinato tatticamente, che però riesce a ritrovare se stesso quando c'è da inseguire e condannare gli avversari. Con Pavoletti che segna l'impensabile. Ma la serie A è feroce. l'allontanamento dalla zona calda della classifica non è un caso. Per stare lontano dai seggiolini che porteranno in B, serve continuità. "Il Napoli è squadra di grandi campioni, inutile descriverli. Sono felice per Mazzarri che è ritornato ad allenare in una piazza importante, dove in passato ha fatto bene. Cagliari? Andremo a fare la nostra partita”.
Atteggiamento e approccio. L'avvio diesel non tranquillizza Claudio Ranieri. “Intanto, abbiamo lavorato sul pronti, via. Entriamo subito in gara, senza tanti fraseggi, non gradisco partenze a rilento. Ma capita che i ragazzi abbiano qualche difficoltà di concentrazione, soprattutto in avvio. Questa è la nostra lacuna. Il Napoli? Ripeto, ha grandi interpreti, vanta subentranti che sono titolari aggiunti. Parliamo di una città meravigliosa, con tifosi incredibili che mi accolsero nell’avventura di tanti anni fa. Non posso che parlare bene di Napoli e del Napoli. Un ricordo? Anche l'ultima volta che li ho affrontati avevano lo scudetto sulle maglie. Speriamo bene!”. Sul match il quadro è chiaro: “Mi auguro che la vittoria con il Sassuolo ci dia consapevolezza. In positivo, certamente: anche però delle lacune che abbiamo, così da capire che ci sia da fare uno sforzo di concentrazione. Sottolineo con i ragazzi questo aspetto fondamentale”. Passo indietro. Il 2-1 rifilato agli emiliani alla Domus: "La formazione iniziale con il Sassuolo non si è rivelata adatta. Non siamo riusciti ad incidere, anche sugli esterni dove loro ci hanno sorpresi”.
Singoli e recuperi. “Lapadula? Si è allenato a parte, mi dice che sta sempre bene, ormai non glielo chiedo neanche più. Mi diceva di stare bene anche dopo l’intervento alla caviglia. Makoumbou? Di nuovo con noi, è un giocatore di classe superiore”. Claudio Ranieri tesse le lodi anche di Augello: "Ha avuto un buon inserimento, ma può essere ancora più performante. L’ho fatto arrivare perché credo in lui, tuttavia il suo meglio lo deve ancora dare. Scuffet? Bravo in alcuni interventi chiave, sta facendo bene. Ho due portieri ottimi, Radunovic ha iniziato un po’ nervoso, ma sono molto tranquillo se penso al loro ruolo". Pagelle anche per tutti i nuovi: "Stanno facendo il loro, sono soddisfatto anche di Oristanio, Prati, Petagna, Sulemana.Wieteska e Hatzidiakos, quando si inseriranno nel migliore dei modi, sono convinto che resteranno dieci anni a Cagliari. Sui difensori stranieri l'ottimismo dell'allenatore, che indica anche le soluzioni tattiche: "Nández a destra è una delle possibilità che sto vagliando. Meno Capradossi e Rog ho tutti a disposizione”. Infine, il modulo per arginare Lobotka e soci. “Il centrocampo a rombo possiamo usarlo. Ma punto sul non essere ripetitivi, non c’è un modulo più vincente rispetto a un altro. Pavoletti dal 1'?” Anche Altafini qualche volta partiva titolare! " risate. ”.
