Mario Frongia
Giornalista - consigliere nazionale e comitato di presidenza Ussi
Quartu, dalle tempere di Tarquinio Sini alle foto di Maksim Krylenka
In mostra al Chiostro di Sant’Agata un solido filo fotografico storico e attuale. “Fogge contemporanee” passa dai costumi tradizionali quartesi e narra una forte connotazione artistica e identitaria immune allo scorrere dei tempi
Mario Frongia
Quel sottile, elegante e suadente filo verde che unisce luoghi, comportamenti, uomini e donne. Un passaggio che ha dalla sua storia, tradizioni, usi. Incorniciato da un dna identitario che esalta nel modo giusto quella che era, è e rimane una cifra etica e morale da non sbiadire. Quartu e le sue radici, dunque. Meglio, il sentimento che tiene forte e desta una comunità operosa, mai doma, capace di reagire ai tempi e alle loro salite. Per la terza città dell’isola si tratta di un arazzo ideale che viene illuminato da creazioni pressoché uniche: gioielli, drappeggi, abiti, pitture. Ma è facile traslare concetti e visioni su dolci e creazioni tipiche del sapore e del gusto. D’altronde, tanto si può intuire di un popolo a partire dalla qualità del cibo, delle usanze e delle modalità che regolano i pasti. Magari frugali, ma dignitosi. Ma attenzione, è poco o nullo lo spazio lasciato alla nostalgia e alla suggestione. I quartesi praticano e tramandano abitudini e certezze nel vivere quotidiano. Coccolano la loro identitarietà, la sottolineano appena possono, creano il contesto adatto a una perpetuazione sociale condivisa.
Gli scatti che non si scordano. “Fogge contemporanee – I costumi tradizionali quartesi nell’attualità” è il titolo dato all’esposizione delle foto di Maksim Krylenka, professionista emergente e buon interprete della Sardegna e delle sue peculiarità. La mostra, ospitata al Chiostro dell’ex convento di Sant’Agata, è stata inaugurata giovedì scorso dalle autorità con in testa il sindaco Graziano Milia e si chiude il 2 ottobre. “La storia siamo noi” canta Francesco De Gregori. Quella ritratta da Maksim è una storia che si sviluppa sulle immagini di Quartu e delle sue produzioni artistiche. Lo spunto nasce dalle venticinque tempere sui costumi isolani tradizionali firmate da Tarquinio Sini. L’artista, scomparso durante i bombardamenti su Cagliari del 1943, le battezzò “Contrasti”. Il fotografo ha sollevato l’asticella della percezione: “Con le mie fotografie ho cercato di dare continuità a quell’idea, ovvero un tratto ironico su una tradizione molto viva nell’incombente attualità. Sono convinto che dai tempi del grande pittore e illustratore sia cambiato poco nell’immedesimazione e nel forte senso di identità posseduto anche delle generazioni più giovani”,
Quartu, le nuove generazioni, i modelli. “I giovani che indossano i bellissimi costumi della tradizione quartese trasmettono una grande naturalezza. E lo fanno - aggiunge Maksim Krylenka, premiato di recente nel conest fotografico abbinato a “Sardinia I love you”, progetto multimediale curato da un pool di associazioni isolane con il supporto della Regione e di Fondazione di Sardegna - con una connotazione identitaria solida e condivisa”. In sostanza, forme e stile che non passano inosservate. E si mantengono intriganti nel tempo. Quasi immuni allo scorrere degli anni, capaci di resistere al mutare di abitudini, mode e riferimenti. “Fogge - rimarca Maksim - che affrontano senza imbarazzo o incongruenza la contemporaneità”.
Cagliari corsaro, Lecce in panne
In Puglia i rossoblù la chiudono 2-1, dopo lo svantaggio iniziale, con una doppietta di Belotti. Ben messi in campo, con una buona lettura dei diversi tempi della gara, i Pisacane boys si issano a quota 7 dopo quattro gare: miglior avvio degli ultimi dodici anni. Adesso, testa alla Coppa Italia e sguardo lungo sull’Inter, sabato prossimo alla Domus
Mario Frongia
Una vittoria piena e strameritata. Fabio Pisacane batte Eusebio di Francesco (a Lecce il brusio si alza, pare sia già pronto Daniele De Rossi) su tattica, conduzione, cambi e lettura. Il Cagliari ha inchiodato il Lecce su tutti i fronti. Un compitino gestito al meglio, in uno stadio caldo e in ebollizione. Presto e sciocco trarre immediati auspici. Ma rimane un fatto: i 3 punti conquistati al Via del mare, contro una diretta concorrente, in questa fase iniziale del torneo valgono oro. La trasferta ha esaltato le performance individuali (unica sbavatura la rete dei padroni di casa, con Sottil che scappa a Esposito e Tiago Gabriel che segna di testa con Luperto distante) e del collettivo. Molto bene il Gallo e Palestra, bene Mina e Folorunsho, in crescita Adopo, Obert, Esposito (due pali, uno a giro alla Del Piero) e Deiola (miglior cursore del match con oltre dieci chilometri percorsi), sul pezzo Prati. Caprile? Una parata e tanta sicurezza. Sul Lecce, un punto in quattro gare, c’è poco da dire. A tratti è stato quasi imbarazzante, specie in difesa e con i veterani Gallo, Ramadani, Coulibaly e Sala, peggio dei nuovi. Tanto che il portiere Falcone chiude da migliore in campo: la parata sulla deviazione di testa di Deiola è un capolavoro. Come accade da anni il diesse Pantaleo Corvino assembla da mezzo mondo pezzi acerbi per la A e lascia che sia il campo a farli maturare. Il giochino spesso funziona, talvolta meno. La curiosità? Le squadre dell’ex tecnico rossoblù, anche se critiche dal punto di vista difensivo per un atteggiamento che lascia praterie agli avversari, hanno sempre mostrato una cifra di gioco offensiva e piacevole. Il Lecce schiantato dal Cagliari neppure quella.
