Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Cagliari, brusca fermata a Trastevere
La Roma non fa sconti, il pullman di fronte a Caprile non basta e Malen mette sotto Dossena e soci. Ma sono 10 i punti dal terzultimo posto e la testa va al Lecce
Mario Frongia
Partiamo dal campionato: dietro vincono Parma e Lecce, pareggiano Pisa, Verona e Fiorentina, perdono Genoa e Cremonese. Il quadro è chiaro: senza miracoli da quelle parti, il Cagliari con 28 punti, a +10 dalla Fiorentina terzultima, non dovrebbe avere grandi difficoltà a farne nelle ultime quattordici gare almeno sette, otto. Salvezza in cassaforte o quasi. Anche perché visto l’andazzo in coda, 35, 36 punti potrebbero bastare. Ma meglio sbrigare quanto prima la pratica: lunedì, sempre alle 20.45 il Lecce dell’ex Di Francesco sbarca alla Domus. La missione è nitida: prendersi i 3 punti, lasciare i pugliesi sempre dietro, peraltro conoscendo i risultati delle altre pericolanti. Che poi per i sedicimila supporter che gremiscono la Domus non ci sia da farsi illusioni su bel gioco o parte sinistra della classifica, è un’altra storia poco esaltante.
Il ko romano. Malen mette in ginocchio il Cagliari. E, soprattutto, Dossena. Il neo arrivato paga dazio. Ma era da prevedersi: fermo per il recupero da un crociato da quasi un anno. Senza mai un minuto nel Como di Fabregas. Impossibile pensare a un debutto soft all’Olimpico. Senza perdere tempo con la cessione lucrosa di Luperto, capace di scardinare una difesa che nelle precedenti tre gare aveva preso solo un gol, ripartire nel post mercato e fino a maggio con Ze Pedro, Rodriguez e Dossena, sino al recupero di Mina che marcerà stop and go, non sarà una passeggiata di salute, Ma la proprietà, per dirla con il diesse Angelozzi, aveva bisogno di soldi. Ed è stata soddisfatta. Adesso, spetta a Fabio Pisacane far quadrare il tutto. Il 2-0 subito a Roma non cambia la prospettiva salvezza. Ma lascia intuire, ancora una volta, che quel che conta per la tifoseria - gioire e sognare per stare matematicamente in A quanto prima, pensare al sorpasso del Sassuolo, undicesimo, o del Torino - non entra nei pensieri del club. Non a caso, a Roma Angelozzi ha ricordato che Kilicsoy - a giugno servono dodici milioni di euro per il riscatto - potrà essere tenuto “anche perché ne vale almeno 40!”. Ovvero, prima il business poi l’animo della tifoseria, costretta da anni ad accontentarsi di salvezze risicate o retrocessioni clamorose.
Pullman e poco altro. Difendersi compatti, raddoppiare su Soulé, Malen, Pisilli e Pellegrini, tripla attenzione sulle giocate da fermo per gli inserimenti di Mancini, Cristante e Ndicka, con un occhio sulle fasce a Celik (che ha firmato l’assist per il 2-0 di Malen) e Wesley. Insomma, elmetto e baionetta. Con Caprile protetto a doppia mandata (a rischiato di farsi l’autogol!) e l’idea, vista con la Juve in casa, di ripartire e punire la spocchia dei padroni di casa. Non è andata così. Palestra è rimasto chiuso nella morsa avversaria, idem Obert, Gaetano ha inciso poco e nulla, Mazzitelli e Adopo hanno cercato di fare filtro e ripulire palloni. Ma di azioni utili per innescare Kilicsoy ed Esposito (entrambi impalpabili) non ne sono nate. Pisacane con i cambi a 20’ dalla fine poco ha potuto. Rimane da registrare la traversa colpita da Sulemana. Il Cagliari è anche questo. Amen.
Carnevale, tradizioni e identità tra maschere e pariglie
Trentasette località, un milione di euro dall’assessorato regionale al Turismo nell’ottica della destagionalizzazione e della visibilità di una Sardegna originale e multicolore
Mario Frongia
Ci sono tutti. Valori, luoghi, persone. Tradizioni, volti, urla, smorfie, scherzi e beffe. Posture di un passato mai troppo lontano. Non mancano i riferimenti a stagioni, luna, sole, fuoco, pioggia. Ma anche bestiame, ritmi dei raccolti e delle semine. Croste e squarci di un popolo. Abituato a rimboccarsi le maniche, stringere i denti, spendere sorrisi con parsimonia. Ma adesso, per l’intero mese di febbraio, il cerchio si stringe. Anima e sentimento per andare a caccia dei significati di una sfilza di maschere, costumi, canti e balli che provengono dalla notte dei tempi. Carnevale in Sardegna, storia di tante storie. Sparse e unite in decine di comunità fiere di sfilare, incollare cartapesta, ritrovarsi per le strade e le piazze immerse in coriandoli e stelle filanti. Dal Carrasegare ‘Osincu di Bosa al Su Marti Perra di Gairo passando per Paulilatino con Atobios, Samugheo con A Maimone e le maschere tradizionali sarde che sfilano con quelle di Basilicata e Slovenia. Senza scordare, tra le tante piazze, Marrubiu con Su Marrulleri, Tempio con Lu Carrasciali e Re Giorgio, la Pentolaccia a cavallo di Benetutti, Sos Batiledhos di Lula, le maschere olzaesi Maimones Murronarzos e Intintos, Lo Carraixali de l’Alguer, la favata e festa in maschera per i bambini a Cannigione, la sfilata dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, Sa Sartiglia a Oristano, i Thurpos di Orotelli, Boes, Merdules e Filonzana di Ottana.
