Mario Frongia

Mario Frongia

Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi

Domenica, 10 Novembre 2024 16:04

Cagliari, pareggio meritato e salvavita

Cuore, orgoglio e coraggio: nella settimana dedicata a Gigi Riva i ragazzi di Davide Nicola mettono alle strette un Milan presuntuoso e spavaldo. Il 3-3 in rimonta dopo tre ko di fila è medicina perfetta per ripartire dopo la sosta, a Marassi con il Genoa 

Mario Frongia

È giustamente orgoglioso Davide Nicola. E va ancora meglio l’umore della tifoseria. Il Milan che ha dato una lezione di calcio al Real Madrid supervincente di Carletto Ancelotti, per di più sul proprio santuario, è andato a sbattere niente di meno che su una doppietta di Zappa e un tiraccio di Zortea. Roba da album dei ricordi per entrambi. Ma i sedicimila della Domus hanno goduto e anche a lungo. Il 3-3 ha premiato equilibrio tattico, intelligenza palla su palla, cuore e spirito di squadra. Il gruppo, ha ragione il tecnico, non molla mai. Crede in quel che fa, si preoccupa poco o nulla dell’avversario e del cronometro. Makoumbou, tra i migliori dopo la pessima prova di Udine, e compagni hanno capito la musica: lotta per tutti i centimetri di campo, senza frenesie e con una gestione responsabile e consapevole. Poi, che il Milan di Leao (doppietta), Rejnders (testa e piedi da favola), Theo Hernandez (un po’ svogliato e supponente) e Maignan (portiere coi contro fiocchi, ma ne ha preso tre), faccia il suo percorso in campionato e in Europa è un’altra storia. Intanto, è stato messo alla prova dai penultimi in classifica. Con Fonseca e Ibrahimovic, smorfie e sorrisini in tribuna, piuttosto contrariati.

Pareggio d’oro. Il Cagliari prende un pari che vale e si porta a quota 10. In attesa delle altre gare della dodicesima d’andata, in cinque punti si pestano otto squadre. C’è da soffrire, come sempre. Ma dopo il filotto di sconfitte Udine-Bologna-Lazio, pur maturate in contesti, prestazioni e inciampi arbitrali al limite del grottesco, lo spiraglio è buono. Anche perché il ricadere all’indietro in classifica aveva messo a dura prova il gruppo. Lo stesso Davide Nicola pareva potesse addirittura giocarsi la permanenza in panca proprio sul filo del risultato della gara con il Diavolo. È andata. Ed è un bene. Perché da eventuali scelte societarie in panca, visti i precedenti, non c’è da aspettarsi meraviglie. Dunque, un Cagliari di grinta e coraggio. Attento e umile interprete della partita. “Non leviamo nulla al Milan ma noi possiamo solo crescere. Abbiamo creato gioco e occasioni, proprio come volevo” le parole del tecnico. Intanto, i dati certificano che i rossoblù sono buoni esperti nel riassestare le gare: in stagione sono 5 i punti in rimonta. Insomma, per chi vuole pensarlo, anche Gigi Riva, che avrebbe compiuto ottant’anni giovedì scorso, ha soffiato alle spalle di Piccoli e compagnia.

I singoli. Con la bocciatura di Scuffet, Sherri in campo con la benedizione del presidente. Il portiere algerino al debutto ne ha presi tre. Pochi, troppi, giusti? Ci sta. Ma forse pesa pensare che Davide Nicola abbia potuto perdere un centimetro di credibilità nei confronti del gruppo. Capita. Ma bisogna pesare sempre al meglio pro e contro. Cosa che in casa Cagliari, da almeno dieci anni, somiglia a una giostra umorale e senza buon senso. Tant'è. Nicola ha inserito Palomino e Deiola per Mina e Adopo, squalificati. Anche Viola - molto bene - dal via, Gaetano in panca con Prati e Marin. Per il Milan - senza Morata sostituito dal baby Camarda: 16 anni e 244 giorni, poca roba con il duo Luperto-Palomino - un Cagliari solido e operaio. Capace di stare sul pezzo. E di conquistare all’88’ un punto prezioso. Ottimo per preparare la trasferta post nazionali di Genova.

Notarelle

Dopo gli sfracelli firmati da Ayroldi all'Olimpico-fronte Lazio, ecco Fabbri di Ravenna. Che nel 2-1 con rigore contestato e una valigia di cartellini estratti dall'arbitro di Molfetta, era al Var. Ovvero, proprio nel posto ideale per chiamare il direttore di gara a vedere meglio il contatto tra Zortea e Pellegrini. La risposta dell’Associazione arbitri? Ayroldi fermo, un turno. Fabbri alla Domus. Con una direzione all’altezza. Meno male.

Strane e curiose ricorrenze. L’anno scorso, su precisa richiesta di Ranieri, sono arrivate le due punte da doppia cifra. Shomurodov e Petagna, quattro reti in due. Entrambi hanno patito una condizione a dir poco precaria. Con tanto di riatletizzazione completa o quasi prima di poter essere in gruppo. Stavolta accade una cosa simile. Gaetano, in misura minore Zortea - sgambettato ad agosto da un infortunio, sembra in ripresa, gol ai rossoneri incluso - e Palomino paiono dover ancora trovare la forma migliore. C'è da chiedersi: ma quando al calcio-mercato si aprono le trattative, ci si informa su quali siano le condizioni? Basti ricordare l’ingaggio e il contratto faraonico da quattro milioni di euro per Godin, affetto da una nota tendinopatia rotulea cronica. Com’è noto, i club cedenti inviano cartelle e schede tecniche e psicofisiche dei calciatori. Sarebbe buona norma leggerle. Ieri e oggi.    

