Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
“Lo scalo di Elmas? Diventerà tra i più performanti d’Italia”
Volano che coniuga voli aerei, sviluppo socioeconomico e territorio, l’aeroporto è l’hub nel progetto sulla Mobilità sostenibile coordinato dall’Università di Cagliari con alcuni dei principali player isolani. Parla il responsabile scientifico, Gianfranco Fancello
Mario Frongia
“Si è partiti dal dover dare una risposta innovativa allo sviluppo del territorio, costruita sulla condivisione tra atenei e alcuni dei principali player dell’economia isolana”. Gianfranco Fancello, responsabile scientifico del progetto sulla Mobilità sostenibile e ordinario alla facoltà di Ingegneria dell’Università del capoluogo, accelera: “Il lavoro rientra nei dieci finanziati dal Pnnr alla voce Ecosistemi e innovazione. Si tratta di risorse e percorsi a supporto della ricerca accademica a livello nazionale. Cagliari-Elmas? Ha le carte in regola per candidarsi tra i primi aeroporti in Italia volti a diventare un hub territoriale di primo livello con l’applicazione di ricerche di sistema avanzate.
Professor Fancello, cosa significa il tutto per le comunità locali?
Significa dare linee di sviluppo socioeconomico al territorio e creare connessioni a vantaggio del movimento turistico e degli scambi in genere. Si è trattato di creare attività integrate tra territorio e mondo della ricerca. E fare in modo che questi studi possano generare sviluppo, sostenibile e concreto.
Come si articola il progetto?
Ins è diviso in dieci spoke, cinque coordinati da noi e altrettanti da Sassari. Per la mobilità abbiamo deciso di non fare un progetto che partisse e avesse al centro piste ciclabili o autobus verdi. Siamo andati oltre e ci siamo chiesti come l’intero sistema sardo potesse sviluppare attività sostenibili partendo dalle nostre porte di ingresso. Dunque, gli aeroporti. Da qui i tre scali che entrano con Sogaer di Cagliari-Elmas, delegata e rappresentante di Alghero e Olbia.
È questa la risposta attesa dal contesto locale?
Sì. Il progetto “eIns - Ecosystem of innovation for next generation Sardinia” ha al suo interno lo spoke 8, battezzato "Sustainable mobility”. Con i finanziamenti del Pnrr ha potuto contare su tre milioni e mezzo di euro dalla seconda metà del 2022 sino alla chiusura, prevista a fine anno. Come accennato, gli atenei di Cagliari e Sassari hanno cooperato nell’insieme dei lavori con una struttura che ha avuto noi in cabina regia.
Quali sono gli altri partner?
Una serie di player qualificati, dalla Regione a Banco Sardegna, Confindustria, UnionCamere, LegaCoop, Fondazione di Sardegna, Autorità portuale e Sogaer. È stato un proficuo gioco di squadra e tra i tanti preziosi collaboratori diretti, penso con gratitudine ai professori Italo Meloni, Francesco Piras e Mara Ladu della nostra Università, ai colleghi dell’ateneo di Sassari, Tania Congiu e Domenico Comenale, alla presidente e ai dirigenti e tecnici della Sogaer, Monica Pilloni, Federico Miscali e Massimo Sanna.
Torniamo al “Mario Mameli”. Cosa succede allo scalo dopo il connubio ricerca-sviluppo su frequenze operative di respiro continentale?
L’aeroporto si trasforma, non è solo il luogo dei movimenti aerei ma diventa centrale nel sistema territoriale della regione. Il fulcro e lo snodo per l’accessibilitù, la gestione e lo smistamento della mobilità.
Quali sono i benefici per i cittadini?
I vantaggi per la collettività nascono da un sistema efficiente che integra modelli avanzati con l’aeroporto, collegato con tutto il mondo, al circuito urbano. Ad esempio, Elmas può diventare parcheggio di scambio così che il traffico automobilistico non entri a Cagliari. I pendolari lasciano le auto all’aeroporto e si spostano con treni, bus, Ncc e altro.
Una piccola grande rivoluzione.
Sì, perché parliamo di uno scalo che avrà un intenso via vai di aerei ma anche cittadini che parcheggiano, si muovono, vedono negozi, frequentano locali e magari non devono neppure partire.
Avrà un ruolo anche il nascente complesso ex Fas?
Diciamo che rafforza l’idea dell’aeroporto come polo di diversi interessi anche a favore della collettività.
Quali sono gli altri punti di caduta del progetto?
Intanto, va detto che lo scalo “Mario Mameli” è un passo avanti con i movimenti su rotaia. Mentre a Olbia e Alghero è in fase di costruzione e progettazione la bretella aeroportuale per i treni. Inoltre, al Cagliari-Elmas si è lavorato sul Parco lineare Santa Caterina. Ovvero, una cerniera di congiunzione tra scalo e cittadina. I residenti hanno una relazione diretta ciclopedonale, tra piste ciclabili, aree verdi e piste pedonali.
Parliamo di Elmas e della Città metropolitana?
Esatto, lo scalo diventa il polo dell’intera area vasta. E fin dal via abbiamo avviato anche un test conoscitivo per i residenti a Decimo e Assemini.
Ricerca, tecnologia e innovazione. Quali sono le novità?
Per l’aeroporto sono stati acquistati totem multimediali a messaggio variabile sui parcheggi e quelli multilingue per i turisti. Con una news: una App fornirà le informazioni anche per i non udenti con la lingua dei segni. Nel mondo della mobilità sostenibile tutto è teso a rafforzare il senso di inclusione e integrazione.
Qual è il filo verde che unisce accademia, utenti e i sardi?
Intanto, abbiamo una App dello scalo che dà la disponibilità dei parcheggi, integra gli Ncc e favorisce la mobilità sostenibile. Inoltre, abbiamo varato il Gis, un sistema di supporto alle decisioni politiche. Chi avrà competenze nella gestione dei servizi di mobilità dell’area vasta, quindi comuni, citta metropolitana, aziende di trasporto, assessori, autorità portuale, istituzioni ed enti coinvolti nel processo, avranno a disposizione un sistema che per la prima volta raccoglie i dati relativi ad aerei, treni, bus, Ncc e auto.
Ovvero?
Si avrà una visione completa e dettagliata che aiuta i processi decisionali e dà un’idea chiara di quali possano essere gli scenari.
