Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Lega Pro, Torres e Olbia: i giovani del futuro al “Vanni Sanna”
Nuova cultura e formazione adeguata: obiettivo centrato dallo stage curato dallo staff del presidente nazionale Matteo Marani. Dopo le sfide miste l’incontro con il ct Daniele Arrigoni, il numero uno della Torres, Stefano Udassi e Gianfranco Zola: “Qui a Sassari sono diventato calciatore. La serie C può dare tanto al pallone italiano. Auguro agli Under 16 e 17 un grande avvenire”
Mario Frongia
Onesti, seri, appassionati. Al centro, le nuove generazioni. E che sappiano giocare a calcio è fondamentale ma viene un attimo dopo. I tre aggettivi sono cornice e colonna sonora dell’universo Lega Pro. In scena a Sassari con il presidente della Torres, Stefano Udassi, a fare gli onori di casa. Con il vice presidente vicario e il commissario tecnico della categoria, Gianfranco Zola e Daniele Arrigoni, testimonial perfetti. Il pallone, dunque. Quello del futuro, mai abbastanza lontano per poter perdere altro tempo. Ci si deve sbrigare, con lucidità e visione. I campionati e le big, soprattutto, soffrono. Il business sempre e comunque non paga. I migliori giovani provengono dall’estero. “Le squadra di serie A hanno la pancia piena di profili stranieri. Proviamo a invertire la rotta, la C può dare tanto. Parliamo di sessanta club in altrettante città, con storia, tradizioni e impegno: da qui dobbiamo trarre nuova linfa” ha detto il già capitano di Chelsea e Parma. A Sassari piove. Ma lo stage di selezione area Isole Rappresentative Lega Pro coglie nel segno. Attenzione al territorio, ai tecnici, ai formatori in un mosaico che non deve lasciare nessuno indietro. Al “Vanni Sanna”, lo stadio dove Zola ha giocato, vinto un campionato di C1 ed è arrivato a 4 punti dalla promozione in B, ha ospitato gli incontri fra team misti Primi Calci, Rappresentative under 15, under 16 e under 17 under 15. Volti puliti provenienti dai vivai di Torres e Olbia. “Questo è il serbatoio delle risorse del pallone locale, isolano e nazionale”. Daniele Arrigoni, già alla guida del Cagliari con in campo proprio Zola, i collaboratori tecnici Luigi Corino e Oriano Renzi, l’allenatore dei portieri Alberto Pomini e il team manager, Paolo Pastore, hanno dato il via all’appuntamento alle 15.45. A bordo campo lo staff tecnico della Torres - il responsabile tecnico Luca Raineri con Pastore hanno dato forma e impulso allo stage - Magic box che ha dat il calcio d’inizio all’ultima gara. Un pomeriggio di condivisione, divertimento e gioco. Con una buona dose di fisicità, agonismo e tecnica. Un percorso in crescita, da un match all’altro. Per i cinquantasette under una sgambata indimenticabile. Con la soddisfazione della società del gruppo Abinsula. “La cura del vivaio è una nostra priorità. L’idea di base che condividiamo con la proprietà Abinsula, gruppo che con determinazione ha voluto acquisire la Torres, è il lavoro in maniera onesta, seria e appassionata. C’è un grande senso di responsabilità verso la città, siamo sassaresi e amiamo, da uomini e imprenditori, la nostra città. Grande entusiasmo attorno a noi” sottolinea Udassi. Sul fresco 2-1 di Pesaro degli uomini di Alfonso Greco, nuovamente in vetta alla classifica con 33 punti alla pari del Cesena, il presidente (200 gare, 51 reti e decine di assist con la maglia della Torres) non cede alle tentazioni: “Proseguiamo con serietà, lavoro e umiltà”. Modestia e piedi per terra come abc di un percorso di pregio.
La tavola rotonda, il nuovo capo delegazione, l’esperienza. All’incontro dibattito tenutosi nel cuore di Sassari al padiglione Tavolara, Daniele Arrigoni l’ha spiegata così: “L’elemento più importante è la passione, motore di tutto, dello sport come della vita. Si parla di regole, ma nella cultura del calcio quel che manca è il pensarlo diversamente. Il ragazzo va messo davanti a tutto e si deve lavorare sempre per loro. Questo è quel sta mancando. Ma noi proviamo a ribaltare la questione: sono in pensione da dodici anni ma questa partita voglio provare a vincerla”. Matteo Marani, che ha innestato la marcia su regole, sostenibilità, relazioni trasparenti e professionali, più uno sguardo preciso alla comunicazione e ai social per connettere e avvicinare un universo prezioso e prolifico, può dirsi soddisfatto. Dal nord Sardegna arrivano sensazioni con il segno più. Poi, a sorpresa, Gianfranco Zola ha consegnato la maglia 9 a Stefano udassi e lo nomina capo delegazione delle rappresentative nazionali della Lega Pro. Evidente l’emozione dell’ex bomber che diventa l’omologo di Gigi Buffon per gli azzurri di Spalletti. Il vice presidente della Lega Pro taglia corto: “Abbiamo bisogno di persone serie, che fanno bene il loro mestiere e fanno al meglio la loro parte. Serve passione, servono persone che trasmettono passione. Stefano è una di queste”.
Settori giovanili, supporto e visione. “Vogliamo spingere più possibile sull’obiettivo: mettere enfasi e attenzione su quel che le società fanno per i Settori giovanili e per i giovani in genere. Puntiamo a dare importanza al lavoro fatto dalle squadre sul loro territorio, anche sulle Isole, aiutandole anche a livello logistico, quando di mezzo c’è il mare. Percorsi - rimarca Zola - da vivere con intensità, pazienza e forza. Non è una linea dritta che viaggi verso l’alto: sono saliscendi che una volta fai bene, altre volte no. Fai degli errori, ma ogni errore è una opportunità per fare qualcosa di meglio e diventare più bravo”. Cadere, rialzarsi, riflettere sul come evitare gli errori. Un mantra che Zola sostiene da sempre. “Sì, è vero al Cagliari lo sostituivo ma solo per gestirlo al meglio visto che non era un ragazzino. E comunque, lui, a 37 anni, era sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andar via da Asseminello. Qualcuno che ricordi Gianfranco tra questi giovani? Per ora no, lui è salito cento volte più in alto” spiega Arrigoni. “Non prendetemi per esempio, alla vostra età ero un disastro, volevo tre palloni solo per me!” l’icona dei tifosi del Chelsea. Che aggiunge: “Al mister devo chiedere scusa: rosicavo quando mi chiamava fuori ma più che altro ce l’avevo con me stesso. Non sopportavo di poter giocare di meno”. Quel Cagliari arriva decimo e manda quattro giocatori in nazionale. Zola chiude con una doppietta alla Juve - all’andata punita da quel fantastico gol di testa a Buffon, in mezzo ai giganti Zebinà e Thuram - marcato da Zambrotta, campione del mondo diretto al Barcellona. “Era il momento giusto per smettere”. La sala esplode in un boato. I compagni della Torres con in prima fila il bomber Roberto Ennas, l’ex Cagliari Marco Sanna, cronisti che l’hanno seguito in nazionale, come il capo redattore centrale della Nuova Sardegna, Francesco Pinna, applaudono. Gli Under pure.