Classifica, settimana calda, il Gallo. Sette punti in quattro gare: neanche il Cagliari di Rolando Maran con Nainggolan e compagni, capaci di giocare il girone d’andata tra le prime otto per poi sciogliersi, senza centrali difensivi con l’arrivo di chi non serviva, Pereiro, e il successivo esonero del tecnico, come da genialità del patron!, ha fatto meglio. Fabio Pisacane mostra modestia e piedi per terra. “Anche mio figlio piccolo, ma non quello di dieci anni, quello di due, sapeva che contro il Parma avrei rischiato a far giocare Mina, reduce da un volo intercontinentale!” ha detto in conferenza pre Lecce per ribadire coscienza umana ancor prima che sportiva e tattica. Al Via del mare il tecnico ha lasciato in campo i dieci undicesimi che hanno sconfitto i parmigiani. Con Deiola, nella tonnara di mezzo, al posto di Gaetano. Mossa vincente per filtrare il primo prevedibile assalto dei pugliesi. Poi, li ha aspettati per ripartire. Una sorta di equilibrato 4-3-2-1 in fase di non possesso per un pacchetto di interessanti e rapide ripartenze. Con Folorunsho ed Esposito a sostegno di Belotti, liberi di agire sull’intero fronte offensivo, e Palestra a seminare scompiglio con incursioni e inserimenti. Sotto di una rete, per l’unica azione concessa, il pari di Belotti con assist di Palestra, il raddoppio del Gallo su rigore. In precedenza, tre minuti, dal 18’ al 21’, con un super Falcone a negare la gioia del gol ai rossoblù. La cronaca saliente della gara è questa. Del Lecce inconsistente si è detto. Di Belotti - che alla 350esima in A si gode la doppietta, l’ultima risaliva al dicembre 2024 con la maglia della Fiorentina, e le 116 reti – non si può che dire bene per approccio, impegno, propositività. Insomma, negli otto giorni con tre gare, tutto al meglio. Il Cagliari gioca martedì in casa, alle 17, per i sedicesimi di Coppa Italia contro il Frosinone. Facile attendersi un cospicuo turn over con il probabile rientro di capitan Pavoletti, assieme ai vari Di Pardo, Idrissi, Mazzitelli, Kilicsoy, Borrelli e magari i giovani Ciocci, Pintus e Cavuoti. Passare il turno non sarebbe male, per il morale, la convinzione e per mettere minuti e testa sul bersaglio salvezza. Un bersaglio che sabato prossimo, sempre alla Domus, avrà i colori dell’Inter. Intanto, meglio fare un passo alla volta. Il Cagliari - che non è rientrato ieri notte come previsto causa un’avaria dell’aereo, ha quindi saltato l’allenamento in scaletta oggi alle 15 al Crai center, e atterrerà a Elmas in serata - sta crescendo ed è andato a letto da terzo in classifica. E la tifoseria può goderselo.
Caprile-Parma 2-0
Il portiere del Cagliari si supera e nega il gol ai parmigiani, Mina e Felici firmano la prima vittoria stagionale alla Domus. I rossoblù a trazione offensiva mettono in freezer 3 punti preziosi contro una diretta concorrente per la salvezza. Ma adesso testa alla trasferta di Lecce.
Mario Frongia
Fabio Pisacane conferma coraggio e quel pizzico di lecita ambizione. Affrontare, e battere, il Parma organizzato e talentuoso di Carlos Cuesta con Belotti, Gaetano, Esposito e Folorunsho, più Prati in regia, è stata mossa un tantino azzardata. Ma ha pagato. Che poi Caprile sullo 0-0 abbia negata con due mezzi miracoli la rete a Pellegrino e Cutrone, e la traversa colta dall’ex Oristanio a portiere battuto non abbia riaperto il match, fa parte del gioco. Adesso, si fa la conta dei 3 punti, che presi ai parmigiani diventano 6 nella corsa salvezza. Insomma, un bel colpo. Con Pisacane che si gode il positivo debutto del Gallo e le reti di Mina e Felici, che la butta dentro dopo essere stato con il trolley in mano fino alla chiusura del mercato.