Bosa Dolianova, Sanluri e Sant’Anna Arresi: tra storia, bellezze naturali, tradizioni, enogastronomia e territorio
Comunità operose e propositive inserite nel progetto di Cultura turistica esperenziale 2025 che ha sposato Sulcis, Medio Campidano, Parteolla e Planargia. Degustazioni, lavorazioni artigianali, luoghi di culto e socialità, riti e dinamiche di sviluppo tra genuinità e innovazione
Mario Frongia
Il filet e le nasse di Bosa, le olive e i vini di Dolianova, il porchetto e i formaggi di Sant’Anna Arresi. Il pane e i sottoli di Sanluri. Ma anche quartieri medievali, castelli, cattedrali, ponti, nuraghe. A comporre un affresco speciale di una terra dai colori e dagli umori irripetibili. Pescatori, maestri pastai, allevatori, vinai, sarte, agricoltori, falegnami e artigiani del ferro, del marmo, dei pellami, degli ornamenti. I testimonial di una Sardegna forte, solida, ricca di idee ed energie. Tra cibi e ricette che risalgono alla notte dei tempi. Dal coniglio arrosto ripieno del Parteolla, ai malloreddus con carciofi e alla caponata alla sarda, passando per le fritturine di mare della Planargia, agli insaccati del Sulcis e ai civraxiu del Medio Campidano. Per non dire dei dolci, dei passiti e delle “bollicine” sino al caffè servito dalla moka nelle microscopiche tazzine di porcellana: l’espressione di culture senza tempo. Un tripudio di bontà, con lavorazioni tramandate di madre in figlia. Passaggi ancestrali mostrati con naturalezza e dedizione ai visitatori. Il turismo esperenziale che fa centro. Coglie la storia, e anche i ricordi, di territori ricchi di dignità, conoscenza e sapere. Con la puntuale accoglienza dei sindaci Alfonso Marras, Ivan Piras, Alberto Urpi e Paolo Dessì. L’abbraccio dei presidenti, degli amministratori, degli operai e dei soci delle cantine, dei caseifici, dei musei, dei frantoi. Con le energie dei piccoli e medi imprenditori al desiderio dei ristoratori, tra chef e cuoche di alto profilo, di rispondere al meglio alle chiamate del progetto. Un percorso che ha avuto anche il supporto e gli incoraggiamenti del presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini e dell’assessore al Turismo, Franco Cuccureddu. “Planargia, Parteolla, Sulcis e Medio Campidano - Cultura turistica esperenziale 2025” ha colto nel segno. Fin dalla presentazione dell0idea allo studio e all’elaborazione del progetto, che risale alla primavera di quest’anno. Per poi partire, lo scorso 14 ottobre, dall’assessorato regionale al Turismo. Il progetto - ancorché complesso per i tempi ristretti, le dinamiche e la condivisione con le municipalità, il territorio, le aziende e gli esponenti delle attività produttive locali - ha bruciato le tappe. Il video sulle quattro mete, ha esaltato gli scorsi caratteristici e meno noti al grande pubblico. E ha colto le attenzioni e le volontà dei sindaci, delle giunte, dei consigli comunali, delle pro loco e degli operatori. Alfonso Marras (Bosa), Ivan Piras (Dolianova), Alberto Urpi (Sanluri), e Paolo Dessì (Sant’Anna Arresi), con al fianco assessori e staff, da Marco Mannu a Marco Naitana, passando per Cristian Fenu, Fabrizio Collu e i numerosi collaboratori, hanno affiancato al meglio l’iniziativa. Sentita e partecipata anche la presenza delle testate giornalistiche. Insomma, uno scenario speciale, che ha coinvolto un migliaio di persone, rilanciato anche con un kit di materiale promopubblicitario. Il contesto adatto per esaltare memoria, aspetti etnici, luoghi, usanze e abitudini di una regione sempre più sorprendente.
Luoghi, identità, emozioni, produzioni locali. Il progetto - coordinato dalle Associazioni Acib- Italia-Brasil (capofila), Mediterranea e CraRegione con i presidenti Dante Puddu, Gianfranco Perseu e Gianni Aramu, ha promosso una filosofia che ha coniugato l’escursione ai gioielli dei territori interessati. Un turismo lento e riflessivo. Consumato con i tempi che hanno avuto il respiro delle piccole grandi scoperte. Il Temo e la Casa della Malvasia, la cattedrale di San Pantaleo e il quartiere storico, l’insediamento nuragico e i paesaggi di mare e montagna, il Castello di Eleonora d’Arborea e il museo del Pane: emozioni intense tra Bosa, Dolianova, Sant’Anna Arresi e Sanluri. Con visite guidate da accompagnatori specializzati, l’immersione in una Sardegna da cineteca si è sviluppata in quattro giornate ricche di spunti. Ma sono stati necessari oltre quattro mesi alle associazioni per realizzare il progetto nei dettagli. E permettere un’immersione nuova e partecipata. In tappe a se stanti, tra ottobre e dicembre, è stata messa a terra la sintesi di un’isola che conquista. Da vivere senza intermediari. Ma anche da narrare ai visitatori. Per un nuovo modello turistico legato ad aspetti e tradizioni meno diffuse. Con al centro la valorizzazione dei centri piccoli e medi. Musei, piccole taverne, agriturismo immersi nel verde, trenini, launeddas, calici, battelli, folk, colline e insediamenti nuragici. Perle da promuovere e rilanciare. Con uno sguardo a produzioni tipiche e artigianali, ricorrenze, enogastronomia, dagli insaccati all’olio, passando per pane, vino, carni, dolci e formaggi. Il percorso della tipicità e della buona tavola. Ingredienti di successo da esportare e promuovere. Fede e laicità assieme. Temi suggestivi e iniziative innovative, rilanciate con una rivista ufficiale. Per cornice, un book fotografico e un docufilm professionale. Per una Sardegna esperenziale e unica.