Il pickleball sbarca ai Fenicotteri di Santa Gilla
La nuova magia sportiva da sabato debutta a Cagliari: al Centro commerciale test e lezioni gratuite, tornei e approccio senza confini di età e capacità. "Sarà la disciplina del terzo millennio" dice Claudio Cugusi
Mario Frongia
Ben Johns? In pochi, ma ancora per poco, sanno chi sia. Eppure, negli States è già una leggenda. Del pickleball. Leggenda e riferimento per altri giganti dello sport quali John Mc Enroe, Andy Roddick, André Agassi e Michael Chang. Abili e intuitivi nel mettersi alla prova con quello che si annuncia come uno dei giochi sportivi più intriganti del terzo millennio. Il poker d'assi - animali del tennis che hanno messo assieme centinaia di settimane in vetta alle classifiche mondiali, oltre duecento titoli Atp - si sono sfidati nel Pickleball slam. L'evento, con borsa da un milione di dollari: tutto meno che un dettaglio!, si è tenuto nel marzo scorso a Central park in un week end da oltre 150mila presenze. Banale sottolineare la visibilità e 'impatto mediatico - quotidiani, rotocalchi, tv e reti via cavo hanno seguito le sfide con share e ascolti da Nba! - e la calamitante attenzione degli sponsor. Il tutto ha avuto per declinazione la pickleball-mania con migliaia di adepti, figli del tennis e del padel, in campo. Dal cuore di New York al Centro commerciale I Fenicotteri di santa Gilla, il passo vale i diecimila chilometri di distanza. Ma le emozioni e il richiamo, con le debite proporzioni, sono le stesse. Da dopodomani, il pickleball sbarca ufficialmente a Cagliari. Gestito da Nhood, con le palle bucate e racchette superleggere, a metà strada tra smash e bandeja, ci si potrà cimentare per capire fascino e divertimento della passione più forte dell'anno. Da sabato 16 e fino al 24 di questo mese, tutti i giorni, mattina e sera, si potrà provare gratuitamente il nuovo sport con il supporto tecnico e tattico dell'atleta professionista di origine russa, Margarita Demenkova, e del pluricampione sardo di padel, Matteo Casula.
Prodotto nuovo per amatori e dilettanti, Un gioco senza limiti di età, particolari performance psicofisiche o attitudine. Capace di scatenare nuovi appetiti anche in chi ha giocato tennis e padel di buon livello. Insomma, un orizzonte da scoprire e cavalcare. L’iniziativa è a cura di Vip, brand del Dopolavoro ferroviario di Cagliari dedicato al pickleball. La società sportiva di viale La Playa ha realizzato i primi due campi al Villaggio pescatori di Giorgino. “Lo abbiamo fatto riadattando un vecchio cortile della borgata, partendo dalla collaborazione con la Fitp, che si occupa di far conoscere questa nuova disciplina agli amanti sardi della racchetta. Sappiamo che sarà un successo, proprio come il padel” le parole di Claudio Cugusi, presidente onorario del Dopolavoro. La volata è in corso, proseliti e curiosi si avvicinano, chiedono e si informano sul gioco del momento con le palline da colpire al volo su un mini campo molto veloce. “Subito dopo Natale, il 26 e 27, ci sarà il torneo di doppio libero al Vip e al Golf Club Cagliari, dove è stato appena realizzato un campo da pickleball” rilancia Cugusi. Insomma, la macchina è in moto. E si appresta a innestare marce veloci. Se negli States il semaforo verde l'hanno cliccato star della cultura pop quale è stato Andre Agassi, otto volte campione del Grande Slam e medaglia d'oro olimpica, Andy Roddick, ultimo americano a vincere un Grande Slam (2003) e il più recente numero uno del ranking mondiale, Michael Chang, 34 titoli di singolare, tra cui sette Masters, e un'icona senza tempo quale John McEnroe, 77 titoli di singolare e 78 di doppio, anche ai Fenicotteri l'entusiasmo è palpabile. Con un'attesa che supera le aspettative.
Sponsor e collaborazione. “Siamo sempre attenti alle esigenze dei clienti e attrarre nuovi trend rappresenta un elemento fondamentale dell’attrattività dei nostri mall, che non sono solo spazi per lo shopping ma autentici luoghi di vita” precisa con soddisfazione Nadia Mombelli, direttrice del Centro commerciale di santa Gilla. L'iniziativa promossa da Claudio Cugusi - con il supporto e la collaborazione di Farmacie Mambrini, Centro Vista, Wilson, PubbliA e Koinè - prevede tornei con premi, esibizioni di campioni del tennis e del padel. Sì, anche per non avere confini anagrafici, la disciplina cattura beginers. Tanto che, come quasi sempre è accaduto con le novità sportive, culturali e tecnologiche, è facile supporre che quel che è accaduto in poco tempo oltre oceano - otto milioni di giocatori e diecimila nuovi campi, aziende leader come Horizon Sports & Experiences e InsideOut Sports&Entertainment, intese con la catena Hard Rock Café, dirette tv esclusive su Espn con la Lega basket femminile a seguire, Pickleball tournament e l'Amateur slam in Florida con montepremi sontuosi e quote importanti in beneficienza, fenomeni quali LeBron James, Gary Vee, Drew Brees, Tom Brady, Kevin Durant e Patrick Mahomes nella Major League Pickleball - avrà un grande seguito anche dalle nostre parti. Con e senza i colossi delle enciclopedie sportive, il debutto nel capoluogo e nell'isola non è una scommessa. Né un azzardo. Ma somiglia fortemente a una certezza. Sportiva, inclusiva e aggregante.