Giro palla, transizione e difesa. “Le esitazioni di Mina? Me ne assumo la responsabilità. Ho visto ottime cose e altre da rivedere” le parole dell’allenatore del Cagliari, gioioso per la prima vittoria in A. Il tecnico porta a casa una prova onesta, combattuta e organizzata. Il Parma, con Suzuki da brivido, una manovra rapida e un possesso palla ben registrato da un grande Bernabé, non ha saputo cogliere le palle gol, è stato lezioso e ha pagato dazio. Si può discutere all’infinito, e anche questo è il bello del calcio, se con un approccio differente e più solido la squadra avrebbe potuto limitare le accelerate degli ospiti. O se ci sia da riflettere su Prati e su un ruolo che ancora non riesce a coprire al meglio. Ma anche sul mettere, e creare - specie per sfruttare il lavoro di sponda e appoggio di Belotti che pare fisicamente a posto -, in zona tiro Esposito e Folorunsho, c’è da ragionare. Infine, la questione fascia destra con Zappa ben presto a disagio, e costretto al “giallo”, e Palestra - esterno destinato a grandi cose tanto che l’Atalanta se lo porterà a casa a fine campionato - che ha dato subito un’idea di cosa significa spingere e marcare con qualità.
Tre match in otto giorni. Venerdì sera, 20.45, al Via del mare contro il Lecce, l’appuntamento è tosto. La formazione dell’ex Di Francesco in casa concede poco. Ma può essere l’occasione per il colpaccio. A seguire, la Coppa Italia. Il Cagliari ospita il Frosinone per i sedicesimi alle 17 di martedì 23. Quattro giorni dopo, sempre alla Domus, arriva l’Inter per l’anticipo di sabato 27 settembre. Un piccolo grande tour. Da gestire con intelligenza e ponderazione. Pur non disdegnando a priori il passaggio del turno in Coppa, è banale intuire che contro i ciociari ci sia un forte turn over, utile per testare sia i giovani Primavera, da Pintus a Cavuoti, sia i nuovi Mazzitelli, Ze Pedro, Kilicsoy e Rodriguez. E magari anche capitan Pavoletti. Insomma, la stagione entra nel vivo. E il Cagliari ha le potenzialità per dire la sua.
Ussi, in campo per la pace
Sono 246 i cronisti deceduti a Gaza. Per Italia-Israele un gesto di solidarietà e attenzione con un fiocchetto nero in tribuna stampa e a bordo campo
Indignati. Ferocemente indignati. E sgomenti. E non è vero che ai limiti del male non ci sia confine. In guerra si muore, farlo nell’indifferenza o quasi si muore due e più volte. Farlo mentre si compie il proprio mestiere è ancora peggio. L’Ussi, Unione stampa sportiva italiana, scende in campo per dire no, basta, arrendetevi. A tutti coloro che imbracciano un fucile d’assalto, lanciano granate, manovrano carri, droni, elicotteri. Senza scordare chi pianifica dietro scrivanie, all'interno di cancellerie e caserme, nelle sedi del potere e di un business faraonico che sposa volentieri nazionalismi, religioni, odii tribali, economie, politiche e amministrazioni spesso sull'orlo del baratro. Un ring militare e terroristico che ammazza e ferisce senza scampo ultimi, fragili, dimenticati. Ma soprattutto, bambini e anziani. L’urlo della cronaca sportiva vuole essere preciso, trasparente, lontano da ideologie e posizioni precostituite. Un urlo di rabbia, forte e per nulla scontato. Nel nome dei 246 giornalisti, e delle loro famiglie, morti a Gaza. Ma anche con un pensiero che va oltre. Prima che sia impossibile farlo. Un pensiero e un atto di vicinanza. Che va alle decine di inviati di guerra di tutte le nazionalità. Uomini e donne che quotidianamente nella Striscia rischiano la pelle. Per scrivere., intervistare, registrare, filmare, raccontare. Pare banale, ancor più nei decenni dei social, di ChatGp3, degli influencer, del tanto chi se ne frega. Ma non lo è.
Italia-Israele. 90’ di calcio e qualcosa di più. I ragazzi di Rino Gattuso si giocano brandelli di storia, ambizione e speranza. All’orizzonte ci sono i Mondiali. Non ci mettiamo piede da due edizioni. Il divano, fatti gli scongiuri, anche per la terza sarebbe folle. Ed ecco lo spunto coordinato dal comitato nazionale di presidenza dell’Ussi. “I 246 giornalisti morti a Gaza, il conflitto più letale anche per la nostra categoria mai registrato, per raccontare i fatti nel rispetto della libertà di stampa. Noi - rimarca il presidente Gianfranco Coppola - vogliamo testimoniare la solidarietà partecipando agli appelli per la pace, contro ogni forma di guerra in tutti gli angoli del mondo”. E ancora. “I giornalisti sportivi raccontano attraverso lo sport pezzi di vita ma non dimenticano i conflitti e narrano con un linguaggio universale storie, persone e territori”. Da qui, il gesto di pace che piace: “Per Italia-Israele in calendario a Udine il 14 ottobre, verrà consegnato in tribuna stampa e a bordo campo ai fotografi un fiocchetto nero per ricordare la tragedia che si sta vivendo. E per auspicare che ci sia una fine per un futuro senza armi”. L’Unione stampa sportiva Italiana ha diversi bersagli. Tra questi, il ruolo e la presenza, in carne e ossa e idealmente, nello sviluppo di azioni, eventi, idee e pensieri confacenti all’etica e alla deontologia professionale. Una serie di proposte, quale quella dei fiocchetti neri, che siano da alert. Un allarme civile, sportivo e professionale che va oltre il match. E sia utile per evitare, frenare e limitare al massimo l’uso della violenza e della guerra. Ovunque e sempre. (m.fr.)