“Anche in casa si possono provare emozioni forti”: tra matriarcato e potere
Sardegna Teatro in scena alle Saline, per la rassegna curata da Akròama, con un affascinante affresco sulle donne. Caterina Filograno dirige, con drammaturgia e regia, un mondo al femminile che non molla mai
Mario Frongia
Un ritratto speciale. Ricco di riflessioni, intrigante, capace di catapultare animo e mente sui sentieri del sentimento. Ma anche della storia, dei riti, delle personalità forti. Con una serie di colpi di scena e “invasioni” che sorprenderanno il pubblico. Da domani, mercoledì 26 novembre, alle 21, alle Saline, per la Stagione del Teatro Contemporaneo, Sardegna Teatro presenta “Anche in casa si possono provare emozioni forti”. Lo spettacolo va in scena anche giovedì 27, venerdì 28 e sabato 29 novembre, sempre alle 21. Insomma, un appuntamento di grande pregio quello in cartellone per la Stagione del teatro contemporaneo curata e proposta con successo di pubblico e critica da Akròama produzioni. La rassegna, ideata e diretta dal Lelio Lecis, prosegue nel suo proficuo e sensibile percorso di arte teatrale che da decenni risponde alle esigenze degli appassionati.
Da Bari ai Borboni, donne che non devono chiedere mai. Caterina discende da un matriarcato. Sua nonna Maddalena ha costruito nel tempo un apparato familiare in cui le donne sanno bastare a sé stesse. E così Caterina, sua sorella Rebecca, la madre Mina e la zia Simonetta si muovono nel sistema che questo scricciolo novantenne ha creato per loro, vivendone però tutte le contraddizioni. Le donne trascorrono gli inverni a Bari e le estati al Villino Tajani, castello sul mare costruito dal capostipite Antonio nel 1911. Ed è lì che la grande matriarca predilige regnare, seduta nella sua poltrona preferita, un tronetto realizzato da artigiani napoletani quando ancora i Tajani frequentavano la Corte borbonica. Le giornate estive al Villino scorrono tranquille, interrotte solo dallo schiamazzo delle Cocorite, odiosi pappagalli che hanno ormai colonizzato il nord barese, e di cui le donne non riescono in alcun modo a liberarsi. Come i pappagalli però, altri invasori arriveranno a invadere l’apparente pace di queste donne
Il cast e la produzione. Drammaturgia e regia di Caterina Filograno con Gloria Busti, Caterina Filograno, Francesca Porrini, Simona Senzacqua e Maria Grazia Sughi. Prima spettatrice Carlotta Viscovo. Scene e costumi Giuseppe Di Morabito. Luci Stefano Bardelli. Suono Gerets. Aiuto regia e collaborazione artistica Ksenija Martinovic. Movimento Ester Guntin. Assistente musicale Diego Finazzi. Produzione Sardegna Teatro | Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale | Teatri di Bari.
Stagione teatro contemporaneo 2025/26. La stagione per l’anno in corso - Informazioni e ufficio stampa Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 070.341322 - www.teatrodellesaline.it - si chiude dal 3 al 6 dicembre con il Teatro Libero Palermo e lo spettacolo “Il 20 Novembre” di Lars Norén, regia Beno Mazzone. A gennaio si riparte il 21 e repliche il 22, 23 e 24, con la produzione della Scuola d’arte drammatica “Tartufo”, adattamento e regia Marta Proietti Orzella. Dal 18 al 21 febbraio la compagnia LucidoSottile porta in scena la produzione: “Vere e sacrosante! Tutte le verità, tanto da non crederci” di e con Tiziana Troja e Michela Sale Musio. Un cartellone ricco di emozioni, visione e cultura teatrale forte e senza tempo.
Cagliari-Genoa, un pari che fa male
Due volte sotto, avanti 3-2 sino al flop di Caprile, comunque maestoso nel salvare due volte i suoi. Un super Borrelli, difesa in ombra, Pisacane toppa sui cambi. Rossoblù a 3 punti dal terzultimo posto, ma il Parma li aggancia. E sabato c’è la Juve
Mario Frongia
Il 3-3, per come è maturato, ha lasciato amarezza nella tifoseria. Oggettivamente il Genoa avrebbe meritato qualcosa in più. Ma il Cagliari, sotto 1-0 e 2-1 con clamorose bambole dei difensori, ha saputo rimettere le cose a posto. Solido, composto, mai segni di resa. Poi, sul 3-2 che pareva in controllo, ecco lo svarione di quello che pareva impossibile potesse firmarlo, Elia Caprile. Una punizione da 45 metri, Martin che calcia a spiovere in area, la linea alta dettata da Luperto e Mina, il pallone che rimbalza e beffa il portierone nella sua settimana da film con la prima chiamata in Nazionale e la nascita del primogenito. Il pareggio chiude il match tra Fabio Pisacane e Daniele De Rossi. Lo scontro diretto impedisce al Cagliari di allontanarsi dalla zona calda e dà fiato al Genoa, ancora terzultimo a -3 dai rossoblù. Peccato, anche perché l’uscire imbattuti da Como, con una prestazione solida e intelligente, maturata con la formazione più in forma del torneo, aveva lasciato presagire ben altro. E adesso, il calendario fa pochi sconti: sabato a Torino, sponda Juve, quindi la Roma alla Domus e l’Atalanta a Bergamo. A condire il tutto la doppia sfida con il Napoli per la Coppa Italia. E intanto, in coda anche il Pisa accelera: 2-2 al Mapei Stadium con il Sassuolo.
Involuzione e dubbi. La musica ha riportato indietro e di una buona spanna i rossoblù. Parliamone. Intanto, si è ripetuta la criticità Prati. Il regista non riceve palla e quando la gioca la dà quasi sempre dietro. Sì, corre tanto ma non incide. Gaetano, lasciato in panca, per personalità e tecnica potrebbe fare meglio anche da play. Un altro dubbio riguarda la prova di Folorunsho. Nulla da dire per impegno e agonismo. Ma manca il tiro, il dribbling e qualcosa che possa fare la differenza. Solo nella ripresa si è rivisto Adopo: era insostituibile, garantiva filtro, pressione, recuperi. Pare sfiduciato e non è un buon segno. Con il segno più Esposito, la rete del 2-2 vale oro, il solito Caprile, prima della papera almeno due interventi salva risultato, Felici, prezioso nelle due fasi, e Deiola, vigoria e assist.
