Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Domenica, 08 Ottobre 2023 21:11

Cagliari, sofferenza senza fine

Claudio Ranieri e il diesse Nereo Bonato blindano il gruppo. "Nessuno molla, lavoreremo duro per rialzarci" dice il tecnico

Mario Frongia

Errori e ancora errori. La A che non perdona le sbavature. Le ingenuità dei giovani e degli esperti. Il 4-1 della Roma alla Domus - quarta sconfitta di fila - ha messo a nudo il Cagliari. Ultimo in classifica dopo otto gare con 2 punti, tre reti all'attivo e sedici incassate. Dopo la sosta per le nazionali si riparte dalla trasferta in casa della Salernitana. Claudio Ranieri tiene botta: "Abbiamo iniziato bene, con una parata importante di Rui Patricio sul colpo di testa di Petagna. Poi, ci sono stati gli errori. L'ho sempre detto in B una sbavatura te la perdonano, in A ti puniscono. Ma sono contento perché questo gruppo non molla mai. Abbiamo giocato contro cinque squadre da alta classifica ma con questo non voglio dire che dalla prossima a Salerno arriva un campionato con le partite più facili. Però - segnala Claudio Ranieri - ce la giocheremo. Morale? Li vedo uniti, compatti, questa è la mia fiducia".

Scelte tattiche e singoli. "Ho messo Nandez a centrocampo perché ha fatto bene a Bergamo, Dossena? Non stava al top, ho optato per Wieteska, con Obert e Hatzidiakos per poter giocare la palla da dietro". Sir Claudio non si scompone. E su Pereiro taglia corto: "Ha classe ma non è una fuoriserie. Il calcio moderno è corsa, sacrificio. Gli ho detto di darsi da fare. Non mi innamoro dei giocatori, di quanto guadagnano, di cosa hanno vinto. Se Gaston abbina qualità e corre a cento all'ora, le terrò presente. Altrimenti, non ho una squadra che lo può supportare". Si ripassa al 4-1. "Sì, potevamo fare qualcosa di meglio ma da due errori sono arrivate due reti. Pronti via ed eravamo già sotto. Poi, è difficile. Prati? Mi è piaciuto, ha fatto una grande gara, con geometrie e qualità".

Mercato e aspettative. L'allenatore di Testaccio riparte da zero. E spiega: "Normale che ci siano complessità da smaltire. In preparazione non ho avuto tutti dall'inizio, ho sempre detto che non si deve giocare con il mercato aperto. Comunque, sto valutando tutti". Si ripassa dalla frase "soli due punti". Ranieri precisa: "Sì, dopo otto partite mi aspettavo zero punti. Quando ho visto il calendario ho guardato la classifica dell'anno scorso: tutte avversarie di vertice. Abbiamo preso un punto con il Toro e uno con l'Udinese. Con le fuoriserie si fa grande fatica, la A è molto difficile. Ma se non si molla nei momenti come questi, prima o poi se ne viene a capo". Infine, la battuta: "Meno male che siamo partiti con l'handicap, pensate se fosse accaduto nelle ultime otto partite!". Sulla sosta poche storie: "Chi va in nazionale deve andare tranquillo, ci faranno sapere che programma seguiranno. Noi lavoreremo duro".

Allenatori contro. Su José Mourinho che ha detto "Ranieri non ha giocatori dal tasso tecnico utile al suo lavoro", Claudio Ranieri ha risposto a tono: "José è un grande allenatore, determinato, al fianco della squadra. Non devo presentarlo io, bastano i trofei che ha vinto". Poi, l'abc del mestiere: "L'allenatore deve curare il lavoro psicologico, fisico e tattico. Mi ha fatto piacere sentire i tifosi che hanno capito le nostre difficoltà e hanno applaudito i ragazzi. Che sbagliano ma danno tutto". Sul cartellino poche storie: "Mi ha ammonito perché ho detto al quarto uomo che la panchina della Roma si alzava a ogni fallo. Bisogna avere personalità. Non parlo di Mourinho ma dell'arbitro".

I complimenti, dalla curva giallorossa allo Special One. "Claudio Ranieri-Claudio Ranieri-Claudio Ranieri!" Al 40' della ripresa il saluto dei tifosi della Roma. Per il tecnico del Cagliari, l'unico squarcio di luce di una serata che peggio non si poteva immaginare. I complimenti in sala stampa glieli invia anche lo Special one. José Mourinho ne ha decantato le doti e gli ha offerto ospitalità: "Il mister è un gran signore, mi piace veramente tanto. L'ho invitato a venire a Roma con il nostro aereo".  

Unità d'intenti. "Un momento delicato e complicato. Se si viene da quattro sconfitte e si perde 4-1 in casa, qualcosa non va". Il direttore sportivo, Nereo Bonato, apre così. "Sapevamo che lavorando sui giovani ci sarebbero stati dei rischi. Abbiamo dato fiducia a tanti che venivano dalla B, pensavamo che l'impatto sarebbe stato meno complicato. Poi, il calendario ci ha messo di fronte cinque top club che hanno evidenziato criticità per la categoria". In chiusura, un cenno agli assenti: "Mancano Lapadula, Mancosu, Jankto. Dobbiamo partire dall'unità d'intenti, società, staff e giocatori. La A è una grande opportunità per tutti. Serve tempo e lucidità per crescere".

Venerdì, 06 Ottobre 2023 11:07

Cagliari, cosa vuoi fare da grande?

Nonostante gli sforzi e il miracolo di Claudio Ranieri, la serie A non perdona. Serve fiducia, pazienza e coraggio. Ma mercato deficitario, infortuni e ingerenze societarie fotografano un club che, con la Roma in arrivo, deve subito cambiare marcia  

Mario Frongia

Cagliari. Se sei ultimo in classifica, hai 2 punti e hai segnato due reti in sette partite, la domanda è spontanea. Questa rosa, il tecnico del miracolo - dalla B alla A in cinque mesi scarsi alla guida di un gruppo quattordicesimo preso a 3 punti dai play out per la C! - e la società sono in grado di aggiustare il tiro e progettare la permanenza nella massima serie? Premesso che il tiro al piccione su Claudio Ranieri non solo è inutile ma è soprattutto ingiusto, c’è da chiedersi quanto sia capitato di davvero diverso dalle precedenti stagioni. E la risposta è nitida: la presidenza fa e disfa a proprio piacimento. La tesi “i soldi son suoi” non regge. E comunque, la condotta è un flop in campo e fuori, basti pensare agli stop per l’Indice di liquidità violato. O al momento migliore, con Maran in panca, e il momentaneo galleggiamento tra le prime otto. Pensare che il diesse Nereo Bonato abbia avuto adeguati margini di manovra su scelte di mercato, prestiti, rinnovi e adeguamenti contrattuali, è tempo perso. Meno che mai progettualità e visione: tutto fa capo al numero uno. Lo stesso che, per dire, ha esonerato Semplici dopo tre turni, preso Mazzarri, cacciato a tre gare dalla fine, dato la squadra al malcapitato Agostini, retrocesso a Venezia in maniera mostruosa. In A il record di questa proprietà - undicesimi con 47 punti - è di Massimo Rastelli. Che aveva Isla, Bruno Alves e Murru, venduti per prendere Miangue, Andreolli e Van der Wiel! Acerbi, infortunati o a fine carriera. Senza scordare il bidone dato a Gianfranco Zola: chi ricorda i “rinforzi” Mpoku, Cop, Husbauer, Gonzalez, Brkic e Diakitè? Mentre è più vivo il contratto monstre per Godin: quattro milioni di euro per due anni, presentato con il botto - e il suocero Herrera al fianco, per lisciare il pelo alla tifoseria - e poi fatto cacciare da Capozucca in diretta tv! O il milione dato ad Asamoah, malconcio e fermo da tempo, per aver poi giocato un centinaio di minuti! Operazioni presidenziali fin nelle virgole. Come lo stipendio da nababbo per Pereiro che ora rifiuta di dimezzarselo.

