Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Martedì, 12 Dicembre 2023 00:15

Sir Claudio&Mr Pavoletti: strike!

 

Ranieri, con l'uomo in più per quasi 40', la chiude con cinque punte. Protagonista la vecchia guardia, con il bomber marinaio che si inventa la sforbiciata dei 3 punti. "Questa vittoria vale oro!"

Mario Frongia

Dopo oltre un'ora con il volto corrucciato, il sorriso che lascia intendere un messaggio: "Questa squadra non molla mai, anche grazie a un pubblico eccezionale che ci soffia dietro". Claudio Ranieri riacchiappa il Sassuolo ed esce dal terzetto di coda della classifica. Un colpo di straordinario valore. "Questa vittoria vale 101!. Davvero troppo importante sia prendere questi 3 punti, sia in questa maniera. Tutto è stato molto bello". La terza vittoria casalinga ha ridato fiducia ai quindicimila della Domus. Ma Ranieri è persona seria. "Nei primi 15' meritavamo di prendere due reti. Poi, ci siamo riassestati, anche se loro pressavano, si inserivano e la giocavano di prima. Noi ci siamo ritrovati cambiando modulo: pensavo di farli soffrire e invece stavano facendo soffrire noi. Il trucco? I ragazzi sanno cambiare pelle a partita in corso. Ormai i moduli li conosciamo e li abbiamo provati tutti!". Il Cagliari va sotto e nel secondo tempo si ritrova con l'uomo in più. L'allenatore rossoblù parte dalla coda. "Buon per noi che il Var è stato dalla nostra parte, anche se per pochi centimetri. Il 2-0 non lo meritavamo. E qui, con la squadra che non molla mai e una tifoseria fenomenale, abbiamo confermato di saper fare anche questi finali di partita". Ecco, l'allenatore che costruisce giorno dopo giorno, resetta e riparte. E con onestà non nasconde il fattore Q.

Sui singoli. "Fuori Nandez e Sulemana, dentro Luvumbo e Pavoletti? Ho fiducia in tutti i miei giocatori. Gliel'ho detto prima della partita, mi state mettendo in difficoltà. Ma devo scegliere e sono pagato per questo. A quel punto, perdere 1 o 2 a zero cambiava poco. Ho pensato che con Luvumbo, Pavoletti e Lapadula dentro l'area qualcosa sarebbe successa. Loro erano in dieci, dovevo provarci". E tanto per non farsi mancare niente, ecco anche Mancosu ad affiancare Viola. Quasi sbarazzino, ma rispettoso degli avversari. Ranieri sulle parole amare di Dionisi ("Uno di noi ha perso due denti per una manata di Sulemana, neppure ammonito!" ha detto il tecnico del Sassuolo) taglia corto: "Sì, è stata una partita sporca ma sono più contento oggi che dopo la sconfitta dell'Olimpico con la Lazio, dove siamo stati più puliti". Riappare un filo di sorriso. "Ho giocato con cinque attaccanti, più Viola e Mancosu. La partita ha richiesto queste decisioni, si doveva rischiare. Ma non mi sono pentito di averli sfidati a specchio".  Gestione e tattica. "Oristanio doveva giocare, con la Lazio ha fatto bene. Lapadula deve mettere minuti sulle gambe per ritrovare il suo rendimento standard. Luvumbo dovevo metterlo dall'inizio ma l'altro ieri ha avuto un piccolo risentimento al flessore e l'ho portato in panchina". Claudio Ranieri la racconta così. E testimonia la qualità del gruppo e di uno spogliatoio sano. "Anche dalla panchina non sbagliano prestazione. Ho accelerato nei cambi offensivi perché stavamo mettendo troppi palloni da lontano e non andava bene. Volevo fossero più veloci e larghi  nel prendere il fronte d'attacco per creare più scompiglio in area. Mi serviva giocare negli ultimi venticinque metri per creare sovrapposizioni". Il resto è il solito finale thriller. Sir Claudio non lesina complimenti. "Shomurodov ha fatto un bell'assist di testa a Pavoletti. Luvumbo da sinistra ha dribblato e crossato bene". Dalle giocate individuali alla performance di squadra. "Noi siamo così. Ricordate con il Parma in B e con il Frosinone. stavamo perdendo e le abbiamo riprese grazie alla simbiosi con il pubblico. Avevo chiesto in B che ci stessero vicino, da solo ad andare  in A non ce l'avrei mai fatta. Ripeto, i tifosi sono fondamentali e lo saranno anche quest'anno".

Notarelle.

Il risolvi problemi. Il duro faccia a faccia con i difensori del Sassuolo anticipa di pochi minuti il colpo di biliardo, in volo e spalle alla porta. Leonardo il tosto, quello capace di commuoversi mentre serve pasta e fagioli agli ultimi e fa la spesa per gli anziani. Leonardo il terribile, quando inchioda Dionisi e i suoi al centesimo minuto di una partita feroce e tesa, di uomini e pallone che non si risparmiano. Il bomber marinaio, fortunato nel perdersi dietro i consigli per portare il dritto e la volée del padre maestro di tennis. Il livornese trapiantatosi nel cuore di Cagliari che non sa più andar via. Felice di averti tra noi, super Pavoloso!

Naso rotto. "Cosa ho detto a Lapadula? Tutto nasce alla vigilia: gli ho detto che non era ancora al cento per cento. Doveva darmi tutto dal 1' e poi l'avrei tirato fuori. Quando ha preso la botta al naso è venuto correndo ad abbracciarmi e mi ha urlato: "Mister, non mi tolga, non mi tolga". Gli ho risposto che dovevamo provare a portarla in porto".

Tra passato e futuro. I deficitari difensori stranieri "esperti" e gli attaccanti "da doppia cifra" in panca, il bomber della B dal 1', l'uruguaiano terzino. Claudio Ranieri con i primi undici ha accontentato la gran parte della tifoseria. Di fatto, un bel 4 per la campagna acquisti estiva. Ma questa è un'altra storia. Dettaglio? Con gli ospiti sta fuori uno dei centrali più vicini al club rossoblù la scorsa estate, Ferrari. Poi, il Sassuolo gioca in dieci dal 62' e per un centimetro gli viene annullato il raddoppio. Lapadula pareggia e San Pavoletti si esibisce in una splendida sforbiciata. Quando si dice che un filo di buona sorte può cambiare, e di molto, l'esito delle cose.