La mossa errata. Fabio Pisacane richiama Borrelli. L’attaccante ex Brescia ha appena firmato una doppietta di testa, specialità della casa. In campo Pavoletti. Ma la mossa non funziona. Borrelli ha venticinque anni, sprizza energia. Sabato era in palla, carico a mille per i due gol e camminava sulle nuvole. Col senno di poi pare facile. Ma esperienza e buon senso dicono che con diciannove minuti da giocare più il recupero, è meglio lasciare le cose come stanno. Specie se stai vincendo dopo essere stato sotto due volte. E anche i cambi Felici per Idrissi e Luvumbo per Esposito non pagano. Insomma, una mossa che si è rivelata pessima. Poi, il tecnico ha ragione nel dire che i primi due gol sono evitabili e che i 17 subìti sono troppi. Poi, c’è il campo, giudice implacabile. E tutti a chiedersi perché Gaetano marcisce in panca sino al 57’ quando subentra a Prati e il Cagliari si riprende il match. Ma la domanda riguarda anche Kilicsoy: perché l’attaccante turco non merita neppure un minuto?
Cagliari-Genoa, scontro direttissimo
Dubbi, rischi e timori in vista della gara di sabato alle 15. In casa rossoblù caccia alla seconda vittoria interna. In attesa dell'exploit di Folorunsho, Gaetano, Esposito, Prati e Luvumbo
Mario Frongia
Partiamo dai numeri. Che, diceva qualcuno, a furia di strizzarli dicono anche quello che non dicono. La prossima contro il Genoa è la giornata numero 12. Con neanche un terzo di stagione alle spalle, il Cagliari di Fabio Pisacane ha 10 punti a +3 dal terzultimo posto, alla pari con il Lecce. Insomma, una finestra piuttosto stretta. Anche perché dietro si sono registrati innanzi tutto due cambi in panca. Il primo proprio in casa dei liguri ospiti sabato alle 15 alla Domus. Daniele De Rossi è subentrato a Vieira, anche se c’è stato u n intermezzo positivo della coppia Murgita-Criscito. Stando al Genoa, va detto che è reduce da una mini serie positiva, vittoria esterna con il Sassuolo e pari con la Fiorentina. Ecco, i viola sono la rovinosa sorpresa stagionale. Rocco Comisso, dimessosi il diesse Daniele Pradé, ha salutato Stefano Pioli e chiamato Paolo Vanoli. Se le statistiche dicono che la squadra ultima in classifica alla decima giornata sia poi retrocessa. A Firenze pare complicato per ambizioni, storia, tradizioni e organico. Fatti loro? Mica tanto, la corsa di Kean e compagni nei vagoni di coda della classifica sarà da monitorare passo passo. E ripassiamo dai numeri: il Cagliari in casa ha vinto una gara, con il Parma. Ne ha perse tre, dolorose, con Inter, Sassuolo e Bologna. Il Genoa, con i suoi 7 punti, cerca ossigeno. Poche storie, il match di sabato è uno scontro diretto con i controfiocchi.
Da Asseminello, clima e ripresa. Per Fabio Pisacane, che ritrova i sette nazionali, è quasi certa la rinuncia a Deiola, particolarmente utile nelle gare da dentro o fuori. Attesi alla prova del nove almeno cinque pedine chiave: Gaetano, Esposito, Folorunsho, Prati e Obert. Ci sarebbe anche da capire se arriverà anche il salto di qualità di Luvumbo. Ma queste è un’altra storia. In breve, scommesse presidenziali ancora prima che del tecnico. Forte del pari strappato al Senigaglia al Como di Cesc Fabregas, l’allenatore del Cagliari cerca di far quadrare il collettivo. La solita anemia in fare realizzativa condiziona l’intera resa della squadra. Mentre con il rientro tra le righe di Luperto, e la condizione all’altezza di Mina (che arriverà dagli Stati Uniti, dove è impegnato con la Colombia, a 48 ore dal match), la difesa ha mostrato segni di solidità. Palestra è il clou, peccato che a fine campionato torni all’Atalanta. Inutile il passaggio su Caprile, entrato nell’orbita della Nazionale, anche se in un passaggio per nulla felice. Ma Cagliari-Genoa si annuncia come cento minuti o poco meno di battaglia dove a fare la differenza sarà il gruppo. Su questo fronte i Quattro mori paiono ben sintonizzati. Ma servirà un balzo in avanti sulla qualità della manovra, sul pressing alto e sulla qualità delle ripartenze. Infine, la curiosità. È mai possibile che Mazzitelli non possa avere una chance dal primo minuto?
Cagliari, mezzo passo avanti
In casa del Como uno 0-0 che non dispiace. Atteggiamento e spirito propositivo più la solita astenia offensiva e un grande Caprile a salvare la baracca. Fabio Pisacane incarta Cesc Fabregas e allena i suoi alla prossima con il Genoa. Intanto, in coda nessuno molla
Mario Frongia
Il Como non brilla di suo. La manovra palla a terra è pregevole ma sterile. Ma è bravo il Cagliari a levargli fiato e fasce. Tanto da portare a casa un punticino niente male. E senza mai, o quasi, calciare la palla sul lago. Atteggiamento, postura, quell’agonismo indispensabile sempre, più che mai se devi salvarti. Nasce da qui e da un riflesso magistrale di Caprile, più Morata che manca di cattiveria, il pareggio senza reti del Senigallia. Partita a scacchi, almeno a tratti, con i rossoblù che rischiano poco. Fabio Pisacane si mette a quattro dopo i mezzi disastri con Sassuolo in casa e Lazio all’Olimpico e riesce a limitare il palleggio di Perrone e soci. Nico Paz? È già un piccolo grande campione, ha impegnato due volte Caprile, il Real potrebbe riprenderlo a gennaio. Ma, tutto sommato, le invenzioni del trequartisti con la maglia 10 non sono state impossibili per l’organizzazione difensiva rossoblù. Per una prova dal tasso tecnico elevato, con una delle squadre più in condizione del torneo, lo 0-0 è un passo avanti. Anzi, mezzo. I primi undici, con Adopo in panca ed Esposito da punta in solitario, a frullare come un matto senza mai un tiro, non hanno carezzato il cuore dei tifosi. Il Cagliari è tra le peggiori tre della A per propensione offensiva, ha il miglior portiere del campionato (per stare ai convocati di Rino Gattuso, Vicario e Donnarumma sono in Premier, Carnesecchi ne ha presi tre dal Sassuolo) e affronta pari grado e big con un tourbillon di assetti e intrepreti: undici gare, altrettante formazioni. E qualcosa non torna. Tanto che i grandi ex da Matteoli a Pulga, passando per Pusceddu e Festa, rimarcano come sia decisivo trovare un’ossatura di base. Un undici che si conosce per i sette, otto interpreti. Per poi assestare eventuali modifiche a seconda dell’avversario, delle condizioni psicofisiche dei giocatori, del momento.