Cagliari, mercato che incuriosisce
Il diesse rossoblù Angelozzi chiude con il botto: Andrea Belotti. Il Gallo arriva da annate in chiaro scuro e ricorda la collezione di figurine pressoché fallimentare del patron. Adesso, la parola al campo
Mario Frongia
“Teniamoci stretti Belotti, perché pare che abbiamo sondato anche Balotelli”. Il commento del tifoso, competente e molto attivo sui social, la dice lunga su come la piazza può reagire alle operazioni di mercato. Il Cagliari ha operato con un’enormità di movimenti. Intanto, il positivo riscatto per 24 milioni di euro di Piccoli, Adopo e Caprile. Il primo è stato, giustamente, accompagnato all’aeroporto con direzione Firenze e qualcosa come 25 più due milioni di euro in arrivo. Super plusvalenza studiata a tavolino fin dalla fine del torneo e sbandierata, assieme alla cessione di Zortea, solo a campagna abbonamenti chiusa. Ma dev’essere stato un caso. Sono andati via in poche ore 16 reti e una decina di assist. L’asticella degli attaccanti in dotazione a Fabio Pisacane non è altissima ma neanche banale. Sarà il campionato a dire cosa valgono Esposito, Kilicsoy e Borrelli. Al loro fianco, sul fronte avanzato, Luvumbo, che pareva destinato a partire, il veterano Pavoletti, e Gaetano, si spera recuperato. Ma anche Folorunsho - profilo interessante - è una freccia più offensiva che di contenimento. Per il resto, Ze Pedro e Rodriguez sono le risorse difensive giunte sul filo di lana ad Asseminello, precedute da Mazzitelli e Palestra. In rosa anche Idrissi, Cavuoti, Radunovic e Rog. Ai saluti Wieteska, Hatzidiakos, Scuffet, Sherri, Palomino, Jankto, Coman, Mutandwa, Iliev, Veroli, Prelec e Vinciguerra. Anche Felici pareva diretto last minute al Venezia ma è rimasto. Discorso a parte per le cessioni di Marin e Makoumbou, con due milioni e mezzo di ricavato!, e i mancati rinnovi di Augello e Viola che hanno già “ringraziato” il presidente per il rispetto della parola data. Al direttore sportivo Guido Angelozzi va un plauso. Ha liberato il club dai precedenti “colpi” (i difensori centrali stranieri, i due portieri, una mezzala e una punta a fine corsa e impalpabile, frutto delle operazioni griffate dal presidente), ha alleggerito il monte ingaggi ed è riuscito a ingaggiare profili interessanti. Peccato che Folorunsho sia in prestito con diritto, così come Palestra e Kilicsoy. Adesso, la palla va al campo. Con il Parma, sabato 13 alle 15, sarà interessante capire cosa può dare il gruppo senza avere davanti la Viola e i campioni d’Italia.
Il botto Belotti, la cessione di Vinciguerra. A fil di sirena ecco Andrea Belotti. Bomber storico all time del Torino con 113 reti in 252 gare, ha affiancato miti assoluti come Baloncieri, Graziani e Pulici. Dopo aver salutato i granata nel 2022, ha inanellato una serie di infortuni che a seguire ne hanno condizionato la carriera. Originario di Calcinate, 20 dicembre 1993, campione d’Europa 2021 con l’Italia (44 presenze e 12 sigilli), con Roma, Fiorentina, Como e Benfica ha segnato undici gol in 92 partite. Numeri molto lontani dai tempi del Toro (dietro Pulici, 134 gol, nell’all time) e del Palermo. Comunque la si giri sa come si segna. Angelozzi lo ha prelevato dal Como a titolo definitivo. Ignoti, per ora, sia il costo del cartellino, sia l’ingaggio. Quest’ultimo aspetto, visto lo sbandieramento della sostenibilità come fattore chiave del club, è interessante. Intanto pare difficile pensare che il Gallo si accontenti delle briciole. Tanto che la società degli Hartono intervenga sullo stipendio. Poi, se su carisma, esperienza, personalità e fiuto del gol non si discute, rimangono da collocare al meglio i pro e i contro. In uno spogliatoio con un capitano al recupero in attacco, Pavoletti, le energie del 2005 turco, le ambizioni di Esposito e Borrelli, la voglia di riscatto di Luvumbo, i posti a sedere in panca sono più di quelli in campo. Un bene o un male, si vedrà. Andrea Belotti, come si augurano i tifosi, può essere buon testimone per i giovani, motore motivazionale, e può ritrovare linfa sottoporta. Ma - nel ricordo delle tante figurine usurate, da Andreolli a Godin passando per Paloschi, Thereau, Castan, Srna, Baselli, Caceres, Keita Balde e Van der Wiel, ingaggiate con i fuochi artificiali, la musica del Gladiatore e il tappeto rosso dal patron - quel che non si coglie appieno è la scelta di aver dato Vinciguerra al Pescara. Il goleador della Primavera vincitrice della Coppa Italia, avrebbe meritato una chance. Peccato.