Da Oliena e Las Vegas, oltre quattromila partecipanti, piazzamento di pregio per la secondogenita di Franca e Gianfranco

Mario Frongia

Combattono a mani nude e senza kimono. Sanno che corpo e cervello diventano una macchina sofisticata che associa concentrazione, forza, astuzia e tecniche particolari. Sport e stili di vita, equilibrio mentale e fisico, competizione e grinta. Il Brasilian Jiu-Jitsu è questo e altro. E stavolta, ai mondiali che si sono chiusi ieri dall’altra parte dell’oceano, si è parlato un po’ in limba: Martina Zola ha colto una terza piazza di prestigio nella categoria 125 libre, circa 57 chilogrammi. Un bel colpo per la figlia trentunenne di Franca e Gianfranco Zola. Con il papà vice presidente della Lega calcio di serie C e la mamma che si  godono il successo con garbo e un giusto filo di orgoglio. Un podio con sangue made in Sardinia che vale oro anche per la disciplina, per l’Italia, per l'Accademia 10th Planet Jiu-Jitsu di Londra e per gli appassionati di arti marziali miste. A Las Vegas, costa occidentale degli Stati Uniti, si è tenuta la massima competizione del settore, il Ibjjf Worlds No-Gi. La città dalle mille luci per tre giorni ha ospitato la sedicesima edizione dell'evento. Inutile sottolineare che osservatori e media hanno battezzato l’appuntamento - trasmesso sui principali portali e tv internazionali - come colossale. Di fatto, il più grande della storia delle arti marziali. I numeri non mentono: oltre quattromila atleti dei cinque continenti si sono contesi fasce e podio. In questa enorme famiglia diversi campioni del mondo No-Gi cintura nera, ma anche specialisti affamati in corsa per risalire le classifiche. Ecco un’altra buona ragione per applaudire Martina Zola: il quarto grande evento internazionale Ibjjf  del 2023 ha messo in gara i migliori e le migliori.

Competizione feroce. Nella categoria Featherweight - i pesi piuma della boxe - Martina ha combattuto tre volte. Al primo turno ha sconfitto Sophia Cassella. Il dettaglio? L’americana a metà ottobre ha battuto Jasmine Rocha, cintura nera e tra le prime delle classifiche mondiali. In semifinale miss Zola è stata superata dalla medaglia d’oro dei campionati, la statunitense Mona Maree Bailey (Carlson Gracie Team). In sostanza, orgoglio e soddisfazione per Martina, piazzatasi dietro le big, seconda piazza per Josefine Beatrice Modig (CheckMat), e capace di competere con le atlete più qualificate del ranking. Un bouquet di talenti, ragazze e ragazzi in cerca di emozioni e successo. Senza scordare che per approdare così in alto si deve mettere in gioco se stessi, compiere rinunce e sacrifici, saper soffrire e stringere i denti. Carattere e determinazione sono l’abc del Jiu-Jitsu. Da Oliena, 9.795 chilometri dal Nevada, passando per Londra, dopo aver vissuto con semplicità e forza al tempo stesso, le varie tappe pallonare del padre campione ed emblema di classe e valori sportivi e umani, Martina ha portato buone dosi dell’una e dell’altra. Con un sorriso sincero e genuino, come quello di nonna Giovanna, e il supporto operativo e affettuoso di mamma Franca. Solida e generosa Martina - sostenuta dai messaggini dei fratelli Andrea e Samuele - si è fatta largo in un calendario fittissimo.

Disciplina includente. I concorrenti, tra i trenta e i settant'anni, sono legati da un dna speciale: lo spirito e l’inclusione indissolubile creata dal Jiu-Jitsu. Al Las Vegas convention center  si è respirata l’aria che accompagna le arti marziali: “Possiamo dire che si tratta di un viaggio che dura tutta la vita, favorisce la salute e la forza mentale in ogni fase della nostra quotidianità. I mondiali - dice Martina Zola, terza classificata per i colori del club londinese 10th Planet Jiu-Jitsu, tra le migliori accademie del pianeta - sono stati la celebrazione dello stile di vita della disciplina. Non si tratta solo di allenarsi e gareggiare ma di vivere e respirare l'arte dentro e fuori dal tappeto”. Dunque, un terzo posto di pregio per la secondogenita di Gianfranco e Franca. Con formazioni dai nomi particolari, CheckMat, Alleanza, Brasa Cta, Easton Bjj, Jiu-Jitsu a sei lame, campioni cintura nera come Jansen Gomes, Jessa Khan, Shay Montague, Edwin Ocasio, Adele Fornarino, Zach Kaina, Josh Cisneros, Gabrielle McComb, Lucas Valente, Rosa Walsh, Jacob Couch, Roberto Jimenez, Matheus Diniz e Roosevelt Sousa, alloggiati al gigantesco Westgate hotel dove hanno annuito a un accordo storico: la Ibjjf ha sottoscritto un’intesa specifica con l’Usada. L’Agenzia antidoping degli Stati Uniti, organo che cura olimpiadi, giochi panamericani e mondiali, ha fornito tutela e un programma utile a garantire l’integrità nella competizione, equa e senza sostanze proibite. A seguire, una sfilza di controlli e test ematici utili alla “pulizia” dei partecipanti. Insomma, l’evento non ha ammesso eventuali scorciatoie. Un altro grande motivo d’orgoglio per super Martina.