Tumore del polmone, cento morti al giorno
In Sardegna si registrano nell'isola trenta diagnosi quotidiane e diecimila tumori complessivi. La patologia ha una sopravvivenza a cinque anni del 16 per cento e costi di oltre i due miliardi e mezzo di euro. Prospettive, progressi, terapie e sfide nel convegno specialistico che si tiene giovedì prossimo al Caesars hotel. “Servono mezzi per la prevenzione primaria personalizzata” spiega Michele Boero, direttore della Medicina nucleare dell’Arnas Brotzu
Dopodomani, giovedì 23 novembre, dalle 14, la sala conferenze del Caesars hotel - via Darwin n. 4, Cagliari - ospita il convegno In pole position - Progressi nella lotta al tumore al polmone in Sardegna: prospettive e sfide. Ai lavori prendono parte i principali specialisti isolani della materia. Il responsabile scientifico è Michele Boero, direttore Medicina nucleare Arnas Brotzu. Al convegno sono previsti gli interventi di Ugo Cappellacci (presidente Commissione affari sociali - Camera dei deputati), Francesca Piras (direttore generale assessorato regionale alla Sanità), Antonio Mundula (presidente Commissione salute, Consiglio Regionale) e Stefano Schirru (presidente Commissione bilancio, Consiglio regionale). Tra gli specialisti, interventi di Giorgio La Nasa e Luca Saba (prorettore e presidente facoltà medicina, Università Cagliari), Antonio Pazzola (clinica oncologica, Sassari) e Claudio Sini (oncologo, Olbia).
Casistica da brividi. In Italia si registrano annualmente oltre 30mila morti per tumore del polmone con una media di circa 100 morti al giorno. La sopravvivenza a 5 anni è del 16 per cento e si stimano per i prossimi anni 41.500 nuove diagnosi di tumore del polmone, per il 30 per cento tra le donne. I dati Artium Aiom del 2020 fotografano per il 2019 in Sardegna oltre 10.200 nuovi casi di tumore maligno (10mila nel 2018, seimila uomini e 4.200 donne). In Italia ogni giorno circa mille persone ricevono una nuova diagnosi di tumore maligno, 28 in Sardegna. Negli uomini, esclusi i tumori della cute (non melanomi), prevalgono il tumore del colon-retto e della prostata (ciascuno il 17 per cento di tutti i tumori diagnosticati). Il tumore del polmone segue con il 12, quello della vescica con l’8 per cento. La patologia in Italia pesa per circa 2,5 miliardi di euro (costi sanitari e costi indiretti e sociali, Mennini et al. 2019). Dal 2016 al 2018 è stata registrata una media annuale di 130.563 ricoveri, di cui 11.353 con intervento con un costo medio per ricovero di 9.310 euro e seimila di costi indiretti. Il numero di ricoveri e di pazienti ospedalizzati si riduce nel tempo ma aumentano le ospedalizzazioni per intervento. In termini previdenziali il tumore al polmone è caratterizzato da un incremento degli Assegni ordinari d’invalidità e dei Piani individuali pensionistici, 156 milioni di euro/anno.
Fumo di sigaretta killer. Con 8-9 tumori del polmone su 10, il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio, seguito da esposizione professionale ad amianto, radon e metalli pesanti. “Urge avere efficaci mezzi di prevenzione primaria, personalizzati per età e tipologia dei soggetti, e secondaria. L'impiego della Tac spirale in soggetti a rischio ha abbattuto la mortalità e va pertanto rapidamente implementata nel nostro Sistema Sanitario, con l’inserimento nei Lea” spiega il dottor Boero. Ai lavori verranno trattate le novità terapeutico, dall’introduzione dell’immunoterapia e della medicina di precisione, utile per garantire ai pazienti maggiore qualità e quantità di vita. Dal progetto parlamentare “Challenge Cancer” si va verso la riduzione delle disuguaglianze nell'accesso alle cure oncologiche in Europa, l’evidenza delle prove scientifiche sui benefici dello screening precoce fino alle raccomandazioni sullo screening del tumore al polmone del Piano oncologico Europeo. Ai lavori viene tracciata la rotta: va adottato in Sardegna un modello di network ospedale-territorio con l’uso delle nuove tecnologie terapeutiche e un accordo con la Regione e gli ospedali. “Occorre un modello innovativo di accesso al servizio sanitario del paziente oncologico che consideri le recenti innovazioni diagnostico-terapeutiche e le peculiarità territoriali al fine - rimarca Michele Boero - di minimizzare le disuguaglianze regionali in termini di accesso e qualità delle cure”. (m.fr.)
Cagliari, vietato mollare!
Monza in casa, Lazio fuori e Sassuolo alla Domus: match perfetti per capire cosa si può fare da grandi. Per contorno il business stadio e un mercato deficitario che pare destinato a non avere grandi colpi a gennaio
Mario Frongia
La risposta alla fiducia nobile e speranzosa dei tifosi è arrivata. E la si intuiva: a gennaio sarà complicato immaginare capriole e salti mortali riservati ad acquisti utili alla permanenza in A. Specie se prima, con step di rilievo proprio di questi giorni, non prende un nuovo abbrivio la questione stadio. Ma anche questo è un altro fronte in salita. I cinquanta milioni (“Nessuna Regione in Italia ha dato fondi ai club professionistici del calcio per fare lo stadio” la sintesi del recente messaggio del presidente della Giunta, Christian Solinas). Sia chiaro, Cagliari, e la Sardegna, hanno bisogno, sede o meno degli Europei del 2032, di una struttura moderna, ecocompatibile, multifunzionale, ben incernierata nel restyling del quartiere sant’Elia e del lungomare che va da Su Siccu verso Calamosca e Marina Piccola. Un miraggio? Può darsi. Ma lo stato dell’arte, al di là degli strepiti e delle lettere ultimative presidenziali, è grosso modo questo. Dunque, il campo. E Claudio Ranieri che dosa, ricicla, reimposta quel che gli ha passato il convento. Si deve arrangiare e mantenere la barra dritta. Il campionato non regala nulla, le prime otto partite hanno visto Dossena e soci contro sette delle prime dieci. Ma va detto che anche le altre pretendenti alla salvezza erano in campo e dalle grandi hanno preso comunque qualche punticino. L’inversione di marcia c’è stata. Adesso, va confermata.
