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Si chiude con un sospiro di sollievo per la Giunta regionale il lungo braccio di ferro giudiziario sulle spese elettorali. La Corte d’Appello di Cagliari ha emesso la sentenza definitiva sul caso dei rendiconti della campagna per le scorse regionali: la Presidente Alessandra Todde resta saldamente alla guida dell'Isola.

Sebbene i giudici abbiano confermato la sanzione pecuniaria di 40.000 euro, è stata definitivamente spazzata via l'ipotesi della decadenza dalla carica, inizialmente caldeggiata dal Collegio regionale di garanzia elettorale.

La decisione della Corte si fonda su una complessa architettura giuridica che ha visto la Presidente Todde incassare un parziale ma decisivo accoglimento del suo ricorso. Ecco i punti chiave del verdetto: nullità della sentenza di primo grado, i giudici hanno annullato la parte della sentenza precedente che riqualificava la condotta della Todde come "omessa presentazione" del rendiconto. Una distinzione tecnica fondamentale che ha fatto cadere i presupposti per la sanzione più grave.

Il peso della Consulta: la Corte d’Appello ha preso atto della precedente sentenza n. 148/2025 della Corte Costituzionale, che aveva già annullato l'ordinanza del Collegio di Garanzia laddove disponeva la trasmissione degli atti al Consiglio regionale per la procedura di decadenza.

Inammissibilità dei ricorsi: sono stati dichiarati inammissibili tutti gli appelli proposti da numerosi esponenti politici (tra cui Valter Piscedda, Michele Ciusa e Desirè Manca) e l'appello incidentale dell'avvocato Riccardo Fercia.

Se la poltrona di Villa Devoto non è più in discussione, rimane invece confermata la sanzione amministrativa. Alessandra Todde dovrà versare i 40.000 euro irrogati il 20 dicembre 2024.

Tuttavia, la Corte ha deciso di compensare integralmente le spese di giudizio tra tutte le parti coinvolte per entrambi i gradi del processo. Al contempo, ha stabilito che i ricorrenti e l'avvocato Fercia dovranno versare un ulteriore importo pari al contributo unificato a causa dell'inammissibilità delle loro impugnazioni.

La sentenza mette la parola "fine" a mesi di incertezza politica e istituzionale. La decadenza, che avrebbe portato la Sardegna a nuove elezioni anticipate, è ormai un capitolo chiuso. Per Alessandra Todde, la conferma della sanzione pecuniaria rappresenta un "prezzo" accettabile a fronte della vittoria politica e legale che le consente di proseguire il mandato senza più l'ombra di irregolarità tali da minarne il ruolo.

 

A conclusione delle operazioni di scrutinio delle schede elettorali relative al Referendum confermativo di domenica 22 e oggi, lunedì 23 marzo 2026, si registra nel Comune di Cagliari un’affluenza complessiva del 60,36 per cento.

Il dato è stato ufficializzato nel pomeriggio di della stessa giornata di oggi, alle ore 15, al termine delle verifiche effettuate nelle 173 sezioni elettorali cittadine.

In termini assoluti, hanno partecipato al voto 74.127 elettrici ed elettori su un totale di 122.812 aventi diritto.

La vittoria del “No” al referendum segna un passaggio politico rilevante per la Sardegna, rafforzando il quadro istituzionale e offrendo, secondo i vertici regionali, una prospettiva di maggiore stabilità. Un esito che si intreccia con la recente pronuncia della Corte d’Appello di Cagliari, che ha definitivamente escluso l’ipotesi di decadenza della presidente della Regione, Alessandra Todde.

A commentare la fase è il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, che sottolinea il valore della sentenza: “È certamente una buona notizia per i sardi e per la Sardegna, che ha bisogno di stabilità e continuità amministrativa. È senza dubbio un riconoscimento della buona fede della presidente Todde. Ora, insieme, dobbiamo proseguire nel mandato che i sardi ci hanno dato, liberare maggiori energie all’interno del Consiglio regionale e portare avanti le riforme avviate”.

Parole che si inseriscono in un contesto politico che, dopo settimane di tensioni e incertezze, sembra ora orientato a una fase più operativa. La decisione della Corte d’Appello, infatti, chiude definitivamente una vicenda che aveva alimentato il dibattito politico regionale, restituendo piena legittimità all’azione dell’esecutivo guidato da Todde.