Il presente. Boris Radunovic, fondamentale lo scorso anno, ha sulla schiena alcune toppate che hanno condannato la squadra in questo avvio di stagione. Metterlo sulla graticola è giusto e sbagliato al tempo stesso: da sei mesi chiede l’adeguamento, ma il patron gli propone briciole e lo stesso Scuffet guadagna molto di più. Questo può dare serenità? No, e si vede. Che poi ci stia un avvicendamento, è naturale. Per stare all’allenatore, accusato di aver avvallato gli acquisti, la considerazione riparte dal via: a fine stagione, si trovano ovunque virgolettati e pezzi audio e video, ha detto chiaro di avere gli attaccanti “bravi e forti, ma vanno per i 34 e 35. Ci serve una punta che vada in doppia cifra!”. Non ci sarebbe altro da aggiungere se, persi volutamente i papabili da doppia cifra, ha avuto Shomurodov e Petagna, presi da ricondizionare e last minute. La serie A non perdona. Davanti, in mezzo e dietro il Cagliari avrebbe potuto presentarsi, se la volontà è quella di salvarsi, con cartucce migliori. Vanno in campo i sei/sette undicesimi della B, dove si è arrivati quinti. Se poi ci si mette anche una dea bendata distratta, con gli infortuni di Jankto, Pavoletti, Rog, Lapadula e Mancosu tutto si complica. Sul tema è necessaria una precisazione: che Lapadula e Mancosu dovessero operarsi il club lo sapeva. Ranieri pure. Dunque, aver ritardato nel prendere l’attaccante che fa gol - da Cheddira a Nzola ad altri profili anche stranieri con percorsi solidi nel segnare - è tra le cause del momento no. Che Zapata sia andato al Torino e Papu Gomez al Monza, è un’altra storia. Alcuni, con buon senso, ribattono: i denari spesi per i centrali Wieteska e Hatzidiakos (devono ambientarsi, per ora non paiono superiori a Obert e Goldaniga) e quelli per Prati avrebbero permesso l’acquisto di una punta di livello. E non si tratta del senno di poi: il ruolino di Shomurodov e Petagna era noto. E il Genoa del fondo americano - che, in genere, i tifosi temono: ma di peggio cosa potrà mai accadere! - ha preso Retegui e Messias. Mentre il Frosinone, oltre a Cheddira, ha ingaggiato Soulé e Kaio Jorge. L’auspicio? Che Petagna e Shomurodov segnino di più. La risposta verrà dal campo.  

Speranza e fiducia. Ma non tutto è da buttare: Sulemana, Oristanio, lo stesso Prati, lasciato troppo fuori per, pare, non dover pagare “grilli” supplementari, sono da valutare in prospettiva. Però Ranieri ha fretta: la classifica, il gioco che latita, la difficoltà a gestire il vantaggio (con Bologna e Milan è successo), il saper creare occasioni da gol o quantomeno tirare in porta sono il cruccio del tecnico. E, dritto per dritto, anche in caso di catastrofe, pensare anche per un attimo all’esonero sarebbe folle: chi potrebbe fare meglio al mondo con questa rosa? Detto che, forte anche del milione e settecentomila euro di ingaggio, per il presidente sarebbe impossibile far digerire la rottura alla tifoseria. Che ha risposto compatta - quasi quattordicimila abbonati - e adesso soffre. Se poi a poche ore dalla gara con la Fiorentina il patron parla di stadio, dei denari da avere dalla Regione, sposando i Giganti di monte e prama, e chiede il pressing sul presidente della Giunta, tutto stona. Anzi, se l’impianto va fatto - Europei o meno, serve e non solo per il calcio - si deve ragionare sul progetto che comprende anche oltre duecento camere cinque stelle e un centro benessere da quattromila metri quadri! Per stare al campo, domenica arriva la Roma. Con la pancia piena dal 4-0 al Servette in Coppa. Forse, anche un po’ stanca. Fare punti è la parola d’ordine. Ma dire che questa partita, e le precedenti, non siano quelle in cui farne, è deleterio. Intanto, perché le altre medio piccole, eccetto l’Empoli, ne hanno fatto. Pensare che il campionato del Cagliari cominci dalle prossime nel post sosta per la Nazionale, a Salerno, prosegua con il Frosinone e il Genoa in casa, è un mezzo suicidio mentale. Solo Claudio Ranieri può lavorare su errori, tattica, motivazione e spirito di sacrificio. E, se ha tollerato le intrusioni del capo o dei suoi adepti, faccia un rapido passo indietro.  Il Cagliari può salvarsi - a gennaio lo si capirà meglio - è presto per trarre bilanci, occorre pazienza e fiducia. Ma sarebbe sciocco, anche per il tifoso più solidale, far finta che quel che accade da nove anni a questa parte sia frutto solo del caso.             

 

Una nomina che vale doppio! Lo specialista, già preside della facoltà di medicina  e della scuola di specializzazione della disciplina all’ateneo di Cagliari, è stato il più giovane direttore dell’Istituto. Nel decreto le congratulazioni della ministra, Anna Maria Bernini

Mario Frongia

Allo staff del ministro, e ancora prima, al Consiglio del dipartimento di Scienze mediche e Sanità pubblica della facoltà di medicina e al Senato accademico del’Università di Cagliari, non dev’essere sfuggito lo studio pubblicato da Springer, bibbia del mondo medico. La firma è di Gavino Faa. E neanche quello andato sulle pagine di Cardiovascular Diagnosis and Therapy. Due tra le quasi quattrocento pubblicazioni del professore di Anatomia patologica dell’ateneo del capoluogo. Il primo affronta il tema salute, che passa anche dallo sviluppo del rene in gravidanza, ed è frutto dell’intesa con il neonatologo Vassilios Fanos. L’altro, nato in pieno lockdown, ipotizza che il Sars-Cov-2 possa causare l'infiammazione delle placche aterosclerotiche ed è stato condotto con l’attuale presidente di Medicina, Luca Saba. Dunque, un filo verde che vede il più giovane direttore, a 42 anni, dell’Istituto di Anatomia patologica di Cagliari, cogliere con merito quanto fatto in oltre mezzo secolo di docenza, ricerca, buona medicina. “Faccia le mie congratulazioni al professor Faa” scrive la ministra dell’Università e ricerca al rettore Francesco Mola. Gavino Faa professore Emerito di anatomia patologica è un gran gol, individuale e di squadra. Già preside della facoltà di Medicina e direttore della scuola di specializzazione dell’ateneo, ha insegnato alla Temple university di Philadelfia e presieduto il Collegio nazionale degli ordinari della disciplina. Alle 13.15 di venerdì scorso, 29 settembre, si è chiuso l’iter: è stato insignito del titolo di professore Emerito di Anatomia patologica. L’atto premia uno dei grandi della medicina sarda e nazionale. E ha riflessi di pregio per la scuola e la facoltà dell’accademia cagliaritana, con il professor Saba e il prorettore per le Attività sanitarie, Giorgio La Nasa. Una giornata speciale, dunque. Con le affettuose parole della senatrice Anna Maria Bernini, un meritato step professionale, medico e umano.

