Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Venerdì, 15 Settembre 2023 13:54

Cagliari-Udinese, match da non sbagliare

Cagliari, devi svegliarti!

Domenica arriva l’Udinese e Claudio Ranieri alza la posta: “Dobbiamo dare il massimo. Il mercato? Non mi hanno dato Mbappé ma chi è arrivato ha avuto il mio ok”. Il tecnico si gode la cittadinanza onoraria

Mario Frongia

“Il mercato? Chi è arrivato ha avuto il mio via libera. Certo, non mi hanno dato Mbappé”. Claudio Ranieri è sereno. Fa la battuta, sorride. Ma la testa va all’Udinese - domenica alle 12.30 alla Domus – e a una classifica da rattoppare: “L’ultima volta qui ha vinto 4-0. Sono solidi, hanno buone tradizioni, scoprono buoni giocatori. Dobbiamo darci una svegliata perché la serie A non aspetta nessuno”. Rieccolo, sir Claudio. Dal Bologna ai friulani senza passare dal via. Con i dieci nazionali che, più o meno, sono rientrati alla base. Gli acciaccati che danno qualche segnale di risveglio. La necessità di fare punti e uscire “dal campo certi di aver dato il cento per cento. Nel mercato per le possibilità del Cagliari è stato fatto tutto. Ora dobbiamo lavorare e remare dalla stessa parte. Il direttore ha detto una cosa saggia: l’anno scorso eravamo abituati a vincere spesso, pareggiare qualche volta, perdere poco. Quest’anno invece potremo perdere, ma l’importante sarà non uscire dal campo sconfitti a testa bassa”.

Incognite e dubbi. La conferenza pre gara arriva ricca di incertezze. “Hatzidiakos o Nandez al posto di Zappa e Di Pardo? Sto valutando. Ho fatto vedere dei filmati a Dossena per capire alcuni errori di valutazione” dalla difesa alla mediana. “Sulemana e Makoumbou, coprono poco? No, sono grandi recuperatori di palloni, tra i migliori della serie A. Ma sbagliano troppi passaggi. Devono fare meglio”. Inevitabile il tema Mancosu: “È rientrato, ha fatto la prima settimana con noi. Non è al top ma è convocabile. Riavrò anche qielli che erano in nazionale. No, non tornano più scarichi. Sono andati e sono tornati belli carichi, anche chi non ha giocato come Shomurodov, o Nandez che non ha fatto bene nella seconda partita, giocando da braccetto. Comunque, stanno bene. E dico lo stesso per Prati e Oristanio, li vedo con rinnovata energia. Makoumbou? Il solito, mentre Luvumbo non ha giocato. Per fortuna! Ed ecco la seconda risatina. Figlia di uno stato d’animo che regala fiducia ai tifosi. Che, intanto, difficilmente potranno sapere quale sarà il modulo e gli interpreti. Ranieri è sul pezzo. E accelera: “Il Cagliari ha bisogno di un regista vero, Prati lo è ma troverò il momento giusto per farlo giocare. L’Udinese? La solita, anche se è partita male. Fisica, arcigna, forte nei contrasti e di testa, determinata. La solita Udinese, Da 35 anni sono in A, la famiglia Pozzo l’ha portata in Europa. Complimenti a loro”.

Pallonate all’ora di pranzo. Con la squadra di Sottil, dato dai bookmakers a rischio, si gioca alle 12.30: “Chi ha scelto questo orario a Cagliari a settembre, è un vero mago”. Arriva un’altra mezza risatina. E si passa al portiere: “Il titolare è Radunovic: l’anno scorso ci ha portato in A. Voglio vedere come si mette alle spalle quell’errore, come hanno fatto i grandi portieri. Ha l’opportunità di farmi vedere che ha il carattere di un grande portiere e che si è lasciato alle spalle Bologna”. Il messaggio è delicato, Scuffet scalpita. E si ripassa dalla sconfitta dell’Dall’Ara: “A Bologna non siamo stati aggressivi. Abbiamo preso gol su fallo laterale dopo che siamo rimasti a parlare con l’arbitro: un errore dopo l’altro, è mancata concentrazione e aggressività. Sì, ne ho parlato con i ragazzi. Petagna? Ha fatto lavoro differenziato, sentirò lui e i dottori. Idem per Pavoletti”. Si chiude con la domanda facile. Ma non per questo meno importante: “Il vero Cagliari di Ranieri? Spero possiate vederlo il prima possibile. Ho detto che le prime otto partite sarebbero state tremende. Noi ci dobbiamo svegliare, la serie A non ci aspetta. Bisogna far punti e andare avanti a testa alta. Fare la nostra prestazione è sempre la cosa più importante. Poi, ci sono gli episodi che ti possono condannare. Ma dobbiamo dare sempre il massimo”.

Cittadino onorario. Claudio Ranieri ha avuto la cittadinanza onoraria dall’assemblea civica. Tutto è nato dalla proposta del consigliere regionale, Andrea Piras. Che in un post ha scritto: “Da tifoso e da consigliere comunale e regionale, con emozione e orgoglio, ho incontrato il mister Claudio Ranieri. Gli ho illustrato le motivazioni contenute nella mia proposta, approvata due giorni fa, con cui gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Cagliari. L’ho voluto ringraziare e stringergli la mano, da cittadino e da sportivo, con sentimenti condivisi da tutti i sardi perbene, onesti, sinceri. Ha apprezzato molto. Gli ho anche detto lo aspettiamo in Comune per la cerimonia ufficiale che sarà organizzata dal sindaco Paolo Truzzu. Ho ritenuto doveroso fare questa proposta perché è l'unico strumento per rendere onore a un grande uomo per quello che ha fatto per il popolo sardo, per lo sport, come manifesto comportamentale per i nostri giovani, per Cagliari e per il Cagliari. Grazie Claudio”.

 

 

Gap gender, il nostro paese arranca e se può peggiora

“Sui generis, Giornata cagliaritane per le pari opportunità” mette a confronto cinque ordini professionali, esperti, docenti e testimonial. La tre giorni si chiude domani. Focus su lavoro, previdenza, reti antiviolenza, prevenzione e formazione