La stessa presidente ha affidato ai social un messaggio dal tono netto, legando il risultato referendario a un principio più ampio: “La vittoria del No difende la nostra Costituzione. La Costituzione è e resta il faro del nostro agire. Orgogliosa del grande risultato raggiunto in Sardegna”.

Un’affermazione che richiama esplicitamente il valore della Costituzione italiana come punto di riferimento dell’azione politica e amministrativa, e che rafforza la lettura del voto come espressione di tutela dell’assetto istituzionale.

Il doppio binario – da un lato il pronunciamento giudiziario, dall’altro l’esito del referendum – contribuisce così a delineare una fase nuova per la legislatura regionale. Per la maggioranza, si tratta ora di tradurre il consenso in azione concreta, accelerando sulle riforme e sulle politiche già avviate.

 

Il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, il Sindaco del Comune di Sassari e della città Metropolitana, Giuseppe Mascia, il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Alessandra Todde, e il Rettore dell’Università degli Studi di Sassari, Gavino Mariotti, hanno sottoscritto il Piano Città degli immobili pubblici, un accordo istituzionale volto a pianificare in modo integrato gli interventi di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, promuovendo una rigenerazione urbana sostenibile, in linea con le esigenze delle amministrazioni pubbliche e dei territori e generando valore economico, sociale, ambientale e culturale.

All’evento di presentazione è intervenuta l’On. Lucia Albano, Sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze. Il Piano Città prevede la riqualificazione di importanti complessi pubblici, con l’ottica di offrire non solo occasioni di straordinarie operazioni di recupero di beni che, sebbene in disuso e in degrado, possiedono un intrinseco valore architettonico, storico e culturale, ma anche di alimentare, attraverso tali interventi, processi più ampi di rigenerazione urbana, ambientale, sociale, che potranno abbracciare le più vaste aree urbane che ne caratterizzano il contesto. Tra questi spicca, per l’espressività dell’opera, l’ex carcere ottocentesco di San Sebastiano a Sassari, di proprietà dello Stato, oggi inutilizzato, che sarà oggetto di una gara di progettazione indetta nelle prossime settimane dall’Agenzia del Demanio.

L’intervento mira a innescare un’operazione di rigenerazione di grande respiro, realizzando il nuovo Polo Giudiziario della città con un miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi, e restituendo alla comunità nuovi spazi da fruire, caratterizzati da qualità architettonica, identità urbana e un mix funzionale che vedrà protagonisti funzioni museali e socio culturali integrate, nella vasta area dell’ex carcere, a quelle giudiziarie. Carico di significatività è il passaggio da spazi di detenzione dei giudicati, caratterizzati da muri di “chiusura” verso l’esterno, a spazi di produzione della giustizia, i cui confini diventano soglie di “apertura” alla città.

Un altro immobile di rilievo è l’ex Hotel Turritania, di proprietà dell’amministrazione comunale, progettato tra il 1942 e il 1944 e per anni utilizzato come albergo e casa dello studente, rimasto poi in stato di abbandono per lungo tempo. L’edificio di 5 piani si trova su un’area oggetto di interventi di riqualificazione finanziati con fondi del PNRR e si avvia a divenire un nuovo modello di edilizia residenziale sociale, volto a soddisfare bisogni e a offrire servizi.

“Il Piano Città di Sassari è uno strumento dinamico e flessibile attraverso cui l’Agenzia del Demanio analizza, pianifica e sviluppa di intesa con il territorio progettualità per attivare i più ampi processi di rigenerazione urbana e rispondere col patrimonio pubblico ai fabbisogni della collettività – ha dichiarato il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. La strategia è fondata sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare storico e ambientale per una Sassari sostenibile e attenta al territorio, inclusiva, proiettata verso il futuro. Al centro vi sono il rilancio del centro storico, spazi museali e potenziamento dei servizi territoriali, dal Polo Giudiziario ai programmi di Social Housing.”

“Questo accordo ha il grande pregio di riaprire un discorso inspiegabilmente rimosso dall’agenda della politica cittadina per diverso tempo, ossia il destino dell’ex carcere di San Sebastiano” ha rilevato il sindaco di Sassari e della Città Metropolitana, Giuseppe Mascia, auspicando che “accordi analoghi possano interessare altri centri del nostro territorio”. Tornando poi a San Sebastiano, “per la sua posizione, per la sua dimensione, per la sua storia e per la moltitudine di singole storie individuali e collettive di cui è tuttora custode, quell’edificio oggi rappresenta una ferita, uno strappo con il passato della città e della comunità – ha rimarcato Mascia - restituirgli una funzione coerente con la sua identità, sul piano architettonico e simbolico, significa guardare avanti e riconsegnare a Sassari il diritto a immaginarsi più bella, più vivibile, più ospitale e più inclusiva”. In generale, ha concluso il sindaco, “il Piano Città rappresenta una straordinaria opportunità di riportare bellezza e vita all’interno e intorno a immobili che, quando acquisiranno di nuovo funzioni di servizio al pubblico e saranno visitabili, favoriranno, con l’aiuto di tutte le istituzioni coinvolte, il processo in atto di rigenerazione sociale, culturale, economica, immobiliare e urbanistica della città, a iniziare dalla sua parte storica”.