Sabato, 09 Novembre 2024 10:55

Sanluri, oasi culturale di alta qualità

Il teatro "Akinu Congia" ospita la Stagione Cedac di prosa, musica e danza. In calendario omaggi a Federico Fellini e Gigi Riva, sul palco Lella Costa e Lucrezia Lante della Rovere. " Siamo orgogliosi di offrire al territorio appuntamenti di grande livello" dice il sindaco, Alberto Urpi

Mario Frongia

Arte teatrale fresca, contemporanea, stimolante. Capace di soddisfare un pubblico trasversale, per gusti ed età. Non a caso il pensiero del sindaco va anche ai giovani: "Le nuove generazioni sono decisive per la comunità. Fornire loro strumenti e occasioni di analisi e divertimento culturale, ci permette di guardare a un futuro che è già presente" dice Alberto Urpi. Insomma, la Stagione di prosa, musica e danza della Cedac, sbarca un anno dopo l'altro al teatro "Akinu Congia" di Sanluri e coglie nel segno. Sia per il cartellone dai titoli avvincenti. Sia per la nutrita pattuglia di artisti di notorietà e bravura nazionale che si esibiranno da domani, domenica 8 novembre, fino al 4 aprile: data non casuale per raccontare di Gigi Riva a due passi dal compleanno dello scudetto conquistato matematicamente il 12 aprile del 1970. Ecco un'altra buona ragione per plaudire alle proposte della Circuito multidisciplinare dello spettacolo dal vivo in Sardegna. In scaletta ci sono temi attuali, dal disfattismo ai complottisti, classici indimenticabili, maestri del cinema e nella vita, potere, convenzione e democrazia. Il tutto, con un filo di ironia, simbolismo e satira. "Proponiamo il “Teatro Ragazzi” e sono certo che le scuole partecipino. Per gli studenti del nostro territorio - aggiunge Alberto Urpi - è un modo per far crescere il grado consapevolezza culturale. Il tutto, senza scordare che in avvio qualcuno pensava che proporre arte teatrale non avvicinasse il pubblico". Valeria Ciabattoni, direttrice artistica del Cedac, non ha dubbi: "Questa è la terza Stagione fortemente voluta dall'amministrazione comunale. Grazie a un lavoro di costruzione del pubblico, c'è stata una partecipazione importante e in costante crescita, con un numero di spettatori raddoppiato". A dirla tutta, tra municipalità e organizzatori, emerge quel giusto mix di competenza, intuito, visione e coraggio.

Cultura, pane per l'anima con un approccio vincente. Per confermare il successo delle precedenti edizioni il cartellone sposa valori artistici variegati, adatti alle diverse sensibilità. La sfida piace. E se, ad esempio, si parla di Rombo di tuono, il gol è a porta vuota. La rassegna passa dalla contemporaneità tra riletture di classici e pièces originali, stand-up comedy e canzoni. Patrocinata e sostenuta da ministero Cultura, Regione Sardegna e comune di Sanluri, con il contributo della Fondazione di Sardegna, la Stagione propone dieci titoli. Da Lella Costa, che si confronta con l'archetipo di Pinocchio, Lucrezia Lante della Rovere con Arcangelo Iannace in “Non si fa così” di Audrey Schebat per una riflessione sulla vita di coppia, Daniele Pecci nel ruolo di Oscar Wilde in “Divagazioni e Delizie” di John Gay e Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani ne “L'assaggiatrice di Hitler”, uno spettacolo di Sandro Mabellini dal romanzo di Rosella Postorino. In avvio l'attrice e comica Debora Villa propone “Tilt-Esaurimento globale”, Monica Casadei firma il visionario “Il Circo di Fellini” di Artemis Danza su musiche di Nino Rota, mentre il cantautore Andrea Andrillo propone nel cuore del Monreale il concerto “Fortunate Possibilità”, sulle tracce dell'omonimo disco/libro prodotto da Michele Palmas per S’ardmusic e Abbà Editore. Tra mito e attualità con “Andromaca”, uno spettacolo de I Sacchi di Sabbia e Massimiliano Civica dalla tragedia di Euripide e l'ambiguo fascino e gli effetti dell'ipocrisia con “Il Tartufo”, la celebre commedia di Molière, con la regia di Domenico Ammendola, per un vivido affresco della società tra vizi e (rare) virtù. Infine “Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto” scritto, diretto e interpretato da Alessandro Lay, ispirato alla storia e alle imprese del grande goleador, per un tributo al leggendario Rombo di Tuono. In sostanza, temi che scaldano cuore, memoria e intelletto. Dna pregiato di una rassegna da non perdere.

Martedì, 05 Novembre 2024 10:57

Lazio-Cagliari, vince Ayroldi!

La squadra di Baroni si è imposta sui rossoblù anche grazie a una direzione arbitrale farcita con decisioni discutibili. In coda corrono in otto in un fazzoletto di punti. Adesso, testa al Milan