Cagliari, orgoglio al Maradona
I rossoblù difendono con intelligenza e organizzazione, il Napoli passa solo nel recupero. Spunti interessanti per Pisacane. Bene Mina e Luperto. Ceduto Felici, in arrivo Ze Pedro e Rodriguez
Mario Frongia
“Era la classica partita rischiosa, non mi aspettavo un Cagliari così difensivo. Sarei stato contento anche dello 0-0”. Antonio Conte la spiega meglio di tutti. E chissà quanto questi due punti in più saranno pesanti nel corso e a fine stagione. “È il calcio, bellezza” vien da dire parafrasando Humprey Bogart. “Sarebbe stato più giusto il pari. Ma c’è tanto di buono” la sensata replica di Fabio Pisacane. Napoli-Cagliari 1-0. La sblocca Anguissa nell’extratime, piattone alla Rivera di Città del Messico 1970 contro la Germania nel “partido del siglo”. I puristi diranno che Maier andò da una parte, la palla dall'altra. pazienza. Il match si racconta con il 67 per cento di possesso palla di Lobotka e soci, 13 corner a zero, 18 tiri a 7 di cui 6 a 1 nello specchio, una parata di Meret e 5 di Caprile. Insomma, le imprecazioni dei tifosi sono legittime. Il Cagliari non ha fatto barricate, si è mosso bene e avuto gambe e testa per impedire le trame dei campioni d’Italia. Che, con De Bruyne lontano dal suo status abituale, ha sofferto nel trovare sbocchi. Di fronte ai settantamila di Fuorigrotta, quinto sold out di fila, prova collettiva di contenimento che promuove i rossoblù. Pareri lusinghieri per la gara dei sardi anche da Politano e McTominay. La salvezza passa anche da queste prestazioni. Se metti in discussione la potenza e un gruppo progettato per scudetto e Champions ne puoi andare fiero. I punti arriveranno. E non va scordato che, immeritatamente o meno, con un’opaca Fiorentina al debutto, l’1-1 l’ha siglato Luperto al quarto minuto di recupero. Intanto, da Napoli si rientra ad Asseminello con più di una sensazione positiva. In crescita Prati, positivo il neo arrivato Palestra, buono l’ingresso di Luvumbo. Rimane, come è normale, da lavorare sulle transizioni, sul mettere, e creare, in zona tiro più uomini (Esposito e Folorunsho positivi ma legati al primo filtro sul giro palla dei campani), sull’attenzione ai tempi della partita. Pisacane può essere soddisfatto. “Metteremo contro il Parma la rabbia per questo risultato e per i nostri ultimi venti minuti” rilancia il tevcnico. La sosta e il completamento della rosa gli permetteranno di entrare nei dettagli del lavoro di gruppo.
Ultimi colpi. La tifoseria più accorta spera e stringe i denti: il diesse Angelozzi potrebbe cedere, su input presidenziale, anche alle lusinghe estive che hanno accompagnato Obert e Luvumbo. Si vedrà. Intanto, con il mercato che chiude domani alle 20, si registrano le ultime mosse. Il condizionale è d’obbligo in attesa delle ufficializzazioni. Al momento Felici pare essere stato ceduto al Venezia. Ma non era, con Gaetano, Marin e Prati, per il suo mancato impiego e valorizzazione, una delle ragioni per cui il patron ha cacciato Davide Nicola? In arrivo pare ci siano Juan Rodriguez, classe 2005, difensore uruguaiano del Penarol di 190 centimetri di piede mancino. Una pedina che pare di prospettiva. Mentre di Ze Pedro, difensore centrale e adattabile, piede destro, anche da terzino, arriva. Classe ’97, titolare dei Dragoni in campionato e in Europa League. Per il momento anche Rog rimane al Cagliari. È infatti saltato per questioni di ingaggio - stessa ragione che ne ha impedito la conferma al Cagliari - il trasferimento in Turchia della mezzala croata. Per eventuali rimedi ci si rivede a gennaio.
Enti locali, passo avanti per il comparto unico
La norma è stata approvata in Commissione e passa all’esame del Consiglio regionale. “Ci batteremo affinché diventi uno strumento efficace” dice Alberto Urpi
Mario Frongia
Uno step atteso da quasi vent’anni. Quel passettino di civiltà, che associa diritti sociali, aspettative e corrette rivendicazioni, dedicato ai dipendenti degli enti locali. “Per il comparto unico si deve marciare compatti e coesi. Ho costruito - spiega il consigliere regionale Alberto Urpi - un percorso trasparente, arricchito dal confronto aperto con i sindacati, gli amministratori, le associazioni. Un tema che seguo da anni e che ho messo al centro della mia agenda politica e amministrativa con un impegno attivo costante e preciso”. La posizione del sindaco di Sanluri marca il tempo. Anzi, i tempi della politica e del rispetto delle promesse. “Ho partecipato a simposi, conferenze e congressi con al centro la questione, troppo spesso tradita da parole prive di riscontro. Ma adesso le chiacchiere non servono”. I fatti e la loro messa a terra. Onesta e frutto di un tavolo condiviso. “Ho dialogato, e continuo a farlo, anche con la maggioranza. La costruzione della Riforma deve essere condivisa, dietro c’è il lavoro, le certezze, la dignità e le ambizioni di migliaia di dipendenti degli enti locali”.