Questione Prati. Anche a Como Pisacane dà le chiavi della manovra a Matteo Prati. L’ex Under risponde come sa e può. Poche idee, i compagni che non gliela danno, i tempi di gioco che non possono essere quelli che ci si a spetta dal ruolo. Il compitino del play, che gode del sostegno illimitato della presidenza, è basilare. Ma diventa difficile segnalarlo come positivo. Forse, come dice sempre Matteoli e ha precisato Massimo Rastelli, può diventare una mezzala decente. Intanto, Adopo è rimasto in panca. E la storia continua. O anche no: nell’ultimo scorcio di secondo tempo si è rivisto Mazzitelli. L’ex centrocampista di Sassuolo e Frosinone ha preso in mano gioco e compagni. I numeri di palloni giocati lo vedrebbero in vantaggio anche su Prati. Insomma, sarà il caso sdoganarlo. Meglio, con il rientro di Deiola - dovrebbe esserci per la prossima, sabato 22 novembre alla Domus, contro il Genoa - e Mazzitelli che ha rotto il ghiaccio, la mediana può essere disegnata da capo. E il mix forza fisica, personalità e spirito di sacrificio può essere la chiave per affrontare al meglio la coda del girone d’andata.
Giostra serie A. In testa e in coda il campionato non smette di dare sussulti. Per dire, difficile immaginare che a dicembre ci sia un Monza pressoché spacciato, come è accaduto lo scorso anno. E anche se si segna poco, è un bel gol per lo spettacolo e per il pubblico. In coda si è registrato il bel colpo del Pisa, il pari da infarto tra penultima e ultima, Genoa e Fiorentina, lo 0-0 tra Lecce e Verona. Il Cagliari, quindicesimo con il Lecce a quota 10, è a tre lunghezze dei liguri, terzultimi. Insomma, c’è poco da festeggiare. Ma gli applausi vanno a Sant’Elia Caprile, miglior giocatore della sfida di Como e appena giunto a Coverciano per la prima chiamata nella nazionale maggiore dopo diversi gettoni nell’Under 19 e 21. Il Cagliari, da Albertosi, Marchetti e Cragno a Caprile: buon segno. E dire che anche Vicario era rossoblù!. In azzurro anche Palestra e Idrissi, con le rispettive rappresentative Luvumbo, Obert e Mina. Ma al Crai-Center di Assemini da domani si torna in campo. Alla ripresa il Genoa, a seguire si vola a Torino, sponda Juve. In A di facile c’è davvero poco.
Cagliari, Olimpico indigesto
Fabio Pisacane mostra il petto con un assetto offensivo, dà la maglia a Luperto e ritrova Mina. L’assetto funziona per un’ora. Ma la Lazio, che non brilla, la risolve con due giocate individuali. Si riduce a 3 punti la distanza dal terzultimo posto. E sabato si va a Como
Mario Frongia
Dopo Lazio-Cagliari 2-0 si potrebbe partire dai “se”. Che notoriamente non producono punti. Ad esempio, “se” Folorunsho non avesse tirato una busta super comoda a Provedel. Forse, è quello che dà più recriminazioni. Ma la cronaca non perdona. I rossoblù non sono a caso tra le peggiori tre per finalizzazione. E se non si tira, preferibilmente nello specchio, è dura fare gol. Ma dalla sconfitta dell’Olimpico - la seconda di fila, la quinta in dieci gare - il Cagliari porta a casa spunti interessanti. Certo, il margine dalla terzultima piazza si è ridotto a 3 lunghezze. Il Genoa di Murgita e Criscito ha colto la vittoria a Sassuolo e il Lecce è andato a vincere a Firenze. Sussulti che non lasciano tranquilli. Anche perché sabato si va in casa della formazione più cool del campionato, il Como. A seguire, scontro caldo alla Domus proprio con il Genoa, quindi trasferta a Torino, sponda Juve. Ma è meglio andare uno step per volta. E prendere quel che di buono si è visto contro Lazzari e compagni. Ad esempio, i primi 20’ del primo e del secondo tempo. Giusto l’atteggiamento e l’assetto, con Borrelli e Gaetano alti, ma l’ex Napoli si è saputo abbassare anche in costruzione, più Esposito e Folorunsho a inserirsi, Sarri ha sofferto. Certo, Zaccagni ha fatto venire il mal di testa a Zappa e dall’altra parte Palestra si né pian piano inabissato contro Isaksen. Ma per la Lazio - brutta e opaca, sei assenze pesanti, con i tifosi freddi e in perenne contestazione al presidente Lotito - non è stato facile venirne a capo. Anzi, i raddoppi e il pressing abbastanza alto di Adopo e soci non hanno permesso a Cataldi e Guendonzi di costruire agilmente. Quindi, gara in bilico. Poi, le zampate di Isaksen e Zaccagni, imprendibili per Caprile, dopo i colpi falliti da Basic e lo stesso Zaccagni, piattone a lato di un soffio. Il portiere rossoblù ha chiuso la serata con un solo intervento di un certo peso, Marusic. Un risultato che matura tra la maglia ri-data a Luperto - il club ha attivato gli idranti per spegnere il “caso” legato alla tripla esclusione del centrale - e il recupero di Mina: Dia annullato, tra anticipi, furbizie e mestiere. Il duo ha ridato ai Quattro mori personalità e solidità difensiva. Benefit indispensabile per la salvezza. Adesso, permane il problema della cronica astenia sottoporta.