Mario Frongia

Insufficiente e inadeguato. Una partita in totale controllo, senza particolari isterie individuali né atteggiamenti scorretti, deviata sui binari del poco buon senso e della scarsa comprensione. Elementi che un arbitro esperto, e in qualsiasi disciplina specie se di contatto, dovrebbe mettere subito in evidenza. Invece all’Olimpico il campionario sciorinato dal direttore di gara è stato sconfortante. Con la serie A che perde sempre più in credibilità proprio e anche per direzioni non all’altezza. E che sia il piagnisteo di chi ha perso a far lievitare la questione, non porta lontano. Piccole e grandi si lamentano. Spesso anche quando vincono. La risposta giunge da sola: lo sport più apprezzato dagli italiani – giochi di potere, business e campanili o meno a distorcere troppo spesso la realtà - è finito dentro un tunnel. Vittimismo? Incapacità del sistema tifosi-club-luoghi-istituzioni-media di elaborare e maturare una cultura sportiva sana ed equilibrata? Può darsi. Ma il nodo rimane. E ieri sera Giovanni Ayroldi è stato un plastico esempio di come non dovrebbe andare la conduzione di una partita né agonisticamente cattiva, né legata a particolari obiettivi se non quelli, differenti e legittimi, di Cagliari e Lazio. Tra l’altro, l’undicesima d’andata è stata anche quella di Feliciani a dirigere Monza e Milan: un altro disastro con bocciatura solenne. Ma il male degli altri non aiuta la formazione di Davide Nicola. Anzi. E siamo a noi. Figlio e nipote d’arte, 33 anni, originario di Molfetta, Ayroldi mastica pane a fischietto fin dalla culla. Debutta in D a 22 anni. A 29 in A. In passato può aver arbitrato anche peggio, ma ieri ha deluso praticamente tutti. Certo, la tifoseria laziale, Baroni, Lotito e la squadra hanno incassato. Di sicuro avranno dormito bene per essersi portati a tre punti dal Napoli in vetta e a due dall’Inter, terzi a quota 22 in condominio con Fiorentina e Atalanta. Ma sanno che della Lazio macina avversari all’Olimpico nel posticipo vinto 2-1 si è visto poco. Sanno che il Cagliari ha mostrato orgoglio e reazione. Ha avuto per un tempo la certezza di potersela giocare. Ed è poi andato a sbattere su decisioni fin troppo discutibili.

 

Cercasi buon senso. Senza analizzare organici, tradizioni e obiettivi di Lazio e Cagliari, un dato è certo: Ayroldi ci ha messo del suo. Anche dal vantaggio laziale, gol nato dalla papera di Scuffet, a seguito di una valutazione arbitrale esageratamente generosa da cui è scaturita la punizione dell’ex Pellegrini, la non parata del portiere rossoblù, il tap in firmato da Dia. Il tutto dopo neanche tre minuti. Ma non solo. Il tanto richiamato buon senso da parte del designatore, Gianluca Rocchi, è scomparso dal posticipo. Giovanni, il super protagonista della serata, ha sventolato un totale di sei cartellini gialli, due tramutati in rosso ai danni di Mina e Adopo. Certo, le proteste non servono e vanno evitate. E va detto che tre cartellini li hanno beccati anche i padroni di casa. Tant’è. Nel frattempo, ha concesso un rigore, trasformato da Zaccagni, che anche i commentatori neutrali hanno giudicato scandaloso: il piede a martello di Pellegrini su Zortea è inoppugnabile. Forse tra un mese quasi tutti si saranno scordati delle valutazioni di Ayroldi, bocciato da tutte le redazioni. Con le chiacchiere a zero, il Cagliari deve affrontare un passaggio piuttosto insidioso. Il Milan - oggi in Champions a Madrid con il Real – arriva sabato alla Domus. Con la classifica che vede i rossoblù distanti appena un punto dall’ultimo posto e a -3 dal dodicesimo in un’anticamera di inferno che comprende in quattro punti otto squadre. La corsa salvezza è dura, manca sempre un bomber e, senza bocciare Prati, anche un regista che regga la categoria, Gaetano e Zortea sono lontani parenti di quel che valgono. Ma non solo. Se c’è un tecnico che lavora bene su aggressività e si nota spirito e attaccamento, il gioco e la manovra sono talvolta figli di una qualità tecnica modesta. Se a questo si aggiungono arbitraggi da protagonista, la situazione diventa preoccupante.

   

Domenica, 03 Novembre 2024 20:37

“Siamo pronti per una grande partita!”

Davide Nicola presenta Lazio-Cagliari. la trasferta all'Olimpico arriva tra incertezze, recuperi e motivazioni. La corsa salvezza chiede punti ovunque. Ma occorre trovare una quadra convincente tra gioco e interpreti. E si sente la mancanza di un bomber

Mario Frongia

L’uno-due tra Udinese e Bologna non è e non poteva essere indolore. Le certezze maturate dal Cagliari tra Parma, con la Juve e in rimonta con il Toro, sono state annacquate. E non di poco. Criticità, lacune e balbettii di vecchia e nuova data sono riemerse con forza. In questi casi, poco importa guardare gli avversari. Domani congtro la Lazio all’Olimpico ci sarà da mostrarsi squadra, con gli attributi e le idee chiare. La formazione di Baroni, con Pedro che pare un ragazzino e sta segnando senza sosta, guarda in alto. Ha strapazzato il Como in trasferta e in casa concede poco e nulla. Davide Nicola? Il tecnico riparte dal ko con gli emiliani: “Soffrire con il Bologna ci sta. Anche loro hanno sofferto, abbiamo creato cinque occasioni e fatto le due fasi con convinzione. Ma dobbiamo essere più determinanti sottoporta: ci alleniamo con fiducia, sappiamo che il nostro è un percorso lungo. Un accorgimento? Dobbiamo migliorare nell’essere meno frenetici in uscita perché ogni tanto ci mettiamo in difficoltà da soli”. Dal Bologna alla Lazio. “Troviamo una cornice molto motivante, contro una squadra di qualità in un grande momento di forma. Servirà una partita ad alto tasso tecnico ed emotivo, dobbiamo limitarli. Veniamo da una partita in cui abbiamo provato a farlo, noi proviamo a essere competitivi con tutti ma non sempre ci riusciamo”. Nicola accelera: “Il campionato mi sembra abbastanza delineato. Con una vittoria sei dodicesimo, se perdi terzultimo”.