“Hanno battuto Juve e Inter e fatto più punti fuori che in casa. Ma sappiamo cosa fare” dice il tecnico del Cagliari. Ipotesi Lapadula dal via

Mario Frongia

Prima, un’avvertenza: “Sbaglia chi pensa che il Sassuolo giochi solo di rimessa con le ripartenze. Palleggiano, portano dentro ali e terzini, sanno molto bene quel che vogliono fare”, Quindi, la solita onestà: “Nelle sconfitte ci mettiamo del nostro. Non voglio nascondermi ma pian piano stiamo affrontando le incongruenze. E ci aiuta poter dire che riusciamo a fare le cose che proviamo”. Claudio Ranieri, conferenza che precede Cagliari-Sassuolo, lunedì alle 20.45 alla Domus. Il tecnico ripassa dalla sconfitta di misura all’Olimpico con la Lazio. “Abbiamo avuto una buona reazione, con l’uomo in meno. I ragazzi sanno bene, si gioca, si vince, si perde e si va alla gara successiva” Questa con gli emiliani è gara delicata. “Ma non è quella della svolta, è un altro mattoncino per salvarci, magari all’ultima giornata”. Sulla formazione, buio più o meno totale: “Attacco leggero o pesante? Le idee Lapadula-Petagna, Pavoletti-Lapadula e Petagna-Pavoletti sono soluzioni che non accantono. Vedremo. Devo soppesare bene i pro e i contro. Ma è chiaro che lunedì servirà una prestazione perfetta. Lapadula? Dopo quattro mesi di stop e 20 giorni di allenamento in gruppo, non può essere il Lapadula che ci ricordiamo. L’ho visto bene, voglioso e rapido. Per qualsiasi soluzione devono essere tutti al 100 per cento”.

Gli avversari. “Ripeto, il Sassuolo è squadra difficilissima, Hanno un modulo ben collaudato, hanno fatto 4 gol alla Juventus e 2 all’Inter. Ci aspettiamo una squadra che pressa e non vuole farti giocare, cosa che ha portato più punti in trasferta che in casa. Giocano molto bene, sono rapidi nel fraseggio, tirano da lontano. Dobbiamo stare attenti a ogni circostanza, segnano molto e ne hanno preso quanto noi”. Con il solito richiamo all’aiuto del pubblico, Sir Claudio scherza sulle assenze: “Spero pesino più a loro. Per dire, Castillejo non gioca perché c’è Berardi. A noi manca Antoine (Makoumbou, out per squalifica, ndr) che con me ha sempore giocato, è diventato un punto di riferimento”. Sul possibile sostituto, con eventuale adattamento dell’assetto, il bouquet prevede Sulemana, Jankto e Nandez, che pare a buon punto.

I singoli. Su Nandez, Ranieri va veloce: “Devo valutare se farlo giocare dal via. Sulemana? Si innervosiva anche dopo un passaggio sbagliato ma da un mesetto lo vedo meglio, a Roma ha fatto una gran partita”. Rimane il dilemma attacco. Su Shomurodov l’allenatore di Testaccio spiega: “Ha faticato molto in avvio ma sta tornando quello di Genova, dopo le parentesi Roma e Spezia. Ha qualità è veloce, lo pungolo per la fase difensiva, ci darà una grossa mano”. Si mette a fuoco l’espulsione di Makoumbou: “Nell’espulsione ho notato che abbiamo sbagliato anche noi. Non dovevamo permettere la solitudine all’uomo che si inseriva. Ovviamente Antoine ci mancherà, ma sono certo che chi lo sostituirà farà una gran partita”. Si chiude con la difesa e la debacle del duo Hatzidiakos-Wieteska. “Ci vuole tempo, in Italia c’è da capire, assetto, diagonali, inserimenti, raddoppi, meccanismi. Il calcio non aspetta, devo aspettarli io (ride), quando saranno abile li arruolerò” Visione e dettagli. “ Hatzidiakos ha perso serenità con la Lazio, non ho ben capito cosa gli sia successo in quella palla persa che ha permesso il gol di Pedro. Entrambi stanno affrontando le difficoltà legate all’esordio in A. Hatzidiakos con la Grecia contro la Francia è stato tra i migliori in campo. Sono buoni giocatori, lo dimostreranno. Al momento - rimarca Ranieri - mi sto rivolgendo all’usato sicuro: Goldaniga e Dossena mi danno più sicurezza.”. Sui tempi di ambientamento, poche storie: “Quando ero alla Samp Skriniar non ha giocato per sei mesi, Andersen ora all’Arsenal è stato fuori un anno. Sì, qualcuno non sta rendendo ma è normale. Sono buoni giocatori, il nostro direttore sportivo (Bonato, ndr) sa cosa fare”.

Domenica, 03 Dicembre 2023 10:10

"L'intervento del Var? Fuori luogo"

 

Nel post Lazio Claudio Ranieri sul rosso a Makoumbou non si trattiene. E guarda avanti: "Mi sono complimentato con i ragazzi, anche in dieci abbiamo fatto quel che avevamo preparato. Adesso, testa al Sassuolo"

Mario Frongia

Roma. "Non ho più l'età per montare polemiche ma sull'impiego del Var ci vorrebbero linee guida rigorose e chiare per tutti". Nella sala stampa dell'Olimpico, la voce di Claudio Ranieri risuona nitida. La chiamata all'arbitro Dionisi, sul fallo di Makoumbou su Guendouzi, da parte del collega Guida - meglio ricordarlo, lo stesso che ha diretto il Cagliari nella partita che è valsa la serie A a Bari lo scorso giugno - per l'allenatore di Testaccio è parsa fuori luogo: "Ditemi cosa c'entra il Var? Ha valutato un fallo di campo, fuori area, da ultimo uomo. Ma non sappiamo se Dossena avesse potuto recuperare la palla o se Scuffet in uscita l'avrebbe presa. L'arbitro ha fischiato la punizione e ammonito Makoumbou, richiamarlo per dargli il rosso e lasciarci in dieci è stata una decisione che mi ha stupito. Ma cosa volete fare, il calcio è anche questo. Me ne torno a casa dopo una buona prestazione ma senza punti, e mi fa male. Rimane la convinzione positiva e una certezza: i miei ragazzi hanno fatto quel che abbiamo preparato". La sala che l'ha visto dominatore anche alla guida con la Roma lo riempie di attenzioni. I giornalisti della capitale lo coccolano e gli dimostrano una riverenza speciale. Ci sono anche inviati da testate inglesi. Uno gli ricorda l'impresa Leicester: "Acqua passata, adesso devo provare a salvare il Cagliari" dice mentre stringe mani e ringrazia.