Aspettative e soluzioni. Contro la Lazio Fabio Pisacane ha risposto anche alle varie perplessità della tifoseria. Intanto, i due difensori centrali dal via. Poi, la fisicità di Adopo e la tecnica di Gaetano. Quindi, la “doppia” punta Borrelli-Esposito. Un passo avanti verso quel Cagliari propositivo e più offensivo visto nelle prime quattro gare. Un assetto, a quattro dietro, che non a caso ha garantito 7 punti. Mentre nelle ultime sei sono stati appena 2. Tra i tanti “se” inevasi ci si chiede quanto possa incidere l’ennesima prova in salita di Prati. Al di là dello svarione - grave: disastrosa palla dietro a quattro minuti dalla fine! -, che ha permesso alla Lazio di chiuderla con Zaccagni, il play continua a venir saltato dai compagni, non trova la posizione ideale e risulta piuttosto assente alla voce gestione e tempi della manovra. Ma questo sarà un tema che probabilmente accompagnerà a lungo il cammino della squadra. Infine, l’attacco. Nell’ultimo quarto d’ora il tecnico campano ha messo dentro tutte le punte a disposizione: Kilicsoy, Pavoletti e Luvumbo hanno provato a dare la scossa. Gli esiti sono stati poco convincenti. Ed è noto che l’affollamento di attaccanti non basta per vincere le partite. E rimane un altro “se”: se Felici per Pisacane è lo “spacca partite” com’è che non prova a farlo giocare dal via? In sintesi, premesso che a inizio stagione, visti gli avversari, tanti avrebbero firmato per avere 9 punti - a più 3 da Pisa e Genoa a quota 6 -, come da analisi di Massimo Rastelli, il tecnico negli ultimi dodici anni è l'autore in rossoblù di una indimenticabile risalita in A da record, così come dell'undicesimo posto in A da neopromossa. In breve, il Cagliari sa di essere vivo e non molla. Dovrebbe avere “lo spogliatoio unito” come ha detto Pavoletti, e si prepara a combattere compatto e organizzato. A partire dal pomeriggio in agenda per l’undicesima d’andata al Bentegodi. “Nico Paz? Lo marcherei a uomo, se fosse a disposizione, con Deiola. Oppure, con Folorunsho” la considerazione di Renato Copparoni, ex portiere di Cagliari e Toro, con sei anni da allenatore dei portieri e da sceondo di Caso alla Lazio. Chissà, magari Pisacane coglie il suggerimento. Anche perché d’ora in avanti sarà meglio sbagliare il meno possibile.
Cagliari, terzo ko casalingo
Il Sassuolo passa alla Domus 2-1. Con i sardi alle prese con infortuni, caso Luperto, assetto in divenire, prove opache di Prati, Folorunsho e Ze Pedro, malumori. La sconfitta, alla vigilia della Lazio all’Olimpico, suona preoccupante
Mario Frongia
Quattro sconfitte, la terza di fila in casa. Il distacco dal terzultimo posto che si riduce da 5 a 4 punti. La cronica astenia sottoporta, Cagliari tra le peggiori tre finalizzatrici della serie A, la poca qualità della manovra, il calo fisico e agonistico di alcuni dei big titolari, da Folorunsho a Prati. La foto del gruppo guidato e messo in campo contro il Sassuolo da Fabio Pisacane, ha queste sembianze. E la cosa non piace ai tifosi, pronti nel mettere a nudo un forte malessere su social e blog. Caprile, anche stavolta due parate importanti ma sulla punizione di Laurentiè - che ai più anzianotti ha ricordato Mariolino Corso - è parso in ritardo, e compagnia hanno marcato il passo alla Domus. Con il Sassuolo di Fabio Grosso, che non è il Verona, e si è preso l’intera posta con un Matic evergreen sontuoso e Volpato che non ha fatto rimpiangere Berardi. Il 2-0 ospite l'ha firmato Pinamonti. In casa Cagliari, oltre al portiere e a Esposito, che ha trovato il gol dell’1-2 dopo oltre 280 giorni, in pochi sfiorano la sufficienza. Forse, Zappa e Adopo, ma di un soffio. Per il resto, buio pesto. Sia da un collettivo senza leadership, prevedibile con manovra e palleggio con palesi limiti tecnici, sia per le poche idee: pare smarrito anche lo spirito propositivo e il pressing mostrato a inizio stagione. Quel saper stare in partita pronti alla stoccata o alla rimonta. Sui singoli, si parte da Prati. Supersponsorizzato dalla presidenza, con tanta corsa (oltre dieci chilometri) ma a disagio e con poca personalità in un ruolo chiave. Per chiudere con Folorunsho: capace di tanto furore ma poco incisivo. Dopo 9 gare con 9 punti, 7 nelle prime quattro - strappati con il cuore e la volontà - e 2 nelle ultime cinque: peggio ha fatto solo il Genoa, ultimo in classifica. Adesso, si va in casa Lazio, lunedì nel posticipo, e a Como. Il campionato dei rossoblù indossa una maschera che non promette bene. E il rischio che a pagare, con un copione ben collaudato in questo decennio, sia il solito noto.
Solita tiritera. Intanto, sarebbe il caso di chiuderla per decenza con il tormentone Belotti: l’ex Toro è arrivato per tanto denaro, due milioni e ottocentomila mila euro stimano gli addetti ai lavori, a mezz’ora dalla chiusura del mercato. Traduzione: Pisacane, ceduto Piccoli, si sarebbe dovuto arrangiare con Borrelli, Kilicsoy, Luvumbo, Esposito e Pavoletti. Quindi, le lacrime sul progetto con il Gallo in campo sono fuori luogo. Poi, rimbalzano sempre più invadenti i punti interrogativi. Luperto fuori per la terza gara di fila lascia sconcertati. I rumors dicono di un contrasto duro con il tecnico, al quale nel pre Verona si sarebbero aggiunti Esposito e Adopo: al Bentegodi tutti e tre in panca. “Luperto? Non è il giocatore che avevo ammirato. Ci tornerà utile” la bocciatura di ieri del tecnico. Intanto, oltre che di un’obiezione allo scarso filtro offerto dalla mediana, il difensore ex Empoli pare possa fare le valigie per Cremona, agli ordini di Davide Nicola. Si vedrà.