Caccia ai fondi. “L’approvazione in Commissione rappresenta un passo avanti. Ma il lavoro è tutt’altro che concluso. La norma farà il suo ingresso in Consiglio regionale e lì - spiega Alberto Urpi - continuerò a battermi con il mio gruppo SardegnaVenti20 per migliorarla e arricchirla. L’obiettivo? Deve diventare concretamente una piattaforma moderna e incisiva utile ai dipendenti comunali. Che, per inciso, non possono essere discriminati, economicamente e non solo, rispetto ai loro colleghi che operano in Regione”. Il messaggio, il bersaglio, il metodo. Con un contenuto che non lascia spazio a dubbi. Un perimetro che chiama in causa il mondo politico. “La vera sfida resta quella delle risorse. Il percorso è stato e continuerà a essere tortuoso e complesso, troveremo le intese e gli accordi per renderlo operativo. Ma la palla rimbalza nel campo delle scelte di ambito politico: nel rispetto del bilancio regionale e delle principali priorità di intervento attese dalla Sardegna e dai sardi, si deve trovare la ratio per garantire i fondi necessari a dare piena attuazione al comparto unico. Le penalizzazioni che da decenni angustiano il personale dei comuni e delle altre amministrazioni locali non devono trovare ulteriore spazio”.
Cagliari, buona la prima
Attenti e propositivi, abili nel crederci sino alla fine. L’1-1 con la Fiorentina premia una squadra in salute crescente. Senza Piccoli e Zortea, serve un terzino e un difensore centrale. Domenica, al Maradona con i campioni d’Italia, la posta sale
Mario Frongia
Va bene san Luperto, vanno bene le uscite sicure di Caprile, va bene assetto operaio, spirito di gruppo e atteggiamento di chi sa che se molla paga dazio. Ma bisogna essere sinceri: il Cagliari che inchioda sull’1-1 nel recupero una Fiorentina un tantino snob, sa di buono. Il punto in casa al debutto in campionato promette bene. I viola di Pioli, freschi di vittoria in Coppa, hanno altre mire. Lo dice la rosa, la proprietà, il tecnico, le ambizioni della piazza. Fatti loro. Quelli del Cagliari sono legati al completamento dell’organico e al lavoro, duro, sporco e senza sconti da qui a fine maggio. Intanto, Fabio Pisacane vola leggero. Confida che sul bus che lo ha portato con la squadra da Asseminello alla Domus ha pensato che sotto il cielo di Cagliari, e con la maglia dei Quattro mori, ha esordito e segnato in A per poi debuttare da allenatore. Se non si farà ingabbiare oltre modo e se saprà parare interferenze e suggerimenti obbligati, la postura sembra quella giusta. Ma la scommessa rimane scommessa. Adesso, c’è da incanalare soddisfazione e consapevolezza verso Napoli. Conte e i suoi, scudetto addosso, sono partiti bene a Sassuolo. Il match di Fuorigrotta, sabato 30 alle 20.45, sarà divertente. Si spera anche per i tifosi isolani.
Sorprese e conferme. Contro i toscani Pisacane recupera Luperto, insiste su Obert, lascia fuori Zappa e Luvumbo, parte con Esposito, gran lavoro e un po’ impreciso al tiro, Borrelli, debutto ok, e Folorunsho: il migliore! Forse, anche per una sorta di rivalsa contro gli ex. In mezzo Prati, fuori dopo un’ora: “Ha qualità, ha fatto bene il play. Non posso chiedergli la fisicità di Adopo o Deiola” le parole del tecnico, Si vede qualche verticalizzazione, la squadra sa cosa fare. Ad esempio, nel chiudere gli spazi. Gosens e soci giocano in punta di piedi. La ragnatela centrale con un palleggio di qualità fa ballare il Cagliari. Che però aspetta, resiste, riesce anche a ripartire e pressare alto. Il primo tempo è un faccia a faccia accettabile anche se si tira male e poco da entrambe le parti. Nella ripresa la musica non cambia. Le occasioni, gambe più pesanti, sono rare. Mandragora beffa Mina di testa, palo-gol. La Fiorentina è sborona. Da Sohm a Gudmunsson e Fagioli, con Dodò che ricorda Cafu per dribbling e spinta, è un solfeggio bello quanto sterile. Kean non tocca palla, ben ammanettato da Mina. Ed è così che il Cagliari si prende il pareggio con Luperto che, a due minuti dai sei di recupero concessi da Sozza, devia di testa con De Gea, 445 gare con il Manchester e caterve di vittorie con la Spagna, che non trattiene l’incornata. Pari giusto e meritato.