Passo indietro per guardare avanti. A inizio anno poco o nulla è stato fatto nel mercato invernale (Azzi e Prelec, rimandato al mittente a stagione chiusa). In quello estivo ci si è mossi tanto. Ma, anche stavolta, con pedine poco rispondenti ai desiderata del tecnico se si eccettua, forse, Augello, Scuffet e Jankto. Gli altri, da Petagna a Shomurodov, Oristanio, Prati, Sulemana, Wieteska e Hatzidiakos sono stati il frutto di una campagna basata sul rimpolpare la rosa spendendo il meno possibile. E non traggano in inganno i circa sei milioni di euro di disavanzo: da neopromossa, con la magia dei playoff dopo il quinto posto in stagione, ti ritrovi in serie A e devi ringraziare ogni sorta di divinità, a partire da Ranieri. Subito dopo se vuoi restarci devi progettare con competenza e buone relazioni, ancora prima che con il saldo del conto corrente. Se poi se ne deve tener conto e il bilancio spaventa, meglio passare la mano con dignità. Cagliari e il Cagliari, gli sportivi sardi, meritano un percorso appassionato, sincero e condiviso. Invece si ripassa da promo pubblicità accattivanti e avvicinanti, almeno nelle intenzioni. E si parla a consumatori anziché a tifosi. Ma questa è un’altra storia. Intanto, il Cagliari che dall’altro piccolo grande miracolo da record (da 0-3 a 4-3 con il Frosinone) ha ritrovato coraggio, organizzazione e spirito di squadra grazie al condottiere della leggenda Leicester, dal poker che doveva essere di maggior pregio qualitativo come da richieste dell’allenatore, ha sin qui lasciato a desiderare. E sta bello comodo in panca. Capita, ma il segnale è interessante. I due centrali difensivi stranieri sono dietro Goldaniga e Dossena che già erano in casa. E anche il giovane Obert pare averli scalzati. Per Wieteska e Hatzidiakos serve un po’ tutto: ambientamento, geometrie e conoscenza delle insidie del pallone italiano, mentalità e coraggio. Le altre due carte che per Ranieri nel post exploit di Bari erano indispensabili per dare una mano “ai miei vecchietti, forti ma vanno per i 33 e i 35!”) le parole di Sir Claudio riferendosi a Lapadula, Pavoletti e allo stesso Mancosu, hanno per ora dato solo timidi segnali di risveglio. Petagna e Shomurodov, anche per storia e carriera, sono lontani dal bomber “che vada almeno in doppia cifra”, come auspicato dal tecnico rossoblù.
Incertezze anche sull’altro fronte: i giovani Oristanio e Prati, ad esempio. In crescita, con personalità, abili nel farsi trovare pronti. Ma anche in questo caso la terapia Ranieri è andata a corrente alternata: “Voglio che mi mettano in difficoltà. Valuto tutti un allenamento dopo l’altro, stato di forma e condizione psicofisica, le avversarie, il contesto” è il mantra ranieriano. Dunque, meglio non poggiare troppo sulle spalle dei due troppe aspettative. Infine, due pezzi da novanta: il primo, Pereiro, per l’ingaggio colossale che ovviamente non dimezza come da input del patron, lo stesso che glielo ha concesso. Il secondo, Nandez, che dà sempre tutto ed è un valore aggiunto ma adesso è fuori dai giochi per un problema muscolare. A gennaio Pereiro pareva destinato ai saluti. Ma il diesse Nereo Bonato ha fallito a giugno e ancora prima ci aveva provato il suo predecessore, Stefano Capozucca: lo Spezia se lo sarebbe preso, avrebbe dato Agudelo a patto che il Cagliari si accollasse almeno metà stipendio dell’uruguaiano, 750mila dollari. Ma il patron ha detto no. E Gaston è sempre qui. Peggio ancora, se possibile, la foto su Nahitan Nandez: l’esterno è in scadenza di contratto, da gennaio può cominciare a cercarsi squadra. Ovviamente, ha rifiutato le proposte del presidente tese al dimezzamento dell’ingaggio.
E siamo al dunque. Con Monza, domenica alla Domus alle 12.30, Lazio all’Olimpico e Sassuolo a seguire in casa, il Cagliari si gioca una fetta importante del girone d'andata. Con i brianzoli, che giocano un buon calcio, vantano buone individualità e un entusiasmo contagioso, lo spartiacque è preciso. Il ko di Torino con la Juve va archiviato al meglio. Senza strascichi e ripensamenti. Di certo, i gol di Bremer e di Rugani, pressoché indisturbati in area, non sono da imputare alla sfortuna. E sulla fase difensiva Claudio Ranieri sta pigiando a tavoletta. Perché in A è indispensabile segnare ma è ancora più importante rendere il più ermetica possibile la propria porta: in stagione solo a Torino con i granata e in casa con l’Udinese, in entrambe le gare con Radunovic tra i pali, si sono avuti i clean sheet. Poco, troppo poco se devi mettere in cascina punti e fiducia. Un obiettivo fondamentale, dopo aver rimesso a posto la classifica, anche se si è di nuovo terzultimi, con la serie positiva Salernitana (2-2 all’Arechi), Frosinone (4-3) e Genoa (2-1), più Udinese (2-1 in Friuli) in Coppa Italia. Tre vittorie e un pareggio che hanno ridato morale e forza al gruppo. Ingredienti basilari per stare a galla. Ma adesso, c’è da stringere i denti. Testa e lavoro. E su questo c’è Ranieri. Che avverte: “Ci salveremo così come siamo saliti dalla B: all’ultimo secondo dell’ultima partita!”.
Sanluri e Cedac, matrimonio culturale di pregio
Amanda Sandrelli, Giobbe Covatta e Ascanio Celestini tra gli artisti della rassegna che si tiene da dicembre a maggio al teatro Akinu Congia: “La comunità ha fame di buone attività teatrali” dice il sindaco Alberto Urpi
Mario Frongia
Quel sapiente dosaggio di prosa, danza, musica. Con una cornice teatrale, e quindi scenica, avvicinante, energica capace di attrarre lo spettatore. La perfetta sintesi arriva da un cartellone variegato che ha tra gli artisti in scena vere cinture nere dei teatri nazionali ed europei, quali sono Amanda Sandrelli, Giobbe Covatta e Ascanio Celestini. Poche storie, la rassegna “La grande prosa, musica&danza” del Cedac mette la freccia e vola leggera. Per l’amministrazione comunale di Sanluri, che ospita gli spettacoli al teatro Akinu Congia, potrebbe dirsi che ha il piacere di vincere facile. Dietro le scelte della municipalità guidata da Alberto Urpi, la voglia di creare occasioni di condivisione e riflessione. “Dopo il successo della precedente edizione, siamo grati al Cedac per averci dato modo di fare il bis. I cittadini l’aspettano, chiedono informazioni, sono curiosi e vogliosi di cultura” rimarca il primo cittadino. Il teatro, dunque. E quella straordinaria vitalità che accontenta pubblici dalle aspettative differenti. Una programmazione pensata per gli amanti della prosa, di musica e danza. Ma anche per quanti prediligono l'ironia della commedia, le mutazioni culturali e sociali, la satira e i fatti di cronaca. “Contenuti che si sbaglia a pensare siano distanti dalle giovani generazioni. La nostra municipalità - conclude Alberto Urpi -promuove, crede e rilancia un percorso di conoscenza e approfondimento annuale, che passa per la rassegna”.