Delibera all’unanimità. Amante del rock (Dire Straits su tutti), della buona cucina, del cinema, delle letture di qualità e della vita all’aria aperta: cura con devozione una casetta nelle campagne di San Vito. Il professore ha avuto la proposta di nomina a professore emerito di Anatomia patologica il 23 marzo scorso, deliberata all’unanimità dal Consiglio del dipartimento di Scienze mediche e Sanità pubblica. Il 31 maggio si è espresso all’unanimità anche il Senato Accademico dell’Università di Cagliari. Originario di Masullas, classe ’52, si è laureato con 110/110 a Cagliari con i professori Nino Frongia, Bebo Zucca e Aniello Macciotta. A seguire, la trafila all’Istituto di Anatomia e Istologia patologica (San Giovanni di Dio). Da buon figlio d’arte, il padre Angelo era medico, ha fatto la gavetta a San Nicolò Gerrei e Silius. La prima docenza (Anatomia patologica del feto) è del 1980. Diventa specialista in Anatomia patologica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. Insegna “Diagnostica istopatologica” nelle Scuole di specializzazione in Anatomia patologica e Tossicologia.

Da Lovanio a Philadelpia. Gavino Faa frequenta anche l’Istituto di Anatomia e Istologia patologica dell’Università Cattolica di Lovanio. Con la supervisione del direttore, il professor Valeer Desmet,  partecipa, tra gli altri, alla refertazione di centinaia di biopsie epatiche, alla discussione clinico-patologica dei casi complessi di patologia epatica e cura la stesura scientifica dei lavori per il “Journal of Hepatology”. Si occupa di distribuzione del ferro nel fegato fetale, del neonato, dei pazienti talassemici. Dal 1994 è ordinario e fino al settembre del 2022, dirige la I^ Cattedra di Anatomia patologica della facoltà di Medicina, dell’Istituto di Anatomia patologica e del Servizio di Anatomia e Istologia patologica al “San Giovanni di Dio”. A Lovanio studia i modelli sperimentali di induzione della proliferazione delle cellule ovali e delle malattie vanificanti delle vie biliari intraepatiche. A Cagliari viene eletto direttore della Scuola di specializzazione in Anatomia patologica. Dal 1° ottobre 2002 al settembre 2008 è preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Cagliari, con importanti novità didattiche, di metodiche di ricerca e studio, strutturali. Viene eletto alla presidenza del Collegio nazionale degli Ordinari di Anatomia patologica.

Dal Registro tumori ai metalli in medicina. Il professor Faa ha curato le lauree Honoris causa in Medicina per i luminari Valeer Desmet, Robert Henry Riddell e Karel Geboes, insigniti dal rettore Pasquale Mistretta. Ha gestito decine di congressi internazionali, è stato nominato Editor della rivista “Frontiers in Medicine – Pathology” con Impact factor 3.9. Da vari assessori regionali alla Sanità è stato nominato responsabile scientifico del Registro tumori, componente della Consulta della ricerca, membro della Commissione oncologica. Dal 2012 è Adjunct Professor al Department of Biology-College of Science and Technology, della Temple University a Philadelphia (Usa). Dal 2018 è consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito, in qualità di esperto nel campo dei “Metalli in medicina”. È tuttora presidente eletto della commissione per l’Abilitazione scientifica nazionale. Inoltre, ha diretto e fondato il Cusma (Centro interdipartimentale simulazione medica avanzata), ha partecipato alla stesura del protocollo d’intesa tra Università di Cagliari e Sassari e la Regione Sardegna per la creazione delle Aziende miste ospedaliero-universitarie. Ha coordinato la riorganizzazione delle 41 scuole di specializzazione, curato l’istituzione delle scuole di Chirurgia plastica, Fisica sanitaria e Neurochirurgia) e la nascita di sei corsi di laurea triennale delle professioni sanitarie, di una laurea specialistica e di numerosi master. Nella facoltà di Medicina ha introdotto i manager didattici. Ha pubblicato i volumi “Qualità e sanità: un dialogo per l?umanizzazione?” con A Cadeddu, E. D’Aloja, V. Fanos, A. Granese, P. Rutelli (2007, ed. Franco Angeli), “Umanizzazione e professione sanitaria” con N. De Carlo e P. Rutelli (2008, ed. Franco Angeli). È autore di alcuni capitoli dei libri “Il fegato”, testo per gli studenti del corso di laurea in Medicina, “Anatomia Patologica” di Pietro Gallo e Giulia D’Amati. 

 

Ricerca e lavori scientifici. Oltre ai colleghi Luca Saba e Vassilios Fanos, Gavino Faa condivide il momento con tanti specialisti: “Ricordo la bravura di Giulia Farci, grande gastroenterologa, Pier Paolo Coni, biologo molecolare, e Ferdinando Coghe, bravissimo laboratorista, Cristina Atzeni, istochimica: siamo stati gli unici in Italia, grazie a una sua metodica, a fare le diagnosi sul morbo di Wilson. Mentre sull’accumulo dei metalli lavoro con Guido Crisponi e Valeria Nurchi”. Alla lista si aggiungono amici e docenti. Tra questi, Alessandro Riva, Antonella Balestrieri, Clara Gerosa, i ricercatori Max Wintermark (Stanford University, Usa), Ulf Hedin (Karolinska University Hospital, Stoccolma, Svezia) e Jasjit S Suri (Roseville, Usa). Lo scorso autunno nell’aula dedicata a Virgilio Costa (“Il mio maestro!”), per l’andata in pensione l’hanno applaudito Giuseppe Casula, Francesco Ginesu, Gianni Fenu, Antonello Tramontin, Alberto Granese, Francesco Sitzia, Ninni Murru, Chiara Seatzu, Nando Coghe, Antonello Pani, Michele Boero, Mirko Manchia e Ninni Pillai. “Ho imparato tanto dal professor Bevilacqua, patologo molecolare a Pisa, ho studiato con i colleghi stranieri, da Peter Van Eyken a Karel Geboes e Yuikio Gibo. E non scordo Robert Riddell, scopritore della displasia della mucosa del colon, il professor Giordano che mi ha chiamato alla Temple University di Philadelfia, Pietro Rutelli, Alberto Granese ed Ernesto D’Aloja, “Gavino è arrivato a Medicina dopo Angelo Balestrieri. E ha cambiato la facoltà. Ha innovato, ideato, proposto: un vulcano operativo con una visione illuminata. Io stesso faccio parte della sua campagna acquisti: la cattedra di Ematologia l’ho avuta con Gavino. “E non scordo la ricerca. Il suo gruppo - ha detto il professor La Nasa - è stato il primo ad approfondire le atresie congenite delle vie biliari”. L’addio all’insegnamento, di fronte alla moglie Donatella Campus e ai figli Armando - che ha seguito le orme paterne -  e Andrea, è scivolato via in fretta. Nel frattempo, il direttore più longevo dell’Istituto di anatomia patologia (28 anni!), ha continuato a studiare e a fare ricerca. Numerosi i progetti tuttora sul tavolo. E se la ministra Bernini sapesse che per laurearsi ha pubblicato un lavoro su Rassegna medica sarda, anni dopo ripreso da Hepatology, colonna internazionale del settore, sarebbe ancora più contenta della firma apposta sul decreto di nomina a professore emerito.   