I singoli e il momento. Si parte da Makoumbou, al rientro dopo la squalifica post Udine. “Antoine si è allenato come gli altri, il Cagliari ha sedici giocatori di base considerati alla pari come titolari. Andare a Roma dopo quasi una settimana completa di lavoro è importantissimo, abbiamo curato i dettagli. Poi, a me piace giocare ogni tre giorni, sei sempre dentro il clima partita”. Sui singoli, Nicola parla di Jankto (“Lavora per tornare con noi”, mentre Kingstone è recuperato. L’allenatore del Cagliari inquadra gli avversari: “Al posto di Tavares ci sarà Pellegrini abile nelle due fasi. La Lazio apre una sfida nell’uno contro uno. Bisogna anche capire perché loro sono arrivati là e noi non ci siamo. Hanno una rosa qualitativa, abituata a giocare su più fronti. Conosco Rovella e Dia per averli allenati, in gruppo sviluppa al centro per poi sfogare sulle fasce laterali, sa essere efficace in ripartenza e nella gestione nell’ultimo terzo di campo. È una grande squadra. Ma dovremo cercare di fargli capire che siamo là per giocare con coraggio”. Alla domanda su chi segna, tra i super problemi del Cagliari, poche storie: “I gol li trovi solo se crei. Serve precisione e consapevolezza, c’è chi segna di più, chi meno. La fiducia nei miei ragazzi è massima. Pavoletti? È esperto, sa dosarsi e questo lo fa essere qualitativo quando serve. È stato fermo un mese e mezzo, ma non ha mai lesinato l’impegno. Anche Lapadula sta lavorando bene”. Il tecnico passa da Felici e Adopo: “Potrebbe giocare domani. Mattia deve essere bravo a capire che può essere determinante anche avendo ora poco spazio. Però serve capacità di giudizio ed equilibrio da parte dell’ambiente. Adopo sta giocando con continuità, non ha giocato con il Bologna dall’inizio perché era stanco”.

Il regista cagliaritano interpreta e adatta il romanzo di Grazia Deledda. Mercoledì prossimo lo spettacolo apre la “Stagione del teatro contemporaneo”. L’autobiografia del premio Nobel nuorese, tra amore giovanile non corrisposto e profonde ferite dell’animo. La rassegna della compagnia Akròama si apre con un classico senza tempo

Mario Frongia

Una Nuoro fredda, chiusa, lontana. La proficua penna di Grazia Deledda che narra di un amore non corrisposto. Un contesto disegnato con sapienza, scenari dolci e acerbi al tempo stesso. Mondi e storie che scuotono. Abitudini e tradizioni di una Sardegna ancestrale, sempre a un centimetro dalla redenzione. Anime perse, per dirla con Fabrizio De André. O forse no. Anche da qui, e da una forza letteraria dirompente, arriva la sublime e innovativa rilettura di Lelio Lecis. Ecco perché la “prima” assoluta di “Il paese del vento” è imperdibile. Da mercoledì 6 novembre, alle 21, il Teatro delle saline, ospita lo spettacolo dell’Akròama che apre la rassegna “Stagione del teatro contemporaneo”.  La compagnia prosegue nella rappresentazione, sempre alle 21, anche giovedì 7, venerdì 8 e sabato 9 novembre. La trama è nota o quasi: il “vento”, splendida metafora del destino umano. Nello spettacolo di Lelio Lecis, l’autrice sarda rivive, nel suo romanzo autobiografico  il tormentoso amore giovanile per Stanis Manca. Un amore epistolare non corrisposto che lascia profonde ferite nell'anima della scrittrice. Il romanzo, scritto nel 1931, è “un'intensa analisi introspettiva, un'anima in cerca di pace dove il vento diventa metafora di un destino che sconvolge le passioni. In questa opera intima e lirica - spiega il regista e direttore artistico della compagnia Akròama - si rinuncia alle descrizioni paesaggistiche per concentrarsi sull'esplorazione dei sentimenti più profondi della protagonista. Un percorso utile a comprendere a fondo la complessità della Deledda”. Il vento, metafora del destino e delle passioni umane, capace di profonde esacerbazioni nell’animo umano. Nel cast sono superbi protagoniste Lia Careddu, Roberta Pasquinucci, Stefano Cancellu, Simeone Latini e Tiziana Martucci,

 

Dalla Deledda a Calvino, Satta e Feydeau. Con un cartellone variegato, tra musica, ironia, commedia, viaggi e comicità e la combinazione di artisti e compagnie di qualità, la Stagione soddisfa i gusti del pubblico dal 1977. La proposta di Akròama punta ad avvicinare un numero sempre più vasto di spettatori - in particolare tra le nuove generazioni – “nella libertà e nella sacralità di un'arte che resiste nei secoli, come un divino anacronismo”. Il calendario propone otto rappresentazioni su quattro turni, dal mercoledì (turno A), giovedì (B), venerdì (C) e sabato (D). Dal 13 al 16 novembre in scena il capolavoro di Salvatore Satta, "Il Giorno del giudizio" con Sardegna Teatro, regia e scrittura di Marco Spiga. Dal 20 al 23 novembre sul palco la compagnia Teatri di Vita in "Ridi, piangi, ti ecciti" di Alessio Genchi e Innocenzo Caprioli. Si prosegue con il Teatro Impossibile, dal 4 al 7 dicembre, in “Mammasantissima”di Emanuela Lai e Elio Turno Arthemalle. Dall’11 al 14 dicembre, il Teatro Libero Palermo in “Il visconte dimezzato” di Italo Calvino, regia Luca Mazzone. Dal 22 al 25 gennaio, con la produzione della Scuola d’arte drammatica si riparte con “Il gatto in tasca” di Georges  Feydeau, regia Marta Proietti Orzella. Dal 5 all’8 febbraio la compagnia Teatro d’Inverno propone “Venere in pelliccia” di David Ives, regia Aaron Gonzalez e Giuseppe Ligios. La stagione si chiude con una produzione Akròama: “Come vent’anni fa” di Lelio Lecis, dal 19 al 22 febbraio.