Spettacoli variegati e ad ampio spettro di gradimento. “Nel costruire il cartellone abbiamo pensato a famiglie, giovani e meno giovani. Da un rapper come Ghemon ad Annagaia Marchioro, Lucia Mascino sino alle danze dervisce di Ziya Azazi. La rassegna ha per filo conduttore l’attualità con un filo di leggerezza e ironia” spiega la direttrice artistica, Valeria Ciabattoni. La ricetta si annuncia appetitosa. Con la campagna abbonamenti che si apre il 26 novembre, prevista la prelazione per i fedelissimi dello scorso anno, la bomboniera da 280 posti intitolata ad Akinu Congia si appresta ad applausi e sensazioni con il segno più. “Riteniamo che il filo culturale che Sanluri propone non si solo si sposi a turismo, storia e tradizioni ma sia un fulcro per l’intera zona. E mi riferisco - accelera Alberto Urpi - alla Marmilla, la Trexenta e al Campidano e oltre”. Un quadro convincente, fresco, accattivante: “È quel che facciamo da quarant’anni. Con una reputazione costruita nel tempo grazie a professionalità e competenze specifiche” rilancia Antonio Cabiddu, presidente del Cedac. Informazioni e prenotazioni su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e 345.2751636.
Riflessioni e condivisione tra sarcasmo e risate. Ma anche la tragedia Moby Prince e il matinée per le scuole. La stagione curata dal Circuito multidisciplinare dello spettacolo dal vivo in Sardegna, ha patrocinio e sostegno di comune di Sanluri, Regione, ministero della Cultura e il contributo della Fondazione di Sardegna. Presentata nel foyer del Teatro Massimo a Cagliari, mette in fila dieci titoli dal 15 dicembre al 9 maggio 2024 con il sipario che sale alle 20.30. “Si spazia tra commedia, dramma, pagine di cronaca e note di costume, monologhi, concerti e coreografie d'autore. Con artisti conclamati e giovani talenti” aggiunge Valeria Ciabattoni. Ad aprire gli appuntamenti Ghemon, cantautore e rapper che per “Una Cosetta Così” ha una richiesta: “Niente spoiler, vi prego”. Il 14 gennaio Annagaia Marchioro, attrice e comica seguitissima sui social, ragiona su potere e significato delle parole (“Mi hanno sempre affascinato, in modo quasi erotico”) in “#Pourparler”. Il 25 gennaio è la volta dell'attore sassarese Daniele Monachella, in scena con Ignazio Chessa, firma testo e regia di “Era l'allodola?”. Lo spettacolo è ispirato alla figura e alle opere del (sedicente) Bardo, in un esilarante dialogo con il suo psicanalista e le opere di Shakespeare e l’amore. La riflessione sulla vita di coppia, tra routine e passione sessuale, la firmano Gigio Alberti, Amanda Sandrelli, Alessandra Acciai e Alberto Giusta con “Vicini di casa”, commedia provocatoria di Cesc Gay. Su stereotipi e simboli erotici, con la conseguente mercificazione del corpo della donna, si sorride in “Il Sen(n)o” di Monica Dolan, con Lucia Mascino per la regia di Serena Sinigaglia. Evidente il gioco di parole del titolo, tra seno e senno, nel senso di razionalità e pulizia intellettuale. Del seme della corruzione morale e politica si racconta in “Le volpi” di Lucia Franchi e Luca Ricci in regia con Antonella Attili, diretta sul set da Tornatore, Avati e Archibugi, con Giorgio Colangeli, Nastro d’argento per “La cena” di Scola, e Luisa Merloni. Dalla purtroppo nota opacità della quotidianità italica al fascino, tra arte e spiritualità, delle danze dei monaci rotanti in “Dervish” di e con Ziya Azazi, in scena il 25 marzo. Sul palco dell’Akinu Congia il 14 e 15 aprile arriva un’attenta ricostruzione degli eventi in “M/T Moby Prince 3.0”. Tra le 140 vittime della tragedia di mare, la più grave del secondo dopoguerra in Italia, del 10 aprile 1991 anche una famiglia residente a Sanluri, i Brandano. Teatro civile, firmato da Francesco Gerardi e Marta Pettinari, con Lorenzo Satta e Alessio Zirulia per la regia di Federico Orsetti, che va in replica per le scuole in matinée lunedì 15 aprile. Quindi, riflettori su Giobbe Covatta. Inutile sottolineare la sapienta e garbata vis comica con cui l’attore indugia su intelligenza e capacità che dimostrano l'assoluta superiorità femminile nel suo “Scoop (Donna Sapiens)”. In chiusura, il 9 maggio, Ascanio Celestini. Il nuovo spettacolo dell’artista, “Rumba/L'asino e il bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato” passa tra periferie urbane e vite ai margini. In sostanza, un efficace e surreale affresco della società contemporanea.
“Campioni per sempre”, anche Gianfranco Zola racconta il terzo scudetto del Napoli
Il volume del presidente dell’Ussi, Gianfranco Coppola. Dal fine benefico alle Grandi firme, ai ritratti del gruppo che ha vinto lo scudetto visto dai protagonisti del passato
Mario Frongia
Scudetti speciali. Uomini e luoghi, speciali. Momenti che non lasciano scampo, quasi una verniciata feroce e precisa alle regole, al tempo, al contesto. Pallone che rotola, da vincitori. Detto così pare banale. Ma il terzo titolo di campioni d’Italia a Napoli è e rimane quintessenza di quel che nello sport, per chi lo vive e lo festeggia, è un attimo unico. Con dentro una miscela particolare. Va così anche per quelli che lo raccontano. Gianfranco Coppola, ad esempio. Ben accompagnato da una band di giornalisti malati di calcio dalla penna fina, nel libro si viaggia rapidi. Dal cemento e l’acciaio del San Paolo agli umori di una tifoseria con pochi eguali. “Campioni per sempre - Terzo scudetto, leggende del Napoli allo specchio” fotografa un tricolore che va oltre i gol, le parate, i calci d’angolo, le polemiche. Termometro di una terra dolente, infastidita, troppo spesso abbandonata, le 191 pagine firmate dal capo redattore di Rai Campania, sono il piccolo grande racconto di un percorso di fantasia, energia e organizzazione ben combinate. Calcio-spettacolo? Sì, perché il gruppo di Luciano Spalletti ha griffato pallonate d’autore. Al Maradona e lontano da casa.
Sensazioni che prendono per mano. Da piazza Plebiscito a Fuorigrotta fino a via Partenope e il Circolo canottieri Savoia con la scalinata dedicata a Lucio Dalla - nella patria di Pino Daniele ed Enrico Caruso, citati da Gianfranco Coppola con autentici giganti quali Eduardo De Filippo, Massimo Troisi, Sophia Loren, Benedetto Croce, Matilde Serao, Luciano De Crescenzo - si respira a tratti “quell’aria spessa, carica di sale, gonfia di odori” cantata da Fabrizio De Andrè per i caruggi di Genova. Città magiche anche se diverse, tanto, e lontane. Con la tempra e un’umanità che permette di resistere a ceffoni e sgambetti. Passioni che non si intristiscono né ingrigiscono con il passare del tempo. Anzi. A Napoli la storia è un dna scolpito nel granito. Come gli indelebili omaggi regalati dai Quartieri spagnoli a sua maestà Diego Armando Maradona.