Lunedì, 02 Ottobre 2023 22:50

Cagliari, sprofondo viola

Fiorentina, 3-0 che fa male

Il Cagliari affonda al Franchi, i viola dominano e controllano. Lo sfogo pre gara di Ranieri si è infranto sull'Arno. E domenica arriva la Roma

Mario Frongia

Firenze. Tre minuti dal fischio d'avvio di Di Bello (sì, l'arbitro del rigore non dato al Bologna contro la Juve, riparte dal Franchi dopo essere stato in castigo) e arriva il primo schiaffo: sponda aerea di Milenkovic, Radunovic esce male, Nico Gonzalez porta avanti la Fiorentina. Il Cagliari? Annichilito. Il portiere serbo pure ma gli errori sono ormai troppi. Eppure, neanche sei minuti e Nandez potrebbe rimetterla a posto, dribbling su Terracciano, piattone destro a porta vuota che Duncan (ex rossoblù lasciato andare troppo in fretta dal patron) salva in  corner. Poi, c'è un solo film, regia di Vincenzo Italiano. L'autorete di Dossena arriva dall'ennesima puntata devastante di Koyade. Il 2-0 è frutto di un dominio viola sulle seconde palle, di una mediana con Makoumbou e Deiola che soffrono e non trovano misura e tempi di gioco. Petagna e Shomurodov? Generosi ma innocui. La reazione dei ragazzi di Claudio Ranieri è blanda e imprecisa. Di certo, lontana dal manifesto del tecnico alla vigilia. "Il gruppo sa soffrire, lotta e non molla. Altrimenti, me ne sarei già andato". Poi, l'uzbeko ci prova, a lato. Poco per impensierire i toscani che con Bonaventura, Arthur e Gonzalez - che paiono Xavi, Busquets e Iniesta! - dettano legge. Il Cagliari balla. Ranieri, braccia in conserta, è impassibile. A tratti, urla su Zappa e Dossena. Male. Così come Nandez che perde palla, Gonzalez entra in area e crolla spintonato da Wieteska. Di Bello fa giocare.  

In avvio, motivazioni e realtà. I padroni di casa, con 11 punti, reduci dal pareggio a Frosinone, a caccia del terzo posto. Dettaglio: la scorsa stagione i viola hanno chiuso sconfitti in finale di Conference league dal West Ham. Il Cagliari, neopromosso in A, ultimo con 2 punti e 2 gol, alla ricerca di una boccata di ossigeno. Il posticipo della settima giornata mette di fronte due formazioni agli antipodi. Ranieri dà la fascia dal 1' a Deiola, Sulemana tira il fiato, ma la scelta non convince. Dietro Zappa, Dossena Hatzidiakos e Augello a guardia del riconfermato, e incerto, Radunovic. L'annunciato duo Petagna-Shomurodov è chiamato a sbloccarsi: Luvumbo è affaticato. Le scelte non premiano il tecnico. E neanche gli applausi dei trentamila del Franchi, da indimenticato allenatore che ha riportato trofei a Firenze dopo ventuno anni, possono averlo rincuorato. La realtà è questa: i rossoblù idem. Piuttosto, che Prati e Oristanio non siano nei primi undici scomoda varie suggestioni. Ma va così. anzi, anche peggio: ultras fiorentini i sardi si sono scontrati prima della gara. Danni ingenti, un agente ferito.

Piglio meno peggio, ma non basta. Il Cagliari riparte con Prati, Oristanio e una girata di testa di poco alta di Dossena su corner di Augello. Anche per Ranieri c'è un limite, fuori Deiola e Shomurodov, impalpabili. L'assetto cambia in avanti con un 3-1-1. Anche se la Fiorentina rimane in controllo, qualcosa di buono si intravede. Ma non basta per impensierire Terracciano. La linea alta e il pressing più continuo sul giro palla dei gigliati pare arginare il senso unico della gara. Arriva una traversa di Petagna, in fuorigioco. Italiano, in vista delle coppe, dà il via ai cambi. La musica non si inverte. La Fiesole canta e sostiene i suoi, il presidente Comisso, in tribuna, si gode il vantaggio. Il Cagliari riparte con sventagliate da dietro, quasi sempre imprecise. Alla mezzora Pavoletti subentra a Petagna. In campo anche Obert e Di Pardo per Hatzidiakos e Zappa. In campo avverso ecco Nzola, molto vicino ai colori rossoblù in fase di mercato. Ma il secondo tempo rimane meno bello e più noioso del primo. La Fiorentina mette a segno 13 tiri contro 6 e il 62 per cento di possesso palla. La chiude Nzola. Un 3-0 che fa molto male. E domenica c'è la Roma di Mourinho alla Domus.

Parola di presidente. La richiesta alla Regione dei 50 milioni di euro per lo stadio assieme ai Giganti di Monte e Prama agli Uffizi. Nulla per caso e come sempre con secondi fini. Tommaso Giulini ha parlato a Firenze nel pre gara. Senza contradditorio, meglio evitare domande scomode. Per dire, Ranieri avrebbe gradito una punta da doppia cifra, come chiesto a luglio. Niet. E la squadra annaspa.

Sabato, 30 Settembre 2023 18:30

Trappola viola, Ranieri non molla

Sir Claudio tiene duro e rilancia

A due giorni dalla trasferta di Firenze, il tecnico rossoblù difende i suoi e chiede l'aiuto della tifoseria

Mario Frongia

 Prima risposta ai mugugni dei tifosi: "Gioca Radunovic!". La seconda riguarda il calendario e le performance del gruppo: “Ogni partita è un esame. Li analizzo su quello che ho detto, hanno fatto e quello che non sono stati in grado di fare. Si dice che perdendo si impara. Noi, a questo punto, dovremmo essere scienziati!" Claudio Ranieri si concede un sorriso. Ma l'uomo sa che il passaggio è delicato. La trasferta a Firenze è doppiamente delicata. "Ho visto i due tempi della Fiorentina con il Frosinone: ottima squadra, gioca in verticale, ha buoni giocatoti e tanta determinazione. Andremo per fare la nostra partita, li rispettiamo ma vogliamo essere rispettati". In che modo? Sir Claudio taglia corto: "Dovremo giocare molto compatti, rispondere colpo su colpo, loro rubano e ripartono con le imbucate centrali verso la porta, noi dovremo fare altrettanto. Hanno costruito un bel giocattolo”. Insomma, ad armi pari. I 2 punti e l'ultimo posto in classifica, i 9 gol subiti e i due fatti, da Luvumbo, ("Zito è un po' affaticato, devo valutare" ha lasciato cadere il tecnico rossoblù), paiono riguardare un'altra squadra. E c'è spazio anche per l'amarcord: "Firenze? Fa sempre piacere tornare dove si è vinto. Ma alleno il Cagliari e farò il massimo per la mia squadra”.