Atteggiamento e tattica. "L'abbiamo impostata per rispondere colpo su colpo. Mi aspettavo un loro inizio arrembante e ho detto alla squadra recuperiamo e ripartiamo. Poi, ci abbiamo messo del nostro: Hatzidiakos è un nazionale, doveva proteggere quella palla e farla finire fuori. Forse, ha anche subito fallo ma lì, specie se puoi scegliere, non si deve sbagliare". La strigliata al difensore greco non è inusuale. Anche perché l'ingenuità che è costata l'1-0 di Pedro non è stata la sola. Nel commentare la partita, inevitabile il commento su Immobile: "Ciro l'ho lasciato quando ero alla Juve che era un ragazzino ma si intuiva che possedesse grandi potenzialità. Adesso, è uno dei cannonieri più prolifici del campionato". Si torna al Cagliari. E a una sconfitta che comunque brucia "Ripeto, la prestazione l'abbiamo fatta e per questo mi sono complimentato con i ragazzi. Siamo riusciti a non prendere il raddoppio e abbiamo costruito due palle gol, una pulita con Pavoletti e Provedel che ha compiuto una parata straordinaria. L'altra con Oristanio e un pallonetto fuori di poco. Soddisfatto? Sì, perché abbiamo perso giocando da squadra. Nella prima fase del campionato non lo eravamo. adesso so che riusciamo a combattere e non molliamo sino alla fine".

I singoli, tra under e futuro. "Prati? Ha un bell'avvenire, gioca un ruolo cruciale, legge i momenti della partita, sono contento. certo, deve crescere e ne ha il tempo" commenta Ranieri. Su Zito Luvumbo, pagella positiva con asterisco di richiamo: "Ma può fare ancora meglio, deve saper capitalizzare le palle che recupera anche a favore del compagno messo meglio". Un cronista laziale spara a bruciapelo: "Mister, salverà il Cagliari? Sono qui per questo e ci credo, magari all'ultimo minuto dell'ultima partita". Sul Sassuolo che arriva lunedì 11 alla Domus, Sir Claudio taglia corto: "Mi aspettavo una Lazio vogliosa e determinata, carica per il successo con il Celtic e pronta a cancellare la sconfitta in campionato con la Salernitana. Il calcio inglese mi ha insegnato che chiusa una partita si pensa alla prossima".

Sabato, 02 Dicembre 2023 20:04

Cagliari, ko di misura a Roma

 

Grinta e determinazione ci sono. Ma con regali anticipati di natale da Hatzidiakis e Makoumbou, espulso dopo 27 minuti, la Lazio si prende i 3 punti. Lunedì 11, nel posticipo, il Sassuolo alla Domus

Mario Frongia

Finisce 1-0 ma il Cagliari mette in crisi una Lazio davvero opaca. Nella serata dei regali è un imbarazzante Hatzidiakos che apre le porte ai padroni di casa dopo 8'. Va in gol Pedro servito da Lazzari che si ritrova su un vassoio la palla regalatagli dal difensore greco. Traversone rasoterra, 1-0 dell'ex Barca. Male, molto male. E la linea difensiva che senza palla diventa a cinque, con Zappa e Azzi che si abbassano, non aiuta. Poi, Luis Alberto impegna Scuffet sul suo palo di punizione. Ma la notizia è un'altra: Hatzidiakos viene ammonito. A seguire, Lapadula gela l'Olimpico, di testa a lato. Il Cagliari solleva la testa. La prevista sofferenza tecnica e tattica non è nitida. Anche se le note incoraggianti lasciate dal pareggio casalingo con il Monza paiono lontane. Rimane la necessità di fare punti in trasferta e con una delle big. L'avvio è in salita. Si combatte: si gioca con il temperamento predicato da Claudio Ranieri. Il Cagliari deve difendersi con il cuore. Lo fa e trova anche due occasioni per pareggiarla. Ma non va. Con l'Empoli che pareggia con il Genoa, i rossoblù sono terzultimi in solitudine. E lunedì 11, nel posticipo alla Domus arriva il Sassuolo.

La cronaca. Si parte in sofferenza: Pedro a tu per tu grazia Scuffet. La Lazio chiede  e ottiene il rosso per Makoumbou, fallo da ultimo uomo su Guendozi. Il Var, con Guida, l'arbitro della vittoria a Bari che è valsa la serie A, ha deciso: rossoblù in dieci. Ranieri apre le braccia, sconsolato. Entrano Luvumbo e Sulemana, fuori Lapadula, a sorpresa, e Hatzidiakos che appena fuori scalcia la panchina. Ma anche sir Claudio ha da rimproverarsi qualcosa. Petagna e Azzi danno meno di quel che serve. E soffre tanto anche Zappa. Ma il convento passa questo. Intanto, la Lazio fraseggia. Lazzari a sinistra fa la differenza. Ma nel totale i padroni di casa, in superiorità, non mostrano calcio champagne.  

Pretattica, ingenuità, valori tecnici. Claudio Ranieri alla vigilia ha nascosto le carte: "Ho qualcuno che non è al cento per cento. Come Lapadula". Poi, all'Olimpico le ha scoperte: tandem potenza e rapina con Petagna e Lapadula. Scelte tese a bloccare le fasce e non dare comodità a Immobile, risorto con una doppietta decisiva in Champions. Luvumbo in panca, Viola in campo, due esterni, Zappa e Azzi, difesa a tre con i soliti noti, più Makoumbou e Prati in mediana. Le mosse per provare a imbrigliare Maurizio Sarri sono state queste. Ma si sono infrante nella doppia ingenuità Hatzidiakos-Makoumbou.

A un filo dal pareggio. Oristanio per Viola e Cataldi per Rovella: queste le novità nella ripresa. Isakssen, fa trenta metri palla al piede ed entra in area, Scuffet blocca. Tira Cataldi, centrale poi Immobile mette i brividi, a lato. Ma è il Cagliari che si copre bene, reparti corti, aspetta e cerca la giocata. Ci prova Prati, alto. La Lazio tiene palla. Ma, pur con l'uomo in più e il vantaggio, è lontana parente di quella che si è piazzata seconda l'anno scorso. Si fa male Luis Alberto, Sarri inserisce Kamada. Il messaggio di Ranieri pare evidente: non prendere il secondo gol e negli ultimi dieci minuti, con le sgommate di Luvumbo, provare a punire una Lazio modesta. Sarri lo sa. Prova a cambiare spartito con Felipe Anderson e Castellanos per Pedro e Immobile. Proprio Castellanos ha due palle del raddoppio, Scuffet c'è. Intanto l'arbitro Dionisi ammonisce per proteste Nandez che si riscalda a bordo campo. Alla mezz'ora il Cagliari ci prova con Luvumbo, ribattuto. La sintesi? Ai rossoblù manca la qualità per battere una Lazio opaca. Ranieri si gioca Nandez al posto di Goldaniga, crampi. Esce Isaksen, entra l'ex Vecino. A dicei minuti dalla fine lascia un tantino perplessi la mancata chiamata di Pavoletti. Che arriva all'88'. L'uomo delle prodezze last minute ci prova di testa al secondo minuto, dei quattro di recupero, ma Provedel fa l'unico intervento che vale la vittoria. Lazzari sbaglia ancora, passaggio all'indietro corto, ma Oristanio sbaglia il tocco su Provedel in uscita. La Lazio vince 1-0 ma esce fischiatissima dai quarantamila dell'Olimpico. Il Cagliari anche in dieci ha detto al campionato che venderà cara la pelle.    