Idea feconda. Descrivere le magie - sì, quelle forzute e agonistiche di Anguissa, Zielinski, Di Lorenzo, Kim, Rrahmani, Juan Jesus, Olivera e Mario Rui, il fioretto e gli strappi di Kvaratskhelia, Ndombélé, Raspadori, Politano, Elmas, con lo strapotere tecnico di Osimhen, Lozano e Simeone, le certezze di Meret e le geometrie di Lobotka, vero algoritmo dello scudetto napoletano 2022/23 - dei campioni facendoli raccontare dai giganti degli scudetti, conquista. E coglie l’attimo. Con la mano di un pugno di colleghi vicini per anagrafe e mestiere al presidente nazionale dell’Ussi, si respira un’atmosfera che rallegra e appaga l’animo. Anche quella del tifoso più avvertito: Napoli campione, come rimarca nella prefazione l’arcivescovo emerito Crescenzio Sepe, ha portato “nuova luce sulla città”. Un messaggio di condivisione e inclusione che Gianfranco Coppola non ha trascurato: il ricavato dalla vendita del libro (Alfa grafica, San Sebastiano al Vesuvio, 16 euro) è destinato alla Comunità di accoglienza casa di Tonia. Una scelta che vale un gol irripetibile all’incrocio dei pali. Al 95’. “Vittorie speciali che si conciliano con sensazioni particolari. Né miseria, né nobiltà” comunica l’autore. Intanto, i protagonisti dell’era maradoniana raccontano i campioni. Con Bruscolotti, Ferrara, Renica, Di Fusco, Muro, Bagni, Careca, Caffarelli, Corradini, Volpecina, Fusi, Mauro, Giordano, Carnevale, Francini, Di Napoli, Romano e il nostro Gianfranco Zola abbondano aneddoti e ricordi che scaldano il cuore. Impossibili da scordare i contributi al tricolore dati dal ds Cristiano Giuntoli, architetto del Napoli di Aurelio De Laurentiis descritto con raffinatezza da Massimo Corcione, da Karim Zedadka, Alessio Zerbin, Gianluca Gaetano, Pierluigi Gollini, Diego Demme, Bartosz Bereszynski, Leo Ostigard, Davide Marfella e Hubert Idasiak. L’agile volume ospita anche Ottavio Bianchi, che commenta il pregiato lavoro di Luciano Spalletti, un’intervista a Corrado Ferlaino, presidente dell’epoca d’oro, e gli amarcord, tra passato e presente, di Mario Zaccaria, Nino Petrone, Adriano Cisternino, Sandro Sabatini, Mimmo Carratelli, Angelo Scelzo e Adolfo Mollichelli. Le foto? Sono di Pietro Mosca. Insomma, Napoli, siamo noi. Con il terzo scudetto. In una città che incanta. E un motto ineludibile: Ricomincio da tre.
Cagliari, ko con onore in casa Juve
In gol i difensori centrali Bremer, Rugani e Dossena. Allegri soffre i rossoblù che non mollano fino al 95’. Classifica stazionaria, dopo la sosta arriva il Monza
Mario Frongia
Un Cagliari mai domo. Si perde, con rabbia e la consapevolezza di aver dato il massimo. A Torino, i rossoblù cadono 2-1 allo Stadium con la Juve che diventa momentaneamente prima in classifica. Ma il Cagliari è stato sempre in partita, ha reso complicato il gioco sparagnino dei bianconeri. Si è difeso ed è ripartito. Poi, qualità individuali e fisicità hanno indirizzato il match. Ma determinazione, coraggio e un filo di spregiudicatezza non hanno fatto notare i 20 punti di differenza in classifica. Allo Stadium si parte con le solite mezze sorprese di Claudio Ranieri: attacco di peso (Petagna), di velocità (Luvumbo) e fosforo (Viola). Nei primi 45’ le scelte si rivelano giusta. Con la Juve un insieme di elementi capaci di tenere sulle spine Bremer e soci. Per il resto, a quattro dietro con Zappa, Dossena, Goldaniga e Augello, regia a Prati, Makoumbou e Jankto interni. Max Allegri ha confermato Kean e Chiesa, e può permettersi di tenere in panca Vlahovic e Milik! Dietro c’è Gatti: il difensore azzurro gioca anche se diffidato e alla prossima i secondi in classifica aspettano l’Inter. La scelta, senza turn over, testimonia l’attenzione, e la cautela che Allegri riserva alla sfida con la sua ex squadra. Una band che nelle ultime sei gare non ha preso gol e nelle ultime quattro ha sempre vinto. Ma anche il Cagliari non scherza: Sir Claudio ha rimesso in sesto il gruppo, lasciato l’ultimo posto e, dal 4-3 con il Frosinone, mostrato solidità, fiducia e cinismo. I padroni di casa partono con i giri alti, due corner in 2’. I rossoblù ripartono con il piglio giusto. Tatticamente si nota Petagna boa alta con Luvumbo a sinistra, a pochi metri da Makoumbou. Viola alle spalle con il compito di filtrare Locatelli. Il primo tiro, bravo Prati a verticalizzare, è di Petagna, alto. Ci prova anche Viola, a lato. Segnali interessanti, anche perché proprio in neo dottore si muove senza riferimenti. Nello stretto Bremer e Gatti soffrono. Nel primo quarto d’ora è difficile capire chi è secondo e chi quartultimo in classifica. Squillo di Chiesa su punizione, alta. Ranieri chiede di verticalizzare, da angolo Dossena la manda alta. Il Cagliari non sta a guardare, anzi. La Juve risponde con Chiesa e Kean, Scuffet blocca. Poi, Cambiaso spara alto. Prima vera occasione bianconera con McKennie, a lato una palla d’oro di Kostic. Nel primo tempo, partita viva, grande crescita di Prati e Petagna, conferme di Dossena, bene Viola per mezz’ora. Poca roba da Luvumbo, Augello e Jankto.
La sbloccano i difensori- Ranieri riparte da Lapadula. Il centravanti-bomber della B, 21 reti, subentra a Petagna. Postumi infortunio e intervento alla caviglia, rientro in Coopa Italia con gol qualificazione a spese dell’Udinese. Si passa dalla fisicità all’imprevedibilità e al fiuto del gol. Chiesa, su errore di Prati, impegna a terra Scuffet. Ancora Kean a tu per tu con Scuffet, la Juve non conclude. Ci prova Chiesa, la squadra di Allegri cresce. In 4’ tre occasioni per i padroni di casa. Miretti, palla persa da Zappa, Chiesa, Kostic e Gatti non sfondano. Dietro si balla. La sblocca Bremer dopo un’ora, incornata su punizione perfetta di Kostic: la difesa si è perso il brasiliano. Allegri inserisce Vlahovic per Kean e Iling jr per Miretti. Sir Claudio risponde con Oristanio per Viola: benzina finita. In campo prende corpo un 4-4-2. La Juve aumenta pressione e possesso, i rossoblù accusano il colpo. E Rugani, ultimo gol in A con la maglia del Cagliari contro il Bologna, sigla il 2-0 sul decimo corner bianconero. Imbarazzante la totale libertà data dai rossoblù al difensore. Entra Shomurodov per Luvumbo. Poi, Dossena la riapre di testa: 2-1. Il primo centro in A del centrale blocca dopo 615’ l’imbattibilità di Szczesny: prima rete subita in undici turni da palla inattiva. Milik subentra a Chiesa. Dossena ci riprova, il portiere di casa devia sul palo. Rischio enorme per la Juve, Oristanio e soci non mollano. Ranieri chiama al 42’ talismano Pavoletti. Vlahovic strappa, Augello salva Iling. Piccinini la chiude con 5’ di recupero. Allegri ha sudato freddo, questo Cagliari – quart’ultimo in attesa delle altre – conferma il quart’ultimo posto dopo il ko del Verona con il Genoa. Ranieri sta lavorando bene, il gruppo è “suo”. Dopo la sosta arriva il Monza alla Domus. Testa e lavoro.