Mario Frongia

Giusto per capire quale sia la dimensione del problema, è sufficiente esaminare un dato: in Italia la parità di genere si raggiungerà tra 131 anni. Una stima impietosa, quella evidenziata dal report del World Economic Forum. Il nostro Paese è al 79° posto, dietro Uganda, Kenya, Georgia, Etiopia, Thailandia e perde 16 posizioni rispetto al 2022.  Il tema, declinato su professioni, sanità, istruzione, lavoro e previdenza, è centrale da ieri a domani nella scaletta di “Sui Generis, Giornate cagliaritane delle pari opportunità”. I lavori, ospitati dalla  facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche, sono stati aperti da Rosanna Mura, presidente Comitato pari opportunità, Ordine avvocati Cagliari: “Condividiamo un percorso di metodo e con l’obiettivo di rivedere i temi di genere. Sui generis è uno spazio libero di riflessione. E diciamo basta ai convegni con sole donne!” Sul ripensamento dell’ottica di genere, con i focus su lavoro, professioni, salute, sanità, formazione, istruzione e libertà delle donne, sono intervenuti i presidenti Filippo Anelli (medici), Elisabetta Cosci (giornalisti), Elbano De Nuccio (commercialisti), Francesco Greco (avvocati) e David Lazzari (psicologi). L’incontro, moderato da Susi Ronchi (cofondatrice di Giulia giornaliste), ha visto assieme per la prima volta cinque ordini professionale con oltre un milione di iscritti e iscritte. Dal report di World Economic Forum si scopre che per il 14° anno di fila l’Islanda è prima, seguita da Norvegia, Finlandia, Svezia e Nuova Zelanda. Un ambito su cui è intervenuta anche Susanna Pisano, avvocata e presidente di Confprofessioni: “Abbiamo perso sedici posizioni sul 2022. Serve una seria politica di formazione, condivisa da scuole, famiglie e associazioni, tesa ad abbattere pregiudizi e stereotipi”. Il tema, declinato su professioni, sanità, istruzione, lavoro è al centro di Sui generis-Giornate cagliaritane delle pari opportunità. “Per noi violenza e discriminazioni sono molto presenti. Dobbiamo essere toste e vigili. E lo saremo” dice Anna Rita Ecca, segretario Ordine medici di Cagliari. La tre giorni - apertasi ieri a Cagliari nella facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche - affianca gli Ordini di medici, avvocati, commercialisti, psicologi e giornalisti. Sulle problematiche di genere servirebbe una piccola grande rivoluzione culturale. Dagli esperti è arrivata una conferma: le questioni per accorciare il gap sono trasversali e quotidiane. Per cui, nessuno può chiamarsi fuori. A seguire, su molestie, discriminazioni retributive e di carriera, interventi, tra gli altri, di Susanna Pisano “L’Europa - ha detto Angela Quaquero, presidente delle’Ordine degli psicologi regionale - ha la più alta parità di genere: un terzo dei Paesi si classificano nelle prime venti posizioni e venti su trentasei hanno raggiunto il 75 per cento di parità. Per noi rimane tanto da fare”. L’avvocata Pisano spiega: “Le disparità economiche tra avvocati maschi e femmine a inizio carriera? Una ragazza prende almeno tremila euro in meno in un anno e posso garantire che non sono pochi!”. Con “Repressione di genere al giorno d’oggi: Donne, vita e libertà”, voci di Tiziana Ciavardini (giornalista esperta di Iran), Farian Sabahi (storica e orientalista) e Guido Alpa (La Sapienza, Roma), moderati da Ester Cois, prorettrice Pari opportunità ateneo di Cagliari, il salto ai drammi in Iran. Oggi e domani si parla di Reti antiviolenza, linguaggio, intelligenza artificiale e linguaggio di genere. Stamani sono previste nove tavole rotonde con esperti e figure di vertice di enti pubblici e privati. Si dibatte di Professioni, Previdenza e povertà, Covid, Segregazione orizzontale e Gender pay gap, sicurezza e Burn-out professionale. Domani Sui generis affronta i vari aspetti degli scenari che accomunano salute, malattia e benessere. La giornalista Roberta Ida Villa modera i professori Silvano Tagliagambe e Maria Del Zompo impegnati sul tema “Percezione e idea della salute: dall’assenza di malattia al benessere della persona”. A seguire, l’intervento del rettore Francesco Mola e quello dei presidenti degli Ordini professionali regionali e territoriali Emilio Montaldo (medici), Matteo Pinna (avvocati), Angela Quaquero (psicologi), Alberto Vacca (commercialisti) e Daniela Paba (vicepresidente giornalisti). Ai cronisti vengono riconosciuti quattordici crediti formativi professionali, tredici agli psicologi, mentre avvocati e commercialisti ne avranno dodici.

Martedì, 12 Settembre 2023 13:11

Sir Claudio, super cittadino!

Claudio Ranieri, cagliaritano doc: "Ringrazio di cuore. Mi avete fatto sentire uno di voi!"

Ieri dall'assemblea civica la pergamena onoraria per il tecnico delle tre promozioni in rossoblù. "Uomo e allenatore che ha dimostrato attaccamento alla squadra e affetto smisurato per i sardi" dice Andrea Piras

Mario Frongia

La storia degli uomini e dei luoghi. In più, il lavoro, la pulizia intellettuale, la trasparenza. E se accade nello sport, meravigliosa officina che somiglia alla quotidianità, smaschera asini e opportunisti, è anche meglio. Basta unire i puntini ed ecco Claudio Ranieri. Il tecnico nel giro di poche ore diventa cittadino onorario di Cagliari. La proposta, avanzata in piena roulette play off dal consigliere regionale Andrea Piras quando il miracolo della promozione in A era tutto meno che certo, verrà ratificata a stretto giro dal voto in Consiglio comunale. Un’incoronazione che premia un percorso che risale al 1988. Alla “visione” del compianto Tonino Orrù, ben affiancato dal direttore sportivo Carmine Longo e dal dirigente Ermanno Cortis. Il futuro Sir Claudio era l’allenatore debuttante della Puteolana, serie C. Con un passato da onesto difensore centrale con debutto in prima squadra voluto da Carletto Mazzone - quando si dice dei corsi e ricorsi storici! -, allora tecnico della Roma. Quindi, gavetta e sudore con la maglia del Catanzaro. Tonino e i suoi lo incrociano in Campania. Quel Cagliari da ricostruire è precipitato in C. Claudio Ranieri ha lo skill giusto per ripartire da zero. E sarà così. Con il triplo salto verso la A. Un percorso che la tifoseria e anche lo sportivo meno attento non può scordare. Da qui, un sentimento trasversale che scomoda anche stima e affetto. La città, e l’intera regione non dimentica. "Grazie all'amministrazione e al sindaco, grazie ai tanti che mi hanno fatto sentire da subito uno di voi. Anche quando le nostre strade si sono divise - ha detto Sir Claudio - avete continuato a farmi sentire speciale e a manifestarmi attenzioni e affetto".