 

Singoli, tra certezze e dubbi. Claudio Ranieri non si nasconde. "Shomurodov  è una seconda punta, sono contento di come sta crescendo. So che Pavoletti avrebbe potuto essere più utile, ma con la sua velocità sta  tornando quello di Genova e ci conto tanto. Makoumbou? A fine partita col Milan era stremato, mi ha chiesto di uscire: apprezzo i giocatori che danno tutto e chiedono il cambio: vuol dire che hanno a cuore la squadra. Sulemana? Sta facendo bene, recupera palloni, deve migliorare palla al piede”. Sir Claudio e la gestione degli uomini. A 48 ore dal posticipo del Franchi, le pagelle fioccano. "Augello sta entrando in forma, Azzi ha fatto buone gare. I tre dietro mi sono piaciuti. Quando eravamo a cinque eravamo troppo larghi. Ma la difesa mi dà sicurezze però non voglio amnesie, devono imparare il mestiere della Serie A. Zappa? Ha fatto una partita magnifica, ha sempre temporeggiato. Ma nell’occasione del gol è entrato, sbagliando. Sono attimi che si pagano. Deve fare lo step per la A”. I tifosi invocano Prati. Ranieri risponde: “Sta bene. Mentre non sono al top Jankto e Mancosu. Wieteska e Hatzidiakos? Sono nuovi, non hanno fatto il precampionato. Dietro questi equilibri c’è un po’ di tutto. Meglio pagare le cose ora che nel girone di ritorno. C'è tempo”. In conferenza c'è spazio anche per Pereiro. Il tecnico rilancia: "Deve mettermi in difficoltà". Che poi sia fuori per aver rifiutato di dimezzarsi lo stipendio, è un'altra possibile verità. Infine, Radunovic ("Non gli ho parlato, con la Fiorentina gioca lui. Scuffet deve tenersi pronto"), e il 3-1 subito dal Milan: "Ho chiesto di aspettarli, invece abbiamo abboccato e ci hanno preso in contropiede. Sul primo gol abbiamo sbagliato pressione, temporeggiamento e la palla non trattenuta tre di noi. Ma la squadra mi è piaciuta nel secondo tempo quando siamo andati a prenderli alti". Adesso, testa all'undici di Italiano.

Analisi, personale e collettiva. "Siamo ultimi, immagino ci siano le giuste critiche. ma qualcuna è di troppo. Una volta c’erano i giornalisti, oggi c’è una marea di gente. Vado avanti per la mia strada, so cosa può darmi la squadra, aspetto e li motivo. Chi motiva il motivatore? I ragazzi per come si allenano. Se non fosse così me ne andrei. Non vado via perché lottano, ogni allenamento è uno spettacolo. Ma dobbiamo dare di più”. Infine, il messaggio: "Parlo a quelli che amano il Cagliari. Nel gennaio scorso ho chiesto aiuto per riportarlo in A. L'ho avuto e siamo riusciti nel sogno, anche se dalla porta di servizio. Ora siamo ultimi a meno uno dalla salvezza con Empoli, Salernitana e Udinese a quota 3: una si salverebbe. Sì, non abbiamo mai vinto, come Udinese e Salernitana che stanno soffrendo. Abbiamo giocato contro le milanesi, prime in classifica, l’Atalanta quarta, il Torino decimo, il Bologna undicesimo e l’Udinese penultima. Ora ci sono Fiorentina, quinta, e la Roma". Ranieri è un fiume in piena. "Le neopromosse hanno spesso sofferto. L’anno scorso, dopo sei gare, erano cinque le squadre che non avevano ancora vinto, a parte Cremonese e Samp, poi retrocesse. C’era l’Empoli, salvatosi in anticipo, con quattro punti dopo sei gare che ha finito l’andata con 25 punti. Il Lecce, salvatosi alla penultima giornata, aveva tre punti dopo sei gare e al giro di boa ne aveva 20. Il Monza, ha fatto peggio di tutti con un punto, poi ha sfiorato l’Europa League e chiuso l'andata a 22 punti. Dunque, il tempo per recuperare c’è". Pausa. L'allenatore di San Saba prende fiato. E rilancia: "Non mi piacciono i disfattisti, dobbiamo spingere tutti. Ho riflettuto sul fatto che potessi fare da parafulmine ai giocatori. Se me ne accorgessi andrei via il giorno stesso. Questi ragazzi danno tutto, soffrono e vivono per far bene. Si allenano al meglio ma paghiamo in esperienza. La serie A è un bene di tutti, vogliamo restarci per costruire qualcosa di buono per il futuro. Stiamo recuperando gente importante, Pavoletti, Petagna e Shomurodov. Ma chiedo di stare tutti vicini a questa squadra. Criticateci, ne abbiamo bisogno e ci stimola. Gli errori che facciamo li analizziamo. Cercheremo di commetterne sempre meno”.  Per chi suona la campana ha scritto, più o meno, Ernst Hemingway.

 

"Il rigore su Luvumbo? Mi fido degli arbitri"

Claudio Ranieri sostiene i suoi: "Il Milan? Ci hanno condannato i campioni, ma non molleremo di un centimetro!"

Mario Frongia

"Sono soddisfatto dei ragazzi, abbiamo fatto la nostra partita. Non dobbiamo mollare di un centimetro, dobbiamo salvarci. Altrimenti finisce come due anni fa, non si è salvato né Romolo né Remo". Claudio Ranieri la prende larga. Il Milan che passa alla Domus 3-1 è una squadra "che anche se fai tutto bene, il campione inventa e ti punisce. Sì, nel calcio d'angolo da cui è nato il 2-1, siamo stati disattenti: si vedeva che avevano attirato un nostro uomo per giocare la palla dietro". Bastone e carota, come sempre. Ma guai a far trapelare sentimenti di resa. Anzi, Sir Claudio alza la voce: "Perderemo a Firenze e con la ROma in casa, pazienza. ma non dobbiamo cedere. In questi casi si ha di fronte un bivio: da una parte ti dici che tanto va tutto male e sbraghi. Oppure, tiri fuori i denti e tutte le energie e combatti fino alla fine".

Modulo e dintorni. "Ai ragazzi non posso rimproverare nulla, l'avevamo preparata così: sono i primi nella gestione della palla nella loro metà campo. Abbiamo deciso di aspettarla e le cose sono andate per il verso giusto". L'allenatore del Cagliari riflette. "A tre e poi a cinque? Sono soddisfatto a metà ma non potevamo dare loro campo, specie nel secondo tempo. Gli errori dietro? Sì, c'è stata qualche sbavatura ma i grandi giocatori ti mettono nelle condizioni di sbagliare e se lo fai non ti perdonano". Sui singoli, poche storie: "Tra gli attaccanti l'unico al top è Luvumbo, gli altri sono ancora dietro come condizione. Per Shomurodov non è stato facile entrare ma ha cambiato passo. Oristanio? Ha fatto molto bene con il Torino poi con l'Inter, forse per l'emozione di avere di fronte la sua ex squadra, è andato in difficoltà. Ma dal rientro dalla nazionale l'ho ritrovato: sa giocare a calcio, appena posso lo butto dentro". Infine, il tema chiave per la tifoserie: il portiere. "Radunovic ha commesso un errore, l'ho visto. Gli parlerò. Abbiamo anche un buon secondo, vedremo". Insomma, il serbo a Firenze potrebbe rifiatare in panca.