"Con il Piano Città, il Governo sta costruendo un modello di valorizzazione fondato sulla sinergia tra istituzioni, superando frammentazioni e mettendo finalmente a sistema competenze, strumenti e livelli amministrativi – ha dichiarato On. Lucia Albano, Sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze - Si tratta di un approccio che consente di integrare il patrimonio pubblico con le esigenze dei territori e con i processi di rigenerazione urbana, in una logica unitaria e non più episodica. L’obiettivo è chiaro: rendere il patrimonio pubblico uno strumento attivo di trasformazione, capace di generare sviluppo e risposte concrete, attraverso una governance più efficace e strumenti operativi adeguati”.

“Restituire valore a edifici pubblici significa riconsegnare risorse preziose alla vita sociale e culturale della comunità – ha sottolineato la Presidente della Regione Alessandra Todde - La firma del Piano Città degli immobili pubblici di Sassari rappresenta un impegno concreto per la valorizzazione storica, culturale e funzionale del patrimonio pubblico. L’obiettivo è trasformare beni spesso trascurati, con un approccio improntato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale in risorse preziose per la collettività, riportandoli al centro della vita sociale della città. Grazie alla collaborazione con l’Agenzia del Demanio, intendiamo dare concretezza ad una visione che mette insieme tradizione e innovazione, con uno approccio volto alla valorizzazione storica degli asset pubblici come attivatori di sviluppo urbano e sociale”.

“Il recupero e la valorizzazione degli edifici ex Ipai e di Palazzo Segni rappresentano per l’Università degli Studi di Sassari un passaggio strategico di grande rilevanza – ha dichiarato il Rettore dell’Università degli Studi di Sassari Gavino Mariotti - Non si tratta soltanto di restituire alla comunità spazi di pregio storico e architettonico, ma di ripensarli come luoghi vivi e funzionali. Con questi interventi rafforziamo il legame tra Ateneo e territorio, contribuendo allo sviluppo culturale, sociale ed economico della città in un'ottica attenta alla sostenibilità ambientale”.

Il Piano Città degli immobili pubblici di Sassari seleziona un primo portafoglio immobiliare di 12 beni (3 dello Stato, 3 del Comune, 2 della Città Metropolitana, 2 della Regione e 2 dell’Università). Potranno essere aggiunti ulteriori immobili da valorizzare, anche con il coinvolgimento di altri Enti e Istituzioni.

Immobili dello Stato

  1. Ex Carcere San Sebastiano
  2. Villa Melis
  3. Ex Palazzo Intendenza Di Finanza

**Immobili Comune di Sassari **

  1. Ex Hotel “Turritania”
  2. Ex Tipografia Chiarella
  3. Palazzetto dello Sport Immobili

Città Metropolitana

  1. Ex sede Archivio di Stato
  2. Ex Questura di Sassari

**Immobili Università degli Studi di Sassari **

  1. Ex Ipai
  2. Palazzo Segni

**Immobili Regione Autonoma Sardegna **

  1. Villa Pozzo/ Ex Villa Caria
  2. Ex centro regionale di formazione San Camillo

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina dedicata al Piano Città degli immobili pubblici di Sassari

Un passo concreto e decisivo verso l’attivazione della prima Terapia intensiva pediatrica in Sardegna è stato compiuto oggi con la firma di una convenzione tra l’ARNAS Brotzu e l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, centro di eccellenza e il più grande ospedale e polo di ricerca pediatrica in Europa. L’intesa, siglata nella Capitale, segna l’avvio di una collaborazione strutturata finalizzata all’apertura dell’unità operativa a Cagliari entro la fine dell’anno. Alla firma erano presenti, per il Brotzu, il direttore generale Maurizio Marcias, il direttore sanitario Giorgio Carboni e il direttore dell’Anestesia pediatrica Alberto Lai. Per il Bambin Gesù hanno partecipato il presidente Tiziano Onesti e il direttore sanitario Massimiliano Raponi. L’accordo si propone di rafforzare insieme all’assistenza clinica, la ricerca scientifica e la formazione specialistica in ambito pediatrico e ad alta complessità.