Notarelle
Dottor Viola. Da 663 giorni Nicolas Viola non partiva titolare, fascia da capitano, maglia 10 e laurea in psicologia a Roma. Tre gol e un assist nelle ultime quattro partite, Coppa Italia inclusa: settimana da sballo per l’ex Benevento.
Abbraccio da quasi mille panchine. Max Allegri e Claudio Ranieri, assieme totalizzano 993 partite in panca. Poco meno di tre quarti al romano, il resto al livornese. La curiosità? Il 31 gennaio 2009 i rossoblù allenati da Massimiliano Allegri battono Nedved e soci 3-2. Segnano Biondini, Jeda e Matri. Quella Juve l’allena sir Claudio.
Scuola d’arte drammatica: tra cultura, teatro e socializzazione
Gli “Incontri in biblioteca” al Teatro delle saline si chiudono mercoledì 15 novembre. Dibattito e approfondimenti lontani da standard e luoghi comuni, nettare prelibato per la comunità. Ultime serate con Dino Manca e Marina Claudio. Ingresso libero
Mario Frongia
Un poker di appuntamenti che fanno onore agli organizzatori e aguzzano l’interesse del pubblico. La Scuola d’arte drammatica di Cagliari e la compagnia Akròama hanno aperto il 6 novembre scorso le iniziative culturali battezzate “Incontri in biblioteca” Un ciclo di quattro serate con personalità di rilievo del mondo della cultura e del sociale. Adesso, alla vigilia degli ultimi due momenti - dopodomani, lunedì 13, con Dino Manca, mercoledì 15 novembre con Marina Claudio, entrambi alle 19 con ingresso libero - si può trarre un primo parziale bilancio. La rassegna sta confermando quanta fame e attenzione ci sia di incursioni nella cultura lontana dalle standardizzazioni, dal già visto e sentito, dai luoghi comuni. Lelio Lecis, quando nella prima parte del terzo millennio ha deciso di ideare, capire, produrre e accompagnare la Scuola, aveva visto giusto. “La città ha bisogno di forme diverse di riflessione. L’arte teatrale, la recitazione e lo studio dei classici, sono pasti prelibati e sbaglia chi pensa che i giovani se ne tengano alla larga”. Il regista, attore e drammaturgo dirige la compagnia Akròama col piglio dei Conquistadores: mettersi alla prova, costruire professionalità, trarre solidità dalla contaminazione di artisti e percorsi differenti, credere in una comunicazione che rende tutti più forti. Senza scordare la rivisitazione garbata e affascinante dei grandi classici. Anche su questi binari - mentre sono in corso con il solito sold out le Stagioni del teatro contemporaneo e Famiglie a teatro, cavalli di battaglia dell’Akròama in scena alle Saline - sono nati gli “Incontri in biblioteca”. Un titolo-cornice che conduce proprio alla storica biblioteca, con arazzi, stucchi, velluti e poltroncine Liberty del teatro di piazzetta Billy Sechi.
Arte teatrale, tra attualità e storia. Gli “Incontri” - moderati dagli attori e registi Elisabetta Podda e Simeone Latini, direttore artistico della Scuola d’Arte Drammatica - si sono aperti lunedì scorso con Fernanda Loche. La presidente della Croce rossa di Cagliari ha dimostrato il suo forte impegno sociale raggiungendo con l’associazione diversi traguardi. Tra questi, l’aumento dell’offerta formativa rivolta ai volontari ed alla popolazione, l’aumento dell’assistenza e donazione di viveri e vestiario alle famiglie bisognose, implementazione della prima accoglienza e l’assistenza ai migranti. Traguardi che rispecchiano i principi fondamentali di umanità, volontariato e indipendenza promossi dal Movimento internazionale della Croce rossa. Mercoledì 8 è stata Roberta Ferraresi, critica e studiosa di teatro all’Università di Cagliari a dibattere sul ripensamento delle arti performative nel Novecento e nel contemporaneo. Al centro del dibattito anche la storia e gli sviluppi degli studi, della critica e la storiografia teatrale. Parallelamente al percorso accademico, la studiosa coltiva un’operatività attiva nella scena contemporanea e si occupa di critica su riviste di settore, politiche culturali-teatrali, progetti di approfondimento, ricerca, formazione alla scrittura e alla spettatorialità.