Notarelle

Viva lo stadio! Premesso che la Sardegna, Cagliari e il Cagliari, deve avere un impianto multidisciplinare degno di questo nome, adesso le chiacchiere stanno quasi a zero: la Regione, la prima in Italia, ha dato 50 milioni di euro per la costruzione dello stadio che dovrà sorgere sulle ceneri del Sant'Elia. Visti i penosi pregressi, trascurando le ovvie ma non per questo scontate, vene demagogiche (l'impianto avrà un albergo categoria lusso da 240 stanze e ci sarà un centro benessere da quattromila metri quadri: a cento metri di distanza in tanti chiedono una mano per il restyling del bagno e del tinello!), c'è da chiedersi quale siano le vere intenzioni del club. La notizia? Balza agli occhi e non necessita di commenti: i costi sarebbero già balzati a poco meno di duecento milioni di euro! Chissà metterà quelli che mancano al finanziamento regionale.

Un saluto che pesa. Bob Mura, quattordici anni di buona medicina al servizio dei colori rossoblù. Con professionalità, competenza, disponibilità. La stessa messa in gioco per il gruppo, tra i tanti, di Luna Rossa. Riservato, sempre dietro le quinte, mai una parola di troppo, impenetrabile. Con scienza e coscienza lo specialista dello staff medico ha salutato il Cagliari. Le ragioni? Impossibili da sapere. Magarì, come tanti, lamenterà compensi arretrati. Comunque sia, buon tutto, Bob!  

 

Cagliari, Olbia e gli altri porti sardi: il futuro del settore tra formazione, sicurezza, innovazione e relazioni internazionali. Il team del Cirem, guidato da Gianfranco Fancello, capofila del progetto TechLog che associa Egitto, Spagna, Libano e Tunisia con Camere di commercio, accademie e centri di ricerca,  e i test nei simulatori di gru-portainer e camion dei laboratori in Cittadella a Monserrato  

Mario Frongia

Domani, venerdì 1° dicembre, dalle 9, nell’aula magna della facoltà di Ingegneria e architettura - via Marengo, Cagliari - si tiene la conferenza finale del progetto Techlog dal titolo "La sfida della formazione nella logistica portuale nel bacino del Mediterraneo: L’esperienza del Progetto TechLog tra innovazione e simulatori intelligenti”. gli ingegneri trasportisti dell’ateneo di Cagliari, in qualità di Università capofila, chiudono il progetto TechLog (Technological transfer for logistics innovation in Mediterranean area). Il progetto coinvolge Italia, Egitto, Spagna, Libano e Tunisia con nove partner: Università di Cagliari Unica-Cirem (Lead Beneficiary), Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura Maremma e Tirreno, Arab Academy for Science, Technology & Maritime Transport (EG), Escola Europea de Short Sea Shipping, Aeie (SP), The Confederation of European Egyptian Business Associations (EG), Chamber of Commerce, Industry and Agriculture of Beirut & Mount Lebanon (LB), Federation of Egyptian Chambers of Commerce - Alexandria Chamber (EG), Chambre de Commerce et d’Industrie de Sfax (TUN) e Université de Sfax (TUN). Previsti gli interventi di Francesco Mola (rettore Università Cagliari), Ada Lai (assessore regionale Lavoro), Massimo Deiana (presidente Autorità portuale), Fabio Mereu (Camera commercio Cagliari, delegato Ascame), Marco Melis (direttore generale, Programma Eni Cbc Med, Regione Sardegna), gli specialisti coordinatori Gianfranco Fancello (responsabile scientifico) e Patrizia Serra (coordinatrice tecnica). In scaletta, su diverse tavole rotonde, anche le relazioni dei vertici delle istituzioni partecipanti, nazionali ed estere. Il progetto beneficia di un finanziamento dell’Unione Europea - budget di 3.5 milioni di euro, di cui 3.1 milioni come contributo UE e 0.4 milioni da co-finanziamento, programma Eni Cbc bacino del Mediterraneo - su cui la Regione Sardegna è autorità di gestione  per conto di tredici Paesi.  

Quaranta imprese e settanta operatori. “Il progetto ha definito standard comuni di lavoro per il personale specializzato nei porti e nelle aziende di trasporto, al fine di migliorare la competitività delle catene logistiche del Mediterraneo. Il percorso di formazione si è tenuto sui simulatori di guida e di manovra, con  processi di innovazione integrati con le aziende del settore. È stato creato - spiega il professor Fancello - un Mediterranean Open Lab per promuovere e condividere tali iniziative all'interno delle comunità (trans)portuali al quale hanno partecipato oltre 40 imprese e 70 operatori”.