Una terra che sa combattere. L’isola, alle prese con gli invasi che traboccano, guarda oltre. E indossa da nord a sud l’abito delle feste. Tra passato e presente, dai riti arcaici ai dj set. Con una serie di ricchi passaggi che rendono merito ad associazioni, municipalità, circoli, pro loco. Anche per questa visibile e abile tessitura l’assessorato regionale al Turismo ha il plauso degli operatori. Senza scordare quello delle comunità. Non solo a Tempio, Oristano, Mammoiada, Santu Lussurgiu e Sinnai, centri in cui da sempre l’appuntamento carnevalesco ha un seguito di visitatori e turisti, anche nelle altre comunità si tiene alta l’asticella del ricordo, della festa multicolore, della cultura e di un’identità coraggiosa e fiera. Tra pariglie di cavalli e carri allegorici, esibizioni acrobatiche e gruppi in maschera, la visione è quella di una terra ancestrale. Affascinante e da non perdere. Se a Fonni si propone Su’Arrase’are, Terralba risponde con Su mattisi de coa, Ovodda con Mehuris de Lessia, Bonorva con S’Ischiglia, Guspini con Cambas de linna, Paulilatino con Da Cursa a Sa Pudda, Sinnai con su Cranovali, Ardara con Carazzas. Un mix che conquista. “Il Carnevale diventa protagonista, con celebrazioni che riflettono identità, tradizioni e specificità di ogni comunità. Maschere tradizionali, giostre equestri e carri allegorici raccontano la straordinaria varietà culturale dell’Isola, rendendo ogni evento unico e riconoscibile. L’obiettivo - ha detto l’assessore Franco Cuccureddu - è rafforzare e strutturare il Carnevale in Sardegna con una promozione coordinata degli eventi, supportata da mirate azioni di marketing e comunicazione, sia sui canali tradizionali sia su quelli digitali”. E ancora. “Il cartellone segue la linea della destagionalizzazione, delocalizzazione e spostamento dei flussi nello spazio e nel tempo, strategie che la Regione sta perseguendo con forza per far sì che la Sardegna diventi sempre più una regione turistica in tutti i mesi dell'anno”. Insomma, un altro passo meditato e condiviso. Franco Cuccureddu ha presentato il Cartellone dei Carnevali in Sardegna, portando in dote un finanziamento di un milione di euro a sostegno delle manifestazioni di maggiore rilevanza. Oltre trentasette le istanze presentate da enti e associazioni operanti nei piccoli Comuni.
Thurpos, Sartigliette e ciclisti. “Il finanziamento complessivo copre fino a centomila euro e raggiunge la metà del costo complessivo per far sì che gli eventi più tradizionali, quelli dei carnevali arcaici del nuorese, le giostre equestri dell'Oristanese, i carnevali più moderni ma oramai radicati nella tradizione come a Tempio o Marrubiu. Elementi che possono fungere da attrattori nel periodo, nel mese di febbraio, forse più difficile per il nostro turismo. Al cartellone del carnevale - ha aggiunto l’assessore - quest'anno si aggiunge la novità: dopo quindici anni il Giro ciclistico torna in Sardegna. Un grande evento che coinvolge oltre 500 tra atleti e tecnici e che accenderà i riflettori degli sportivi di tutto il mondo”. Ma non è tutto. Il cartellone del carnevale isolano 2026 nasce accompagnato da uno spot - creato e diretto dal regista Mario Giua Marassi - in due versioni che andrà essenzialmente sui social oltre che sugli aeroporti e sui siti web. L’assessorato ha firmato un accordo con Vola Gratis e Last Minute che promuoveranno assieme al carnevale sardo, pacchetti di volo e di hotel e strutture ricettive extralberghiere.
Cagliari, mercato risicato
La cessione di Luperto scuote i tifosi. E sul fronte giovani le scelte non convincono. Ma il denaro e i 28 punti a quindici gare dalla fine, con diverse squadre messe peggio, possono questo e altro
Mario Frongia
Luperto, Prati, Luvumbo e Rog via. E hanno salutato Cagliari con formule diverse, anche Di Pardo, Pintus e Cavuoti. Ancora prima Radunovic. Tra gli arrivi, oltre alle scommesse o quasi - l’attaccante uruguaiano Albarracin classe 2005, il portiere già visto in rossoblù, Sherri, l’esterno Di Paolo e Raterink, olandese del 2006, terzino destro - gli ex Dossena e Sulemana. Fatti due conti, un mercato che lascia qualche inevitabile perplessità. L’addio più impattante riguarda Luperto. Protagonista con Davide Nicola, finito in panca per scelta tecnica, lasciando un vuoto dietro e punti agli avversari, l’ex Napoli viene ceduto proprio quando la difesa ha trovato un assetto solido. Reparto in cui ha sempre svettato per leadership e carisma. Ma anche chioccia per i debuttanti, come Rodriguez. Evidentemente, il ragionamento è stato tutto meno che tecnico. E non c’è poi tanto da sorprendersi. Nel segno del business, con la pancia piena dopo tre vittorie di fila, i 28 punti a +11 dal terzultimo posto e a 7 dai fatidici 35, soglia considerata utile per stare in A, Luperto viene dato alla Cremonese, che rimane una diretta avversaria per la salvezza. Ma con le ultime della A (Pisa, Verona, Lecce, Parma e Fiorentina, che se ne dovrebbe tirare fuori) che perdono e mostrano sempre più i segni di un torneo incerto e complicato più che in passato, la cessione di un trentenne per cinque milioni di euro è giustificabile. Ma va detto che gli stessi denari puoi recuperarli facendo più punti, anche grazie a una difesa solida, dai diritti tv. Tant’è. L’operazione non è da applausi, specie se si pensa di dare continuità al gruppo. Dove Luperto - definito incedibile da Pisacane dopo la vittoria contro la Juve! -, con Pavoletti e Deiola, ha avuto un ruolo preciso e importante specie nei momenti delicati. “Il calcio passa sopra le persone. Sarei stato messo da parte, è la realtà” ha commentato con toni duri l’ex difensore rossoblù.