La nuova Terapia intensiva e semi-intensiva pediatrica, la prima nell’Isola, consentirà di gestire in loco i casi più complessi, riducendo significativamente i trasferimenti fuori regione e migliorando la tempestività degli interventi, con benefici rilevanti per i piccoli pazienti e le loro famiglie.

“La realizzazione della Terapia intensiva pediatrica rappresenta un risultato strategico per il sistema sanitario regionale”, dichiara la Presidente della Regione ed assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde. “Si tratta di un obiettivo – aggiunge – che abbiamo perseguito con determinazione per garantire ai bambini e alle famiglie sarde cure adeguate senza dover affrontare viaggi complessi e spesso rischiosi verso altre regioni. Questo accordo testimonia la nostra volontà di investire su competenze, qualità e collaborazione con le migliori eccellenze nazionali”. Il Direttore Generale dell’ARNAS Brotzu ha sottolineato come l’accordo rappresenti “un passo decisivo per ampliare l’offerta assistenziale e garantire ai pazienti sardi l’accesso alle migliori competenze nazionali, mantenendo al centro la qualità e la sicurezza delle cure”. La Presidenza dell’Ospedale Bambino Gesù ha evidenziato che “la collaborazione con il Brotzu rafforza la missione dell’ospedale nel diffondere competenze pediatriche avanzate su tutto il territorio nazionale, favorendo percorsi condivisi e innovativi”.

Obiettivi principali dell’accordo sono: -Miglioramento della presa in carico dei pazienti pediatrici con patologie rare o complesse, attraverso percorsi condivisi e consulenze specialistiche integrate; -Sviluppo di programmi congiunti di ricerca clinica e traslazionale, con particolare attenzione alle malattie rare, alla cardiologia e alle discipline ad alta specializzazione -Promozione della formazione del personale sanitario, con scambi professionali, attività di aggiornamento e programmi di alta formazione rivolti a medici, infermieri e tecnici -Potenziamento dell’uso della telemedicina e delle tecnologie digitali, per garantire continuità assistenziale e ridurre la necessità di trasferimenti fuori regione.

Dal mese di aprile verranno attivati gruppi di lavoro congiunti per definire protocolli operativi, priorità cliniche e progetti di ricerca comuni. È inoltre prevista la creazione di un calendario di attività formative e di scambio professionale attraverso il quale anestesisti-rianimatori e personale infermieristico del Brotzu saranno coinvolti in percorsi di formazione specialistica nel Bambin Gesù, con periodi di addestramento sul campo per acquisire competenze avanzate nella gestione dei pazienti pediatrici critici. Parallelamente, il centro di eccellenza romano garantirà non solo il supporto formativo iniziale, ma anche un affiancamento diretto a Cagliari: un gruppo di professionisti medici e infermieristici sarà infatti presente nella fase di avvio della nuova unità, assicurando standard elevati di sicurezza e qualità assistenziale.

Seggi aperti fino alle ore 15:00 di oggi per l'ultimo atto del referendum confermativo sulla riforma della giustizia. Una consultazione che sta registrando una partecipazione straordinaria: alle ore 23:00 di domenica, l'affluenza nazionale si è attestata al 46,07%, un dato che doppia clamorosamente il 22,73% registrato alla stessa ora nel precedente referendum del giugno 2025.

A differenza delle consultazioni abrogative, in questo caso non è previsto il quorum: la riforma sarà approvata o respinta in base alla maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente da quanti elettori si siano recati alle urne.

In Sardegna sono circa 1,3 milioni gli elettori chiamati a esprimersi. Sebbene il dato regionale medio si sia fermato intorno al 39%, spicca la risposta della città di Cagliari, dove l'affluenza ha toccato il 47,37% (58.171 votanti su oltre 122mila aventi diritto).

Anche la politica isolana ha risposto presente: la Presidente della Regione, Alessandra Todde, ha votato in tarda mattinata a Nuoro, presso la scuola “Ferdinando Podda”. "Il voto è il fondamento della nostra democrazia", ha dichiarato la Presidente. "Invito tutti a contribuire a una scelta che riguarda il futuro delle nostre istituzioni".