Tra diseguaglianze, inclusione, lavoro e Intelligenza artificiale. L’evento degli Ordini dei medici, avvocati, commercialisti e psicologi si tiene dall’8 al 9 novembre a Sa Manifattura. Il rapporto Global gender gap certifica che per avere uomini e donne alla pari sono necessari 132 anni

Mario Frongia

Una storia che scomoda con forza cultura e sviluppo, senso civico e sociale. Una storia di angherie, soprusi, dimenticanze. Una storia di impegno, del non voltarsi dall’altra parte, del sapere che ultime e ultimi meritano una chance. In un mondo destrutturato, che annaspa tra tecnologie senza norme e con dinamiche del vinca il più forte, sono le donne a pagare un prezzo esorbitante. Da sempre, tese a rincorrere con affanno e fatica mete meritate e ambizioni legittime. Il gender gap è una questione maledettamente seria, forse tra le principali da risolvere, specie per le comunità democratiche. Il Global gender gap 2022 fornisce dati eloquenti e disarmanti: per raggiungere la parità dei sessi occorreranno altri 132 anni. Da qui, l’intesa ormai pluriennale degli Ordini professionali. Un trampolino di competenze, saperi e buon senso che venerdi 8 e sabato 9 novembre, a Sa Manifattura, in viale Regina Margherita a Cagliari, lancia “Sui Generis-Le giornate cagliaritane delle pari opportunità 2024”. L’appuntamento ha carattere nazionale e non ammette sbavature: la battaglia, civile e sensata, sulle discriminazioni di genere determina una presa di posizione forte e, possibilmente, risolutiva. Anche perché, a dirla tutta, si tratta di un match sociale che può incorniciare il terzo millennio.

Professioni, etica e orizzonti. “Le giornate” tornano in città puntuali. Sul tavolo le ripercussioni sul lavoro, con un focus su Intelligenza artificiale, etica e inclusione. La due giorni è organizzata dagli Ordini professionali di medici, avvocati, commercialisti e psicologi. Per iscritte e iscritti ai rispettivi Albi professionali un prezioso dibattito che prevede crediti formativi. “Sui Generis” - patrocinato da Consiglio regionale, Regione Sardegna, Comune di Cagliari, Fnomceo e Consiglio nazionale forense - prosegue su una strada proficua tracciata nelle precedenti edizioni. E se serve quasi un secolo e mezzo per ipotizzare la parità di genere, è evidente quanto sia lontano l’orizzonte delle pari opportunità. Si è detto che sia indegno di una società civile. Che stereotipi e barriere nella quotidianità abbiano oramai la muffa ma siamo ancora drammaticamente determinanti nel frenare le ambizioni femminili. La solita solfa di ragioni che aiuta a capire che rafforzare e costruire nuove opzioni per le donne, sia un dovere e una responsabilità collettiva. Sui Generis 2024 viaggia sulla perfetta riuscita delle precedenti edizioni. La segreteria scientifica, con Tina Baldussi, Anna Rita Ecca, Rosanna Mura, Martina Olla, Susanna Pisano e Angela Quaquero, in prima fila per i quattro Ordini professionali coinvolti, ha costruito una scaletta che mette assieme visioni, idee, norme e proposte da mettere a terra rapidamente e con decisione su uno dei capitoli chiave del terzo millennio. “Nel mondo democratico e civile, ma non solo, si deve conquistare la piena consapevolezza sul tema. Sui generis è un minuzioso lavoro culturale e scientifico teso ad abbattere prospettive che vedono le donne penalizzate, svilite, pagate meno e con possibilità di carriera inferiori ai colleghi maschi. L’evento è inclusivo e coinvolgente, con le principali istituzioni al tavolo dei lavori” sottolinea la dottoressa Ecca.

Intelligenza artificiale e discriminazioni. “Dibattiamo e ci confrontiamo su Intelligenza artificiale e ripercussioni su discriminazioni multiple, gender e previdenza, mercati del lavoro, diritti, inclusione, competenze professionali e privacy. Daremo spazio - aggiunge l’avvocata Pisano - anche a violenza di genere nel mondo digitale, formazione ed etica professionale, rapporto con l’utenza”. Insomma. Una scaletta che associa temi attuali e fortemente discussi. Sui generis-Le giornate cagliaritane delle pari opportunità entra con pertinenza e merito su problematiche fondamentali per uno sviluppo socioeconomico equilibrato e vitale per una comunità moderna e civile. All’evento prendono parte esperti, docenti, professionisti e figure con competenze multidisciplinari. Tra questi, Guido Alpa, Walter Anedda, Filippo Anelli, Adriana Augenti, Marcella Autiero, Barbara Barbieri, Maria Novella Campagnoli, Elisabetta Camussi, Chiara Canali, Alessandra Dalla Bona, Jacopo Deidda Gagliardo, Silvia De Simone, Michele De Tavonatti, Giampaolo Di Marco, Vincenzo Falabella, Manuela Fanni, Massimo Farina, Anna Maria Ferrari, Paolo Giacomazzo, David Lazzari, Milena Liuzzi, Darya Majidi, Francesco Mola, Martina Olla, Federica Pinna, Matteo Pinna, Luisa Puggioni, Vittorio Pulci, Elena Rainò, Vincenzo Rundeddu, Raffaele Sanna Randaccio, Alessandra Ruberto, Luca Saba, Gianni Serra, Elena Spina, Lucia Secchi Tarugi, Monica Toraldo di Francia, Alberto Vacca e Teresa Zambon.