Ecco perché l’idea di Andrea Piras (Lega), affiancato da una mozione analoga firmata da Matteo Massa (Progressisti), ha trovato terreno fertile in un attimo. Ci sono i fatti: tre promozioni, inclusa quella dello scorso giugno. C’è l’affinità con i sardi, di modi e comportamento. Il tecnico la consolida appena può: “Il Cagliari, e la città, è il club dove sono diventato allenatore, non potrò dimenticarlo mai” le parole a margine dell’exploit con il Leicester, squadretta da B inglese, in cima al mondo con la vittoria della Premier. E c’è anche la passione del sindaco Paolo Truzzu ("La storia non si dimentica, grazie Claudio!") e del presidente del Consiglio comunale, Edoardo Tocco. Entrambi hanno sposato con entusiasmo la proposta. Entrambi l’hanno sostenuta e portata avanti. Maggioranza e opposizione mai come in questo caso si sono trovate sulla stessa linea. Adesso, si aspetta l’atto ufficiale. Ma per l’applauso in Consiglio è questione di un attimo: domani, martedì 12 settembre, alle 18. “Le imprese del mister Ranieri - ha sottolineato Andrea Piras nella mozione - con la squadra del Cagliari calcio, rappresentano un patrimonio di memoria collettiva per le cagliaritane e i cagliaritani e per tutti i tifosi in Sardegna e fuori. Le due promozioni consecutive dalla C alla A ottenute dal Cagliari sotto la sua guida, l’entusiasmo collettivo creato dalla recentissima promozione in serie A, che i tifosi e i calciatori riconoscono unanimemente merito principale del tecnico, hanno determinato un sentimento di gratitudine e un legame di concittadinanza tra Claudio Ranieri e le cagliaritane e i cagliaritani”. Dal tecnico alla persona: "Ha dimostrato non solo l'attaccamento alla squadra e ai colori sociali ma anche un affetto smisurato per tutti i sardi" ha aggiungo il consigliere regionale. 

Le parole dell’allenatore. Interpellato di recente sull’ipotesi di diventare un cittadino della capitale dell’isola, parole di riconoscenza e amicizia: “Ne sarei molto orgoglioso, mi sento già cittadino onorario, mi ha fatto cittadino la gente. Se poi anche l’amministrazione dovesse conferirmi la cittadinanza sarei molto orgoglioso”. Insomma, un pregiato filo verde che accomuna chi ama lo sport e chi lo interpreta. Nel nome di una terra che non smetterà mai di essere riconoscente a chi merita. A quanti possano essere esempio di competenza, onestà e buon senso. Una regione che è e sarà giusta anche nel combattere arroganza e protervia.

Servono punti e serenità!

In attesa dell’Udinese, tra i primi responsi dai nuovi, il mercato in chiaro-scuro e un percorso accidentato. I tifosi siano fiduciosi, Ranieri non molla

Mario Frongia

Bilancio provvisorio. “Le prime otto partite sono davvero dure, non ci è andata molto bene” la sintesi delle parole di Claudio Ranieri all’uscita dei calendari della A 2023/24. Il bilancio dopo tre turni è nitido: dopo Torino, Inter e Bologna, un punto e un gol, coda della classifica al penultimo posto alla pari della Roma di Mourinho e sopra l’Empoli, zero punti. La tifoseria è già in ebollizione. Si dibatte dell’errore di Radunovic (da non colpevolizzare, Scuffet c’è ma deve stare al suo posto, per ora), degli acquisti - tardivi, sbagliati, fuori condizione, infortunati -, di un mercato asfittico con venti milioni spesi e circa sedici incassati, con Genoa e Frosinone, le altre neopromosse, che hanno investito cifre superiori. E al riguardo, un lettore di Gol Rossoblù segnala che per lo stesso bottino, un punto ma con squadre di peso inferiore, è stato esonerato Leonardo Semplici, autore due stagioni or sono di una salvezza miracolosa quasi quanto lo è stato il salto di categoria firmato da Sir Claudio. I fatti sono questi. Ma adesso, sarebbe sciocco e improduttivo dare le pagelle. I tifosi devono tener botta. Fin dalla prossima in casa con l’Udinese, domenica 17 alla Domus.

 

Vecchie scorie. Per i nuovi arrivati è improduttivo trarre le somme. Certo è che l’approccio di Shomurodov è sotto tono e preoccupante. C’è da augurarsi che la nazionale ricarichi l’uzbeko. Mentre si aspetta il centrale greco Hatzidiakos, c’è da chiedersi chi si farà da parte nella quaterna difensiva che ha già lasciato a terra Obert. Con Dossena che si sta confermando con prove positive e il buon debutto di Wieteska, per il tecnico di Testaccio materiale su cui riflettere non ne manca. Cosi come, in un campionato lungo e impegnativo dove si deve avere un duo per ruolo, sarà curioso vedere come sistemerà la zona di mezzo e l’attacco. Per ora con due mediani, Makoumbou e Sulemana, e gli esterni, Jankto e Nandez. E ci si chiede quale sia il possibile contributo di Prati. In avanti, con Petagna, che dovrebbe recuperare per la ripresa dopo i 45’ a Bologna con problema al polpaccio, che ha affiancato Luvumbo. Con Oristanio, in attesa di Mancosu, che giostra dietro le punte, settore più malconcio degli altri. Notarella su Nahitan Nandez. Caduti i problemi giudiziari in Uruguay, con la chiamat nella Celesta del Ct Marcelo Bielsa, l’esterno è in scadenza. La rogna è quella solita: il club è entrato da subito in rotta di collisione con i procuratori dell’uruguagio. Balla una provvigione monstre (due milioni di euro, si dice) che la società non vorrebbe pagare. Da qui, il primo braccio di ferro in tribunale per i diritti di immagine. Adesso, la ricerca di un rinnovo che pare complicato. Si vedrà. Ma la lezione rimane: meglio non fare i furbi con chi è più furbo. E anche per la questione Pereiro, con ingaggio milionario e spunto che non arriva,  sarebbe utile da parte della presidenza un onesto mea culpa.

 

Il duro prosieguo. Dopo l’Udinese i rossoblù sono attesi dall’Atalanta. Quindi, il Milan in casa nell’infrasettimanale del 27 settembre e la Fiorentina al Franchi nel posticipo di lunedì 2 ottobre. Quindi la Roma in casa e la trasferta a Salerno. E siamo alle otto partite citate, e studiate, da Claudio Ranieri. È chiaro che si deve provare a fare punti sempre e comunque. E sull’atteggiamento l’allenatore è da sempre stato chiaro: “Quelle che non puoi vincere cerca di non perderle”. Ma l’attendismo e la cautela, che si traducono in un assetto e un piglio troppo difensivistico con baricentro basso e una scarsa presenza in zona tiro, sta spaventando i supporter. Ci sarà da avere fiducia e pazienza. Sia per il recupero di Lapadula, Mancosu, Pavoletti e Desogus. Mentre di Rog non se ne parla, stagione finita. Sia per l’ineludibile migliore integrazione dei nuovi, per lo spirito battagliero e la voglia di non mollare fino al minuto numero cento che accompagna da gennaio la squadra griffato Ranieri. Che poi i bookmakers abbiano già messo a rischio la panchina e vedano il Cagliari tra le probabili retrocesse, fa parte del gioco.    