Il Paese si presenta geograficamente spaccato nella partecipazione. L'Emilia Romagna guida la classifica nazionale con il 53,69% di votanti, seguita da Toscana (52,49%) e Lombardia (51,83%). Faticano invece le regioni del Sud e le Isole: la Sicilia registra l'affluenza più bassa con il 34,94%, seguita dalla Calabria (35,70%).

Il quesito sottoposto ai cittadini mira a modificare profondamente l'architettura della magistratura italiana, intervenendo su diversi articoli della Costituzione (dall'87 al 110). Ecco i punti cardine: separazione delle carriere: Giudici (chi emette le sentenze) e Pubblici Ministeri (chi accusa) diventeranno due corpi distinti, senza più possibilità di passare da un ruolo all'altro.

Due CSM: l'attuale Consiglio Superiore della Magistratura verrebbe sdoppiato in due organi indipendenti, uno per i giudicanti e uno per i requirenti, entrambi presieduti dal Capo dello Stato.

Il Sorteggio: per la prima volta, i membri "togati" dei due CSM verrebbero estratti a sorte tra i magistrati, nel tentativo di limitare il peso delle correnti interne.

L'Alta Corte Disciplinare: nasce un nuovo organismo di 15 giudici incaricato di decidere sulle sanzioni per i magistrati, garantendo un giudizio terzo e uniforme.

Poiché il Parlamento non aveva raggiunto la maggioranza dei due terzi durante l'approvazione nel 2025, l'articolo 138 della Costituzione ha attivato questo passaggio referendario. Non si tratta di proporre nuove idee, ma di confermare o bocciare un testo già scritto: un "SÌ" farà entrare in vigore la riforma, un "NO" la cancellerà definitivamente.

Dalle 15:01 inizierà lo spoglio delle schede, che potrà essere seguito in tempo reale sul portale Eligendo e tramite l'omonima app mobile.

Si è svolto negli spazi dell’Autorità di Sistema Portuale presso il Molo Ichnusa, l’evento di divulgazione del progetto AMIS – Sistemi Avanzati di Monitoraggio e gemelli digitali per la sicurezza e resilienza della costa, finanziato nell’ambito del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo.

Ad aprire i lavori il Direttore generale della Protezione Civile della Regione Sardegna Mauro Merella, che ha portato i saluti istituzionali anche dell’Assessora della difesa dell’ambiente Rosanna Laconi, sottolineando il valore strategico del progetto alla luce di eventi estremi sempre più frequenti. Il recente ciclone “Harry”, fortunatamente senza vittime, ha evidenziato in modo concreto la crescente esposizione al rischio costiero. "AMIS – ha dichiarato Merella – rafforza le sinergie internazionali, in particolare quelle già consolidate con la Francia, e contribuisce alla crescita del Sistema regionale di protezione civile, sempre più orientato a un approccio territoriale e a una pianificazione multirischio e multilivello". Durante l’evento, moderato da Silvia Serra, coordinatrice del Centro Funzionale Decentrato, sono stati presentati risultati e prospettive del progetto.

Sergio Deiana ha evidenziato il ruolo dei “gemelli digitali” per comprendere la dinamica degli eventi costieri e migliorare la gestione del rischio. Carlo Brandini del Consorzio LaMMA, capofila del progetto, ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato su un tema prioritario come il dissesto idrogeologico, con tecnologie al servizio della prevenzione.

Massimo Perna ha illustrato i principali prodotti del progetto: la piattaforma Digital Twin e l’Atlante del rischio costiero, strumenti complementari per la condivisione dei dati e la simulazione degli scenari futuri, anche su scala temporale estesa, basati su dati satellitari e programmi europei come Copernicus. Tra i casi studio, Luca Carpi dell'Università di Genova, ha presentato il sito pilota di Camogli, evidenziando la vulnerabilità delle coste e la difficoltà nella gestione delle allerte in presenza di eventi estremi fuori scala, come la tempesta Vaia del 2018.

Un focus è stato dedicato all’analisi del ciclone “Harry”. Andrea Ruju di Arpas e Simona Granata del CFD hanno descritto le fasi previsionali e di monitoraggio, mettendo in luce l’interazione tra rischio marino e idraulico e la crescente interconnessione dei fenomeni. Daniela Pani del CFD ha illustrato gli effetti al suolo dell’evento: forti venti, allagamenti costieri, esondazioni e frane, con impatti rilevanti nei bacini in particolare del Flumendosa e del Cedrino. L’esperienza del ciclone “Harry” ha rappresentato un banco di prova fondamentale per avviare un percorso verso la costruzione di un sistema di allerta dedicato alle mareggiate, basato su codici colore analoghi a quelli già in uso per il rischio idrogeologico e idraulico.