Mercoledì, 30 Ottobre 2024 09:51

Cagliari, flessione pericolosa

La sconfitta con il Bologna, l’appannamento di alcuni dei protagonisti, la prossima trasferta a Roma e la successiva gara con il Milan alla Domus, non possono lasciare tranquilla la tifoseria

Mario Frongia

L’ottovolante ha ripreso a girare. Dopo la brusca frenata di Udine, ecco il tamponamento della Domus con il Bologna. Il Cagliari che “prende due gol strani, abbiamo fatto quello che volevo” per dirla con le parole benevole di Davide Nicola, è ancora da decifrare. E la sintesi non può essere benevola. Senza gettare bambino e acqua sporca, la sconfitta interna, due gol secchi come in Friuli, pesa eccome. Pesa per come è maturata, avvio convincente durato un quarto d’ora scarso con la squadra di Vincenzo Italiano che su zampata di Piccoli quasi genera l’autogol di Lucumi con deviazione di Skorupski. Pesa per la classifica, in attesa delle aktre e con il Lecce che ha battuto il Verona e ha ribadito un classico della lotta salvezza: i pareggini servono. La mentalità per ottenerli, giusto per non perdere, pure. Cosa che i rossoblù non sono riusciti a portare a casa nelle ultime due gare. E siamo all’asticella citata dal tecnico rossoblù dopo il pari con la Juventus. Forse, aver detto dopo il trittico Parma-Juve-Torino che era già alta non ha giovato. Forse. Ma quel che pesa ed è stato avvertito anche dal pubblico della Domus è che la qualità è rimasta modesta. E l’aver avuto il “coraggio” di schierare assieme Viola e Gaetano dal via, non ha pagato. Non solo perché i due a tratti si sono pestati i piedi. Ma perché entrambi hanno offerto poco dal punto di vista della qualità delle giocate e del ritmo. Quasi niente sul fronte del filtro e dei raddoppi sugli avversari. E questo in A, alla fine si paga.

Qualità cercasi. Premessa d’obbligo sul Bologna. Sarà stato pure “allenato” a giocare bene da Thiago Motta. Italiano è ripartito, senza i big, con un telaio collaudato. Ma veniva da un percorso accidentato e asfittico con 9 punti, come il Cagliari. Davide Nicola con un undici propositivo puntava a mettere i felsinei spalle al muro, sapendo che lasciar loro il pallino avrebbe significato soffrire per fisicità, concretezza, tecnica individuale, manovra collaudata. E individualità: nei faccia a faccia (Obert-Orsolini, Zappa-Ndoye, Marin-Moro, Prati-Freuler) si sono salvati in pochi. Neanche l’esperto Palomino su Odgaard ha alzato una barriera adeguata. In mezzo al campo, a ben guardare, il tandem Marin-Prati è naufragato dopo mezzo tempo. Poca fisicità, troppo spazio da coprire con Freuler e Moro che sono sembrati giganteschi. Insomma, la sconfitta ha messo a nudo aspetti chiave e il fallimento della strategia tecnico-tattica. “Dobbiamo essere sfacciati!” il mantra di Nicola alla vigilia. Ma il progetto è naufragato miseramente. Con senno di poi tutto è facile. Ma un ripasso anche alla gestione del turn over, specie per gli anzianotti, per le tre partite in otto giorni non guasta. E forse, un minuto di riposo avrebbe giovato anche a Luperto, da sempre in campo e fulminato da Davis in Friuli e da Orsolini alla Domus. Ma adesso c’è poco da recriminare. I tifosi si soffermano anche su Scuffet e Piccoli. Il portiere, due reti in due fare sul suo palo, va sostenuto anche se le diverse esitazioni non sono passate inosservate. L’attaccante è giovane e volenteroso. Però, lasciato a fare sportellate con i difensori è complicato possa crescere bene. Di certo, gli va dato tempo. Ma il bomber da quindici gol serve, serviva!, subito. Altrimenti sottoporta manca chi la metta dentro. Cosa che Lapadula e Luvumbo, per motivi differenti, non possono fare. E questo riporta al mercato: il finalizzatore da doppia cifra, dopo il flop fornito a Claudio Ranieri l’anno scorso, è sempre inesistente.

Un dna che preoccupa. Essere aggressivi e con l’approccio di fuoco a chiacchiere, e per dieci minuti, non può bastare a fare punti. Inoltre, per stare al ko con gli emiliani, si è capito che Adopo, come Mina, non può stare fuori. E merita un cenno anche la questione Gaetano: preso negli ultimi minuti del mercato come asso nella manica, visti gli exploit con sir Claudio, va messo in campo dal via. Probabilmente deve sentirsi importante, leader. Personalità, dunque. Cosa che nel Cagliari attuale, con Pavoletti fuori causa per infortunio - ma finalmente almeno convocato! - Mina in panca, è nelle corde di pochi o nessuno. Insomma, dopo dieci partite - quelle che Davide Nicola aveva chiesto per poter esprimere un giudizio tecnico e psicofisico sul gruppo - il riassunto porta a valutazioni preoccupanti. Specie se il calendario presenta la trasferta con la Lazio, lunedi nel posticipo, e l’arrivo di un Milan alle prese con problemi pesanti ma proprio per questo avversario molto più temibile. In sostanza, c’è da remare. E a poco vale ricordare che lo scorso anno con Ranieri in panca e un organico modesto come quello attuale, ci fossero in saccoccia 6 punti contro i 9 attuali. Le comparazioni sono sempre avventate. Davide Nicola a Udine pensava magari di poter gestire un pareggio. Ma è stato sgambettato, dopo una mezzora senza rischi, dall’espulsione di Makoumbou. Con il Bologna ha provato a osare. Ma i jolly pescati dal mazzo non hanno portato la giocata vincente. Il succo? Sarà anche banale, ma tare dietro non aiuta mai. E i reportage incoraggianti di “famiglia”, accompagnati da perpetue critiche ad arbitri e Var, non sono mai serviti per giocare bene, salvarsi o per giocarsi l’accesso alle Coppe. E neanche a recuperare umiltà, concentrazione e forza d’animo.  