      

Mercoledì, 06 Settembre 2023 09:42

Vela internazionale, Sardegna in vetrina

Gallura, tra arte velica, mare e ospiti da sogno

Al via la Rolex cup curata nei dettagli dallo Yacht club Costa Smeralda. Fino a sabato 9 settembre le super imbarcazioni da mille e una notte

 

Mario Frongia

 

Qualche miliardo di dollari in tecnologia velica è salpata ieri da Porto Cervo. Il top di gamma, senza eguali o quasi. Comandanti reduci da Olimpiadi e America's cup, skipper e tattici contesi come neanche Cristiano Ronaldo e Messi ai tempi d'oro. Armatori che amano vento e competizione in modo uguale. Per cornice il golfo di Arzachena, il fascino della Costa Smeralda, il maestrale delle Bocche e dell'arcipelago di La Maddalena. La Rolex cup è questo e altro. Puntuale e solenne, con il "buon vento", augurato da Michael Illbruck, commodoro dello Yacht club fondato dall'Aga Khan, alle 48 imbarcazioni al via da oggi fino a sabato. Giganti dei mari che scuotono e indirizzano la disciplina, e un mondo in continua evoluzione, dalle fondamenta. Per la 33^ edizione della Maxi Yacht Rolex Cup. sono iscritte barche superiori ai 60 piedi. Almeno diciotto metri e mezzo di lunghezza che annettono scuole veliche, tradizione e ottoni con scafi in un mix di carbonio e software sofisticati capaci di volare sulle onde a cinquanta nodi. Curata dallo Yacht club Costa Smeralda con il supporto di Rolex (title partner) e dell’International Maxi association (Ima), l’evento comprende una flotta che va da Baruna, magnifica barca d’epoca di quasi 22 metri varata nel 1938 e restaurata di recente, a Wally Yacht, Y3K di 101 piedi fresco di varo, ai tre multiscafi ammessi per la prima volta alla regata, fino agli spettacolari J Class, barche di 40 metri e oltre 100 tonnellate di dislocamento. Tutti da Hall of fame skipper e tattici. Da Vasco Vascotto, trionfatore in ventisette campionati del mondo e tattico di Cannonball, vincitore del Rolex TP52 World championship su Platoon, all'eterno rivale Terry Hutchinson, tattico di Bella Mente e skipper di American Magic per la 37^ America’s Cup. Le 48 bellezze del mare sono suddivise in sei classi. Sempre per la Classe Maxi B sono in gara racer puri. Tra questi, gli ex Maxi72 Class - riconfigurati e talvolta leggermente allungati - come Bella Mente, Jethou, North-Star e Proteus, oltre ai due 65 Ambersail e Sisi, e al Wally 82 Django HF. "I grandi nomi della vela ci sono tutti" dice Andrea Vallicelli, padre di Azzurra che adagiata sul molo di Porto Cervo fa bella guardia e festeggia i quarant'anni. Il designer segue le operazioni di pre-partenza e si appresta a guerreggiare con la sua ultima creatura, 80 H2O. Per stare ai grandi nomi, la regata vanta il gotha della vela internazionale. Da Adam Beashel su Black Jack, a Murray Jones su Galateia, Brad Butterworth su Jethou, Mitch Boot su Leopard 3, Jochen Schuemann su Magic Carpet, Guillermo Parada su Moat, Morgan Larsson su Proteus, Ken Read su V. Una sorta di tutti contro tutti. Tra gli italiani, Francesco De Angelis su Cannonball, Tommaso Chieffi su Django HF, ‘Ganga’ Bruni su Grande Orazio, Alberto Bolzan su My Song, Andrea Casale su Re/Max One 2 e Mauro Pelaschier su Viriella dell'armatore Vittorio Moretti, patron di Franciacorta e dell'azienda vinicola con sede ad Alghero, Sella&Mosca. Insomma, un pool senza eguali pronto a non mollare neanche un alito di vento. Tommaso Chieffi e Pierluigi Loro Piana, armatore di My Song, tagliano corto. "La settimana prevede venti molto interessanti, vincerà chi li saprà acchiappare al meglio. Sarà una sfida bella, divertente e combattuta" Alla Rolex cup by Yacht club Costa Smeralda la Maxi C è la classe più numerosa con sedici barche. Gli yacht appartengono alle sottoclassi Maxi 3, 4 e 5 e vanno dal debuttante Baltic 60 Open Season al Southern Wind 82 Grande Orazio, a Wallyño, armato dal presidente dell’Ima, Benoit de Froidmont. Regatano nella Classe Maxi C anche Baruna of 1938, lo Starkel 64 Stella Maris e il Dehler 60 Blue Oyster. Il Comitato di regata ha preparato sei differenti partenze alla flotta che comprende Maxi A, B e C, Supermaxi, J-Class e Multiscafi. Della Classe Supermaxi fanno parte lo Spirit 111 Geist, il progetto custom Inoui, lo Swan 115 Moat, il Maxi Dolphin 118 Viriella e il debuttante Wally 101 Y3K. “Gli yacht sono stati raggruppati in funzione della tipologia e delle loro performance. Per ciascuna classe i tempi di percorrenza vengono compensati sulla base del rating specifico della singola barca. Anche la tipologia di percorso - spiegano gli organizzatori - viene prescelta dal Comitato di regata per adattarsi al meglio alle caratteristiche di ogni classe. In particolare, l’intera flotta si cimenta nelle regate costiere tra le isole dell’Arcipelago. Ma le imbarcazioni di alcune classi possono esprimere le loro potenzialità tra le boe dei percorsi a bastone”. Tra i Maxi A regatano gli yacht più veloci. Tra questi, il 100 piedi australiano Black Jack, i WallyCento Magic Carpet Cubed, Galateia e V, il Wally 93 Bullitt, il ClubSwan 80 My Song e il Botin 85 Deep Blue, armato e timonato dall’americana Wendy Smith: la signora con il team 11th Hour Racing ha vinto l’ultima edizione di The Ocean Race. Sia la Classe J che i Multiscafi hanno tre yacht ciascuno di altissimo livello con equipaggi formati da campioni plurititolati. A  bordo del J Class Topaz, Peter Holmberg è al timone affiancato da Andy Horton, tattico, e Cole Parada, stratega. Bouwe Bekking è il tattico sul J Class Svea mentre su Velsheda lo stratega è Grant Simmer, iconico protagonista dell’America’s Cup. Sugli agguerriti catamarani della classe Multiscafi, su Allegra domina Paul Larsen, detentore del record mondiale di velocità a vela. Mentre su Convexity 2 l’armatore Don Wilson è anche stato campione iridato 2021 al timone dei catamarani M32 Class. Con Wilson regatano a Porto Cervo il match racer Taylor Canfield, Chris Nicolson e Charlie Enright, skipper vincitore della Ocean Race. Highland Fling 18 punta sull’esperienza di Loick Peyron con le chiamate tattiche affidate al neozelandese Cameron Appleton. Sui moli di Porto Cervo centinaia di appassionati e tifosi hanno applaudito le prime uscite in mare. La vela attrae e avvicina. Le magie dei mari del nord Sardegna compiono il resto. La curiosità? Nelle acque isolane vengono utilizzate le boe senza ancoraggio al fondale. La posizione viene garantita da un motore elettrico e dal Gps. Benvenuti a bordo.