L’introduzione di questi codici consentirà di rafforzare la capacità di comunicazione del rischio verso i territori, fornendo indicazioni più chiare e tempestive ai sindaci e alle comunità e migliorando la gestione operativa delle emergenze. In questa direzione, sono già in corso attività di analisi e definizione di scenari, anche grazie ai dati raccolti durante l’evento di gennaio.

Sul fronte dell’innovazione, Roberta Ferretti del CNR, ha presentato l’impiego di robotica marina per il monitoraggio costiero, mentre Davide Schenone, anche lui a rappresentare il CNR, ha illustrato le applicazioni dei droni aerei nella mappatura dei rischi geomorfologici. A chiudere i lavori, Frédéric Poydenot del CPIE ha evidenziato il ruolo della comunicazione partecipativa per aumentare la consapevolezza delle comunità. Tra gli strumenti, un “gioco serio” basato su tabellone e tessere, che consente di simulare scenari di rischio e stimolare il confronto tra i partecipanti, con risultati variabili a seconda dei territori analizzati.

Il progetto AMIS si conferma uno strumento fondamentale per integrare ricerca, tecnologia e protezione civile, rafforzando la capacità dei territori di affrontare i rischi costieri in un contesto di cambiamenti climatici sempre più evidenti.

 È stato presentato a Cagliari, nella sede del Parco naturale regionale Molentargius-Saline (Sala Helmar Schenk dell’edificio Sali Scelti) il Piano del Parco, strumento operativo fondamentale per la gestione e la pianificazione di una delle zone umide più rilevanti del Mediterraneo. “Con questo Piano consegniamo allo straordinario patrimonio del Molentargius una visione e un orizzonte condiviso. Non un semplice strumento di governo, ma un progetto che tiene insieme tutela e sviluppo, memoria e futuro. È il risultato di un lavoro paziente e rigoroso dell’Ente Parco, che ha saputo costruire una proposta solida, fondata sulla conoscenza e capace di dialogare con il territorio e le sue comunità.”

Così l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, che ha aperto la presentazione ufficiale del Piano del Parco naturale regionale Molentargius–Saline, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 66/15 del 17 dicembre 2025. L’incontro si è svolto alla presenza del Presidente del Parco Stefano Secci, dell’assessore degli Enti locali Francesco Spanedda e dei rappresentanti dei Comuni del Parco - Cagliari, Quartu Sant’Elena, Selargius, Quartucciu — insieme ai progettisti e ai referenti tecnici che hanno contribuito alla definizione del Piano.

“Il sito di Molentargius - ha dichiarato l’assessore Spanedda - può essere preso a esempio per un modo diverso di pianificare, fondato sulla capacità di leggere e accompagnare le trasformazioni. Qui più che altrove è evidente come l’intreccio tra processi naturali e antropici rappresenti un aspetto ormai irrinunciabile della pianificazione. Il nostro obiettivo è valorizzare questo equilibrio dinamico, superando l’idea di un paesaggio statico e costruendo strumenti capaci di guidare lo sviluppo senza snaturare i luoghi. È così che restituiamo al territorio il suo valore, mettendolo al centro delle politiche pubbliche presenti e future.”

Il Piano del Parco rappresenta lo strumento fondamentale di governo e pianificazione di uno dei sistemi umidi più rilevanti del Mediterraneo: un compendio ambientale di circa 1.600 ettari che integra ecosistemi di acqua dolce e salata, habitat di eccezionale valore naturalistico e un patrimonio storico-culturale di grande rilievo. Il Parco di Molentargius, riconosciuto a livello internazionale nell’ambito della Convenzione di Ramsar, è uno dei principali siti europei per la sosta e la nidificazione dell’avifauna: ospita oltre 120 specie e una presenza stabile del fenicottero rosa. Nel corso della presentazione sono stati illustrati gli elementi qualificanti del Piano: la nuova organizzazione territoriale, la zonizzazione, le misure di tutela e le azioni per la valorizzazione delle saline e per una fruizione sostenibile del Parco. Il documento disciplina in modo organico vincoli, destinazioni d’uso, accessibilità e servizi, riconducendo a un quadro unitario una realtà storicamente complessa sotto il profilo gestionale.