Il maestro e l'allievo. Claudio Ranieri ha allenato Stefano Pioli alla Fiorentina. Un secolo fa. Ma l'abbraccio tra i due, sincero e affettuoso, non è passato inosservato. La bellezza dello sport, degli uomini veri, lontano da insulti e provocazioni. Un'altra lezione per le curve e gli ultras. Che poi l'imparino è un'altra storia. Ed è dal maestro che in sala stampa passa un altro messaggio: "Ho bravi giocatori e grandi uomini. Abbiamo visto che l'Empoli ha vinto e ci ha superato. Siamo ultimi in classifica ma la cosa non ci preoccupa". Insomma, troppo Milan ma Cagliari che il tecnico difende e sostiene. Con classe e passione. D'altronde, viene impossibile che possa dire e fare altrimenti. Ma non è tutto. Ci si chiede del fallo di Tomori su Luvumbo. "Al Var c'era Irrati, il numero uno al mondo. Mi fido di loro. Ci hanno detto fin da agosto che rigorini non ne verranno concessi".  

Martedì, 26 Settembre 2023 14:17

Storia e nobiltà, tra Campidano e Trexenta

Mandas, dalla letteratura al Trenino verde

Il festival nel nome di D. H. Lawrence e di una comunità tenace e operosa

Mario Frongia

Cagliari. Una Sardegna viva ed energica. Con e nelle sue storie, ricche di pathos, umori, luoghi unici. Una terra con un bouquet prezioso, da preservare e divulgare. Mandas, ad esempio. Citato dallo scrittore britannico David Herbert Lawrence nel suo "Sea and Sardinia” del 1821, il centro al confine tra Campidano e Trexenta colleziona e custodisce gelosamente il passato. Da "L’amante di Lady Chatterley” alle pallonate di Renato Raccis, ai premi e alle ricorrenze che coniugano la febbrile e operosa quotidianità dei residenti, la visione e la propositività del sindaco, Umberto Oppus, e della giunta. Passaggi in bianco e nero, emozioni a colori. Dall’esaltare il concittadino, terzo goleador sardo in serie A dopo Virdis e Zola, al Trenino verde. In un fecondo e condiviso incrocio tra generosità e accoglienza mostrata dalla comunità. I muretti a secco descritti da Lawrence ci sono ancora. Agricoltura e allevamento sono tra i capitoli chiave del paese. Ricordato, nell’antichità, come una sorta di casello tra Cagliari e Olbia. Oggi, attenzioni meditate ai numerosi stranieri decisi a godersi tempo libero e anzianità non troppo lontani dal capoluogo. Ma, al tempo stesso, attratti da genuinità dell’enogastronomia, tradizioni culinarie e profumi della campagna e delle colline mandaresi. Una piccola grande oasi con alle spalle il Giudicato di Cagliari e di Arborea, i pisani e gli aragonesi. Quindi, il Ducato di Mandas, siamo nel 1614, e  il duca Pietro Maza de Carroz, inviato dal re di Spagna. Poi, le solite corride tra casati sino al crollo del feudalesimo. Siamo nel 1839. Poco meno di duecento anni fa. Una buona ragione per sostenere le attività di rivisitazione, celebrazione e visibilità curate dal primo cittadino e dal suo team. Con il giovane scrittore Matteo Porru che ha portato a casa il premio speciale della quindicesima edizione del “D.H. Lawrence”. L’evento ha chiuso il Festival della letteratura di viaggio 2023 dedicato allo scrittore anglosassone. Organizzato dalla municipalità con Regione, Consorzio Costa Smeralda e Arst, il premio è una sorta di cornice alle attività volute e supportate dal comune. Sul riconoscimento a Matteo Porru, poche storie: “Per la diffusione dei valori umani e l’altissima statura culturale, espressa magistralmente attraverso le pagine “Il dolore crea l’inverno”, grazie ai quali nel corso di quest’ultimo anno è riuscito a diffondere nel mondo, lottando contro i soprusi ai danni dei più deboli, la forza del proprio talento e l’elevato profilo morale” ha letto il primo cittadino. Umberto Oppus, durante la cerimonia conclusiva ha ricordato il titolo della manifestazione: “La bellezza. Mandas incontra la Costa Smeralda”. Il motivo? “Il territorio della Costa in Gallura ha fatto parte del Ducato di Mandas”. Ma non è tutto. Il premio Lawrence per il giornalismo è andato al capo dello sport dell’Unione Sarda, Enrico Pilia, e quello per la Letteratura alla scrittrice, Virginia Saba. “L’obiettivo del Festival? Sensibilizzare l’opinione pubblica regionale e nazionale sul tema del viaggio e, soprattutto, il Treno storico dove, nel 1921, viaggiarono lo scrittore inglese e la moglie Frieda. Non a caso - sottolinea il sindaco - il Premio Speciale l’abbiamo consegnato durante il viaggio del Trenino da Mandas a Laconi”. Proprio sulle due carrozze Bauchiero, al gran completo tra turisti e amatori, Matteo Porru ha ricevuto il riconoscimento che “ha simboleggiato l’esigenza del forte connubio tra letteratura e Treno storico. Siamo lieti di aver ospitato una rassegna di grande impatto culturale che ha arricchito l'offerta turistica di Mandas e del territorio. E ha generato ricadute positive sull'economia dei territori attraversato dalla ferrovia” ha aggiunto Umberto Oppus. Alla feste nella festa hanno preso parte ospiti di rilievo: dal giornalista e divulgatore tv, Roberto Giacobbo, a Carmelo Abbate opinionista di Rete 4 e Canale 5, Emilio Casalini, ideatore e conduttore su Rai 3 di “Generazione bellezza”, Maria Cristina Bigongiali, inviata di “Porta a porta”. Nel parterre anche la scrittrice Ada Lai, il già direttore della Banda della Brigata Sassari, Andrea Atzeni, e l’archeologo Pierluigi Montalbano. In fondo, il dolce. Mandas e i suoi ospiti hanno festeggiato l’istituzione della Fondazione del Treno storico della Sardegna. La Fondazione è stata approvata di recente dal Consiglio regionale della Sardegna. Un passaggio che, per la prima volta, vedrà finalmente i Comuni protagonisti. Cin cin.

Domenica, 24 Settembre 2023 18:16

Ranieri amaro: "Timorosi e sbagliato troppo"

“Siamo stati timorosi e sbagliamo troppo”

Claudio Ranieri commenta con onestà la terza sconfitta. “Atalanta nel momento top, noi meglio nel secondo tempo. Ora, testa al Milan”  

Mario Frongia

Onesto, com’è da sempre nel suo dna. Onesto e dispiaciuto. “Le idee i ragazzi le hanno ma la velocità di esecuzione è totalmente diversa dalla serie A alla B. Dobbiamo capire di essere in serie A: in B le giocate possono andare bene, in A le intuiscono e sbagliamo ancor troppo. Se poi hai paura il quadro è chiaro”. Claudio Ranieri non si nasconde. Il suo Cagliari è questo. Ci prova con l’abito sbarazzino di un 3-5-2 molto leggero sugli esterni e in marcatura nel primo tempo e torna all’antico nella ripresa. Il risultato però non cambia: la sua squadra non sa vincere, è molle nella tonnara di mezzo, fa una fatica tremenda non solo a segnare ma anche a costruire occasioni da gol. L’Atalanta, questa Atalanta, a tratti è parsa in giocabile. Ma non può essere un alibi. Il campionato non aspetta. La salvezza nemmeno. “La squadra nel primo tempo mi è sembrata timorosa, anche se l’Atalanta è partita davvero forte: un rullo compressore, De Ketelear e Loockman sono in gran forma. La squadra è in un momento d’oro. Però, nel secondo tempo - dice sir Claudio in tv - abbiamo perso il velo di tristezza e paura. E abbiamo preso le redini della gara andando vicino al gol. Sì, meritavamo qualcosa di più ma il 2-0 ci ha piegato”.