L’evento si può seguire in streaming al link: https://eu-central-1.protection.sophos.com?d=unica.it&u=aHR0cDovL3Blb3BsZS51bmljYS5pdC9sZ2lhbmZyYW5jb2ZhbmNlbGxvLw==&i=NjUwODE4M2FiZmU0NzMzNGVmZGUzNTFh&t=TkErdEZOWjI4TzdmcjE1emRmNmFXa0YveUM2KzhVSURDZENxL2V4dzBtWT0=&h=d8cda01b08134a81880e104bc81a835f&s=AVNPUEhUT0NFTkNSWVBUSVb6LcAYFMyM9GSxiE5JuAIWn1tl-qQyJ3l2tFqEDNX9nQ

Informazioni. https://www.enicbcmed.eu/projects/techlog. Contatti: Gianfranco Fancello, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 347.6473331

 

 

La vigilia di Claudio Ranieri: “Affrontiamo una big, sbaglia chi pensa che siano in difficoltà”

 

Mario Frongia

“In questo momento la Lazio è in leggero ritardo in campionato, almeno rispetto allo scorso anno che ha chiuso da seconda”. Claudio Ranieri punta il bersaglio grosso. E spiega: “Per me resta una delle grandi della A, la rispettiamo. Sappiamo che ci sarà da soffrire ma anche noi proveremo a rendergli le cose difficili”. L’obiettivo è nitido: “Lavoriamo duro per aumentare i nostri clean sheet (Torino e Udinese, ndr). Dobbiamo cercare di non subire gol. Immobile? Tutti sanno che sui corner si mette sul secondo palo e lui fa comunque gol sul secondo palo. È un campione, l’ho avuto da ragazzino alla Juventus, sa trovare il guizzo, il varco, la giocata. Puoi avere mille occhi, e noi li avremo, ma devi sapere che lui è un goleador nato, sa prima degli altri dove passa la palla e può colpire quando meno te lo aspetti”. La morale? “Dossena e tutti gli altri dovranno stare ben in guardia”. Sull’approccio il tema è quello solito: “Dovremo essere intensi e veloci, con le idee chiare. Questi sono aspetti su cui lavoriamo con forza”.

Umore Lazio, Monza coriaceo, Cagliari equilibrato. Nel riandare alla partita di sabato alle 18 all’Olimpico, è utile anche la sintesi sulle parole di Maurizio Sarri nel post vittoria in Champions: “Li ho visti vincere, sono una grande squadra, con diverse soluzioni e non è vero che non sono in forma. Martedì scorso l’ho sentito metterci nel mirino. È chiaro che rispetto allo scorso campionato lamenta parecchi punti di differenza. Vengono dalla vittoria, con doppietta di Immobile, che ha fatto giocare negli ultimi 15’. Ma hanno da digerire la sconfitta con la Salernitana. Ripeto, gli affronteremo con equilibrio ma senza timori reverenziali”. Con il pari contro il Monza che ancora luccica: “Certo, potevamo chiuderla nel primo tempo, uno dei nostri migliori. Nel secondo siamo indietreggiati e avevamo una squadra che gioca molto bene. Galliani mi ha detto che siamo stati quelli che li hanno messi maggiormente in difficoltà”.

No derby, attacco sterile, mercato. “Non ricordo quando ho affrontato per la prima volta la Lazio. Ma non sono ancora sul ramo degli anziani che ricordano tutto. Meno quello del giorno prima! Mi viene in mente una partita della De Martino, io con la Roma, l’allenatore loro, Lorenzo, mise in campo la prima squadra, c’era anche Chinaglia. Ma non chiedetemi il punteggio!”. In sala stampa si ride. Poi, si ripassa dal via. “Da allenatore della Roma c’era la passione del ragazzino che nel derby era più forte. Ma con le altre squadre incontro un avversario come un altro, da professionista”. A proposito di centravanti si ripassa dal pericolo Immobile  e dagli attaccanti che segnano poco: “Non sono mai stato preoccupato per Petagna, Shomurodov e gli altri, sapevo che avrei dovuto attenderli. Nandez? Adesso arriva il momento dei procuratori che parlano. Ma non mi sentirete aggiungere una parola su nessun calciatore. Spero che Nahitan stia bene e devo pensare ad allenarlo bene. Lapadula? Se glielo chiedo dice di stare sempre bene! (ride, ndr) Ma dopo quattro mesi non è ancora al cento per cento”. Un quesito scomoda la mediana: “Il terzo con Makoumbou e Prati? A centrocampo ho diverse alternative. Ecco, vi rispondo non rispondendo!”. Il tecnico rossoblù risponde invece sulla questione stadio: "La Sardegna, gli sportivi, il Cagliari meritano un impianto all'altezza".

 

Roberto Montesi narra un triennio d’oro del Cagliari che si piazza sesto in A. Una squadra che scomoda nostalgia e mette all’angolo i tempi attuali

Mario Frongia

Pare quasi di sentire il brusio festoso dei quarantamila del Sant’Elia. Ventimila presenze in più quando in campo c’erano le big. Pare quasi di capire quanto sia intenso il modo di narrare un pezzo indelebile di storia del Cagliari. La penna, le ricerche, i contatti e il coraggio sono di Roberto Montesi. Il coraggio, sì. Quello che serve per non sottomettersi a chi crede di poter dominare tutto e tutti. Il coraggio di chi sa che la professionalità non si vende inginocchiandosi. Il coraggio, o quel che gli somiglia, per ricordare un calcio diverso negli interpreti, nei presidenti, nei dirigenti, nei tifosi e nei giornalisti. “Corti, Lamagni, Longobucco...” è il titolo del volume che Roberto, defenestrato negli anni scorsi dall’ufficio stampa del Cagliari solo per aver fatto il suo decennale lavoro, con perizia e garbo. Tanto che il club ha poi dovuto riammetterlo nei ranghi, obtorto collo, solo dopo la sentenza del giudice del lavoro. Lo sport, la propria coscienza e il mestiere, anche quando si è scomodi perché si ragiona liberamente, con obiettività, sui fatti. Già questo un grande, e raro, merito. 