La pianificazione approvata introduce una struttura territoriale chiara e funzionale, articolata in tre macro-ambiti: aree di rilevante interesse naturalistico, dedicate alla tutela più stringente degli habitat; aree di fruizione sociale, orientate all’accoglienza e alla valorizzazione; aree di connessione, in cui sono ammesse attività compatibili con l’equilibrio ecosistemico.

Particolare rilievo è stato attribuito al lavoro svolto dall’Ente Parco e dal gruppo di progettazione, che ha consentito di superare criticità storiche, rafforzando la coerenza tra obiettivi, zonizzazione e norme tecniche e garantendo un’impostazione fondata su solide basi scientifiche e su un articolato processo di valutazione ambientale.

“Non si tratta soltanto di un atto di pianificazione, ma di una vera strategia di sistema: il Piano coniuga tutela della biodiversità e sviluppo, valorizza le vocazioni del territorio e crea le condizioni per nuove opportunità economiche compatibili, dalla filiera del sale al turismo ambientale, fino alla ricerca scientifica. Il Molentargius è un’infrastruttura ecologica strategica per l’area vasta cagliaritana. Con questo Piano rafforziamo il suo ruolo, rendendolo un modello avanzato di integrazione tra ambiente, città e sviluppo, capace di generare valore per i territori e per le comunità”, ha concluso l’assessora Laconi.

“Oggi – spiega Stefano Secci, presidente del Parco naturale regionale Molentargius-Saline – disponiamo finalmente di un quadro unitario, certo e condiviso per il governo di un sistema ricco, articolato e complesso come quello di Molentargius, dove intervengono diversi livelli di tutela ambientale e di competenze amministrative.

“Il Piano fa proprie e valorizza le esperienze e le attività portate avanti in questi anni, ricomponendole in un quadro unitario. In pratica consentirà di dare nuovo slancio ai numerosi progetti già in corso, mettendoli a sistema all’interno di una visione organica e rafforzandone l’efficacia.

“Con i prossimi strumenti, come il Regolamento del Parco e il Piano di sviluppo economico si aprirà una fase operativa che permetterà di orientare e sostenere attività compatibili, valorizzando le vocazioni del territorio e contribuendo alla sua sostenibilità anche sul piano economico”.

Ancora qualche giorno e la nuova continuità territoriale aerea sarà pienamente operativa. Dal 29 marzo, infatti, i residenti in Sardegna e i non residenti compresi nelle categorie previste potranno usufruire delle tariffe scontate per gli spostamenti da e per l’Isola.

Le novità sono state illustrate oggi, nel corso di una conferenza stampa, dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, e dall’assessora dei Trasporti, Barbara Manca.

“Era un cambiamento necessario - ha affermato la presidente Todde -, il vecchio modello non garantiva la certezza degli spostamenti da e per la Sardegna, in particolare per chi viaggia per motivi di lavoro, studio o salute, soprattutto nei periodi di maggiore richiesta. La nuova continuità arriva dopo un lungo periodo di negoziazioni con la Commissione europea e con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la nostra priorità è sempre stata rendere la Sardegna sempre più aperta e accessibile”.

“Il risultato, frutto di oltre cento incontri con gli stakeholder, non era scontato, ma ci abbiamo sempre creduto”, ha aggiunto l’assessora Manca. “Da più parti ci veniva detto che non ce l’avremmo fatta, che l’Unione europea non avrebbe mai accettato la nostra proposta, ma abbiamo fornito una gran mole di dati alla Commissione, convincendola a dare il benestare sul nuovo modello: abbiamo dimostrato che con il lavoro e l’impegno di tutti gli obiettivi si raggiungono”.

Le principali novità consistono nell’incremento strutturale di frequenze e posti disponibili da e per Cagliari, Alghero e Olbia, verso Roma Fiumicino e Milano Linate, con un’articolazione degli orari su quattro fasce giornaliere in luogo delle tre precedenti (prima mattina 6:00 – 9:00, residuo mattina: 9:00 – 13:00, pomeridiana 13:00 - 18:30, serale 18:30 – 23:00). “Questo - ha detto la presidente - per garantire il più possibile la possibilità di tornare in giornata per chi si sposta per motivi di lavoro o salute”. Per quanto riguarda il bando sulla tratta Alghero-Linate (l’unico andato deserto), l’assessora Manca ha precisato che per ora è garantito dalla proroga dell’attuale modello e che a breve ne sarà pubblicato uno nuovo, “su cui – ha detto – siamo fiduciosi”.