Carattere, qualità e sofferenza. “Sappiamo che dobbiamo soffrire e continueremo a lottare. Per ora ci teniamo stretti i 2 punti in classifica, dobbiamo prendere fiducia nei nostri mezzi e cercare una vittoria” dice l’allenatore rossoblù nel dopo gara. La sbornia negativa è pesante? “Mi auguro che questo avvio negativo non pesi. L’ho detto a tutti, anche ai tifosi, che saremo andati incontro a molte libecciate. In B la velocità di esecuzione va bene, in A gli avversari capiscono prima cosa vuoi fare. Ma troveremo la nostra matassa, pian piano e con meno timore. Io un aggiustatore? No, devo aiutare questi ragazzi a crescere, hanno fame, corrono come dei pazzi, forse anche troppo, e dovrebbero farlo meglio. Danno tutto, non posso rimproverare loro nulla”. Da esperto motivatore funzionale. Capace di sostenere e supportare, speie i più giovani. “Ai ragazzi dico proviamoci sempre. Abbiamo bisogno di una vittoria per far capire che ci siamo. Non possiamo dare un tempo all’avversario, leviamoci da subito la paura”.

Infortuni, assenze, vecchi vizi. “Preoccupato? No. Non ho avuto a disposizione Mancosu, Pavoletti e Lapadula, che sta guadagnando tempo. Pian piano lo rimetteremo con la squadra. Spero a fine ottobre ma non voglio mettergli fretta”. Tra gli assenti a Bergamo - oltre a Capradossi, Pereiro e Desogus e lo squalificato Wieteska - anche Jankto e Di Pardo. Un Cagliari con i cerotti. Out Rog e Mancosu (strano il suo rientro in panca con l’Udinese e la sua mancata convocazione a Bergamo, ndr), il tecnico ha rispolverato Obert e Viola. Intanto si volge lo sguardo al Milan. “Domani ci alleniamo e valuteremo. Bisogna mettere in campo chi ha la forza di correre per tutti i 90′ o che possa dare una mano dalla panchina”. Momentaccio. “Cosa ci serve? Lavorare dappertutto, nel recupero e nella testa. Sapevo che la prima parte del campionato sarebbe stata tremenda, non mi aspettavo nemmeno i 2 punti in questa fase del campionato. C’è da pagare dazio all’inizio e lo sapevamo”. Con l’Atalanta primo tempo con un 3-5-2, che si rivela troppo  leggero (tra Hatzidiakos e Obert, non si sa chi balla meno). Poi, si torna a quattro. La sensazione è nitida: la squadra soffre, ha difficoltà a creare occasioni da gol e, se puntata, cede campo, e corsie (il 2-0 di Pasalic con Zappa e Dossena inguardabili) agli avversari. E il testacoda riprende. La classifica dopo cinque turni - e un calendario impietoso - sarebbe stupido se mettesse paura. Ma il tema comincia a scaldarsi: questo Cagliari del miracolo Ranieri ha forze, qualità, organico e mentalità per difendere l’insperata risalita? Nonostante uno dei più quotati allenatori europei, per riuscirci serve anche altro. C’è tempo. La tifoseria deve pazientare e soffiare sul gruppo.

In attesa del Diavolo. “Mi aspetto un grande avversario, il Milan lotta per lo scudetto e vuole tornare in corsa. Sarà una grande battaglia”. Alla Domus andranno ribaltati i numeri. A Bergamo zero tiri in porta, sei nelle precedenti quattro partite, il dato peggiore di tutta la serie A. Il problema, almeno quello principale, del Cagliari è ancora l’attacco asfittico. Poi, ci sono state le sfasature dietro e in mezzo. Un insieme di criticità che sintetizzano il penultimo posto con 2 punti e una rete dei rossoblù. E neanche la traversa colpita da Oristanio incoraggia. Insomma, con l’Atalanta si è andati a sbattere. I bergamaschi hanno dominato nel primo tempo, poi la stanchezza di Coppa e il baricentro alto urlato da Claudio Ranieri hanno permesso al Cagliari di cercare il pari e di stare in campo con la testa giusta. La prova è stata incoraggiante dal punto di vista dell’approccio e della ricerca della giocata. Ma Claudio Ranieri porta a casa indicazioni da pesare con cura. Però, da qui a mercoledì notte, alla Domus con i rossoneri, ci sarà da sudare freddo. Claudio Ranieri incoraggia: “Servono punti per dare ai ragazzi consapevolezza e fiducia. Dobbiamo essere sereni e lottare. La sconfitta brucia, meno se hai dato il tuo meglio”.

Venerdì, 22 Settembre 2023 12:45

Atalanta-Cagliari, le indicazioni di Sir Claudio

Cagliari, a Bergamo per combattere

Claudio Ranieri lancia i suoi. “Con l’Atalanta da anni non è mai facile per nessuno. Chi gli leverei? Gasperini”  

Mario Frongia

Il Cagliari che in otto giorni va a Bergamo dall’Atalanta, riceve il Milan mercoledì alla Domus nell’infrasettimanale e vola a Firenze per il posticipo di lunedì 2 ottobre, ha di fronte una serie di montagne da scalare. Differenti per  qualità tattica, condizioni psicofisiche e ambientali. Per Claudio Ranieri l’incipit è obbligato. “In corpo abbiamo tanto. Certo, il dispendio di energia è molto alto, valuterò per ciascuna partita, parlando con i giocatori. Sono validi anche perché mi dicono quando hanno dato tutto. Ho dei ragazzi responsabili e questo mi tranquillizza”. Il tecnico pesa parole e concetti. Dopo quattro gare, i due punti e un gol all’attivo le cautele sono obbligate. Il cuore della tifoseria va sollecitato. Ma senza esagerare, il campo è arbitro crudele. La serie A, dunque. “Non siamo ancora al 100 per cento con gli attaccanti, questo è un motivo importante. Il campionato?  La A è cambiata. Tutti giocano per vincere, in tanti partono da dietro. Per fortuna che l’Atalanta gioca diretta come piace a me. Ci sono varie filosofie e questo è un bene per il calcio italiano, per gli allenatori e per i giocatori. Diverse squadre giocano in maniera simile, il Torino, il Verona dove c’è la traccia di Juric e Tudor. Ci sono formazioni  figlie di Gasperini”. La battuta, accompagnata da un sorriso, arriva perfetta: “Chi toglierei all’Atalanta? Gasperini. Ho rivisto una splendida Atalanta, è un rullo compressore. Il tecnico sta facendo stagione meravigliose, gli faccio i complimenti”. In conferenza, sul test di domenica alle 15, Ranieri la prende larga. “L’idea è quella di giocare sapendo la forza dell’avversario, dobbiamo fare una partita perfetta per venire fuori da quello stadio con punti. Il modulo? Dietro posso giocare a tre o a quattro. Non è che il sistema non mi affascina, è che perdo un uomo a centrocampo. E sapete che non sono appassionato di sistema di gioco. Mi adatto a quello che vedo nella partita”.