Urgono risposte rapide. La piazza chiede cosa debba accadere a Prati, sempre in campo dal 1’, per trovare piglio e padronanza utile a se su stesso e alla squadra. Il regista continua nel correre tanto ma serve molto altro. Però, il patron deve recuperare i quattro milioni e mezzo di euro e insiste. Ci si augura di no ma pare la corda alla quale rimarrà annodato l’allenatore. Quindi, Folorunsho: bisogna che prima o poi gli si trovi una posizione duratura in un assetto stabile. Altrimenti Zortea, e Nandez prima, sarà difficile da superare. Su primi undici e cambi ci si chiede: ma se Felici è lo “spacca partite”, come definito da Pisacane nel dopo Sassuolo, perché non gioca dal via? E perché Kilicsoy, almeno in casa, non ha minutaggio. Così come, con il ko di Deiola, non si dà più spazio a Mazzitelli. E pensare che Marin e Makoumbou sono stati quasi regalati! Insomma, un’aria che da dà pensare. Con l’allenatore campano che da esordiente tasterà con mano quanto paghi poco asseccondare la proprietà. Intanto, con Mina - anche qui una sorta di voluto equivoco: il difensore, già definito dai “muscoli di cristallo” da Claudio Ranieri, ha avuto il rinnovo con i fuochi d’artificio - difficilmente recuperabile fra tre giorni all’Olimpico, Luperto in punizione, Obert squalificato, dietro si riparte da Zappa, Ze Pedro e Idrissi. Probabile l’arretramento a quattro di Palestra, in calo contro il Sassuolo. Per il resto, al di là della presumibile pretattica, ci sarà da capire come far rientrare nei giochi Gaetano, magari Luvumbo, e dare un senso alle sgroppate di Folorunsho e alla posizione di Adopo. Con la Lazio non è mai stata e non sarà una gita. Ma il Cagliari deve provarci. E pazienza se il club degli allineati colpevolizza il tecnico, che ha qualche attenuante, e non guarda più in alto.
Cagliari, tra dubbi e cuore
Il 2-2 con il Verona in rimonta dice che la squadra non molla. Ma i campanelli suonano: assetto e turn over senza fine, aridità offensiva, amnesie dietro, bocciatura di Luperto, Caprile miracoloso. E 2 punti in quattro gare non rallegrano i tifosi. Giovedì arriva il Sassuolo
Mario Frongia
Facile battezzare la trasferta al Bentegodi come “Strepitosa rimonta” o “Pareggio del cuore”. Consolatorio, e giusto, leggere i primi undici schierati da Fabio Pisacane come tra i più giovani della A, età media 23 anni. Gratificante battezzare il pari con due debutti under dal via, Idrissi e Liteta, con il primo che segna il gol che ha riaperto la gara. Poi, c’è la cronaca. Il Cagliari che in rimonta porta via un punto da Verona, squadra appena dopo il Lecce di una consistenza tattica e tecnica disarmante, mostra criticità da non trascurare. In prospettiva, specie dopo l’avvio top - 7 punti in quattro gare, ma 2 nelle successive quattro, quattordicesimo posto - la tifoseria viaggia tra sensazioni discordanti. Normale che l’umore possa variare, per i supporter è diritto e passione al tempo stesso. Sotto di due reti, con Caprile miracoloso, commentatori, social e blog demolivano i rossoblù, dal tecnico al presidente, senza appello. Dopo il pareggio di Felici ai titoli di coda, le opinioni positive sulla prova di Gaetano (imbronciato al cambio) e soci avevano raggiunto l’80 per cento. Nel merito la lettura è un tantino più complessa. Fabio Pisacane difende, e cos’altro potrebbe fare!, i suoi, le scelte, gli obiettivi avuti dal patron. Ma il percorso, come sempre in questa fase del campionato diventa tortuoso. Va bene il mantra sui giovani, la sosteniibilità, il fair play - ma se è vero come rimbalza dai siti qualificati che Belotti, portato a Cagliari fuori progetto tanto che è stato preso a neanche un’ora dalla chiusura di mercato, ha un ingaggio da oltre due milioni di euro, la storiella vacilla! - e il resto della propaganda. Però, dal campo si nota altro. L’obiezione scontata? Ci vuole tempo e pazienza. Nessuno ha fretta. La speranza è che non ne abbiamo neanche le altre invischiate negli ultimi sette posti.
La giostra. Vedere il bicchiere mezzo pieno trasmette ottimismo e tranquillità. Il Cagliari che porta a casa un punto da Verona, si tiene a +5 dal terzultimo posto, mette in cascina un altro passo utile con una diretta concorrente alla salvezza. Ma non sarebbe serio, cosa che accade spesso, nascondere le mattonelle screpolate. Ad esempio, la scelta tecnica di Luperto in panca, terza di fila. Con Mina fuori causa - “Molto utile e carismatico ma ha i muscoli di cristallo” Ranieri dixit - l’accantonamento del difensore, per esperienza e carisma riferimento arretrato prezioso, non convince. “Potrebbe voler andare da Davide Nicola a Cremona” le parole dell’ex rossoblù, Torino e Ascoli, Gianni Roccotelli. Rumors che da qui alla riapertura del mercato invernale saranno sempre più frequenti. Ma una cosa è certa: Ze Pedro non ha e dà le stesse garanzie. E anche Obert soffre senza Luperto. In mezzo, con Deiola out, Pisacane tiene fuori Adopo e promuove Liteta: esordio crudele in un match da trincea come quello del Bentegodi. A centrocampo le chiavi le ha ancora Prati, posto fisso con imprimatur presidenziale. Ma la risposta è ancora balbettante. Poca personalità, poche intuizioni, tanti passaggi all’indietro. In A non possono bastare due giocate - ottimo il lancio in avvio per Borrelli - per guadagnare la sufficienza. Infine, l’attacco. Intanto, Esposito fuori: ma non era il sostituto ideale per trovare i dieci gol di Piccoli? L’esclusione non può passare inosservata. Quindi, Borrelli. In gol a Udine, in panca nella successiva con il Bologna, al Bentegodi lavora come un matto e parte dal via. Profilo adatto alla gara ma la sostanza è un’altra e scomoda il collettivo: il Cagliari è tra le peggiori tre del torneo per tiri in porta. E siamo alla giostra: il calcio, di vertice o in coda, insegna che un’ossatura continua alla lunga è più conveniente. Tenere l’intera rosa in tiro coinvolge e promuove spirito di gruppo. Ma poi il campionato esalta le formazioni che propongono dal 1’ almeno sette undicesimi di quasi intoccabili, salvo infortuni o squalifiche. La rotazione tra i rossoblù lascia perplessi. E i tifosi tornano dove il dente duole: ma Mazzitelli che fine ha fatto? E nella mediana vista a Verona davvero Marin e Makombou, regalati per tre milioni, avrebbero faticato? Chissà. Intanto, giovedì arriva il Sassuolo alla Domus e lunedì la Lazio aspetta il Cagliari all’Olimpico.