Giangiacomo Ibba e un’eccellenza nazionale chiamata Crai-Abbi group
Leader della distribuzione con ventimila addetti, oltre mille partner coinvolti, millecinquecento punti vendita e 750 milioni di euro di fatturato. “Il segreto? Condivisione, valori e vicinanza”
Mario Frongia
Sì, Giacomo e Beatrice Ibba sarebbero contenti. Il loro ultimogenito alla Camera dei deputati. Per parlare di economie della distribuzione e degli alimenti. Per spiegare come si possa partire dal poco e arrivare in cima. Sapendo che giorno dopo giorno devi meritarti successo e azioni che lo consolidino. Giangiacomo Ibba, passo spedito, eloquio che va oltre le posture obbligate di politica e management, sorriso misurato di modestia e consapevolezza a condire il tutto. L’occasione nasce dall’incontro che ieri ha avuto per focus “Crai futura. Il cibo al centro”. Ma anche dalla presentazione del libro “Il mio Cibo. Storie di un manager del gusto (Giunti Editore) firmato da Roberto Comolli, direttore generale di Food 5.0. A sostenere e dare il plauso all’iniziativa i padroni di casa, i deputati Martina Semenzato, presidente Commissione dei disturbi alimentari, e Calogero Pisano, segretario XIV Commissione politiche Unione Europea. Testimonial di pregio e sostanza, l’assessore regionale all’Industria, Anita Pili: “Da oristanese sono orgogliosa di come giangiacomo veicoli la nostra identità fuori dall’isola. Da assessore sono onorata di poter vantare nel territorio regionale una realtà che è un valore aggiunto a livello nazionale”. Insomma, Sardegna che sa di buono. Vitale, energica, produttiva. Con le filiere del gusto di Crai e di Food 5.0 a rafforzare identitarietà e obiettivi.
Occasione proficua. Le modalità sono nate e si sono affinate nella zona industriale di Oristano. Tempi e contesto da lupi: il dopoguerra, la crisi, la ripresa, la ricostruzione, le incertezze, un sistema bancario ingessato. Eppure, il percorso imprenditoriale griffato Ibba ne ha invertito la rotta con idee, ingegno, intuito. “Siamo impegnati nell'essere non solo attori chiave del presente, ma anche partecipi e attivi nel condividere la nostra visione di qualità nel panorama economico e sociale dell'Italia” scandisce Giangiacomo Ibba. Un manifesto che parla. Poi, che chiave in sardo si dica “crai” è più di un dettaglio. Specie se si è davvero “chiave” di progresso e innovazione con un occhio all’ambiente. Nella sala della Camera dei deputati, Roberto Comolli, direttore generale di Food 5.0, coglie l’attimo: “Le formule più innovative vengono sviluppate per garantirne la conservazione e gli effetti benefici. In questo contesto, è fondamentale discutere di processi e filiere, evidenziando un approccio che pone l'enfasi sulla qualità del prodotto”. Per l’assessore Anita Pili “la nostra regione ha dalla sua anche quel genere di efficienza imprenditoriale che il gruppo Crai e Abbi ha promosso e rilanciato nel tempo con successo”. Poker servito in un pomeriggio che aiuta a costruire e accomunare progetti e intese. Ma anche a regalare sensazioni indispensabili per qualsiasi percorso di crescita. Una sistemata all’orologio, la giacca tasmanian che tira da dietro, Giangiacomo Ibba c’è. Solare e attento. Piccolo grande calvinista acciaio-cachemire, forse a suo agio anche con jeans e polo. In piedi, nel palazzo dei poteri legislativi tricolore, per esaltare visioni nuove, coraggiose, intriganti. Ma sia chiaro, poco spazio per chiacchiere e sermoni.