Due appuntamenti da non perdere. Lunedì sarà la volta di Dino Manca. Docente di Filologia della letteratura italiana, di Linguistica italiana e di Letteratura e filologia della Sardegna all’ateneo di Sassari, ha alle spalle una corposa attività di ricerca sul rapporto tra filologia, linguistica e critica letteraria, con particolare attenzione rivolta alla filologia redazionale e d’autore. Tra l’altro, ha curato anche le prime edizioni critiche delle opere di Grazia Deledda, Salvatore Farina, Giuseppe Dessì, Pompeo Calvia e Publio Dui. Gli Incontri in biblioteca si concludono mercoledì prossimo con Marina Claudio. Ballerina, coreografa e maestra di flamenco, si è formata in Spagna alla Scuola delle sorelle Bernal di Valladolid e al Real conservatorio profesional de Mariemma di Madrid. Ha debuttato da professionista a 16 anni nella capitale spagnola. Nel 1994 è stata scelta per interpretare “Laurencia”, parte principale e protagonista dell’ultima opera del maestro Antonio Gades “Fuenteovejuna”. Ha iniziato il tour mondiale di tre anni da partner artistico di ballo di Gades. In seguito, ha collaborato da prima ballerina per importanti compagnie internazionali, da quella di Rafael Aguilar e agli irlandesi Riverdance. Vanta la creazione di diverse produzioni teatrali dedicate al Flamenco, tra le quali “Sola, sola, sola.” (2017) e “Amen” (2018). Di fatto, appuntamenti da non perdere
I colori dell’amore al Pronto soccorso pediatrico del Brotzu
L’arte e le immagini a supporto di accoglienza, cure e assistenza di alta qualità. “Supportiamo situazioni di fragilità per pazienti da un mese di vita ai quattordici anni” dice la direttrice generale, Agnese Foddis. La struttura ha oltre ventimila accessi annui
Mario Frongia
Sulle pareti, in reparto, tra anditi, stanze e ambulatori, la Sirenetta, Mowgli, l’Uomo Ragno. Ma anche Minnie, Cenerentola e zio Paperone. Sorridenti e avvicinanti. Dipinti con i colori dell’amore e della solidarietà. Ma, soprattutto, l’abito adatto che contribuisce a offrire un’assistenza e cure di alto profilo. Ai più piccoli, da un mese di vita ai quattordicenni. Il Pronto soccorso pediatrico dell’Arnas Brotzu indossa l’arcobaleno per migliorare l’accoglienza e l’approccio di un reparto che, con una medicina efficiente e di qualità, deve anche saper coccolare e abbracciare i baby pazienti. Per capirci, oltre ventimila l'anno, una media di milleottocento al mese. Nel solco delle terapie che prendono per mano e coccolano, l’azienda ospedaliera diretta da Agnese Foddis, si porta avanti. L’inaugurazione del Pronto soccorso per gli under 14 al San Michele è un tassello di pregio. “Siamo grati all’Associazione Amelia Sorrentino e agli artisti che hanno collaborato alla realizzazione di questo percorso con immagini che rivestono funzioni terapeutico-ricreative” dice la dottoressa Foddis. L’Azienda di via Peretti mette le ali. Sposa “l’arte condivisa”, la mette a disposizione di circa ventimila accessi annui, qualcosa come milleottocento bimbi al mese. E coglie l’attimo: “L’idea ha lo scopo di promuovere i benefici apportati dall’arte in situazioni fragili. Ad esempio - spiega Gabriella Cherchi, direttrice del Pronto soccorso pediatrico - durante la permanenza in modalità di emergenza urgenza in ospedale. L’indirizzo conduce al target infanzia-famiglia, teso ad aiutare e superare i sentimenti di ansia e paura a cui i bambini e i genitori sono esposti”. Gli affreschi sono di Eraclio e Marco Masala: “Realizzarli, in circa due mesi, è stato un piacere” dicono padre e figlio.
I cartoon per la salute. Alla presentazione della struttura il team di governo dell’azienda. Oltre ad Agnese Foddis e alla dottoressa Cherchi, hanno apprezzato e sostenuto il percorso i direttori sanitario, di presidio e del dipartimento emergenza-urgenza, Raimondo Pinna, Marinella Spissu e Giuseppe Dessì. “Un percorso che nasce anche dal confronto con altre realtà nazionali impegnate sul fronte di una medicina sempre più tarata sulle esigenze dei pazienti e su modalità che possano rendere meno cruenti gli accessi alla struttura” sottolinea il dottor Pinna. Insomma, L’azienda ha anima e mostra attenzioni anche per i dettagli. “Un passo gioioso e ricco di umanità per i nostri piccoli pazienti e per i loro genitori” rimarca la dottoressa Spissu. “Dedicare investimenti ai più piccoli, che versano in condizioni di dolore e sofferenza, e ai loro familiari rientra nella nostro filosofia” aggiunge il dottor Dessì. Un dovere, proficuo sotto svariati punti di vista.
Il sorriso e la speranza. “Le malattie - spiegano gli specialisti dell’Arnas Brotzu - debilitano il corpo e la mente. Più la mente è stanca meno il corpo è in grado di guarire. L’uso di terapie alternative, che curano la psiche prima del fisico, si diffondono sempre di più e risultano essere sempre più importanti ed essenziali, soprattutto se i pazienti sono bambini”. Tra queste, anche l’arteterapia, un insieme di tecniche che utilizzano le attività artistiche visuali come mezzi terapeutici. Il richiamo a pet-therapy, clown therapy e arteterapia in genere, “distraggono il bambino dalle esperienze e dalle sensazioni negative, attraverso l’attuazione di situazioni che catturano l’attenzione e infondono emozioni positive. Così - aggiunge la dottoressa Cherchi - l’arte entra negli ospedali che si occupano di bambini. Per riportare il sorriso e la speranza”.
Cagliari, sfida in casa Juve: “Condannati sulla carta ma i punti si possono fare ovunque”
Claudio Ranieri carica i suoi e non nasconde le insidie del match di sabato: “Hanno la miglior difesa della A e sono i principali candidati per lo scudetto”
Mario Frongia
Filosofia e buon senso. Ma anche tanta praticità. Claudio Ranieri a 48 ore dalla trasferta di Torino in casa Juventus, tiene il piede sul pedale del gas. Reduce da tre vittorie in otto giorni tra campionato e Coppa, fresco di fuoriuscita dai tre posti di coda che porterebbero in B, l’allenatore del Cagliari la prende larga. E fa un passo indietro: “Nei momenti difficili, e ci siamo ancora, i ragazzi non hanno mai perso la voglia di combattere. Abbiamo sempre cercato di lottare in ogni singolo allenamento e continuiamo a farlo. Siamo partiti con un handicap, adesso abbiamo tracciato un viottolo, vediamo di farlo diventare un’autostrada”. Sulla Juve poche storie. “Sulla carta siamo condannati, ma i punti si possono fare ovunque. I ragazzi stanno bene, grande rispetto per i bianconeri che ritengo candidati allo scudetto. Ma andiamo là preparati”. Sulla tattica al Sir della Premiun sfugge un mezzo sorriso: “La Juventus a Firenze si è fatta attaccare, come da strategia di Allegri, per poi colpire in contropiede. Siamo carichi per provare a fare la nostra partita. Ce la giocheremo, più di perdere non possiamo”. In sala stampa si ride. A Torino - unici assenti Nandez e Di Pardo - si vedrà un Cagliari diverso da quelle delle prime otto giornate. “Il momento negativo? Sapevamo di esserci dentro. E ci siamo ancora. Ma con una mentalità precisa: lottare e lavorare in ogni singolo allenamento. Dopodomani sulla carta siamo condannati perché abbiamo una delle difese peggiori e la Juve è tra le migliori alla pari con l’Inter”. Intanto, c’è lo spazio anche per un mini bilancio. “La squadra è stata costruita con l’intenzione di prendere giocatori con caratteristiche diverse. Questo, a parità di condizione agonistica, mi permette du cambiare le cose a gara in corso, Poi sta a loro farsi trovare pronti”.
Umore, percorso e uomini. “Cosa rimane delle tre vittorie di fila? La determinazione e la tenacia. Siamo partiti con l’handicap e adesso siamo su un buon cammino, dobbiamo riuscire a restarci, abbiamo tracciato un viottolo, dobbiamo farlo diventare strada e poi autostrada”. Si ripassa da Chiesa e soci. “Noi dobbiamo essere come non siamo mai stati: concentrati per 90 e più minuti, senza dare occasioni da gol perché spesso le concediamo. Poi, se ci fanno un gran gol ci complimenteremo con loro. Allegri è un grande allenatore. Le sue squadre hanno sempre qualcosa da dire. È pratico e studia gli avversari”. Una sorta di clone raineriano. Sui singoli si va sui nomi più gettonati dalla tifoseria. “Viola? Gli faccio gli auguri per la laurea. A inizio anno ci siamo parlati, gli ho detto che valuto sempre gli allenamenti. Mi ha confermato che voleva restare. È tenace e caparbio, sta raccogliendo ora quanto ha seminato”. Sulle fasce, visti i forfait, Azzi è il probabile titolare: “Vista l’emergenza a destra, può giocare anche in quella zona. A tre dietro? Non mi fossilizzo sui sistemi di gioco, dipende sempre dal momento”. Infine, citazione per Jankto: “generoso, forte fisicamente con buona gamba. E non sta ancora dando tutto quel che può”.