Progetto regista ko. E pensare che in tanti hanno rimpianto Cigarini. Molti, anche Viola. Se poi si pensa a come quest’ultimo è stato trattato, c’è da stendere un velo pietoso. Comunque sia, si parla di piedi buoni, dalla giocata talentuosa e sorprendente per l’avversario. Se poi, si tratta del play, occorre ampliare il bouquet: personalità, tecnica, tempi di gioco, intuito e abilità nel verticalizzare. E non dovrebbe mancare il saper fare filtro e proteggere la difesa. Troppo per Matteo Prati. Forte, ma mai abbastanza. Scommessa persa dal club, che l’ha pagato quattromilioni e mezzo di euro, è stato ceduto al Torino. Imposto o quasi all’allenatore, dopo che è stato tra i motivi, più che altro pretestuosi, che hanno causato la cacciata di Nicola, reo di averlo impiegato poco, il centrocampista ha prima perso la maglia da titolare per poi uscire anche dalle rotazioni. La cessione è un colpaccio del direttore sportivo Guido Angelozzi e un flop, ennesimo, delle visioni societarie.
Questione giovani, giusto la copertina. Intanto, una buona prassi rispetto ai vecchi tempi: nessuna figurina. Con i vari Dzeko, Cuadrado, Insigne e Zapata che sono rimasti dov’erano. I tempi di Srna e Asamoah, Caceres e Strootman, per non parlare di Godin, Andreolli, Thereau e Klavan, sono stati archiviati dal diesse Angelozzi. Buoni giocatori ma infortunati o a fine corsa, costati una valanga di denaro per ingaggi faraonici. Scansato il pericolo tipico del dna della proprietà, ecco un presente che può valere il futuro. Sono arrivati olandesi e uruguaiani di vent’anni, da cullare e preparare in prospettiva. Ma se si parla di prodotti locali, Cavuoti e Pintus, li spediscono in B. A farsi le ossa, si dice. Ma allora, se si crede - come è stato scandito in più conferenze stampa - nella cantera locale perché trovano fiducia e una maglia i ventenni provenienti dall’estero mentre quelli nostrani devono fare le valigie? La risposta potrebbe essere facile: qualità tecniche e fisico differenti. Ma la storia del Cagliari degli ultimi anni dice che in tanti, non sardi, hanno avuto una chance. Per poi finire nell’anonimato. Qualche nome? Tello, Cerri, Despodov, Han. Intanto, Vinciguerra va in gol a Pescara, e Tramoni, scaricato da ragazzino, è diventato un giocatore da serie A. Entrambi sono maturati ad Asseminello.
Cagliari, poker al Verona
Mazzitelli, Kilicsoy, Sulemana e Idrissi inchiodano gli ospiti, a tratti imbarazzanti e in dieci per 40 minuti. A +11 dal terzultimo posto con quindici gare da giocare, salvezza ipotecata. Adesso, testa alla Roma
Mario Frongia
Tre di fila, non capitava dal 2021, i tempi di Leonardo Semplici in panca. Sei gol fatti e uno subito nelle ultime tre partite contro Juventus, Fiorentina e Verona. Ma anche, su questo fronte, 28 reti realizzate contro le 27 della Roma, una gara in meno, prossima avversaria e quarta in classifica. Un dato che fa riflettere. Andiamo oltre. Il Cagliari stende il Verona, a tratti davvero imbarazzante, con quattro reti, due per tempo, e rafforza il record di marcatori: quindici. Ancora. Segnano, di nuovo, due pedine che nel girone d’andata sono state tenute in naftalina: Mazzitelli e Kilicsoy. Con il senno di poi se ne potrebbero dire tante. Proseguiamo con i numeri: i 3 punti conquistati alla Domus, 9 nelle ultime tre gare - con Spalletti e Vanoli che ancora rosicano - hanno issato i rossoblù a quota 28. Ovvero, stando alle medie delle ultime stagioni, a -7 dai 35 presumibili per la salvezza. Per completare il quadro, il terzultimo posto è lontano 11 lunghezze, la Fiorentina a 17. Per Fabio Pisacane, tenace nel difendere idee e uomini, sveglio nel capire gli errori e ripartire per la terza volta di fila con gli stessi undici, il percorso è quello giusto. Per tifosi il premio meritato per un sostegno infinito.
Le perle. Mezzora di consueta routine. Ovvero, sofferenza nelle uscite dal basso con un Verona dal pressing alto, poca qualità nelle ripartenze, difficoltà nel contenere gli inserimenti degli ospiti, autori di un buon palleggio. Ma a conti fatti, il Cagliari anche nella prima fase corre solo un mezzo rischio: fallo laterale di Frese, palla in area, Caprile esce e non la trova, Valentini la gira di testa e Luperto salva sulla linea di porta. Il resto, è discesa. Palestra, Luperto, Adopo e Mazzitelli prendono il largo. Pian piano crescono anche Esposito, Mina e Gaetano. Inserimenti e corsa di Lirola, Bernede, Harroui, Gagliardini e Sarr si spengono. Insomma. una bella storia di una notte piovosa che vede concretizzarsi, a tre mesi dalla fine e con quindici gare da giocare, l’ipoteca salvezza. Ci hanno pensato Mazzitelli, assist di tacco di Obert, Kilicsoy, meravigliosa girata al volo di destro su un pallone complicato di Esposito, Sulemana, tap in da due passi dopo la girata di Adopo e la smanacciata di Perilli. Quindi, Idrissi, di testa su palla a giro di Zappa. Un 4-0 che non fa una grinza. E lascia ben sperare per la sfida di lunedì 9 all’Olimpico con la Roma. Il Verona? Da diversi anni si salva miracolosamente, chiunque la guidi vede sparire a gennaio le pedine più promettenti. Il dio denaro comanda, fa e disfa, spesso con poca competenza, anche da quelle parti. L’ultimo a salutare Zanetti è stato il brasiliano Giovane, ceduto al Napoli. Finiranno per cacciare il tecnico. Forse, l’unico a non avere colpe.