Gianfranco Zola, il metano e lo sviluppo della Sardegna
Il campione di Oliena testimonial di Medea, gruppo Italgas. “La rete del gas è un'opportunità per i sardi”. La presentazione della campagna promozionale alla Domus di Cagliari
Mario Frongia
Un filo verde che punta a unire sostenibilità, rispetto dell’ambiente, risparmio, sicurezza. Che poi ci sia anche una cornice seria e concreta fa parte dello scenario. Un affresco che ha a cuore la Sardegna, ferita da un gap energetico di vecchia data, con l’uso anacronistico del carbone e i costi ingenti per i residenti. Un’opportunità, dunque. Una sfida industriale, culturale ed economica. “Prendo parte alla campagna promozionale solo perché ho trovato dietro le attività di Medea un’attenzione vera alla mia terra. Un progetto che porterà benefici concreti a tutti i sardi”. Gianfranco Zola è da tempo molto distante dalla promozione di temi e idee che non abbiano valori certi e attenzioni concrete per la regione dei Quattro mori. “L’energia che muove l’isola” è il tema dell’iniziativa che Magic box racconta così: “È oramai appurato che le reti digitali e l’uso del gas naturale e rinnovabile possano contribuire a rendere la Sardegna più moderna ed efficiente”. Medea, società del gruppo Italgas, non ha avuto dubbi nel coinvolgere il Baronetto della Regina in un percorso, serio e trasparente, presentato nei giorni scorsi nella sala stampa della Domus. "Gianfranco incarna al meglio identitarietà e attaccamento alla Sardegna. La regione ha bisogno del metano e il nostro investimento serve soprattutto, ancor prima che alla transizione energetica, allo sviluppo della regione, perché va a colmare un gap infrastrutturale storico che purtroppo l'Isola aveva nei confronti di altre regioni italiane. Portare la rete è un'opportunità in più per i cittadini e le imprese per poter avere una fonte energetica alternativa e più competitiva" ha spiegato Ruggero Bimbatti, amministratore delegato di Medea nella foto con Zola. La nuova campagna pubblicitaria della società che ha per testimonial il già capitano del Cagliari e icona di Chelsea, Parma e Napoli, prevede la diffusione da novembre di una campagna dal titolo "L'energia che muove l'isola". Una “striscia” che "nasce per raccontare come le reti più all'avanguardia d'Italia e l'energia del gas naturale e dei gas rinnovabili, stia contribuendo a rendere la Sardegna ancora più moderna, efficiente e connessa" rimarca il dirigente.
Oltre cento municipalità al passo con i tempi. Medea ha già investito nell'Isola circa 600 milioni. La società serve 116 Comuni e circa 54mila clienti ed è presente in 24 dei 38 bacini in cui è suddivisa la Sardegna, inclusi i capoluoghi Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano e Olbia. Da segnalare gli oltre 1.400 chilometri di rete nativa digitale, i 1.500 chilometri di network digitalizzato e più di cento depositi criogenici di gas naturale liquefatto (Gnl). Numeri imponenti. Che conducono al recente passaggio al gas naturale dei grandi centri di Olbia e Oristano. Inoltre, Medea è impegnata nella trasformazione della rete di Sassari, operazione che coinvolge 14mila clienti. “Nei prossimi mesi verranno avviate le attività propedeutiche alla trasformazione a metano delle reti di Cagliari, che attualmente ha l'aria propanata, e Nuoro, ultimi grandi appuntamenti nella direzione della modernizzazione energetica dell'Isola" ha aggiunto l’amministratore delegato. Con il lancio della campagna e in vista dell’inverno, Medea ha presentato anche “Medea per t(r)e”. La promozione è dedicata ai nuovi clienti, è attiva dall'1 gennaio 2026 e prevede l'azzeramento dei costi di allacciamento e un contributo economico per i primi tre anni di fornitura, pari a 200 euro l'anno.
Il campione, tra umiltà e talento. Il fantasista di Nuorese, Torres, Napoli, Parma, Chelsea e Cagliari, 59 anni, ha chiuso la carriera pallonara nel 2005 con 798 gare e 238 reti. In Nazionale 35 e 10. Tra Inghilterra - 229 gare e 59 reti, in Premier è l’italiano che ha giocato di più - e Italia ha colto dieci trofei. Dallo scudetto di Napoli alle coppe con il Chelsea. Senza scordare la scelta di lasciare il Chelsea di José Mourinho a caccia della Champions, per calarsi in B e riportare il Cagliari in A a suon di gol, assist, magie e carisma. In seguito, con i Blues, da vice allenatore di Maurizio Sarri, ha vinto l’Europa League. “Con l’Italia avrei voluto dare di più. Ma non ho mai mollato: dopo i mondiali del ‘94, con quell’espulsione assurda del 5 luglio: il mio peggior compleanno!, a Parma siamo giunti secondi, vinto Coppa e Supercoppa Uefa. Ho segnato 19 gol e sono arrivato sesto al Pallone d’oro”. Insomma, per Medea un testimonial d'eccezione. Che anche lontano dalla Sardegna ha sempre colto nel segno. Come alla British library, per la raccolta fondi legata al restauro di volumi antichi. Durante i fasti con il Chelsea, Gianfranco Zola ha calamitato più sterline di Sean Connery e Kathleen Turner. “Misero a posto un volume che parlava della Sardegna” sminuisce. Simbolo del calcio degli anni '90 e 2000, icona internazionale grazie ai successi con il club di Stanford Bridge, il fantasista è tornato nella sua terra con nessun dubbio: "Ho accettato con piacere l’iniziativa di Medea anche perché sono convinto che a lungo andare porti benefici ai sardi". Stile e misura. D’altronde, se così non fosse Elisabetta II non gli avrebbe conferito l’Mbe per “meriti sportivi e per il comportamento esemplare durante la sua lunga e prestigiosa carriera come calciatore al Chelsea e in Inghilterra”. Ma questa, fin dai tempi della Corrasi di Oliena, per compagni, avversari e tifosi, non è una notizia.