Dietro le quinte. Con le cessioni di Piccoli e Zortea poche ore dopo la chiusura della campagna abbonamenti, il fastidio nella piazza è stato evidente. La cessione del centravanti al club di Comisso, e non ancora ufficializzato, fa rosicare: il calcio non ammette controprove ma ieri il Cagliari con in campo Piccoli, per Pongracic e Ruggeri sarebbe stata ben altra spina. E a Firenze non sono fessi. È andata. Il diesse Angelozzi non ha usato il fioretto nel pregara: “Cessioni pesanti ma importanti. Si dovevano fare e le abbiamo fatte, le critiche ci stanno. Arriverà Palestra”. Con l’in bocca al lupo al giovane esterno atalanoino del 2005, i dubbi rimangono. Il mercato fatto da fine maggio con i riscatti e la consapevolezza di fare business e plusvalenza, ma anche con cessioni discutibili (Marin e Makoumbou per due milioni e mezzo, la non riconferma di Augello e Viola), l’allenatore al debutto, sono scelte che possono portare alla salvezza. Se è presto e ingenuo valutare dalla prima giornata il torneo (ma i 3 punti presi dalla Cremonese dell’ex Nicola al San Siro con il Milan di un altro ex, Allegri, sono tanta roba!), non è lesa maestà trarre qualche considerazione. La sensazione opaca, viste le mosse e i precedenti presidenziali, rimane. E il tutto pare strumentale alla questione stadio. Il club attende la risposta fondamentale sui fondi del Governo in vista di Euro 2032. Ha visto quanto sia sdrucciolevole il cammino amministrativo locale e sa che dovrà cacciare denari pesanti per far partire i lavori. Cosa che pare in salita. Intanto, evita, e fa nascondere, di avviare e testare le richieste di informazioni per una trattativa seria e concreta di cessione del club. Un imprenditore con le carte in regola, titolare e fondatore dell’Ekn group, ci prova. Ma neanche gli rispondono. Chissà perché.
Cagliari, quanta fatica!
I rossoblù passano il turno in Coppa Italia ai calci di rigore. Match scialbo, manovra lenta, pochi tiri. Pisacane ha da lavorare e devono dargli un terzino e un centrale difensivo. La tifoseria si augura che Piccoli, in gol, e Zortea non partano
Mario Frongia
Il solito Piccoli, alla sua maniera, rasoiata di destro ben imbeccato da Adopo. L’1-0 dell’undici di Pisacane arriva al 45’e certifica la nota abulia offensiva dei rossoblù: Del Frate, numero uno dei liguri, tocca un solo pallone, su traversone di Zortea dopo un tempo al rallenty. Nella seconda frazione accade di tutto. Mina calcia in curva un rigore, Deiola batte Caprile all’88’ e l’arbitro Perri, dopo 6’ di recupero, manda le squadre sul dischetto. Il Cagliari supera l’Entella, ben organizzata e di buona tenuta, 6-5. I sedicesimi si Coppa Italia si giocheranno sempre alla Domus, tra il 23 e il 25 settembre con una tra Monza e Frosinone, in campo stasera. Per i padroni di casa si segnala il riscatto dagli undici metri di Mina, i gol dal dischetto dei nuovi Folorunsho, Esposito e Kilicsoy, l’errore di Adopo e la rete decisiva del 2003 Cavuoti. La cronaca racconta poco. Gli strappi, troppo spesso sterili di Luvumbo, la generosità di Adopo, l’ottima condizione di Folorunsho e Zortea: dovesse partire sarebbe un dramma. Così come è incerto il futuro di Piccoli, destinato in Premier anche se la Fiorentina insiste, Luvumbo e Zappa. Mentre è andato al Palermo Veroli, Pisacane è stato esplicito: “Il mercato è dinamico, non mi preoccupa perdere qualcuno, mi concentro su quanti ho a disposizione”. Ma se si ripassa dalle idee di gioco, con la verticalità e la finalizzazione assente o quasi, il pressing alto inesistente, la costruzione dal basso da rivedere e il play che non tocca palla, il lavoro non manca. I nuovi? Bene per condizione, tecnica e spunto Folorunsho, approcci positivi negli scorci finali di Esposito, Mazzitelli (ma che sia più redditizio di Marin o Makoumbou è da dimostrare) e Kilicsoy.
Tra serie A e mercato. Passare il turno era l’obiettivo. Centrato. Ma a sette giorni dal debutto in campionato con la Fiorentina di Pioli, Kean e Dzeko alla Domus - domenica 24 alle 18.30 -, la riflessione è obbligata. Il Cagliari ha uno status psicofisico che è parso pronto per il debutto in campionato. Ad agosto non paga essere al top dal punto di vista fisico. Ma la messa a terra del gioco la si può intuire, ben felici di essere smentiti dal campo. Intanto, gli aggiustamenti obbligati: dal 1’ ha giocato da terzino Deiola, sfortunato nell’autogol, e preferito a Zappa e Pintus, anch’essi da riadattare nella difesa a tre. Con Luperto out, Mina ha difeso e impostato, al rallenty. Strategia? Con l’Entella, neo promossa in B stabilmente dietro a difendere in nove nella propria metà campo, ha pagato. In A chissà. Dalla parte opposta Idrissi dal via. Rimane da capire se l'aver mollato volutamente Augello sia stata la scelta giusta. È presto per dare giudizi ed è sempre poco produttivo fare paragoni. Si vedrà. Mancano all’appello un terzino e un centrale difensivo. Il diesse Angelozzi sa di calcio. Difficile sia convinto che questa rosa sia più che competitiva per una salvezza onesta. Specie se fosse costretto a cedere i pezzi pregiati.