Sabato, 02 Settembre 2023 22:01

Cagliari, illuso e sconfitto

Cagliari, rimontato e battuto a Bologna

Svarione di Radunovic, presente su altre due palle gol dei padroni di casa. Male i cambi. Ranieri: "In serie A certi errori non te li puoi permettere"

Mario Frongia

Sarebbe ingiusto e sbagliato dare a Radunovic le colpe maggiori per la sconfitta al Dall'Ara. Il portiere serbo è stato autore di due mezzi miracoli nel primo tempo. Anche se la palla che gli sfugge arriva all'88', è la squadra ad aver condotto per quasi un tempo e non aver trovato e creato l'occasione per chiuderla. Difendere l'1-0 di Luvumbo non sarebbe stato semplice. Ma almeno, per atteggiamento e mentalità, avrebbero potuto provarci. Certo, l'uscita di Petagna, problemi muscolari ma neanche mezzo tiro in porta, ha creato disagi: "Senza Andrea abbiamo perso il riferimento" dice Ranieri. Forse, anche la condizione psicofisica per alcuni deve crescere. Ma non sono alibi né buoni né cattivi. E ci sarebbe da chiedersi del perché uno dei più tecnici, Nandez, sia sempre sotto tono. O perché Makoumbou abbia ripreso a girarsi su se stesso. Inoltre, la squadra fatica a trovare la porta e il tiro. E ha ancora una manovra prevedibile e poco incisiva. La sconfitta riguarda un po' tutti. C'è tempo ed entusiasmo per correggere la rotta. Adesso, c'è la sosta. Ottimo break per preparare l'accoglienza all'Udinese, ospite alla Domus domenica 17 alle 12.30.

Partenza strategica. Claudio Ranieri non ha dato tempo al tempo: subito in campo il polacco Wieteska e il triestino Petagna. Proprio sul difensore centrale, affiancato a Dossena, e su Petagna si sono appuntate le aspettative della tifoseria. Per stare ai nuovi, Augello, Sulemana e Jankto dal via con Luvumbo al fianco dell'ex Monza. Si parte con il 4-4-2: e ci si chiede come mai sia stato accantonato il 4-3-1-2 della risalita in A. Una questione di uomini, avversari e tempo, sarà la risposta. Intanto, la ferita è aperta. Fischia l'internazionale Daniele Orsato: a Bologna non scordano il rigore macroscopico non dato da Di Bello e dal Var (sospesi dall'Aia) a Torino contro la Juve: il mutismo di Thiago Motta ha fatto il giro del web.

In vantaggio con super Zito. Partenza forte dei padroni di casa. Il Cagliari sa aspettare, come da direttivo del tecnico di Testaccio. Il Bologna colpisce il palo dopo 6', botta di Karlsson. Ma manca nella finalizzazione, vizietto comune per la metà dei club della A. Tenere il gioco e il campo non basta. Poi, Luvumbo concretizza e gela il Dall'Ara: errore in anticipo di Beukema, spunto rabbioso e sinistro a fil di palo per la prima rete in A del classe 2002. Ranieri dopo 22' gode delle proprie scelte. Anche perché il lancio per Zito lo firma Wieteska.

Scelte azzeccate. Con Jankto e Nandez (comunque insufficiente) a soffrire, raddoppiare e levare campo sugli esterni agli emiliani, Ranieri vede giusto. La lettura preventiva di Sir Claudio si rivela quasi esatta anche nel chiedere pressione alta alle punte con la mediana che sale a sporcare manovra e possesso, sterile, del Bologna. La squadra di Thiago Motta accusa la botta. Ma tiene palla e mostra personalità. Sotto di un gol la reazione è così così. Tanto che Radunovic è miracoloso su Karlsson e Zirzkee in successione. Nei primi 45' ottimi Dossena e Sulemana, bene anche Augello. Per il resto, la sensazione è che si sappia stare in campo quando gli altri mostrano rabbia. Purtroppo, le partite durano due tempi.

Rigore fallito dal Bologna, papera e sconfitta. Si riparte con i cambi. Fuori Petagna (botta al polpaccio) e Nandez, dentro Shomurodov e Di Pardo. Il Bologna tiene il pallino ma è lento, lezioso, senza punte che sappiano muoversi in area e impensierire Radunovic. Il fraseggio esasperato e con pochi inserimenti senza palla di Moro e soci, aiuta il Cagliari. Ranieri imposta i suoi sulla modalità pazienza e attenzione. La mossa funziona a metà. Fino alla stoccata in area di Zirkzee, fino ad allora ininfluente, se non irritante per gli errori gratuiti, che fulmina rasoterra sul primo palo Radunovic con Dossena che manca all'appello. L'1-1 carica il Bologna e mette in crisi i rossoblù. Ci provano Ndoye, Lucumi e Aebischer. Intanto, Ranieri avverte puzza di bruciato: Zappa e Jankto out per Oristanio (l'euforia di Torino è scemata) e Deiola (possibile che sia il primo battitore delle punizioni?). I cambi arrivano, arroccarsi può essere pericoloso. Motta risponde con Orsolini per Ndoye e Urbanski per Moro. Il Bologna prende metri e mostra autorevolezza. Sì non si parla del Real Madrid ma è quel che accade. Orsolini ha la possibilità di portare avanti i suoi dal dischetto: traversa. Orsato fischia il penalty al 75' per fallo di mano da Di Pardo. I quattrocento tifosi sardi tirano un gran sospiro. Il vantaggio sarebbe stato un filo immeritato. Azzi subentra ad Augello, cambia poco. La partita è viva, con rapidi capovolgimenti di fronte e una caterva di errori da entrambe le parti. Poi, ci prova Sulemana su cross di Luvumbo, alto. La beffa nasce dalla pressione, intensa ma poco precisa, del Bologna: tiro morbido di Kristansen, Radunovic para con tranquillità ma perde la palla e Fabbian lo infilza. "Potevamo proteggere meglio il portiere. I dettagli fanno spesso la differenza" ammonisce Ranieri. Il 2-1 punisce eccessivamente il Cagliari. Ma è il risultato logico: la squadra di Thiago Motta ha cercato il gol con maggiore intensità e convinzione, i rossoblù sono scemati e il pari l'hanno quasi innescato. La lezione dell'Inter, club e ambizioni ben differenti, è servita a poco.