L’architetto. Dietro questo Cagliari con la media anagrafica tra le più basse della A, 23,8 anni, e un tasso di italianità elevato, si cela Guido Angelozzi. Forse, il solo in questi anni di proprietà Fluorsid ad aver tenuto testa al presidente. Ad aver agito con il bersaglio giovani, senza cedere alle tentazioni preferite del passato, quella delle figurine. Le ultime? Zapata, Dzeko o Cuadrado, lasciate dov’erano. Il direttore sportivo parla poco ma agisce molto e con una visione precisa: costruire un gruppo motivato, che capisca in fretta quel che serve per centrare la salvezza, si adegui alle richieste del tecnico, intuisca senza esitazioni il valore della piazza e dei colori sociali. È presto per aprire una bottiglia come si deve, ma il lavoro di Angelozzi si nota per determinazione, autonomia e conoscenza. Forse, non guasta anche quel pizzico di buona sorte: come diceva Napoleone, meglio un generale fortunato che bravo. E il discorso riguarda anche Pisacane. Intanto, il bilancio - dopo aver prodotto la superplusvalenza di Piccoli - potrebbe produrre altre pepite. Ad esempio, Borrelli, Kilicsoy, che perà andrà riscattato, Rodriguez, lo stesso Idrissi, magari Ze Pedro. E a fine campionato potrà gestire anche il saluto lucroso di Caprile, senza rischiare che accada la svendita accaduta a un altro big con i guantoni, Vicario. Il mercato si chiude domani alle 20 e potrebbe esserci qualche altro colpo in canna. Intanto, è stata compiuta anche l’operazione Prati. Difeso a spada tratta dall’allenatore su input preciso presidenziale, per diciassette turni nonostante le palesi criticità in regia, è stato girato dal diesse al Toro. Un capolavoro.
Cagliari, Palestra inchioda la Fiorentina
Il 2-1 ha la firma in evidenza dell’esterno, assist e gol. Ma i 3 punti li porta a casa un gruppo solido e organizzato. A quota 25, con tredici gare da giocare, l’aria e salubre. Ma guai a fidarsi: sabato arriva il Verona
Mario Frongia
Dodicesimo posto a quota 25, otto punti dal terzultimo posto. I sei conquistati in casa con la Juve e al Franchi con i viola. Tre gol fatti e uno subito. Dopo ventidue turni una marcia che lascia tranquilli i tifosi. Il Cagliari che non ti aspetti. Capace di inchiodare una Fiorentina lenta e impacciata. Al Franchi l’ha vinta il collettivo esaltato da Fabio Pisacane. Difesa superba e ripartenza. Meglio, contropiede. E se i piedi, la testa e le gambe sono di Palestra, i giochi sono fatti. Oltre i meriti, risaputi dell’esterno dell’Atalanta - sarà curioso capire se entro il 2 febbraio accadrà qualcosa, con le big che pressano i Percassi e il Cagliari, con i punti in classifica che danno fiducia, magari pronto ad accettare una manciata di milioni di euro per salutarlo prima della scadenza naturale del prestito a fine stagione -, vanno segnalati quelli della squadra. Che sa chiudersi, tenere in equilibrio e alla distanza giusta i reparti, costruire raddoppi sugli avversari pericolosi - Dodò, Mandragora, Salomon, Gudmunsson (all’andata sprecato da Pioli su Prati!), Fagioli -, lottare e mangiare fango sulle seconde palle. Uno scenario che sarebbe piaciuto a Trapattoni e Sonetti.
Giochisti e risultatisti. La riflessione complessiva tiene aperta la querelle tra quanti amano e cercano la qualità della manovra e l’atteggiamento che piace, e quelli che si accontentano senza esclusione di modalità, di centrare l’obiettivo. Giochisti e risultatisti, appunto. Ma va detto che, se a tutti preme vincere, anche se si viene presi a pallonate - come con la Juve, successo storico ma poco appagante per estetica e mentalità -, la vittoria con il bel gioco è da sempre più saporita. Il 6-0 del Como sul Toro, vale tutti i biglietti del mondo. E non solo per i tifosi della squadra di Fabregas. Inoltre, giocando come contro Locatelli e soci, statistiche e precedenti globali dicono che con mezzo tiro in porta se ne vince una su venti. Ma intanto, in casa rossoblù conta mettere punti in tasca per mantenere la categoria. Per ora. Infatti, lo scorso anno, a salvezza ottenuta con un gruppo modesto, a Davide Nicola hanno contestato la mancanza del gioco. Uno dei pretesti per cacciarlo. Ma questa è storia del passato. Il campionato è lungo, il Verona - smembrato ancora una volta nel mercato invernale - arriva alla Domus da ultima in classifica con il Pisa e dopo la quarta sconfitta di fila in casa griffata Udinese. Ma è meglio non fidarsi. Adesso, in casa Cagliari ci si affanna per salire sul carro del vincitore, sport mai in disuso in Italia. Ma per il presente, basta e avanza il cammino di Luperto e soci.
Ussi, brilla anche la Sardegna agli ottant’anni dei cronisti sportivi
In attesa dell’evento di Villasimius in memoria di Nando Martellini e Bruno Pizzul, applausi dal presidente Gianfranco Coppola agli olimpionici isolani Stefano Oppo e Filippo Tortu. A Viareggio le eccellenze dello sport tra territorio, istituzioni, i campioni e chi li racconta. Tra gli ospiti Francesco Moser, Paolo Tonini, Marco Borriello, Marcello Lippi, Katia Serra, Giancarlo Antognoni, Filippo Volandri, Fabio Vullo, Rita Grande, Luigi De Siervo, Giacomo Galanda, Margherita Porro, Renzo Ulivieri, Dennis Dallan e Margherita Zalaffi
Mario Frongia
La Sardegna che soffre, sa rimboccarsi le maniche, combatte. E spesso vince. Stefano Oppo e Filippo Tortu, ad esempio. Da Oristano e Tempio. Canottiere e velocista hanno raccontato successi e rinunce, gioie e fatica. Con i podi olimpici, tra Tokyo e Parigi, intensi e ricchi di emozione. Da entrambi un cenno affettuoso agli eventi che li hanno visti più volte protagonisti nell'isola, da Arzachena a Bosa passando per Pula e Villasimius. A seguire, applausi, apprezzamenti e stima incondizionata dal mondo Ussi impegnato in un compleanno che lascia il segno. A Viareggio, per condividere ottant’anni di narrazione, racconti, memoria. Da Nord a Sud alle isole. L’appuntamento, tenutosi dal 15 al 16 gennaio, nella sala convegni del Principino eventi, ha brindato ai campioni, alle radici, al territorio, al giornalismo e allo sport. Video, testimonianze, approfondimenti e ricordi hanno scandito la due giorni Ussi80 Italia Sports Summit-Viareggio 2026. Con il plauso delle istituzioni, al via le celebrazioni nazionali per le ottanta candeline dei cronisti dello sport. Buoni auspici da Paolo Tonini (ministero Affari esteri, consigliere Sport) a Giorgio Del Ghingaro (sindaco Viareggio), Giovanni Malagò (presidente Milano-Cortina 2026), Rodolfo Salemi (assessore Sport, Viareggio), Simone Cardullo (presidente Coni Toscana) e Valentina Rodini (Giunta nazionale Coni) che ha portato i saluti del presidente Luciano Buonfiglio.