Big del mercato. Il presidente e Ad di un gruppo che l’anno scorso ha fatturato oltre settecentocinquanta milioni di euro, con millecinquecento punti vendita un migliaio di imprenditori del settore coinvolti, circa ventimila addetti, mantiene semplicità e aplomb. Potrebbe mettere in fila successi, progetti ambiziosi e innovativi, capaci di rivoluzionare e indicare altre strade ai mercati nazionali della distribuzione. Ma non lo fa. Preferisce virare su concetti di vicinanza alle esigenze dei cittadini, su un Paese che ha cambiato pelle e continua a farlo. Anche nel privilegiare le relazioni umane nelle esigenze primarie della quotidianità: il cibo, le bevande, gli alimenti da mettere in tavola. Sia che si risieda ai Navigli o dalle parti di via Veneto, sia che si abbia un camino con un fuoco scoppiettante nel centro di Simaxis o a Sestu. Sì, Giangiacomo Ibba, 47 anni di sardità internazionale, emana e trascende esperienze. Un mix di metodiche e linguaggi che ha visto svilupparsi giorno dopo giorno nel centro distribuzione messo su dalla famiglia a pochi minuti da piazza Eleonora d’Arborea. La Fratelli lbba s.r.l., nata nel 1950, è la prima pietra di quattro fratelli. A seguire, il Consorzio Crai Sardegna, l’acquisizione, tra le tante, del Gieffe market. Quindi, l’Abbi group. Un convoglio che cresce. E salta il Tirreno. Nel 2003, alla scomparsa di papà Giacomo, i cugini Stefano, Mariagiovanna, Giacomina, Giuseppina, Gianmario, Antonio e Maria Francesca chiamano da Oristano. Giangiacomo, il più giovane della nidiata, trascorre notti insonni a Parma sui manuali di Economia aziendale. La domanda di famiglia contiene anche la risposta: viene designato presidente del gruppo. Non ci sono alternative. La laurea arriva a 26 anni. Nel 2009 viene nominato presidente di Crai Coop Nazionale e di Crai Tirreno spa (Roma). Nel 2012 è il numero uno di Crai Fidi Coop. E se c’è da ballare si balla. Determinazione e competenza, sono nell’abc del manager che non sa tanto di calcio ma è appena entrato nel cda del Cagliari e vede il suo brand scorrere sui banner della Domus. Giangiacomo è apostolo di dinamiche che contemplano una ritrovata voglia di contatto relazionale con la clientela.
Un nuovo orizzonte. Forza di gambe e di mente. Che vanno rapide al punto. Con le ricadute operative e logistiche che da Catanzaro a Desenzano sul Garda, creano un network solido, accreditato e funzionale. Un canovaccio da manager e persona per bene, capace di pensare positivo. E Jovanotti c’entra poco o nulla. Economia vera, quella dei piccoli centri, dei paesi dell’interno, spesso dimenticati e trascurati. Economie di prossimità per un mondo che non può costruire la quotidianità sui social, nell’indifferenza, nel plastificato. Crai e Abbi vanno oltre. Promuovono valori, sostenibilità ambientale, qualità e cura dei patrimoni esperenziali sui territori. E i conti tornano. Il gruppo marcia spedito. Una sorta di portaerei che macina utili e viene visto con la giusta reputazione da competitor nazionali ed esteri. “Crai ha una sua storicità come distributore, caratterizzato in maniera forte nei comuni, nei piccoli centri, in quel tessuto territoriale dove si pensava che i piccoli dovessero chiudere. Ma - sottolinea Giangiacomo Ibba - sta andando diversamente. I cambiamenti sociali, le abitudini, la vita media che sale e gli acquisti più responsabili stanno determinando un nuovo risveglio di quella che veniva battezzata piccola distribuzione. Attualmente, le politiche e le strategie del nostro percorso sono di pressante interesse per i gruppi del settore in Italia e all’estero”. È l’addio al totem ipermercato imperante. Con il balzo in cattedra dell’ottica green, dell’intelligenza che porta a diminuire le scorte ed evitare gli sprechi, del voler fare due passi a piedi per comprare pelati, pane e carne. In più c’è il sorriso e il garbo delle cassiere e degli addetti. Una miscela vincente. Ma il rewind è obbligato. Dove, come e perché nasce la best practice? “Con i miei cugini sapevamo che non sarebbe stato facile ma ci siamo buttati sapendo che i progetti imprenditoriali possono essere di lunga durata ma non eterni. Così come non può esserlo l’idea alla base di ogni azienda. Ecco perché - ripete spesso il manager - abbiamo deciso di provare a garantire la continuità dell’azienda portandola a rigenerarsi, cambiare, diversificare, essere veloce e condividere, innanzitutto con i collaboratori e i dipendenti”. Strike!