Sabato, 26 Ottobre 2024 11:27

Cagliari, il ko serva da lezione

Atteggiamento molle, giocate sottoritmo, dalla mezz’ora con l’uomo in meno. Ma anche Davide Nicola ci ha messo del suo. L’Udinese ha vinto meritatamente, adesso testa al Bologna

Mario Frongia

Con il freno a mano tirato. E c’è da chiedersi il perché. Con un atteggiamento che ha riportato alla debacle casalinga con l’Empoli. Ma anche al secondo tempo con il Como e alla sconfitta, pur avendo l’uomo in più per un’ora, in trasferta con il Lecce. Lo stesso che ne ha preso sei la scorsa settimana dalla Fiorentina. La A è questa, il Cagliari pure. La sconfitta, 2-0, incassata a Udine deve far riflettere. È arrivata dopo il filotto di Parma, Juve e Torino: 7 punti d’oro, 4 in trasferta e 3 alla Domus in rimonta. Tutto pareva contribuire al raggiungimento di una condizione psicofisica ottimale. Pur tenendo conto dei 13 punti dell’Udinese, ieri a nanna da terza in classifica, l’avvicinamento ai friulani dell’algido ma concreto Runjaic pareva capitare al momento opportuno. In conferenza pregara Davide Nicola ha annunciato, anche in vista del Bologna atteso martedi alla Domus, un corposo turn over. I fatti hanno detto altro. E adesso viene facile, e sacrosanto, condannare l’espulsione di Antoine Makoumbou. Ma è meno semplice capire i primi 30’ senza cuore né anima. Un Cagliari vuoto, attendista, da subito in affanno contro un Udinese che, peraltro, ha tenuto il pallino ma non si è mai resa pericolosa sotto porta. Il perché di quest’avvio sottoritmo è il tema che deve impensierire il tecnico.

Da Udine agli emiliani. “Makoumbou sa di aver gestito male la questione” la sintesi delle parole di Davide Nicola nel dopo gara. Ma il congolese non è alla prima svirgolata del genere. Se chi lo manda in campo, dopo aver preso un giallo al sesto minuto, lo piazza dietro da ultimo uomo o quasi in copertura di un’azione d’attacco, ben sapendo che gli avversari ne conoscono le fragilità, ha precise responsabilità. La partita si è persa per l’uomo in meno, per il turn over a metà, per alcune disposizioni e vedute tecnico tattiche a gara in corso. Ma c’è da capire perché Gaetano, dal via al posto di Viola, non sia esplosivo. Perché Zortea sia sempre a un centimetro dal traguardo. Perché non abbia avuto una chance Prati. E anche sulla presenza no stop di Zappa e di Luperto, con Palomino bello carico dopo il gol al Toro, i dubbi rimangono. Poi, rimane decisiva la questione dell’approccio appannato. Nicola ha parlato con una certa enfasi di “asticella sempre più alta”. In A serve misura, umiltà e consapevolezza, soprattutto dei propri limiti. Il Cagliari non ha un bomber, anche se Piccoli è una bella spina per le difese avversarie, da doppia cifra. L’ottovolante è sempre a pieno carico in un campionato che dalla testa alla coda ha per ora poche certezze. Adesso, dai rossoblù servono risposte precise con il Bologna.

Giovedì, 24 Ottobre 2024 18:15

Cagliari, umiltà e modestia pagano sempre

Davide Nicola alla vigilia del match di Udine annuncia il turn over e mira al bersaglio grosso: “Andiamo a giocarci le nostre carte”

Mario Frongia

 

Il dolce sapore della vittoria. I 7 punti in 3 gare, due in trasferta. L’aver ritrovato passo e umore in alcuni dei principali player. Tutto conduce lontano. Regala euforia ed entusiasmo. Ma in questi casi, fermo restando aggressività, concentrazione e spirito di squadra, è meglio pensare di fare le cose al top che dirle. Per  Davide Nicola il Cagliari domani al Bluenergy Stadium ha un solo obiettivo: “Andiamo a giocarci le nostre chance come sempre abbiamo fatto sinora e come continueremo a fare”. Un filo di cautela, almeno esteriore, non guasta mai. Invece il tecnico mostra il petto nonostante l’Udinese sia tosta, anche se apparentemente in crisi. “Affrontiamo una squadra che può metterti in difficoltà a livello fisico e nella capacità di gestione nell’arco dei novanta minuti. Siamo consapevoli che la strategia di gioco e i duelli individuali possano fare la differenza. Sono strutturati, hanno un’interpretazione diversa, più dinamica”. L’allenatore rossoblù non si scansa. Il campo dirà se fa bene. Intanto, i tifosi si godono l’attimo e sognano in grande. Davide Nicola cita la produzione di gioco, passa dal poker subito dal Napoli e dal pari di Torino con Juventus. “Fortuna? No, sono stati gli altri poco abili. La produzione di gioco il Cagliari l’ha sempre avuta, se riusciamo a essere efficaci nelle due fasi di gioco cresce la possibilità di tramutare il tutto in punti. Cosa è scattato nella squadra? I recenti risultati sono frutto del lavoro quotidiano”. Il tecnico riassesta il tiro: “Mettiamo in conto che potrà accadere che qualcosa non vada nel verso giusto”.  Durante la conferenza pre-gara si parla anche di asticella da alzare: “Abbiamo voglia di fare del nostro meglio. Se alzare l’asticella vuol dire salvarsi per il secondo anno consecutivo, sarà così”.