"Da sempre al servizio dell'utente". “Il nostro è un lungo viaggio di narrazione attenta, vicina ai campioni e alle persone. Viviamo la professione con orgoglio e passione, attraversiamo cambiamenti sociali e generazionali, affrontiamo le mutazioni e l’innovazione degli strumenti di comunicazione. Ma siamo sempre al nostro posto, al servizio del lettore, radio e video ascoltatore. Qui a Viareggio si apre il nostro percorso annuale, che comprende anche formazione, inclusioni, rispetto e attenzione per le fasce più deboli. Siamo certi di poter continuare a raccontare al meglio la cronaca dello sport e degli sportivi del nostro Paese. Dai campioni ai dilettanti, agli amatori senza alcuna distinzione” le parole di Gianfranco Coppola, numero uno dell’Unione stampa sportiva italiana, affiancato nei lavori da Mimma Calligaris, Giuliano Veronesi, Gabriele Tacchini, Gudo Lo Giudice, Mario Zaccaria ed Enza Beltrone.
Sport, racconto infinito. Con la brillante moderazione di Simona Rolandi (Rai Sport). Martina Caironi (Fiamme gialle, pluricampionessa paralimpica e ambassador di Milano-Cortina) non ha esitato: “Noi sul podio nel post pandemia siamo state l’immagine di un’Italia che non molla. Nelle mie quattro paralimpiadi, con tante medaglie, ho imparato a conoscermi e a conoscere il mondo della disabilità. L’’oro sui cento colto a Parigi? Che gioia vedere il mio nome sul tabellone! E ringrazio il presidente Mattarella, il nostro primo tifoso, una fortuna averlo!”. Stefano Ticci, prima medaglia italiana nel bob, 1994: “Ho avuto la fortuna di fare quattro Olimpiadi, l’ultima in Norvegia con un bronzo rimane indimenticabile!”. Vittorio di Trapani (presidente Fnsi) ha rimarcato valori e obiettivi: “Lo sport deve essere per tutti, senza ostacoli, accessibile, vicino ai cittadini. Auguri e grazie all’Ussi e al comune di Viareggio”. A seguire, i campioni Claudia Giordani e Cristian Zorzi (sci). Per il volley interventi di Elio Sità (vice presidente Federvolley), Guido Pasciari (presidente Sitting sport Nola volley in carrozzina), Fabio Vullo (Federvolley), Consuelo Mangifesta (Lega volley femminile). Per il ciclismo, Cordiano Dagnoni (presidente Fci) e Francesco Moser: “Ho corso in Sardegna a Sinnai da dilettante. Poi, son tornato da campione del mondo e ho vinto a Nuoro. Gran bei ricordi!”. Sul tema Donne e sport interventi di Giuliana Tambaro (consigliere Figc), Margherita Zalaffi (campionessa scherma) e Katia Serra (ex calciatrice). Special guest, Marco Borriello (attaccante di Milan, Roma e Juve): “Non dimentico le stagioni al Cagliari: bella gente, città e ambiente ideale” ha detto il bomber, premiato dall’Ussi nazionale e Sardegna, con l'omaggio del presidente Paolo Mastino e del consigliere Giuseppe Amisani, anche per le venti reti tra campionato e coppa Italia del 2017.
“Preparazione olimpica”. Alessio Palombi (responsabile preparazione olimpica), Enrico Sbardella (Cpo Tirrenia), Andrea Zorzi (volley), Vito Tisci (presidente Settore giovanile e scolastico Figc), Umberto Calcagno (presidente Associazione italiana calciatori), don Patrizio Coppola (“Padre joystick”), Fabrizio Corsi (presidente Empoli), Silvio Baldini (ct nazionale U21), Renzo Ulivieri (presidente Associazione italiana allenatori), Andrea Cimbrico (vice presidente Fir) e il campione del rugby Denis Dallan, hanno portato testimonianze di un mondo che cresce su tutti i fronti. Su “Sport, impresa e istituzioni” hanno partecipato Luigi De Siervo (ad Lega serie A), Rossana Ciuffetti (Sport Impact, Sport e Salute), Vincenzo Parrinello (ad Fipav), Mimmo Pellegrino (Blu Vacanze) e Ferdinando Arcopinto (Beach soccer) hanno tracciato un percorso in crescita. Per la Vela passaggi interessanti da Francesco Ettorre (presidente Fiv), Margherita Porro (Luna rossa), Daniele Bresciano (America’s cup), Ennio Buonomo ed Emanuele Liuzzi. Sul tennis applausi per Isidoro Alvisi (consigliere Fitp), i campioni Rita Grande e Filippo Volandri (coach Coppa Davis) e Elena Pero (Sky Sport). Tutti in piedi per un video in omaggio di Nicola Pietrangeli!