Da Rombo di tuono a Cincinnato. Così, con i primi tre nomi di una formazione che nel tempo è stata recitata a memoria, e forse qualche tifoso se la ripete con entusiasmo ancora oggi, si apre una finestra che sa di buono. Tra sport, una città e un campionato che hanno cambiato pelle, giocatori maturi, all’apice della carriera o in crescita. Ma con una certezza: quella squadra è rimasta nel cuore della tifoseria rossoblù. Guidata da Mario Tiddia, il Cincinnato risolvi problemi di Sarroch, è stato l’artefice di un periodo da applausi. Capace di ottenere in tre anni una promozione dalla B, un ottavo e un sesto posto in Serie A. Banale sottolineare che di questi giorni quel piazzamento varrebbe l’accesso all’Europa League, quindi denari a montagne, visibilità, crescita del valore della rosa. Invece, allora giocavano la Coppa Uefa solo due italiane. Ma non è tutto. La cronistoria di Roberto Montesi mette in fila gli eventi. Si veniva dall’epopea scudetto - irripetibile a qualsiasi latitudine - e dei sei convocati ai mondiali con la Nazionale, della cometa Gigi Riva. Dunque, il retro della medaglia. Con Rombo di tuono che, dopo l’ennesimo grave infortunio (“Se non avessero fratturato Gigi contro l’Austria, avremmo vinto altri due scudetti! Ripete spesso Giuseppe Tomasini) e una condizione complessa da ritrovare, si ritira, lo scenario del gruppo e della società cambia. Il declino arriva rapido. Nel 1976 si retrocede in B. Ecco una buona ragione per accendere la luce su un triennio esaltante che ha avuto il merito di riaccendere emozioni ed entusiasmi. Ciascuna stagione viene ripercorsa con attenzione ai dettagli. Il respiro romanzato, gli aneddoti, per la gran parte poco noti, descrivono le questioni di campo e quelle esterne.  

Il tripudio. Dal 3-0 nella partita promozione con la Sampdoria e il Sant'Elia nel delirio, al successo sulla Juve di Trapattoni: un match che pareva stregato con il risultato rimesso a posto con due reti negli ultimi dieci minuti. Il corredo di interviste ai giocatori completa e amplia memoria e passione. Roberto Corti, Roberto Quagliozzi, Oreste Lamagni, Franco Selvaggi, Alberto Marchetti, Francesco Casagrande, Pino Bellini, Gigi Piras, Pietro Paolo Virdis, Emanuele Gattelli e il capitano Mario Brugnera, signore della tecnica e della visione di gioco, si raccontano a cuore aperto. Parole mai banali anche dai componenti dello staff tecnico. Ricordi e sensazioni che scaldano il cuore arrivano dal secondo Tonino Congiu, dal vicepresidente Giorgio Di Matteo, da Enzo Molinas e dal presidente Mariano Delogu. Volti, firme e autori conosciuti e stimati. Ma in “Corti, Lamagni, Longobucco…” c’è lo spazio meritato anche da quanti hanno avuto meno spazio: dal barbaricino Luigi Natale, diventato un poeta lodato da Mario Luzi, ad Alessandro Cristiani, bomber della Nazionale parlamentari, Daniele Goletti, preparatore dei portieri della Nazionale Under 21, il compianto Roberto Sequi, già direttore sanitario del Brotzu. E non mancano i contendenti dell’epoca. Un capitolo speciale è riservato agli avversari. Compaiono Salvatore Bagni, Ivano Bordon, Sergio Brio, Claudio Sala, Gigi Delneri, Ciccio Graziani, Pietro Vierchowod e altri ex campioni che rievocano le sfide di quegli anni col Cagliari. A chiudere al meglio il cerchio, una ricca galleria fotografica e i tabellini di tutte le partite. Con l’apertura che non poteva non avere la prefazione di Gigi Riva. Il sinistro più letale del calcio mondiale, in quel gruppo è stato general manager e direttore sportivo. Ma anche supporter speciale.  

Un mondo cambiato ma non in meglio. Insomma, il volume di Roberto Montesi - edito da Domus de Janas, presentazione venerdì 1° dicembre alle 17, Sala Fondazione di Sardegna, via Salvador Da Horta n.2 - annoda nostalgia e fatti. E dipana i fili di un tempo in cui si giocava sempre alla stessa ora di domenica pomeriggio. Le maglie andavano dalla 1 alla 11, si poteva schierare solo uno straniero, i cinque arbitri e il Var non c’erano, di mercato a gennaio non se ne parlava. Poi, ma questo forse importa meno ai tifosi, i cronisti in trasferta viaggiavano sul pullman della squadra, avevano rapporti diretti e “umani” con i giocatori. E non c’erano neppure le radio e le trasmissioni tv urlanti e fomentanti tifo, talvolta becero e violento. Per non parlare del marketing e del business esasperato, odierna stella polare di presidenti, troppo spesso manipolatori, arroganti e distanti da tradizioni e luoghi, all’arrembaggio dei diritti tv e della promo pubblicità. I rimpianti si sprecano. Ma si ha l’obbligo di guardare avanti e tenere la schiena dritta. Oggi e sempre.

Domenica, 26 Novembre 2023 14:43

"Un punto che mi tengo stretto"

 

Claudio Ranieri: "A noi il primo tempo, il Monza si è preso il secondo. Queste partite le puoi anche perdere, il pareggio è giusto"

Mario Frongia

 

Lo sbaffo di rossetto rosso sulla guancia, il volto corrucciato. I settecento punti conquistati in carriera, il rammarico di non averla chiusa. "Il primo tempo è stato nostro. Intenso, determinato, li abbiamo messi alle corda. Con un solo gol". Alla vigilia Claudio Ranieri l'aveva detto: "Avversario temibile, dovremo prenderli con le molle". Poi, come al solito, il tecnico rossoblù ha cambiato spartito. Il risultato? Primo tempo brillante e di dominio con rete del vantaggio annessa. Ma è mancato il colpo di grazia e nel secondo gli ospiti hanno preso il largo. L'hanno pareggiata e hanno rischiato anche di vincere. "Sì, nel secondo loro hanno dominato, ma potevamo anche vincerla, e penso all'occasione di Lapadula. Sia chiaro, i ragazzi hanno fatto una grande partita. Nella ripresa volevamo riprodurre il primo tempo ma il Monza non ce l'ha permesso. Agli avversari vanno i nostri complimenti, bravi! Così come ho detto il Cagliari".

Il cambio modulo. L'annotazione tattica è obbligata. "Nella ripresa ci è mancata la lucidità per ripartire con Petagna e Luvumbo. Ci abbiamo provato a riprodurre il primo tempo ma loro ci hanno bloccato e sapevamo del loro giro palla molto efficace. Ma sia chiaro - rilancia Sir Claudio - un punto è buono e me lo tengo stretto". Un pareggio che lascia un po' l'amaro in bocca. Il Cagliari muove la classifica, 10 punti terzultima piazza in attesa dell'Empoli, e il Monza, che sta a sinistra, sale a 18 e fallisce l'assalto alla zona Europa. Ranieri ripassa dal via. "Il piano anti Monza? Non far arrivare palle giocabili a Colombo, Colpani e Motta, tutti con qualità. E anche cercare  di non far tirare dalla distanza Gagliardini. Ripeto, sono soddisfatto ma bisogna essere onesti, complimenti al Monza e al Cagliari".