Le tariffe per i residenti sono state sensibilmente ridotte: si pagheranno circa 30 euro a tratta per Roma e 44 euro per Milano, escluse iva e tasse aeroportuali. Altro aspetto sottolineato da presidente e assessora è l’equiparazione ai residenti estesa ai lavoratori e militari con sede stabile in Sardegna, sportivi agonisti (non professionisti), oltre a studenti universitari (fino a 27 anni), giovani fino ai 21 anni, disabili e relativo accompagnatore e anziani sopra i 70 anni, già previsti anche nell’attuale modello.

Inoltre, rispetto alla vecchia continuità, l’agevolazione per bambini e ragazzi non residenti è stata estesa da 12 a 14 anni d’età e sono state introdotte nuove categorie di utenza: quella dei residenti fuori dalla Sardegna che abbiano rapporti di parentela di primo grado (genitori e figli; fratelli e sorelle), di secondo grado (nonni e nipoti figli dei figli) o di terzo grado (zii e nipoti; bisnonni e bisnipoti) con soggetti residenti in Sardegna; chi usufruisce di congedo straordinario ai sensi della Legge 104/92 per assistere un parente residente in Sardegna e chi svolge il ruolo di tutore nei confronti di una persona residente in Sardegna. Tutte queste categorie pagheranno una tariffa maggiorata solo del 30% rispetto a quella applicata ai residenti.

A margine della conferenza, la presidente Todde è intervenuta anche sul tema dell’integrazione del sistema aeroportuale sardo. “Sul tema degli aeroporti bisogna dire con chiarezza che non stiamo parlando di una privatizzazione”, ha sottolineato. “Stiamo parlando di una rete aeroportuale, cioè di un soggetto regolato, riconosciuto dal Ministero, con regole precise”, ha continuato. “Due aeroporti sardi sono già, di fatto, in mani private. Il punto allora non è negare la realtà, ma governarla nell’interesse della Sardegna. Il ruolo della Regione è stato proprio questo. Garantire che l’integrazione degli aeroporti producesse un vantaggio per tutta la rete aeroportuale sarda”.

La presidente ha spiegato che “la logica della rete è importante perché consente di avere maggiore massa critica nei confronti dei vettori, di negoziare meglio, di coordinare in modo più efficiente slot, arrivi e partenze. La Regione si è mossa per garantire che le porte di ingresso e di uscita della Sardegna restassero dentro una cornice utile al territorio”.

“Per questo - ha affermato - abbiamo ottenuto alcuni paletti chiari: la sede della società che gestirà l’integrazione non potrà essere spostata fuori dalla Sardegna. Gli investimenti dovranno produrre vantaggi per il territorio. Le risorse pubbliche non potranno essere usate per fini impropri. E abbiamo chiesto che tutti i passaggi con Corte dei Conti, ENAC e Ministero siano condivisi e concordati”.

“Noi - ha concluso - riteniamo che la rete e l’integrazione possano rappresentare un beneficio per i sardi, ma proprio perché siamo un’istituzione pubblica vogliamo essere certi che tutto avvenga dentro regole chiare e nel rispetto dell’interesse generale”.

 La Giunta regionale della Sardegna, su proposta dell’Assessore ad interim dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale, ha approvato un’integrazione alla deliberazione n. 67/20 del 23 dicembre 2025, introducendo nuove modalità operative per la gestione delle quote sociali relative alle prestazioni sociosanitarie di riabilitazione globale. Il provvedimento rafforza e semplifica le procedure a favore delle persone non autosufficienti e non abbienti, beneficiarie di servizi in regime residenziale e semiresidenziale, migliorando il coordinamento tra strutture sanitarie, Comuni e Azienda regionale della salute (ARES).

Sono confermate le risorse già stanziate: 13,5 milioni di euro per il 2026 e 14,5 milioni per il 2027, oltre a 1 milione destinato alla chiusura dei rimborsi pregressi. Le modifiche introdotte riguardano, in particolare, tempi e modalità di comunicazione tra i soggetti coinvolti, la definizione delle quote di compartecipazione in base all’ISEE e il sistema di pagamento alle strutture accreditate. L’obiettivo è rendere più efficiente e trasparente l’intero processo, garantendo continuità assistenziale e maggiore equità nell’accesso ai servizi, con un’attenzione specifica alle fasce più fragili della popolazione.

Con questa integrazione, la Regione conferma il proprio impegno nel rafforzare l’integrazione sociosanitaria e nel migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

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