Lo sport e la cronaca che non si scorda. Dai campioni olimpici Nicola Vizzoni e Claudia Coslovich il simbolico momento con le fiaccole olimpiche, esposte nella sala e meta degli sportivi. L’Ussi ha acceso in Versilia le luci su Milano-Cortina 2026: diciottomila volontari di 94 Paesi su centomila candidature, provenienti da oltre 170 nazioni. Due miliardi e 200milioni le persone che seguiranno la cerimonia inaugurale del 6 febbraio. In chiusura, l’Unione stampa sportiva italiana ha dedicato e consegnato il premio Il racconto dello sport a Diego Decarli (Ansa), Iacopo Volpi (Rai), Francesco Pancani (Rai sport), Pier Augusto Stagi (Tuttobici), Fausto Narducci (Gazzetta dello sport), Marco Bellinazzo (Sole24ore), Tonino Raffa (Radio Rai), Francesco Pierantozzi (Sky Sport) e Giulio Guazzini (Rai).
Cagliari, Mazzitelli stende la Juve
Un gol contro una Juve poco precisa sotto porta, basta e avanza per prendere 3 punti di platino. Tifoseria in giuggiole per un balzo secco e proficuo per la corsa salvezza. Adesso testa alla trasferta di Firenze
Mario Frongia
Storica. È questo l’aggettivo più consumato e adatto per descrivere la vittoria del Cagliari contro la Juventus. Una bella, avvincente realtà sportiva, e anche socioculturale vista la sfida sempre aperta tra le tifoserie, che si è consumata in una notte piovosa. Dalla Domus i rossoblù rafforzano un passaggio decisivo: con le tre sberle di Genova sulla schiena, e le incertezze sulla tenuta di alcuni dei giovani (Rodriguez, Ze Pedro, Kilicsoy, ma anche Gaetano ed Esposito), i leggeri ma continui movimenti in coda e le incognite del mercato. Un minestrone che ha per spezie anche i rimbalzi legati al cambio di proprietà, alla questione stadio e alle vicissitudini causa inquinamento e bonifiche da fare della casa madre, la Fluorsid. Insomma, ce n’era abbastanza per temere Spalletti e i suoi. Peraltro, la Vecchia Signora con l’ex ct ha raddrizzato la rotta. Manca in zona finalizzazione - una delle ragioni per cui anche se nascondi la palla all’avversario per un’ora e venti ma non la butti dentro, la perdi - ma è capace di stordire chiunque con una ragnatela di passaggi, tecnica, incursioni e il possesso costante del pallino nella metà campo avversaria. Invece, i misteri del calcio hanno detto altro. E hanno premiato la determinazione, individuale e collettiva, la tenacia e la concentrazione di un gruppo che segue Fabio Pisacane senza indecisioni. I 3 punti allungano il divario dalla zona salvezza, mettono il gruppo a quota 22 e danno morale e certezze in vista del match di sabato alle 18 a Firenze.
La perla dei Luca. Gaetano, una punizione da 35 metri che pareva persino non eccezionale, bassa e al centro dell’area, la zampata di Mazzitelli a inchiodare Perin. L’1-0 del Cagliari è stato il successo mentale di una squadra che sa di poter remare, difendere in dieci, mordere e ripartire. La A si mantiene e si merita anche così. Ed è giusto che il tifo canti, balli e inneggi al successo. Poi, ci sono i numeri di una squadra con una striscia positiva di sette partite, appena dietro Psg, Real Madrid e ManCity su scala europea. Con alcuni interpreti che non paiono da Juve (Kelly, inutile il fallo su Borrelli con la punizione da cui è nato il gol, poco incisivi David e Openda, ma anche da Kalulu e Conceicao deve esserci altro…) la gara ha visto i bianconeri perdere con il 78,1 di possesso palla a 21,9, cinque tiri in porta, con parate di Caprile, contro 1, 8 tiri respinti a 0, 18 corner a 1, 34 cross a 6, 24 dribbling a 8. Numeri che portano alla considerazione chiave: se li hai crei più Expected gol (Eg, occasioni da rete nitide). e con queste alla lunga vinci. Non a caso nei principali campionati, A inclusa, le squadre in testa hanno un Eg più alto delle altre. Ma stavolta va bene così: è il calcio, bellezza! direbbe Humprey Bogart.
La gioia del mister. Per Fabio Pisacane la serata dei miracoli, come canta Jovanotti. Indimenticabile, fondamentale forse decisiva per una salvezza meno tormentata. L’allenatore del Cagliari, con quel che ha, non sbaglia nulla. E se la tripletta subita a Marassi con il Genoa aveva accelerato le operazioni di mercato (“In mezzo abbiamo perso Deiola e Folorunsho, la coperta è corta!”), ieri dei due non si né ricordato nessuno. Tanto meno di Prati, neanche un minuto e aereo pronto, pare, per andare al Toro. Ma nell’incorniciare la seconda giornata del girone di ritorno, sarebbe deleterio pensare di aver risolto i problemi battendo la Juve. Un centrale difensivo di piede destro, una mezzala/play e una punta - pronti per la serie A - sono e rimangono i tasselli adeguati per navigare con meno patemi. Per la salvezza servono 14/16 punti. Per un gioco quantomeno accettabile, infortunati o meno, serve altro.