FederCusi e quel pregiato filo made in Sardegna

Da Lilli a Leonardo Coiana e lo sport universitario italiano guidato da Antonio Dima. Una storia di successo anche ai recenti giochi cinesi: Italia quarta al mondo e prima in Europa

Mario Frongia

Le belle storie si scrivono da sole. L'ha detto Francis Scott Fitzgerald. Quella dello sport universitario italiano che decolla e prosegue su un percorso maturato nei decenni, tra campionati nazionali, europei e mondiali, con intuizioni, novità e condivisione, ha tra i suoi pionieri Leonardo Lilli Coiana. Medico cagliaritano, con quattro specializzazioni, è stato tra i fondatori del Cus Cagliari. Ha poi guidato il Cusi, la mamma dei Centri sportivi delle università italiane, traghettandolo verso strade competitive, moderne, allargate, con dentro e a pieno titolo gli atenei. Il Cusi è stato anche bacino delle nazionali maggiori, atleti di vertice mondiale assoluto, come Valentina Vezzali, Yuri Chechi, Federica Pellegrini o Greg Paltrinieri, hanno gareggiato e vinto con il logo tricolore universitario. Il dottor Coiana, Lilli per tutti in mezzo mondo, cagliaritano verace, diretto e senza fronzoli, ha guidato una sorta di piccola grande rivoluzione. Dagli insegnamenti condivisi con Primo Nebiolo, inventore delle Universiadi e dirigente invidiato anche dalle grandi potenze del pianeta, Lilli ha presieduto, innovato e portato le attività sportive delle università italiane alla ribalta. Dando loro una dimensione nuova, moderna, credibile e in crescita. Il tutto, con al fianco un segretario generale fidato e competente come Antonio Dima. Leonardo Lilli Coiana se ne è andato nel 2014. Alla presidenza del Cusi è approdato Lorenzo Lentini. L'avvocato napoletano ha poi preso codici e manuali e si è trasferito alla Fisu, la Federazione internazionale degli atenei. Ed è scoccata l'era Dima. Eletto con un plebiscito alla guida del Centro universitario sportivo italiano, il buon Antonio, leccese doc, l'ha condotto alla maggior età tra gli applausi: dal luglio del 2022 il Cusi, sorto nel 1946, è la quarantaseiesima Federazione tricolore su proposta del Consiglio nazionale e delibera della Giunta del Coni. "Devo ringraziare il presidente Giovanni Malagò per il suo sostegno e per le attenzioni che ha riservato allo sport universitario. La mia gratitudine va al mio maestro Lilli Coiana: sarà contento dei passi che abbiamo fatto con i suoi insegnamenti e la sua visione".

Universiadi made in China, Italia da record. Dagli stralci della storia appena passata al presente. Dal 28 luglio all'8 agosto scorso Chengdu, distante circa diecimila chilometri dall'Italia, diciassette milioni di anime ai piedi del Tibet, ha ospitato la 31esima edizione dei Fisu World University Games. Il team FederCusi è tornato a casa con un medagliere sontuoso: 56 pezzi con 17 ori, 18 argenti e 21 bronzi. La delegazione azzurra ha salutato la Cina da quarta mondo, dopo l'accelerata sulla corazzata India, dopo Cina (178), Giappone (93) e Corea (58), avanti di appena due bronzi. E da capolista in Europa, lasciandosi dietro giganti quali Inghilterra, Germania, Francia, Polonia e Olanda. I numeri raggiunti ai giochi mondiali universitari non sono mai stati alla portata delle ragazze e dei ragazzi in tricolore. Il team ha battuto anche il record delle 44 medaglie conquistate alle Universiadi tenutisi a Napoli nel 2019. “Siamo orgogliosi di questi risultati, testimoniano che lo sport universitario italiano è vivo e cresce di giorno in giorno. La nostra Federazione non poteva avere un debutto migliore” le parole con un filo di commozione del presidente Antonio Dima.

Profumo di Sardegna: da un Coiana all'altro. A Chengdu ha fatto la sua comparsa un ragazzone di un metro e novanta, buon tennista a livello giovanile, fresco di laurea in Business administration a Miami. Classe 2000, Leonardo Coiana del nonno non ha solo nome e cognome. Ma anche quella particolare cazzima che lo porta a essere curioso, ad ascoltare e capire. Cagliaritano, il papà, Nicola, fa l'ortopedico, la mamma, Silvia, gestisce i centri fisioterapici. Lui, in Cina, ha avuto i galloni di Student ambassador da Antonio Dima. E visto che c'era è stato il coach dei tennisti. Insomma, gavetta. Utile per imparare, consumare tacchi, stare ore e ore in campo e trovare prosciutto cotto e fontina per cena dopo giornate infinite a consigliare giocate: "Spingi, vai profondo sul suo rovescio!" e "giocagli la palla corta". Gavetta e umiltà. La Sardegna di Leo Coiana. Ma non solo. A Chengdu - culla di una civiltà evoluta, attuale distretto cinese al top per la tecnologia industriale, l'informatica e i servizi - la terra dei Quattro mori è stata ben rappresentata da Sarah Longoni, studentessa di Scienze motorie a Sassari, campionessa di Taekwondo e medaglia d'oro ai Giochi universitari nazionali tenutisi tra maggio e giugno a Cassino. E anche Gianni e Andrea Ippolito sono sassaresi doc e, con Cusi prima e FederCusi adesso, vantano con orgoglio appartenenza, condivisione e competenza. Papà Gianni, già presidente del Cus Sassari, è l'esperto vicepresidente, ha all'attivo numerose Universiade da capodelegazione, oltre a centinaia di competizioni internazionali. Andrea, cura progetti con al centro l'inclusione, il recupero degli inattivi, la sensibilità per gli ultimi, gli immigrati e i disabili, e ha seguito tematiche in collaborazione con i Cus, l'Anci e Sport e salute. In Cina si è occupato della segreteria. Infine, but not least, Franco Zanda. Medico ortipedico, da sempre vicino a Lilli Coiana, anche a Chengdu è stato funzionale e prezioso. La Sardegna che funziona, anche lontano dalle consuetudini e dal proprio orticello, è anche questa. Sì, Lilli Coiana sarebbe soddisfatto.