Amarcord. Il biennio di Claudio Ranieri alla Juventus necessita di una precisazione: “Dicono che mi abbiano mandato via, ma non è la verità. Che saprete quando avrò smesso di allenare. Ringrazio però chi mi ha portato sulla panchina bianconera”. Ma non è tutto. Il tecnico di Testaccio accelera: “Ho preso la squadra che veniva dalla B e non avevo certo i dodici, tredici campioni delle stagioni precedenti. Comunque, sono stati due anni molto positivi”.
Cagliari, la scia positiva prosegue: Genoa ko alla Domus
Sofferta e combattuta, vittoria da squadra. Claudio Ranieri imbriglia con i cambi i liguri di Alberto Gilardino. Ci sarà da soffrire ma la risalita prosegue. Sabato la Juve in trasferta
Mario Frongia
Il Cagliari mette la freccia. Nel turno, l'undicesimo, che vede l'exploit dell'Udinese a San Siro con il Milan, il successo per 2-1 sul Genoa. Un colpaccio, sia per la consistenza dell'avversario, sia per il match, incanalatosi da subito su duelli fisici e di reparto. Battere il Grifone vale 3 punti d'oro. Per il morale e per la classifica. Claudio Ranieri la gira sa subito al meglio. Motiva i suoi allo spasimo, inaridisce le fonti del gioco ospite, presidia le fasce, da mandato a Luvumbo di inserirsi senza dare riferimenti a De Winter e soci. Andrà così. In attesa degli altri risultati, i rossoblù volano a quota 9, superano il Verona a 8 e sono fuori dal terzetto di coda. E sabato (alle 18) possono andare a Torino, in casa Juve, con lo spirito giusto. La caccia alla terza vittoria in otto giorni, tutte last minute, si chiude al meglio. Con i rientranti Luvumbo e Mancosu. Piedi e scatto caldo per infilzare il Genoa. Gilardino risponde con un solido 3-5-2. Out Retegui e Messias, ci sono l'ex Strootman, Malinovskyi e Gudmundsson: "Segna sempre, dovremo avere mille occhi!" il monito di Sir Claudio. Ha predetto bene: l'attaccante metterà le cose in pari. Poi, Cagliari a quattro dietro con la sorpresa Goldaniga quarto di destra, mediana affidata a Prati, Mancosu dietro Luvumbo e Oristanio. Un mix di velocità e imprevedibilità. Contro i liguri, quattordicesimi con 11 punti, senza Nandez. Un'assenza importante. Arbitra Guida, fischietto del match che a Bari è valso la serie A. Al Var c'è Mazzoleni.
Prima frazione. Il Cagliari parte con il ritmo giusto. Il primo tiro, a lato, dopo 6' è di Luvumbo. Il Genoa riprende il pallino e mostra più fisicità sulle seconde palle. Si combatte, nessuno va al tiro nello specchio nei primi 25': match nervoso e sentito con marcature quasi a uomo, anche a centrocampo: Mancosu su Strootman, ad esempio. Alla mezz'ora proprio il cagliaritano si ricorda dell'eurogol da 50 metri e ci prova dalla propria metà campo: out. Sempre Mancosu innesca Oristanio, Martinez para a terra in uscita. La prima vera occasione è ligure: traversa di Vasquez da pochi passi. La replica è affidata a Luvumbo, gol annullato per offside. La partita si accende ma il gioco è spezzettato. Il Cagliari chiude in attacco, Guida non fa battere il corner, minuto di recupero scaduto.
Le mosse vincenti. Ranieri riparte con Zappa e Viola, per Hatzidiakos e Mancosu: verrà ricambiato con una rete a testa. Il gol arriva dopo 3': Viola risponde alla fiducia del tecnico, rasoterra a battere Martinez con il Genoa ancora negli spogliatoi. Tre minuti e un cross innocuo dei liguri viene trasformato in assist da Goldaniga: Gudmundsson non perdona, 1-1. La reazione del Cagliari è veemente: Luvumbo impegna da distanza ravvicinata Martinez. escono i registi Badelj e Strotmaan, Gilardino inserisce Puscas e Thorsby: una punta e un centrocampista. Luvumbo scappa via e non vede Viola e Oristanio ben smarcati, peccato. Ecco Petagna, fuori proprio Oristanio. Ma è Zappa, al 24' dopo un batti e ribatti ai limiti dell'area, a chiudere di destro alle spalle del portiere del Genoa: 2-1. L'undici di Gilardino accusa il colpo, aumentano i palloni sparacchiati in avanti, scade la precisione nella manovra. Il Cagliari chiude bene. Ranieri dà respiro a Jankto e inserisce Azzi. Si soffre. E si riparte in contropiede. Luvumbo prende botte ma non molla. La sorpresa? Petagna che recupera palla e rifinisce in scioltezza. L'ex Atalanta, Napoli e Monza viene cinturato in area, ma è in fuorigioco Azzi che lo serve. Sempre Azzi scappa, destro rasoterra a fil di palo. Il Genoa attacca in massa ma difende lasciando ampi varchi. I liguri sfiorano il pari con una girata alta di Dragusin. Guida dà 6' di recupero. Poi, Scuffet compi il miracolo su Puscas che calcia da pochi passi a colpo sicuro. Si gioca a una porta. Ma il più è fatto. La squadra che gioca e vince da squadra vale doppio. Esalta l'intero gruppo, dà adrenalina preziosa. Il cammino è ancora lungo, difficile ipotizzare scogli e curve a gomito. Altre otto partite da tripla, come quasi sempre in A, sono dietro l'angolo. Ma Ranieri c'è E i suoi, pure.
Notarelle
Rombo di tuono. Dopodomani, martedì 6 novembre, Gigi Riva compie 79 anni. Cinquantatré anni dallo scudetto, mezzo secolo dall'ultima sua rete in nazionale, con il record dei 35 gol in 42 gare che tiene. Auguri e suerte, grande uomo!
Tutti in piedi. Minuto di raccoglimento in avvio per le sette vittime del disastro idrogeologico in corso in Toscana. I 16.412 spettatori, incasso di oltre 325mila euro, mostrano rispetto per i morti e per una regione in ginocchio.
Infarto. Al ventesimo del primo tempo i circa 600 genoani smettono di tifare e ammainano le bandiere: un loro tifoso è vittima di un attacco cardiaco. Viene ricoverato al Brotzu, le condizioni non sono critiche. Dal secondo tempo la tifoseria ospite viene avvertita e riprende a tifare e sventolare.