Cagliari, il Genoa esagera
A Marassi poca reazione, poi il crollo. Il 3-0, con una ghiotta occasione ciabattata da Luvumbo, pesa. Fabio Pisacane non conferma gli undici di Cremona e arriva alla Juve con il fiatone
Mario Frongia
Anche gli osservatori più smaliziati sottolineano un aspetto: il Cagliari difficilmente mantiene una formazione d’avvio per più di una gara. Poi, ci sono infortuni, condizione psicofisica e approccio, aspetti che solo l’allenatore può valutare in allenamento. Al netto di questo, alcuni nodi vengono al pettine. E se capita che hai uno scontro diretto come quello del Ferraris, sbagliare anche di un centimetro ha un prezzo molto alto. “Non possiamo fare una partita come quella con il Genoa. Abbiamo preso tre reti in momenti ci cui eravamo messi male. È già capitato, dobbiamo lavorare in fretta per trovare rimedio” la sintesi delle parole scandite da Elia Caprile. Insomma, una batosta. E dire, per stare alla cronaca, che subito l’1-0 Luvumbo si è trovato a tu per tu con Leali ma ha calciato poco angolato e non rasoterra. Con il portiere genoano che ha smanacciato in angolo. Così come sulla buona punizione di Esposito. Per il resto, una reazione abituale - il Cagliari con 11 punti è la squadra che ha recuperato da svantaggio più di tutte in A - ma poco proficua. La difficoltà a finalizzare è stata una costante, e non solo nel posticipo della prima del girone di ritorno. E siamo da capo. A partire dalla difesa. Pisacane è ripartito a quattro e ha rimesso Palestra a destra. Ma in mezzo Rodriguez ha confermato che deve ancora crescere e che Luperto non può farsi carico con precisione di qualsiasi palla arrivi in area. Con Mina a casa e l’incognita Ze Pedro, il convento passa questo. Con Obert e poi Zappa sotto la sufficienza. In mezzo al campo solita musica: Prati, mai un’imbeccata in verticale, compitino nel dare la palla all’indietro e poco più. A sgobbare, con meno pulizia di Cremona, ci hanno pensato Adopo e Mazzitelli. E per la prima volta anche Palestra ha accennato a fasi di stanca. In avanti, si è detto di Esposito, prezioso ma non ancora incisivo, e Luvumbo, generoso ma sempre a un centimetro dalla scelta giusta. Kilicsoy? Trasformarlo dopo tre reti nell’uomo della provvidenza non ha senso. Infine, Borrelli: anima e cuore. Ma in serie A devi possedere anche altro.
Su connottu. È stato già scritto e già detto: il Cagliari è questo. Alti e bassi, capace di non uscire mai dalla gara, abile nell’impedire il gioco e altrui e ripartire. Con i numeri in regola: 19 punti in 20 partite. Le lunghezze dal terzultimo posto sono 5, potrebbero diventare 3 con il Verona che ha una gara in meno. I gol subiti sono 30 (tra le peggiori 4), sei beccati dal Genoa di De Rossi, quelli realizzati sono 21 (tra le peggiori cinque alla pari con Torino e Fiorentina). Ma adesso la salita è nitida: sabato alla Domus arriva la Juventus che ha sbriciolato 5-0 la Cremonese. Poi, si va a Firenze con i Viola in netta crescita. Quindi il Verona in casa, con Pisa e Lecce pessime per continuità e manovra. I rossoblù sono chiamati a dire la loro. A partire dalla sfida ai bianconeri. Con Spalletti che, se non ha ridato gioco spumeggiante e automatico a Locatelli e compagni, ha messo le pedine in ordine e si è issato, per ora, al terzo posto con 39 punti. Pisacane, per una gara che motivazionalmente si prepara senza sforzi, deve ri-costruire testa e organizzazione.
I singoli. Senza Belotti, Folorunsho, Felici, Deiola. Con Esposito, Mina e Ze Pedro non al top, la coperta diventa corta. Il mercato è aperto, si va a caccia di un centrale di piede destro e di un centrocampista, meglio se duttile. Fino alle 20 del 2 febbraio il diesse Angelozzi deve far quadrare il cerchio. Prati pare interessare al Torino, Asllani potrebbe giungere in rossoblù così come l’ex Dossena. La giostra con i nomi gira. Ma è presto per avere certezze. Intanto, è stato risolto il contratto con Rog, con Radunovic allo Spezia e Sherri rientrato alla base. Per i tifosi ci sarà da soffrire.
Cagliari, cuore e reazione
Sotto 2-0 con la Cremonese, i rossoblù la ribaltano. Adopo e Trepy, diciannove anni al debutto in A, siglano un pari prezioso. I 19 punti del girone d’andata, ottimo pass per proseguire nell’obiettivo salvezza. Lunedì altra trasferta insidiosa in casa Genoa
Mario Frongia
Saper cogliere l’attimo. Avere la tigna e la determinazione per non mollare. Neanche quando sembra che tutto vada storto. Il Cagliari pareggia 2-2 a Cremona e poche volte come questa un match è partito con il piede sbagliato. Infortunati (Belotti, Felici, Folorunsho, Deiola, Rog) e acciaccati (Kilicsoy, Mina ed Esposito) innanzitutto. Quindi, le contromisure di Fabio Pisacane, abile in una pretattica che talvolta è preziosa, talaltra meno. I primi undici hanno fatto storcere il naso alla tifoseria e sorpreso gli addetti ai lavori: Palestra a sinistra, ad esempio. Così come la triade Mina-Rodriguez-Luperto. Con Obert e Idrissi in panca. Risultato: padroni di casa in vantaggio con Jonhsen dopo 4’, con svarione di Mina. Raddoppio di Vardy, eroe del miracolo Leicester con Claudio Ranieri, 39 anni da compiere domenica. Cagliari lento, balbettante, poco incisivo. Dietro, con responsabilità precise del trio nelle due reti subite. Audero subisce due tiri, mezzo in porta, da Luvumbo, titolare per la prima volta in stagione. Dal 1’ c’è anche Borrelli. Ma l’apporto dell’ex Brescia è stato poco incisivo, sportellate e poco più. In mezzo, la solita solfa con Gaetano e Prati né carne né pesce. Insomma, un Cagliari pessimo per gestione e atteggiamento.
La ripresa. “Ci siamo guardati negli occhi, ci siamo detti che sarebbe servita cattiveria e coraggio. Ci siamo riusciti” le parole di Adopo, tra i migliori e autore del gol che ha accorciato i giochi. Quindi i cambi. Complice l’evidente calo fisico e una manovra poco aggressiva della squadra dell’ex Davide Nicola, il Cagliari ha cambiato marcia e preso campo. Obert al suo posto e Palestra sulla fascia che lo ha consacrato tra i migliori esterni classe 2005 d’Europa. Quindi, i cambi. Dentro in due step, Mazzitelli, Esposito, Trepy e Kilicsoy. Con la difesa di nuovo a quattro - fuori Mina: se davvero la Sampdoria volesse prenderlo, alla luce di questa prova potrebbe cambiare idea! -, l’aria è cambiata. Prima Adopo, poi, a quattro minuti dal 90’, Trepy. Classe 2006, mai giocato in A, bomber della Primavera, l’italofrancese ha infilato Audero per un pari in rimonta che si rivelerà molto utile nella corsa salvezza.