 

A Bologna con determinazione

Claudio Ranieri tiene a mente il 2-0 subito dall’Inter, si gode la rosa e vuole un Cagliari con volontà e “senza errori”

Mario Frongia

Il Bologna sabato alle 18.30 al Dall’Ara è il bersaglio. Con un punto e zero gol nelle prime due giornate, Sir Claudio riparte dal ko subito in casa dall’Inter per poi passare al mercato. “Sono soddisfatto, quello che abbiamo pianificato è arrivato. Se qualcuno vuole andare a giocare, può darsi che esca. In entrata siamo a posto”. Sull’arrivo di Andrea Petagna, poche storie: “Gli parlerò per capire se può giocare subito titolare. Oggi ha lavorato con noi e so che si è allenato benissimo. L’ultima partita l’ha fatto al Trofeo Berlusconi. Parliamo di una punta che non avevamo. Petagna fa giocare bene i compagni, difende bene la palla, apre gli spazi e sa attaccare l’area di rigore”. Un primo tassello, chiesto da giugno, è al suo posto. Al campo la risposta sul centravanti. “Non vedo l’ora di venire al Cagliari e lasciare il Monza. Sarò una mano per raggiungere quanto prima la salvezza” le parole dell’ex Spal, Atalanta e Napoli all’arrivo a Elmas.  Da Petagna a Pereiro. L’allenatore rossoblù non ha dubbi: “La situazione si gestisce facendo allenare il ragazzo. Se qualcuno che vorrà le sue prestazioni, ben venga. Ma non chiude le porte a nessuno, l’esperienza mi dice che tutti possono tornare utili. Wieteska? Ha fatto alcuni allenamenti con noi, ha grande esperienza e ci darà una mano. Sono contento di averlo”. In conferenza pre Bologna, un cenno anche su Prati: “Un gioiello. Dobbiamo salvaguardarlo, si applica molto e sono contento di averlo. Non abbiamo un giocatore con le sue caratteristiche. Adesso devo allenarlo nel miglior modo possibile per capire come utilizzarlo”.

L’analisi post Inter. “Impariamo la lezione presa lunedì sera. Dobbiamo stare più compatti, è una nostra prerogativa. I movimenti dei centrocampisti interisti ci hanno fatto allargare e Lautaro si è potuto muovere in profondità. Cosa abbiamo sbagliato? Credo sia stata una questione di testa a causare gli errori. Sapevamo i movimenti che avrebbero fatto ma ci hanno comunque sorpreso. Se in Serie A sbagli poi paghi”. Pausa. E rilancio: “Non dobbiamo farci attrarre in errore dagli avversari.

Gli avversari. “Il Bologna sa gestire la palla, servirà determinazione e volontà. Andiamo lì avendo questi aspetti ben in mente”. L’accenno alla modalità viene di conseguenza: “Nelle difficoltà giochiamola lunga e andiamo in contro-pressing. Non voglio la costruzione dal basso per forza, voglio evitare incertezze alla nostra fase difensiva. Thiago Motta? Non so che tipo di allenatore sia ma la sua squadra rispecchia molto il modo in cui giocava. In mezzo ha sempre tre centrocampisti di qualità, muovono la palla con uno, due tocchi e vanno subito ad aggredire. Thiago era cattivo, in senso buono, quando giocava. Le sue squadre hanno questa intensità”. Intanto, per Pavoletti è a rischio la trasferta: “La risonanza non ha evidenziato nulla di preoccupante, ma ha ancora fastidio. La vedo difficile per Bologna, non vogliamo rischiarlo per poi perderlo più a lungo”. Infine, Claudio Ranieri ha salutato Victorino. L’ex attaccante del Cagliari annata ‘82/83, è scomparso avantieri notte in ospedale dopo essere stato in rianimazione per un tetantivo di siucidio. “Purtroppo, è la vita. Non sappiamo quello che passa nella mente di quei ragazzi che sono stati importanti per milioni di spettatori e di punto in bianco cadono nella depressione. La vita è bella, dobbiamo imparare a lottare e a goderne”.

Qualche numero sulla sconfitta casalinga.  La squadra di Inzaghi ha giocato nella metà campo del Cagliari il 53 per cento dei palloni. Ai rossoblù il resto. Gli ospiti hanno avuto il 67 per cento di possesso palla, con una durata media delle azioni manovrate di 23 secondi, 19 il Cagliari. Barella e soci hanno vinto 15 contrasti ne hanno persi 39, 6 e 48 per Oristanio e Co. I palloni recuperati sono stati alla pari, 70, i passaggi a buon fine sono stati il 77 per cento quelli dei sardi, l’88 per i lombardi. I rossoblù hanno 6 volte (4 fuori), i nerazzurri 12 (9 fuori), battuto 17 e 19 tra cross e corner (4 e 7). L’Inter ha colpito due pali. Sulemana e soci hanno percorso 119 chilometri e scattato 208 volte, 116 e 200 quelli degli ospiti.

Martedì, 29 Agosto 2023 11:11

Ranieri, la ferita brucia

“Prendiamola come lezione”

L’Inter domina il Cagliari e si prende i 3 punti alla Domus. Claudio Ranieri perde Pavoletti e attende, da giugno, un attaccante che faccia gol

Mario Frongia

L’Inter vice campione d’Europa contro il Cagliari neo promosso in A? È andata male. I nerazzurri (2-0, Dunfries e Lautaro, in nove minuti) si sono presi, campo, gioco e partita nella prima mezzora. Poi hanno staccato la spina. Certo, non è stata una libecciata, per dirla alla Claudio Ranieri di inizio estate. Ma il campanello alla Domus sold out ha suonato in maniera perentoria. E il tecnico - dalla postura al volto e al tono delle risposte del dopo gara in sala stampa - non ha potuto nasconderlo. “Ho cambiato modulo nella ripresa aggiungendo due centrocampisti, altrimenti dopo un primo tempo nettamente nelle loro mani, avremmo preso anche il terzo gol. Loro sono entrati molto forte e hanno gestito, noi abbiamo avuto qualche fiammata”. Un bilancio arido. “L’importante era uscire a testa alta dal campo. All'intervallo ho detto di non perdere fiducia e consapevolezza, abbiamo provato a fare la nostra partita. Questa è la serie A, prendiamola come lezione.  La squadra deve maturare, stavamo facendo bene ma nel calcio c’è il fattore umano e quando loro hanno alzato il ritmo abbiamo sbagliato”. L’allenatore di Testaccio esamina le azioni decisive. “Nel primo gol abbiamo fatto male sulla palla in verticale, l’abbiamo gestita male. È chiaro che se l’Inter va in vantaggio, l’inerzia della gara cambia. Anche per questo, per non ballare troppo, ho cambiato nell’intervallo con il 4-5-1. Non volevo dare l’impressione di sbando. La ripresa? La squadra è stata fiduciosa e li abbiamo impensieriti, abbiamo mostrato carattere. Non scordiamo che, eccetto il portiere e Thuram, loro giocano assieme da anni. Speravo ci prendessero sotto gamba ma non è andata così”.

Pagella in chiaro scuro. Con dubbi e luci. “Avevo messo in conto che le prime otto partite sarebbero state dure” taglia corto sir Claudio. Insomma, per i 16.412 presenti una nottata da archiviare.  Ma spunti per approfondire - la prossima si gioca sabato alle 18.30 a Bologna - non ne mancano. Ad esempio, sul tema mercato. Ranieri ribadisce che alla fine la punta arriverà: “Sono soddisfatto, stiamo chiudendo tutte le operazioni in piedi. Se dovesse venire Petagna sarebbe per lottare e, magari, riconquistare la Nazionale”. L’allenatore e uomo di cuore, che non vuol deludere una tifoseria che l’ha praticamente imposto al club. Poi, c’è la realtà. Con l’Inter Pavoletti è uscito per un problema muscolare. Come scordare che appena dopo il miracolo promozione il tecnico aveva chiarito che “ho due attaccanti fortissimi (Lapadula e Pavoletti, ndr) ma vanno per i 33 e 35. In A serve anche freschezza e vigoria atletica”. Il messaggio è nitido.