Equivoco Gaetano. L'anno scorso Davide Nicola ha capito presto cosa passava il convento e che si sarebbe salvato con una mediana da battaglia. C’è riuscito. Ed è stato cacciato perché colpevole di non aver sfruttato Prati, Marin, Obert e Gaetano. Partiamo da quest’ultimo, ancora in riabilitazione per l’intervento al ginocchio, fastidio che lo ha condizionato anche l’anno scorso. Nei moduli di Pisacane il trequartista non compare. Potrà sempre trovargli spazio. Ma il dilemma rimane. Marin, con Makoumbou, è stato regalato per una milionata di euro. Di Prati si è detto: ha mezzi, ma pare ancora acerbo per dettare i tempi in A. In Coppa, Benali dell’Entella è sembrato Iniesta. Ai quindicimila accorsi alla Domus, Prati è parso quasi avulso dalla costruzione della manovra, sempre nei piedi, lenti, di Mina con un giro palla lezioso che con una neopromossa in B ad attendere è stato noioso con pochi rischi. In A potrebbe essere letale. Il regista dell’Under 21 ha toccato pochi palloni, quasi un compitino. Gli si augura di diventare Pirlo ma ci vuole tempo. Il resto è roba nota: Caprile, paratona su uno dei rigori, Adopo e Piccoli sono stati all’altezza. Ovvero, i tre riscatti doc. Gli stessi, meglio non scordarlo, che hanno permesso la salvezza alla penultima giornata senza peraltro evitare le venti sconfitte stagionali.
Museo giudicale, arrivano i fondi dalla Regione
Per Sanluri, ex Monte granatico, e Oristano, Palazzo Arcais, ci sono oltre mezzo milione di euro dall’assessorato regionale alla Cultura. L’accelerata dopo le interrogazioni in Consiglio di Alberto Urpi. “Sono doppiamente felice per le importanti ricadute occupazionali, turistiche e storiche”
Mario Frongia
Quando da storia, cultura e territorio nascono importanti e proficue opzioni di sviluppo. Meglio, opportunità di lavoro e divulgazione dei luoghi e delle popolazioni locali. Il finanziamento per il Museo giudicale viaggia su queste frequenze. E costituisce un tassello del puzzle che disegna una Sardegna capace di valorizzare e divulgare i propri tesori. Come l’ex Monte granatico di Sanluri e, a Oristano, Palazzo Arcais. Oltre mezzo milione di euro è stato messo a correre dall’assessorato regionale alla Cultura per dare il via a un percorso di arricchimento utile al popoloso centro della Marmilla e al capoluogo di provincia. Un finanziamento cospicuo arrivato nel cuore dell’estate, con l’isola invasa da decine di migliaia di turisti alla ricerca di occasioni di conoscenza. Un bel colpo, dunque su vari profili. Il tutto dopo le interrogazioni in Consiglio regionale di Alberto Urpi. “Sono doppiamente felice per le importanti ricadute occupazionali, turistiche e storiche” le parole del sindaco di Sanluri. L’ex Monte granatico è sito di rilevanza storica precisa. Con un rilievo dell’artista sanlurese Antonio Porru che risale al 2016 - su invito della Giunta comunale guidata dallo stesso Alberto Urpi - si commemorano i moti del 1881. I sanluresi diedero luogo alla rivolta per l’eccessiva pressione fiscale e le ingiustizie sociali. Tre la vittime anche l’ex sindaco Antioco Murru, inviso ai cittadini. La storia, dunque. Mentre per il presente si parte con nuovo slancio e capacità politiche operative, indispensabili per centrare il bersaglio.
Le indicazioni del primo cittadino. “Sono felice che la mia interrogazione abbia contribuito ad accelerare l’iter per i lavori del Museo giudicale. Accolgo con soddisfazione la notizia dello stanziamento di 500mila euro per Palazzo Arcais, che segna un passo concreto verso la realizzazione del Museo. Il 10 giugno scorso - spiega l’onorevole Urpi - ho depositato un’interrogazione per conoscere lo stato di avanzamento del progetto e le azioni intraprese dall’assessorato della Cultura. Ho evidenziato la necessità di accelerare i tempi e rispettare le previsioni storiche del piano, comprese le sedi di Oristano e Sanluri, e le ricadute occupazionali. Il 29 luglio l’assessora Ilaria Portas ha fornito una risposta in Aula. A distanza di poche settimane, apprendiamo che il progetto fa un passo decisivo in avanti. Sono felice che l’attenzione da me sollevata abbia contribuito a riportare il tema al centro dell’agenda regionale”. Ma non solo. “Il Museo giudicale è un’opera avviata dalla Giunta Soru, rimasta ferma per anni e rifinanziata oggi dopo il fallimento della Giunta Solinas, che non è riuscita a portarla a compimento. Non parliamo di un’evidente e preziosa opera culturale, ma di un’infrastruttura strategica per valorizzare la storia e l’identità della Sardegna, con importanti benefici turistici ed educativi. Continuerò a vigilare affinché il progetto proceda speditamente, coinvolgendo le comunità locali e garantendo le ricadute occupazionali previste”. Alberto Urpi alza il tiro: “Non basta annunciare: i sardi meritano di sapere quando aprirà il Museo giudicale e come verranno rispettate le previsioni originarie, comprese le due sedi di Oristano e Sanluri, e le assunzioni delle guide turistiche”.