Tra mercato, news societarie, girone di ritorno. Con i boatos soliti di arrivi e partenze, la settimana pre Cremona ha avuto almeno quattro notizie che direttamente o meno hanno riguardato squadra e club. Registrarle è un dovere: dall’agguato al fratello di Pisacane, ai quattro anni di Daspo confermati dal Tar per Andrea Cossu, alla costituzione di quattro società Cagliari calcio in Delaware (unico Stato paradiso fiscale dei cinquanta stelle a strisce), sino alla diffida emanata il 30 dicembre dal comune di Assemini: entro 180 giorni la Fluorsid, madre del club, deve eseguire i 22 milioni di euro di bonifiche patteggiate nel 2019 con il Tribunale per sanare l’inquinamento e il disastro ambientale a Macchiareddu. Insomma, fatti che per fortuna paiono non aver inciso sulla prova con la Cremonese. Musica differente per la società. Ma questa è un’altra storia. E adesso, si riparte. Lunedì a Marassi con il Genoa - che a San Siro contro il Milan ha sciupato la vittoria dal dischetto al 99’! – sarà una gara insidiosa da più punti di vista. Intanto, a Cremona il diesse Angelozzi ha blindato Luperto. E si riparla di una mezzala/play per rinforzare la mediana. Da Nicolussi Caviglia a Brescianini e Pisilli la giostra gira. Più un centrale, con l’ex Dossena, Kofler e Marianucci. A proposito, è partito Radunovic ed è tornato Sherri, promosso e bocciato lo scorso anno con conseguente harakiri societario su Scuffet. Il mercato chiude alle 20 del 2 febbraio. Ci sarà tempo per sentirne tante. Nel frattempo, i 19 punti sono la media ideale per non retrocedere.
Cagliari, Milan indigesto
Un tempo alla pari, poi con tecnica e organizzazione il Diavolo ha blindato la zampata di Leao. La garra vista a Torino si è persa alla Domus. Intanto, si è aperto il mercato. Una mezzala in arrivo: Nicolussi Caviglia?
Mario Frongia
La considerazione generale dice che il Cagliari è questo. Capace di andare in casa Como e imbrigliare una delle formazioni più in palla della A. Di tenere sotto scacco il Napoli sino al diciannovesimo rigore in Coppa. Di battere la Roma senza centravanti del duo Gasperini-Ranieri. Di andare in Piemonte, sponda Torino, reduce da due vittorie, per portar via l’intera posta. Poi, arriva il Milan del “muso corto” di Allegri. Una squadra che, assieme a Bayern Monaco e Betis Siviglia, dopo diciannove gare non ha ancora perso. Imbattuta in A, capace di mettere in freezer, nove i clean sheet di Maignan, anche un solo gol. Di poter giocare con una difesa rivoluzionata. Insomma, Cagliari-Milan 0-1. Tiri nello specchio dei rossoblù: uno, Adopo di testa, centrale. Ma nei primi due minuti Palestra e Prati non prendono la porta da buona posizione e senza pressione: se giochi in A non te lo puoi permettere. Ecco, nella marcia di Luperto e soci si va in altalena. Ma con 18 punti in altrettante partite, si è dentro alla corsa per la salvezza. La prossima è particolare: giovedì 8 a Cremona contro l’ex Davide Nicola. In palio punti molto pesanti.
Il centimetro mancante. Un tempo fatto bene, definito, con i reparti in equilibrio e buone ripartenze. Poi, il calo fisico, agonistico, organizzativo. Per non parlare della prevedebilità della manovra e dell'assenza di tiri. “Non abbiamo fatto un passo indietro” le parole di Fabio Pisacane. Il Cagliari nella ripresa è parso senza benzina e ha ceduto campo e palla al Milan di un quarantenne Modric sempre più sontuoso. La qualità tecnica, dunque. Quella che alla lunga fa la differenza. Capace come poche a nascondere il pallone, senza fenomenali idee di gioco, la squadra di Max Allegri ha vinto di misura alla Domus e rimane nel gruppetto delle quattro big. Poco importa. Per i rossoblù la riflessione parte dalle assenze: oltre a Belotti, Felici, Ze Pedro e Folorunsho, out anche Deiola. Pisacane ha recuperato Rodriguez e lasciato in panca Mina. Scelte delicate. Anche perché la Samp rincorre il colombiano che, tra i vari acciacchi, ha giocato una partita su tre. Ed eccoci all’organico che mostra una qualità che corrisponde grosso modo ai punti in classifica. Le idee propositive e offensivistiche del tecnico sono incoraggianti. Ma per realizzarle in maniera compiuta serve altro. E per poter lasciare il gruppetto delle ultime cinque del torneo, occorrono solidi interventi sul mercato. Appunto, il centimetro mancante. Intanto, con la distrazione muscolare di Deiola - ma ci si chiede perché Mazzitelli sia stato lasciato tanto a lungo fuori, al netto del recente infortunio? - pare essere a stretto giro l’arrivo di un centrocampista. Nicolussi Caviglia, play, pare in vantaggio su Pisilli, atteso da De Rossi al Genoa. Il mercato - chiusura alle 20 del 2 febbraio - attende le mosse del Cagliari. Luperto, Prati, Luvumbo e lo stesso Mazzitelli hanno diversi estimatori. Non dovrebbero spostarsi Palestra, inseguito da sei, sette club di prima fascia in Europa, e Caprile. Per entrambi l’addio è stabilito a fine stagione. Oltre alla mezzala, sarà utile verificare anche l’importanza di colmare anche le corsie esterne. Insomma, il solito centimetro che fa la differenza.