Una questione di rispetto. Il bilancio in avanti è chiaro. Shomurodov, ancora fuori condizione, ha coperto il posto lasciato libero da Prelec, salutato in fretta e furia dopo che a gennaio era stato dipinto come il salvatore della patria. Lapadula lo si aspetta a fine anno, Mancosu idem e Pavoletti è di nuovo ai box. Sarà lecito chiedersi cosa aspetti il club a completare il roster? Certo, il mercato chiude il 1° settembre. Ma, mentre in tanti ci si affretta ad evidenziare i venti milioni di euro spesi, scordando i sedici incassati da movimenti di Cragno, Marin, Bellanova, Walukiewicz eccetera, sarebbe interessante capire cosa vuol fare il club. I quasi quattordicimila abbonati meritano chiarezza. E rispetto.  Lo stesso, al di là delle parole di facciata, che merita Ranieri. E che avrebbero meritato tecnici quali Zeman, Zola, Festa, Rastelli, Maran, Di Francesco e Semplici.

Onore all’Inter. L’allenatore di San Saba, alla sua prima sconfitta in casa dal rientro al Cagliari dello scorso gennaio, si definisce “non preoccupato. Siamo alla seconda di campionato, molte squadre in lotta per la salvezza stanno facendo bene. Ma in questo momento molto dipende da come le rose hanno digerito i carichi di lavoro. Manca un giocatore esperto? Sono contento della squadra che ho. È vero che l’Inter fa vedere i tuoi limiti: sapevamo i loro movimenti ma non siamo riusciti a fermarli. Quando trovi una squadra molto più forte bisogna riconoscerlo. Ma credo che anche con altri acquisti sarebbe stata dura fare di più”. Per la cronaca, Claudio Ranieri ha ribadito aspetti già noti (“Sono convinto che faremo bene. La mia carriera finirà a Cagliari. Se poi arriverà una nazionale che mi piace ci andrò, altrimenti mi fermo. In Arabia Saudita non ci sarei andato, onestamente: mi piace ancora avere stimoli diversi dai soldi”. Un commiato con un mezzo sorriso. Ma il volto non era sereno.

Lunedì, 28 Agosto 2023 12:12

Mondiali di atletica, Sardegna da urlo!

Sprint Sardegna, a Budapest a testa alta

Ai mondiali di atletica flash di pregio per Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Dalia Kaddari. Sardità e carattere in un successo sportivo che incoraggia e vale un pezzo di storia

 

Mario Frongia          

 

Sommersi dagli abbracci, da fotografi e cameraman, da quella sensazione irripetibile che accompagna il successo. Filippo, Lorenzo e Dalia, volti di una Sardegna che vola. Con coraggio e determinazione. In cima al mondo o appena poco più sotto. Con la certezza che nulla ti è stato regalato. E mai lo sarà. Nessuna corsia preferenziale ma solo lavoro e duro lavoro. Tra rinunce e sofferenza. Da Budapest, volti freschi, sinceri, forti. Energie giovani, personalità e cazzima sarda assieme. Da Tempio passando per Oristano fino a Quartu. Origini e tradizioni diverse. Magari distanti, storicamente anche lontane, allenamenti e sofferenza come cornice comune. Di fatto, un’ottima clip di una regione che accoglie, soffre e combatte criticità di vecchia e nuova data. Tortu di Tempio, Patta di Oristano, Kaddari di Quartu: un triangolo che accomuna e include. Certo, con percorsi professionali differenti. Ambizioni e rincorse che partono da lontano. Ma da sempre serie, pulite, trasparenti. La Sardegna c’è e deve difenderli. Sono ragazzi 2.0 o poco meno, nativi digitali, pronti a dare tutto. Lontani quanto basta dall’idea di dovere mollare. Picchiano duro, se serve anche a mani nude. Nello sport e nella quotidianità, la miscela è quella. Dopo l’oro olimpico a Tokyo, Tortu e Patta sono volati in mondovisione. Kaddari li ha seguiti. Per un punto di straordinario non ritorno. Un trio che non ha confini, con una personalità e una visione che spazia sul domani. Il mondo che avanza annulla le diversità. Meglio, le esalta e le condivide. Le accomuna a tradizioni, usi, luoghi, abitudini maturate nel tempo. Per poi trarne insegnamenti utili a non lasciare nessuno e nessuna dietro. Le ultime e gli ultimi, anche nelle esaltanti vittorie ungheresi, non vanno mai scordati. Filippo, Lorenzo e Dalia lo sanno. E lo sanno anche i loro allenatori, le loro famiglie, gli amici e le amiche, lo staff della nazionale. L’abbraccio è collettivo. Il trio dei Quattro mori conosce l’applicazione e la perseveranza. Sa come trovare risposte anche nei momenti peggiori. Risposte che permettono di stare, comunque vada, a schiena alta. Nell’atletica, attività massacrante e totalizzante, e nella vita di tutti i giorni. L’argento azzurro della staffetta 4x100 con Rigani, Jacobs, Tortu e Patta e la finale sfiorata dal quartetto tricolore della Kaddari, con Dosso, Bongiorni e Pavese, sono un ottimo ricostituente. E fanno risalire il polso di Paese a volte bislacco ma fiero e vitale. I Mondiali non sono e non saranno mai una passeggiata di salute. E ritrovare, o almeno provarci, in questi successi - con dietro, per dire, nazioni con storie e record ben consolidate in pista - può essere utile. Non solo per motivare atlete e atleti che sudano, sprintano e corrono in periferia. Ma anche per dare stimoli, speranze e buon senso anche a quanti si cimentano in altri settori della vita pubblica e privata. Un assist, forse poco oggettivo. Ma comunque integrabile in un auspicabile percorso democratico fecondo e motivante. La medaglia d’oro della 4x100 maschile l’anno portata a casa gli Stati Uniti con Coleman, Kerley, Carne e Lyles in 37”38. L’Italia ha chiuso in 37”62. Sul gradino più basso del podio i giamaicani in 37”62. A seguire, Gran Gretagna e Giappone. E non è un dettaglio. Le azzurre della splendida Dalia sono arrivate in 42”49 alle spalle delle americane (41”03), della Giamaica (41”21) e delle britanniche (41”97). Per l’Italia si tratta del miglior piazzamento mai firmato ai Mondiali. Sì, la Sardegna in Ungheria c’era. E ci sarà anche ai Giochi olimpici di Parigi 2024. Magari, dita incrociate, anche più forte.  

 

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