Turn over e i singoli. “Ci saranno cambiamenti da Udine al Bologna in casa. Sia per le strategie di gioco sia per l’interpretazione del ruolo di chi scende in campo. Dobbiamo - sottolinea Nicola - dividerci la fatica. L’Udinese ha un impianto consolidato ma con Runjac è differente. Sono pericolosi nelle due fasi, ha esterni veloci e tecnici. Dovremo essere attenti e disciplinati. Contro la Roma, l’Udinese non ha vinto ma se l’avesse fatto a quest’ora probabilmente sarebbe stata al primo posto”. L’allenatore passa ai singoli. “Luvumbo, deve crescere, è un 2002 ma sono molto contento: ha caratteristiche tecniche che in rosa pochi hanno. Sta giocando molto, così come Marin tra campionato e nazionale”. Si rimane in attacco: “Piccoli fa un tipo di lavoro importante. Se guardo alle punte dell’Inter, fanno il lavoro che fa anche lui. Può essere l’anno in cui può fare più gol degli altri anni”. Parole dolci anche per Prati: “È cresciuto molto di condizione con la gara che ha giocato con l’U21. Titolare? Ci sto pensando”. Passaggio indiretto anche sul ruolo di Gaetano: “In allenamento proviamo diverse interpretazione. Anche Felici può essere una soluzione sull’esterno. Ma capisco che alcuni giocatori possono essere appetibili da un punto di vista mediatico”. Sui convocati poche storie: sono out Jankto e Pavoletti. Obert si è allenato in gruppo.

Lunedì, 21 Ottobre 2024 19:18

Cagliari, super remuntada!

Il 3-2 sul Toro vale 9 punti in classifica. Al quarto risultato positivo di fila, Davide Nicola taglia corto: "Stiamo raccogliendo i frutti del lavoro"

Mario Frongia

Tutto in quattro minuti. E forse, nel momento in cui il Torino, in vantaggio 2-1, stava provando a vincerla. Poi, ecco il Cagliari last minute. Capace di mettere a frutto rabbia, concentrazione, quella cazzimma ("Voi come la chiamate? si chiedeva prima di Parma Davide Nicola) indispensabile per prendere l'ultimo centimetro di campo, l'ultima palla, l'ultimo respiro. ed ecco il 3-2 con Palomino, decisivo da subentrato, a firmare assieme a Viola e all'autorete di Coco su zampata-cross di Piccoli, una vittoria suspence ma meritata. "Abbiamo sofferto, sapevamo delle insidie di un Toro tecnico e abile in avanti. Poi, con pazienza e determinazione siamo venuti fuori. Adesso, stiamo cominciando a raccogliere quel che costruiamo" le parole dell'allenatore rossoblù nel dopo gara.

Il match. Davide Nicola non si è nascosto. Ha tenuto fuori Gaetano, Marin e Prati - difficile intuire il confine tra scelta tecnica e condizione da affinare - ed è ripartito da Augello al posto di Obert fuori causa. Un Cagliari a trazione anteriore. In mezzo la mediana straniera. Makoumbou e Adopo, abili nel capire momenti e situazione con e senza palla. Sì, è vero, manca il regista. I tempi di gioco spesso non hanno una strategia ben delineata. Accelerate e ripartenze vanno aggiustate. Ma se sai stare in campo, gestisci i palloni con una certa sicurezza, sai soffrire quando c'è da farlo e bisticcia a tempo sulle seconde palle, poco importa. Zortea, ad esempio. Prova incolore, quasi anonima se non fosse che tra pressare e raddoppiare su Ricci e Vojvoda, l'esterno si è spolmonato. Insomma, centrocampo delizie e dubbi. Ma se ne fai tre al Toro, i conti tornano comunque. Nicola piazza Viola (gol su punizione, ma per la cronaca Aureliano toppa la decisione, era fallo del trequartista rossoblù) a fare quel che sa e può, cestino della fantasia alle spalle di Luvumbo e Piccoli. La scelta è d'oro. Il capitano fa venire il mal di testa agli ospiti. Il Toro di Vanoli è partito senza Zapata, stagione finita. Ma Adams e Sanabria non sono male. Ad attenuarli ci ha pensato il duo Mina-Luperto, quest'ultimo tra i migliori in campo. Infine, il plauso ai cambi: Marin e Gaetano, oltre a Palomino, sono subentrati con il piglio giusto. Anche da questi spunti, che non sono dettagli, la risposta alla vittoria sul Toro.

La classifica? Meglio non guardarla. Si temevano le aspettative post Parma e Juve, 4 punti d'oro per scappare dall'ultimo posto. La tensione dell'avere la pancia piena. Rischio doppio con un Toro reduce dalla sconfitta con l'Inter e a secco nelle ultime gare. Davide Nicola, il gruppo, l'ambiente (sold out sfiorato), hanno risposto presente. La classifica, i 9 punti, la distanza salubre dal terzetto di coda? Argomenti da non affrontare. Intanto, la faccia del Cagliari è anche questa. Tignosa e aggressiva, pronta a insidiare chiunque. Con la vittoria contro Milinkovic-Savic e compagni non era facile. Ma le mosse sono andate a bersaglio. Adesso, lavoro e ancora lavoro. Più un quintale di focalizzazione su quel che dice il calendario. Dopo il Toro, ci sono Udinese fuori (venerdì), Bologna in casa, Lazio all'Olimpico e Milan alla Domus: un mesetto scarso da prendere con le pinze. Ma c'è poco da sorprendersi, questa è la serie A. E, senza facili entusiasmi, la mano dell'allenatore di Pinerolo si vede sempre di più.

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