Sui singoli. La prima domanda riguarda il giovane metronomo rossoblù. "Prati? Ha preso tante botte ed è stato ammonito. L'ho anche detto all'arbitro. Matteo - ha rimarcato il tecnico - sta diventando il nostro punto di riferimento, sta al posto giusto e al momento giusto. Con il tempo metterà in luce una delle sue qualità, le giocate in velocità, precise e smarcanti". Claudio Ranieri conferma soddisfazione. E va avanti. Con un preciso mutamento di strategia. Ad esempio con l'inserimento di Jankto. Con Viola, in riserva o meno, in doccia. Una scelta precisa. "Ripeto, bisogna saper dare l'onore agli altri, quando sono bravi e ti schiacciano nella tua metà campo come ha fatto il Monza. Con il 4-4-2 ho pensato di far arrivare più palle possibili in area. Con Lapadula ci siamo riusciti ma la giocata non è andata al meglio". Neanche il tentativo del duo della promozione, Lapadula-Pavoletti, ha trovato il varco nella difesa tutt'altro che impenetrabile del Monza. In chiusura, un passaggio su Marchetti, fischietto della sezione di Ostia Lido, è inevitabile. "L'arbitro ha fatto bene, mi sono congratulato con lui".

Sabato, 25 Novembre 2023 09:18

Cagliari, occhio al Monza!

Claudio Ranieri avverte: “Non sarà una gara semplice”. Il tecnico fa i conti con le assenze, lo stato di forma e gli infortunati.

Mario Frongia

Uno sguardo ai nazionali ma soprattutto al Monza. Il launch match di domani sa di vecchio: Claudio Ranieri fa la conta tra i infortunati e reduci dalle gare con la maglia dei propri paesi. Un flash che riporta a tempi non proprio felici. Il tecnico ha avuto otto giocatori in giro per il mondo. Con Shomurodov che è rientrato per ultimo a poco più di 24 ore con la partita della Domus, tredicesima d’andata, che riapre la serie A dopo la sosta. Inevitabile la premessa di Sir Claudio in conferenza stampa: “Sarò attento e senza fretta nelle valutazioni,  devo verificare le loro condizioni per capire chi può giocare e chi deve stare fuori”. C’è poco da girarci attorno: il Cagliari terzultimo in classifica con la peggior difesa (24 gol subiti alla pari della Salernitana) e il quinto peggior attacco (12, peggio hanno segnato solo Empoli 5, Verona 7, Salernitana e Udinese 8), ospita alle 12.30 il Monza del debuttante Palladino: “È stato mio giocatore alla Juventus, ma in campo ha costruito organizzazione, manovra, spunti tattici interessanti che lo fanno diventare un “figlio” di Gasperini. Dovremo stare in guardia, sono da prendere con le molle” aggiunge l’allenatore rossoblù. Ranieri sa e intuisce i rischi di una partita che si annuncia complessa. Ma il non aver avuto a disposizione per tempo i centrali e la punta (“Mi servono due difensori che conoscano la A e un attaccante da doppia cifra” le parole al mercato estivo) pesa. E con Wieteska, Hatzidiakos, Shomurodov e Petagna, dopo quasi un terzo di campionato, si è oggettivamente lontani dal risultato richiesto. Ma questa, nel mercato del Cagliari di gestione giuliniana, non è una notizia.

Infortuni e stato di forma. Sui primi undici regna l’incertezza. Ranieri deve aspettare anche il responso dello staff medico. Nandez (“Sta meglio, ma ha bisogno di un’altra settimana prima di poterlo riconsiderare”) e Oristanio: “L’ho tenuto fuori la volta scorsa, valuteremo se potrà esserci”. Discorsi differenti per Mancosu e Desogus. “Marco ha qualche lieve dolorino, è stato operato a inizio stagione. Spero che tra una decina di giorni di lavoro pieno possa essere il Mancosu che conosciamo”. L’allenatore di Testaccio accelera: “Desogus può avere qualche chance. Ma deve limare diverse cosette che in C puoi permetterti, in A no. Appena è pronto esordirà”. Inevitabile il plauso per Dossena: “Sta migliorando di gara in gara, ha commesso qualche errore ma ci sta. La sua crescita è enorme”. Per Lapadula, in settimana 90’ in campo con il Perù, poche storie: “Ha fatto battaglia con la sua nazionale. Più gioca più entra in condizione. Valuteremo con calma”.

Il percorso. Se il Monza è reduce dal pareggio in casa (1-1, in gol Colpani: è in gran forma, va braccato!), il Cagliari ha perso 2-1 a Torino con la Juve. Ma le scorie paiono in soffitta. Il gruppo deve agguantare energie, concentrazione e agonismo mostrati nel filotto condito dalla vittoria per 2-1 sul Genoa. Ranieri tiene alta la guardia per un Monza che preoccupa e non poco: “Adesso siamo un po’ più compatti, stiamo recuperando giocatori importanti e più rodati. Dobbiamo evitare certi errori, perché non ci perdonano: con la Juventus sapevamo della loro forza nelle palle inattive, ne abbiamo parlato, serve attenzione ai dettagli”. Sul modulo, una conferma: “La mia idea di calcio passa dal 4-4-2 con i due attaccanti che si abbassano per mettersi in verticale. Ma siamo capaci di adattarci alle avversarie a gara in corso. Ed è chiaro che per farlo le punte devono essere al cento per cento”. Il riferimento alla condizione di Petagna e Shomurodov non è casuale.

Amarcord e malloreddus. Partendo dall’exploit attuale del Girona nella Liga, Claudio Ranieri torna su uno dei suoi maggiori successi: “Il Girona fa parte della galassia Manchester city. Al Leicester eravamo noi e basta. Sono storie sportive completamente diverse. Come li motivavo? Con una pizza per ogni partita senza gol presi. Adesso, ai miei devo promettere malloreddus e culurgiones”. In sala stampa la risata è collettiva.

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