Dalla difesa all’1-1 con l’Udinese.  “Se ripenso al fallo di Wieteska che gli è costato il doppio giallo, dico che quando si spende un cartellino così, va bene. Alcune volte ci sono situazioni in cui viene tollerato o meno, e in quella non si poteva. È stato giusto così”. Sir Claudio, flemma e competenza. Un cuoco stellato, abile a predicare lavoro e pazienza. E a mettere in tavola quel gli hanno dato dalla fureria. Quindi, i singoli. Con una mezza buona notizia: “Recupero Petagna, si è allenato con noi anche se parzialmente. Ma non avrò Mancosu che sta cercando di ritrovare la condizione”. Un Cagliari ancora incompleto. Con i primi undici da amalgamare per un test ad alzo zero. E non solo per via della sconfitta rimediata dall’Atalanta a Firenze con i viola, vittoriosi 3-2.

Sui singoli. Sir Claudio indica la rotta. Ma tiene tutti o quasi in sospeso “Prati in campo a Bergamo? Con l’Udinese ha fatto bene ma aspettiamo. Devo fare la riflessione sulla mia squadra e su quella avversaria. Cercherò di mettere i giocatori idonei a quel rullo compressore”. Il messaggio è nitido. Esperienza e chili cercasi. In attacco il flash è poco incoraggiante. “Lapadula? Spero per fine ottobre di averlo a disposizione. Ha una grande determinazione nel recuperare il prima possibile. Su Luvumbo, dico sempre che è tutto merito dei giocatori. Ha delle potenzialità, è nel suo ambiente, c’è tutto di lui in quello che si vede in campo”. Dal fronte offensivo alla trincea. “Hatzidiakos è un ragazzo molto attento, piano piano capirà ancora di più il campionato italiano e ne sono sicuro perché è un ragazzo molto intelligente”. Nella tonnara di mezzo considerazioni che ricalcano un percorso preciso: “Deiola ha avuto gamba negli inserimenti ma non ha fatto gol. Makoumbou è il solito macinatore di palloni”. La sensazione? Pur con le pregiate e note doti da alchimista, l’allenatore rossoblù sta cercando una quadra. Ma stenta a trovarla in un roster che pare avere tante caratteristiche ma poche certezze. Tecnica ed esperienza bastano sino a un certo punto. Altrimenti Viola sarebbe in campo dal 1’. Adesso occorre passo, mestiere, attitudine ai ritmi della A, quel genere di spirito di sacrificio che aiuta a superare i momenti più duri. Insomma, benvenuti in uno dei cinque campionati più feroci al mondo. A Bergamo, modulo o meno, servirà un Cagliari perfetto.

Domenica, 17 Settembre 2023 17:26

Un punto che lascia l'amaro in bocca

Ranieri: “La strada è quella giusta”

Sir Claudio promuove i suoi per il pari con l’Udinese. Ma la classifica è deficitaria. E adesso si gioca con Atalanta e Fiorentina, fuori, Milan e Roma in casa  

Mario Frongia

Il palo di Luvumbo, le occasioni, specie la prima, di Deiola. Poi, c’è la parata miracolosa di Radunovic su Lucca. E lo 0-0 rimane una delle cose più giuste dei quasi cento minuti di partita con 32 gradi e un’umidità da foresta pluviale. Con l'Udinese che nel secondo tempo ha fatto capire che il pari andava portato a casa. Claudio Ranieri nel dopo gara potrebbe cavarsela senza parecchi problemi. Ma l’uomo è onesto, l’allenatore pure. “Se avessimo vinto 2 o 3-0 nessuno avrebbe detto nulla” è la sintesi di una pagella positiva. Senza per questo trascurare gli aspetti meno esaltanti. Cagliari-Udinese muove la classifica ma le sensazioni della tifoseria non sono di gioia. Troppo poche le quattro gare, e i 2 punti, per valutare i dieci innesti. Troppe le partite difficili in arrivo, Atalanta e Fiorentina fuori, Milan e Roma alla Domus. “Il risultato logicamente non mi piace ma mi soddisfa la prestazione. Avevo chiesto determinazione e voglia, l'ho avuta. Questa è la strada giusta”. L’allenatore di Testaccio incoraggia i nuovi, specie gli esordienti: “Prati ha fatto una grande partita, quasi da veterano. Sa cosa voglio, mi è piaciuto. Bene anche i nuovi dietro (Wieteska, doppio giallo, Doveri l’ha espulso, salterà l’Atalanta, e Hatzīdiakos, ndr) tenuto conto che sono con noi da poco e non parlano neppure la stessa lingua. Sono intelligenti, c’è da lavorare ma siamo sulla strada  giusta. In generale, possiamo perdere ma non dobbiamo uscire sconfitti dal campo”.

Dalle individualità alle scelte. Pochi cenni per Zappa e Makoumbou, fondamentale recupera palloni, ma di nuovo lezioso e poco efficace nel giocare in avanti. Sir Claudio rimane sui singoli. “Shomurodov ha fatto bene, io e il direttore gli abbiamo detto che al Cagliari si deve lottare e dare tutto in campo. Su Radunovic sapete che ci ho parlato. Gli ho detto che ha la mia fiducia. Tutti i grandi portieri hanno almeno un errore l’anno. Lui si è buttato alle spalle Bologna, conta questo. L’anno scorso ci ha portato in A e oggi ha salvato il risultato e noi abbiamo sprecato troppo in attacco”. Dal portiere serbo al modulo. “Il 3-5-2 mi è servito per bloccare le loro punte e i loro esterni. Li ho visti giocare, volevo evitare che con le giocate cambiassero lato di campo. Deiola in marcatura ha fatto un gran lavoro, peccato non abbia segnato. In generale, i ragazzi si sono mossi così come l’avevamo studiata. Da sempre cerco di togliere certezze agli avversari, penso alla formazione più adatta fino alla sera della vigilia. E sarà così anche per l’Atalanta”. Sui primi undici, poche storie: “I nazionali? No, ho scelto in base agli allenamenti. Prati era in Nazionale, ma andava a mille e mi sono detto che non poteva stare fuori”.

Condizioni meteo, criticità, calendario. “Il caldo? I ragazzi erano esausti, l’umidità ci ha prosciugato. Intanto mi tengo la buona prova dei miei”. Claudio Ranieri ripassa dagli angoli bui del pareggio. “Un palo, tante occasioni, magari in futuro vinceremo non meritando, con un autogol. Il calcio è questo, dobbiamo saper lottare. Ripeto, serve tempo. Ad esempio? Occorre più precisione nei movimenti tattici”. Si passa ai prossimi impegni. “Il calendario? Non mi spaventa, sappiamo che ci saranno momenti complicati. Affronteremo grandi squadre come Atalanta, Milan, Fiorentina e Roma. Ma - dice sir Claudio - le affronteremo una alla volta, concentrandoci e preparandole gara dopo gara. È un poker di sfide complesse, poi tireremo le somme”

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